Archivio tag | Roque de Alcubierrre

“Lapilli sotto la cenere”: con l’undicesima clip del parco archeologico di Ercolano il direttore ci porta alla scoperta degli scavi borbonici della villa dei Papiri

Ricostruzione della Villa dei Papiri di Ercolano appartenuta alla famiglia dei Pisoni

Villa dei Papiri è uno dei luoghi simbolo dell’antica città di Ercolano, ne abbiamo già parlato. Fu oggetto di scavo in epoca borbonica e moderna. Con l’ottava clip dei “Lapilli sotto la cenere del Parco archeologico di Ercolano”, serie di video che permette la visita digitale integrando quella reale ed ampliando ulteriormente la fruizione dei visitatori portandoli anche ad esplorare realtà che per necessità conservative, di restauro o contingenze non sono accessibili, il direttore Francesco Sirano ci ha accompagnato alla scoperta degli scavi moderni della villa dei Papiri (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/10/20/lapilli-sotto-la-cenere-con-lottava-clip-del-parco-archeologico-di-ercolano-il-direttore-ci-porta-alla-scoperta-degli-scavi-moderni-della-villa-dei-papiri/). Con questa undicesima clip il direttore Francesco Sirano torna a esplorare la Villa dei Papiri attraverso i tunnel borbonici e la pianta settecentesca redatta dall’ingegnere Karl Weber per conoscere la storia eccezionale della scoperta dell’edificio.

La gran parte della Villa dei Papiri fu esplorata nel periodo borbonico tra il 1750 e il 1765. “Questi scavi avvenivano in galleria – ricorda Sirano – con una tecnica molto simile a quella utilizzata nelle miniere. Infatti a dirigerli erano ingegneri dell’esercito che si occupavano proprio delle mine che servivano sia per ricerca di materiale sia per minare – per esempio – le fortificazioni dei nemici durante gli assedi. Si facevano dei pozzi verticali e dai pozzi verticali poi si realizzavano dei cunicoli orizzontali che in mancanza di punti di riferimento seguivano le strutture, i muri e, come si può vedere, tunnel che sono stati utilizzati per esplorare sia il limite degli ambienti che si affacciano sul porticato, gli  ambienti legati all’atrio, sia il porticato stesso che si affacciava con la vista sul mare. Questi tunnel – continua Sirano – ponevano tantissimi problemi non solo perché durante gli scavi si incontravano ancora spesso delle esalazioni venefiche con perdite di operai, di solito galeotti ai lavori forzati e utilizzati per questi scavi. Ma anche molti degli ingegneri che dirigevano gli scavi si ammalarono, come Roque Joaquín de Alcubierre che ebbe un problema agli occhi, Karl Weber che addirittura morì a seguito di una malattia contratta proprio durante questo lavoro. Vi erano anche molti problemi statici. Infatti questi tunnel tendevano a crollare. Quindi molto spesso bisognava costruire dei pilastri per sostenerli oppure si riempivano di nuovo di terra. Un modo per evitare di trasportarla in superficie con un grande dispendio di energie. Su questo problema mano a mano che gli scavi avanzavano si generò una disputa tra alcuni ingegneri, come Alcubierre che voleva appunto richiudere i tunnel per ragioni di sicurezza ma anche per impedire a chiunque di andare poi a esplorare per sottrarre altri materiali alla proprietà reale, mentre Weber cominciava ad avere – lo vediamo nei suoi scritti – una sensibilità per rendere questi tunnel visitabili per far sì che i turisti che cominciavano già ad arrivare potessero godere di questi tunnel. La cosa interessante è che nonostante questi fossero scavi in galleria, attraverso la tecnica trigonometrica delle strumentazioni molto rudimentali si riusciva a creare delle piante estremamente precise. Quando all’inizio degli anni 2000 furono realizzati i primi rilievi digitali si vide che gli scarti corrispondevano a pochi decine di centimetri che, in considerazione degli ampi spazi, è davvero un dato eccezionale”.

Francescop Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, mostra la pianta della Villa dei Papiri realizzata da Karl Weber nel 1758 (foto paerco)

La pianta della Villa dei Papiri fu redatta da Karl Weber nel 1758. E oggi l’originale è conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli, mentre una copia è al parco archeologico di Ercolano. “Si tratta di un documento eccezionale perché testimonia di un vero e proprio cambio di passo nel modo in cui si facevano gli scavi borbonici”, spiega Sirano. “Infatti Weber progetta secondo una precisa strategia sia lo scavo che la sua documentazione. Al numero 9 e al numero 10 sono segnati i famosi pozzi dei Ciceri che erano i pozzi da cui è cominciata l’esplorazione della Villa dei Papiri. Tra le prime scoperte il mosaico circolare che si trovava a decorare il Belvedere della villa, che dava verso il mare. Weber stabilisce una grotta principale – la gruta derecha – un tunnel principale,  che è più largo e più alto di tutti gli altri, che va in senso più o meno Nord-Sud e attraversa per l’intera lunghezza la Villa dei Papiri. Tutti i cunicoli successivi di verifica e di controllo delle dimensioni dei vari spazi oppure l’esplorazione dei singoli ambienti della villa sono fatti a partire e attestandosi su questa gruta derecha”.

Pavimento a meandro nella zona del peristilio quadrato della Villa dei Papiri a Ercolano (foto paerco

Appena entrati si incontra un bellissimo pavimento con un disegno a meandro. Si attraversa la cornice. “Siamo nella zona del peristilio quadrato”, descrive Sirano, “il peristilio minore della Villa dei Papiri. Siamo ora all’altezza del lato Nord del peristilio quadrato. C’è la cunetta dove scorreva l’acqua quando pioveva e veniva raccolta: qui si deve immaginare alla sinistra il giardino, l’area aperta che veniva circondata dal peristilio di cui si vedono ancora le basi delle colonne. Andando avanti si arriva fino al punto in cui parte un cunicolo che è stato chiuso in un secondo momento: dall’altro lato si trova il tablinum, cioè l’ufficio del padrone di casa dove furono recuperate statue molto importanti e anche una cassa con all’interno una parte dei papiri che danno il nome alla villa. Sul lato occidentale del peristilio quadrato, ci troviamo all’interno di uno dei cosiddetti orniglios che Weber faceva per allargare i tunnel e capire meglio alcune situazioni architettoniche o controllare delle ipotesi circa l’articolazione degli ambienti. Si vedono altre basi di colonne del peristilio e soprattutto un bellissimo pavimento che delimita tutto intorno il giro delle colonne a cornice del piccolo giardino quadrato. All’angolo dove gira il peristilio verso Sud si incontra un tunnel secondario che è stato chiuso dopo l’esplorazione e i rilievi con particolare cura. Sono stati utilizzati pietre e frammenti di laterizio, crollati da qualche muro, per chiudere e rendere stabili le pareti di questi tunnel”.

#iorestoacasa. Per la prima volta online , il progetto “La genesi del #MANN. Un viaggio con ilCartastorie | Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli| Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli in quattro video”- Ecco i primi due docufilm: “Alcubierre. Scavando tra le carte” e “Il Passeggero artista”

Frame del video “Alcubierre. Scavando tra le carte” del progetto “La genesi del #MANN. Un viaggio con ilCartastorie | Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli in quattro video” (foto video Mann)

Per la prima volta online, il progetto “La genesi del #MANN. Un viaggio con ilCartastorie | Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli| Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli in quattro video”. Ecco i primi due video. Cominciamo con “Alcubierre. Scavando tra le carte”. Regia e montaggio: Damiano Falanga – Testi di Andrea Zappulli – Supervisione: Sergio Riolo– Voce narrante: Andrea Cioffi – Ricerche: Luigi Abetti, Sabrina Iorio, Raffaele Di Costanzo, Andrea Zappulli –Supporto alla ricerca bibliografica e iconografica: Carla Glorioso e Benedetta Moricola – Produzione ilCartastorie– Anno di produzione: 2018 – Nazione: Italia – Si ringrazia il Parco Archeologico di Ercolano. Il lavoro è stato realizzato nell’ambito del progetto #Obvia e della rete #Extramann.

Il docufilm presenta, con una narrazione in prima persona, la figura dell’ingegnere militare che fu artefice dell’inizio della grande stagione archeologica napoletana, definendo il principio della passione di Carlo di Borbone per i reperti classici. All’interno del cortometraggio sono presenti, alternate alle immagini nel Parco Archeologico di Ercolano, le scritture dell’Archivio Storico del Banco di Napoli relative ai pagamenti assegnati ad Alcubierre e a coloro che si occuparono degli scavi e della loro divulgazione presso le corti europee. I pagamenti agli incisori, incaricati di ricopiare fedelmente le meraviglie sepolte dall’eruzione del Vesuvio, il funzionamento della Real Stamperia, i viaggi effettuati da Alcubierre per ispezionare gli scavi, che si andavano incessantemente allargando da Ercolano alle località di Pompei e Stabia, sono solo alcune delle notizie riscontrabili nei documenti che restituiscono particolari inediti sulla vita dell’ingegnere e sulla nascita dell’archeologia a Napoli. Il progetto è stato realizzato anche grazie al tirocinio, finanziato dalla Fondazione Banco di Napoli, di due studentesse dell’università Federico II di Napoli.

Frame del docufilm “Il passeggero artista” del progetto “La genesi del #MANN. Un viaggio con ilCartastorie | Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli in quattro video” (foto video Mann)

Il secondo appuntamento con il ciclo “La genesi del #MANN. Un viaggio con ilCartastorie | Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli in quattro video” è con il video “Il Passeggero artista”. Regia: Damiano Falanga per Fondazione IlCartastorie– Produzione: Museo Archeologico Nazionale di Napoli – Consulenza scientifica: Andrea Milanese, Sergio Riolo, Daniela Savy – Anno di produzione: 2018 – Nazione: Italia. Il docufilm è stato realizzato nell’ambito del progetto #Obvia e nella rete #Extramann.

Un documento dell’Archivio Storico del Banco di Napoli sulle spese di viaggio di Giovanni Antonio Aloja, incisore di alcuni tra i più bei rami delle Antichità di Ercolano, è lo spunto per un’immersione nel clima di entusiasmo che i primi scavi archeologici suscitarono a Napoli durante il regno di Carlo III. Il cocchiere dell’ufficio del Regio Corriere racconta la sua esperienza di viaggio insieme al talentuoso incisore e le sue reazioni innanzi ai reperti che da Ercolano si copiano e si trasportano al Real Museo di Portici.

Il “Satiro ebbro” di Ercolano ha lasciato per la prima volta il Mann per Los Angeles: dopo il restauro sarà protagonista nel 2019 al Getty Museum della grande mostra “Rediscovering the Villa dei Papiri at Herculaneum: Early Excavations, New Discoveries” con altri capolavori in bronzo ercolanesi che dialogheranno con le copie volute da Paul Getty

Il “Satiro ebbro” in bronzo, una delle più famose statue provenienti dalla Villa dei Papiri di Ercolano, capolavoro conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli

Ai primi di ottobre il “Satiro ebbro” in bronzo, una delle più famose statue provenienti dalla Villa dei Papiri di Ercolano, per la prima volta ha lasciato il museo Archeologico nazionale di Napoli (vedi il video https://www.museoarcheologiconapoli.it/it/2017/11/mann-stories-satiro-ebbro/): destinazione il Getty Museum di Los Angeles, negli Usa, per essere sottoposto a indagini conoscitive e a restauro da parte del Getty Antiquities Conservation Department in collaborazione con l’Ufficio Restauro del Mann. Quattro mesi di interventi e poi il “Satiro ebbro” sarà l’indiscusso protagonista della mostra “Rediscovering the Villa dei Papiri at Herculaneum: Early Excavations, New Discoveries” in programma al Getty Villa Malibù dal 19 giugno 2019 al 28 ottobre 2019. L’arrivo in California della statua del “Satiro ebbro” di Ercolano ha aperto un intenso programma di collaborazione tra il Mann e il Getty.

Una fase del restauro del grande Cratere di Altamura, conservato al Mann

Il 31 ottobre 2018 nella villa-museo di Malibù si è aperta infatti la mostra “Underworld: Imagining the Afterlife”, incentrata sul culto mitologico dell’aldilà, al centro della quale troneggia il monumentale Cratere di Altamura o dell’Inferno, attribuito al Pittore di Licurgo (IV sec. a.C.), capolavoro conservato al Mann, da due anni nell’istituzione californiana che ha finanziato un delicato intervento di restauro. “Il vaso racconta la vita nell’aldilà, ma anche le storie degli uomini che lo hanno maneggiato, come un personaggio assai singolare, Raffaele Gargiulo che da mercante d’arte e impiegato al museo per oltre sessant’anni, dal 1820, provvedeva personalmente ai restauri senza però segnalare le zone di intervento”, spiega l’archeologa Luisa Melillo, responsabile dell’Ufficio Restauro del Mann, che da dieci anni cura la collaborazione con il Getty. “Gargiulo faceva tutto con la terracotta e ridisegnava le figure in base a pitture vascolari analoghe. Era bravissimo ma ora grazie alle tecnologie del Getty siamo riusciti ad evidenziare la mappa dei rimaneggiamenti”. E poi, come si diceva, a giugno 2019 la grande mostra sulla Villa dei Papiri nel Getty Museum che, come è noto, il petroliere Paul Getty nel 1954 realizzò (all’epoca come abitazione personale, poi dal 1974 trasformata in museo delle sue collezioni di arte antica) ispirandosi proprio alla Villa dei Papiri di Ercolano.

Il “bellissimo Efebo”, come lo definì Amedeo Maiuri, scoperto il 25 maggio 1925 in via dell’Abbondanza a Pompei

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli

Il direttore del Mann, Paolo Giulierini, è particolarmente soddisfatto della partnership tra il Mann e il Getty Museum. Il rapporto con l’istituzione americana è iniziato nel 2007 con un accordo del Mibact, in base al quale il Department of Conservation of Antiquities d’intesa con l’Ufficio restauro del Mann ha già recuperato alcune statue tra cui l’Efebo da Via dell’Abbondanza e l’Apollo Saettante (attualmente nella Sala del Plastico di Pompei) e il colossale Tiberio da Ercolano ora nell’atrio. La direzione Giulierini ha rinnovato e ampliato la collaborazione del Mann con il Getty Museum di Los Angeles, l’unico museo degli Stati Uniti dedicato esclusivamente all’esposizione e allo studio dell’arte e della cultura greca, romana ed etrusca: “In questi anni – ricorda il direttore – non solo è stato possibile restaurare opere che, pur famose, non era possibile esporre, ma la partnership ha offerto al nostro museo un’importantissima vetrina per il pubblico statunitense e più in generale i numerosissimi visitatori provenienti da tutto il mondo che frequentano il Getty Museum”. Ma il 2019 vedrà il Mann impegnato non solo con gli Usa. “Nello stesso periodo della mostra a Los Angeles – annuncia Giulierini – creeremo all’Ermitage di San Pietroburgo un exhibit su Pompei, poi porteremo le opere di Canova da San Pietroburgo a Napoli. E il 20 maggio riapriremo al Mann la sezione della Magna Grecia”.

Villa Getty a Malibu (Los Angeles, California, Usa),: si ispira alla Villa dei Papiri di Ercolano. In testa alla piscina c’è la copia del Satiro ebbro

Il “Satiro ebbro” decorava il lato occidentale della grande piscina posta al centro del peristilio della Villa dei Papiri di Ercolano (vedi il video del Mann https://es-la.facebook.com/MANNapoli/videos/live-dal-mann-il-satiro-ebbro-verso-gli-statesun-nuovo-progetto-di-collaborazion/247137536150564/), mentre l’estremità orientale era occupata dalla statua raffigurante un “Satiro dormiente”; entrambe le opere riprendevano e sviluppavano la tematica dionisiaca già presente nell’atrio della lussuosa residenza, decorato con una serie di statuette di sileni e satiri. Secondo alcuni studiosi la statua ercolanese si ispirerebbe a un’opera di tradizione lisippea databile al primo quarto del III sec. a.C.; per altri, invece, la scultura avrebbe tratto ispirazione da un’opera piuttosto famosa, a giudicare dal vasto numero di repliche esistenti, creata in Asia Minore che rientrerebbe nel filone del “rococò” dell’arte tardo ellenistica. Nella mostra “Rediscovering the Villa dei Papiri at Herculaneum: Early Excavations, New Discoveries” il “Satiro ebbro” non sarà solo. Nella villa californiana arriveranno una dozzina di opere originali conservate nel Mann che dialogheranno con le copie che il magnate fece realizzare negli anni ’70. Come conferma Timothy Potts, direttore di Villa Getty: “Le statue originali della Villa dei Papiri avranno un posto d’onore nelle nostre sale e si specchieranno nelle loro copie sulle piscine, esattamente dov’erano nella villa di Pisone, in base alla mappa di Karl Weber”. Fu proprio Weber, infatti, che al fianco del direttore degli scavi di Ercolano, Roque de Alcubierrre, tra il 1752 e gli anni successivi realizzò le uniche piante dell’edificio antico. “A Malibu – continua Giulierini – sarà possibile ammirare pure le statue dei Corridori e quelle di due Danzatrici in bronzo, oltre ad alcuni busti, affreschi e papiri. Parteciperanno all’iniziativa la Biblioteca nazionale di Napoli, dalla quale partiranno alcuni papiri ercolanesi, e il Parco archeologico di Ercolano, dove tutto ebbe inizi

Ercolano. Un team internazionale del Cnr è riuscito a leggere (senza aprirli) due rotoli papiracei della famosa Villa dei Papiri dove fu rinvenuta l’unica biblioteca conservata del mondo antico: “Un risultato eccezionale”

Ricostruzione della Villa dei Papiri di Ercolano appartenuta alla famiglia dei Pisoni

Ricostruzione della Villa dei Papiri di Ercolano appartenuta alla famiglia dei Pisoni

Era il 19 ottobre 1752 quando a Ercolano, in fondo a un pozzo profondo molti metri scavato nella lava, le ricerche dirette da Roque de Alcubierrre, affiancato da Karl Weber, portarono a scoprire 1800 rotoli papiracei, l’unica biblioteca completa giuntaci dal mondo antico. Fu proprio quell’eccezionale rinvenimento che diede il nome alla villa, la Villa dei Papiri, realizzata dalla famiglia dei Pisoni, rimasta sommersa nell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. da una colata di fango. E sedici secoli dopo, nel 1631, un’ennesima eruzione coprì la zona sotto uno spesso strato di lava. E la villa di Papiri fu sepolta da venticinque ai trenta metri di materiale piroclastico. La prima fase di scavi si concluse nel 1761; un’ulteriore, breve, campagna di indagini si ebbe tra il 1764 ed il 1765 con la partecipazione di Francisco la Vega e Camillo Paderni: in seguito, a causa delle esalazioni tossiche di mofete, vennero chiusi tutti i pozzi di aerazione ed i cunicoli. Le indagini della Villa dei Papiri ripresero nel 1980 quando venne nuovamente localizzata, seguendo anche le antiche piante borboniche, mentre le operazioni di scavo a cielo aperto iniziarono nel 1985; un’altra fase di scavo si ebbe tra il 1996 ed il 1998, mentre dal 2002 fu messa in opera un’azione di bonifica tramite l’utilizzo di pompe idrovore, per tenere costantemente all’asciutto la parta esplorata: gli ambienti visibili si limitano all’atrio, alla basis villae ed alcune stanze di un livello inferiore.

L'ingresso della villa dei Papiri negli scavi di Ercolano

L’ingresso della villa dei Papiri negli scavi di Ercolano

Ma se la villa è ancora in gran parte sepolta sotto la lava, i rotoli papiracei, oggi conservati alla Biblioteca nazionale di Napoli, sono disponibili, anche se il loro stato di conservazione li rende fragilissimi. Ma la scienza ci è venuta i soccorso. E con risultati eccezionali. Ora possiamo aprire e leggere virtualmente i famosi papiri di Ercolano. È quanto è riuscito a compiere un team internazionale di ricercatori del Cnr, guidato dagli Istituto di nanotecnologia (Nanotec-Cnr) e Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee (Iliesi-Cnr), unendo varie competenze provenienti dall’ambito della fisica, della matematica, dell’ingegneria, della papirologia fino ad arrivare alla paleografia e alla filologia classica. Lo annuncia la rivista Scientific Reports, che pubblica la ricerca curata da diverse strutture, tra cui l’European Synchrotron Radiation Facility (Esrf) di Grenoble (Francia), il laboratorio di tomografia del Nanotec-Cnr di Roma, i laboratori di fisica dell’Università di Roma Tor Vergata e dell’Università della Calabria. È stata infatti creata una tecnologia all’avanguardia che permette di accedere ai testi contenuti negli antichi rotoli senza svolgerli, così da preservare la loro integrità.

Uno dei rotoli papiracei recuperati 250 anni fa dalla Villa dei Papiri di Ercolano

Uno dei rotoli papiracei recuperati 250 anni fa dalla Villa dei Papiri di Ercolano

“Abbiamo analizzato due rotoli ercolanesi della collezione con una tecnica avanzata di tomografia a raggi X, solitamente utilizzata in ambito medico, e applicato una serie di algoritmi di analisi dei dati, sviluppati ad-hoc per lo svolgimento virtuale. Questa tecnica che utilizza luce di sincrotrone ha la caratteristica di amplificare il contrasto tra la scrittura e il papiro, così da ndividuare e distinguere al meglio il testo al suo interno”, spiega Alessia Cedola, ricercatrice di Nanotec-Cnr. “Ciò ha permesso un’accurata indagine della struttura interna e della scrittura. Già un altro gruppo del Cnr guidato da Vito Mocella dell’Istituto per la microelettronica e microsistemi ha recentemente applicato la stessa tecnica per lo studio di papiri di Ercolano, ma i risultati ottenuti ora imprimono un impulso significativo allo stato dell’arte attuale, poiché finalmente si è riusciti a svolgere virtualmente i papiri rivelando così una parte significativa del testo, scritto esclusivamente in lingua greca, e nascosto all’interno”. E Graziano Ranocchia di Iliesi-Cnr: “La lettura del testo greco, decifrato grazie alle competenze presenti nel nostro istituto ha dato voce a illustri filosofi greci della scuola di Epicuro e alle loro opere inedite, finora solo in parte riportate alla luce. Tali scoperte potrebbero essere in grado di rivoluzionare le nostre conoscenze nel campo della storia della filosofia antica e della letteratura classica”.

Un rotolo di Ercolano sottoposto alla speciale tomografia ai raggi X

Un rotolo di Ercolano sottoposto alla speciale tomografia ai raggi X

Oltre al contenuto dei testi, l’analisi ha permesso di acquisire altre informazioni preziose. Lo svolgimento dei due rotoli ne ha svelato la storia, portando alla luce elementi interessanti a noi prima ignoti, come tipologie scrittorie diverse, un’erronea associazione di un papiro ad una porzione già scoperta in passato e la presenza di sabbia e piccoli sassi all’interno, probabilmente provenienti dagli eventi catastrofici che precedettero l’eruzione pliniana. “Le molteplici competenze accumulate in questo campo dal Cnr lasciano sperare in una svolta sostanziale nella nostra conoscenza della biblioteca della Villa dei Papiri”, concludono i direttori degli Istituti Iliesi e Nanotec-Cnr, rispettivamente Antonio Lamarra e Giuseppe Gigli.