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“Lapilli di Ercolano”: con la 13.ma clip il direttore Sirano ci fa scoprire la palestra, il più grande edificio pubblico finora scavato, luogo di preparazione fisica, ma anche culturale dei giovani cittadini ercolanesi

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, ci regala un’altra clip, la 13.ma dei “Lapilli”, alla scoperta di un altro angolo della città antica. Oggi la passeggiata tocca la Palestra di Herculaneum, un luogo di preparazione fisica, ma anche culturale dei giovani cittadini ercolanesi. La palestra è il più grande edificio pubblico sinora scavato a Ercolano: copriva quasi 9mila metri quadrati, ed è un edificio di grande complessità. Uno degli ingressi principali, durante gli scavi del 1700, fu scambiato per un tempio, perché davanti aveva proprio due colonne, quasi un pronao della cella di un tempio. “Questo edificio ha una caratteristica molto interessante – spiega Sirano – perché è organizzato con zone funzionali separate. Abbiamo sul lato esterno, lungo l’asse longitudinale, una serie di botteghe ai piani terreni e di appartamenti ai piani superiori. Lo stesso identico complesso ha un altro tipo di organizzazione con grandi spazi di rappresentanza, grandi sedi probabilmente di quelle che erano le associazioni degli juvenes, dei giovani di Ercolano, e quindi siamo in un altro contesto. Ma è lo stesso edificio. Infatti gli studiosi pensano che questo complesso si reggesse proprio grazie ai proventi degli affitti delle botteghe e degli appartamenti ai piani superiori”.

Veduta panoramica della palestra di Ercolano (foto Graziano Tavan)

Il vestibolo d’ingresso oggi ci appare così spoglio, ma in origine aveva pitture e una splendida copertura a volta che raffigurava le stelle della volta celeste. “Questo ce lo dicono gli scavatori borbonici – continua Sirano – che qui sono intervenuti pesantemente, e appena si entra all’interno della palestra si vedono ancora i tunnel borbonici che testimoniano anche dell’esplorazione sistematica non solo del livello al piano terra, ma anche dei livelli superiori della palestra. È molto interessante infatti notare che gli scavatori del 1700 pur procedendo per tunnel, quindi in una condizione di buio totale e anche di difficoltà di orientamento, riuscirono a capire che la palestra si articolava su due livelli. Infatti esiste la terrazza a livello stradale, e la terrazza superiore che si vede in fondo pur facendo parte dello stesso complesso”. Dalla terrazza superiore della palestra si vede la piscina rettangolare con i tipici apprestamenti circolari che si utilizzavano per l’allevamento dei pesci. “Nel tempo questa piscina sarà sostituita dalla grande piscina cruciforme che si trova al centro del cortile e che vedremo tra poco. Da questa posizione abbiamo anche una splendida vista sui quattro lati del porticato: quello meridionale, quello occidentale, quello settentrionale dove c’è la terrazza superiore e quello orientale a sinistra”.

Ipotesi ricostruttiva della palestra di Ercolano (disegno da http://www.luckyjor.org)

La palestra aveva al centro un grande cortile rettangolare circondato sui quattro lati da portici. Questi portici sono più larghi del solito perché qui avvenivano anche delle corse durante i mesi invernali o nelle giornate di eccessiva calura. “Mano a mano che si avanza nella passeggiata lungo questo porticato si nota una zona sopraelevata con delle grandi sale: sono le sedi degli juvenes. La palestra non era propriamente quello che noi immaginiamo solo un luogo per attività ginniche, era quello che nel mondo romano si chiama il campus, cioè un luogo dove avvenivano attività di culto, e anche attività di educazione più generali, legate quindi alla preparazione dei cittadini: i futuri cittadini di Ercolano si formavano qui anche dal punto di vista che noi oggi chiameremmo scolastico”. Alla fine del porticato è la grande sala absidata che era il centro della palestra. “La sala ha sul fondo una sorta di nicchia monumentale per ospitare probabilmente una statua di culto imperiale o del genio della città, e poi ha davanti una mensa marmorea, una tavola di un marmo raro proveniente dal Mediterraneo che costituisce ancora oggi la più grande tavola marmorea ritrovata nell’area vesuviana. Poggia su un pavimento di piastrelle di marmo policromo di cui si conservano ampie tracce, e veniva utilizzata per esporre i premi che spettavano ai vincitori delle gare ginniche che sappiamo qui si svolgevano”.

La fontana con la statua dell’Idra di Lerna al centro della grande piscina cruciforme della palestra di Ercolano

Si entra nel cortile. “E qui dobbiamo fare uno sforzo di fantasia. Dobbiamo fare astrazione della massa del flusso piroclastico che non è stato ancora scavato e che ci sovrasta. Quindi dobbiamo immaginare sopra di noi questo cielo blu ora che entreremo all’interno dell’area della piscina che si trovava al centro del cortile della palestra. Una piscina monumentale, enorme, a forma di croce con delle fontane a zampillo su un lato e un’altra fontana al centro, una fontana monumentale con una bellissima scultura che raffigura l’Idra di Lerna: questa è una delle fatiche più complesse che viene affrontata da Ercole e si ritiene che sia un riferimento a una fontana simile che sappiamo si trovava nel Foro Romano. Ma forse qui a Ercolano questa fontana assume un significato ancora più profondo e più legato proprio al luogo dove ci troviamo, perché la fatica dell’uccisione dell’Idra di Lerna è una di quelle che vede impegnato Ercole insieme a suo nipote Iolaos. Per poter avere la vittoria su questo animale le cui teste venivano tagliate e altrettante volte ricrescevano anzi in numero ancora maggiore, bisognava cauterizzare, cioè bruciare con il fuoco il moncone della testa che veniva tagliata, quello che restava una volta tagliata la testa. L’ultima testa sarà invece soffocata sotto un grande sasso. Cosa c’è dietro questa fatica? C’è l’idea che la solidarietà, l’aiuto reciproco riesce a far superare anche le fatiche più complesse, le più apparentemente insormontabili. E cosa di meglio allora che evocare i valori della solidarietà in un luogo come questo, la palestra di Ercolano, il campus di Ercolano, dove i nuovi ercolanesi, i nuovi cittadini dovevano prepararsi ad essere pronti per affrontare tutte le difficoltà che la comunità locale avrebbe affrontato”.

Parco archeologico di Ercolano: la Mensa Marmorea della Palestra ritrova l’antico splendore. Riprese le attività di restauro, tra tradizione e nuove tecnologie, ai tempi del coronavirus

La Mensa marmorea della palestra di Ercolano, scoperta da Amedeo Maiuri (foto Paerco)

La Mensa Marmorea della Palestra di Ercolano ritrova l’antico splendore. Riparte la vita a piccoli passi, in sicurezza ma riparte. La ripresa dei cantieri edilizi come da ultimo DPCM, all’interno dei cancelli del Parco Archeologico di Ercolano significa la ripresa delle attività di restauro, tra tradizione e nuove tecnologie: la sfida di Ercolano ai tempi del coronavirus. È vicino il termine e la consegna dei lavori alla Mensa Marmorea della Palestra che Amedeo Maiuri descrisse così: “una grandiosa mensa marmorea, la più grande che siasi finoggi rinvenuta tra Pompei e Ercolano”, quando nel giugno 1936 gli scavi della città erano giunti a liberare buona parte della Palestra e venne alla luce il magnifico reperto. “L’oggetto era mutilato ma non asportato dai precedenti scavatori”, raccontava. A scavo ultimato la ricompose a partire dagli elementi superstiti e la integrò dotandola di una struttura con tubolari metallici di supporto. A distanza di oltre ottant’anni dalla sua scoperta la gamba posteriore destra, interamente ricostruita in malta con un’anima interna di metallo, si presentava ormai notevolmente ossidata con la conseguente frantumazione e il distacco di alcune porzioni della ricostruzione. Tutte le parti originali in pietra marmorea a causa della costante esposizione agli agenti atmosferici erano interamente ricoperte da incrostazioni licheniche e patine di colore scuro che alteravano la lettura della superficie originale. Tra i mesi di gennaio e febbraio 2020 è stato eseguito il restauro integrale dell’opera con interventi di consolidamento, la pulitura e la presentazione estetica, oltre che la sostituzione della gamba già di ricostruzione con una nuova copia eseguita in stampa 3D sulla base di un rilievo fotogrammetrico della gamba originale più integra. L’intervento ha finalmente messo in luce le venature del piano.

Il colonnato della palestra di Ercolano (foto Graziano Tavan)

La Mensa Marmorea della Palestra non era un tipo di mensa semplicemente decorativa, ma era destinata – spiegano gli archeologi del parco – a cerimonie che dato il carattere dell’edificio lascia supporre si tratti di una mensa agonistica dove si esponevano i doni per i vincitori delle gare atletiche che si svolgevano nella Palestra. “Questo è il primo lavoro concluso nell’emergenza coronavirus”, interviene il direttore Francesco Sirano. “È quasi come vedere una farfalla che timidamente si sporge dal suo bozzolo affacciata al centro del golfo di Napoli. Il restauro di questo manufatto, unico nel mondo romano, forse avviene non a caso proprio nella Palestra (in realtà il campus) della città che da Ercole prende il nome, il luogo dove si forgiavano le future generazioni avendo a modello le grandi imprese dell’eroe. Non vedo l’ora che le strade del Parco si animino nuovamente di energia, vita e speranza. Ci rialzeremo, resilienti, in sicurezza, garantendo la tutela di tutti quanti saranno i protagonisti della ripartenza: dal personale ai visitatori che ritorneranno a popolare le strade, le case, ogni angolo di questo patrimonio che si è, diciamo riposato, ma che è pronto per inaugurare una nuova stagione dove il timore viene sostituito dalla prudenza e dal piacere di visitare Ercolano con i tempi “quieti e intensi” da sempre consoni a questo sito”.