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Road to Rome. A Vittorio Veneto la mostra “30 anni per Abydos – Egitto”: esperienze di Paolo Renier dal 1989 al 2019 con testimonianze fotografiche e ricostruzioni del tempio di Seti I. Primo passo verso la grande mostra di Roma

La locandina della mostra “30 anni per Abydos – Egitto” di Paolo Renier a Vittorio Veneto

Road to Rome. Se fossimo in ambito calcistico questo sarebbe l’incipit dell’iniziativa di Paolo Renier “30 anni per Abydos – Egitto”. Perché la mostra che il 31 agosto 2019 alle 18 apre alla Rotonda Villa Papadopoli di Vittorio Veneto (Tv) potrebbe essere considerata una prova generale, o almeno il primo step, verso l’obiettivo prestigioso: la Grande Moschea di Roma. Grazie infatti all’interessamento dell’Accademia d’Egitto a Roma e di Mariapia Ciaghi, direttrice de “Il Sextante”, Editoria-Comunicazione-Eventi di Roma, il complesso disegnato da Paolo Portoghesi potrebbe ospitare al suo interno, dove ci sono spazi notevoli adatti a esposizioni significative, le gigantografie di rilievi e architetture di Abydos e i plastici dei suoi monumenti più significativi realizzati da Paolo Renier con la collaborazione di Maurizio Sfiotti. Senza dimenticare che c’è un’altra sede espositiva prestigiosa che si è detta interessata al lavoro del fotografo (anche se il termine è riduttivo) trevigiano: è Villa Manin di Passariano (Ud), la dimora dell’ultimo doge di Venezia.

Andreas M. Steiner, direttore di Archeo

In attesa del “gran salto”, godiamoci l’esposizione di Vittorio Veneto che ripercorre i 30 anni di esperienze di Paolo Renier in Egitto, e in special modo ad Abydos, a partire proprio da quel 1989, lontano ormai ma che segnò una svolta nella vita di Renier, quando realizzò il suo primo viaggio in Egitto, partecipando a un tour promosso dalla rivista Archeo, diretta da Andreas M. Steiner con il quale nel tempo è nata una stretta amicizia. Non è un caso che proprio Steiner sia tra gli invitati d’onore alla vernice vittoriese. Dopo quel viaggio memorabile per Paolo, ne seguirono molti altri: 30 anni ininterrotti all’insegna del motto “Rispetto, conoscenza, valore” che è diventato un po’ il mantra di Renier. “È proprio in questo contatto diretto con l’Antico Egitto”, spiega, “in questo vivere quasi in simbiosi con la città sacra ad Osiride che mi resi conto che proprio in questo sito nasce la storia della regalità e monumentalità dei Faraoni”.

La stanza del sarcofago nell’Osireion ad Abydos (foto Paolo Renier)

Il fotografo Paolo Renier con l’egittologa Carla Alfano

L’egittologo Sergio Donadoni nel suo studio a Roma (foto Paolo Renier)

Anni di viaggi, ma anche di incontri e di eventi. Uno dei primi, e tra i più importanti, fu la piccola mostra fotografica su Abydos negli spazi dell’Accademia d’Egitto a Roma, nel 2004, con la presentazione dell’egittologa Carla Alfano: piccola ma sufficiente per far conoscere a tutti le capacità e gli obiettivi di Paolo Renier e, soprattutto, il suo amore per Abydos. Ma in quell’occasione non fu presentata solo la mostra fotografica ma anche il libro “Abydos, Egitto” che Renier scrive con il cuore: un viaggio emozionale di immagini e testi alla scoperta della città sacra ad Osiride, un reportage praticamente irripetibile – visto il degrado che ha colpito molti monumenti, a partire da quello più simbolico, l’Osireion – che incontra l’entusiasmo e l’approvazione del decano degli egittologi, Sergio Donadoni, il quale – nella prefazione – ha parole di ammirazione per la sensibilità di Renier fotografo nel solco di una tradizione che affonda nell’Ottocento. Tra gli invitati alla vernice di Roma c’era anche Roberto Giacobbo, all’epoca direttore del programma Voyager su Rai3 che nel febbraio 2005, memore della mostra all’Accademia d’Egitto, invitò Renier come fotografo in una spedizione In Egitto: “Fu in quell’occasione – ricorda – che ebbi modo di conoscere e di lavorare con Zahi Hawass, il più famoso egittologo egiziano, allora segretario del Consiglio supremo delle Antichità”.

Paolo Renier con l’archeologo Stephen P. Harvey dell’università di Chicago ad Abydos (foto Graziano Tavan)

Paolo Renier ad Abydos con l’egittologo Gunter Dreyer dell’università Tedesca del Cairo (foto Graziano Tavan)

È dalla mostra di Roma che nasce l’idea di un viaggio in Egitto, invitato dall’allora ministro egiziano alla Cultura, Farouk Hosny, incontrato nel suo ufficio al Cairo, e mirato su Abydos per incontrare i protagonisti, cioè i direttori delle missioni archeologiche ad Abydos. Così nel dicembre 2004 Paolo Renier spiega il suo progetto di valorizzazione di Abydos al responsabile della missione tedesca, Gunter Dreyer, lo scopritore a Umm el-Ghaab, nella zona Sud-Ovest di Abydos, dei primi ideogrammi e segni di scrittura databili a 5200 anni fa: straordinari reperti, iscritti su piccole tavolette in avorio o in pietra, testimonianze delle prime dinastie dei faraoni, oggi conservate al museo Egizio del Cairo e all’università tedesca al Cairo. E ancora, ecco l’incontro con gli egittologi americani Stephen P. Harvey, dell’università di Chicago, scopritore dell’ultima piramide (siamo ormai nel Medio Regno) nella zona a sud, vicino alle montagne, dove invece sono state trovate tracce dell’uomo preistorico di 200mila anni fa, e Matthew Adams, dell’università di New York, impegnato nella zona di Shunet el-Zebib, nella grande muraglia del faraone Khasekhemwy (2700 a.C.), un monumento in mattoni crudi con mura perimetrali alte anche 15 metri e larghe 4-5, che racchiudono un grande spazio vuoto, il cui significato e utilizzo lascia aperti ancora molti interrogativi.

Paolo Renier mostra le straordinarie immagini della stanza del sarcofago dell’Osireion di Abido

In questi anni, tra il 2003 e il 2005, Paolo Renier realizza la sua opera più preziosa: la ricognizione fotografica a 360 gradi del soffitto astronomico dell’Osireion. “Riuscii a entrare nella Stanza del Sarcofago con grande difficoltà”, racconta, ancora emozionato, “rischiando anche la vita, perché si camminava in un acquitrino putrido pieno di larve pericolose e su un pavimento irregolare, scivoloso e pieno di buche, purtroppo invisibili per la scarsa illuminazione e l’acqua melmosa. Ma sentivo che dovevo farcela, perché umidità e pipistrelli, insieme all’incuria dell’uomo, stavano minando irrimediabilmente l’integrità della stanza segreta del faraone Seti I”. E continua: “Feci varie riprese del soffitto, con i suoi bellissimi rilievi che raffigurano due scene della dea Nut”. È qui che incontra un altro egittologo, James Westerman, incaricato dal governo egiziano di studiare la provenienza e i livelli in continuo movimento dell’acqua ancora presente nel canale attorno all’isola centrale dell’Osireion. Un modo per cercare di capire i segreti di questo tempio, molto particolare, un unicum, con dieci pilastri in granito rosa di 80-90 tonnellate l’uno e un canale attorno all’isola centrale profondo una quindicina di metri. “Westerman con le sue ricerche geologiche”, interviene Renier, “è riuscito a definire quando fu costruito il tempio dell’Osireion, datandolo almeno al 4000/5000 a.C., quindi prima dei faraoni. Mi piace pensare che Seti I abbia scoperto e capito l’importanza di questo monumento e abbia deciso di costruire qui il suo tempio, inglobando l’Osireion, probabilmente per riti straordinari, legati probabilmente ai livelli della sua acqua purificatrice. Non dimentichiamo che l’Osireion è così chiamato perché gli antichi egizi ritenevano che custodisse la testa di Osiride”.

La locandina della mostra “Il tempio di Osiride svelato. L’Antico Egitto nell’Osireion di Abydos” al museo Archeologico nazionale di Firenze nel 2009

Il Progetto Abydos e le mostre. Ormai Paolo Renier e il suo Progetto Abydos per la conoscenza e la valorizzazione del sito sono una realtà. È il momento di allargare la platea. Vengono così organizzate alcune mostre che allargano le conoscenze e le collaborazioni. Si inizia nel 2006 con “Abydos, Egitto. Ricostruzione scenografica del sito di Abydos” nella prestigiosa cripta della basilica di San Lorenzo a Firenze, con il contributo di Maria Cristina Guidotti direttrice del museo Egizio di Firenze. L’anno successivo la stessa mostra viene proposta al Palazzo del Turismo al Lido di Jesolo (Ve), e nel 2008 passa nell’aula magna dell’istituto scolastico di Tarzo (Tv). Nel 2009 Renier torna a Firenze con “Il tempio di Osiride svelato. L’Antico Egitto nell’Osireion di Abydos”. Stavolta siamo nel cuore archeologico di Firenze. La mostra infatti viene ospitata nella sezione Egizia del museo Archeologico nazionale di Firenze, dove, con la direttrice Maria Cristina Guidotti, viene proposto un percorso di documenti fotografici e gigantografie insieme a splendidi reperti egizi del museo fiorentino.

Manifesto della mostra “Il tempio di Osiride svelato” alla Scuola Grande di S. Giovanni Evangelista a Venezia

La locandina della mostra “L’Osirion di Abydo. Viaggio nel cuore spirituale dell’Antico Egitto” nelle antiche scuderie di Dolo (Ve)

Nel 2012 la mostra diventa sempre più ricca. Alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista a Venezia va in scena “Il tempio di Osiride svelato”, mostra allestita tra un antico cimitero coperto e l’annessa bellissima chiesa di S. Giovanni Evangelista. “Non abbiamo mai visto un allestimento così in sintonia con le nostre particolari sale: Renier è riuscito a sposare i nostri ambienti religiosi con la spiritualità dell’Antico Egitto”, il commento del Guardian Grande della Scuola. Per l’occasione il museo Egizio di Firenze ha messo a disposizione ben 23 reperti tra cui un sarcofago con la dea Nut, restaurato e presentato per la prima volta, che dialogava idealmente con le raffigurazioni della dea Nut del soffitto astronomico riprodotto, grazie alle immagini di Renier, nella cappella centrale dell’altare della chiesa. A Venezia intervengono Matthew Adams dell’università di New York, Emanuele Ciampini dell’università Ca’ Foscari di Venezia e Alessandro Roccati dell’Accademia delle Scienze di Torino. Nel 2013 con la mostra “L’Osirion di Abydo. Viaggio nel cuore spirituale dell’Antico Egitto” nelle antiche scuderie di Dolo (Ve), Renier con l’egittologa di Ca’ Foscari, Federica Pancin, “ricrea” l’Osireion, la tomba di Osiride, cioè il luogo più sacro nella città più sacra dell’Egitto dei faraoni: Abydo, a 150 chilometri da Luxor, ai margini dei deserto occidentale, è la città di Osiride, il dio dell’Oltretomba ma anche della Rinascita, per tremila anni meta di pellegrinaggi dal faraone all’egiziano comune; la città dove le prime dinastie (solo dalla V le sepolture monumentali sono state spostate a nord, nella piana di Giza) hanno posto le loro tombe; la città che prima il faraone Seti I (XIX dinastia) e poi il figlio Ramses II hanno monumentalizzato (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2013/11/30/in-riva-al-brenta-losireion-di-abydo-e-i-misteri-dellantico-egitto/).

Maurizio Sfiotti durante i rilievi dell’Osireion ad Abydos, in Egitto

Il plastico dell’Osireion realizzato da Maurizio Sfiotti: in primo piano il Corridoio ipogeo

Nel 2014 un nuovo salto di qualità con la mostra a Palazzo Sarcinelli di Conegliano (Tv): “Egitto. Come faraoni e sacerdoti nel tempio di Osiride custodi di percorsi ormai inaccessibili” con la collaborazione dell’egittologa di Ca’ Foscari, Federica Pancin (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2014/09/09/lantico-egitto-a-conegliano-nella-mostra-a-palazzo-sarcinelli-viaggio-alla-scoperta-dei-misteri-di-osiride-ad-abido-dalla-stanza-del-sarcofago-con-il-soffitto-astronomico-in-scala-11-al-co/). La mostra è preceduta da un ennesimo viaggio-missione ad Abido. Stavolta ad accompagnare Renier c’è Maurizio Sfiotti, presidente dell’associazione culturale Osireion di Abydos, che realizza i rilievi necessari a realizzare in scala 1:20 i modellini del tempio di Seti I con le sette cappelle e dell’Osireion, ma anche le misure esatte del soffitto astronomico della Stanza del Sarcofago. Questi modellini vengono esposti proprio nella mostra di Conegliano. E, per la prima volta, è possibile toccare con mano il soffitto astronomico della stanza del sarcofago a ridosso dell’Osireion di Abido, posizionato con tutto il suo straordinario potere comunicativo in verticale in uno sviluppo che avvolge il visitatore.

Paolo Renier tra i pannelli della mostra a Vittorio Veneto (foto Graziano Tavan)

Nel 2015, grazie all’invito e alla collaborazione della associazione Zheneda e di Ceneda Arte e Cultura, Renier approda per la prima volta alla Rotonda Villa Papadopoli di Vittorio Veneto (Tv) con la mostra “Egitto. Il tempio del faraone Seti I: le sacre rappresentazioni” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2015/04/24/lantico-egitto-a-vittorio-veneto-il-tempio-del-faraone-seti-i-ad-abido-nella-mostra-di-paolo-renier-alla-rotonda/), un allestimento del tutto originale dove, ovviamente, non manca l’esposizione in scala 1:1 del soffitto astronomico dell’Osireion di Abido (vero unicum che può permettersi di mostrare solo Paolo Renier) e un excursus su Abido, la città sacra dedicata a Osiride il dio dell’Aldilà e della resurrezione. Ma stavolta il focus è incentrato tutto sul grande faraone Seti I, il padre di Ramses II, sotto il cui regno l’arte egizia toccò uno dei suoi punti più elevati, un vero “rinascimento”. Tre anni dopo Renier è ancora a Vittorio Veneto con “Rispetto, Conoscenza e valore. 1989-2018, Paolo Renier per Abydos-Egitto” dove Renier presenta un racconto particolare in cui il protagonista è proprio lui o, meglio, la sua trentennale esperienza dedicata all’antico Egitto, tra incontri, scoperte e documenti fotografici (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/05/21/1989-2018-paolo-renier-per-abydos-egitto-a-vittorio-veneto-il-fotografo-trevigiano-racconta-per-immagini-e-emozioni-la-sua-trentennale-esperienza-dedicata-alla-citta-sacra-dei-fara/).

Franco Naldoni, ricercatore dell’associazione Archeosofica di Firenze, esperto di Egittologia

E siamo al 2019. Ancora a Vittorio Veneto, con “30 anni per Abydos – Egitto. Esperienze di Paolo Renier dal 1989 al 2019. Testimonianze fotografiche, ricostruzioni del tempio di Seti I”, a cura di Paolo Renier e Maurizio Sfiotti, in collaborazione con le associazioni Zheneda, Osirion Abydos, Archeosofica, aperta alla Rotonda Villa Papadopoli fino al 13 ottobre 2019. All’inaugurazione, sabato 31 agosto 2019, alle 18.30, Renier e Sfiotti insieme a Franco Naldoni dell’associazione Archeosofica di Firenze anticiperanno, con approfondimenti, alcuni temi che saranno trattati nella prossima grande mostra. Road to Rome.

A fine ottobre a Paestum per la XVII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico: ecco tutte le novità per appassionati e addetti ai lavori

Appuntamento nell'area archeologica di Paestum per la XVII Borsa Mediterranea del Turismo archeologico

Appuntamento nell’area archeologica di Paestum per la XVII Borsa Mediterranea del Turismo archeologico

Siete pronti a un viaggio nel tempo e nello spazio per scoprire nuovi aspetti delle Civiltà del Passato e incontrare i protagonisti del mondo antico e della moderna ricerca, informarsi su quanto le nuove tecnologie, i media e i social network offrono in tema di archeologia e di viaggi a tema? Se sì, allora non potete perdervi l’evento dell’autunno: la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico (Bmta). La kermesse, che richiama a Paestum appassionati e addetti ai lavori, è giunta alla 17ma edizione e avrà come location nuovamente il parco archeologico della città antica di Paestum: dall’area adiacente al tempio di Cerere, al museo Archeologico nazionale, alla Basilica Paleocristiana. Ma attenzione, se state già programmando il viaggio nel Cilento, è cambiato il week-end: la Borsa, infatti, di solito collocata a metà novembre, quest’anno si terrà nei giorni 30-31 ottobre e 1-2 novembre in un fine settimana con due giorni festivi. L’obiettivo è quello di incrementare i visitatori e dare agli albergatori l’opportunità di offrire pacchetti ad hoc.

La XVII Borsa Mediterranea del Turismo archeologico sarà a Paestum dal 30 ottobre al 2 novembre

La XVII Borsa Mediterranea del Turismo archeologico sarà a Paestum dal 30 ottobre al 2 novembre

La XVII edizione della Borsa, che quest’anno vedrà l’Azerbaijan come Paese ospite, è ricca di novità e di contenuti. Si parte dal “Social Media & Archaeological Heritage Forum”, in programma giovedì 30 ottobre, che ospiterà “Archeoblog. Raccontare l’archeologia nel web”, il secondo incontro nazionale dei blogger culturali: l’obiettivo è promuovere lo sviluppo dei beni culturali sempre più attraverso i social network. Tra gli appuntamenti da non perdere spicca “ArcheOpenData Forum. Trasparenza dell’informazione in archeologia”, venerdì 31 ottobre, momento di discussione dedicato agli open data. “ArcheoStartUp”, sabato 1° novembre, presenterà nuove imprese culturali e progetti innovativi. Tra le novità del 2014, da segnalare anche il concorso fotografico ‘La Bmta ti porta a Paestum!’ sulla pagina Facebook: in palio una notte per due persone in hotel a Paestum durante la Borsa per l’autore della foto che otterrà più «mi piace». Per partecipare, è necessario inviare entro il 31 agosto a info@bmta.it le foto dei propri viaggi nel mondo alla scoperta del patrimonio archeologico: l’iniziativa intende così promuovere anche i siti e le destinazioni meno note. Inoltre, per chi ama scrivere, è possibile pubblicare la proprio foto con il racconto della visita sul blog del sito http://www.bmta.it

L'area adiacente al tempio di Cerere a Paestum ospita parte degli eventi della XVII Bmta

L’area adiacente al tempio di Cerere a Paestum ospita parte degli eventi della XVII Bmta

La mostra “ArcheoVirtual”, realizzata in collaborazione con la più importante Rete di ricerca Europea sui Musei Virtuali (V-Must), coordinata da Itabc (Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del Cnr), ospiterà “Digital Museum Expo”, esposizione delle tecnologie più recenti create per i musei del futuro, che si terrà oltre che a Paestum in altre quattro sedi: Mercati Traianei del museo dei Fori Imperiali (Roma), Biblioteca Alessandrina (Alessandria D’Egitto), museo Allard Pierwson (Amsterdam), City Hall (Sarajevo). La Borsa si conferma, così, un evento originale nel suo genere: sede dell’unico Salone Internazionale di Archeologia e luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo culturale ed al patrimonio. La Borsa è anche un’occasione di incontro per gli addetti ai lavori, per gli operatori turistici e culturali, per i viaggiatori, per gli appassionati. Ed è anche un’opportunità di business nella location del Museo Archeologico con il Workshop tra la domanda estera e l’offerta del turismo culturale ed archeologico, che si terrà sabato 1° novembre. Non solo: ogni anno la Borsa promuove la cooperazione tra i popoli attraverso la partecipazione e lo scambio di esperienze: il Paese ospite ufficiale nel 2014 sarà l’Azerbaijan.

Agli Incontri con i Protagonisti, molto attesa la blogger Galatea (Il nuovo mondo di Galatea)

Agli Incontri con i Protagonisti, molto attesa la blogger Galatea (Il nuovo mondo di Galatea)

Negli “Incontri con i Protagonisti”, sabato 1° novembre, si succederanno Alberto Angela, Roberto Giacobbo, Mario Tozzi, Syusy Blady e Patrizio Roversi, Sveva Sagramola, Eva Cantarella e la blogger Galatea. Infine altra novità è data dall’attenzione dei media internazionali, che quest’anno si traduce nella presenza quali media partner di Antike Welt, AS, Clio, Current Archaeology, Dossiers d’archéologie, Rutas del Mundo. E la Borsa da questa edizione diventa evento ufficiale del mensile di archeologia Archeo.

A Paestum full-immersion nell’archeologia

Il manifesto della Borsa mediterranea del turismo archeologico

Il manifesto della Borsa mediterranea del turismo archeologico a Paestum

Dal 14 al 17 novembre XVI Borsa mediterranea del turismo archeologico

Tutti a Paestum per un week end all’insegna dell’archeologia intesa come ricerca, scoperte, conoscenza, ma anche viaggi, avventure, mistero: l’occasione da non perdere per gli addetti ai lavori e gli operatori di settore, ma anche per i viaggiatori e gli appassionati, si chiama Borsa mediterranea del turismo archeologico che quest’anno è in programma dal 14 al 17 novembre. Saranno quattro giorni intensi tra incontri, approfondimenti, scambi culturali. E i numeri sono lì a dimostrare e a fare della Bmta un evento internazionale unico: 8mila visitatori, 150 espositori con 30 Paesi esteri, 50 tra conferenze e incontri, 300 relatori, 350 operatori dell’offerta, 150 giornalisti, senza sottovalutare le prestigiose collaborazioni di organismi internazionali quali UNESCO, UNWTO e ICCROM. La kermesse di Paestum vuol dire il più grande Salone espositivo al mondo del patrimonio archeologico e la prima mostra internazionale di tecnologie interattive e virtuali; luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo e ai beni culturali.

Paestum, patrimonio Unesco

Paestum, patrimonio Unesco dell’umanità

A impreziosire il week end sarà la sede scelta per la XVI edizione: non più il centro di Capaccio ma direttamente l’area archeologica di Paestum, patrimonio dell’Umanità: accanto al tempio di Cerere ci saranno il Salone espositivo, i laboratori di Archeologia sperimentale e due sale convegni; al Museo Archeologico Nazionale l’ArcheoVirtual, le conferenze, i workshop con i buyers esteri; la Basilica Paleocristiana ospiterà la conferenza di apertura, l’ArcheoLavoro e gli incontri con i protagonisti.

A tu per tu con i protagonisti dell’archeologia

L'archeologo Valerio Massimo Manfredi

L’archeologo Valerio Massimo Manfredi

Sono proprio gli incontri con i protagonisti in Basilica Paleocristiana il momento clou della Borsa perché il pubblico ha modo di confrontarsi e dialogare con i protagonisti della divulgazione culturale e scientifica, spesso divenuti anche volti noti della Tv. Si comincia giovedì 14 novembre alle 18 con l’archeologo, scrittore e divulgatore Valerio Massimo Manfredi che presenterà “Il mio nome è nessuno. Il ritorno”, secondo volume della saga dedicata alla figura e al mito di Ulisse, in cui l’autore riscrive come un cronista dell’epoca la grande poesia epica greca (quindi non solo Omero, ma anche Esiodo, Eschilo, Sofocle, Euripide, Apollonio Rodio)  permettendo al grande pubblico di capire i più famosi miti greci e immedesimarsi nella mentalità e nella cultura greca delle origini. Venerdì 15, sempre alle 18, l’incontro è con Roberto Giacobbo, il popolare autore-conduttore di Voyager che anche a Paestum non mancherà di incuriosire e solleticare l’attenzione del pubblico con una domanda provocante “Conosciamo davvero Gesù?”. Sabato giornata intensa: si inizia alle 9.30, con Andreas Steiner, direttore di Archeo, che intervista Syusy Blady divenuta famosa con “Turisti per caso” su “La Bell’Italia con il suo patrimonio interessa ancora? La sfida dell’Expo”. Alle 10.30, tocca a Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, intervistare Viviano Domenici, giornalista – per decenni responsabile delle pagine scientifiche del Corriere della Sera – e scrittore (ricordiamo la sua ultima fatica scritta a quattro mani con l’indimenticabile Margherita Hack “Notte di stelle”, in cui ci accompagna tra i miti delle costellazioni con lo sguardo degli osservatori preistorici, babilonesi, greci, americani): a Domenici sarà consegnato il premio “Paestum archeologia”. Alle 15, incontro con Mario Tozzi, geologo, e popolare autore e conduttore Tv. Un’ora dopo, alle 16.30, tocca a Eva Cantarella, giurista e scrittrice, e Luciana Jacobelli, archeologa e scrittrice, sviluppare un tema sempre affascinante “Pompei è viva”. Chiude l’intensa giornata alle 18 Alberto Angela, divulgatore scientifico, autore e conduttore di trasmissioni di grande successo da “Ulisse. Il piacere della scoperta” a “Passaggio a nordovest”.

Curiosità: dal Paese ospite alle sezioni speciali

Il Venezuela è il Paese ospite 2013

Il Venezuela è il Paese ospite 2013

Beni culturali come fattore di dialogo interculturale, d’integrazione sociale e di sviluppo economico: ogni anno la Borsa promuove la cooperazione tra i popoli attraverso la partecipazione e lo scambio di esperienze. Dopo Egitto, Marocco, Tunisia, Siria, Francia, Algeria, Grecia, Libia, Perù, Portogallo, Cambogia, Turchia, Armenia, ospite ufficiale nel 2013 è il Venezuela che non è molto noto sotto il profilo archeologico: le testimonianze più antiche rivelano comunque frequentazioni già 15mila anni fa. Ma per esempio, nel 2011 l’IPC, Istituto del Patrimonio Culturale del Venezuela, ha annunciato l’individuazione di sei nuovi siti archeologici sottomarini nelle acque della Isla de Aves, minuscola superficie di terra emersa nel cuore delle acque caraibiche, 110 km ad Ovest di Guadalupa.

E poi ci sono le sezioni speciali: la mostra ArcheoVirtual con i più innovativi e coinvolgenti progetti multimediali e di realtà virtuale applicati all’archeologia; gli Incontri con i Protagonisti delle scoperte archeologiche dell’anno; i Laboratori di Archeologia Sperimentale per la divulgazione delle tecniche utilizzate nell’antichità per costruire i manufatti di uso quotidiano; ArcheoIncontri per la presentazione di conferenze stampa e progetti di sviluppo territoriale; ArcheoLavoro orientamento ai Corsi di Laurea e Master in Archeologia e presentazione delle figure professionali e delle competenze emergenti; il Premio “A. Fiammenghi” per la migliore tesi di laurea sul turismo archeologico; il programma di Visite Guidate ed educational per giornalisti e visitatori.