Archivio tag | Sonia Barbadoro

“TIRESIA. Dioniso negli occhi” a Villa San Marco di Stabia e alla villa dei Misteri a Pompei, quarto appuntamento con “ECSTATIC POMPEII. I misteri di Dionysos” il ciclo di performance teatrali e visite guidate promosso dal parco archeologico di Pompei con la Casa del Contemporaneo

Dopo Semele, la principessa di Tebe, madre di Dioniso, lo stesso Dioniso, e Penteo, è Tiresia il protagonista del quarto appuntamento del ciclo di performance teatrali e visite guidate dal titolo “ECSTATIC POMPEII. I misteri di Dionysos”, in programma dal 28 agosto al 26 settembre 2026 durante le aperture serali del parco archeologico di Pompei e nei siti della grande Pompei. Appuntamento con “TIRESIA. Dioniso negli occhi” il 18 settembre 2026 a Villa San Marco di Castellammare di Stabia (Na) e il 19 settembre 2026 alla villa dei misteri a Pompei, alle 20 e alle 21.30: due rappresentazioni della durata di 30’. Interprete Sonia Barbadoro; testo e regia Fabio Cocifoglia; costumi Filippo Giorgi “Sanctamuerte”; foto in copertina di Simone Florena. Spettacolo prodotto da Casa del Contemporaneo produzioni teatrali in collaborazione con le Nuvole nell’ambito del progetto “ESOPOP, storie in Festival” del parco archeologico di Pompei promosso dalla direzione generale Spettacolo dal Vivo del MIC. I costumi di scena sono parte delle collezioni Sanctamuerte del fiorentino Filippo Giorgi. Biglietti: 7 euro in vendita su www.vivaticket.it selezionando Ecstatic Pompeii. Prima di ogni replica è prevista una visita dei siti guidata da archeologi e storici dell’antichità (alle 20 e alle 21.30). La performance teatrale avrà inizio al termine del percorso di visita.

Tiresia, il “testimone di tutte le epoche” ci regala il suo sguardo su Dioniso. Tiresia parla a ognuno di noi. E ci ricorda che non basta ascoltare la ragione: dentro di noi esiste una forza selvaggia, emotiva, dionisiaca, che chiede di essere riconosciuta. Perché la vera cecità non è perdere la ragione. È negare una parte di sé. Il crollo di Tebe è il crollo di ogni uomo che nega la propria parte dionisiaca. Non serve impazzire, serve integrare. E il “canto” diventa l’unica lingua capace di curare la cecità dell’anima.