Archivio tag | progetto Vulci 3000

Vulci. Da giugno a novembre l’area archeologica è interessata da campagne di scavo e ricerca di sei università, italiane e straniere. Ecco il ricco programma

vulci_parco-archeologico-naturalistico_ricerche-archeologiche_foto-da-drone_sabap-etru-mer

Veduta da drone di un’area di scavo nel parco archeologico e naturalistico di Vulci (foto sabap etru-mer)

Un’estate a Vulci all’insegna della ricerca archeologica, su concessione del ministero della Cultura: impegnate sei università, italiane e straniere. Si è cominciato già dal mese di giugno 2022 col progetto “Understanding Urban Identities”, a cura del dipartimento di Studi storici dell’università di Göteborg (Svezia), diretto da Kristian Göransson e Serena Sabatini. ‘Conoscere le identità urbane’, è il significato del progetto che, infatti, già dal 2018 (in collaborazione con la British School at Rome, il parco archeologico naturalistico di Vulci e la soprintendenza) ha voluto indagare la conformazione della città. I saggi eseguiti nell’area urbana di Vulci e immediatamente all’esterno della cinta muraria, in zona Porta Ovest, avevano fatto ipotizzare che la zona urbana potesse essere occupata da strutture di tipo non monumentale, forse domestiche e/o produttive.

vulci_parco-archeologico-naturalistico_ricerche-archeologiche_georadar_sabap-etru-mer

Prospezioni geo-fisiche nell’area archeologica del parco di Vulci (foto sabap etru-mer)

Tra giugno e luglio 2022 riprende anche il progetto Vulci 3000, della Duke University (USA), condotto da Maurizio Forte. Sulla spinta delle ricerche iniziate nel 2014, nelle quali si è fatto uso di telerilevamento da drone e del georadar, i veri e propri gli scavi si sono concentrati dal 2016 nell’area Sud rispetto al Grande Tempio e alla Domus del Criptoportico, nell’area del Foro, nel settore in cui era presente un’ampia struttura pubblica.

vulci_poggio-delle-urne_fossa-con-urna-cineraria_foto-uni-d-annunzio

Fossa con urna cineraria dalla necropoli settentrionale di Vulci a Poggio delle Urne (foto uni d’annunzio)

A luglio 2022 entreranno nel vivo gli scavi nella necropoli settentrionale di Vulci, nell’area di Poggio delle Urne, a cura dell’università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti-Pescara, diretti da Vincenzo D’Ercole e Francesco Gennaro. Le campagne lo scorso anno hanno interessato un’area di 100 mq fra Casaletto Mengarelli a Est e il Casale dell’Osteria a Ovest e hanno portato alla luce ben 25 sepolture ad incinerazione, del tipo a pozzetto circolare e a fossa con risega. Purtroppo molte già danneggiate dai ‘tombaroli’ e dalle attività agricole.

vulci_cityscape-2022_locandina-scaviAd agosto 2022 torna Vulci Cityscape, a cura dell’università di Friburgo e Magonza e con la direzione di Mariachiara Franceschini e Paul Pasieka, per proseguire il percorso avviato. Con le prospezioni del 2020 che hanno condotto a una mappatura geomagnetica concernente una grande area sacra, delle strutture residenziali e produttive, il sistema di fortificazioni interno e la rete stradale. E con gli scavi del nuovo tempio del 2021, che hanno portato alla luce le strutture del podio di epoca arcaica, tracce di un precedente utilizzo del pianoro e persino fasi romane di occupazione e uso dell’area.

vulci_necropoli-oriemtale-ponte-rotto_sepolture-a-cremazione_scavo_foto-unina

Scavo delle sepolture a cremazione villanoviane nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci (foto unina)

Settembre e ottobre 2022 vedranno l’università di Napoli “Federico II” impegnata nel progetto “All’origine di Vulci”. Marco Pacciarelli sarà a capo delle indagini nella necropoli orientale, in località Ponte Rotto; a cui un enorme contributo già è stato dato con le campagne del 2020 e 2021. Sono state analizzate ben 58 sepolture scavate nella roccia di travertino locale di epoche diverse e più di 40 presentano resti della cremazione del defunto deposti in un’urna fittile, spesso ornata con motivi geometrici incisi.

Infine, fra ottobre e novembre 2022, si chiuderà con “Sustainable Vulci” dell’University College London (Londra), sotto la direzione di Corinna Riva, che già aveva voluto approfondire Vulci nel contesto mediterraneo, al centro delle rotte commerciali e degli scambi culturali. Anche facendo ricorso all’archeometria sulla ceramica e alla geo-archeologia.

vulci_work-in-progress_convegno_locandinaLo scorso dicembre un convegno dal titolo “Vulci. Work in progress”, del quale presto saranno pubblicati gli atti, ha per la prima volta riunito coloro che effettuano le ricerche sul campo nella importante metropoli etrusca e ha dato voce alle novità della ricerca archeologica, comprese quelle che provengono dalle aree della necropoli settentrionale in località Poggio Mengarelli e Osteria, indagate direttamente dalla Soprintendenza e da Fondazione Vulci.

Progetto Vulci 3000 della Duke University con la collaborazione della Fondazione Luigi Rovati. Nuove scoperte dalla città etrusca: è venuto alla luce il complesso sistema idraulico

Bocca di fontana in marmo configurata a Sileno. I-II sec. d.C. dall’ambiente 5: scavo Duke University nell’area urbana di Vulci (foto flr)
vulci_fondazione-rovati_team-quarta-campagna-di-scavo_foto-flr

Il team di ricercatori impegnato nella campagna di scavo 2021 a Vulci (foto flr)

Fondazione Luigi Rovati collabora con il progetto di ricerca Vulci 3000 della Duke University (Durham, North Carolina) incentrato sullo studio e l’interpretazione della trasformazione di Vulci (Viterbo) durante la transizione da città etrusca a città romana. Si tratta di un importante progetto di ricerca, con un team internazionale guidato dal prof. Maurizio Forte (Duke University), giunto oggi a un punto di svolta: dopo sette anni di lavoro con tecnologie d’avanguardia, è venuto alla luce il complesso sistema idraulico della città etrusca di Vulci, composto da canali e cunicoli perfettamente conservati, che permettono uno studio accurato delle infrastrutture urbane di epoca etrusca. Tra i ritrovamenti più interessanti durante gli scavi, una bocca di fontana in marmo a forma di Sileno, ovvero un satiro, che appartiene al mondo mitologico greco e fa parte, insieme alle baccanti, del corteo del dio del vino Dioniso.

La canaletta individuata nel c.d. settore B, nell’area urbana di Vulci, realizzata con coppi giustapposti (foto flr)

Vulci rappresenta un bacino archeologico di grandissimo interesse che, attraverso gli scavi, porta alla luce l’evoluzione dell’area, con particolare attenzione allo sviluppo e alla trasformazione urbana, l’identità culturale, lo spazio pubblico e privato, le tecniche di produzione. Grazie all’uso di tecnologie avanzate è stato ricostruito digitalmente l’assetto della viabilità antica, di grande fascino anche per i non addetti ai lavori. L’acqua è l’elemento centrale di tutto lo scavo: pozzi, cisterne, reti idrauliche complesse caratterizzano le fasi etrusche e romane in un complicato disegno ancora tutto da decifrare. Un triennio di collaborazione (e sette di attività) hanno portato alla luce una rete di cunicoli scavati nel tufo che sembrano confluire tutti in una precisa area sotterranea; tra le scoperte una delle più interessanti è sicuramente una canaletta costruita in coppi con lettere e numerali etruschi incisi. Il sistema idraulico doveva prevedere il filtraggio dell’acqua che scorreva da Sud a Nord come tutte le altre canalizzazioni. Questo sistema di captazione e ridistribuzione indica una centralizzazione pubblica nella gestione delle infrastrutture, come avviene nelle città moderne. Fra i ritrovamenti più interessanti nelle campagne di scavo spiccano ceramiche etrusco-corinzie (fine VII-inizio VI sec. a.C.), attiche, materiale votivo e, soprattutto, un frammento di anfora attribuibile al Pittore di Micali. Una attestazione unica nel suo genere per l’area urbana, perché le opere di questo artigiano, che prende il nome da Giuseppe Micali – storico vissuto in età risorgimentale e primo ad averlo studiato -sembravano destinate esclusivamente al mondo funerario e qua si trovano invece in area urbana.

Edificio pubblico che dà sul decumano di Vulci, databile alla prima età imperiale, pavimentato con lastre di travertino (foto flr)
vulci_fondazione-rovati_nuove-scoperte_grande-cisterna_foto-flr

Grande cisterna individuata al di sotto del grande ambiente lastricato di Vulci (foto flr)

Tante le novità emerse dalle indagini dell’ultima campagna di scavo 2021: appare ormai chiaro che l’edificio pubblico affacciato sul Decumano e databile alla prima età imperiale – pavimentato con lastre di travertino e in origine riccamente decorato con marmi, stucchi e affreschi policromi – insiste, come gli ambienti circostanti, su una complessa stratificazione relativa alla fase etrusca del sito. Sempre più evidente, inoltre, il fondamentale ruolo avuto dall’acqua nell’intera area, da ricollegare, molto verosimilmente, a precise esigenze che travalicano la mera utilità pratica di questo bene preziosissimo: alla grande cisterna individuata al di sotto del grande ambiente lastricato, si sono aggiunti quest’anno un complesso sistema di cunicoli, oltre a pozzi e canalette. Interessantissima, in particolare, la canaletta individuata nel c.d. settore B, realizzata con coppi giustapposti, molti dei quali presentavano numerali o segni alfabetici in etrusco incisi sulla superficie.