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Gubbio (Pg). Al via, nell’ex monastero di San Benedetto, “Geo-logica” dal titolo “Le montagne di San Francesco”: due giorni di incontri con lezioni divulgative con geologi, fisici, speleologi, paleontologi e naturalisti

Al via a Gubbio (Pg), negli spazi dell’ex monastero di San Benedetto, Geo-logica, dal titolo “Le montagne di San Francesco”, un grande appuntamento culturale che utilizza la storia della Terra come lente d’ingrandimento per affrontare la crisi climatica e la perdita di biodiversità contemporanee. Due giorni di incontri, il 18 e il 19 luglio 2026, con al centro della manifestazione una serie di lezioni divulgative con geologi, fisici, speleologi, paleontologi e naturalisti dimostreranno come lo studio del passato profondo offra i modelli per interpretare i mutamenti climatici in corso e gli scenari futuri della vita sulla Terra.

Programma sabato 18 luglio 2026. Alle 17, Marco Menichetti su “Leggere le rocce”; 17.40, Tullio Bernabei su “Universo buio: viaggio nelle grotte del mondo”. Ingresso gratuito. Quindi “La notte delle stelle”: dalle 19 il Parco del Monastero di San Benedetto ospita una serata speciale dedicata allo spazio e alle vibrazioni della musica. Dai giovani talenti musicali del polo Al Fondino, alle nuove frontiere dell’esplorazione spaziale con l’astrofisico Luca Perri e il giornalista Emilio Cozzi, che guideranno il pubblico in un viaggio visionario e documentato sull’avventura umana tra le stelle. A chiudere la serata il concerto del cantautore umbro Paolo Tassi e la Tassisti Band. Dalle 18 la terrazza gastronomica del ristorante San Bendetto, all’interno del Parco, offrirà la possibilità di fermarsi per una pausa conviviale con proposte street food.

Programma domenica 19 luglio 2026. Alle 11, Antonio Brunori su “Come le foreste hanno plasmato il pianeta Terra”; 11.40, Angelica Baldanza su “Grand Tour del Quaternario”; 12.20, Jacopo Angelini su “L’Appennino e le aquile: un legame antichissimo”; 16, Fernanda Faramelli Clementi su “Memorie eugubine dal Bottaccione”; 16.30, Simone Maganuco su “Dinosauri italiani”; 17.10, Stefano Tosti su “Aspetti geologici della Gola del Bottaccione”. Ingresso gratuito.

Auronzo di Cadore (Bl). Apre la mostra “Auronzo Tre Cime. Dai dinosauri ai mammut, la storia continua”, a cura del paleontologo Simone Maganuco secondo capitolo alla scoperta delle grandi epoche geologiche: sul lungolago le riproduzioni a dimensione naturale dei grandi mammiferi del Pleistocene, e al museo di Palazzo Corte Metto gli approfondimenti

Locandina della mostra “Auronzo Tre Cime. Dai dinosauri ai mammut, la storia continua” ad Auronzo di Cadore dal 27 giugno al 30 settembre 2026

Un nuovo tuffo nella preistoria, in un’area che rappresenta un eccezionale scrigno di reperti paleontologici (risalenti soprattutto al Triassico e alla fine del Pleistocene): nell’estate 2026, dal 27 giugno (inaugurazione alle 11) al 30 settembre 2026, ad Auronzo di Cadore (Belluno) la mostra “Auronzo Tre Cime. Dai dinosauri ai mammut, la storia continua” scrive il secondo capitolo di un percorso, inaugurato nel 2025, dedicato alla scoperta delle grandi epoche geologiche e degli animali che ne furono protagonisti, con l’opportunità di incontrarli a grandezza naturale. “Auronzo Tre Cime. Dai dinosauri ai mammut, la storia continua” è promossa dal Comune in collaborazione con la Magnifica Comunità di Cadore e il Comune di Danta di Cadore, la ditta Geomodel Srl e il team di Dinosauri in Carne e Ossa, ed è curata dal paleontologo Simone Maganuco. Sequel dell’esposizione “All’alba delle Tre Cime – I dinosauri”, che nel 2025 ha attirato oltre 7mila visitatori, il nuovo percorso nei mesi estivi si svilupperà sul lungolago del lago di Santa Caterina, dove saranno dislocate le riproduzioni a dimensione naturale dei grandi mammiferi del Pleistocene (una ventina in tutto), e al museo di Palazzo Corte Metto, dove si potranno trovare numerosi spunti di approfondimento. L’obiettivo è approfondire i temi dell’impatto degli eventi catastrofici sull’evoluzione della vita, dell’adattamento ai cambiamenti climatici e del rapporto tra uomo e fauna, con due focus su argomenti che hanno un legame con il presente: la domesticazione del lupo e l’origine del cane da un lato, e le estinzioni recenti di origine antropica (ad esempio quelle del dodo, del tilacino, del lemure gigante) dall’altro.

Mostra “Auronzo Tre Cime. Dai dinosauri ai mammut, la storia continua”: la riproduzione di un mammuth (foto comune di aurondo di cadore)

La mostra illustra la transizione dai rettili “mammaliani” ai primi mammiferi, la loro lunga coesistenza all’ombra dei dinosauri e il successivo predominio, dopo l’estinzione di fine Mesozoico, che ha portato alla scomparsa dei grandi rettili, rappresentati dal celebre T. Rex. Al museo di Palazzo Corte Metto si approfondiscono le origini dei mammiferi, passando in rassegna l’evoluzione dai sinapsidi ai primi mammiferi, gli adattamenti chiave (termoregolazione, dentizione, cura parentale) e la convivenza con i dinosauri. Qui si potrà osservare anche una porzione di zanna di mammut fossile, un prestito proveniente dal Museo Paleontologico di Danta di Cadore. La sezione esterna sul lungolago, invece, sviluppa in uno splendido contesto panoramico il tema della radiazione adattativa dei mammiferi durante le glaciazioni, ovvero quel processo che ha permesso lo sviluppo di diverse specie a partire da un antenato comune: qui si può incontrare l’indricoterio, il più grande mammifero di terraferma, la megafauna del Pleistocene americano (tigre dai denti a sciabola, armadillo gigante, bradipo terricolo) e la fauna europea e italiana dell’era glaciale (mammut lanoso, bisonte, cervo megacero).

Mostra “Auronzo Tre Cime. Dai dinosauri ai mammut, la storia continua”: la riproduzione di un megaloceros (foto comune di aurondo di cadore)

Il dialogo con il territorio. Nel Pleistocene l’area del Cadore e delle Dolomiti Bellunesi fu fortemente modellata dall’espansione dei ghiacci e solo con il ritiro dei ghiacciai, circa 12mila anni fa, l’ambiente divenne ospitale, permettendo la frequentazione umana e la conservazione di importanti reperti geologici e preistorici. I “giganti dell’Era Glaciale” comparvero e vissero nelle valli prealpine: tra le specie più iconiche spiccano il mammut lanoso (ne sono stati rinvenuti alcuni resti nell’Alta Marca Trevigiana), il rinoceronte lanoso (territorio veronese), l’orso delle caverne (Colli Berici e Monti Lessini), il megalocero (cervo gigante, Colli Berici e bacino del fiume Brenta), il leone delle caverne (depositi alluvionali del Po) e il bisonte delle steppe (Colli Berici e bacino del fiume Po), animali che si potranno ammirare ad Auronzo di Cadore, accanto ad altri che popolarono altre aree del mondo, come i bradipi giganti e le tigri dai denti a sciabola. Il Veneto si conferma uno straordinario laboratorio per lo studio dei grandi cambiamenti climatici e geologici del Pleistocene, che hanno trasformato la regione passando dalle valli alpine, modellate dalla presenza dei ghiacciai, alla pianura attuale e all’area lagunare, che presero il posto di una vasta tundra abitata da grandi mammiferi e da uomini: un’evoluzione che ha consegnato un patrimonio fossile e archeologico di rilevanza mondiale.