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#iorestoacasa. “Le Passeggiate del Direttore”: col 20.mo appuntamento il direttore del museo Egizio, Christian Greco si sofferma sul sarcofago di Tabekenkhonsu, tipico sarcofago femminile del Terzo Periodo Intermedio

Col 20.mo appuntamento delle “Passeggiate del direttore” siamo ancora nel Terzo Periodo Intermedio. Il direttore Christian Greco ci presenta i sarcofagi femminili descrivendo il sarcofago di Tabekenkhonsu esposto nella galleria dei Sarcofagi del museo Egizio di Torino. “Il nome della defunta – spiega Greco – è scritto su una colonna in geroglifico preceduto dagli appellativi “l’Osiride e la signora della casa”, “cantatrice di Amon-Ra signore degli dei”, seguito da “djed es” “ella dice” con alcune formule funerarie. La fattura di questo sarcofago molto raffinato si vede nella resa dei geroglifici e dei dettagli. Ad assicurarci che si tratta di un sarcofago femminile sono le due mani stese, anche se qui ne rimane solo una. E poi ci sono due orecchini che adornano i lobi delle orecchie. Sul davanti si vede una treccia finemente intrecciata che ci ricorda la parrucca di Merit. La parrucca è in blu egizio: pigmento artificiale ottenuto dalla malachite con l’aggiunta di natron che aveva un processo di doppia ossidazione e che gli egizi chiamavano “fatto come di lapislazzuli”. Il fatto che qui non sia più così brillante è dovuto non solo all’invecchiamento ma anche alla vernice che ne ha alterato la valenza cromatica. Questa capigliatura tipica femminile è decorata con due fasce orizzontali. Molto evidente è anche la resa dei seni. Al di sotto delle falde della parrucca vi sono quelle che sembrano due rosette e indicano i seni. Quindi mani stese, seni, orecchini, tutti elementi tipici femminili”.

Il sarcofago di Tabekenkhonsu al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Come nel sarcofago di Butehamon c’è un collare a giorno “wsekh” con due teste di falco che rappresentano il dio Horus. “Evidente l’horror vacui con questa decorazione fittissima che deve trasferire al sarcofago tutti gli elementi indispensabili per la sopravvivenza del defunto nell’aldilà. Innanzitutto è interessante osservare nella parte centrale il succedersi di scarabei e dischi solari. Lo scarabeo è il simbolo del dio sole di giorno. Tra l’altro qui lo scarabeo è reso con la testa di ariete. L’ariete è invece la forma del dio sole di notte. Quindi qui le due “keperu”, le due manifestazioni del dio sole sono fuse assieme. Al centro di nuovo la dea Nut, la dea del cielo notturno e immediatamente sopra la testa della dea Nut vediamo il simbolo stellato del cielo stesso, anche questo reso in blu egizio. Una parte della superficie del simbolo del cielo è stata danneggiata permettendoci di cogliere la brillantezza del blu che non è stato alterato dallo strato di vernice. Interessante è la tecnica. Alcune figure come lo scarabeo, il simbolo stesso del cielo, ma anche le ali della dea Nut sono in rilievo. Quindi il blu egizio non veniva usato semplicemente come pigmento ma anche in rilievo quasi a rendere una tridimensionalità all’interno della decorazione stessa. E poi la parte immediatamente sopra il simbolo del cielo, dove al centro c’è lo scarabeo, ci ricorda anche un altro aspetto fondamentale della religione egizia: l’unità solare osiriaca, perché mentre al centro c’è lo scarabeo ai due lati troviamo seduto in trono il dio Osiride. Di nuovo il dio sole e il dio Osiride, che sono questo “necer aa”, questo grande dio, i quali devono fare in modo che non solo il corpo del defunto venga preservato ma che anche egli possa poi raggiungere la barca del dio sole e prendere parte al periplo eterno attorno alla terra assieme a lui”.

Antico Egitto. Le straordinarie scoperte nella tomba del visir Amenhotep Huy nella necropoli di El-Asasif: dal sarcofago del sacerdote di Amon a quello della cantrice del dio di Tebe ai misteri sul vero padre di Tutankhamon

Il gruppo di archeologi della missione spagnola dell'istituto per gli studi dell'Antico Egitto di Madrid impegnati nel progetto alla tomba del visir Amenhotep Huy a Luxor

Il gruppo di archeologi della missione spagnola dell’istituto per gli studi dell’Antico Egitto di Madrid impegnati nel progetto alla tomba del visir Amenhotep Huy a Luxor

“Un nuovo giorno nella necropoli tebana. Ora siamo nel mese di dicembre!!! Come corre il tempo. Siamo ormai nel tratto finale della campagna che è passata come un sospiro. La mattina inizia come un giorno normale, ma alla fine della giornata … siamo stati tutti contenti: avevamo fatto una grande scoperta. Purtroppo, al momento della stesura di questo diario, non possiamo ancora dire quanto è stato scoperto in quanto deve essere il Dipartimento delle Antichità d’Egitto che la notizia al mondo. Ma certo, è una di quelle scoperte che tutti noi vorremmo ci capitasse”. Era il 1° dicembre 2014, ultimo giorno della missione archeologica spagnola diretta dal prof. Francisco J. Martin Valentin, quando gli archeologi annotavano sul diario di scavo la “grande scoperta” dell’egittologa Teresa Bedman e dell’archeologo José Antonio Suárez  della tomba di Amenhotep Huy nella necropoli di El-Asasif a Luxor, in Egitto: non era la prima volta che la tomba del visir dell’Antico Egitto sotto il regno del faraone Amenhotep III (più noto nella versione ellenizzata come Amenofi III, faraone della XVIII dinastia, vissuto nella prima metà del XIV secolo a.C. e padre di Akhenaton) regalava sorprese. Proprio nel febbraio 2014 il ministro alle Antichità egiziane Mamdouh el Damati aveva annunciato che le ricerche dell’Istituto di studio dell’Antico Egitto di Madrid col prof. Martin Valentin proprio nella tomba di Amenhotep Visir-Huy avevano prodotto la prova definitiva che Akhenaton aveva condiviso il potere con suo padre per almeno 8 anni. Una scoperta non senza conseguenze, come spiegano gli archeologi spagnoli: “L’anno scorso abbiamo trovato colonne con iscrizioni, mai viste prima, che potrebbero provare che Amenofi III e Amenofi IV (Akhenaton) hanno regnato per un periodo contemporaneamente. Può non sembrare un fatto significativo per la storia dell’Egitto, ma è davvero molto importante. Se questo è vero, e crediamo che lo sia, Tutankhamon sarebbe il figlio di un faraone diverso, poiché la datazione sarebbe un po’ prima. Potrebbe essere il caso che Amenhotep III, e non Akhenaton, sia stato il padre di Tutankhamon, come le iscrizioni sembrano suggerire. Alcuni colleghi hanno respinto questa teoria, ma alcuni di noi vi hanno creduto fin dall’inizio”.

Il sarcofago del sacerdote di Amon scoperto nella tomba del visir Amenhotep Huy nella necropoli di el Asasif a Luxor

Il sarcofago del sacerdote di Amon scoperto nella tomba del visir Amenhotep Huy nella necropoli di el Asasif a Luxor

E alcuni giorni fa il ministro delle Antichità El Damaty ha annunciato la scoperta all’interno della tomba del Visir Amenhotep, Huy numero 28 ad Asasif della sepoltura intatta con il sarcofago la bara di Ankhef in Khunsu sacerdote di Amon-Ra. El Damaty ha chiarito che il sarcofago ben preservato è stato trovato all’interno di un fosso intagliato nella roccia e coperto con pietre. Secondo i resoconti della missione archeologica spagnola dell’Istituto dell’Antico Egitto in collaborazione con la missione egiziana del ministero delle Antichità, il sarcofago è un tipico esempio per la XXI Dinastia (attorno al 900 a. C.). Il sarcofago rappresenta un uomo che indossa una parrucca tripartita con strisce e corona floreale, ed è fatto di legno e coperto di gesso. L’uomo porta una barba intrecciata e un largo collare “Usekh” che protegge il suo collo e le spalle. Le tre colonne di testo sono distinte al centro, variando dalla parte al di sotto delle braccia fino ai piedi. La scatola del sarcofago è decorata con diverse registrazioni del defunto che fa offerte agli dèi Osiride, Nefertem, Anubi, alla dea Hathor come vacca, e Signora dell’Occidente, con testi geroglifici.

Il sarcofago della cantrice del dio Amon ritrovato nella tomba del visir Amenhotep Huy a Luxor

Il sarcofago della cantrice del dio Amon ritrovato nella tomba del visir Amenhotep Huy a Luxor

Ma torniamo al sarcofago della sacerdotessa cantrice del dio Amon. Francisco J. Martín Valentín: “Portare alla luce un sarcofago intatta è abbastanza raro, soprattutto quando la mummia è ancora all’interno e lo è da 3100 anni. Ma la sua rilevanza è enorme per il tipo di sarcofago e il periodo di appartenenza, che non sono così comuni nell’archeologia egiziana. Il sarcofago risale infatti alla fine del Nuovo Regno (ca. 1100 a.C.) e l’inizio del cosiddetto Terzo Periodo Intermedio (1070-650 a.C.)”.

Il momento magico: l'apertura del sarcofago della cantrice del dio Amon alla presenza del ministro alle Antichità Mamdouh el Damati

Il momento magico: l’apertura del sarcofago della cantrice del dio Amon alla presenza del ministro alle Antichità Mamdouh el Damati

Un momento magico. Era il 14 dicembre 2014 quando il sarcofago è stato aperto alla presenza – tra gli altri – del ministro egiziano delle antichità Mamdouh Eldamaty e del governatore di Luxor Tarek Saad El-Din. Martín Valentín: “Ancora oggi a raccontarlo mi emoziono. Abbiamo sollevato il coperchio del sarcofago e ci siamo resi conto che la mummia era ben conservata. Bedman ha subito notato un sacchetto, contenente un papiro, posto tra le gambe della cantrice del dio Amon. Decifrarlo sarà un compito della campagna prossima missione”. E la Bedman: “Per me il momento più speciale è venuto quando ho messo gli occhi sul sarcofago già di per sé spettacolare, ma anche il corredo funerario è notevole: vasi in ceramica per le offerte, e un bel mazzo di fiori che qualcuno ha lasciato per il defunto 3000 anni fa. Era ancora lì. È stato davvero una forte emozione”. Ha poi aggiunto che i membri della squadra avevano classificato e preso il mazzo di fiori con la stessa cura usata dalla persona che lo aveva messo nella bara tanti secoli fa.

Il sarcofago in buone condizioni di conservazione trovato nella tomba del visir Amenhotep Huy

Il sarcofago in buone condizioni di conservazione trovato nella tomba del visir Amenhotep Huy

Secondo Martín Valentín uno degli elementi più notevoli del sarcofago è il volto del defunto. “È un ritratto perfetto. Non è un volto femminile generale, ma il profilo della sacerdotessa conservata in quel sarcofago: una bella donna, con affascinanti occhi a mandorla, il naso delicato e lineamenti delicati. Particolarmente seducenti gli occhi che sono stati disegnati e dipinti”. Infine sulla conservazione del sarcofago, scolpito in legno e ricoperto di intonaco decorato: “La maggior parte della pittura è in ottime condizioni. Il deterioramento è principalmente dovuto alle centinaia di tonnellate che per secoli vi hanno pesato sopra, ma nel complesso è davvero in buono stato, pronto per il restauro “.