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Napoli. Al via il restauro del Mosaico della Battaglia di Isso, capolavoro simbolo, universalmente noto, dei tesori del Mann. Entro luglio 2021, sarà ultimato il cantiere aperto al pubblico. Il direttore Giulierini: “Scriviamo una pagina importante per la storia del Museo e la conservazione dei beni culturali”

Il grande mosaico della battaglia di Isso tra Alessandro Magno e Dario III dalla Casa del Fauno di Pompei, simbolo del Mann (foto Pedicini Fotografi)

Due mesi per un intervento sulle tessere musive, una pausa, e due mesi per consolidare il supporto retrostante il “Gran Musaico”: a fine mese (gennaio 2021), partirà la campagna di restauro del Mosaico della Battaglia di Isso, capolavoro che rappresenta un simbolo, universalmente noto, dei tesori custoditi dal museo Archeologico nazionale di Napoli. Il restauro, che sarà concluso a luglio, è realizzato con la supervisione dell’Istituto Centrale per il Restauro (ICR); le attività diagnostiche sono promosse in rete con l’università del Molise (UNIMOL) ed il Center for Research on Archaeometry and Conservation Science (CRACS). “Con l’avvio, nel 2021, del restauro del Mosaico di Alessandro, scriviamo insieme una pagina importante nella storia del museo Archeologico nazionale di Napoli e quindi della conservazione dei beni culturali”, interviene Paolo Giulierini, direttore del Mann. “Sarà un restauro grandioso,  che si compirà sotto gli occhi del mondo. Un viaggio entusiasmante lungo sette mesi ci attende: dopo il minuzioso lavoro preparatorio, studiosi ed esperti  si prenderanno cura con le tecniche più avanzate  del nostro iconico capolavoro pompeiano, raffigurante la celebre battaglia di Isso. La tecnologia e le piattaforme digitali ci consentiranno di seguire le  delicatissime operazioni, passo dopo passo, in una sorta di ‘cantiere trasparente’, come mai accaduto prima.  Per realizzare  una  operazione così  ambiziosa e complessa è stata attivata dal Mann una rete di collaborazioni scientifiche e di partnership  di grande prestigio”.

Stampa dell’epoca del Real Museo Borbonico (foto Mann)

Lo stato dell’arte: guardando indietro nel tempo, le ragioni del restauro. Milioni di tessere e una superficie di eccezionale estensione (5,82 x 3,13 m): nella casa del Fauno di Pompei, il mosaico, che decorava il grande pavimento dell’esedra, era al centro di una ricca “architettura” iconografica. Agli occhi degli scopritori, nel 1831, il capolavoro non soltanto si rivelò nell’unicità e nelle dimensioni della scena rappresentata, ma anche nello stato sostanzialmente buono di conservazione: le ampie lacune riscontrate riguardavano, infatti, la sezione sinistra dell’opera, senza “intaccare” il fulcro della raffigurazione. Fu travagliata, in ogni caso, la decisione di distaccare il mosaico, per trasportarlo nel Real Museo Borbonico: dopo circa 12 anni di accesi dibattiti, una commissione espresse parere favorevole e l’opera, il 16 novembre 1844, fu messa in cassa e condotta lentamente da Pompei a Napoli, su un carro trainato da sedici buoi. Durante il tragitto, all’altezza di Torre del Greco, un incidente minacciò l’integrità del mosaico: l’opera fu sbalzata a terra e, soltanto nel gennaio del 1845, venne aperta la cassa per verificare l’integrità del capolavoro che, fortunatamente, non aveva subito danni. La prima collocazione della Battaglia di Isso fu, dunque, il pavimento della sala CXL, secondo il progetto iniziale di Pietro Bianchi; fu Vittorio Spinazzola, nel 1916, a definirne la nuova sistemazione a parete nelle riallestite sale dei mosaici. Da allora, in oltre un secolo, il “Mosaico dei record” ha catturato, con la sua bellezza magnetica, l’attenzione dei visitatori di tutto il mondo: dietro il fascino di un’opera senza tempo, si sviluppa il lavoro di scienziati ed esperti per garantire manutenzione e conservazione del nostro capolavoro.

Attività di diagnostica sul mosaico di Alessandro al Mann (foto Pedicini Fotografi)
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Attività di diagnostica sul mosaico di Alessandro al Mann (foto Pedicini Fotografi)

L’attività di restauro del mosaico è ontologicamente complessa: conservazione, collocazione, peso (verosimilmente sette tonnellate) e rilevanza storico-artistica del manufatto enfatizzano la necessità di un progetto esecutivo puntuale e delicatissimo. Il mosaico di Alessandro presenta, infatti, diverse criticità conservative, consistenti sostanzialmente in distacchi di tessere, lesioni superficiali, rigonfiamenti ed abbassamenti della superficie. In particolare, la zona centrale destra è affetta da una visibile depressione; rigonfiamenti puntuali sono presenti lungo il perimetro del mosaico, probabilmente dovuti a fenomeni di ossidazione degli elementi metallici dell’intelaiatura lignea posta in opera durante il trasferimento del 1916. Sono presenti, inoltre, microfratture ad andamento verticale e orizzontale, nonché una lesione diagonale, già oggetto di velinatura nel corso di precedenti restauri. Negli ultimi venti anni, la necessità di un restauro complessivo si è resa chiara grazie anche alle indagini diagnostiche eseguite: alle ragioni conservative si sono associate le esigenze di una migliore lettura organica dell’opera. Due i momenti significativi nell’iter diagnostico effettuato: nel 2015, con il contributo di IPERION CH.it e del CNR-ISTI di Pisa, si è documentato lo stato di fatto dell’opera, in relazione ai materiali costitutivi, distinguendoli da quelli riconducibili ai restauri effettuati in epoca antica e moderna. Nel 2018, con la partecipazione dell’università del Molise e del CNR, è stato eseguito il rilievo di dettaglio del mosaico, mediante fotogrammetria ad alta risoluzione: al modello tridimensionale dell’opera si è aggiunta l’indagine tramite georadar per verificare le condizioni del supporto. Tali operazioni hanno consentito anche di mettere in evidenza fratture e fessurazioni non visibili ad occhio nudo, così come anomalie negli strati costitutivi il supporto (vedi: Il restauro del monumentale mosaico di Alessandro a Restaura di Ferrara: un milione di tessere, scoperto nella casa del Fauno a Pompei. Il museo Archeologico di Napoli presenta il settore restauro, fiore all’occhiello del Mann | archeologiavocidalpassato).

Attività di diagnostica sul mosaico di Alessandro al Mann (foto Pedicini Fotografi)

Il progetto: metodologia e fasi esecutive. Un percorso in fieri, tra diagnostica, tecnologia e restauro. Alla luce degli studi realizzati, sembra probabile che i fenomeni di deterioramento siano dovuti essenzialmente all’ossidazione dei supporti in ferro del mosaico ed al degrado delle malte: a questi fattori può attribuirsi l’accentuata depressione che interessa la parte centrale/destra del pannello musivo. Tale stato di fatto è certamente aggravato dal peso del mosaico e dalla posizione verticale, entrambe cause cui può essere ricondotto lo scorrimento verso il basso dello strato più superficiale di malta e tessere. Per avere un quadro esaustivo sulle effettive condizioni dell’opera, è stata prevista una nuova campagna di indagini diagnostiche, effettuate dall’università del Molise e dal CRACS (Center for Research on Archaeometry and Conservation Science); le indagini interesseranno anche la fase esecutiva del restauro. Un’attenzione particolare riguarderà, inoltre, le condizioni microclimatiche ed ambientali, non soltanto per comprenderne l’eventuale incidenza nel processo di degrado del mosaico, ma soprattutto per individuare le migliori condizioni espositive future, in termini di illuminazione e parametri termoigrometrici. Il progetto di restauro, connotato dal principio del minimo intervento e finalizzato alla conservazione dell’integrità materiale dell’opera nello stato in cui si trova, si articolerà in due fasi diverse: tra i due momenti, sarà effettuata la movimentazione del mosaico. La movimentazione si rende necessaria per esplorare la parte retrostante la battaglia di Isso, verificare lo stato del supporto e definire compiutamente gli interventi conservativi complessivi da realizzare.

Attività di diagnostica sul mosaico di Alessandro al Mann (foto Pedicini Fotografi)

PRIMA FASE (gennaio- febbraio 2021): l’intervento ipotizzato, da eseguirsi in situ mediante l’allestimento di un cantiere visibile, è finalizzato alla messa in sicurezza della superficie musiva prima della movimentazione dell’opera. In questa fase, il mosaico sarà oggetto di: accurata ispezione visiva e tattile di tutta la superficie, preliminare alla successive lavorazioni; pre-consolidamento delle tessere e degli strati di malta distaccati; pulitura; velinatura con idonei bendaggi di sostegno su tutta la superficie attualmente visibile. In un momento immediatamente successivo, previa apposizione di un tavolato ligneo di protezione, nonché di un’idonea intelaiatura metallica di sostegno, il mosaico sarà rimosso dall’attuale collocazione, mediante un sistema meccanico di movimentazione appositamente progettato. L’indagine diretta sarà accompagnata da ulteriori analisi strumentali, grazie alle quali si definiranno gli interventi di restauro ipotizzati nella prima fase della progettazione, stabilendo le azioni da eseguire sul supporto per garantire la conservazione del manufatto. 

Attività di diagnostica sul mosaico di Alessandro al Mann (foto Pedicini Fotografi)

SECONDA FASE (aprile- luglio 2021): la seconda ed ultima fase esecutiva del restauro, quindi, interesserà, innanzitutto, il supporto del mosaico: le lavorazioni saranno eseguite, dunque, sulla superficie retrostante dell’opera. Per tutelare le tessere musive, che, in tale frangente, non saranno visibili perché coperte dal tavolato ligneo di protezione, un significativo contributo tecnologico sarà fornito dalla TIM: la realizzazione di appositi smart glasses, indossati direttamente dai restauratori, consentirà di monitorare costantemente la corrispondenza tra la zona di intervento e la relativa superficie non visibile. Le strumentazioni permetteranno, con una metodologia assimilabile a quella utilizzata in chirurgia: 1) la proiezione in scala 1:1 della parte frontale del mosaico su una apposita superficie, che potrebbe essere una parete o un telo appositamente collocato in loco. La proiezione sarà non soltanto uno strumento di lavoro per i restauratori, ma renderà fruibile dal pubblico quanto accade nel cantiere; 2) l’associazione alla proiezione di una serie di parametri geofisici desunti dalle indagini: questi parametri potranno essere interrogati dagli operatori in tempo reale, analizzando tutti i dati inerenti al manufatto nel suo complesso (supporto e superficie). Terminato l’intervento sul supporto, si prevede la rimozione dei bendaggi posti durante la fase iniziale d’intervento ed il completamento del restauro con operazioni di pulitura, ulteriori ed eventuali consolidamenti, trattamento protettivo finale. Il progetto di restauro, così, diverrà un’occasione per valorizzare, anche nella percezione dei visitatori, non solo il complesso percorso di ricerca, ma anche la metodologia adottata: in questa esperienza, la dimensione progressiva, puntuale ed attenta delle diverse fasi di lavoro, sarà una componente essenziale per sottolineare l’interconnessione di contributi e professionalità, alla base di un evento di rilevanza internazionale. 

Il restauro del monumentale mosaico di Alessandro a Restaura di Ferrara: un milione di tessere, scoperto nella casa del Fauno a Pompei. Il museo Archeologico di Napoli presenta il settore restauro, fiore all’occhiello del Mann

Il monumentale mosaico con la battaglia di Isso tra Alessandro Magno e Dario III, trovato nella casa del Fauno nel 1831 a Pompei

Lo straordinario e monumentale Mosaico di Alessandro, uno degli emblemi del museo Archeologico nazionale di Napoli, universalmente noto, rinvenuto nel 1831 nella Casa del Fauno di Pompei e trasferito nel 1843, dopo anni di acceso dibattito, al Real Museo Borbonico sarà il protagonista a Ferrara mercoledì 22 marzo 2017 del primo giorno di “Restaura”,  il Salone dell’economia, della conservazione, delle tecnologie e della valorizzazione dei beni culturali e ambientali (22-24 marzo 2017), giunto alla XXIV edizione. Tanto si era consapevoli dell’unicità di questo mosaico che all’epoca re Ferdinando II si preoccupò di raccomandare a Pietro Bianchi – architetto della Real Casa incaricato della direzione degli scavi di Pompei, Ercolano e Paestum – “di badar bene a quello che si facea, perché questo monumento non era nostro, ma dell’Europa, ed alla intera Europa doveasi dar conto delle nostre operazioni”. Di questo capolavoro dell’arte musiva (5,82 x 3,13 m) composto da circa un milione di tessere e realizzato con un finissimo opus vermiculatum sono state ora ricostruite – grazie a un’inedita e puntuale documentazione su lastre fotografiche, datate 1916 e 1917 – le complesse vicende e gli aspetti tecnici della successiva movimentazione, avvenuta in quegli anni, con lo spostamento del  grande mosaico pompeiano dal pianoterra del museo all’ammezzato occidentale, nella sala dei mosaici dove si trova tuttora. Un’operazione delicatissima, ricostruita e raccontata a Ferrara per la prima volta il  22 marzo alle 12.30 nella Sala A, tra i pad. 3 e 4.

ll laboratorio di Conservazione e restauro del museo Archeologico nazionale di Napoli

È la prima volta che il MANN partecipa a “Restaura”. Lo ha deciso il direttore Paolo Giulierini, che ha inteso richiamare la giusta attenzione su uno dei tanti settori di competenza e di attività del Museo napoletano che costituiscono un fiore all’occhiello per dimensione, specializzazione e riconoscibilità nazionale e internazionale, e che il prossimo maggio si arricchirà – nei progetti di ampliamento e di rinnovamento del MANN, con la nuova direzione – di ulteriori 4 nuovi laboratori attrezzati. Il Mann di Napoli infatti, oltre all’enorme patrimonio culturale che custodisce –  tra i più importanti musei archeologici al mondo con i suoi 250mila oggetti che comprendono le collezioni Borboniche da Pompei, Ercolano e Paestum e le raccolte Farnesi – rappresenta un’Istituzione di riferimento anche nel campo documentario e in quello del restauro. In particolare quest’ultimo costituisce un vero e proprio dipartimento con 22 operatori (5 funzionari restauratori; 12 assistenti tecnici; 4 operatori tecnici; 1 assistente tecnico fotografo), distribuiti in cinque Sezioni (Materiali Lapidei e Copie; Dipinti Murali e Mosaici; Ceramica, Vetri, Ossi, Avori; Metalli; Allestimenti),  prevedendo interventi nei cantieri di scavo – ad esempio il cantiere delle navi romane della Stazione Metro di piazza Municipio a Napoli – o anche su materiali archeologici che ad esso affluiscono, su richiesta delle soprintendenze territoriali, per interventi specializzati. Tantissime sono anche le collaborazioni promosse dall’Ufficio di Restauro del Mann per gli stage formativi degli studenti (Corso di laurea magistrale in Conservazione e restauro dell’università Suor Orsola Benincasa, dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, del Centro di restauro Venaria Reale di Torino, del Cesma del Piemonte e di Scuole di Restauro italiane e straniere), così come le collaborazioni con università e istituti di ricerca italiani e stranieri per progetti di diagnostica per la conservazione e per il restauro. Non è un caso che Giulierini abbia voluto inserire anche il tema del restauro nel Memorandum di Collaborazione quadriennale siglato pochi mesi fa con il museo statale Ermitage di San Pietroburgo e che nel contempo abbia rinnovato l’accordo di collaborazione con il J. Paul Getty  Museum di Los Angeles per la realizzazione di progetti di prestiti di lunga durata finalizzati al restauro – congiuntamente seguito dai due musei – su opere di grande rilevanza.

I restauratori del Mann mentre curano il grande mosaico di Alessandro

Appuntamento dunque mercoledì 22 marzo a Ferrara con la conferenza “Il Mosaico di Alessandro: da Pompei al Real Museo Borbonico e oltre, alla luce di nuovi documenti inediti”: il racconto e la ricostruzione, grazie a inedite lastre fotografiche datate 1916-1917 delle vicende e delle soluzioni tecniche utilizzate  nel primo decennio del Novecento, per la delicata movimentazione del mosaico -composto da oltre 1 milione di tessere – dal piano terra all’ammezzato del museo.  Introdurrà i lavori Paolo Giulierini, direttore del Mann. Seguirà l’intervento di Luigia Melillo, funzionario archeologo, responsabile dell’ufficio restauro e dell’ufficio relazioni internazionali del Mann. Ingresso libero.

Roma. I fori imperiali “vissuti” da protagonisti con la app “Imperial Fora”: viaggio nel tempo in 3D e in realtà aumentata passando dai grandi imperatori all’unità d’Italia

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Il foro di Traiano a Roma nella ricostruzione 3D della nuova app “Imperial Fora”

Il tuo i-pad come una straordinaria macchina del tempo per “vivere” in diretta lo sviluppo e la trasformazione di Roma dall’impero al medioevo all’unità d’Italia. E con la possibilità di scegliere il viaggio: comodamente seduti sul divano di casa o immersi nel cuore dei fori imperiali a Roma. È “Imperial Fora”, la nuova “app” per comprendere la storia e le trasformazioni dei Fori Imperiali di Roma, documentando l’area archeologica di Roma non solo durante il periodo romano, ma anche nel medioevo e e nell’epoca moderna. Al momento è disponibile per iPad al costo di 4,99 euro, ma presto lo sarà anche per gli iPhone e i dispositivi con Android e Windows. Si può leggere e ascoltare, in italiano e in inglese, la storia dei Fori imperiali, navigare all’interno di un modello 3D dell’area archeologica e accedere a contenuti, immagini e ricostruzioni immersive dei vari periodi storici. Un viaggio che può avvenire sul posto in realtà aumentata, grazie all’ausilio del Gps e dell’accelerometro, oppure navigando da casa, per chi intende arrivare a Roma ben preparato. È possibile confrontare in tempo reale i resti del Tempio di Augusto con l’assetto originale o con quello risultante alla fine del Medioevo. Intorno alla Colonna Traiana o all’Arco dei Pantani, fermi nella stessa posizione da più di venti secoli, si scoprono chiese e edifici che hanno accompagnato i monumenti imperiali per qualche secolo.

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L’app “Imperial Fora” disponibile al momento per i-pad

La navigazione può essere impostata in vari periodi storici: il 125 d.C., il 1450, il 1750 e il 1815. La scelta dellʼepoca permette di accedere a contenuti specifici. Dei cartelli ci indicano i luoghi di interesse, toccandoli ci ritroviamo a osservare gli scenari ricostruiti di quel periodo storico, riceviamo in audio le informazioni essenziali e possiamo guardare gallerie di immagini. Possiamo anche cambiare epoca e vedere lʼevoluzione di quel luogo nel tempo. Lungo il cammino delle sfere rotanti ci permetto di immergerci in ricostruzioni tridimensionali esplorabili (bolle o capsule del tempo). La conoscenza e lʼesperienza della città viene direttamente vissuta entrando virtualmente nella città di Roma in età romana, nel tardo medioevo, nel 1750 e nel 1815. Possiamo dunque esplorare i luoghi come in una macchina del tempo passando da unʼepoca allʼaltra. “L’applicazione Imperial Fora”, afferma Sergio Fontana, autore del progetto 3D Rome, “consente a tutti di apprezzare le trasformazioni di Roma, dall’antichità ai giorni nostri, in un punto nevralgico della città, l’area dei Fori Imperiali. Il visitatore virtuale si trova immerso in scenari sovrapponibili che seguono le tappe principali dello sviluppo della città. Si tratta di uno strumento realizzato con linguaggio divulgativo ma sulla base degli studi scientifici che hanno interessato l’area dei Fori imperiali”.

Con la app "Imperial Data" il viaggio nel tempo inizia dal foro di Traiano

Con la app “Imperial Data” il viaggio nel tempo inizia dal foro di Traiano

Si parte dunque dal 125 d.C., in piena Roma imperiale. Una data non casuale: all’epoca, imperatore Marco Aurelio che proprio in quell’anno inaugurò il suo futuro mausoleo (oggi castel Sant’Angelo), si può ammirare in tutto il suo splendore e monumentalità il Foro di Traiano realizzato una decina di anni prima. È lì che l’imperatore Marco Aurelio negli anni Settanta del II secolo fece arricchire il già prezioso foro del conquistatore della Dacia con le statue dei generali romani che si erano imposti contro le popolazioni germano-sarmatiche del nord Europa nelle cosiddette guerre sarmatiche.

Nel tardo Medioevo sull'area del foro di Traiano insisteva un intero quartiere

Nel tardo Medioevo sull’area del foro di Traiano insisteva un intero quartiere

Il secondo step è il 1450, nel primo Rinascimento: più di un millennio di “salto” che mostra come sia cambiata la fisionomia dell’area dei fori imperiali, con le piazze in parte occupate da nuovi palazzi e da chiese. E anche in questo caso la scelta dell’anno non è casuale. Sul soglio pontificio c’era Niccolò V il quale proprio in quell’anno avviò il cantiere per il rinnovamento della basilica costantiniana di San Pietro affidando la progettazione a Bernardo Rossellino, che però dovette fermarsi per la morte del papa. A lui, nei decenni successivi si sarebbero succeduti alla guida della grande opera Bramante, Michelangelo, Maderno e Bernini.

La Via Crucis al Colosseo fu istituita da papa Benedetto XIV per il giubileo del 1750

La Via Crucis al Colosseo fu istituita da papa Benedetto XIV per il giubileo del 1750

Un salto di altri secoli e si arriva al 1750, quando la Roma moderna si era completamente sovrapposta ai Fori. Il 1750 è un anno importante per il cuore antico della città eterna e per la cristianità. Era papa Benedetto XIV, il quale con la bolla “Peregrinantes”, promulgò per il 1750 il Giubileo, improntato ad un profondo clima spirituale. Il pontefice curò ogni singolo dettaglio dell’Anno Santo, stabilendo le principali iniziative spirituali (tra cui anche l’unità dei cristiani, organizzando le strutture ricettive (l’ospitale della Trinità accolse, su disposizione del papa, per tre giorni i pellegrini poveri) e accogliendo lui stesso i pellegrini che giungevano nella città eterna. Fu allora che il Colosseo venne consacrato alla passione di Cristo e alla memoria dei martiri. Il pontefice fece erigere 14 edicole con le stazioni tradizionali e fece piantare al centro una grande croce. Nasceva così quella che ancora oggi è la tradizionale processione del Venerdì Santo, con le quattordici stazioni disposte nello stesso ordine: la condanna a morte, il carico della croce, le tre cadute lungo la via, l’incontro con un gruppo di pie donne, quello col Cireneo, con Maria e con la Veronica, la spoliazione delle vesti, la Crocifissione, la morte, la deposizione dalla croce, la sepoltura.

Roma, scavi al foro di Traiano negli anni '90 del Novecento

Roma, scavi al foro di Traiano negli anni ’90 del Novecento

L’ultima fermata di questo speciale viaggio nel tempo è il 1815, anno del Congresso di Vienna, in seguito al quale si ripristina lo Stato della Chiesa. È in quel periodo che a Roma di vedono gli effetti delle demolizioni e degli scavi promossi dai francesi col primo recupero dei resti antichi. L’area del Forum Traiani era stata scavata infatti per la prima volta in maniera sistematica nel 1811 durante il periodo dell’occupazione napoleonica. I lavori, affidati a Pietro Bianchi, avevano comportato la demolizione del monastero dello Spirito Santo e del convento di Sant’Eufemia che insistevano sulle rovine del foro, giudicati “senza interesse per le arti”. Bianchi riportò alla luce il settore centrale della Basilica Ulpia, il peristilio attorno alla Colonna di Traiano, una parte dell’area forense e numerosi elementi architettonici finemente lavorati.

Una delle mappe interattive utilizzabili con la app "Imperial Fora"

Una delle mappe interattive utilizzabili con la app “Imperial Fora”

“Imperial Fora” è frutto di cinque anni di lavoro e rappresenta una assoluta novità per la divulgazione scientifica nell’area dei Fori Imperiali. In virtù dell’elevato contenuto culturale e delle potenzialità di promozione turistica che l’app “3D Rome Imperial Fora” presenta per la città di Roma, l’amministrazione di Roma Capitale ha patrocinato il progetto, realizzato dalla società Sema snc. L’app è composta da tre sezioni principali: Live 3D, Map, History. Nella sezione Live 3D si possono esplorare le aree del Foro di Traiano e del Foro di Augusto così come sono oggi. Se si è sul luogo, il Gps del dispositivo riporta il visitatore nell’esatto punto dove si trova, facendo coincidere lo spazio virtuale e quello reale. La navigazione può essere impostata in vari periodi storici: il 125 d.C., il 1450, il 1750 e il 1815. La scelta dell’epoca permette di accedere a contenuti specifici. La sezione Map permette di accedere ai contenuti (luoghi di interesse, bolle) esplorando e manipolando modelli tridimensionali che ricostruiscono interamente l’area dei Fori imperiali nei vari periodi storici. Si possono visualizzare i contenuti su una foto aerea e localizzarli nella città attuale. La sezione History consente di rivivere, con testi dinamici e immagini, la millenaria Skyline dei Fori imperiali nel 125 d.C., nel 1450, nel 1750 e nel 1815.