Archivio tag | Progetto Musica etrusca

Firenze. TourismA ’21 apre con una coinvolgente presentazione della musica etrusca perduta. L’etruscologa Rafanelli e il sassofonista Cocco Cantini non solo hanno ripercorso dieci anni di Progetto musica etrusca, ma hanno portato nuove scoperte: gli Etruschi accordavano gli strumenti come Mozart ed erano capaci di eseguire al contempo melodia e accompagnamento

L’etruscologa Simona Rafanelli e il sassofonista Stefano “Cocco” Cantini sul palco dell’auditorium del Palacongressi di Firenze per Tourisma 2021 (foto graziano tavan)

Accordavano gli strumenti come Mozart ed erano capaci di eseguire al contempo melodia e accompagnamento. Chi? Gli Etruschi 2600 anni fa. Se l’etruscologa Simona Rafanelli e il sassofonista  e musicista Stefano “Cocco” Cantini volevano stupire il pubblico selezionato e preparato del Palacongressi di Firenze, ci sono riusciti perfettamente. E Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, con tutto lo staff della Giunti Editore non poteva trovare argomento migliore, la musica perduta degli Etruschi, per aprire ufficialmente e alla grande la settima edizione di Tourisma, il salone dell’Archeologia e del Turismo culturale. Alle 9.30, di questa mattina, venerdì 17 dicembre 2021, nel grande auditorium che si riempiva alla spicciolata mentre fuori una lunga coda affrontava i rigorosi controlli secondo le normative anti Covid, è stata Simona Rafanelli, direttore del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, a introdurre il Progetto Musica etrusca, nato nell’ambito della Rete Museale della Maremma di Grosseto e con il sostegno della Regione Toscana. “Sono passati dieci anni da quando è iniziato il nostro “viaggio” alla ricerca di quelle sonorità, e siamo ancora i più apprezzati in questo particolare campo di ricerca”, ha ricordato con un certo orgoglio: “Molti sono i progetti, infatti, dedicati al recupero della musica etrusca, ma noi siamo gli unici che ci basiamo su dati archeologici e non su ricostruzioni di strumenti realizzati osservando le pitture di Tarquinia o i rilievi di Chiusi. I nostri strumenti sono invece la riproduzione perfetta di quegli strumenti è stata possibile grazie al piccolo lotto di strumenti a fiato, in legno di bosso e in avorio, recuperato nelle acque della Baia del Campese, dal relitto di una nave affondata circa duemilaseicento anni orsono, attualmente esposto nell’Antiquarium della Fortezza spagnola di Porto Santo Stefano, che costituisce ad oggi la principale fonte documentaria archeologica”.

Il suplu (suonatore di strumenti): particolare della Tomba dei Leopardi a Tarquinia (foto archeologia viva)

Del resto che la musica facesse parte integrante anche della vita degli Etruschi ce lo ricorda, ad esempio, Aristotele (“Gli Etruschi praticavano il pugilato, fustigavano i servi e impastavano il pane a suon di musica”) e trova puntuale conferma nelle immagini raffigurate sulla superficie dipinta dei vasi o delle tombe di Chiusi, Tarquinia e Orvieto. “Ma una volta riprodotti i flauti, non sapevamo come gli Etruschi riuscissero a usarli”, spiega Cantini: “se si soffia in un tubicino l’aria esce dalla parte opposta silenziosamente. Bisogna creare una vibrazione che produca un suono nella canna”. Purtroppo tutti gli affreschi, se pur bellissimi, mostrano tutti i suonatori col flauto in bocca, impedendo di capire come era il bocchino. Tutti, eccetto uno. “Si tratta della suonatrice sulla parete di fondo della tomba Francesca Giustiniani”, ha annunciato Rafanelli. E Cantini: “Qui il pittore di 2600 anni fa ha dipinto il flauto che si sta avvicinando alla bocca. Così ho capito che gli Etruschi usavano un’ancia semplice. E una volta realizzata, siamo riusciti a riprodurre gli stessi suoni che percepivano gli Etruschi. È fantastico!”.

Ma non è finita. Accordavano come Mozart. Tra le “deduzioni” più straordinarie a cui sono giunti i due studiosi, Cantini e Rafanelli, vi è che l’accordatura dei suoni, avveniva esattamente come facevano i grandi della Musica, Mozart ad esempio per citarne il massimo genio. “Cioè”, continua Cantini, “anche senza il diapason, ma andando solo con la sensibilità dell’orecchio, riuscivano a riprodurre il suono a una frequenza di 432 Hertz, come sappiamo noi oggi con strumenti di misurazione. E quello che è clamoroso è che anche gli auloi trovati a Paestum, pur producendo un suono diverso perché sono più lunghi, rispettano la stessa frequenza di 432 Hertz”. Cantini è andato anche più in là. Melodia e accompagnamento tutto in uno. Dalla gestualità stessa del suonatore sugli affreschi, il posizionamento delle sue mani a coprire i fori sulle due canne che compongono il doppio strumento a fiato, la novità più strabiliante: gli Etruschi suonavano l’unico strumento al mondo capace di eseguire al contempo melodia e accompagnamento. E dal palco di TourismA Cantini ne ha dato una dimostrazione coinvolgente. “Se è ancora evidentemente impossibile comprendere, in assenza di “spartiti” dell’epoca, quali fossero le melodie intonate dai fiatisti nelle diverse occasioni del vivere sociale, laico e religioso”, concludono Cantini e Rafanelli, “questo Progetto ha consentito di ritrovare la voce reale – ed unica – degli strumenti rimasti ad oggi muti. Rompendo di fatto un silenzio durato almeno duemilaseicento anni”.