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Appello per la Gaiola. Lettera-manifesto promossa dal museo Archeologico nazionale di Napoli con enti e università in rete per sensibilizzare su un “Luogo della cultura” unico al mondo dal punto di vista storico, archeologico e paesaggistico: il Parco sommerso di Gaiola che nel dopo Covid-19 rischia di essere dimenticato. Riapre invece il limitrofo parco archeologico ambientale del Pausilypon

Parco sommerso di Gaiola (Na), area marina protetta e Luogo della Cultura (foto mann)

Difendiamo la Gaiola! Salviamo la Gaiola! Sono già cinquanta, primo firmatario Paolo Giulierini, ad aver sottoscritto il “manifesto” per la Gaiola, promosso dal museo Archeologico nazionale di Napoli e dalla sua rete con istituzioni culturali ed Università: una lettera aperta per sensibilizzare alla fruizione consapevole di un luogo unico dal punto di vista storico, archeologico e paesaggistico. A Napoli esiste infatti un “Luogo della cultura” unico al mondo. Unico al mondo per essere probabilmente la perfetta sintesi tra la storia della natura, la storia dell’uomo e quella dei vulcani che da sempre forgiano le nostre terre. Si chiama Parco Sommerso di Gaiola, un patrimonio di tutti, da amare e da proteggere. Il Parco Sommerso di Gaiola è oggi sia una Riserva marina dello Stato (Decreto Interministeriale 7 agosto 2002) che un ‘Luogo della cultura’ (art. 101 del Decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”) e in queste sue due anime risiede la sua unicità, di patrimonio naturalistico e culturale.

La storia ci dice che, proprio per la bellezza e amenità dei luoghi nel I sec. a.C. il ricco cavaliere romano Publio Vedio Pollione volle costruire qui la sua villa d’otium che chiamò Pausilypon, “luogo dove cessano gli affanni”. Alla sua morte divenne dimora imperiale, ed oggi le testimonianze di questo antico sfarzo sono sparse ovunque, sopra e sotto la superficie del mare. Risalendo la collina dalle profondità marine, infatti, si passa dai resti di strutture portuali, peschiere, e aree termali fino a giungere sulle sommità dove sorgono l’Odeion e il Teatro oggi racchiusi nel Parco Archeologico ambientale del Pausilypon. In epoca più recente l’area divenne tappa obbligata dei viaggiatori del Grand tour e poi a partire dalla fine dell’ottocento proprietà di facoltosi personaggi come Paul Getty, Maurice Sandoz, Gianni Agnelli, fino a quando nel 1989 la villa sull’Isola fu messa all’asta giudiziaria e passò in mano pubblica. In poco meno di 20 anni l’area purtroppo andò incontro ad un progressivo degrado che ne trasfigurò la sua stessa identità. Nel 2002 l’istituzione del Parco Sommerso di Gaiola ed il paziente lavoro di recupero dal basso di un gruppo di ricercatori hanno tenacemente ridato dignità e bellezza al sito. Quel gruppo di ricercatori, il Centro Studi Interdisciplinari Gaiola onlus, è un esempio virtuoso di questa Città, che il Ministero dell’Ambiente e quello dei Beni culturali, di concerto, hanno riconosciuto quale Ente gestore del Parco, e oggi come allora continua a remare sempre nella stessa direzione, quella della salvaguardia di un bene comune inestimabile.

Il teatro romano inserito nel parco archeologico e ambientale del Pausilypon (foto Cis Gaiola)

Come è noto, l’emergenza Covid ha avuto un effetto deflagrante sull’intero Paese e sul settore dei beni culturali che pian piano stanno trovando la strada della riapertura seppur tra le tante difficoltà e un complesso quadro normativo da seguire per tutelare la salute dei cittadini e riaprire al mondo le porte del nostro patrimonio. Tra questi il Parco Sommerso della Gaiola si trova a percorrere una strada più erta rispetto a molti altri luoghi della cultura, proprio per la sua particolarità e fragilità. Mentre si accolgono con entusiasmo le riaperture di vari siti culturali, chiusi per i medesimi motivi, e si prepara per il 5 luglio 2020 l’auspicata ripresa delle visite al limitrofo Parco del Pausilypon, il rischio è che il Parco Sommerso di Gaiola venga considerato meramente per questioni relative agli aspetti legati alla balneazione tralasciando l’immenso valore storico, culturale e naturalistico del sito stesso.

“Sosteniamo quindi il CSI Gaiola onlus”, si appellano i firmatari del Manifesto per la Gaiola, “nella quotidiana e caparbia lotta di salvaguardia di questo straordinario tesoro della nostra Città, e invitiamo le amministrazioni locali e i cittadini con i loro comportamenti consapevoli ad affiancare il Soggetto gestore affinché la riapertura al pubblico del Parco Sommerso di Gaiola, dopo questo duro e provante periodo di crisi per tutto il Paese, sia accompagnata da un nuovo paradigma di fruizione del sito, che metta al primo posto la tutela del nostro patrimonio culturale e ambientale nel rispetto dei luoghi e dei visitatori. Lavoriamo insieme per difendere e valorizzare un luogo unico al mondo”. Ecco i primi cinquanta firmatari: Paolo Giulierini, direttore museo Archeologico nazionale di Napoli; Fabio Pagano, direttore Parco Archeologico Campi Flegrei; Giuliano Volpe, professore di archeologia all’università di Bari e presidente della Federazione delle Consulte universitarie di archeologia; Daniela Savy, docente di Diritto Europeo dei Beni Culturali, università di Napoli “Federico II”; Giovanni Fulvio Russo, professore ordinario di Ecologia nell’università Parthenope e presidente della Società Italiana di Biologia Marina; Carla Langella, docente di Design all’università di Napoli “Federico II”; Francesco Bifulco, docente di Economia delle Imprese Culturali, università di Napoli “Federico II”; Stefano Consiglio, docente di Organizzazione aziendale, direttore dipartimento Scienze sociali, università di Napoli “Federico II”; Antonino Miccio, direttore Area Marina Protetta “Regno di Nettuno”; Maria Rosaria De Divitiis, presidente FAI Campania; Giorgio Ventre, docente di Sistemi delle elaborazioni delle informazioni, direttore dipartimento di Ingegneria elettrica e tecnologie dell’informazione, direttore della Apple Academy, università di Napoli “Federico II”; Laura Valente, presidente fondazione Donnaregina per le arti contemporanee Museo Madre; Matteo Lorito, docente di Patologia vegetale, direttore dipartimento di Agraria, università di Napoli “Federico II”; Stefano Mazzoleni, docente di Botanica ambientale applicata, università di Napoli “Federico II” e direttore centro MUSA, Reggia di Portici; Riccardo Motti, docente di Botanica forestale, università di Napoli “Federico II” e direttore dell’Orto Botanico di Portici; Enrico Gallocchio, funzionario responsabile Parco Sommerso di Baia; Piergiulio Cappelletti, docente di Georisorse minerarie e applicazioni mineralogico-petrografiche per l’ambiente e i beni culturali, università di Napoli “Federico II” e direttore del Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche dell’università “Federico II”; Benedetto De Vivo, già professore ordinario alla “Federico II” e adjunct prof Virginia Tech USA; Mariangela Contursi, direttore generale Campania New Steel; Rosalba Giugni, presidente Marevivo; Maria Cristina Gambi, primo ricercatore alla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli; Roberto Sandulli, prof ordinario di zoologia e biologia marina, università “Parthenope” di Napoli; Franco Cutugno, docente di glottologia e linguistica, università di Napoli “Federico II”; Paolo Jorio, direttore museo del Tesoro di San Gennaro e del museo civico Gaetano Filangieri; Francesca Amirante, presidente associazione Progetto Museo; Gianluca Minin, presidente Galleria Borbonica; Ornella Capezzuto, presidente WWF Napoli; Maurizio Fraissinet, presidente ASOIM (Associazione Studi Ornitologici Italia Meridionale); Vincenzo Porzio, Coop. La Paranza, Catacombe di S. Gennaro; Giovanna Moresco, vice presidente associazione “Getta la rete”; Sonia Mignano, Purgatorio ad Arco; Luca Borriello, direttore INWARD Osservatorio Nazionale sulla Creatività Urbana – Parco dei Murales, presidente Rotary Community Corp Napoli Est – villa romana di Caius Olius Ampliatus, Ponticelli; Stefano Fusco, associazione Vergini Sanità; Christian Leperino, artista e presidente Smmave centro per l’arte contemporanea; Mimmo Matania, presidente Napulitanata; Ugo de Flaviis, presidente fondazione San Giuseppe dei Nudi; Massimo Faella, presidente associazione Respiriamo Arte; Lorenza Iuliano, fondazione San Giuseppe dei Nudi; Rosalba Impronta, fondazione Made in Cloister; Alessandra de Francesco, fondazione Made in Cloister; Carlo Leggieri, Celanapoli; Pippo Pirozzi, associazione Vergini Sanità; Mariano Tosti, comunicazione MUSA Reggia di Portici; Luca Simeone, presidente Napoli Pedala; Raffaele Iovine, associazione Pietrasanta Polo Culturale ONLUS; Francesco Uliano Scelza, Parco Archeologico di Paestum e Velia; Simona Di Gregorio, soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio della Basilicata; Flegra Bentivenga, Bioparco di Roma, già direttrice dell’Acquario di Napoli Anton Dohrn; Barbara Mussi, presidente Oceanomare Delphis; Marco Giglio, presidente Gruppo Archeologico Napoletano; Gabriele de Filippo, presidente Istituto Gestione della Fauna onlus; Osvaldo Cammarota, presidente ARCI Pesca Campania; Roberto Gabriele, presidente associazione Vivara onlus; Fabrizio Canonico, direttore Riserva naturale dello Stato “Oasi degli Astroni”. Per aderire: https://forms.gle/W5J1eQsaLEHXtCpB7.

Al museo Archeologico di Napoli la mostra “Augusto e la Campania” chiude il bimillenario augusteo: in Campania nasce e si definisce il potere del princeps, a Nola il divo muore

Al museo archeologico nazionale di Napoli la mostra "Augusto e la Campania" chiude il bimillenario

Al museo archeologico nazionale di Napoli la mostra “Augusto e la Campania” chiude il bimillenario

Il manifesto della mostra aperta al museo archeologico di Napoli fino al 4 maggio 2015

Il manifesto della mostra aperta al museo archeologico di Napoli fino al 4 maggio 2015

Le celebrazioni del bimillenario della morte di Augusto (14 d.C.  – 2014) non potevano avere una chiusura più appropriata: l’ultima mostra è a Napoli, cioè in quella terra di Campania dove, nella villa di Nola, il primo imperatore di Roma si spense. Con Augusto cambia il destino della Campania, dell’Italia e del Mediterraneo. Di qui l’idea della soprintendenza per i Beni archeologici di Napoli di raccontare nella mostra “Augusto e la Campania. Da Ottaviano a Divo Augusto. 14-2014 d.C.”, aperta fino al 4 maggio 2015 al museo Archeologico di Napoli, i luoghi della regione che lo videro protagonista nell’ascesa al potere. “Punto di riferimento costante nella cultura occidentale”, spiegano in soprintendenza, “la figura di Augusto offre inesauribili spunti di riflessione sulle dinamiche attraverso le quali il potere si afferma, si definisce e si trasforma. Proprio il particolare legame che unì Ottaviano/Augusto alla Campania, nella fase della conquista del potere e una volta al comando dell’impero, è il tema della mostra a lui dedicata, che chiude le celebrazioni del bimillenario della sua morte”. Centocinque reperti in undici sale, alcuni mai esposti al pubblico: la mostra, finanziata dalla Regione Campania attraverso fondi Por-Fesr 2007/13, e realizzata con la soprintendenza speciale di Pompei Ercolano e Stabia, è curata da Carmela Capaldi docente di Archeologia greca e romana all’ateneo “Federico II” di Napoli e Carlo Gasparri. I pezzi provengono dell’Archeologico di Napoli, da Pozzuoli, Capri, e della Curia partenopea.

Il "divo" Augusto accoglie i visitatori della mostra "Augusto e la Campania" all'Archeologico di Napoli

Il “divo” Augusto accoglie i visitatori della mostra “Augusto e la Campania” all’Archeologico di Napoli

Il contatto del visitatore con il “Divo Augusto” è immediato. All’ingresso della mostra di Napoli la statua di Augusto “accoglie” il pubblico al varco multimediale, dove – su un grande schermo – viene proiettata la storia dell’imperatore in Campania. Una serie di sale poi accompagnano i visitatori alla scoperta del forte legame che unì Ottaviano alle terre dei Campi Flregrei, di Napoli e di tutti i centri che raggiunse prima di esalare l’ultimo respiro vicino Nola (apud Nolam). Dalla celebrazione della coppia imperiale (Augusto e Livia), alla descrizione della dinastia Giulio-Claudia e sino ai grandi cambiamenti politici e sociali successivi alla pax augustea, i visitatori hanno modo di vedere da vicino tutte le testimonianze materiali dell’epoca di maggiore splendore di Roma: statue, lastre in marmo, intonaci pompeiani, vasi ed altri oggetti della vita quotidiana, arricchiscono la mostra che ripercorre la vita di Augusto che – in oltre quarant’anni – cambiò per sempre la storia dell’impero.

Una moneta con l'effige di Ottaviano Augusto morto nel 14 d.C. a Nola in Campania

Una moneta con l’effige di Ottaviano Augusto morto nel 14 d.C. a Nola in Campania

La lastra marmorea con l’iscrizione dei Giochi Isolimpici recuperata l'anno scorso nel cantiere del metrò di piazza Nicola Amore, che ha incisi in greco i vincitori di giochi celebrati a Napoli in onore di Augusto

La lastra marmorea con l’iscrizione dei Giochi Isolimpici recuperata l’anno scorso nel cantiere del metrò di piazza Nicola Amore, che ha incisi in greco i vincitori di giochi celebrati a Napoli in onore di Augusto

Il percorso della mostra ricostruisce quasi cinematograficamente la parabola di Augusto, la storia dell’uomo, dell’uomo di potere e del dio. Seguiamo lo sviluppo delle 11 sale in cui si articola la mostra, frutto di una positiva sinergia tra soprintendenza e università Federico II di Napoli. L’imponente statua in marmo che – come detto – apre il percorso lo raffigura come Divus, uomo tra gli dei, dopo la consacrazione sancita dal Senato (sala I). Il tema degli onori divini resi alla coppia imperiale, Augusto e Livia (II), precede la presentazione della famiglia giulio-claudia (III) e la sezione dedicata al pantheon augusteo (IV). Il racconto delle fonti storiche sul viaggio compiuto dal princeps in Campania poco prima della morte è il tema delle sale successive, nelle quali sono esposte opere provenienti da Pozzuoli (VI), Capri (VI), Napoli (VII), i centri che egli toccò prima di dirigersi a Nola, dove morì nella villa paterna nell’agosto del 14 d.C. Da qui partì il corteo funebre, sostando di giorno nelle città disposte lungo la via Appia (VIII), per giungere a Roma, dove furono celebrati i funerali di stato. Augusto lasciava così per sempre la Campania nella quale, giovane erede designato da Cesare, aveva cercato consensi e aveva posto nei Campi Flegrei la base delle operazioni militari contro Sesto Pompeo (IX). Grandi trasformazioni investirono la regione negli ultimi anni delle repubblica e nella prima età imperiale, quando la pax augustea, enfatizzata dalla chiusura a Roma del Tempio di Giano (3 a.C.), accrebbe le manifestazioni del consenso alla politica del principe da parte dei ceti dirigenti locali, influenzandone la vita pubblica (X) e quella privata (XI). Per l’occasione sono state esposte opere importanti ma sconosciute come il cratere di Gaeta, e sono stati restaurati pezzi di recente acquisizione, come la statua di Marte, esposta la prima volta, affiorata nel 2006 durante gli scavi nel Foro di Cuma, o la lastra marmorea con l’iscrizione dei Giochi Isolimpici recuperata l’anno scorso nel cantiere del metrò di piazza Nicola Amore, che ha incisi in greco i vincitori di giochi celebrati a Napoli in onore di Augusto. La mostra non si esaurirà alla data di chiusura, nel maggio dell’anno prossimo: molte delle opere resteranno nell’esposizione permanente del museo Archeologico a completamento del grande sistema del museo di Napoli. La mostra può essere seguita anche con un’app.

Una delle cosiddette "Coppe di Augusto" in argento dal tesoro di Boscoreale

Una delle cosiddette “Coppe di Augusto” in argento dal tesoro di Boscoreale

Gli itinerari campani. “Abbiamo scelto di finanziare questa grande iniziativa che consideriamo un elemento di promozione e valorizzazione del territorio che deve obbligatoriamente andare al di là dei confini campani e rilanciare il museo archeologico su scala internazionale”, spiega l’assessore al Turismo e beni Culturali della regione Campania, Pasquale Sommese, che ha presentato la mostra insieme alla soprintendente Maria Elena Cinquantaquattro e alla direttrice del museo Valeria Sanpaolo. “I legami tra Augusto e la Campania sono testimoniati in modo oggettivo e da qui bisogna partire per rivendicare l’orgoglio delle nostre radici ed esaltare la storia e la bellezza dei nostri luoghi. I dati parlano di un aumento del 58% dei visitatori in Campania e quindi il turismo diventa ancora di più l’unica risorsa che abbiamo per il rilancio”. Non è un caso che legati e a completamento della mostra siano previsti degli itinerari campani augustei a Baia, Boscoreale, Cuma, Ercolano, Napoli, Nola, Pausilypon, Pompei, Pozzuoli. “Al termine delle guerre civili (battaglia di Azio 31 a.C.)”, ricordano i curatori, “la Campania partecipa ad un vasto programma di colonizzazione e distribuzione agraria ai veterani. La concentrazione di colonie campane è di per sé una spia dell’interesse di Augusto per la regione e indizio della creazione di una base di consenso. È in Campania che si circostanzia quel motivo della pietas, che costituisce l’idea-guida dello stato augusteo. Il motivo delle origini troiane della gens Iulia, costituisce un formidabile strumento di legittimazione dinastica che trova nei Campi Flegrei, l’opportuna ambientazione per la storicizzazione del mito. Parallelamente alla definizione del nuovo sistema politico prende forma anche in Campania un nuovo linguaggio figurativo che di quel sistema si fa portavoce. La ricorrenza del bimillenario della morte di Augusto fornisce, così, l’occasione per una indagine a tutto campo sulle dinamiche di quel processo che vide la Repubblica romana scomparire e fare spazio al nuovo sistema politico che Augusto qualificava in un editto come optimus status”.