Campania in zona gialla: ecco il calendario delle riaperture di musei e parchi archeologici dal 26 aprile al 1° maggio 2021

Prendiamo nota, seguendo l’esempio della donna con stilo e tavolette cerate nel celebre affresco pompeiano, noto anche come ritratto di Saffo, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli. Con il passaggio della Campania in zona gialla, musei autonomi e parchi archeologici insieme alla Direzione regionale Musei Campania, comunicano il programma di riaperture per invitare i cittadini a riappropriarsi dei loro siti identitari e dare il via a una ‘Primavera’ dell’arte e della rinascita. Pronti per accogliere il pubblico in sicurezza con nuove mostre e iniziative, dal 26 aprile 2021 al primo maggio è la ‘Settimana delle riaperture’. Musei e siti archeologici torneranno ad accogliere i visitatori dal lunedì al venerdì, e con ingresso su prenotazione anche nel fine settimana e nei giorni festivi. I siti riapriranno con il seguente calendario.
Lunedì 26 aprile 2021. Reggia di Caserta (limitatamente a Parco reale e Giardino Inglese); parco archeologico di Paestum e Velia; Castel Sant’Elmo e Certosa di San Martino a Napoli; museo Archeologico di Eboli, Teatro romano di Benevento e Dogana dei Grani di Atripalda.
Martedì 27 aprile 2021. Parco archeologico di Pompei; Museo di Capodimonte (il Real Bosco è aperto da lunedì 26); Palazzo Reale di Napoli; musei archeologici di Alife, Pontecagnano, Piano di Sorrento, Sarno, Nola, antica Capua e Montesarchio, Certosa di San Giacomo a Capri.
Mercoledì 28 aprile 2021. Museo Archeologico nazionale di Napoli; museo Pignatelli, museo 900 a Napoli; museo Duca di Martina nella Villa Floridiana a Napoli; musei archeologici di Teano e di Maddaloni; parco archeologico Campi Flegrei (Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, parco archeologico di Cuma, museo Archeologico Castello di Baia, Terme di Baia, Parco Sommerso di Baia).
Giovedì 29 aprile 2021. Certosa di San Lorenzo a Padula.
Venerdì 30 aprile 2021. Parco Archeologico di Ercolano.
Sabato 1° maggio 2021. Reggia di Caserta con Appartamenti reali.
Invitalia e il parco archeologico di Ercolano insieme per fare impresa. Incontro-evento su “La cultura diventa impresa. La tua. Gli incentivi di Invitalia per avviare un’impresa culturale nel territorio vesuviano”

Invitalia e il parco archeologico di Ercolano insieme per fare impresa. In che modo il parco archeologico di Ercolano, appartenente a un sito Unesco con Pompei e Oplontis, può concretamente contribuire al miglioramento della qualità della vita e allo sviluppo sostenibile del territorio in quanto catalizzatore ed espressione di un’eredità culturale straordinaria i cui valori non si limitano a quelli archeologici? Come è possibile innovare e diversificare l’offerta culturale e turistica già esistente integrata in una visione strategica di medio periodo anche grazie alla nascita di nuove imprese? E che ruolo può giocare Invitalia, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo, con i suoi incentivi a sostegno della creazione di imprese culturali, innovative, sociali da parte di giovani, donne e aspiranti imprenditori? A questi interrogativi vuole rispondere l’evento “La cultura diventa impresa. La tua. Gli incentivi di Invitalia per avviare un’impresa culturale nel territorio vesuviano”, il terzo della serie, dopo gli appuntamenti seguitissimi di Taranto e Caserta. Organizzato da Invitalia, in partenariato con il parco archeologico di Ercolano, l’evento si svolgerà il 22 aprile 2021 alle 16, concentrandosi in particolare su tre testimonianze/casi studio: le storie di chi, grazie agli incentivi Cultura Crea, Resto al Sud e Smart&Start Italia, è già riuscito a mettersi in proprio, creando startup, imprese sociali e culturali che puntano ad arricchire la filiera culturale e creativa del territorio. Parteciperanno, tra gli altri, Francesco Sirano, direttore del parco archeologico; Ernesto Somma, responsabile Incentivi e Innovazione, Invitalia; e Jane Thompson, manager Herculaneum Conservation Project. I responsabili di Invitalia racconteranno queste e le altre misure agevolative che l’Agenzia nazionale gestisce nell’ambito della creazione e dello sviluppo d’impresa, come Nuove Imprese a Tasso Zero e Italia Economia Sociale. Il parco archeologico, oltre a porre l’accento su una visione strategica di medio periodo integrata nelle pianificazioni esistenti e condivisa con gli attori istituzionali e della società civile, ribadirà l’importanza della formazione al fine di stimolare sperimentazioni innovative per l’orientamento e il successivo inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Attraverso un approccio democratico e aperto, due imprenditrici del territorio presenteranno le proprie attività che, in collaborazione con l’Istituto, hanno contribuito a valorizzare il patrimonio storico-archeologico del sito UNESCO, dimostrando come artigianato e creatività possano trarre ispirazioni e nuove possibilità dall’inestimabile patrimonio culturale del territorio.
“Le Antichità di Ercolano esposte”: la prestigiosa opera settecentesca è rientrata al Parco archeologico di Ercolano dopo il restauro curato dalla Biblioteca nazionale di Napoli. Documenta con disegni e incisioni ritrovamenti da Pompei, Stabia e Ercolano, molti perduti

“Le Antichità di Ercolano esposte”: la prestigiosa opera settecentesca nel ritrovato splendore è rientrata venerdì 16 aprile 2021 al parco archeologico di Ercolano dopo il restauro a cura della Biblioteca nazionale di Napoli. Si potranno nuovamente ammirare in tutti i dettagli gli straordinari disegni e le incisioni, che costituiscono l’ambiziosa opera editoriale voluta da Carlo di Borbone. L’opera di gran pregio non fu mai messa in commercio, ma offerta in omaggio dalla corte napoletana agli esponenti più in vista dell’aristocrazia europea per stupirli con l’imponenza della collezione messa insieme dal Re di Napoli, e diffondere e promuovere l’impresa di scavo borbonica, che aveva portato alla luce le città sepolte dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. “Per recuperare la propria collezione dei volumi de Le Antichità di Ercolano esposte e garantire la pubblica fruizione, il parco ha attivato la propria rete istituzionale di riferimento”, dichiara Francesco Sirano, di recente riconfermato alla direzione del Parco. “La collaborazione con la Biblioteca Nazionale si è giovata dell’altissimo livello professionale che da sempre ne caratterizza l’opera. I rapporti, già stretti per la presenza dell’officina dei papiri Ercolanesi proprio nella Biblioteca, si sono ulteriormente rafforzati”. “Il lavoro di restauro su Le Antichità di Ercolano Esposte”, afferma il direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli, Salvatore Buonomo, “conferma il filo doppio di stretta collaborazione con il Parco Archeologico di Ercolano, dove si trova la superba Villa dei Pisoni che ospitava l’antica collezione di papiri di Filodemo di Gadara, oggi nella nostra biblioteca. La sinergia in questo caso ha costituito un’occasione per avvalersi al massimo delle risorse e delle potenzialità di cui disponiamo nell’ambito dei beni culturali, consentendoci l’allargamento del concetto stesso di patrimonio culturale componendo l’interesse di bene bibliografico con quello archeologico”.


Il tomo I de “Le Antichità di Ercolano esposte” prima del restauro alla Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)
Il restauro ha riguardato i primi 8 volumi della preziosa collana, pubblicata tra il 1757 e il 1792 dalla Stamperia Reale Borbonica a cura della Reale Accademia Ercolanese (di cui fecero parte Ferdinando Galiani, e Francesco Valletta), fondata da Carlo di Borbone per illustrare e studiare quanto veniva alla luce dagli scavi e collocato nell’ ‘Herculanense Museum’, allestito presso la Reggia di Portici per celebrare la grandiosa impresa di scavo. “Il lavoro di restauro”, aggiunge Salvatore Buonomo, “ci tengo a sottolinearlo è stato portato a termine grazie alla disponibilità dei nostri ultimi restauratori, che pur se collocati in pensione, hanno continuato il lavoro in forma volontaria per completare questo delicato restauro e le altre esecuzioni in corso. Allo stato il nostro importante e specializzato laboratorio non può continuare l’attività per mancanza di personale”. “Questo progetto”, conclude Francesco Sirano, “giunge a compimento proprio nel momento in cui tra poche settimane il Parco, con il supporto dell’Herculaneum Conservation Project, sta per lanciare una prima versione del portale Open Data: una forma di condivisione delle conoscenze che utilizza il metodo democratico e partecipativo per raggiungere gli stessi effetti che ottennero in Europa i volumi de Le Antichità di Ercolano esposte rappresentando una inesauribile fonte di ispirazione per le arti e l’artigianato”.


Il tomo IV de “Le Antichità di Ercolano esposte” prima del restauro alla Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)
Il lavoro di restauro sui primi 6 volumi svolto nel Laboratorio “Alberto Guarino” della BNN, che ha visto impegnati Valeria Stanziano e Luigi Vallefuoco e per il Parco di Ercolano Elisabetta Canna, è stato complesso: è stato necessario intervenire sulle pregevoli carte interne ma anche restaurare tutti i dorsi in pelle con le iscrizioni in oro e i nervi a vista, in più parti sono state restaurate le coperte con incartonatura e carte marmorizzate dipinte a mano simili agli originali. La restante parte del restauro è stato affidato alla ditta Argentino Chiara che si è attenuta nell’acquisto dei materiali e nell’esecuzione al progetto redatto dal laboratorio della Biblioteca di Napoli. Le Antichità di Ercolano esposte hanno avuto il merito di offrire agli artisti ed ai decoratori dell’epoca un assortimento di motivi ellenistici fedeli agli originali, influenzando le arti decorative in Europa e favorendo l’affermarsi del gusto neoclassico. L’opera riveste, perciò, un particolare interesse artistico e documenta con disegni e incisioni di raffinata fattura il prezioso patrimonio di pitture e oggetti, molti anche andati perduti, provenienti dagli scavi di Pompei, Stabia e dai due siti di Ercolano: Resina e Portici.
Il TG2 Dossier sabato fa tappa al Mann con la puntata “Museo Archeologico Nazionale, scrigno di civiltà” curata da Laura Pintus, in replica domenica
Una bambina con maglioncino giallo apre le porte della Collezione Magna Grecia: forse da qui inizia, simbolicamente, il viaggio del Tg2 Dossier, che fa tappa al Mann nella puntata “Museo Archeologico Nazionale di Napoli, scrigno di civiltà”, in onda su Rai 2 sabato 17 aprile 2021 alle 23.30 e in replica domenica 18 aprile 2021 alle 10.10. La puntata sarà disponibile su Rai Play. Quarantacinque minuti di bellezza per raccontare l’istituto di Napoli ed i legami che si intrecciano tra i capolavori del Sud Italia: l’attento ed efficace percorso, curato da Laura Pintus, rappresenta il Mann a trecentosessanta gradi, tra collezioni permanenti, esposizioni temporanee e grandi progetti di ricerca.


Gli elmi della mostra “I Gladiatori” nel laboratorio di restauro del Mann nel backstage della puntata di TG2 Dossier “Museo Archeologico Nazionale di Napoli, scrigno di civiltà” (foto mann)
Trait d’union del programma è il dialogo con i protagonisti della vita del Museo: dal direttore Paolo Giulierini, che guida la giornalista alla scoperta dei tesori museali, agli archeologi, ai restauratori, agli addetti alla custodia dei tesori dischiusi dai depositi. Non mancano, naturalmente, incursioni nel backstage della mostra “Gladiatori”: nel laboratorio di restauro dell’Archeologico, infatti, sono state curate “le ferite” degli splendidi elmi bronzei, esposti oggi nel Salone della Meridiana per il grande allestimento. E poi spazio agli interventi per restaurare il Mosaico di Alessandro, ai programmi di valorizzazione per i più piccoli con le pubblicazioni a fumetti, alla storia dei capolavori della statuaria Farnese: un percorso ricchissimo, che svela un volto inedito del Museo.

Dal Mann ai legami con il territorio: il Tg2 Dossier traccia un itinerario suggestivo tra passato e presente, ritrovando usi e costumi in cui rispecchiarsi ancor di più oggi, in tempi di pandemia. La puntata si sofferma anche su tante eccellenze del territorio, per definirne la matrice identitaria, pur nelle differenze storico-artistiche: da Cuma a Palazzo Reale, da Santa Maria Capua Vetere a Ercolano, un inno alla bellezza che, all’epoca del Covid e del lockdown degli istituti culturali, infonde speranza per il futuro.
Un marchio per il distretto borbonico, sei musei (tra Napoli e Caserta) e una comunità per il lancio dell’itinerario borbonico del Sud Italia. Sottoscritto protocollo d’intesa per la valorizzazione unitaria del patrimonio culturale borbonico del ‘700


Il logo del Palazzo Reale di Napoli

Il logo del Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli

Il logo del Real sito di Carditello

Il logo della Reggia di Caserta

Il logo del museo Archeologico nazionale di Napoli

Il nodo di Ercole, nuovo logo del parco archeologico di Ercolano
La lista è già ricca, anche se ancora solo parziale. Vi fanno parte il Palazzo Reale di Napoli, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, la Reggia di Caserta, la Reggia di Carditello, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Parco Archeologico di Ercolano. Cosa hanno in comune questi siti musealizzati oltre al fatto di essere tutti in Campania? Hanno un legame stretto con i Borboni e il Regno delle Due Sicilie. Sono il primo nucleo all’interno di un Progetto ambizioso per il rilancio del “sistema delle regge borboniche” attraverso la costruzione di un racconto e un sistema di offerta unico sulla scorta del Grand Tour del Settecento. Dopo solo pochi mesi di dialogo e confronto, partito la scorsa estate, in piena pandemia da Covid-19 e crisi del sistema turistico-culturale italiano, i direttori dei 6 musei statali della Campania e la Onlus “Siti Reali”, capofila del partenariato del “Royal Social Forum”, hanno sottoscritto un accordo di collaborazione che ha dato vita al Comitato Istituzionale che svilupperà il programma strategico di valorizzazione dell’itinerario borbonico del Sud Italia il cui nucleo di partenza è costituito appunto dalle quattro residenze di Casa Borbone Due Sicilie (Palazzo Reale di Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Reggia di Caserta e di Carditello) e due siti archeologici (Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Parco Archeologico di Ercolano) che in stretta relazione con le regge testimoniano dell’interesse della corte borbonica per la riscoperta delle antichità vesuviane. L’accordo di partenariato si inserisce nell’ambito di Cultura Crea, misura del PON “Cultura e Sviluppo” 2014/2020 del Ministero della Cultura gestita da Invitalia, e contribuirà a mettere in connessione permanente la rete degli attrattori culturali borbonici della Campania con le industrie culturali e creative, le tipicità del territorio e il sistema dell’accoglienza, accessibilità, ospitalità e mobilità, grazie alla prima fase progettuale promossa e avviata dall’Associazione Onlus “Siti Reali”.


Sylvain Bellengher, direttore del museo di Capodimonte
“La sinergia tra istituzioni culturali è sempre auspicabile come metodo di lavoro a beneficio dell’utenza finale”, spiega Sylvain Bellenger, direttore Museo e Real Bosco di Capodimonte. “In questo caso, sono particolarmente felice di partecipare a un progetto che si pone l’obiettivo ambizioso di rafforzare la conoscenza e lo studio dell’identità e della funzione storica dei vari siti reali in epoca borbonica presenti sul territorio della Regione Campania ai fini di una loro divulgazione unitaria. Un progetto scientifico serio, basato su ricerche documentali incrociate e messa a disposizione di banche dati comuni per una valorizzazione unitaria e sistemica dell’itinerario borbonico anche grazie all’utilizzo di moderne infrastrutture digitali”.


Mario Epifani, direttore del Palazzo Reale di Napoli
“Nel momento in cui il Palazzo Reale di Napoli assume lo status di museo autonomo sulla scia della riforma Franceschini”, interviene Mario Epifani, direttore Palazzo Reale di Napoli, “la possibilità di inserirsi in un circuito più ampio – di cui fanno parte le altre due residenze borboniche già riconosciute come istituti dotati di autonomia speciale dal neo ministero della Cultura, le regge di Capodimonte e di Caserta – rappresenta un incentivo al recupero e alla valorizzazione dell’identità di quello che fu il centro del potere a Napoli e nelle Due Sicilie, dall’epoca del Viceregno spagnolo fino alla fine del Regno d’Italia. Il rapporto simbiotico tra i diversi luoghi legati alla dinastia borbonica crea un continuo gioco di rimandi ma anche di differenze, utili a far comprendere al visitatore la funzione di ciascuna sede e le trasformazioni subite in conseguenza dei fatti storici di cui fu teatro. Per tali motivi ho accolto con favore l’avvio di un percorso di collaborazione tra le maggiori istituzioni museali della Campania e la Onlus “Siti Reali” fondato sul comune obiettivo di ricreare un unico circuito di conoscenza, fruizione e valorizzazione legato ai luoghi dell’età borbonica”.


Vittorio Fresa, responsabile Service Unit Cultura Crea, Invitalia
“Il PON Cultura & Sviluppo 2014-2020 formalizza la connessione tra grandi attrattori culturali ed iniziative imprenditoriali della filiera creativa, culturale e turistica”, ricorda Vittorio Fresa, responsabile Service Unit Cultura Crea, Invitalia. “Questo nesso, che appare scontato ma che è grandemente mancato anche nel recente passato, è molto ben emblematizzato dall’iniziativa imprenditoriale Siti Reali. La forza di questa idea è nella connessione tra diversi asset del patrimonio culturale del Mezzogiorno, disegnando i puntini che uniscono un patrimonio culturale di grandissimo valore, potenziale attivatore di meccanismi di sviluppo locale e di processi di rigenerazione territoriale”.


Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli foto Graziano Tavan)
“Il progetto Siti Reali rappresenta un’occasione unica per una rete che faccia emergere prepotentemente, agli occhi del mondo, l’impatto determinante della monarchia borbonica sull’arte, l’archeologia, la cultura e il paesaggio campano”, sostiene Paolo Giulierini, direttore Museo Archeologico Nazionale di Napoli. “E lo fa con gli strumenti nuovi forniti dal digitale e dalla comunicazione, fondati però saldamente sul rigore degli Istituiti scientifici”.

Francesco Ermanno Guida (politecnico di Milano)
“Un marchio non è solo un segno distintivo, ma deve rappresentare una intenzione strategica”, sostiene Francesco Ermanno Guida, associazione italiana design della comunicazione visiva/Politecnico di Milano. “Nel caso del patrimonio culturale, un marchio deve essere in grado di distinguersi nel restituirne storia, valori, qualità per definizione uniche”.


Alessandro Manna, presidente associazione onlus “Siti Reali”
“L’importante risultato di collaborazione pluriennale avviata intorno ai siti borbonici della Campania si ispira alla “Comunità di Patrimonio” della Convenzione di Faro”, ribadisce Alessandro Manna, presidente associazione onlus “Siti Reali”, portavoce/coordinatore comunità di patrimonio “l’Utopia Realizzata”, “e recepisce il modello innovativo di gestione del patrimonio culturale basato sul modello del distretto culturale e il partenariato pubblico-privato attraverso l’ampia partecipazione dei diversi portatori d’interesse del territorio, in primis quelli del terzo settore, così come indicato anche dalla Legge “Valore Cultura” del 2013 di istituzione dell’itinerario borbonico. Far convergere gli interessi diffusi verso un’unica strategia di valorizzazione della cultura borbonica dell’Italia meridionale e dei grandi complessi culturali del periodo è l’obiettivo che anima i soggetti promotori dell’intesa da poco sottoscritta, che auspicano da subito la partecipazione di altri enti e organizzazioni locali e nazionali. Il programma strategico d’investimento, condiviso con i sei grandi istituti culturali della Campania, privilegerà “la cultura come cura” e intende contribuire al rilancio post-pandemia delle attività di fruizione turistico-culturale dei territori interessati partendo dalle risorse culturali e ambientali, asset identitari privilegiati su cui concentrare gli investimenti pubblici e privati. Oltre alla progettazione del marchio, seguiranno ulteriori interventi che completeranno la realizzazione dell’itinerario borbonico dell’Italia meridionale. A supporto delle attività di valorizzazione culturale l’Associazione intende promuovere anche un centro di ricerca e documentazione per approfondire con rigore scientifico la storia e l’identità del periodo storico di riferimento. Abbiamo davanti a noi una sfida importante che dobbiamo saper affrontare tutti insieme cogliendo ulteriori opportunità di valorizzazione dell’itinerario borbonico nell’ambito delle politiche europee e nazionali come il programma Next Generation EU e il Piano Nazionale di Resilienza e Ripresa. L’auspicio è che i grandi complessi borbonici nel loro insieme siano inseriti nel PNRR e diventino un laboratorio di attuazione delle politiche di rilancio post-covid. L’obiettivo comune sarà quello di rafforzare il ruolo del museo e del patrimonio culturale e naturale nel rapporto di relazione con la comunità, attraverso la partecipazione attiva di cittadini, imprese e istituzioni, una migliore infrastrutturazione digitale per la conoscenza e la fruizione pubblica, un nuovo posizionamento internazionale della circuito borbonico e la qualificazione costante dei servizi, il tutto in chiave di sostenibilità ambientale in linea con gli obiettivi di sviluppo promossi dall’Agenda 2030”.


Luigi Nicolais, presidente fondazione Real sito di Carditello
“Il Real Sito di Carditello non è solo un bene di notevole valore artistico e culturale ma è anche uno stile di vita”, interviene Luigi Nicolais, presidente fondazione “Real Sito di Carditello”. “Superando il concetto tradizionale del museo come contenitore d’arte, Carditello esprime un ambiente dinamico, inclusivo, orientato alla ricerca di conoscenza e imperniato sullo sviluppo sociale ed economico del territorio, affermandosi come punto di riferimento della comunità locale e stimolando relazioni sostenibili con gli stakeholder. La missione della Fondazione, dunque, è promuovere un nuovo modello di fruizione per i beni culturali, offrendo una esperienza di visita dedicata al benessere psicofisico dei visitatori e confermando la vocazione di fattoria sperimentale con una nuova linea di prodotti enogastronomici a marchio. Una sfida molto ambiziosa, che intendiamo rilanciare con la rete dei siti borbonici della Campania, condividendo un’unica strategia di valorizzazione. Proprio le reali delizie, un tempo costituivano un vero e proprio sistema territoriale di poli, con funzioni residenziali, venatorie, amministrative, agricole, industriali e di tutela del patrimonio ambientale. Un esperimento già considerato innovativo all’epoca, che trovò a Carditello una delle sue più felici espressioni, segnando la fisionomia di vaste aree del Mezzogiorno, costituendo un laboratorio europeo e una rete di centri di innovazione territoriale di interesse artistico-culturale, socio-urbanistico e produttivo”.


Francesco Sirano direttore del parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)
“Ercolano è stato il primo sito dove sotto il rigido controllo del Re di Napoli nel 1738 iniziarono ricerche archeologiche sistematiche”, sottolinea Francesco Sirano, direttore Parco Archeologico di Ercolano. “Nella vicinissima Reggia di Portici fu ospitato l’Herculanense Museum, primo nucleo della futura collezione vesuviana del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Nel 1839 da Portici si mosse verso Napoli il primo treno d’Italia. Il Parco Archeologico di Ercolano è situato baricentricamente tra questi siti e le splendide ville del Miglio d’Oro fiorite tra XVIII e XIX secolo sulla scia della Reggia di Portici. Si tratta di ottimi motivi storici e culturali per aderire con convinzione a questa iniziativa e per augurare che sia avviato un duraturo percorso di collaborazione pubblico/privato per creare nuove connessioni ed interazioni tra luoghi della cultura, dimore private, imprenditoria ed attività connesse alla filiera dell’accoglienza. Auspico che la valorizzazione di questo particolare momento storico contribuisca alla sensibilizzazione dei cittadini e alla formazione di un mosaico di valori culturali condiviso e aperto verso il futuro”.

Tra i primi interventi previsti nell’ambito delle due azioni del programma di valorizzazione turistico-culturale del nascente distretto borbonico la pubblicazione del bando di concorso nazionale, rivolto a professionisti esperti di visual e brand identity, attraverso il quale saranno selezionate in due fasi da una Commissione di esperti proposte di marchio e identità visiva che identifichino e caratterizzino la cultura borbonica dell’Italia meridionale e il circuito delle eredità culturali del periodo. La finalità del concorso è quella di identificare la migliore proposta progettuale capace di ricreare un’unità di immagine coordinata e collettiva e di connettere in maniera permanente attrattori culturali e naturali, utenti, filiere e risorse del territorio al fine di accrescere la reputazione, la qualità e la fruizione turistico-culturale del “distretto borbonico” su un piano locale e internazionale. L’iniziativa e realizzata in collaborazione con Aiap (l’Associazione italiana design della comunicazione visiva).
Ercolano. Prima azione della convenzione tra il Parco archeologico e l’università “Vanvitelli”: presentate le nuove divise “condivise” per il personale

Partecipazione e connessioni anche alla base della progettazione delle nuove divise: al lavoro insieme il personale del Parco archeologico di Ercolano e gli studenti dell’università Vanvitelli. Il Parco archeologico di Ercolano, infatti, dopo la nuova veste dell’identità visiva, cambia abito anche al proprio personale e presenta le divise disegnate grazie alla progettazione congiunta con il dipartimento di Architettura e Disegno industriale, università della Campania “Luigi Vanvitelli”. La collezione “DIVISE CONDIVISE” nasce dalla co-progettazione che ha coinvolto nello studio propedeutico Università e componenti dello staff del Parco. La progettazione partecipata ha visto protagonisti docenti universitari, giovani laureati, tirocinanti e il personale del Parco, dalla elaborazione dei modelli, alla scelta dei tessuti e alla palette colori, per la realizzazione di indumenti comodi, confortevoli, ecologici, caratterizzati da tonalità ispirate direttamente dall’antica Ercolano, abiti pensati per chi vive e lavora a contatto con tanta bellezza, con accessori e stile di grande vestibilità che si prestano a una diffusione più ampia affinché tutti possano condividere anche attraverso un capo di abbigliamento i millenari valori estetici e culturali della città di Ercole.


La collezione Uomo autunno-inverno del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)
Il gruppo di ricerca del Dipartimento, recependo tutte le istanze del Parco, è partito per la conformazione delle caratteristiche degli outfit dal Mediterraneo, luogo di contaminazioni culturali per eccellenza, dove mare e terra si uniscono in un abbraccio inscindibile. Il percorso di fashion design ha inizio dal triplice significato della parola habitus: ambito, modo di comportarsi, abito; dunque ciò significa che dallo studio di ogni singola località può nascere un artefatto, un accessorio di design, un vestito, come accade per le divise del Parco archeologico di Ercolano che ricordano la vasta gamma di forme, materiali e colori che si ritrovano nelle costruzioni pubbliche e private dell’antica città.


Il nodo di Ercole, nuovo logo del parco archeologico di Ercolano
Dopo aver lanciato un programma basato sulle relazioni e connessioni con il territorio, in cui si innesta la Convenzione con il dipartimento di Architettura e Disegno industriale dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, responsabile scientifico la prof.ssa Maria Dolores Morelli, firmata nel luglio 2020, il Parco mette in campo la prima azione nello studio e progettazione delle divise stagionali per il personale del MIC in servizio presso il Parco archeologico di Ercolano, oggi pronte per la presentazione dei disegni della Collezione. “La realizzazione delle divise per i nostri addetti alla vigilanza”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “è un segnale che rende evidente l’appartenenza al luogo. Le linee semplici, i colori tenui e i materiali ecocompatibili interpretano perfettamente lo spirito del Parco, un luogo di rinascita continua tra passato e futuro. Il nostro personale è il nostro biglietto da visita e volevamo che si sentisse a proprio agio in divise eleganti e riconoscibili a partire dalle quali saranno creati altri capi di abbigliamento e accessori da offrire ai nostri visitatori. Sono molto soddisfatto della sinergia con l’università Vanvitelli e fiero della valorizzazione dei giovani in questo progetto, che lancia il forte segnale delle possibilità che questo territorio offre alle nuove generazioni”. “La Convenzione con il dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’università della Campania Luigi Vanvitelli”, spiega la prof. Ornella Zerlenga, direttore del Dipartimento, “è stata siglata al fine di strutturare uno stretto collegamento tra la realtà accademica e quella del sito archeologico, attuando forme di collaborazione scientifica e di ricerca per la formazione, l’orientamento e la didattica, su tematiche di convergente interesse per i due Enti, strutturando attività di ricerca in ambito culturale, produttivo, tecnologico, contribuendo al rafforzamento delle relazioni tra Università, Enti, Aziende, Associazioni per lo sviluppo di processi educativi-produttivi”.
“Lapilli sotto la cenere”. Con la 21.ma clip del parco archeologico di Ercolano il direttore Francesco Sirano esplora il tema “Ercole a Herculaneum”: in questa seconda parte scopriamo storie, leggende e vita di Ercole raccontate da statue dipinti e sculture ritrovate nel sito

Con la 21.ma clip della serie “Lapilli sotto la cenere” il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano esplora il tema “Ercole a Herculaneum”, cioè il Mito, la leggenda e la città. In questa seconda parte scopriamo le storie, le leggende e la vita dell’Eroe fondatore di Herculaneum raccontate da statue dipinti e sculture ritrovate sotto il vulcano.
Tra le statue e le fontane che decoravano il giardino della Casa dei Cervi, c’è anche una rappresentazione di Ercole. “Questa volta l’eroe che ha dato il nome alla città”, spiega Sirano, “è ubriaco, e si sta liberando: sta facendo la pipì. È un Ercole oramai vecchio. Qui è esposta una copia in gesso dell’originale che probabilmente viene dal mondo ellenistico, e in ogni caso ci mostra molto bene quello che sta succedendo. La statua era stata trasformata in una fontana. Gli abitanti di questa casa volevano probabilmente dire che anche che anche l’eroe che ha dato il nome alla città si trova così bene durante le feste che avvenivano qui da rilassarsi completamente ed essere uno dei protagonisti di questa vita beata che qui avveniva”.

Un’allusione ad Ercole non poteva mancare neppure nella statua del patrono della città: Marco Nonio Balbo. “Il tipo di statua in corazza che viene scelto – continua Sirano – prevedeva già sugli spallacci un’immagine della testa di Ercole. Ma è ovvio che qui questa rappresentazione acquista un valore simbolico molto forte: il padre di Ercolano, l’eroe fondatore, e il padre della patria di Ercolano, Marco Nonio Balbo”.

All’interno dell’Antiquarium di Ercolano è esposta la statua dell’Idra di Lerna (vedi La statua di Demetra da Ercolano a Los Angeles per la grande mostra sui tesori della Villa dei Papiri. All’Antiquarium al suo posto per la prima volta esposta la fontana dell’Idra di Lerna | archeologiavocidalpassato). “È l’originale della statua-fontana che decorava il centro della piscina cruciforme che si trovava nella palestra della città antica. Si tratta di una statua di bronzo assemblata di diverse parti che rappresenta un unicum nel mondo antico. Non abbiamo altre rappresentazioni in bronzo di queste dimensioni dell’Idra di Lerna. Il mostro serpentiforme – descrive Sirano – si avvolge attorno a un platano, secondo la leggenda antica. E presenta la parte bassa del corpo da cui a un certo punto si dipartono cinque teste, ognuna di queste nella collocazione originaria diventava uno zampillo di fontana. E c’era un motivo perché l’Idra proviene dall’Oceano e quindi ha un rapporto molto stretto con l’acqua. Gli studiosi hanno accostato questa statua a quella con lo stesso soggetto che Agrippa aveva posto nel Lacus Servilius, la fontana di Servilio, che si trovava nel Foro Romano. Questa fontana era legata a un acquedotto dell’età repubblicana ed era stata oggetto, durante le guerre civili, di una terribile esposizione delle teste dei senatori tagliate da Silla. Agrippa mettendo invece questo mostro dalle tante teste che diventa una fontana voleva alludere alla pacificazione. Ma secondo il poeta Orazio l’Idra era anche un modo per alludere alla forza, alla tenacia che aveva il popolo romano, che non poteva essere sconfitto come invece fu sconfitta l’Idra. A Ercolano la rappresentazione di questa fatica poteva sì essere un richiamo alla capitale, alla città di riferimento per tutti i romani, ma probabilmente questo assumeva anche un significato locale. Infatti la fatica di Ercole viene vinta con l’aiuto di Iolaos. L’uccisione dell’Idra celebra quindi la solidarietà reciproca fra i cittadini. E Ercole, dopo aver ucciso l’Idra, intinge le punte delle sue frecce nel sangue di questo mostro provocando poi delle ferite non guaribili. In questa maniera si voleva nel luogo dove venivano allevati i nuovi cittadini di Ercolano, valorizzare la solidarietà e la forza che si poteva assumere dopo aver superato delle fatiche che apparentemente sembrano insormontabili, come questo mostro dalle tante teste”.
“Lapilli sotto la cenere”. Con la 20.ma clip del parco archeologico di Ercolano il direttore Francesco Sirano esplora il tema “Ercole a Herculaneum”: in questa prima parte, presenta alcuni luoghi che svelano le radici mitologiche della città antica

Con la 20.ma clip della serie “Lapilli sotto la cenere” il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano esplora il tema “Ercole a Herculaneum”, cioè il Mito, la leggenda e la città. In questa prima parte ci porta in alcuni luoghi del Parco, pubblici e privati, che svelano le radici mitologiche della città antica.
L’eroe Ercole è uno dei personaggi che nell’immaginario, nella mitologia locale aveva un peso enorme. Non ci sono infatti molte città nell’ambito della penisola italiana che prendono il nome da Ercole. “Ci sono alcune Heracleia in Magna Grecia e in Sicilia nel mondo greco, nel mondo di cultura ellenica”, ricorda Sirano. “Ma qui sono davvero molto pochi. Ci sono solo alcuni villaggi, per esempio, che si trovano nella zona di altre città importanti della Campania che prendevano il nome da un santuario di Ercole. Ed è probabile che anche Ercolano prendesse il nome da un santuario dedicato a questo eroe che in genere nel territorio italico è connesso al ciclo della transumanza, cioè al movimento delle greggi che dalle zone interne della penisola raggiungeva il mare, e viceversa a seconda delle stagioni. E anche al commercio del sale, elemento fondamentale per garantire conservazione e trattamento sia dei prodotti lattiero-caseari sia della carne. Ercole – sottolinea Sirano – è una delle figure più rappresentate ad Ercolano sia nei monumenti pubblici, come il collegio degli Augustali con l’immagine di Ercole che all’Olimpo e diventa un dio, sia nelle case private. Nessuno si faceva mancare una statuetta, una statua di marmo, una tabella dipinta di marmo con una fatica di Ercole, un rilievo, un’immagine all’interno delle decorazioni parietali, un anello che non raffigurasse l’eroe principale che dà il nome alla città e oggi andremo insieme alla scoperta di tanti dettagli più o meno visibili che parlano di Ercole durante la visita al parco di Ercolano”.

“In uno dei punti più frequentati del Decumano massimo si apriva una bottega che ci colpisce”, spiega Sirano, “perché ha delle splendide pitture di terzo stile alle pareti e sul pavimento anche le impronte di una decorazione pavimentale molto complessa, fatta tutta in lastre di marmo. Un fatto non usuale per una bottega che si spiega nel fatto che in un primo momento questo ambiente era uno dei cubicula della Casa del Peristilio tuscanico che si trova sulla sinistra cui è collegata da una porta. In una fase successiva della casa, i proprietari che gestiscono la bottega, perché c’è ancora il collegamento tra l’atrio della casa e la bottega, decidono di aprire sulla strada questo ambiente per far sì che diventi un luogo di commercio”. Le pitture si trovano al coronamento della fascia mediana della decorazione parietale. “Alcune sono mal conservate”, continua Sirano, “ma tutte hanno un senso cultuale, hanno un significato che riporta alla sfera religiosa del mondo dell’antica Roma. In particolare c’è una scena meglio conservata. Si vede un altare sul quale si sta svolgendo un sacrificio: vediamo il fumo che sale, vediamo un personaggio che sta compiendo un atto versando qualcosa sul fuoco: una libagione. Accanto all’altare una figura giovanile tiene con la mano destra le corna di un toro e con la mano sinistra sostiene una o due lance, una sicuramente. Accanto all’altare c’è, visto di profilo, un oggetto che potrebbe essere uno scudo o qualcos’altro, non credo una spada perché non vediamo le punte. Quindi sembrerebbe un’altra cosa. Chi è questo personaggio? Forse Iolaus, cioè il nipote di Ercole che lo accompagna in tante vicende. Alla sinistra della scena, c’è Ercole. Lo riconosciamo subito perché ha la clava e la pelle di leone, che sono gli elementi caratteristici. Ed è un Ercole giovane: ha i capelli ricci, e la mano sinistra appoggiata sul dorso di questo toro. Sono possibili varie interpretazione di questa scena che è chiaramente una scena di sacrificio. Secondo alcuni studiosi si tratterebbe della rievocazione della fondazione del culto di Ercole all’Ara massima a Roma, che si trovava nel Foro Boario. Quindi in questo caso ci sarebbe una somiglianza con il posizionamento vicino al Foro, vicino al posto del mercato più importante di questo ambiente della bottega dove ci troviamo. Ma un’altra possibilità sarebbe che invece qui si stia celebrando la fondazione della stessa Ercolano, e il toro potrebbe essere un ricordo di una delle fatiche di Ercole, la decima, che è quella delle mandrie di Gerione. Al ritorno dalla quale fatica Ercole si sarebbe fermato, tra tante soste che fa, proprio qui a fondare Ercolano”.

Nel porticato coperto della Casa dei Cervi vi erano vari quadretti. Alcuni raffiguravano nature morte che alludono delle stagioni, e anche le funzioni di alcuni ambienti di ospitalità dove avvenivano i banchetti all’interno della casa. E altri alludono a delle scene mitologiche. “In particolare un quadretto ci fa vedere due amorini che sono protagonisti di un furto: hanno rubato le armi di Ercole. Uno ha il suo arco, e l’altro la famosa clava. Ercole – conclude Sirano – sta festeggiando i suoi successi e irretito forse dall’amore di Omphale, e si fa rubare le armi dagli amorini”.









Programma pluriennale: le iniziative. Il programma stagionale prevede per la Primavera “Close Up. Visite ai cantieri di restauro del parco”, Estate “I Venerdì di Ercolano. Serate estive con percorsi sensoriali”, Primavera e Autunno “AAA Aperitivi tra Archeologia e Arte contemporanea”. Le partecipazioni partecipate sul restauro e la conservazione, le esperienze multisensoriali delle visite serali, gli aperitivi tra archeologia e arte contemporanea sono solo alcune delle iniziative intese a far vivere ai visitatori, dal vivo e on line, tante emozioni e una visita sempre diversa e appassionante. Iniziative scientifiche: il Parco è anche un laboratorio permanente di ricerca e divulgazione scientifica, con molteplici occasioni di contaminazione interdisciplinare e approfondimento culturale tra conferenze, seminari e laboratori. Eventi speciali: manifestazioni in presenza e in remoto, culturali nazionali e internazionali, eventi del ministero della Cultura (“Aderiamo alle iniziative del calendario ministeriale”) e iniziative social (“Il Parco si apre anche al pubblico on line”) al Parco diventano speciali perché coinvolgono visitatori e community alla scoperta dell’identità, dei valori e della cultura del territorio.
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