Pompei. I carabinieri estirpano una piantagione di marijuana nel parco del Real Polverificio di Scafati. Zuchtriegel: “Fondamentale l’opera dei carabinieri a sostegno dei progetti di riqualificazione del verde. L’obiettivo è restituirlo alla comunità”

Una piantagione di marijuana, piantata da ignoti, nascosta da una fitta vegetazione, in una parte inaccessibile del parco del Real Polverificio Borbonico di Scafati, di pertinenza del parco archeologico di Pompei. L’hanno scoperta i carabinieri di Pompei che hanno proceduto a un’incursione mirata a estirpare la piantagione. Approfittando infatti della presenza di alcune parti del complesso ancora infestate dal verde e dai rovi e quindi del tutto occluse alla vista dalla vegetazione, ignoti si sono introdotti e, “protetti” dalla coltre verde e alle spalle dell’alto muro di cinta in pietra, hanno organizzato una vera e propria piantagione di marijuana, ora estirpata e bonificata grazie all’intervento dei carabinieri.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico Pompei)
“Ringraziamo le forze dell’ordine per l’eccellente lavoro effettuato contro queste operazioni criminali”, dichiara il direttore generale Gabriel Zuchtriegel. “L’intervento dei carabinieri è di fondamentale sostegno ai progetti di sviluppo che il parco sta portando avanti per la riqualificazione di tutta l’area. Proprio in questi giorni è stata avviata una procedura per affidare importanti lavori di riqualificazione del verde, finalizzati alla riapertura al pubblico di parte del complesso come parco. L’ impegno del parco archeologico di Pompei, attraverso i progetti messi in campo, è quello di trasformare quanto finora è stato sfruttato in maniera illegittima in un bene di tutti e restituire alla comunità e alle famiglie un grande spazio verde urbano, pubblico e accessibile, evitando che si verifichino ancora episodi del genere”.

Da oltre un anno infatti il parco archeologico di Pompei sta procedendo a bonificare l’intero complesso monumentale dai rifiuti che gli anni di abbandono avevano portato a trasformare in vera e propria discarica abusiva. Con il completamento della bonifica dei rifiuti, ormai prossimo, si è avviata anche la bonifica della vegetazione infestante per liberare l’area e poter avviare il cantiere di recupero e restauro che consentirà la riapertura al pubblico di 5 ettari del parco storico, caratterizzato dal lunghissimo viale dei Platani in doppio filare. Insieme a tali operazioni si è avviata la procedura per la rete di videosorveglianza perimetrale del complesso che, una volta attiva consentirà di avere il pieno controllo del monumento.
Pompei, visita straordinaria agli antichi granai del foro tutti i mercoledì di luglio e agosto. E durante le aperture notturne di Pompei nei venerdì e sabato di agosto e settembre

Anfore, vasellame in terracotta, piccoli e grandi contenitori usati per il trasporto e gli scambi commerciali di alimenti e non solo. Un’immersione tra i numerosissimi oggetti della vita quotidiana e i commerci a Pompei. È quanto consentirà la visita straordinaria ai depositi di Pompei, ospitati negli antichi granai del Foro, che per la prima volta da luglio aprono al pubblico.

Dal 7 luglio 2021, ogni mercoledì dei mesi di luglio e agosto, dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16, sarà possibile richiedere una visita accompagnata a cura dei funzionari del Parco. Prenotazione consigliata sul sito www.ticketone.it. L’acquisto della visita è possibile anche presso la biglietteria di Porta Marina. Il costo della visita è di 3 euro (+ 1,50 euro di prevendita on-line), in aggiunta al biglietto di ingresso al sito. La visita è riservata a gruppi di massimo 10 persone ogni mezz’ora. Le visite ai granai saranno possibili anche di sera al costo di 5 euro, in aggiunta al biglietto serale di ingresso al sito, ogni venerdì e sabato nelle seguenti date 6 e 7, 27 e 28 agosto, 3 e 4, 10 e 11, 25 settembre con le stesse modalità di prenotazione.

I granai/depositi si aprono sul lato occidentale del Foro con otto aperture separate da pilastri in laterizio: forse svolgevano la funzione di mercato della frutta e verdura. Oggi sono il più importante magazzino archeologico della città e ospitano più di novemila reperti provenienti dagli scavi condotti a Pompei e nel suo territorio dalla fine dell’800. Custodiscono il vasellame in terracotta che veniva impiegato negli ultimi decenni di vita della città per svolgere le attività quotidiane, come pentole e fornelli per la cottura, brocche e bottiglie, e anfore, i grandi contenitori utilizzati per trasportare olio, vino e salse di pesce da tutto il Mediterraneo. Sono esposte, inoltre, tavole in marmo e vasche per fontane che adornavano gli ingressi delle case e alcuni calchi di vittime dell’eruzione oltre a quello di un albero.

L’edificio fu costruito dopo il terremoto del 62 d.C. e forse non era ancora terminato al momento dell’eruzione. Questa struttura diventerà un museo dedicato alla storia del Foro e delle attività artigianali che si svolgeva nella città, dove il visitatore potrà vedere non solo i reperti ma anche i calchi delle vittime con gli oggetti che queste portarono con sé durante la fuga (data di scavo: 1816-1822).
Parco archeologico di Pompei: il direttore Zuchtriegel annuncia la riapertura del parco Archeologico Naturalistico di Longola a Poggiomarino


Veduta aerea delle capanne del parco Archeologico Naturalistico di Longola a Poggiomarino (foto parco archeologico di pompei)
Sabato 26 giugno 2021 riapre il parco Archeologico Naturalistico di Longola. Lo annunciano il direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel e il sindaco del Comune di Poggiomarino, Maurizio Falanga. Il parco Archeologico Naturalistico di Longola è stato realizzato dal Comune di Poggiomarino con la direzione scientifica del parco Archeologico di Pompei. Accoglie il villaggio fluviale di età protostorica, principale scoperta di epoca pre-romana avvenuta nella valle del Sarno, situato una decina di chilometri verso l’interno rispetto a Pompei. Il sito fu scoperto casualmente nel 2000, durante i lavori per la realizzazione dell’impianto di depurazione di Poggiomarino-Striano. Lo scavo condotto dall’allora soprintendenza Archeologica di Pompei ha permesso di mettere in luce un insediamento cresciuto in ambiente umido, ai margini del Sarno, frequentato sin dalla età del Bronzo (XV-XIV sec. a.C.) ma con un’importante fioritura economica fra l’età del Ferro e l’età Arcaica, unico per l’Italia meridionale.
Al via il cantiere di messa in sicurezza dell’Insula Occidentalis di Pompei: permetterà di restituire al pubblico le straordinarie ville urbane di Marco Fabio Rufo e di Maio Castricio, della Casa del Bracciale d’Oro e della Biblioteca

Al via il cantiere di messa in sicurezza dell’Insula Occidentalis di Pompei, che, in poco più di un anno, permetterà di restituire al pubblico le straordinarie ville urbane di Marco Fabio Rufo e di Maio Castricio, della Casa del Bracciale d’Oro e della Biblioteca, affacciate sul golfo di Napoli e finora non accessibili perché utilizzate come sede dei laboratori di restauro del Parco. L’intervento, che prevede il montaggio di una gru da 65 metri, consentirà di restituire alla fruizione del Visitatori dei complessi abitativi unici per eleganza e per raffinatezza, estesi per quasi 6mila metri quadrati, e dove il legame tra Pompei e il territorio circostante, tra Pompei e il “suo” mare, prende forma e significato. I lavori sono finanziati dai fondi Cipe del piano stralcio “Cultura e Turismo” Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc), oltre che con fondi propri del parco archeologico di Pompei, e si concluderanno tra un anno, quando si riapriranno al pubblico non solo gli spazi pubblici e domestici dei palazzi, ma anche i loro giardini e gli spazi verdi interni dove riscoprire, oggi, quel complesso legame tra cultura e natura che caratterizzava la vita degli antichi pompeiani.

Il grandioso complesso delle ville urbane dell’Insula Occidentalis è situato ai margini della città antica, nella Regione VI e non distante dal Foro. Quattro terrazze panoramiche, digradanti scenograficamente verso il mare, offrono al visitatore un’emblematica testimonianza del gusto romano di vivere in fastose ed eleganti dimore dove il paesaggio costituisce uno degli elementi predominanti della stessa composizione architettonica. Affreschi, mosaici, arredi sono gli elementi ancora oggi presenti che costruiscono uno spazio dove si sperimenta il piacere del vivere e il lusso quotidiano; spazi immersi in una raffinata bellezza fatta di pitture dai colti riferimenti letterari o che ritraggono lussureggianti giardini aperti sulla vallata dove il fiume incontra il mare; mosaici pavimentali con marmi colorati provenienti da diverse regioni dell’impero arredavano gli ambienti, mentre spettacolari giochi d’acqua arricchivano le sale da pranzo all’aperto.
Pompei. L’area archeologica dal 7 giugno apre tutti i giorni per favorire il rilancio turistico. Tutto quello che c’è da sapere su orari, costi, visite in sicurezza. Riapre anche il varco di Porta Marina

Pompei dal 7 giugno 2021 apre ai visitatori tutti i giorni. La riapertura del sito archeologico di Pompei dallo scorso 27 aprile ha registrato un incoraggiante incremento dei flussi turistici, con 26mila visitatori nel mese di maggio e un trend giornaliero in aumento con oltre 2mila visitatori nei week end e nei giorni festivi. Proprio per agevolare l’accesso e la fruizione del sito, e favorire il rilancio turistico, dal 7 giugno è prevista la sospensione del giorno di chiusura del lunedì per tutto il periodo estivo e fino a nuova comunicazione. Permane il giorno di chiusura del martedì nei siti di Oplontis – Villa di Poppea, Stabia – Villa Arianna e Villa San Marco e Boscoreale – Villa Regina. Contestualmente sarà riaperto il varco di ingresso agli scavi di Porta Marina – in aggiunta ai due varchi di Piazza Anfiteatro e Piazza Esedra – dove sarà attivo il servizio di biglietteria.

La visita si svilupperà lungo percorsi consigliati da apposita segnaletica all’interno del sito e sull’app di supporto My Pompeii, allo scopo di assicurare una visita in sicurezza e nel pieno rispetto delle disposizioni sanitarie anti Covid. L’ingresso di Piazza Esedra è consigliato per chi volesse accedere immediatamente all’Antiquarium di Pompei, di recente inaugurato nel suo nuovo allestimento. I percorsi e l’elenco completo degli edifici visitabili sono consultabili sul sito www.pompeiisites.org. Il biglietto di ingresso al sito sarà acquistabile sul sito www.ticketone.it, unico rivenditore online autorizzato o presso le biglietterie ai tre varchi di ingresso. Il sabato e i festivi il biglietto dovrà essere acquistato entro il giorno precedente, on line sul sito www.ticketone.it, o tramite prenotazione telefonica al seguente numero 081.8575347 (esclusivamente il venerdì e il sabato dalle 9 alle 20.30), come da DPCM del 2 marzo 2021 art.14. I visitatori saranno sottoposti, all’arrivo, a misurazione della temperatura mediante termoscanner. Resta obbligatorio l’utilizzo della mascherina nei luoghi chiusi e aperti a prescindere dalla distanza interpersonale. Tutte le informazioni relative alle misure di sicurezza del contenimento del contagio da SARS-COV 2 e alle modalità di visita saranno fornite ai visitatori attraverso i monitor presenti agli ingressi e la cartellonistica. La visita avverrà nel pieno rispetto delle misure di distanziamento previste dal Comitato Tecnico Scientifico, anche con il supporto di segnaletica direzionale appositamente installata nei singoli siti. Saranno garantiti dispenser di gel igienizzante all’ingresso e presso i servizi igienici a disposizione dei visitatori.

Costo dei biglietti. Pompei + Villa Regina (Boscoreale): dalle 9 alle 15.30, intero 16 euro, ridotto 2 euro, gratuità e riduzioni come da normativa; dalle 15.30: intero 10 euro, ridotto 2 euro, gratuità e riduzioni come da normativa. Il costo della prevendita on-line, al momento, è in aggiunta solo sul biglietto ridotto di 2 euro. Permangono le fasce orarie per il contingentamento dei visitatori secondo le seguenti modalità: al momento dell’acquisto il visitatore potrà scegliere la fascia oraria di ingresso, prevista ogni 15 minuti per un massimo di 500 persone, fino alle 13. Dopo le 13 l’ingresso consentito è per un massimo 300 persone per turno. Per i possessori della card Pompei365, la validità dell’abbonamento è prorogata per il numero di giorni corrispondenti a quelli di chiusura imposti dall’emergenza sanitaria. Da Piazza Anfiteatro è possibile, inoltre, usufruire del percorso “Pompei per tutti”, senza barriere architettoniche, con possibilità di ritorno in uscita a Piazza Anfiteatro o eventualmente da Piazza Esedra, utilizzando l’ascensore dell’Antiquarium.
San Francisco. Al Legion of Honor Museum aperta la mostra “Last Supper in Pompeii: From the Table to the Grave” con molti reperti provenienti dal museo Archeologico di Napoli


La grande statua di Bacco che accoglie i visitatori della mostra “Last supper in Pompeii” al museo di San Francisco (foto mann)
“Che grande emozione nel vedere gli scatti della mostra “The last supper in Pompeii” al museo Legion of Honor di San Francisco”, postano sui social del museo Archeologico nazionale di Napoli. “Tantissimi capolavori del Mann rappresentano il cuore di un allestimento straordinario, che travalica i confini per catturarci con le sue suggestioni!”. “Last Supper in Pompeii: From the Table to the Grave” è il titolo dell’eccezionale mostra aperta al Legion of Honor Museum di San Francisco, dove sarà allestita sino al 29 agosto 2021, con il supporto del Consolato Generale d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco. La mostra riporta al mondo di Pompei fissato come un’istantanea dall’eruzione del 79 d.C., concentrandosi sulla vita di tutti i giorni e soprattutto sul cibo e sulle bevande consumati dagli abitanti di Pompei. Insieme a pentole, padelle e altri accessori per la distribuzione, la preparazione e il servizio del cibo, la mostra include preziose opere d’arte che rivelano lo splendore e il lusso amati dai ricchi romani di Pompei.

La mostra, originariamente organizzata da Paul Roberts dell’Ashmolean Museum of Art and Archaeology, University of Oxford, porta a San Francisco magnifiche sculture romane, mosaici e affreschi, nonché tazze, utensili e servizi di ristorazione in argento per banchetti per rivelare come gli antichi amassero mangiare e bere. L’esposizione offre anche uno spaccato di come il cibo e il vino venissero prodotti e distribuiti prima di essere portati nelle cucine e infine sui tavoli da pranzo. La mostra guarda alle diverse aree della casa in cui cibo e bevande ebbero un ruolo importante, a partire dall’ingresso di casa, con l’atrio ed il suo santuario nel giardino al centro dell’abitazione, ricco di alberi da frutto e piante officinali. Un’intera parete affrescata, proveniente da una sala da pranzo estiva, parzialmente all’aperto, è giunta da Pompei a San Francisco per questa mostra.

Gli scavi condotti nel 1984 alla Villa B a Oplontis (Torre Annunziata), vicino a Pompei, hanno portato alla luce un magazzino a volta dove più di 60 persone rimasero uccise nell’eruzione. Gli archeologi hanno realizzato i calchi di alcune delle vittime versando del gesso negli spazi lasciati vuoti dai gas sotto la cenere. Uno di questi è stato fuso in cera e poi in resina e mostra incredibilmente le ossa, il cranio e persino i denti di una donna, così come i beni che portava, dai gioielli d’oro a un filo di perline di poco valore. La “Signora di Oplontis“, come è stata chiamata, è più resistente degli altri calchi in gesso e quindi si è potuto trasportarla a San Francisco come testimone dei terribili eventi di quel 79 d.C.


Una brocca in bronzo da Pompei (foto mann)
“Last Supper in Pompeii” mette in luce anche le bevande e i cibi consumati dai romani, sulla base di un attento esame di minuscoli resti ritrovati su piatti e vasi. Sebbene alcuni alimenti fossero importati dall’estero, la maggior parte delle provviste veniva prodotta localmente. Pompei ha avuto la fortuna di godere di un clima mite ed era circondata dalle pendici del Vesuvio ricoperte di vigneti. I cereali, la verdura e la frutta, comprese le olive e l’uva, usata soprattutto per il vino, venivano prodotti e lavorati localmente e greggi e mandrie venivano ingrassati nelle vicinanze; il pesce veniva pescato sulla costa. Uno degli oggetti più interessanti della mostra che potrebbe sorprendere i visitatori è un contenitore che serviva per contenere e ingrassare i ghiri, una delle prelibatezze della tavola romana.


Affresco con Iside Fortuna, Arpocrate e Amorino da Pompei in mostra a San Francisco (foto mann)
Gli dei e la superstizione erano presenti in ogni ambito della vita pompeiana e la mostra include immagini di molte di queste divinità. Bacco, il dio della vite, è ben rappresentato. I suoi seguaci, inclusi satiri e menadi con i loro lussuriosi rituali, costituiscono una parte speciale della mostra. Provenienti principalmente dal “Gabinetto Segreto” del museo Archeologico nazionale di Napoli, alcune di queste scene vivaci e lascive raccontano l’importanza della fertilità nel culto di questo dio. La maggior parte delle opere di questa affascinante mostra non ha mai lasciato l’Italia.
Tre frammenti di affreschi parietali trafugati dalle ville di Stabia e altrettanti dalla villa suburbana di Civita Giuliana, recuperati dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, saranno restituiti al parco archeologico di Pompei: cerimonia di consegna al museo Archeologico “Libero d’Orsi” di Castellammare

Tre frammenti di affreschi parietali del I sec. d.C. provenienti dalle Ville di Stabia, recuperati grazie all’azione del comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, saranno restituiti al parco archeologico di Pompei, martedì 18 maggio 2021 alle 14, con consegna al museo Archeologico “Libero D’Orsi” di Castellammare di Stabia (Na). Alla cerimonia ufficiale interverranno Massimo Osanna, direttore generale dei Musei – Ministero della Cultura; Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del parco archeologico di Pompei; Gaetano Cimmino, sindaco della Città di Castellammare di Stabia; Laura Pedio, procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Milano; Roberto Riccardi, generale di Brigata, comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Saranno presenti le responsabili della Reggia di Quisisana, Maria Rispoli, e delle Ville di Stabia, Silvia Bertesago. Nella stessa circostanza, inoltre, alla presenza di Nunzio Fragliasso, procuratore della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata (Na); Pierpaolo Filippelli, procuratore aggiunto della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata (Na), saranno restituiti altri tre frammenti di affresco (I secolo d.C.) asportati dalla villa suburbana di Civita Giuliana, fuori le mura di Pompei.
Roma. Prorogata la grande mostra al Colosseo “Pompei 79 d.C. Una storia romana”. Un video per una visita “guidata” nell’allestimento al secondo ordine dell’anfiteatro flavio

Avevate in mente di visitare la grande mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” allestita dal 9 febbraio 2021 al secondo ordine del Colosseo e non ce l’avete fatta? Siete ancora in tempo. Perché la mostra, che doveva chiudere oggi, 9 maggio 2021, è stata prorogata fino al 27 giugno 2021. Lo ha annunciato la direzione del parco archeologico del Colosseo. La mostra è aperta tutti i giorni dalle 10.30 alle 19.15 (ultimo ingresso alle 18.15) al secondo ordine del Colosseo. La visita è compresa nel biglietto “24h – Colosseo, Foro Romano, Palatino”.

“Pompei 79 d.C. Una storia romana”. Una storia mai tentata prima del lungo rapporto tra Roma e Pompei, che prova a restituire in maniera compiuta il complesso dialogo che lega le due realtà più famose dell’archeologia italiana, dalla Seconda guerra sannitica (fine del IV sec. a.C.) all’eruzione del 79 d.C. Un racconto dall’alto valore scientifico, basato sulla ricostruzione delle relazioni sociali e culturali rintracciabili in particolare attraverso la ricerca archeologica. La mostra, curata nel progetto di allestimento e nella grafica da Maurizio di Puolo, è promossa dal Parco archeologico del Colosseo con l’organizzazione di Electa e si è avvalsa della collaborazione scientifica del Parco archeologico di Pompei e del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. L’esposizione è stata ideata e curata da Mario Torelli, il grande archeologo recentemente scomparso. La mostra vuole essere anche l’occasione per ricordare la sua lunga attività di studioso del mondo antico a tutto campo, intellettuale impegnato e padre fondatore della nuova scuola archeologica italiana. La mostra, con i suoi quasi 100 reperti, arricchita da video e proiezioni virtuali, è suddivisa in tre grandi sezioni – la fase dell’alleanza, la fase della colonia romana, il declino e la fine –, intervallate da intermezzi dedicati a due momenti cruciali che hanno segnato la lunga storia di Pompei: l’assedio romano dell’89 a.C. e il terremoto del 62 d.C., fino all’evento distruttivo del 79 d.C. che segna l’oblio del centro vesuviano mentre Roma si avvia a divenire una metropoli senza precedenti. In attesa di organizzare una visita al Colosseo, godetevi questo bellissimo video di Mario Cristofaro, che una vera e propria visita guidata per immagini ed emozioni alla mostra al Colosseo.
Socii populi romani – La fase dell’alleanza. L’incontro fra Roma e Pompei inizia a margine della Seconda guerra sannitica, condotta contro le popolazioni italiche abitanti l’area della dorsale appenninica centrale e meridionale. Il lungo conflitto alla fine del IV secolo a.C. sancisce l’egemonia romana sull’Italia centrale, gettando le basi per la futura politica mediterranea della Repubblica. Nel 310 a.C. i Romani tentano senza successo un’incursione nel territorio della lega nucerina (dal nome della capitale della confederazione, Nocera in Campania), all’interno della quale Pompei gioca il ruolo di sbocco portuale. Due anni dopo la confederazione viene sconfitta e stipula con Roma un trattato di alleanza (foedus), che inserisce stabilmente le comunità sannitiche della valle del Sarno nell’orbita della nuova potenza. Per il piccolo centro di Pompei inizia così un processo storico di grande portata: la città cresce alla periferia del crescente sistema di Roma, omologandosi progressivamente ai modelli offerti dal centro del potere e dalle sue colonie. A beneficiarne è l’intera società pompeiana e in particolare la sua antica aristocrazia, fedele alleata al fianco dei Romani nelle guerre di conquista, che tra il III e il II secolo a.C. generano un enorme afflusso di risorse verso la Penisola. La città vesuviana fiorisce come mai prima e celebra la fortunata alleanza decorando i suoi monumenti con gli esempi della propria virtù guerriera, mentre il console Lucio Mummio dedica nell’antico santuario di Apollo una parte degli ingenti bottini prodotti dalla conquista della Grecia (146 a.C.). Ma il secolare, sottile equilibrio fra la repubblica romana e i suoi alleati si incrina nel giro di un paio di generazioni. Nel 90 a.C. anche Pompei è coinvolta nella Guerra sociale, la sanguinosa guerra fra Roma e i suoi partner italici (socii), che segnerà il tramonto della fase dell’alleanza.

Mercatura – Il commercio. La fase dell’alleanza e della formazione del dominio mediterraneo di Roma rappresenta una svolta epocale nel sistema di scambi del mondo antico. Grazie al suo porto, Pompei è coinvolta nella progressiva crescita di una rete commerciale sempre più legata alla navigazione a lunga distanza e all’intraprendenza degli armatori e dei commercianti italici (navicularii e negotiatores): uomini nuovi animati dalle straordinarie possibilità di arricchimento aperte dall’età della conquista. L’area vesuviana gioca un ruolo di primo piano nell’enorme flusso di risorse che a partire dalla fine del III secolo a.C. invade l’Italia: famiglie di mercanti campani e pompeiani sono ben attestate nei principali snodi portuali del Mediterraneo. Da Carthago Nova (Cartagena), terminale nell’estremo Occidente del ricco distretto minerario spagnolo, al porto franco di Delo, collettore commerciale nel cuore dell’Egeo delle sterminate masse di schiavi generate dalle guerre in Oriente. Il traffico degli schiavi finisce per ammassare in Italia un’incredibile forza-lavoro, che sarà alla base di un vero e proprio boom della produzione agraria, incentrato su un nuovo modello di villa produttiva. Anche Pompei, con le sue fertili terre vulcaniche, partecipa all’assalto dato dal vino e dell’olio italici ai nuovi mercati. Sull’onda della nuova mobilità mediterranea e della relativa crescita economica, tra il II e il I secolo a.C. Roma e le città della Penisola mutano quindi volto, a partire dal cuore della vita urbana: il foro. Come nel centro del potere, anche a Pompei le vecchie botteghe si addensano in un nuovo spazio specializzato nel commercio alimentare, il macellum, mentre per gli affari e gli incontri la città si dota di un edificio innovativo che imita i modelli orientali: la basilica. Più in generale è comunque una trasformazione dei consumi profonda, che incide stabilmente nella vita, nelle abitudini e sin nei gusti più minuti della società romana e pompeiana.

Obsidio – L’assedio di Pompei. La secolare alleanza fra Roma e Pompei non impedisce al centro vesuviano di investire parte delle nuove risorse per l’ammodernamento delle vecchie mura. Verso la fine del II secolo a.C. la città decide infatti di dotarsi di un sistema difensivo al passo coi tempi, aggiornato alle nuove esigenze estetiche di matrice ellenistica e in grado di reggere alle più moderne tecniche d’assedio. Monumentalizzare i propri margini significa per la città celebrare il suo nuovo status, raggiunto in quel breve lasso di tempo definito a giusto titolo il “secolo d’oro” di Pompei. Non sappiamo invece se dietro la decisione ci fu anche il sentore di quello che stava per accadere: nel 91 a.C. scoppia infatti la Guerra sociale, il terribile conflitto fra Roma e i suoi alleati italici che di lì a poco avrebbe insanguinato il cuore della Penisola con scontri di rara ferocia. Pompei partecipa alla rivolta e ai primi del 90 a.C. viene posta sotto assedio dalle legioni di Silla, il futuro dittatore di Roma. In questo aspro frangente della sua storia, la città vesuviana non ha mancato di restituirci uno straordinario spaccato di microstoria: nei punti nevralgici del sistema difensivo vengono infatti dipinte a caratteri cubitali le istruzioni per gli assediati (dette “eítuns”). Iscrizioni che nella loro secchezza riescono a farci rivivere gli attimi concitati di un assedio. Sappiamo inoltre che la città subì numerosi danni, sia lungo la linea difensiva sia all’interno delle abitazioni a ridosso dei punti più battuti dalle catapulte, come testimoniano le tracce di proiettili sulle mura e le pesanti palle di pietra rinvenute in gran numero nelle case. L’assedio fu lungo e la città finì per capitolare solo alla fine dell’89 a.C. Una sconfitta che per Pompei significò di fatto la fine della sua secolare autonomia.

Luxuria – Il lusso a Roma e nelle città alleate. L’espansione militare ed economica di Roma nel Mediterraneo si riflette in una violenta trasformazione culturale, tanto nel centro del potere quanto nelle città alleate della Penisola. Gli stessi intellettuali romani individuano nel 146 a.C. la data simbolo di questo mutamento: l’anno delle distruzioni di Cartagine e Corinto viene additata come la cresta di quell’ondata di raffinato benessere che avrebbe sommerso i conquistatori, conquistandoli a loro volta con la cultura dell’ostentazione propria delle terre sottratte ai regni ellenistici, la luxuria. Modelli indiscussi di questo nuovo stile di vita le metropoli dei regni nati dalla disgregazione dell’impero di Alessandro Magno, con le loro favolose corti: Antiochia, Pergamo, Alessandria. Ma la nuova moda diventa ben presto una questione politica, osteggiata dalle aristocrazie conservatrici di Roma e dal malcontento popolare: l’approvazione sociale del lusso è confinata alla sola dimensione pubblica (magnificentia). I generali vittoriosi fanno quindi a gara per guadagnarsi il consenso elettorale investendo gli ingenti bottini nell’abbellimento dell’Urbe e soprattutto dei suoi templi, adeguando Roma allo splendore delle metropoli orientali. Un maggiore spazio di manovra per la nuova cultura dei pubblici svaghi (terme, teatri) e per lo sfoggio privato del lusso si ritrova invece nella provincia, per la quale Pompei offre l’esempio più noto. Nasce la villa di piacere (Villa dei Misteri), mentre alcune case dell’élite pompeiana sembrano fare a gara con le regge ellenistiche (Casa del Fauno). Giardini porticati, terme domestiche, opere d’arte e decori preziosi: spazi per gli intimi piaceri di Afrodite e Dioniso ma anche per gli affari e gli incontri. Una luxuria, quella sperimentata tra II e I secolo a.C. in questa periferia sospesa fra il potere romano e il gusto ellenistico, a cui si deve il mito del “secolo d’oro” di Pompei.

Mos – Il ruolo e i limiti della tradizione. Al centro della mentalità e spesso del dibattito pubblico dei Romani c’era il mos maiorum, il ‘costume degli antenati’, ovvero la forza identitaria della tradizione. Nella riflessione collettiva su cosa intendere come mos, si era andata consolidando la vulgata di un passato frugale e severo, un’austerità dei costumi sempre vagheggiata come il segreto del successo romano. Non sorprende dunque che il boom economico scatenato dalle conquiste mediterranee porti la questione del rispetto del mos all’ordine del giorno, specie nel centro del potere. Qui la fazione conservatrice, che si riconosce in figure come Catone, condannerà il nuovo stile di vita venuto dall’Oriente come luxuria asiatica, ossia come un qualcosa di profondamente estraneo a Roma. La questione del mos fungerà così da freno al lusso privato, finendo per convogliare il grosso delle nuove risorse sull’architettura religiosa, secondo la tradizione consolidata della publica magnificentia. Non sappiamo se anche a Pompei esistesse un partito conservatore forte come a Roma. Certo tra il II e il I secolo a.C. tanto nell’Urbe quanto nelle città alleate gli spazi sacri vengono interessati da ricostruzioni o fondazioni ex novo che vedono gareggiare i rispettivi committenti all’insegna di una marcata apertura alle novità ellenistiche. La rinnovata centralità dei culti cittadini gioca altresì un importante ruolo di coesione sociale, contribuendo a cementare le comunità messe a dura prova dagli stravolgimenti di un mondo in rapida trasformazione. La forza del culto domestico assicura al contempo la continuità della tradizione fin nella più piccola cellula del corpo civile. Anche nelle ville e nelle case pompeiane maggiormente segnate dalla nuova luxuria permane alla base il culto degli antenati. Il ricordo dei defunti non risente ancora del nuovo stile di vita, come prova l’assenza in questa fase di particolari status symbol nelle più antiche necropoli di Roma e Pompei. La città dei morti mantiene così la sua forza frenante sull’invidia sociale.

Religio – Gli dei a Roma e a Pompei. Guardare agli spazi del sacro è il modo migliore per comprendere quel complesso dialogo culturale fra modello romano, ellenismo mediterraneo e tradizione locale sannitica che anima la Pompei dei decenni a cavallo tra II e I secolo a.C. Tanto qui quanto a Roma, l’età della conquista avvia un grandioso processo di trasformazione su scala monumentale dell’originaria geografia religiosa. Nel giro di pochi anni la città vesuviana muta volto e come nel caso dei commerci lo fa a partire dal suo centro vitale: il foro. Qui gli antichi templi di Giove e Apollo vengono ricostruiti secondo il nuovo gusto di matrice ellenistica, che prevede spazi porticati impreziositi da opere d’arte di manifattura greca, secondo un modello che si va imponendo su tutt’altra scala anche nell’Urbe. Così rinnovati, gli antichi templi della città sannitica mantengono al contempo il loro ruolo di collante sociale e garante identitario. È questo il caso in particolare dell’area sacra attorno al Foro Triangolare, oggetto anch’essa di profonde trasformazioni alla fine del II secolo a.C. Con la crescita della città, quest’area sembra altresì rafforzare il suo tradizionale ruolo di controllo sui “riti di passaggio” all’età adulta dei giovani (uomini e donne) e dunque la sua funzione di garante della continuità generazionale e sociale. L’area del Foro Triangolare attrae inoltre in questa fase nuove divinità di origine orientale, che l’espansione mediterranea di Roma muove di riflesso verso la Penisola. Culti introdotti con i traffici dei mercanti italici e pompeiani, legati al porto della città e alle risorse del suo territorio: il mare, le fertili terre, le saline. Alla vita economica di Pompei è specialmente connesso il tessuto sacro del territorio circostante, con i culti di Ercole, Liber, Cerere e della più nota fra le sue divinità, la Venere Pompeiana, protettrice dei naviganti e venerata anche per questo nel cuore dalla città, in un tempio affacciato verso il golfo.

Colonia civium romanorum – La fase della colonia. La fine della Guerra sociale, con la concessione della cittadinanza romana agli ex alleati, non risolve l’instabilità politica della Penisola. Nel centro del potere scoppia una feroce guerra civile fra sostenitori di Mario e sostenitori di Silla. Pompei si schiera con il partito perdente e subisce quindi la dura repressione della fazione di Silla, che nell’80 a.C. fonda una colonia di suoi veterani nella città vesuviana ribattezzata, in onore del vincitore, Cornelia Veneria Pompeianorum. La deduzione della colonia significa l’abolizione delle antiche istituzioni locali ma anche uno stravolgimento culturale, con l’imposizione ufficiale del latino al posto della lingua osca e la cancellazione delle memorie del passato. L’istallazione di un grosso contingente di coloni è al contempo un rivolgimento socioeconomico: si tratta di migliaia di nuovi cittadini, che godono di privilegi e di un assetto patrimoniale costruito a spese delle antiche famiglie locali. Espropriazioni di fertili terre, lussuose ville e case, in cui gli ex soldati si insediano aggiornandone i decori (II Stile) e facendosi ritrarre secondo la moda in auge a Roma. La presenza dei nuovi arrivati si coglie soprattutto dai segni di cambiamento nei luoghi della tradizione: nella riqualificazione dello spazio sacro, figlia di un nuovo patto tra la comunità e i suoi dei, e nel rinnovamento della città dei morti, ora caratterizzate dalle appariscenti tombe dei coloni più in vista. Alla luce di questi stravolgimenti si capiscono bene le difficoltà di integrazione che travagliano i primi anni della colonia. Anche al fine di comporre queste tensioni, gli investimenti pubblici si concentrano nei luoghi di svago e socializzazione, come le terme, il teatro coperto e l’anfiteatro. Qui in particolare si svolgevano quei giochi gladiatori tanto apprezzati sia dall’antica popolazione sannita sia dalle nuove famiglie romane, accomunate dalla passione e dall’orgoglio per il monumento simbolo della nuova Pompei.

Augustus pater patriae – Pompei e la Roma augustea. A mettere fine alla lunga instabilità della tarda repubblica è Augusto, che riorganizza il rapporto tra il centro del potere e la sua periferia su nuove basi. Nel 2 a.C. il fondatore dell’impero assume l’eccezionale titolo di “padre della patria” (pater patriae), richiamando tutti i cittadini agli ancestrali doveri che nel diritto romano legavano i figli al padre. Il rinnovato nesso fra Roma e i suoi territori nella persona del principe si cementa allora attorno a un nuovo strumento di consenso: il culto imperiale. Chiamata come tutte le colonie a riprodurre in piccolo la madrepatria, Pompei partecipa pienamente a questo processo secondo i modelli politici dettati dal centro del potere, che prevedono l’omaggio dinastico di tutti i ceti sociali componenti il rigido sistema per classi che caratterizza la società romana. La restaurazione dei costumi imposta da Augusto si presenta agli occhi dei cittadini dell’impero attraverso una nuova arte per un nuovo potere. A Pompei come a Roma il linguaggio artistico augusteo è caratterizzato dal rigore classicistico, che penetra fin negli spazi della vita privata con un nuovo gusto decorativo (III Stile). Ad assicurare l’attuazione del programma augusteo in centri periferici come Pompei è l’aristocrazia locale (domi nobiles), via via stabilizzatasi dopo la nascita della colonia sull’esempio della nobiltà romana. Una élite composita il cui patrimonio, fondato sulle ricche proprietà agricole del territorio, è speso in gran parte con funzione sociale nella realizzazione di grandi feste per la cittadinanza e di svariati monumenti (evergetismo). La classe dirigente di Pompei fatica a staccarsi dalle splendide ville affacciate sul golfo e, a differenza dei parigrado italici, non riuscirà ad accedere al senato di Roma. Come nel resto d’Italia invece, dopo la morte di Augusto anche nella città vesuviana inizierà ad affacciarsi sulla scena pubblica una classe di nuovi ricchi dalle umili origini (liberti).

Terrae motus – Il terremoto del 62/63 d.C. Non tutti sanno che l’immagine di Pompei consegnata alla storia dal Vesuvio è quella di una città faticosamente impegnata a risollevarsi da un violento terremoto. Il 5 febbraio di un anno imprecisato del regno di Nerone (62 o 63 d.C.) Pompei è sconvolta da un sisma tanto violento da svellere le statue del foro e inghiottire un intero gregge di seicento pecore (stando almeno a quanto ci dice Seneca). Nessun edificio ne esce indenne; la stessa ricostruzione sarà travagliata da un lungo sciame sismico e si protrarrà fino all’eruzione del 79 d.C. È possibile immaginare le prime risposte al disastro, anche alla luce di quanto ancora oggi avviene purtroppo nelle tante aree terremotate della Penisola. Una sorta di commissario imperiale viene inviato sul luogo, per coordinare i magistrati locali nelle operazioni di smaltimento delle macerie. La viabilità è riorganizzata sulla base delle esigenze di smistamento dei cumuli di detriti, che ancora oggi si rinvengono fuori dall’abitato o nelle aree meno edificate. Solo dopo questa fase di certo lunga e complessa si poté avviare la messa in sicurezza e la ristrutturazione, forse non prima del regno di Vespasiano (69-79 d.C.). I tanti cantieri dovettero attrarre da fuori moltissima manodopera, alle cui esigenze è probabile che si leghi lo spropositato numero di luoghi per il ristoro (cauponae, thermopolia), il soggiorno (hospitia) e lo svago (lupanaria) che contraddistinguono la Pompei oggi nota ai più. Sembra che la classe dirigente locale abbia fatto fatica a sostenere i restauri di tutti gli edifici pubblici; a parte il foro, è comunque certo che si lavorasse ancora in svariati contesti al momento dell’eruzione. Gli interventi dovettero procedere in ordine sparso, mancando a Pompei quella pianificazione su larga scala che solo il potere imperiale poteva ormai assicurare, come nel caso del coevo incendio di Roma.

Eruptio – L’eruzione del 79 d.C. e la fine di Pompei. Il terremoto del 62/63 d.C. colse Pompei in una fase di evidente declino socioeconomico, aggravandone la situazione. Alla vigilia del sisma d’altronde una celebre rissa, scoppiata nell’area dell’anfiteatro cittadino fra gli abitanti di Pompei e quelli della vicina Nocera, ne aveva già palesato tutto il malessere sociale. Nei diciassette anni che separano il terremoto dall’eruzione del 79 d.C. la città è sottoposta all’ulteriore test da sforzo di una ricostruzione continua e a macchia di leopardo. Tra le molte tracce di una progressiva crisi un unico, vistoso segnale in controtendenza: la realizzazione di un nuovo impianto per il pubblico svago, le Terme Centrali, ancora in costruzione al momento della definitiva distruzione. Ma al di là delle calamità naturali, le difficoltà palesate dalla classe dirigente di Pompei nel far fronte alla ricostruzione riflettono una situazione comune a molti centri italici, duramente colpiti da una crisi economica legata alla crescita dei mercati provinciali, a scapito delle produzioni agricole della Penisola. La parabola discendente delle aristocrazie locali incrocia l’apice dell’ascesa del ceto libertino, portatore di una cultura figurativa più diretta e alternativa al linguaggio aulico (la cosiddetta “arte plebea”), che trova largo spazio nell’ultima fase della vita di Pompei. Un gusto per l’appariscente e il triviale apparenta queste manifestazioni con la moda imperante fra le élite nei decenni centrali del I secolo d.C. A distinguere la committenza più alta è soprattutto la predilezione per materiali preziosi e marmi colorati, sull’esempio dei palazzi imperiali. Un livello che a Pompei scarseggia, a differenza delle più economiche soluzioni ad affresco (IV Stile). Mentre la Roma imperiale è impegnata a sfidare il tempo con le realizzazioni di una metropoli senza precedenti (a partire dall’edificio che ospita questa mostra), la piccola Pompei troverà nell’ambivalente caso di una distruzione conservativa la via per passare alla storia.

Per la quarta edizione Pompeii Theatrum Mundi torna nel teatro Grande di Pompei col pubblico: grandi registi, grandi interpreti per cinque prime nazionali. La rassegna estiva del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale diventa una sfida: “Sia l’inizio di una nuova stagione per il nostro Paese che possa coincidere con la ripresa di tutte le attività in presenza”

Fissate bene la data sull’agenda: 24 giugno 2021. Potrebbe essere il giorno della svolta. Il primo spettacolo teatrale col pubblico in presenza. Dove? Al teatro Grande del parco archeologico di Pompei per la quarta edizione di Pompeii Theatrum Mundi (24 giugno – 25 luglio 2021), la rassegna estiva del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale con il Parco Archeologico di Pompei in collaborazione con Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival. Grandi registi, grandi interpreti per cinque prime nazionali. Lo scorso anno la rassegna estiva non si è tenuta nel suo luogo di elezione, a Pompei, ma era stata garantita un’alternativa: Scena Aperta al Maschio Angioino, una rassegna limitata dalle doverose misure anti-COVID, ma di grande impatto artistico. Aspettando il ritorno alla normalità, gli organizzatori sono pronti. “Vogliamo affrontare con “l’ottimismo della volontà” la sfida della quarta edizione di Pompei Theatrum Mundi, confidando che da giugno vi sia l’inizio di una nuova stagione per il nostro Paese che possa coincidere con la ripresa di tutte le attività in presenza”, assicura Filippo Patroni Griffi, presidente Teatro di Napoli – Teatro Nazionale. “Quest’anno Pompei ci sarà. Non possiamo farne a meno, perché il ritorno alla nostra vita passa anche dalla riapertura dei luoghi della cultura. Il primo lockdown ci ha visti alternare le speranze di pronta ripartenza con il buio dell’aumento dei contagi e il dolore per i nostri morti; la pandemia ci ha privati di tanti diritti di libertà, ma ora finalmente, grazie alla campagna vaccinale, siamo vicini alla ripartenza. Noi ci crediamo e sono fiducioso che dal 24 giugno al 25 luglio ci potremo ritrovare nella cavea del Teatro antico di Pompei per assistere insieme alla magia del teatro sotto le stelle”.

Filippo Patroni Griffi, , presidente Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

Roberto Andò, regista, direttore artistico di Pompeii Theatrum Mundi
“Noi siamo pronti per ripartire dal Teatro Grande di Pompei, che quest’anno vedrà il debutto della direzione artistica di Roberto Andò”, annuncia Patroni Griffi, “che ringrazio per la dedizione e la cura dedicata a ogni singolo dettaglio, per garantire una rassegna estiva ricca di ispirazione artistica in uno spazio accogliente e aperto, nel pieno rispetto della sicurezza di tutti. Il cartellone è ricco, sofisticato e avvincente; e ci auguriamo che faccia da volano anche per la prossima stagione del Teatro di Napoli, che confidiamo possa essere quella del ritorno al ritmo sano e rassicurante della “normalità”. Perché se c’è una cosa che ci ha insegnato questa pandemia è che niente è più importante di difendere la “normalità” della cultura fatta dalla forza delle emozioni da condividere in presenza”. Ne è convinto Roberto Andò, direttore Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, che firma la sua prima edizione della rassegna nata nel 2017: “Mai come questa volta tornare a teatro segna un possibile ritorno alla vita. E non solo perché in questo interminabile anno di peste il teatro ci è venuto a mancare, una ragione più che sufficiente a farcene avvertire ora il desiderio intenso e struggente. Ma anche perché quest’estate potremo finalmente tornare a sederci su uno di quei monumenti di pietre antiche, ed eterne, da cui è cominciata la prima idea di teatro come luogo in cui gli uomini possono formulare domande a ciò che è vivo e a ciò che è destinato a morire. Una idea di teatro che equivale a una esperienza radicale in cui rimettere in gioco ciò che crediamo di pensare, di sentire o di credere”.
Vedere, nel promo della quarta edizione di Pompeii Theatrum Mundi, il teatro Grande di Pompei gremito di spettatori ti fa stringere il cuore. Pensare quest’anno le gradinate con così tante persone è pura utopia, ma per organizzatori, artisti e registi sarà già un grande risultato sentire il calore e la vicinanza del pubblico. Quanti saranno gli spettatori ammessi? Oggi è ancora prematuro fissare delle cifre precise. Man mano che ci si avvicinerà all’inaugurazione della rassegna e che ci saranno gli aggiornamenti sull’andamento della pandemia, si fisseranno regole e numeri precisi. In programma cinque spettacoli che uniscono al Teatro di Napoli grandi produzioni internazionali come quella del Festival D’Avignone, intensi intrepreti della scena teatrale mondiale come Isabelle Huppert, prime come “Pupo di zucchero” di Emma Dante e “Quinta Stagione”, che era previsto in stagione, di Franco Marcoaldi, diretto e interpretato da un grande protagonista della scena teatrale quale Marco Baliani. Continua il sodalizio con il Campania Teatro Festival: a Pompei ci sarà “Resurexxit Cassandra” con la regia di Jan Fabre e protagonista Sonia Bergamasco; “Il Purgatorio. La notte lava la mente” di Federico Tiezzi, spettacolo allestito in occasione del settimo centenario della morte di Dante Alighieri e infine “La cerisaie (Il giardino dei ciliegi)”, del regista portoghese Tiago Rodrigues con protagonista Isabelle Huppert.

Sonia Bergamasco
Il programma. Giovedì 24 giugno 2021 apre la rassegna lo spettacolo “Resurrexit Cassandra”, testo di Ruggero Cappuccio, ideazione, regia, scenografia Jan Fabre che firma anche video e luci, musiche originali di Stef Camil Karlens, interpretato da Sonia Bergamasco. Parole nuove per l’inascoltata sacerdotessa Cassandra. Una fuga visionaria nella profezia come smascheramento dell’eterno autoinganno umano. Repliche venerdì 25, sabato 26 giugno.

Federico Tiezzi (foto Luca Manfrini)
Giovedì 1° luglio 2021 – con repliche venerdì 2 e sabato 3 – il grande palcoscenico del teatro romano accoglierà lo spettacolo “Il Purgatorio. La notte lava la mente”, di Mario Luzi, con la regia di Federico Tiezzi, con Dario Battaglia, Alessandro Burzotta, Francesca Ciocchetti, Giovanni Franzoni, Francesca Gabucci, Leda Kreider, Sandro Lombardi, Annibale Pavone, Luca Tanganelli, Debora Zuin. Spettacolo realizzato per il settimo centenario della morte di Dante Alighieri. A distanza di trent’anni dalla sua prima teatralizzazione del poema dantesco, ripartendo da un testo affidatogli da Mario Luzi, Federico Tiezzi si concentra qui sulla cantica dell’amicizia e dell’arte, il luogo in cui avviene la trasformazione del vissuto e del dolore in speranza.

Emma Dante (foto Carmine Maringola)
Dopo l’Eracle di Euripide portato nel 2018, Emma Dante torna al Teatro Grande di Pompei con “Pupo di zucchero”, di cui firma testo, regia e costumi, in prima giovedì 8 luglio 2021, con repliche venerdì 9 e sabato 10, interpretato da Tiebeu Marc-Henry Brissy Ghadout, Sandro Maria Campagna, Martina Caracappa, Federica Greco, Giuseppe Lino, Carmine Maringola, Valter Sarzi Sartori, Maria Sgro, Stephanie Taillandier, Nancy Trabona. Liberamente ispirato a “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile lo spettacolo racconta la storia di un vecchio che per sconfiggere la solitudine invita a cena, nella loro antica dimora, i defunti della famiglia. Nella notte fra il 1° e il 2 novembre, lascia le porte aperte per farli entrare. Dopo il debutto a Pompei lo spettacolo andrà in scena al settantacinquesimo Festival di Avignone, in Francia.

Franco Marcoaldi e Marco Baliani (foto Mirto Baliani)
Giovedì 15, venerdì 16 e sabato 17 luglio 2021 un’altra attesa prima quella di “Quinta stagione”, monologo drammatico di Franco Marcoaldi interpretato da Marco Baliani, su paesaggio sonoro di Mirto Baliani e paesaggio scenico firmato da Mimmo Paladino. “Portare la poesia in teatro è, da sempre, impresa ardua… “, dichiara Marco Baliani. “Ma il poeta ha chiamato la sua opera “monologo drammatico”, due termini che appartengono di diritto alla storia del teatro. Dunque la visione del poema è legata alla scena, o potrebbe esserlo…”.

Isabelle Huppert (foto Christophe Raynaud De Lage)
Grande chiusura dell’edizione 2021 di Pompeii Theatrum Mundi con il debutto in prima assoluta italiana de “La cerisaie / Il giardino dei ciliegi”, di Anton Cechov, con la regia del portoghese Tiago Rodrigues, con protagonista – per la prima volta in scena al Teatro Grande di Pompei – la grande Isabelle Huppert e Isabel Abreu, Tom Adjibi, Suzanne Aubert, Marcel Bozonnet, Océane Cairaty, Alex Descas, Adama Diop, David Geselson, Alison Valence e i musicisti Manuela Azevedo e Hélder Goncalves. “Ho sempre pensato”, scrive il regista portoghese nelle note, “che Il giardino dei ciliegi trattasse della fine… Oggi posso affermare che è una commedia sul cambiamento travestita da commedia sulla fine… Il giardino dei ciliegi tratta dell’inesorabile forza del cambiamento”. Lo spettacolo approda alla rassegna di Pompei a ridosso del debutto mondiale al settantacinquesimo Festival di Avignone.
Torre Annunziata. Il direttore del parco archeologico di Pompei riapre l’area archeologica di Oplontis e annuncia al sindaco nuovi scavi, nuovi percorsi e la connessione tra gli Scavi e lo Spolettificio dell’Esercito


Il sindaco di Torre Annunziata Vincenzo Ascione e il direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel negli scavi di Oplontis (foto parco archeologico di Pompei)
Riaperti il 3 maggio 2021, come annunciato, gli Scavi di Oplontis a Torre Annunziata (Na) alla presenza del direttore generale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, e del sindaco di Torre Annunziata, Vincenzo Ascione- “Stiamo riponendo molta attenzione per i siti del territorio. Ci sarà molto da fare”, è stato il commento del direttore Zuchtriegel. “Sono grato al sindaco. Abbiamo già avuto un primo incontro per lavorare insieme sui nuovi scavi, i nuovi percorsi e la connessione tra gli Scavi e lo Spolettificio dell’Esercito di Torre Annunziata”.
“Siamo in contatto sia con il Demanio sia con l’Esercito per ampliare l’area degli scavi, ma anche per creare spazi per depositi, spazi museali, laboratori per scuole, bambini ragazzi che vogliano creare qua”, ha spiegato Zuchtriegel. “Dunque c’è molta attenzione per questo territorio, per il patrimonio assolutamente importante. Quindi nei prossimi anni ci sarà molto da fare. Sono grato al sindaco, col quale ho già avuto un primo incontro, perché lavoriamo insieme: è essenziale la collaborazione con gli enti locali, visto che sono previsti anche nuovi scavi, nuovi percorsi, una connessione tra questa l’area archeologica e lo Spolettificio dell’Esercito”. E il sindaco Ascione: “Siamo chiaramente contenti della riapertura degli Scavi. Abbiamo puntato buona parte del nostro sviluppo proprio sulla valorizzazione della risorsa archeologica. Ritengo pure che il ragionamento sia da fare come comprensorio, perché non è solo la città di Torre Annunziata ma siamo tante città che hanno puntato su questo tipo di sviluppo. Noi abbiamo parlato di turismi perché abbiamo il Vesuvio, abbiamo il mare, abbiamo l’archeologia, abbiamo veramente una serie di potenzialità che vanno tutte sviluppate. Quindi grazie al direttore Zuchtriegel per essere qui a riaprire questo nostro sito e ringrazio soprattutto tutta l’organizzazione che spero in maniera incisiva ed efficace possa realizzare i progetti che sono già previsti per questo sito. Non solo del collegamento con lo Spolettificio dell’Esercito ma anche con la villa B che purtroppo è ancora chiusa al pubblico”. Zuchtriegel ha tranquillizzato il sindaco: “Anche per questo collegamento c’è già una progettualità, perché la Villa B è molto interessante perché dà un’altra visione dell’aspetto dell’insediamento antico di Torre Annunziata-Oplontis e quindi va assolutamente valorizzata insieme alla villa A, ma vorremmo raccontare appunto ai visitatori il territorio come era organizzato, che non c’era solo il sito di Pompei, ma intorno tutto un paesaggio rurale di ville di ozio, di ville rustiche e di piccoli insediamenti, piccoli e meno piccoli, che facevano parte di un paesaggio mediterraneo connesso con molte altre parti dell’impero. E quindi credo che in questa prospettiva Oplontis può dire molto anche in termini di valorizzazione, di racconto della storia di questo periodo”.
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