Torino. Al museo Egizio presentazione del libro “The Animal Mummies of the Museo Egizio. Turin”, a cura di Salima Ikram, Sara Aicardi, Federica Facchetti, edita da Cosimo Panini Editore
Giovedì 17 luglio 2025, alle 18.30, in Sala Conferenze del museo Egizio di Torino (accesso da via Maria Vittoria 3M) presentazione editoriale della monografia “The Animal Mummies of the Museo Egizio, Turin”, a cura di Salima Ikram, Sara Aicardi, Federica Facchetti, edita da Cosimo Panini Editore. Insieme a Christian Greco, ne discuteranno Salima Ikram, Sara Aicardi, Federica Facchetti, Matilde Borla, Cinzia Oliva, Alberto Valazza, Federico Poole, Johannes Auenmüller. La conferenza è in lingua inglese con traduzione simultanea in sala e l’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/the-animal-mummies-of-the… Disponibile anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio di Torino. Questa pubblicazione, dedicata alle mummie animali della collezione di Torino, rappresenta il risultato finale di un progetto avviato nel 2016, il cui obiettivo principale era la definizione del miglior protocollo possibile per il trattamento conservativo di questi reperti particolarmente delicati e resti di esseri viventi; i risultati di tali studi sono presentati in questa monografia esaustiva, che include un catalogo completo delle 173 mummie animali e delle 61 cassette per animali conservate al museo Egizio. Per ciascuna voce del catalogo vengono fornite informazioni approfondite, comprensive di aspetti egittologici, zoologici e conservativi. Il catalogo, pensato per un pubblico non necessariamente specialistico, è introdotto da una selezione di saggi che illustrano i diversi approcci adottati nello studio della mummificazione animale, spaziando dal contesto religioso alle diverse tecniche di cucitura e fasciatura osservabili nei reperti.
Torino. Al museo Egizio apre la mostra “Cos’è il cartonnage? Conservazione e studio delle coperture per mummia” a cura di Alessia Fassone e di Sara Aicardi e porta alla scoperta di uno dei materiali più iconici dell’antico Egitto e delle tecniche per restaurarlo. Ultimo appuntamento del ciclo “Nel laboratorio dello studioso”

La maschera dorata in cartonnage che protegge la mummia di un giovane uomo datata alla prima parte del periodo tolemaico (tra il IV e il III secolo a.C.) protagonista della mostra “Cos’è il cartonnage?” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
Ultimo appuntamento con “Nel laboratorio dello studioso”, il ciclo di mostre bimestrali in cui si racconta la ricerca al Museo Egizio di Torino. L’ultima mostra temporanea si intitola “Cos’è il cartonnage? Conservazione e studio delle coperture per mummia” a cura di Alessia Fassone e di Sara Aicardi e porta alla scoperta di uno dei materiali più iconici dell’antico Egitto e delle tecniche per restaurarlo. La mostra è visitabile dal 20 ottobre al 31 dicembre 2023. Il reperto sotto la lente della nuova ed ultima mostra del ciclo “Nel laboratorio dello studioso” è la maschera dorata in cartonnage che protegge la mummia di un giovane uomo datata alla prima parte del periodo tolemaico (tra il IV e il III secolo a.C.) e verosimilmente appartenente a una classe sociale piuttosto agiata.

Sara Aicardi, co-curatrice della mostra “Cos’è il cartonnage?” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
I cartonnage sono involucri che coprivano la mummia, o parti di essa, ed erano realizzati in tessuto o in fogli di papiro ricoperti di collante, messi in forma, poi coperti di gesso, dipinti e talora dorati a riprodurre una parte di sarcofago in forma umana, di solito il busto. Il metodo di fabbricazione varia con le epoche e le aree geografiche. Con le sue decorazioni, il cartonnage rappresentava anche una protezione magica fatta di scene rituali e formule religiose, immagini di divinità e di geni funerari.

L’allestimento della mostra “Cos’è il cartonnage?” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
La mostra porta anche alla scoperta delle tecniche di restauro dei cartonnage, per anni finalizzate ad accentuarne la bellezza. A partire dagli anni ’80 cominciano a formarsi restauratori specializzati su questi materiali, anche se è solo negli ultimi anni che sono stati avviati studi specifici dedicati alla loro conservazione.

Alessia Fassone e Sara Aicardi curatrici della mostra “Cos’è il cartonnage?” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
Le due curatrici accompagneranno gli appassionati alla scoperta della nuova mostra in due visite speciali martedì 14 novembre e martedì 19 dicembre 2023, alle 16.30: prenota il tuo posto QUI.
Torino. “Lettera aperta” della restauratrice Sara Aicardi sulla campagna “Prenditi cura di ME” per sostenere la ricerca, lo studio e il racconto dei reperti del museo Egizio: “Con il mio lavoro conservo e tramando la storia. Puoi farlo anche tu”

Si chiama “Prenditi cura di ME”, dove il ME sta per Museo Egizio: è la campagna lanciata durante le Festività dal direttore Christian Greco con una lettera aperta ad appassionati, a potenziali visitatori, o semplicemente a persone sensibili per sostenere il museo Egizio. “In questo anno così complesso per tutti, abbiamo dovuto affrontare nuove sfide e darci nuovi obiettivi. La ricerca non si è interrotta neppure un giorno e continuiamo a prenderci cura delle collezioni custodite nelle sale per raccontarvi le vicende di un passato che ci guida nel futuro. Per far proseguire il viaggio di questa astronave del tempo che è il Museo Egizio, ti invitiamo a salire a bordo: DONA ORA”. Questa volta la lettera aperta la spedisce Sara Aicardi, restauratrice del museo Egizio. Sempre accompagnata con un video. Per qualunque informazione su come sostenere il museo Egizio, basta scrivere all’indirizzo: sostieni@museoegizio.it

Sara Aicardi, restauratrice del museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

Ciotola con semi, noci e pesci essiccati, prodotti tipici dell’alimentazione Egizia, parte del corredo della Tomba di Kha al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)
“Mi interrogo spesso su cosa spinga le persone a venire al museo Egizio”, scrive Sara Aicardi. “La risposta che mi do è che in questo museo si parla della nostra umanità, e non c’è nulla di più umano degli oggetti custoditi in queste sale, così simili a quelli che utilizziamo noi tutti i giorni ma così lontani nel tempo. Ogni reperto cela una storia, e io sono orgogliosa di contribuire alla salvaguardia di questa incredibile collezione. Mi chiamo Sara, sono una restauratrice specializzata in ceramica, vetro e metalli. Ho deciso di intraprendere questa strada in terza media, quando ho incontrato il mio professore di educazione artistica. È stato lui a farmi innamorare dell’arte, da lì ho capito che la mia vocazione era prendermene cura. Oggi, lavoro al museo Egizio nell’ufficio preposto alla conservazione e alla diagnostica. I reperti sono i protagonisti delle mie giornate. Sono custode del loro riposo e, quando necessario, li risveglio dal loro sonno durato millenni. Essere una restauratrice mi consente di vedere da vicino il materiale, andando oltre l’estetica dell’oggetto per arrivare a capire la sua vera natura. La simbiosi che si viene a creare tra me e il reperto è tale da permettermi di comprendere i suoi mutamenti o alterazioni. Passeggiando tra le sale museali è possibile vedere centinaia di oggetti in ceramica, possono sembrare tutti uguali ma ognuno è un frammento di vita. Un semplice vaso o una ciotola riescono a raccontare storie millenarie. E a volte, perfettamente conservati al loro interno, troviamo anche pane, frutta, verdure e granaglie, giunti fino a noi dopo aver attraversato i secoli. Questa ciotola ad esempio contiene semi, noci e pesci essiccati, prodotti tipici dell’alimentazione Egizia. Non è così diversa da quella che potremmo portare noi in tavola oggi, vero? Il senso di quotidianità e condivisione che emana sopravvivono allo scorrere del tempo attraverso gli occhi di chi ammira questo reperto, e riconosce in esso un breve fotogramma della sua vita. Garantire la trasmissione di una memoria che appartiene a tutta l’umanità è una grandissima e meravigliosa responsabilità, che a mio avviso è un poco di tutti noi. Con il mio lavoro conservo e tramando la storia. Puoi farlo anche tu: con una donazione puoi, insieme a me, preservare questi fragili reperti e dar loro voce, così che possano continuare a parlare alle generazioni che verranno. Grazie, di cuore”.




















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