Pompei. Restituito dagli USA al parco archeologico di Pompei l’affresco con Ercole bambino sottratto illecitamente dal sacello della villa suburbana di Civita Giuliana. Un riscatto di legalità contro le attività clandestine, grazie alla collaborazione tra Parco e Procura. Da metà gennaio sarà esposto nell’Antiquarium di Boscoreale

L’affresco con Ercole bambino, Zeus e Anfitrione strappato illecitamente dal sacello di Civita Giuliana e restituito dagli USA al parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Il sacello della villa suburbana di Civita Giuliana depredato dai tombaroli (foto parco archeologico pompei)
Il sacello scoperto tra il 2023 e il 2024 nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei era dedicato ad Ercole. È il risultato di un lavoro congiunto di ricerca e indagine tra il parco archeologico di Pompei, la Procura di Torre Annunziata e il Comando Tutela Patrimonio Culturale Carabinieri: Un riscatto di legalità contro le attività clandestine. Come in un romanzo giallo che vede ricomporsi nel tempo, tra indizi e ipotesi, una vicenda dai contorni criminosi, restituendo verità e dignità alla Storia, così la Villa suburbana di Civita Giuliana a nord di Pompei, si riappropria di un frammento di affresco trafugato anni addietro da uno dei suoi ambienti di culto. Si tratta del frammento di un affresco raffigurante Ercole bambino nell’atto di strozzare i serpenti, un tempo collocato nello spazio di una lunetta superiore della parete di fondo dell’ambiente – che risultava asportata da tombaroli – e le cui caratteristiche consentono di riconoscerne inequivocabilmente la provenienza da tale contesto. L’affresco sarà esposto da metà gennaio 2026 all’Antiquarium di Boscoreale, che già ospita una sala dedicata ai rinvenimenti di Civita Giuliana.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, e Nunzio Fragliasso, procuratore FF di Torre Annunziata, nel 2021 al rinnovo del protocollo di intesa per il contrasto al saccheggio e al traffico di reperti archeologici (foto parco archeologico di pompei)
Il reperto, illecitamente asportato, proveniva da una collezione privata negli Stati Uniti. Nel 2023, nell’ambito di un procedimento penale della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, a seguito della collaborazione tra il Comando Tutela Patrimonio Culturale Carabinieri di Roma e le Autorità degli Stati Uniti, è stata disposta l’assegnazione al parco archeologico di Pompei. La vicenda si inserisce nell’ambito di una serie di azioni che il parco archeologico di Pompei sta conducendo dal 2017 assieme alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, consistenti in campagne di scavo e indagini giudiziarie presso la Villa romana di Civita Giuliana. Una collaborazione strategica, formalizzata da un protocollo d’intesa rinnovato più volte dal 2019, che ha permesso non solo di riportare alla luce testimonianze storiche di eccezionale importanza, ma anche di contrastare il sistematico saccheggio condotto da anni di attività criminale nell’area e che nel tempo, oltre alla sottrazione di reperti e decorazioni, ha causato la distruzione irreversibile di preziosi dati scientifici.

Ultimi ritocchi alla sala dedicata ai ritrovamenti a Civita Giuliana nel “nuovo” Antiquarium di Boscoreale (foto parco archeologico pompei)

Dettaglio di Zeus (aquila) e Anfitrione dell’affresco con Ercole bambino strappato illecitamente dal sacello di Civita Giuliana e restituito dagli USA al parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)
“Un reperto archeologico possiede valore non soltanto per la sua materialità, ma soprattutto per ciò che può raccontare sul passato”, spiega il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel. “Ogni oggetto rinvenuto in uno scavo è una testimonianza storico-culturale preziosa, perché il suo significato dipende dal contesto in cui è stato trovato. Quando un reperto viene rubato, questo legame con il suo contesto originario si spezza irrimediabilmente. Anche se l’oggetto rimane integro dal punto di vista fisico, perde gran parte del suo valore scientifico. Senza conoscere dove, come e insieme a cosa è stato scoperto, il reperto non può più contribuire alla ricostruzione storica e diventa un semplice oggetto isolato, privato della sua funzione di testimonianza. Per questo rubare un reperto significa sottrarre a tutti noi una parte di conoscenza e cancellare un frammento della storia dell’umanità”. E il Procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso: “Questo ritrovamento è l’ennesimo frutto della collaborazione sinergica tra il Parco Archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, rivelatasi uno straordinario strumento non solo per riportare alla luce reperti archeologici di eccezionale importanza, ma anche per interrompere l’azione criminale di soggetti che per anni si sono resi protagonisti di un sistematico saccheggio dell’enorme patrimonio archeologico custodito nella vasta area, ancora in gran parte sepolta, della villa romana di Civita Giuliana, recuperando preziose testimonianze storiche e restituendole alla fruizione della collettività”.

Il sacello della villa suburbana di Civita Giuliana depredato dai tombaroli (foto parco archeologico pompei)

Planimetria con il settore Nord-est della villa suburbana di Civita Giuliana con il sacello dedicato a Ercole (foto parco archeologico pompei)
Nell’ambito di questa collaborazione, gli scavi archeologici condotti nel sito di Civita Giuliana tra il 2023 e il 2024 avevano portato all’individuazione di un ambiente a pianta rettangolare con funzioni rituali, identificato come un possibile sacello o sacrarium. Il sacello presentava un basamento quadrangolare, probabilmente destinato a sostenere una statua, ed era stato quasi completamente spogliato della sua decorazione dai tombaroli, inclusi 12 pannelli figurati e la lunetta affrescata superiore, di cui il frammento recuperato sarebbe pertinente.

Ricostruzione della decorazione del sacello della villa suburbana di Civita Giuliana by Inklink Musei (foto parco archeologico pompei)

Veduta zenitale del sacello della villa suburbana di Civita Giuliana depredato dai tombaroli (foto parco archeologico pompei)
La restituzione dell’opera si inserisce, a sua volta, in una più ampia operazione che ha permesso il rientro in Italia di 129 reperti, nell’ambito del Protocollo siglato tra il District Attorney della Contea di New York e il Governo della Repubblica Italiana. Accertata la provenienza pompeiana dell’affresco, la direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio ne ha quindi disposto l’assegnazione al parco archeologico di Pompei: al momento della restituzione non era però possibile fare alcuna ipotesi sulla sua collocazione originaria. Grazie a successive indagini approfondite, a cura dei funzionari del Parco in parallelo impegnati nello scavo extraurbano, e al confronto con informazioni acquisite, inclusi i dati emersi da intercettazioni ambientali, è stato possibile identificare con assoluta certezza l’affresco come proveniente dal sacello di Civita Giuliana.

Dettaglio di Ercole dell’affresco con Ercole bambino strappato illecitamente dal sacello di Civita Giuliana e restituito dagli USA al parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Dettaglio di Zeus (aquila) dell’affresco con Ercole bambino strappato illecitamente dal sacello di Civita Giuliana e restituito dagli USA al parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Dettaglio di Anfitrione dell’affresco con Ercole bambino strappato illecitamente dal sacello di Civita Giuliana e restituito dagli USA al parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)
Di fatto l’affresco raffigura Ercole in fasce mentre strozza i serpenti alla presenza di Zeus (simboleggiato dall’aquila sul globo) e Anfitrione: tale episodio non fa parte delle canoniche 12 fatiche, ma ne è un presagio. Poiché le pareti del sacello presentano traccia di altri 12 pannelli figurati, staccati clandestinamente, si può ragionevolmente ipotizzare che il tema dei pannelli staccati fosse costituito dalle dodici fatiche di Ercole: seguendo questa ipotesi, ben si inserisce l’affresco con Ercole bambino che lotta con i serpenti, poiché tale episodio non costituisce una delle fatiche che Ercole compirà in età adulta bensì è un evento che segna la sua nascita ed è la dimostrazione della sua forza prodigiosa. La sua collocazione in alto, all’interno della lunetta, sarebbe dunque prodromica e presagio delle future dodici fatiche. Sono in corso analisi e indagini sul pannello per chiarire nel dettaglio le geometrie e i punti di connessione con i lacerti di affresco ancora conservati in loco per una futura (auspicata) ricollocazione, all’interno di quel processo di valorizzazione e fruizione del sito archeologico di Civita Giuliana. Gli ulteriori approfondimenti investigativi proseguiranno per rintracciare gli altri affreschi sottratti dal sacello.
Napoli. A Palazzo Reale presentazione del Protocollo d’Intesa per la tutela e valorizzazione delle Ville Vesuviane siglato tra la Procura di Napoli, la Procura di Torre Annunziata, il dipartimento per la Tutela del Patrimonio culturale e la Fondazione Ente Ville Vesuviane
Martedì 17 giugno 2025, alle 10, nella Sala Conferenza di Palazzo Reale di Napoli, presentazione del Protocollo d’Intesa per la tutela e valorizzazione delle Ville Vesuviane. L’accordo, siglato tra la Procura della Repubblica di Napoli, la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, il dipartimento per la Tutela del Patrimonio culturale del ministero della Cultura e la Fondazione Ente Ville Vesuviane, rappresenta un importante passo avanti nella protezione e nella promozione di un patrimonio storico-artistico di eccezionale valore. Interverranno Aldo Policastro, procuratore generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Napoli; Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli; Nunzio Fragliasso, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata; Luigi La Rocca, capo dipartimento per la tutela del patrimonio culturale – ministero della Cultura; Gennaro Miranda, presidente della Fondazione Ente Ville Vesuviane. Saranno inoltre presenti Pierpaolo Filippelli, procuratore aggiunto di Napoli; Mariano Nuzzo, soprintendente ABAP per l’area metropolitana di Napoli; Rosalia D’Apice, delegata del DG alla soprintendenza ABAP per il Comune di Napoli. Il Protocollo d’Intesa nasce dalla volontà congiunta delle istituzioni coinvolte di rafforzare gli strumenti di tutela e di valorizzazione delle Ville Vesuviane, capolavori dell’architettura settecentesca situati lungo il “Miglio d’Oro”. L’accordo mira a garantire un’azione coordinata per contrastare il degrado e l’abbandono, promuovendo al contempo iniziative culturali e di sensibilizzazione. Nel corso dell’incontro verranno illustrati gli obiettivi e le azioni concrete previste dall’accordo, tra cui la mappatura delle ville, il monitoraggio delle condizioni di rischio, la promozione di attività di restauro e conservazione e la valorizzazione attraverso eventi e percorsi culturali.
Studio dell’università di Salerno con il parco archeologico: a Pompei i visitatori arrivano indipendentemente da scavi e scoperte, principio che si capovolge invece nei siti minori. “Investire nella Grande Pompei”

Visitatori sempre numerosi agli scavi di Pompei (foto parco archeologico pompei)
A Pompei i visitatori arrivano indipendentemente da scavi e scoperte, principio che si capovolge invece nei siti minori. “Il futuro di Pompei è fuori Pompei”. Si potrebbe sintetizzare così la consapevolezza e la scelta di indirizzo che il parco archeologico di Pompei sta assumendo sempre più nelle sue scelte strategiche di azione e di attività di scavo indirizzate verso il territorio esterno alle mura della città antica di Pompei. In supporto a quest’orientamento arrivano i risultati di una recente ricerca interdisciplinare condotta dall’università di Salerno in collaborazione con il parco archeologico di Pompei e pubblicata sull’ultimo numero della rivista Valori e Valutazioni, DEI – Tipografia del Genio Civile https://doi.org/10.48264/VVSIEV-20243607) circa la correlazione tra nuove campagne di scavo e aumento dei flussi turistici. Gli autori non hanno trovato alcuna relazione statisticamente rilevante tra i due fattori, sebbene nel 2024 il sito di Pompei abbia superato, per la prima volta nella storia, i 4milioni di ingressi. La decisione di visitare il sito UNESCO dipenderebbe da altri fattori, molti dei quali hanno a che fare con trend globali, con l’economia e le crisi internazionali. Anche grandi interventi di restauro e importanti riaperture di domus e quartieri della città antica non avrebbero prodotto un effetto misurabile sul numero degli accessi.

La stanza con gli attrezzi da carpentiere scoperti in un ambiente servile della villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Secondo lo stesso studio, nuovi scavi possono, invece, indurre una crescita sostanziale in siti poco sviluppati, come quelli nel territorio dell’antica Pompei, come ad esempio lo scavo di Civita Giuliana dove si sta portando alla luce una grande villa con un quartiere servile di dimensioni senza paragoni nei paraggi. Lo scavo viene condotto in collaborazione con la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che nel 2017 aveva fermato gli scavatori clandestini che saccheggiavano la villa da anni. Il ministero della Cultura, su richiesta della direzione del Parco, ha stanziato già i fondi per continuare gli scavi in questo sito e per avviare un progetto di restauro, accessibilità e apertura al pubblico.

Cantieri aperti nell’area archeologica di Pompei (foto parco archeologico pompei)
“Sono conclusioni di grande rilevanza per il nostro lavoro quotidiano, grazie a uno studio mai fatto in passato”, sottolinea il direttore degli scavi, Gabriel Zuchtriegel, anch’esso tra gli autori dello studio. “Si tratta di risultati che non possono essere ignorati ma sono anzi importanti per calibrare il delicato equilibrio tra conservazione, fruizione e conoscenza del patrimonio archeologico tramite nuovi scavi, che a Pompei comportano una enorme responsabilità. Tutto ciò che viene portato alla luce ha bisogno di monitoraggio e di manutenzione continua, che è una delle priorità del nostro lavoro in questi anni. Purtroppo nel passato non è sempre stato così, anche perché dal momento dei primi scavi nel 1748, tutela e conservazione hanno fatto grandi passi in avanti; oggi lavoriamo con sistemi digitali per monitorare il sito e stiamo sperimentando l’uso dell’Intelligenza artificiale per la tutela. Questo nuovo studio ci rafforza nella strategia, condivisa con il Comitato scientifico del Parco e con il Ministero della Cultura, di investire in nuovi scavi tenendo sempre conto delle varie istanze di sostenibilità, conservazione, fruizione e conoscenza, con una particolare attenzione per le zone al di fuori della città antica, nella “Grande Pompei”, ovvero in quel immenso paesaggio archeologico tra il Vesuvio e il mare, dove nuovi scavi possono ancora contribuire in maniera significativa allo sviluppo di un territorio, che nell’antichità formava un tutt’uno con la città di Pompei”.

Gruppo del Satiro ed Ermafrodito (I sec. d.C.) dalla Villa A di Oplontis rientrata alla villa di Poppea dalla mostra “Arte e sensualità” di Pompei per arricchire il museo diffuso (foto parco archeologico pompei)
“Il modello che abbiamo scelto per descrivere questo fenomeno consiste in una curva a S”, spiega il prof. Luigi Petti, co-autore della pubblicazione. “Ciò significa che all’inizio bisogna investire molto nello scavo di un sito nuovamente scoperto, senza avere benefici immediati in termini di sviluppo turistico. A Pompei, questa fase corrisponde ai primi decenni dopo il 1748, quando iniziarono gli scavi sistematici nella città antica. Poi segue una fase di forte crescita: bisogna continuare a investire nella ricerca e negli scavi, per sviluppare il potenziale di un sito, sia scientificamente sia turisticamente. A Pompei questo avviene principalmente tra metà ‘800 e metà ‘900. Segue una fase di appiattimento della curva: anche se si continua a investire e a varare nuovi scavi, i benefici turistici, ma anche quelli scientifici, non crescono più con lo stesso ritmo. Al tempo stesso, altri siti nei dintorni di Pompei sono ancora nelle fasi iniziali di questo modello, oltre a Civita Giuliana ciò vale per Oplontis, Boscoreale e Longola”.

Panoramica notturna della Villa Regina a Boscoreale (foto parco archeologico pompei)
Come evidenzia il prof. Antonio Nesticò, “gli interventi di scavo di ulteriori aree all’interno delle mura della città antica di Pompei, sebbene rimarchevoli con riguardo all’insieme delle nuove conoscenze che possono produrre, sono sostenibili soltanto se inseriti in un quadro di concreta efficace gestione e manutenzione del patrimonio storico-archeologico, dal momento che va verificato con attenzione l’equilibrio economico tra gli effetti dei nuovi progetti sulla collettività e gli obblighi che discendono dalle azioni del conservare e del fruire. Soltanto alla luce di attente valutazioni sui costi e sui benefici di lungo periodo che scaturiscono sull’intero territorio di riferimento dalle strategie d’investimento e di gestione è possibile delineare politiche di valorizzazione dell’intero parco archeologico, pur estendendo lo sguardo dall’antica Pompei ai siti di Boscoreale, Oplontis e Civita Giuliana. Così, prospettiva rimarchevole pare la possibilità di creare un ampio sistema turistico in cui attuare azioni comuni che includano sia l’area all’interno delle mura della città antica sia i siti al di fuori, secondo l’attuale denominazione “Grande Pompei”. In virtù dello studio condotto sulla funzione sigmoide che connota l’evoluzione dei flussi turistici, la creazione di un network sinergico dei diversi siti può divenire importante obiettivo da perseguire”.
Castellammare di Stabia (Na). Dopo un anno di stop per il nuovo allestimento, riapre il museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi”. Inaugurazione con il ministro Sangiuliano. Uno spazio anche per il Doriforo di Stabia, trafugato dai clandestini ed esposto a Minneapolis (USA). Il procuratore Fragliasso fa il punto sull’iter giudiziario per far tornare il capolavoro in Italia

Il nuovo allestimento del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico pompei)
6 marzo 2023 – 6 marzo 2024: è passato esattamente un anno dalla chiusura del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella Reggia Quisisana di Castellammare di Stabia (Na) (vedi Castellammare (Na). Il museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” chiude per cambiare volto: ampliamento e valorizzazione dei depositi e degli spazi espositivi aperti sul paesaggio e le ville romane. Spazio speciale per il Doriforo trafugato, oggi ancora a Minneapolis | archeologiavocidalpassato). Il nuovo allestimento è stato completato e il 6 marzo 2024 il museo sarà riaperto al pubblico.

Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano con il direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel in una visita al sito archeologico (foto parco archeologico pompei)
Lunedì 4 marzo 2024, alle 15, alla presenza del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, l’inaugurazione ufficiale del rinnovato allestimento del museo Archeologico di Stabia “Libero d’Orsi” con un percorso ampliato, depositi visitabili e scuola di formazione e digitalizzazione. Interverranno: il direttore generale dei Musei, Massimo Osanna; il prefetto capo della commissione straordinaria di Castellammare di Stabia, Raffaele Cannizzaro; il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel; la direttrice del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi”, Maria Rispoli; il prof. Carlo Rescigno dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Concluderà il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Nell’occasione il comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, cap. Massimiliano Croce presenterà il recupero di circa 125 reperti archeologici di produzione campana, condotto in sinergia con il parco archeologico di Pompei – Area Tutela. I reperti saranno tutelati e valorizzati nel contesto del rinnovato museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi”.

Il nuovo allestimento del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico pompei)
Chiudere per diventare più grandi. È stato questo il “motto” al museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia proponendo un concept innovativo che interessa i depositi, al fine di renderli sempre più non solo luoghi di conservazione ma anche di fruizione e ricerca, mentre il percorso di visita museale viene arricchito di ulteriori reperti, approfondimenti e strumenti multimediali (nel video del parco archeologico di Pompei l’allestimento dello splendido soffitto con testa di Medusa, restaurato e proveniente da Villa San Marco). Previsto nel nuovo allestimento anche uno spazio per il Doriforo di Stabia, la statua di eccezionale qualità oggi al Minneapolis Institute of Art (USA).

Un momento del briefing sul Doriforo di Stabia con il procuratore Nunzio Fragliasso (foto parco archeologico pompei)
Sul caso del Doriforo di Stabia è intervenuto qualche giorno fa, in un incontro stampa col direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, il Procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, che ha ripercorso e fatto il punto sull’iter giudiziario intrapreso per riportare il Doriforo di Stabia in Italia. Innanzitutto le tappe percorse dalla Procura di Torre Annunziata. “Il 18 gennaio 2022 su richiesta della Procura di Torre Annunziata – spiega – il Gip del Tribunale di Torre Annunziata ordina la confisca della statua del Doriforo avendo ritenuto provata la provenienza della statua del Doriforo, copia romana del capolavoro di Policleto. Un’altra è esposta al Mann, ma non a detta di chi vi parla – non sono un addetto ai lavori – ma degli esperti, è una copia ancora più bella. E secondo gli accertamenti della Procura e condivisi dal Giudice questa statua proviene da Stabia, appartiene all’Italia, ed è esposta al museo di Minneapolis dove è stata esportata clandestinamente. Il 21 febbraio 2022 – continua -, la Procura di Torre Annunziata ha inoltrato alle competenti autorità degli Stati Uniti – città di Washington – una rogatoria internazionale per riportare la statua del Doriforo in Italia dando istituzione della notifica di confisca in attuazione dei trattati internazionali stipulati tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Stati Uniti: il 9 novembre 1982, un altro il 3 maggio 2006, e un altro il 25 giugno 2013. Il 16 maggio 2022 su richiesta degli Stati Uniti la Procura di Torre Annunziata ha trasmesso alle competenti autorità statunitensi un nuovo esemplare del documento di confisca recante la certificazione dell’esecutività del provvedimento. Quindi il 18 ottobre e 14 dicembre 2022 sono stati trasmessi agli Stati Uniti integralmente i documenti sui quali si fonda l’adozione del provvedimento di confisca. E questi atti sono stati notificati al museo di Minneapolis. Il 3 marzo 2023 la difesa italiana del museo di Minneapolis ha ritirato presso la Procura di Torre Annunziata la copia integrale del procedimento penale nell’ambito del quale è stato emesso il provvedimento di confisca. A oggi, pur potendolo fare, il museo di Minneapolis non ha proposto alcun gravame – tecnicamente si chiama incidente di esecuzione – al provvedimento di confisca. Ciò non di meno la statua sta ancora esposta al museo. L’ultima notizia – ricorda – è del 15 dicembre 2023 la Procura di Torre Annunziata ha avanzato una formale richiesta di verifica alle autorità di Washington chiedendo che si dia corso alla rogatoria internazionale. Non abbiamo ricevuto risposta”. Ora si confida su un supporto anche dai contatti diplomatici e le buone relazioni tra l’Italia e gli Stati Uniti. Intanto lo Stato italiano ha bloccato ogni prestito dall’Italia al museo di Minneapolis finché non si risolve questo contenzioso.

Nunzio Fragliasso, procuratore della Repubblica di Torre Annunziata (foto graziano tavan)
L’azione giudiziaria iniziata due anni fa dalla Procura di Torre Annunziata ha ripreso, valorizzandola, una inchiesta dell’inizio degli anni ’80 del Novecento della Procura di Napoli per riportare la statua del Doriforo che all’epoca era esposta al museo di Monaco di Baviera. “E la statua era esposta – lo sappiamo da fonte certa – come Doriforo di Stabia”. “Da nostre indagini – riprende Fragliasso – sappiamo che la statua è stata esportata all’estero clandestinamente, passando dalla Svizzera scomposta in quattro pezzi, da Eli Borowsky, un trafficante internazionale – nel frattempo deceduto – di reperti archeologici e opere d’arte: quando un servizio della Rai mostrò le foto del Doriforo scomposto in quattro parti facendo montare la polemica, lo stesso Borowsky ammise che quelle foto, e quindi la statua, erano nelle sue disponibilità. La statua all’epoca – continua – fu anche sequestrata dalle autorità di Monaco di Baviera. Il sequestro durò circa un paio di anni, e poi fu dissequestrata dal procuratore generale di Monaco di Baviera, ma il museo di Monaco di Baviera a quel punto non la volle comprare. Da quel momento si perdono le tracce della statua che poi ricompare al museo di Minneapolis. E noi abbiamo la prova del fatto che quando i rappresentanti del museo di Minneapolis hanno acquistato la statua sapevano della sua provenienza clandestina. Noi abbiamo un carteggio, che ci è stato consegnato dagli Stati Uniti – sottolinea Fragliasso -, tra un rappresentante del museo di Minneapolis e quello di un altro museo nel quale si legge (siamo nel 1976 quindi ben prima dell’acquisto della statua, che è stato dopo il 1984) che la statua è stata ripulita solo dalla terra. E in un altro tra due rappresentanti dello stesso museo di Minneapolis si legge che la statua, secondo gli esperti di arte romana, proveniva dalla terra e non dal mare. Ciò smentisce quanto sempre sostenuto dal Borowsky, cioè che la statua era stata rinvenuta in mare. Se è così, cioè proveniente dalla terra, continuano i due, meglio non dirlo ad alta voce oppure il vecchio furto di Castellammare potrebbe venir fuori di nuovo. La prova del nove ce l’abbiamo con una verifica effettuata sulla statua dalle autorità tedesche: una perizia datata 11 settembre 1984 conclude che il genotipo della superficie del marmo della statua viene pregiudicato da due grosse macchie calcaree riconducibili al giacimento della statua per molto tempo sotto terra”.

Il Minneapolis Institute of Art (USA) (foto wikipidia)
“Questo dettaglio è importante – fa notare il procuratore – perché se la statua proveniva da sotto terra significa che questa proveniva da scavi clandestini e per la legislazione dell’epoca (legge 1089/39), ma che è stata una costante di tutte le leggi che si sono succedute, tutti i reperti archeologici provenienti dal territorio italiano appartengono allo Stato italiano. Perciò l’esportazione all’estero di beni archeologici rinvenuti nello Stato italiano è reato, e questo reato comporta obbligatoriamente la confisca anche in assenza di condanna. Viene fatta salva, come ha scritto la Corte costituzionale, la buona fede del terzo acquirente. E noi abbiamo dimostrato che i rappresentanti del museo di Minneapolis non fossero affatto in buona fede al punto tale – conclude – che molto prima di comprare la statua loro sapevano della provenienza della statua da sotto terra, e quindi da uno scavo clandestino, e consigliavano di non far emergere questa circostanza”.
Pompei. Villa dei Misteri: grazie all’accordo con la Procura di Torre Annunziata, abbattuti due edifici abusivi (un ristorante e una casa privata), scoperti cunicoli di clandestini e il criptoportico di un edificio sconosciuto, e avviate le ricerche nella parte non scavata della villa antica

Foto aerea del 18/2/24 della villa dei Misteri a Pompei: si vede l’inizio dello scavo stratigrafico nell’rea a ridosso, prima occupata da una casa abusiva (foto parco archeologico pompei)
A Pompei, dopo quasi un secolo dalla grande campagna di scavo di Amedeo Maiuri, si completa lo scavo della parte ancora non indagata della Villa dei Misteri. Dopo l’abbattimento della casa abusiva sopra villa dei Misteri, nuove indagini stratigrafiche del parco archeologico in collaborazione con la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, in funzione di un protocollo d’intesa per il contrasto alle attività di scavo clandestino, hanno portato alla luce un pezzo del muro perimetrale Nord della villa, di cui un settore era rimasto inesplorato dopo gli scavi sistematici degli anni 1929-‘31. Della storia degli scavi alla Villa dei Misteri e delle nuove scoperte ha parlato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, in un primo briefing in videoconferenza.

Archivio Parco di Pompei: lettera di Amedeo Maiuri con richiesta di contributo al Banco di Napoli per la Villa dei Misteri (foto parco archeologico pompei)
“Alla Villa dei Misteri gli scavi sono partiti nel 1909-’10 da parte di un privato, lo svizzero Aurelio Item, che aveva comprato il terreno dalla proprietaria di una casa adiacente l’area”, ricorda Zuchtriegel. “Sono quelli gli ultimi anni in cui lo scavo da parte di un privato era possibile. In questi scavi vengono portati alla luce essenzialmente il grande salone dei Misteri e poco altro. Dopo quasi vent’anni – continua – Amedeo Maiuri riprende lo scavo per portare alla luce tutto il complesso”. In archivio del parco archeologico c’è una testimonianza straordinaria, parte di un faldone dove c’è scritto sopra “Richiesta di contributo al Banco di Napoli – Pompei Villa de Misteri”. La lettera del 7 febbraio 1929, secondo Zuchtriegel, dimostra che Maiuri si adopera subito in una grande operazione esemplare. “L’onorevole vice presidente dell’Economia – scrive Maiuri – si è compiaciuto di far presente all’eccellenza vostra (quindi al presidente direttore generale del Banco di Napoli) tra i molti gravi e urgenti bisogni del patrimonio archeologico della Campania quello che riveste in questo momento carattere di più particolare urgenza e interesse archeologico e turistico, e cioè il compimento e la sistemazione della nota e celebrata Villa dei Misteri in Pompei. Scoperta solo in minima parte verso il 1910, divulgatene in tutto il mondo la bellezza dei grandiosi affreschi di carattere dionisiaco, la villa restò per altro in massima parte sepolta e gli affreschi minacciati dalle infiltrazioni di terre incombenti da ogni lato e da possibili frane (“Sono quasi le stesse motivazioni – sottolinea Zuchtriegel – che oggi ci portano a intervenire in situazioni come la insula 10: fronte di scavo, assetto idrogeologico).

Villa dei Misteri a Pompei: una fase degli scavi diretti da Amedeo Maiuri tra il 1929 e il 1930 (foto archivio parco archeologico pompei)
Solo nello scorso anno – continua la lettera – fu possibile alla mia soprintendenza ottenere dal superiore ministero un primo fondo per attuare rapidamente un programma di scavo e di sistemazione integrale di questa che è tra le più preziose ville romane della Campania. Ma essendo stato per imprescindibili necessità di bilancio decurtato il fondo richiesto, i lavori già iniziati scavo e restauro dovranno tra pochi giorni necessariamente interrompersi con grave nocumento delle pitture e delle strutture murarie in parte già emergenti dal terreno in parte ancora sepolte. Trattandosi di un monumento pompeiano verso il quale per il singolarissimo interesse per le pitture è rivolta l’attenzione di tutto il mondo – insiste Maiuri – ho pensato di non vanamente rivolgermi all’eccellenza vostra che con così alta visione degli interessi economici, morali e culturali di questa città ne regge il massimo istituto bancario. Dal preventivo delle opere da eseguire per lo scavo e la sistemazione del monumento si prevede il fabbisogno di almeno 50mila lire. E con tanto il lavoro potrebbe essere metodicamente concluso prima dell’estate. Nel rimettermi a quanto l’eccellenza vostra vorrà fare per uno dei più insigni monumenti dell’arte antica, voglia gradire l’espressione del mio profondo ossequio”. Praticamente – riprende Zuchtriegel – noi abbiamo qui in questa lettera il primo esempio di Art Bonus ante litteram. Questo è un documento straordinario perché racconta la visione ampia che è esattamente la stessa che noi oggi insegniamo agli studenti di Beni culturali. Cioè quando lui parla di valori economici, la sostenibilità, morali – noi oggi diremmo etici -, culturali e scientifici, e lo mette tutto insieme per chiedere un contributo considerando l’importanza di questo monumento è esattamente la stessa cosa che noi facciamo oggi”.

2022: veduta zenitale dell’area pertinente la villa dei Misteri a Pompei. In alto, a destra, una casa privata; in basso, il ristorante “Bacco e Arianna” (foto parco archeologico pompei)
Maiuri completa lo scavo, quasi. Perché “ci rimane una parte”, come dice sempre lo stesso Maiuri: ed è quella che rimane tra l’area scavata e lo spazio che arriva fino alla casa accanto alla Villa dei Misteri. Poi la casa passa in altre mani, la casa viene ampliata abusivamente, e dunque la situazione si è fossilizzata/stabilizzata nel tempo, come rilevato nel 2022, come accertato dalle immagini da drone con il quale da anni ogni mese viene monitorato tutto il sito, e dal quale è stato individuato anche il ristorante “Bacco e Arianna”, totalmente abusivo, che si inserisce materialmente nel sito archeologico. Per decenni, quindi, il valore inestimabile della villa dei Misteri, situata fuori le mura dell’antica Pompei e famosa per i suoi affreschi a tema dionisiaco, è stato compromesso da costruzioni abusive: al di sopra della villa antica troneggiava una villetta costruita intorno a un antico rudere, mentre a fianco sorgeva il ristorante “Bacco e Arianna”, che si inseriva materialmente nel perimetro dell’area archeologica occupando un pezzo di terra nelle immediate vicinanze della dimora antica.

Veduta aerea del 2023 dell’area di competenza della Villa dei Misteri: in basso, si vede che è già stato abbattuto il ristorante “Bacco e Arianna” (foto parco archeologico pompei)

La nuova illuminazione adottata nella Villa dei Misteri a Pompei (foto parco archeologico pompei)
La situazione è cambiata profondamente nel 2023, quando, in virtù di un ulteriore protocollo d’intesa tra Procura e Parco che mira a contrastare l’abusivismo edilizio nella buffer zone intorno al sito UNESCO, sono stati abbattuti i due edifici (la casa privata e il ristorante Bacco e Arianna) per iniziare un’attività di ripristino della legalità e della pubblica fruizione. Contemporaneamente, si concludeva il lotto 1 di un intervento di restauro della villa che prevedeva l’illuminazione degli affreschi e il montaggio di tegole fotovoltaiche per produrre energie elettrica senza creare impatto visivo. “La Procura si è fatta promotrice del progetto e dell’iniziativa”, spiega Zuchtriegel, “ma non avendo un proprio bilancio ha fatto leva sul bilancio del parco, e quindi si fa una collaborazione che prevede che poi l’autorità preposta per la tutela – in questo caso il Parco – diventi il proprietario dell’area di sedime. Con questa operazione non solo abbiamo migliorato/ripristinato il decoro di un sito Unesco ma siamo anche divenuti proprietari di un’area che adesso finalmente può chiudere questa ferita”.

Foto aerea 18/2/2024: evidenziata la planimetria della Villa dei Misteri con le evidenze archeologiche riscontrate nell’area adiacente dove c’era la casa abusiva (foto parco archeologico pompei)
“Poco dopo anche l’abbattimento della casa soprastante”, fa sapere Zuchtriegel, “già in fase di esplorazione da parte dei carabinieri di Pompei e della Procura si era notato la presenza di scavi che partono dalle cantine. Perciò il progetto fin dall’inizio ha previsto una piccola indagine stratigrafica. Questo piccolo saggio ha portato a dei risultati notevoli seppur non spettacolari – certo non ci si deve aspettare un altro ciclo della Villa dei Misteri -, ma abbiamo dei dati molto promettenti. Ciò significa che nei prossimi anni dovremo investire in quest’ara per rendere accessibile e prima indagare, capire l’estensione delle attività clandestine, e poi per valorizzare anche scientificamente per il pubblico questo sito”.

Lo scavo dell’area prima occupata dalla casa abusiva dietro la Villa dei Misteri a Pompei (foto parco archeologico pompei)
A Nord della villa corre una piccola strada campestre, da identificare con la c.d. via superior, una ramificazione della via per Ercolano. Sull’altro lato della strada, al di sotto dell’area di sedime della casa abusiva, sono stati intercettati resti di un ulteriore complesso, di cui finora si conoscono due muri e un criptoportico. In tutta l’area è stata documentata la presenza di attività di scavo clandestino, sulle quali la Procura sta indagando. “Abbiamo tracce di un altro edificio a monte della Villa dei Misteri di cui finora conosciamo solo questo muro”, precisa Zuchtriegel, “nel quale c’era una breccia che ha consentito l’esplorazione di quello che c’è dietro che sembrerebbe un criptoportico, quindi un ambiente semi-interrato che esattamente come nel caso della Villa dei Misteri doveva correre – è ancora un’ipotesi – lungo il perimetro di un altro complesso che ancora non conosciamo”.

Un cunicolo scoperto dai carabinieri giunge fino al muro perimetrale della Villa dei Misteri a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Nell’altra parte dello stesso scavo sono state trovate tracce di cunicoli, di gallerie scavate dai sotterranei della casa. “Sempre in collaborazione con la Procura e i carabinieri stiano cercando di capire con metodi archeologici come si datano questi interventi. Abbiamo trovato – ad esempio – una busta di plastica, una maglietta… cioè cose che non sono normalmente oggetto di studi archeologici, però in questo caso ci aiutano a capire a quanto tempo fa risalgono queste attività che sono estremamente dannose. E un cunicolo arriva al muro perimetrale della Villa dei Misteri, dell’ultima parte non scavata. Quindi adesso riusciamo a vedere quella piccola parte che Maiuri non è riuscito a scavare. È solo l’inizio. Ora dobbiamo continuare le ricerche. Quindi un’occasione straordinaria ancora di gettare luce finalmente su queta parte inesplorata, portare a termine quello che aveva iniziato Maiuri, e al tempo stesso capire esattamente i danni che sono stati arrecati al patrimonio da questi scavi clandestini”.
Giornata speciale per Pompei: alla Palestra Grande apre la mostra “L’altra Pompei. Vite comuni all’ombra del Vesuvio”, con 300 reperti che raccontano la storia degli “ultimi”. E all’Auditorium la conferenza “Civita Giuliana: dall’indagine della Procura alla mostra L’Altra Pompei”, con il direttore Zuchtriegel e il procuratore Fragliasso, ultimo incontro dell’anno dell’associazione internazionale “Amici di Pompei”

Una suggestiva immagine della sezione Spiritualità e Morte della mostra “L’altra Pompei” nella Palestra Grande degli scavi (foto parco archeologico pompei)
Giornata speciale per Pompei quella di domani 15 dicembre 2023. Viene presentata ufficialmente e, dalle 14.30, sarà aperta al pubblico la mostra “L’altra Pompei. Vite comuni all’ombra del Vesuvio” alla Palestra Grande degli scavi, dove sarà visitabile per un anno, fino al 15 dicembre 2024. E alle 17, all’Auditorium, sempre degli scavi, appuntamento con l’ultima conferenza dell’anno promossa dall’associazione internazionale “Amici di Pompei”, dal tema strettamente connesso alla mostra: “Civita Giuliana: dall’indagine della Procura alla mostra l’Altra Pompei” con Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del parco archeologico di Pompei, e Nunzio Fragliasso, procuratore della Repubblica di Torre Annunziata. Cui seguiranno gli auguri di fine anno da parte del presidente dell’associazione, Antonio Varone. L’ingresso alla conferenza è libero, ma se qualcuno – impossibilitato a partecipare – avesse piacere di seguirla, potrà guardare il video della conferenza che verrà pubblicato poi sul sito https://www.amicidipompei.com/.

Locandina della mostra “L’altra Pompei. Vite comuni all’ombra del Vesuvio” alla Palestra grande degli scavi dal 15 dicembre 2023 al 15 dicembre 2024
LA MOSTRA. La vita quotidiana della popolazione comune, composta da schiavi, liberti, artigiani e lavoratori di varia categoria, quella Pompei spesso silenziosa nelle fonti antiche, è in primo piano nella mostra “L’altra Pompei. Vite comuni all’ombra del Vesuvio” in programma dal 15 dicembre 2023 alla Palestra grande degli scavi. Attraverso sette sezioni, circa trecento reperti e tre installazioni multimediali, il percorso espositivo consente di seguire idealmente il corso dell’esistenza di coloro che appartenevano a questa popolazione, dalla nascita fino alla morte indagandone le attività quotidiane, l’alimentazione, i rapporti personali, i costumi e gli svaghi, ma anche il rapporto con il mondo esterno e con la fede religiosa e l’aldilà. La mostra – sponsorizzata da American Express Italia – sarà inaugurata e presentata dal direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel.
LA CONFERENZA. Per l’ultimo incontro dell’anno, l’associazione internazionale “Amici di Pompei ETS”, ospita la conferenza “Civita Giuliana: dall’indagine della Procura alla mostra L’Altra Pompei”. A raccontare delle ultime scoperte dell’area extraurbana dell’antica città saranno il direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel insieme al procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso. La campagna di scavo della villa di Civita Giuliana, sita in un’area a circa 700 metri a Nord-Ovest delle mura dell’antica città sotterrata dalla furia del Vesuvio del 79 d.C., nasce dalla sinergia, necessaria per fermare scavi clandestini e tutelare il patrimonio archeologico nazionale, tra il Parco Archeologico e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata.

Coppe e stoviglie in ceramica trovate in situ in un ambiente dei quartieri servili del grande complesso di Civita Giuliana (Pompei) (foto parco archeologico di pompei)
Lo scavo, di particolare interesse, ha portato alla luce diverse meraviglie, tra cui non solo il ricco carro nuziale, ora esposto nell’Antiquarium di Boscoreale, ma anche letti, mobilia, e oggetti che raccontano le condizioni di vita dei più umili, come è emerso dalla stanza degli schiavi. Tali scoperte sono tra le protagoniste della mostra “L’Altra Pompei. Vite comuni all’ombra del Vesuvio” curata dal direttore Gabriel Zuchtriegel e dal funzionario archeologo Silvia Martina Bertesago, che ha come obiettivo dare voce alle storie degli ultimi dell’antica città. “Siamo molto contenti”, afferma il presidente Antonio Varone, “che nell’evento di dicembre dell’Associazione, in cui faremo anche gli auguri per il nuovo anno, abbiamo l’occasione di ospitare un incontro sulle ultime scoperte di Civita Giuliana. La possibilità di ascoltare direttamente dal direttore Zuchtriegel e dal procuratore Fragliasso la storia di questo scavo. proprio nello stesso giorno dell’inaugurazione della mostra L’altra Pompei, dà forza alla mission dell’associazione come strumento per la divulgazione della conoscenza dell’antica realtà pompeiana”.
Napoli. A Palazzo Reale firmato il protocollo d’intesa tra la Procura di Torre Annunziata e la soprintendenza ABAP dell’area metropolitana di Napoli per la salvaguardia dell’eccezionale patrimonio culturale, artistico e archeologico, e il contrasto alle attività criminali nell’area di Torre Annunziata. Il comandante del nucleo TPC ha consegnato al soprintendente reperti sequestrati in zona
Protocollo d’Intesa per la tutela del patrimonio archeologico e paesaggistico nell’area di Torre Annunziata: la firma il 6 dicembre 2023 al Palazzo Reale di Napoli negli uffici della soprintendenza Archeologica Belle arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Napoli, tra la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, rappresentata dal procuratore della Repubblica Nunzio Fragliasso e la Soprintendenza rappresentata dal soprintendente Mariano Nuzzo. Il Protocollo nasce in risposta alle esigenze di tutela, sicurezza e conservazione dei beni culturali, come sancito dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. L’obiettivo principale è la salvaguardia dell’eccezionale patrimonio culturale, artistico ed archeologico del circondario del Tribunale di Torre Annunziata e il contrasto alle attività criminali nell’area dei comuni della provincia di Napoli ubicati nel suddetto circondario che mettono in pericolo il predetto patrimonio.

La firma del protocollo d’intesa per la tutela del patrimonio archeologico e paesaggistico nell’area vesuviana tra la soprintendenza (Mariano Nuzzo) e la Procura di Torre Annunziata (Nunzio Fragliasso) (foto sabap-met-na)
Considerata l’unicità storica, archeologica e paesaggistica dell’area di rispettiva competenza, la Procura e la Soprintendenza intendono promuovere una collaborazione istituzionale per monitorare e contrastare più efficacemente il fenomeno criminale del saccheggio dei siti archeologici. Il Protocollo, della durata di due anni, ma rinnovabile, stabilisce gli obiettivi comuni e gli impegni reciproci delle due Istituzioni. Tra le principali disposizioni, si prevede l’attivazione di un canale diretto di scambio di informazioni e di atti nonché la cooperazione sinergica nelle attività di tutela. La Procura si impegnerà infatti, a trasmettere tempestivamente alla Soprintendenza le notizie in proprio possesso sulla presenza di attività di scavo clandestino (e viceversa) e si attiverà per la sensibilizzazione delle Forze dell’ordine al fine della vigilanza sui siti di interesse archeologico, mentre la Soprintendenza fornirà il proprio qualificato supporto tecnico-scientifico alle attività investigative, garantendo il rispetto degli standard internazionali nelle ricerche archeologiche. In caso di reperti rinvenuti, la Procura potrà disporne il sequestro, affidandoli in custodia giudiziaria alla Soprintendenza.

Accodo per la tutela del patrimonio archeologico e paesaggistico nell’area vesuviana tra la soprintendenza (Mariano Nuzzo) e la Procura di Torre Annunziata (Nunzio Fragliasso) (foto sabap-met-na)ccordo
Il Protocollo prevede anche la mappatura e il censimento dei siti archeologici oggetto di scavi clandestini. In questo contesto sono stati già individuati alcuni siti su cui intervenire nelle aree di Boscoreale e Boscotrecase e la Soprintendenza si impegnerà a fornire una carta archeologica aggiornata del territorio di competenza alla Procura per un monitoraggio costante. Inoltre, entrambe le istituzioni si impegnano a promuovere iniziative per diffondere la cultura della legalità e la valorizzazione e il rispetto dell’immenso patrimonio artistico culturale presente nel territorio circostante. Il Protocollo sarà reso pubblico sui siti web istituzionali della Procura e della Soprintendenza.

Oggetti in avorio sequestrati dai carabinieri del nucleo Tutela patrimonio culturale (TPC) di Napoli (foto sabap-met-na)
Al termine dell’incontro, il comandante del Nucleo TPC di Napoli cap. Massimiliano Croce alla presenza del procuratore Fragliasso, ha restituito al Soprintendente nuovi reperti oggetto di sequestro nell’area di Torre Annunziata, che verranno esposti al pubblico nei locali della Soprintendenza dell’Area Metropolitana al Palazzo Reale di Napoli. “È un’attività anche questa coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata – spiega il comandante Croce -. L’abbiamo svolta in collaborazione con la soprintendenza per l’area metropolitana di Napoli. E questo è il frutto di quanto ci siamo detti riguardo agli scavi clandestini. Quindi c’è un mercato clandestino di questi beni che vanno ad alimentare attività criminose che vedono appunto bande di tombaroli ma anche di ricettatori sia nazionali che internazionali che poi mettono a segno queste vere e proprie devastazioni di siti, di necropoli. Parliamo in questo caso ovviamente di tombe a camera, di contesti chiusi molto importanti dal punto di vista scientifico che di volta in volta vengono devastati, per cui se ne perdono i dati scientifici. Oggi restituiamo questi beni alla soprintendenza in modo che possano essere conservati e valorizzati anche se hanno perso la loro storia, la loro funzione scientifica. Possiamo vedere, in questo caso, anche dei beni in avorio, anche questi sottoposti a sequestro in quanto vietati dalla normativa Cites. Parliamo di zanne in avorio autentico, quindi riconducibili ad animali, a elefanti asiatici in particolare, sui quali sono state poi realizzate queste forme artistiche quindi del tutto vietate, e quindi sottoposte a sequestro”.

Lunedì 16 dicembre 2024, alle 10.30, la sala “Giovanni Carbonara” della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli a Palazzo Reale ospiterà la cerimonia di conferimento della carica di Ispettore Onorario a 11 personalità che si sono distinte per il loro impegno e contributo alla tutela e salvaguardia del patrimonio culturale e paesaggistico dell’area metropolitana di Napoli. – La cerimonia si apre con i saluti istituzionali di Mariano Nuzzo, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli; Michele Di Bari, prefetto di Napoli; Nunzio Fragliasso, procuratore capo presso il Tribunale di Torre Annunziata; Andrea Giacchetti, dirigente del Servizio I della direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio del ministero della Cultura. Seguirà la cerimonia per il conferimento del titolo di ‘Ispettore Onorario’ alla presenza dei responsabili di Area della Sabap Na-Met: Carmine Ardolino, Serena Borea, Brunella Como, Luca Di Franco, Valeria Fusco, Marianna Merolle e Maria Luisa Tardugno, a: Livio De Luca, musicista, scrittore, compositore e docente del Conservatorio, per il settore organi storici; Sandro Bucalo, maresciallo dell’Arma dei Carabinieri, nucleo subacqueo di Napoli, per il settore patrimonio archeologico sommerso; Pasquale D’Onofrio, vicario generale della Diocesi di Nola, per il settore patrimonio archeologico; Enrico Caiazzo, maresciallo dell’Arma dei Carabinieri, nucleo Tutela, per il settore patrimonio archeologico, storico, artistico e paesaggistico; Emmanuele Coppola, professore, giornalista e storico locale per il settore patrimonio archeologico; Salvatore Sorrentino, sottoufficiale dell’Arma dei Carabinieri e collaboratore della Procura di Torre Annunziata, per il settore tutela e conservazione dei monumenti; Giuseppe Pignatelli Spinazzola, professore di Storia dell’architettura dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli” per il settore architettura e paesaggio; Walter Omaggio Ferdinando, tenore, attore e musicista, per il settore tutela del patrimonio artistico ed etnoantropologico; Antonia Solpietro, direttore dell’Ufficio Beni culturali della Diocesi di Nola, per il settore architettonico, storico, artistico; Raffaella Forgione, architetto specializzato in restauro della Segreteria tecnica del Grande Progetto Pompei, per il settore patrimonio e tutela dei beni culturali e paesaggistici; Pasquale Bilancio, maresciallo comandante dell’arma dei Carabinieri di Pozzuoli, per il settore patrimonio artistico; Antonio Tosini, oplologo e docente di restauro dei materiali e dei manufatti in metallo e leghe, per il settore tutela del patrimonio storico e artistico.
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