Bologna. I carabinieri del TPC hanno restituito al museo civico Archeologico una statuetta in bronzo raffigurante un guerriero etrusco parte di una refurtiva subita nel 1963, scovata negli USA

Cerimonia di consegna del bronzetto etrusco al museo civico Archeologico di Bologna: presenti Giorgia Boldrini, Federica Guidi, maggiore Carmelo Carraffa, Paola Giovetti, con militari del TPC (foto bologna musei)
Il 30 ottobre 1963 il museo civico Archeologico di Bologna denunciò un furto. A oltre sessant’anni di distanza una statuetta in bronzo raffigurante un guerriero etrusco, parte di quella refurtiva, ha fatto ritorno all’Archeologico di Bologna, consegnato alla direttrice Paola Giovetti dal Maggiore Carmelo Carraffa, comandate del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna, nel corso di una cerimonia ufficiale che si è tenuta il 19 dicembre 2025, presente Giorgia Boldrini, direttrice Settore Musei Civici di Bologna, e Federica Guidi, funzionaria archeologa del museo civico.

Il bronzetto etrusco restituito dai carabinieri del TPC al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)
Il recupero del prezioso e raro manufatto è avvenuto grazie alla consolidata cooperazione tra gli Uffici di Polizia esteri e i militari in servizio nelle sedi del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale dislocate sul territorio nazionale. Per il bronzetto etrusco l’attività è stata seguita congiuntamente con l’Ufficio del Procuratore Distrettuale di New York e la Homeland Security Investigations statunitense che hanno informato il Comando Carabinieri TPC dell’avvenuto recupero così da poter predisporre il rimpatrio per la restituzione all’Italia dei beni archeologici, provento di scavi illeciti, ricettazione ed esportazione illecita ai danni dello Stato italiano. Il sodalizio criminale ha avuto inizio con diversi soggetti italiani, già interessati da attività di indagine, che si affidavano a bande di tombaroli per saccheggiare siti archeologici nazionali accuratamente scelti e non sufficientemente sorvegliati. Dopo averli saccheggiati, i trafficanti facevano in modo che i reperti venissero puliti, restaurati e forniti di una falsa provenienza, prima di metterli in vendita presso case d’asta, istituzioni museali e gallerie di tutto il mondo. A conclusione delle complesse attività di riscontro eseguite dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, è stato possibile accertare la corrispondenza tra la statuetta in bronzo del guerriero etrusco, localizzata nel territorio degli Stati Uniti d’America, e quella oggetto del furto in danno del museo civico Archeologico di Bologna, consentendo in tal modo il recupero e la restituzione al Museo per la pubblica fruizione del manufatto.

Guerriero etrusco nell’atto di scagliare una lancia (o forse Marte in assalto), bronzo del V sec. a.C. restituito al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)
Guerriero o Marte in assalto (V sec. a.C.), Collezione Etrusco Italica. Il bronzetto che rientra a fare parte delle collezioni permanenti del museo civico Archeologico di Bologna, dopo la restituzione operata nel 2023 dal Virginia Museum of Fine Arts di Richmond (USA) grazie all’Ufficio del Procuratore Distrettuale di New York, alla Homeland Security Investigations e al Comando Carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, si legge nella scheda curata da Federica Guidi, funzionaria archeologa del museo civico, rappresenta un guerriero nell’atto di scagliare una lancia, forse il dio Marte stesso, che gli Etruschi chiamavano Laran e che era particolarmente venerato in area umbra. La statuetta indossa una corta corazza che lascia scoperta la parte inferiore del corpo. Sul capo indossa un imponente elmo crestato. Si tratta di un dono votivo, deposto in un contesto sacro come un santuario o una stipe per sollecitarne il favore degli dei o come forma di ringraziamento per una grazia ricevuta (ex voto).

L’archeologa Federica Guidi illustra il bronzetto del guerriero etrusco restituito dal TPC al museo Archeologico di Bologna (foto bologna musei)
La statuetta schematica rientra nel gruppo dei bronzetti prodotti in ambiente etrusco-italico o più specificamente umbro settentrionale, secondo la definizione e la classificazione elaborate dall’etruscologo Giovanni Colonna già nel corso degli anni ‘60 e ‘70 del ‘900 (G. Colonna, Bronzi votivi umbro sabellici a figura umana. 1, Periodo arcaico, n.121 p.60, tav. XXX). La diffusione del tipo del guerriero in assalto è fiorente in ambito etrusco, umbro e centro-italico; è attestata da produzioni colte cui se ne affiancano di più schematiche e popolari, come nel caso del nostro esemplare, che appartiene ai reperti originariamente parte della Collezione Universitaria, poi confluiti nelle collezioni del museo civico Archeologico. Nei luoghi di culto di una vasta parte dell’Italia pre-romana – conclude Guidi – è frequente l’atto devozionale di offrire alla divinità un oggetto. Progressivamente tale pratica si struttura nell’offerta di precisi oggetti simbolici: rappresentazioni di vittime animali, vasi usati per presentare l’offerta, immagini delle parti del corpo risanate (ex voto anatomici), immagini dell’offerente stesso o della divinità venerata. A fronte di una copiosa richiesta di tali beni da donare agli dei, nasce quindi una produzione artigianale finalizzata al culto, spesso localizzata presso i santuari stessi.
Bologna. Al museo civico Archeologico la mostra “Ritratto d’artista” a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, settimo appuntamento della rassegna “Il Medagliere si rivela” avviata nell’ottobre 2023

Mostra “Ritratto d’artista”: medaglia in bronzo di Gérard Léonard Hérard (1630-1675) per Leonardo da Vinci (1452-1519) (foto bologna musei)
Al via al museo civico Archeologico di Bologna la mostra “Il Medagliere si rivela. Ritratto d’artista” a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, settimo appuntamento della rassegna “Il Medagliere si rivela” – avviata nell’ottobre 2023 – promossa dal museo civico Archeologico del settore Musei Civici del Comune di Bologna con lo scopo di avvicinare il pubblico – attraverso affondi tematici – alla conoscenza del proprio rilevante patrimonio numismatico. Il Medagliere conserva infatti circa 100mila beni numismatici dagli inizi della monetazione (verso la fine del VII secolo a.C.) fino all’euro, tra cui un importante nucleo di circa 16mila medaglie che copre un arco cronologico che va dalla metà del XV secolo fino ai giorni nostri. Il settimo appuntamento dal titolo “Ritratto d’artista”, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, è un omaggio a Giorgio Vasari (Arezzo, 1511 – Firenze, 1574), liberamente visitabile nell’atrio del museo dal 15 ottobre 2025 al 2 febbraio 2026. La collezione numismatica del museo civico Archeologico conserva numerose medaglie dedicate ad artisti. Tra queste, ne sono state selezionate venti, realizzate tra il XVI e il XIX secolo, che ritraggono maestri attivi tra il Quattrocento e il Cinquecento, raccontati da Giorgio Vasari nella sua celebre opera Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti, pubblicata nel 1568. Le medaglie esposte sono messe a confronto con i ritratti realizzati in xilografia (tecnica incisoria per mezzo di matrici di legno intagliate), che precedono ogni biografia nelle Vite, creando un dialogo affascinante tra arte, storia e memoria. Per raccontare il progetto espositivo, la curatrice Laura Marchesini incontra il pubblico giovedì 23 ottobre 2025 alle 17 e giovedì 11 dicembre 2025 alle 17. La partecipazione è gratuita, fino a esaurimento posti (max 20 partecipanti). Non è richiesta la prenotazione.

Mostra “Ritratto d’artista”: medaglia uniface in bronzo di Leone Leoni (1509-1590) per Giorgio Vasari (1511-1574) (foto bologna musei)
Le Vite: arte e storia. Considerate il primo libro di storia dell’arte italiana, Le Vite raccolgono oltre un centinaio di biografie di artisti, da Cimabue a Michelangelo. L’opera mirava a storicizzare l’arte, valorizzandone la funzione culturale e documentaria, attraverso le narrazioni biografiche degli artisti e i loro ritratti. Il ritratto come memoria e le fonti del Vasari. Dal Cinquecento, in tutta Europa, si diffuse l’uso di illustrare attraverso i ritratti le vite dei grandi personaggi della cultura e della storia con intento educativo e morale. Le immagini dovevano rispondere ad un criterio di verosimiglianza fisiognomica, l’unico che avrebbe consentito a quei ritratti di essere autentici esempi di virtù per i posteri. Da qui nasce la complessa ricerca del Vasari delle vere effigi degli artisti, ricorrendo a dipinti, autoritratti e disegni raccolti durante i suoi viaggi. Curiosamente tra le sue fonti non rientrano le medaglie, seppur da lui molto apprezzate e citate più volte nel testo. Al contrario, la medaglistica attinge precocemente al prezioso repertorio di Vasari ancor oggi considerato molto autorevole.

Mostra “Ritratto d’artista”: medaglia in bronzo di anonimo per Francesco Primaticcio detto il Bologna (1504 -1571) (foto bologna musei)
Artista e identità visiva. La pubblicazione delle Vite e dei ritratti rafforzava la nuova visione della figura dell’artista, che con l’Umanesimo aveva acquisito uno status intellettuale e sociale nuovo. Cresceva l’interesse degli artisti per l’autoritratto e la diffusione della propria immagine, a scopo encomiastico e promozionale, anche attraverso le medaglie: un mezzo economico, riproducibile e altamente simbolico. Dal Seicento in poi, nascono raccolte di medaglie di artisti famosi, parallele a quelle pittoriche, tra le quali la più nota è quella voluta da Leopoldo de’ Medici, oggi conservata nella collezione degli autoritratti alle Gallerie degli Uffizi. Le medaglie della collezione del museo civico Archeologico di Bologna offrono uno sguardo affascinante su questo dialogo tra le arti, rivelando come le fonti visive vasariane abbiano influenzato a lungo la rappresentazione degli artisti anche nella medaglistica, trasformandoli in icone riconoscibili della nostra storia culturale.
Il museo civico Archeologico ha recentemente pubblicato il libro “Il Medagliere si rivela”, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, che documenta sei dei sette percorsi tematici presentati dal 2023 al 2025: San Petronio “rifondatore” di Bologna (4 ottobre – 4 dicembre 2023) sulla rappresentazione del santo patrono di Bologna; Natale in Nummis (6 dicembre 2023 – 15 gennaio 2024) dedicato alle raffigurazioni della Natività e dei principali temi evangelici e liturgici ad essa connessi; Le Due Torri (13 marzo – 16 settembre 2024) sulle torri più celebri – Asinelli e Garisenda – emblema del panorama urbanistico cittadino; L’Antico Egitto (18 settembre 2024 – 3 marzo 2025), argomento che lega il patrimonio numismatico alla ricca collezione egizia del Museo; L’ingegno delle donne (5 marzo – 13 ottobre 2025), un omaggio alle donne di ingegno, note e meno note, che hanno caratterizzato nei secoli il mondo dello spettacolo, delle arti, delle scienze, delle lettere e dell’imprenditoria; Ritratto d’artista (15 ottobre 2025 – 2 febbraio 2026) incentrata sui ritratti di artisti in medaglia, in relazione a quelli xilografici pubblicati nell’opera Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti di Giorgio Vasari. Introdotto da un excursus sulla storia della collezione numismatica, il volume contiene una breve scheda per ognuna delle 125 medaglie e monete complessivamente esposte. La pubblicazione (pp. 100, euro 15) è in vendita presso il bookshop del museo.
Bologna. Al museo civico Archeologico, dove torna dopo 8 mesi di intervento, si presenta il restauro dello sgabello in avorio (forse una “sella curulis” di un magistrato), scoperto nella necropoli dei Giardini Margherita, nell’ambito del progetto “Nelle terre dei Rasna” a cura scientifica di Federica Guidi e Marinella Marchesi

Lo sgabello in avorio (fine VI sec. a.C.), proveniente dalla necropoli dei Giardini Margherita di Bologna, dopo il restauro (foto bologna musei)
È giunto a conclusione “Nelle terre dei Rasna”, il progetto per la salvaguardia e la valorizzazione di un patrimonio prezioso e unico appartenente alle collezioni del museo civico Archeologico del Settore Musei civici di Bologna: uno sgabello in avorio datato alla fine del VI secolo a.C., raro esempio di manufatto con funzioni di rappresentanza nell’ambito della società etrusca. Dopo 8 mesi lo sgabello in avorio torna così al museo civico Archeologico con un nuovo look, un nuovo supporto e un nuovo apparato multimediale accessibile che illustra la struttura e il contesto rinvenimento, come parte del ricco corredo della tomba 173 nella necropoli etrusca dei Giardini Margherita di Bologna. Le attività di restauro, indagine e realizzazione di un ambiente digitale interattivo saranno presentate mercoledì 4 giugno 2025, alle 11, al museo civico Archeologico, in via dell’Archiginnasio 2 a Bologna. L’iniziativa – a cura scientifica di Federica Guidi e Marinella Marchesi, archeologhe del museo felsineo diretto da Paola Giovetti – è stata avviata nell’ottobre 2024 in stretta collaborazione culturale con il Rotary Club Bologna Est in occasione del 60° anniversario dalla sua fondazione.

Lo sgabello in avorio (fine VI sec. a.C.), proveniente dalla necropoli dei Giardini Margherita di Bologna, prima del restauro (foto bologna musei)
Lo sgabello (fine VI sec. a.C.), proveniente dalla Tomba dello Sgabello della necropoli dei Giardini Margherita di Bologna, è formato da due coppie di gambe incrociate, fissate fra loro con perno metallico e raccordate nella parte superiore da due traverse, cui doveva essere fissata la seduta, purtroppo non conservata. Mentre sono piuttosto frequenti le attestazioni in epoca etrusca di piccoli mobili in legno come sedili o tavolini, la scelta dell’avorio come materiale di costruzione rende questo elemento un repertorio di eccezionale rilevanza nel panorama non solo dell’area bolognese ma dell’Etruria in generale. La manifattura particolarmente preziosa ha indotto a formulare la suggestiva ipotesi che si tratti di una sella curulis, il sedile pieghevole su cui sedevano i magistrati nell’esercizio delle loro funzioni. L’oggetto potrebbe dunque essere stato deposto nella sepoltura funebre per ricordare una carica magistratuale ricoperta dal defunto all’interno della comunità civica bolognese.
Bologna. Al museo civico Archeologico per la Giornata della donna Laura Marchesini ripercorre la storia di figure femminili illustrando la vetrina “L’ingegno delle donne nelle medaglie del museo civico Archeologico di Bologna” nell’ambito de “Il Medagliere si rivela”
Il museo civico Archeologico del Settore musei civici Bologna – all’interno della rassegna espositiva “Il Medagliere si rivela”, volta a far conoscere al grande pubblico la ricchissima raccolta numismatica di proprietà del Museo, presenta per il suo sesto appuntamento una vetrina tematica dal titolo “L’ingegno delle donne nelle medaglie del museo civico Archeologico di Bologna”, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, dal 5 marzo al 13 ottobre 2025. In occasione della Giornata internazionale della donna, domenica 9 marzo 2025, alle 11, Laura Marchesini, co-curatrice della mostra, incontra il pubblico. La partecipazione è gratuita, fino a esaurimento posti disponibili (20 partecipanti). Attraverso una selezione di ventitré medaglie della collezione numismatica è possibile ripercorrere la storia di figure femminili, che dal Rinascimento all’Ottocento, si sono distinte nell’arte, nella musica, nella letteratura e in vari ambiti della cultura, della finanza e della politica. La narrazione si avvale del particolare codice figurativo della medaglistica che mostra al dritto il ritratto del personaggio femminile ad imperitura memoria, e al rovescio un’immagine emblematica, riferita alle virtù e all’eccezionalità della sua vita. L’esistenza di queste medaglie al femminile molto spesso testimonia il raggiungimento di un riscatto sociale di queste donne che, per prime, si affermarono in ambiti a loro proibiti, superando pregiudizi e arrivando a sfidare le convenzioni. Altre volte si assiste alla celebrazione postuma in medaglia che attesta la fascinazione che queste figure femminili continuarono ad esercitare sui posteri, e che pone in evidenza anche il cambiamento culturale che il loro esempio ha contribuito a realizzare.

Medaglia di Felice Antonio Casoni (Ancona, 1559 – Roma, 1634) per Lavinia Fontana (Bologna, 1552 – Roma, 1612) del 1611 (dritto), in bronzo, conservata nel medagliere del museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)

Medaglia di Felice Antonio Casoni (Ancona, 1559 – Roma, 1634) per Lavinia Fontana (Bologna, 1552 – Roma, 1612) del 1611 (rovescio), in bronzo, conservata nel medagliere del museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)
Alla pittrice bolognese Lavinia Fontana (Bologna, 1552 – Roma, 1614), una delle più celebri artiste del Rinascimento e considerata nella storia dell’arte occidentale la prima donna ad operare come artista professionista, è dedicata la medaglia realizzata nel 1611 dall’architetto e medaglista Felice Antonio Casoni (Ancona, 1559 – Roma, 1634). Educata alla bottega del padre Prospero, sposò nel 1577 il pittore Giovanni Antonio Zappi, con il quale ebbe undici figli. Questo non le impedì di affermarsi nella pittura, specializzandosi in uno dei pochi ambiti concessi alle donne, il ritratto. Richiestissima dalla nobiltà bolognese, fu la prima donna ad ottenere la commissione per una pala d’altare (Imola); diede un’impronta personale e femminile ai precetti della Controriforma in campo artistico e riuscì a tessere una rete di relazioni che la portarono a trasferirsi a Roma. Il marito amministrava per lei la bottega, facendole da manager, e si era specializzato nel dipingere i merletti delle sue tele. Grande fu il fascino esercitato sui contemporanei dalla sua vita da pittora, mito che lei per prima abilmente coltivò, nel segno delle artiste donne che a Bologna l’avevano preceduta (Santa Caterina de’ Vigri e Properzia de’ Rossi) e attraverso alcuni autoritratti ai quali affidò la sua immagine pubblica. La medaglia, che la ritrae al dritto come ieratica e virtuosa matrona castamente abbigliata, mostra al rovescio l’allegoria della pittura: una donna seduta davanti ad una tela su cavalletto in preda al furore dell’ispirazione che le anima i capelli che volano nell’aria. A terra gli strumenti del mestiere. La legenda PER TE STATO GIOIOSO MI MANTENE (Petrarca) allude al fatto che “rende degni di fama la gioia che si prova nel lavorare alla propria arte”.

Medaglia di Giovanni Francesco Neidinger (attivo a Venezia fra il 1685 e il 1714 ca.) per Elena Lucrezia Corner Piscopia (Venezia, 1646 – Padova, 1684) (diritto) del 1685, in bronzo, conservata nel medagliere del museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)

Medaglia di Giovanni Francesco Neidinger (attivo a Venezia fra il 1685 e il 1714 ca.) per Elena Lucrezia Corner Piscopia (Venezia, 1646 – Padova, 1684) (rovescio) del 1685, in bronzo, conservata nel medagliere del museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)
Tra le effigi femminili esposte in mostra si incontra anche quella di una donna italiana celebre e ammirata per un altro primato: Elena Lucrezia Corner Piscopia (Venezia, 1646 – Padova, 1684), la prima donna laureata al mondo. Nel 1678 ottenne dall’Università di Padova il titolo di magistra et doctrix in philosophia dopo il diniego, in quanto donna, a laurearla in Teologia, ambito nel quale eccelleva. L’agognato titolo era frutto di un acume eccezionale e di un’educazione accuratissima voluta dal padre, colto esponente di una nobile famiglia veneziana, che le fece studiare matematica, filosofia, teologia, astronomia, geografia, musica, lingue classiche e moderne. Elena fu esaminatrice per una laurea in filosofia, autrice di diversi testi letterari e fece parte di varie Accademie in tutta Europa. Rifiutò sempre il matrimonio, consacrando la sua vita agli studi, divenendo oblata benedettina e continuando a vivere liberamente nella sua casa. A un anno dalla sua scomparsa, nel 1685, il Collegio dei Filosofi e dei Medici decretò l’emissione di una medaglia a ricordo, realizzata in bronzo da Giovanni Francesco Neidinger (attivo a Venezia fra il 1685 e il 1714 ca.). Al dritto Elena Lucrezia è ritratta con il manto di ermellino, a indicare la dignità dottorale, e la corona d’alloro, simbolo del trionfo. Al rovescio l’emblema raffigura un’ostrica aperta che riceve gocce di rugiada, che poi si trasformano in perle, accompagnata dalla legenda NON SINE FŒNORE (non senza frutti). Alcuni studiosi interpretano la scena come simbolo di una vita casta ma generatrice di nuove essenze spirituali.

Medaglia di Giuseppe Broccetti (Firenze, 1684 – ivi, 1733) per Faustina Bordoni (Venezia, 1700 – ivi, 1781) (diritto) del 1723, in bronzo, conservata nel museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)

Medaglia di Giuseppe Broccetti (Firenze, 1684 – ivi, 1733) per Faustina Bordoni (Venezia, 1700 – ivi, 1781) (rovescio) del 1723, in bronzo, conservata nel museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)
Da segnalare infine la medaglia di Giuseppe Broccetti (Firenze, 1684 – ivi, 1733) per la cantante veneziana Faustina Bordoni (Venezia, 1700 – ivi, 1781), ritratta di profilo con acconciatura all’antica e abito riccamente decorato da gioielli. La medaglia, realizzata a Firenze durante il suo soggiorno, è il simbolo della fama e del riconoscimento pubblico del suo talento. La voce androgina le permetteva di attraversare i confini di genere, portandola a interpretare ruoli maschili, il che la rendeva davvero unica nel panorama musicale del suo tempo e per questo celebrata anche da pittori e disegnatori. Sul rovescio sono raffigurati Ulisse e i suoi compagni sulla prua di una nave: davanti a loro una sirena che emerge dal mare. La dedica di una medaglia ad una cantante suscitò clamore e controversie: se da un lato era ambìta da ammiratori e collezionisti, anche all’estero, dall’altra attirò le critiche feroci dei detrattori delle cantanti, molto spesso paragonate alle meretrici. Si racconta che il marchese G. P. Pepoli di Bologna, per mostrare lo sdegno verso questo omaggio alla Bordoni, fece riprodurre il disegno della medaglia, accompagnato da versi satirici, sopra ad una decina di pitali in ceramica. La storia raccontata da questa medaglia testimonia le tante difficoltà che le donne affrontarono per affermarsi negli ambiti professionali.
Bologna. Al museo civico Archeologico il direttore del museo Egizio, Christian Greco, presenta “La memoria è il nostro futuro”, pubblicazione ufficiale del bicentenario, in dialogo con Daniela Picchi, responsabile della sezione Egizia

Copertina del libro “La memoria è il nostro futuro. 200 anni di Museo Egizio” a cura di Christian Greco
L’Antico Egitto al museo civico Archeologico di Bologna. Appuntamento giovedì 13 febbraio 2025, alle 18, nella sala conferenze del museo civico Archeologico di Bologna, con il direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco, che racconterà l’Egizio presentando il libro “La Memoria è il nostro futuro”, la pubblicazione ufficiale del bicentenario del museo Egizio, edito da Franco Cosimo Panini Editore. Introduce Paola Giovetti, direttrice del museo civico Archeologico. Dialoga con Greco Daniela Picchi, responsabile della sezione Egizia del museo civico Archeologico di Bologna. Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili.

Il direttore Christian Greco, il presidente Sergio Mattarella e il ministro Alessandro Giuli nella Galleria dei Re del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
La memoria è il nostro futuro. 200 anni di Museo Egizio. Questo libro, curato dal direttore Christian Greco, rappresenta la pubblicazione ufficiale del bicentenario e offre uno sguardo senza precedenti su tutto ciò che ruota attorno al museo Egizio, non limitandosi a una semplice ricostruzione della storia dell’istituzione torinese, delle sue collezioni o della sua fortuna; attraverso una struttura a più voci ogni aspetto della vita del museo Egizio è presentato all’interno del più ampio contesto in cui si trova a esistere. Nelle pagine si alternano gli interventi di curatori del museo Egizio e docenti, ricercatori e curatori provenienti da altre istituzioni nazionali e internazionali, talvolta in dialogo tra loro. I contributi diventano così laboratori nei quali si confrontano idee, visioni e proposte inerenti a un ampio ventaglio di temi: il ruolo del Museo nello sviluppo dell’egittologia, e a sua volta l’impatto che l’evoluzione della disciplina ha avuto e ha ancora ancora oggi sulle sue scelte; l’importanza dell’integrazione tra discipline umanistiche e scientifiche; i rapporti con altre istituzioni museali, con gli studiosi e con il pubblico; l’Egitto immaginato dell’ “egittomania” e quello reale che rivendica una voce nel raccontare la propria storia. Il risultato è un volume che dimostra come futuro e memoria siano strettamente intrecciati.
Bologna. Per la prima volta i Musei Civici di Bologna saranno aperti per l’intera giornata di Ferragosto con orario uniforme e continuato dalle 10 alle 19. Le mostre temporanee all’Archeologico e al Medievale

In occasione di Ferragosto 2024, per la prima volta i Musei Civici di Bologna saranno aperti per l’intera giornata con orario uniforme e continuato dalle 10 alle 19. Un’occasione speciale per accogliere durante la festività che segna il culmine della stagione estiva sia chi rimarrà in città per viverne appieno l’offerta culturale sia i turisti di prossimità e quelli internazionali che visiteranno Bologna per scoprirne il ricco patrimonio storico-artistico. Le sedi museali visitabili giovedì 15 agosto 2024 saranno: museo civico Archeologico, museo civico Medievale, Collezioni comunali d’Arte, museo civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, MAMbo – museo d’Arte Moderna di Bologna, museo Morandi, Casa Morandi, Museo per la Memoria di Ustica, Museo internazionale biblioteca della musica. Aperto dalle 8 alle 18 anche il Cimitero Monumentale della Certosa, il più grande museo a cielo aperto della città, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO nell’ambito del progetto “Portici di Bologna”. Rimarranno chiusi, per la consueta pausa estiva, il museo del Patrimonio Industriale e il museo civico del Risorgimento. “Siamo molto felici che i nostri Musei Civici di Bologna siano per la prima volta aperti per l’intera giornata di Ferragosto con orario uniforme e continuato”, dichiara Eva Degl’Innocenti, direttrice Settore Musei Civici Bologna: “per noi è molto importante poter contribuire all’offerta culturale e di accoglienza della città per la cittadinanza e i turisti”.

Medaglia in bronzo della Cassa di Risparmio di Bologna di Giuseppe Romagnoli (1927) conservata al museo civico Archeologico di Bologna: all’ombra del colle della Guardia si estende la città dalla quale si eleva la Garisenda fortemente convergente sull’Asinelli (foto bologna musei)
Museo civico Archeologico. Nell’atrio la mostra “Il Medagliere si rivela. Le due torri nelle medaglie e nelle monete del museo civico Archeologico di Bologna” a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini (fino al 26 agosto 2024) (vedi Bologna. Al museo civico Archeologico apre una mostra di monete e medaglie con protagoniste le due torri simbolo della città nell’ambito del progetto “Il Medagliere si rivela” in contemporanea al cantiere per la messa in sicurezza e il restauro della Torre Garisenda | archeologiavocidalpassato). Ingresso: gratuito. Il museo civico Archeologico dedica una piccola esposizione di medaglie e di monete legate alla raffigurazione iconografica dei due monumenti simbolo della città felsinea, la Torre degli Asinelli e la Torre Garisenda, nell’ambito del progetto Il Medagliere si rivela volto a far conoscere al grande pubblico la ricchissima raccolta numismatica del museo. L’approccio tematico si propone di valorizzare non solo il patrimonio del museo ma desidera anche proporre un focus sulla storia locale attraverso la fortuna che l’immagine delle due torri ha conosciuto nella produzione numismatica attraverso 25 esemplari tra monete, conii e medaglie, che coprono un arco temporale compreso tra XV e XXI secolo. Asinelli e Garisenda sono le torri più celebri di Bologna, da molti secoli simbolo identificativo della città per i suoi abitanti e per i viaggiatori, e oggi per i numerosi turisti che la visitano. Inizialmente tuttavia, quelle che oggi sono gli edifici iconici dello skyline bolognese, si trovavano in un tessuto urbano caratterizzato dalla presenza di oltre 100 torri, oggi in amplissima parte scomparse o celate, tra i palazzi del centro storico. Nonostante la loro fama, poco si conosce delle ragioni e del contesto che portarono alla costruzione della Asinelli e della Garisenda, avvenuta tra la fine dell’XI e il XII secolo. La loro rappresentazione fa la prima comparsa nella monetazione locale agli inizi del XV secolo, in relazione con una delle fasi più significative dell’affermazione del Comune e dello spirito civico. A caratterizzarne l’immagine è la forte inclinazione della Garisenda rispetto alla torre degli Asinelli, pendenza che le arti figurative non hanno mancato di esasperare per rendere univoca l’identificazione, arrivando a trasformare l’immagine della diade in una vera e propria icona.

Fiala in vetro blu decorato a smalti policromi e oro prodotta in Siria nel XIII secolo, conservata al museo civico Medievale (foto bologna musei)
Museo civico Medievale. Mostra “Conoscenza e Libertà. Arte Islamica al museo civico Medievale di Bologna” a cura di Anna Contadini (fino al 15 settembre 2024). Ingresso con biglietto museo: intero 6 euro, ridotto 4 euro, ridotto speciale giovani 19-25 anni 2 euro, gratuito possessori Card Cultura. L’esposizione Conoscenza e Libertà. Arte Islamica al Museo Civico Medievale di Bologna, nata da un progetto di ricerca scientifica tra Musei Civici d’Arte Antica di Bologna e SOAS University of London, intende valorizzare la collezione di materiali islamici, rari e di altissima qualità, appartenenti al patrimonio del Museo Civico Medievale di Bologna e promuovere la riscoperta di vicende e percorsi che, da secoli, costituiscono una parte significativa della storia culturale della città e non solo, per superare pregiudizi e stereotipi. Attraverso la lente della decolonizzazione, la mostra intende contribuire a trasformare gli approcci ereditati sulla ricezione della creatività artistica musulmana e favorirne una più corretta comprensione, rivelando l’importantissima influenza che le culture materiali di produzione islamica hanno svolto sull’arte e sul pensiero occidentali. In Italia l’incontro tra Oriente e Occidente è stato caratterizzato dallo scambio, dall’adozione e dall’adeguamento – nelle tecniche, nei motivi e nei modelli – dei principali linguaggi con cui si è espressa nei secoli la cultura artistica islamica: dalla scrittura, iconografia principale e distintiva, ai filoni decorativi dell’ornato geometrico e dell’arabesco. Realizzati in materiali diversi, i 38 manufatti esposti – tra metalli, ceramiche, maioliche, vetri e manoscritti – provengono da un’ampia fascia geografica del mondo islamico che si estende dall’Iraq fino a Turchia, Siria, Egitto e Spagna, e coprono un ampio arco cronologico, dall’inizio del XIII al XVIII secolo, rappresentando la produzione artistica delle dinastie Abbaside, Zangide, Ayyubide, Mamelucca e Ottomana.
Bologna. Al museo civico Archeologico apre una mostra di monete e medaglie con protagoniste le due torri simbolo della città nell’ambito del progetto “Il Medagliere si rivela” in contemporanea al cantiere per la messa in sicurezza e il restauro della Torre Garisenda

Medaglia in bronzo della Cassa di Risparmio di Bologna di Giuseppe Romagnoli (1927) conservata al museo civico Archeologico di Bologna: all’ombra del colle della Guardia si estende la città dalla quale si eleva la Garisenda fortemente convergente sull’Asinelli (foto bologna musei)
Asinelli e Garisenda sono le torri più celebri di Bologna, da molti secoli simbolo identificativo della città per i suoi abitanti e per i viaggiatori, e oggi per i numerosi turisti che la visitano. Tuttavia, quelle che oggi sono gli edifici iconici dello skyline bolognese, inizialmente si trovavano in un tessuto urbano caratterizzato dalla presenza di oltre 100 torri, oggi in amplissima parte scomparse o celate, superstiti, tra i palazzi del centro storico. Proprio la Torre degli Asinelli e la Torre Garisenda sono le protagoniste di una piccola esposizione di medaglie e di monete promossa dal museo civico Archeologico di Bologna nell’ambito del progetto “Il Medagliere si rivela” volto a far conoscere al grande pubblico la ricchissima raccolta numismatica del museo, giunto qui al suo terzo appuntamento dopo i precedenti focus “San Petronio rifondatore di Bologna” e “Natale in nummis. Iconografie del Natale nelle monete e nelle medaglie del Museo Archeologico”. L’esposizione, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini e liberamente fruibile nell’atrio del museo dal 13 marzo al 26 agosto 2024, consente la visione di 25 esemplari tra monete, conii e medaglie, che coprono un arco temporale compreso tra il XV e il XXI secolo. Nelle due giornate di giovedì 21 marzo e giovedì 4 aprile 2024, alle 16, sarà offerto al pubblico un incontro con Laura Marchesini, numismatica del museo civico Archeologico, che si soffermerà sugli aspetti più interessanti degli oggetti esposti.

Grossone d’argento (1431-1438): moneta di papa Eugenio IV, conservata al museo civico Archeologico di Bologna. Ai piedi di San Petronio le due torri con la Garisenda quasi appoggiata agli Asinelli (foto bologna musei)
Le monete esposte coprono un arco cronologico che va dal XV al XVIII secolo. Le prime emissioni sono esemplari della zecca di Bologna dove al santo patrono Petronio si accompagna sempre il modellino della città, caratterizzato dalle mura e da numerose torri. Solo a partire dal XV secolo comincia a distinguersi più chiaramente, tra la selva turrita, l’iconica coppia delle due torri. Queste ultime restano simbolo ineludibile anche nella monetazione che segue gli sconvolgimenti politici e sociali dovuti all’arrivo di Napoleone in città. La sezione espositiva più interessante è caratterizzata dalle medaglie prodotte dal XVIII al XXI secolo. Si tratta per lo più di medaglie celebrative di personaggi bolognesi, i cui ritratti sono cesellati al dritto, mentre i rovesci ricordano episodi ed eventi legati alla storia della città, in molti casi identificata proprio dall’immagine della pendenza esasperata della Garisenda che si appoggia alla svettante torre degli Asinelli.

Medaglia in argento di Luigi Ferdinando Marsili (1658-1730) realizzata nel 1731 da Ferdinand de Saint Urbain e conservata al museo civico Archeologico di Bologna. La città di Bologna, illuminata dal sole raggiante è rappresentata non solo dalle due torri ma anche dalla torre della Specola dell’Istituto delle Scienze (foto bologna musei)
La mostra si propone di valorizzare non solo il patrimonio del museo ma desidera anche proporre un focus sulla storia locale attraverso la fortuna che l’immagine delle due torri ha conosciuto nella produzione numismatica, in una fase storica di particolare attenzione per la tutela e la conservazione dei due monumenti che coinvolge anche i musei civici. L’iniziativa del museo civico Archeologico apre infatti idealmente il racconto del cantiere avviato dal Comune di Bologna per la messa in sicurezza e il restauro della Torre Garisenda che dalla primavera 2024 avrà il suo fulcro al museo civico Medievale a Palazzo Ghisilardi. Un progetto culturale dalle finalità divulgative e didattiche per condividere con la cittadinanza e i turisti lo stato di avanzamento dei lavori di consolidamento strutturale e valorizzare, anche attraverso l’utilizzo di tecnologie, la storia e l’assetto urbanistico del centro storico medievale più esteso conservato in Europa, con particolare riguardo al patrimonio culturale e monumentale “verticale” delle torri che caratterizza Bologna nel mondo.

Medaglia in argento di Giambattista Martini (1706-1784) realizzata nel 1784 da Petronio Tadolini e conservata al museo civico Archeologico di Bologna. La Fama, mentre suona la tromba, è in volo su Bologna identificabile dalle due torri e dalla Basilica di San Luca (foto bologna musei)
Nonostante la loro fama, poco però si conosce delle ragioni e del contesto che portarono alla costruzione della Asinelli e della Garisenda, avvenuta tra la fine dell’XI e il XII secolo. La loro rappresentazione fa la prima comparsa nella monetazione locale agli inizi del XV secolo, in relazione con una delle fasi più significative dell’affermazione del Comune e dello spirito civico. A caratterizzarne l’immagine è la forte inclinazione della Garisenda rispetto alla torre degli Asinelli, pendenza che le arti figurative non hanno mancato di esasperare per rendere univoca l’identificazione, arrivando a trasformare l’immagine della diade in una vera e propria icona.
Bologna. Al museo civico Archeologico due iniziative per le Gea 2023: “Cantiere aperto: quando le scienze incontrano la storia” (la bioarcheologa sugli scheletri etruschi della Certosa), “Bononia racconta” (pubblicazione on line del lapidario romano)

La ricercatrice Giulia Riccomi esamina i reperti osteologici da una tomba del sepolcreto etrusco della Certosa al museo civico Archeologico di Bologna (foto musei civici bologna | museo civico archeologico)
Il museo civico Archeologico del Settore Musei Civici Bologna venerdì 16 giugno 2023 partecipa con due iniziative alle Giornate Europee dell’Archeologia 2023: “Bononia racconta”, la pubblicazione online di un nuovo scenario dedicato al Lapidario romano del museo sul portale “Storia e Memoria di Bologna” e, dalle 10.30, “Cantiere aperto: quando le scienze incontrano la storia”, incontro con la ricercatrice bioarcheologa Giulia Riccomi nell’ambito di un cantiere aperto di analisi su scheletri etruschi provenienti dal sepolcreto della Certosa. Le due iniziative sono in linea con lo spirito della manifestazione, animata dalla volontà di mantenere vivo il dialogo con il pubblico attraverso eventi culturali e iniziative a carattere divulgativo e didattico che diano risalto a progetti e attività archeologiche in corso, la cui specificità rimane il più delle volte preclusa ai non addetti ai lavori. “Ricerca, Scienza e Memoria”, dichiara Eva Degl’Innocenti, direttrice Settore Musei Civici Bologna, “saranno al centro delle attività del nostro museo civico Archeologico per le Giornate Europee dell’Archeologia. Si scopriranno anche i segreti delle pratiche alimentari etrusco-italiche, grazie allo studio degli scheletri etruschi dal sepolcreto della Certosa conservati al Museo”.

La ricercatrice Giulia Riccomi e una sua collaboratrice all’opera di fronte ad una tomba etrusca al museo civico Archeologico di Bologna (foto musei civici Bologna | museo civico Archeologico)
Cantiere aperto. Quando le scienze incontrano la storia. Un cantiere aperto, alcuni scheletri sotto indagine, una scienziata a disposizione della curiosità del pubblico. Nell’ambito di un progetto di ricerca di eccellenza sostenuto da un finanziamento MUR “Young Researchers-Linea SoE”, Giulia Riccomi, bioarcheologa e ricercatrice presso la divisione di Paleopatologia del dipartimento di Ricerca traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia dell’università di Pisa, sta svolgendo un’analisi paleopatologica e biochimica su alcune serie osteologiche inumate di età pre-romana finalizzata a ricostruire le pratiche alimentari etrusco-italiche tra VII e IV secolo a.C., tra cui gli scheletri etruschi dal sepolcreto della Certosa conservati al museo civico Archeologico di Bologna. Venerdì 16 giugno, dalle 10.30 alle 11.30, la dottoressa Riccomi sarà a disposizione del pubblico nella Sala X del museo per spiegare il progetto, i metodi utilizzati e i risultati che lo studio si propone di ottenere. Ingresso con biglietto museo.

Lapidario del museo civico Archeologico di Bologna: veduta del cortile con le lapidi del “Muro del Reno” (foto musei civici bologna | museo civico archeologico)
Bononia racconta: storie di antichi bolognesi dal Lapidario del museo civico Archeologico. Dal 16 giugno 2023 il portale web “Storia e Memoria di Bologna”, curato dal museo civico del Risorgimento, arricchisce lo scenario dedicato alle Lapidi cittadine con un approfondimento dedicato al Lapidario romano del museo civico Archeologico: https://www.storiaememoriadibologna.it/lapidario-museo-archeologico. Realizzato a partire da un’idea di Sergio Cazzola e sviluppato grazie alla collaborazione scientifica tra gli staff del museo civico Archeologico e del museo civico del Risorgimento, questo nuovo capitolo consente, attraverso mappe concettuali di navigazione, di interrogare per la prima volta, anche semplicemente grazie all’utilizzo del proprio smartphone, 137 monumenti esposti nell’atrio e nel cortile del museo in una passeggiata virtuale che dà nuova voce agli antichi cittadini di Bononia, colonia latina fondata nel 189 a.C. In particolare, saranno soprattutto le stele funerarie del cosiddetto “Muro del Reno” a far conoscere un’umanità variegata e operosa fatta di donne e uomini, artigiani e magistrati, liberi e liberti, indigeni e stranieri che a Bologna trovarono una casa accogliente. A seguito di una grande inondazione del Reno a partire dall’ottobre del 1894, la zona dell’attuale Pontelungo fu al centro di uno dei più importanti rinvenimenti archeologici di fine secolo: gli operai, incaricati di risistemare l’argine, portarono alla luce oltre 200 lapidi reimpiegate per opere di consolidamento dell’alveo del fiume in età tardo antica (IV secolo d.C.) e provenienti da un vicino sepolcreto di età romana (I sec. a.C. – I sec. d.C.).

Lapidario del museo civico Archeologico di Bologna: schermata di presentazione di una delle pareti dell’atrio nel nuovo scenario del portale “Storia e Memoria di Bologna” (foto musei civici bologna | museo civico archeologico)
Attraverso la mappa e i prospetti delle pareti espositive si potrà accedere alle singole schede delle opere, trovandovi oltre alla trascrizione e alla traduzione un commento articolato e degli approfondimenti su vari aspetti della vita e della cultura romana. La pubblicazione online si rivolge principalmente al pubblico non specialistico, che nei messaggi di vita e di storia incisi in queste pietre potrà trovare numerosi spunti sulla cultura e società del mondo romano. Era dal 1960 che non si affrontava in città lo studio dell’epigrafia latina in un’ottica di leggibilità ed interpretazione così aperta al grande pubblico. Allora fu Giancarlo Susini, professore ordinario di Storia romana all’università di Bologna e indiscusso maestro dell’epigrafia e della comunicazione storica, che diede alle stampe con Rosanna Pincelli il volume Il Lapidario: una schedatura quasi esaustiva, divulgativa ma anche di altissimo profilo scientifico, dei monumenti lapidei presenti al Museo Civico, non ancora separato nelle raccolte archeologica e medievale. “Proprio nel solco di questa opera fondamentale si sono inserite le curatrici del progetto, le funzionarie archeologhe Federica Guidi e Marinella Marchesi, con il fondamentale supporto di Valentina Uglietti, che ha svolto parte del suo dottorato in epigrafia romana nel nostro museo”, sottolinea Paola Giovetti, direttrice del museo civico Archeologico. “Senza nessuna pretesa di emulare il Maestro Susini, abbiamo cercato di creare uno strumento attuale e facilmente consultabile, per dare nuova vita ad un ricco patrimonio civico, a partire dalla traduzione in italiano delle epigrafi latine, che così diventano davvero alla portata di tutti”.

Lapidario del museo civico Archeologico di Bologna: targa dei bagni pubblici di C. Legiannus Verus (foto musei civici bologna | museo civico archeologico)
I monumenti inseriti nel nuovo scenario sono parte del vasto patrimonio di lapidi del museo civico Archeologico, composto da oltre 400 reperti: in questa prima fase di schedatura si è data la precedenza ai monumenti provenienti da Bologna e dal suo territorio, senza rinunciare ad una piccola rappresentanza delle cosiddette lapidi “aliene”, giunte da collezioni private e per lo più rinvenute a Roma. Il pubblico, via web o anche in presenza negli spazi del Lapidario attraverso l’utilizzo del proprio smartphone, potrà apprezzare i segni tracciati dai lapicidi (non privi di sorprendenti errori di ortografia!) e le parole cui fu affidato il ricordo delle tante persone che animarono le strade e le piazze di Bononia: l’imperatore Nerone, il centurione Manilio Cordo, la piccola Sosia Isiade, la numerosa famiglia degli Alennii e tanti altri ancora. Alcuni esempi di schede consultabili: https://www.storiaememoriadibologna.it/lapidario-museo-archeologico/lapide-di-q.-manilius-cordus-2182-opera; https://www.storiaememoriadibologna.it/lapidario-museo-archeologico/lapide-dei-mestieri-2248-opera;
https://www.storiaememoriadibologna.it/lapidario-museo-archeologico/targa-dei-bagni-pubblici-di-c.-legiannus-verus-2267-opera; https://www.storiaememoriadibologna.it/lapidario-museo-archeologico/targa-di-c.-trebius-maximus-2261-opera; https://www.storiaememoriadibologna.it/lapidario-museo-archeologico/altare-con-limmagine-del-dio-silvano-2307-opera; https://www.storiaememoriadibologna.it/lapidario-museo-archeologico/lapide-dei-cornelii-2219-opera.

Statua loricata di Nerone in marmo lunense dal teatro romano di Bologna (metà del I sec. a.C.) conservata al museo civico Archeologico di Bologna (foto Matteo Monti / musei civici bologna | museo civico archeologico)
Il portale “Storia e Memoria di Bologna” è un progetto digitale che si propone di raccontare il passato della città di Bologna e del suo territorio metropolitano attraverso il linguaggio dei monumenti e la voce dei protagonisti maggiori e minori della storia, che convergono in percorsi tematici definiti “scenari”. L’archivio digitale di ogni scenario è in continuo aggiornamento: vi si possono trovare profili biografici, linee del tempo, mappe, documenti, schede di opere d’arte, fonti e un’ampia emeroteca scaricabile. Ad oggi sono consultabili oltre 40mila biografie, arricchite dal racconto di oltre 2300 eventi, 2600 opere, 600 organizzazioni sociali, oltre 700 luoghi descritti e quasi 70.000 elementi multimediali inseriti nelle varie schede descrittive. Il portale web è quindi una sorta di grande libro della memoria bolognese, che mette in relazione il piano della storia di un singolo evento o individuo con quello della storia nazionale e internazionale. Osserva Otello Sangiorgi, direttore del museo civico del Risorgimento: “Per il portale www.storiaememoriadibologna.it questo lavoro costituisce un’importante tappa nel progetto complessivo di valorizzazione del patrimonio dei Musei Civici, in modo da renderne sempre più agevole e “attraente” la fruizione. Inoltre, dopo la pubblicazione di tutte le lapidi cittadine e del Lapidario del Museo Civico Medievale, si conferma l’interesse verso questo tipo di testimonianza del passato: tutti i monumenti ci parlano, ma le lapidi lo fanno con una particolare intensità: esse infatti “ci vogliono parlare”. Col loro linguaggio essenziale e idealizzato, non soltanto raccontano le tante vicende della nostra città, ma inducono il lettore di ieri e di oggi a riconoscersi in una storia comune”.






In occasione delle festività natalizie 2023-2024, i Musei Civici di Bologna presentano un’importante novità: “Apriti, museo!”. Per la prima volta, tutte le sedi sono eccezionalmente aperte lunedì 1°gennaio 2024 dalle 11 alle 19: museo civico Archeologico, museo civico Medievale, Collezioni comunali d’Arte, museo civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, MAMbo – museo d’Arte moderna di Bologna, museo Morandi, Casa Morandi, museo per la Memoria di Ustica, museo internazionale biblioteca della Musica, museo del Patrimonio industriale, museo civico del Risorgimento. Tra aperture straordinarie, collezioni permanenti e mostre temporanee, visite guidate e laboratori, con le giornate d’arte dedicate a bambine e bambini durante le vacanze scolastiche, anche quest’anno si prospetta dunque ricca e variegata l’offerta culturale che il Settore Musei Civici Bologna offre al pubblico di adulti e più piccoli per vivere i luoghi dell’arte e della cultura nel periodo delle feste.




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