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Torino. Al museo Egizio il prof. Morales, direttore del Middle Kingdom Theban Project, illustra i lavori recenti della spedizione dell’università di Alcalá a Deir el-Bahari. Conferenza on line in collaborazione con Acme

La locandina della conferenza del prof. Antonio J. Morales al museo Egizio di Torino

Negli ultimi quattro anni, la missione archeologica dell’Università di Alcalá e il “Middle Kingdom Theban Project”, coordinato dalla stessa università, hanno istituito un team multidisciplinare di esperti che hanno condotto scavi archeologici, lavori epigrafici e di conservazione in diverse tombe nell’area di Deir el-Bahari, con l’obiettivo principale di migliorare la nostra conoscenza della storia dell’ultima parte dell’undicesima dinastia e dell’inizio del cosiddetto “periodo classico”. Martedì 9 febbraio 2021, alle 18, ne parlerà il professor Antonio J. Morales, direttore del “Middle Kingdom Theban Project” nella conferenza “Early Middle Kingdom elite officials and royal strategies at Thebes: recent works by the University of Alcalá Expedition at Deir el-Bahari” (“Funzionari d’élite del Primo Medio Regno e strategie reali a Tebe: lavori recenti della spedizione dell’Università di Alcalá a Deir el-Bahari”) promossa dal museo Egizio di Torino in collaborazione con ACME. La conferenza si terrà in lingua inglese e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. La conferenza verrà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Veduta dalla mongolfiera dell’area a Deir el Bahari interessata dalla amissione di scavo diretta da Antonio J. Morales (foto museo egizio)

Nei primi due anni di lavoro (2015-2016) il team ha iniziato a scavare la parte superiore dei cortili nei complessi del nobile Henenu (TT 313 / MMA 510) e del visir Ipi (TT 315 / MMA 516). Nei due anni successivi la spedizione ha registrato un aumento significativo nel numero di monumenti indagati: si sono infatti aggiunti i complessi funerari del supervisore dell’harem Djari (TT 366 / MMA 820) e del visir Dagi (TT 103 / MMA 807) ad Asasif, nonchè l’intero settore orientale nelle colline settentrionali di Deir el-Bahari, dove si trovano la tomba di Neferhotep (TT 316 / MMA 518), due tombe “non finite” (MMA 519- 520) e un grande complesso (MMA 521) il cui scavo è stato lasciato incompleto da Winlock e che devono ancora essere documentate e studiate. Nel corso della conferenza verranno dunque illustrati gli obiettivi principali del progetto e le strategie messe in atto per la documentazione, lo studio e la pubblicazione delle scoperte relative a questi monumenti di Deir el-Bahari e Asasif.

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L’egittologo Antonio J. Morales

Antonio J. Morales è assistant professor di Egittologia al dipartimento di Storia antica dell’università di Alcalá. In precedenza è stato docente di Egittologia e ricercatore associato alla Freie Universität di Berlino, ricercatore di post-dottorato all’università di Heidelberg e assistente ricercatore all’università di Mainz. Morales ha inoltre partecipato a diverse spedizioni in Egitto ed è attualmente il direttore del “The Middle Kingdom Theban Project”, che si svolge nelle necropoli di Deir el -Bahari e Asasif a Tebe (oggi Luxor). Autore di numerosi articoli su riviste scientifiche, ha curato un volume sulla birra nel mondo antico (Siviglia 2001), co-curato un volume sulla regalità divina (Philadelphia 2011), e realizzato una monografia sui testi delle piramidi dedicati alla dea Nut (Amburgo 2017); la sua ultima pubblicazione, che apparirà negli Harvard Egyptological Studies, è sull’archeologia del Medio Regno.

Antico Egitto. Le straordinarie scoperte nella tomba del visir Amenhotep Huy nella necropoli di El-Asasif: dal sarcofago del sacerdote di Amon a quello della cantrice del dio di Tebe ai misteri sul vero padre di Tutankhamon

Il gruppo di archeologi della missione spagnola dell'istituto per gli studi dell'Antico Egitto di Madrid impegnati nel progetto alla tomba del visir Amenhotep Huy a Luxor

Il gruppo di archeologi della missione spagnola dell’istituto per gli studi dell’Antico Egitto di Madrid impegnati nel progetto alla tomba del visir Amenhotep Huy a Luxor

“Un nuovo giorno nella necropoli tebana. Ora siamo nel mese di dicembre!!! Come corre il tempo. Siamo ormai nel tratto finale della campagna che è passata come un sospiro. La mattina inizia come un giorno normale, ma alla fine della giornata … siamo stati tutti contenti: avevamo fatto una grande scoperta. Purtroppo, al momento della stesura di questo diario, non possiamo ancora dire quanto è stato scoperto in quanto deve essere il Dipartimento delle Antichità d’Egitto che la notizia al mondo. Ma certo, è una di quelle scoperte che tutti noi vorremmo ci capitasse”. Era il 1° dicembre 2014, ultimo giorno della missione archeologica spagnola diretta dal prof. Francisco J. Martin Valentin, quando gli archeologi annotavano sul diario di scavo la “grande scoperta” dell’egittologa Teresa Bedman e dell’archeologo José Antonio Suárez  della tomba di Amenhotep Huy nella necropoli di El-Asasif a Luxor, in Egitto: non era la prima volta che la tomba del visir dell’Antico Egitto sotto il regno del faraone Amenhotep III (più noto nella versione ellenizzata come Amenofi III, faraone della XVIII dinastia, vissuto nella prima metà del XIV secolo a.C. e padre di Akhenaton) regalava sorprese. Proprio nel febbraio 2014 il ministro alle Antichità egiziane Mamdouh el Damati aveva annunciato che le ricerche dell’Istituto di studio dell’Antico Egitto di Madrid col prof. Martin Valentin proprio nella tomba di Amenhotep Visir-Huy avevano prodotto la prova definitiva che Akhenaton aveva condiviso il potere con suo padre per almeno 8 anni. Una scoperta non senza conseguenze, come spiegano gli archeologi spagnoli: “L’anno scorso abbiamo trovato colonne con iscrizioni, mai viste prima, che potrebbero provare che Amenofi III e Amenofi IV (Akhenaton) hanno regnato per un periodo contemporaneamente. Può non sembrare un fatto significativo per la storia dell’Egitto, ma è davvero molto importante. Se questo è vero, e crediamo che lo sia, Tutankhamon sarebbe il figlio di un faraone diverso, poiché la datazione sarebbe un po’ prima. Potrebbe essere il caso che Amenhotep III, e non Akhenaton, sia stato il padre di Tutankhamon, come le iscrizioni sembrano suggerire. Alcuni colleghi hanno respinto questa teoria, ma alcuni di noi vi hanno creduto fin dall’inizio”.

Il sarcofago del sacerdote di Amon scoperto nella tomba del visir Amenhotep Huy nella necropoli di el Asasif a Luxor

Il sarcofago del sacerdote di Amon scoperto nella tomba del visir Amenhotep Huy nella necropoli di el Asasif a Luxor

E alcuni giorni fa il ministro delle Antichità El Damaty ha annunciato la scoperta all’interno della tomba del Visir Amenhotep, Huy numero 28 ad Asasif della sepoltura intatta con il sarcofago la bara di Ankhef in Khunsu sacerdote di Amon-Ra. El Damaty ha chiarito che il sarcofago ben preservato è stato trovato all’interno di un fosso intagliato nella roccia e coperto con pietre. Secondo i resoconti della missione archeologica spagnola dell’Istituto dell’Antico Egitto in collaborazione con la missione egiziana del ministero delle Antichità, il sarcofago è un tipico esempio per la XXI Dinastia (attorno al 900 a. C.). Il sarcofago rappresenta un uomo che indossa una parrucca tripartita con strisce e corona floreale, ed è fatto di legno e coperto di gesso. L’uomo porta una barba intrecciata e un largo collare “Usekh” che protegge il suo collo e le spalle. Le tre colonne di testo sono distinte al centro, variando dalla parte al di sotto delle braccia fino ai piedi. La scatola del sarcofago è decorata con diverse registrazioni del defunto che fa offerte agli dèi Osiride, Nefertem, Anubi, alla dea Hathor come vacca, e Signora dell’Occidente, con testi geroglifici.

Il sarcofago della cantrice del dio Amon ritrovato nella tomba del visir Amenhotep Huy a Luxor

Il sarcofago della cantrice del dio Amon ritrovato nella tomba del visir Amenhotep Huy a Luxor

Ma torniamo al sarcofago della sacerdotessa cantrice del dio Amon. Francisco J. Martín Valentín: “Portare alla luce un sarcofago intatta è abbastanza raro, soprattutto quando la mummia è ancora all’interno e lo è da 3100 anni. Ma la sua rilevanza è enorme per il tipo di sarcofago e il periodo di appartenenza, che non sono così comuni nell’archeologia egiziana. Il sarcofago risale infatti alla fine del Nuovo Regno (ca. 1100 a.C.) e l’inizio del cosiddetto Terzo Periodo Intermedio (1070-650 a.C.)”.

Il momento magico: l'apertura del sarcofago della cantrice del dio Amon alla presenza del ministro alle Antichità Mamdouh el Damati

Il momento magico: l’apertura del sarcofago della cantrice del dio Amon alla presenza del ministro alle Antichità Mamdouh el Damati

Un momento magico. Era il 14 dicembre 2014 quando il sarcofago è stato aperto alla presenza – tra gli altri – del ministro egiziano delle antichità Mamdouh Eldamaty e del governatore di Luxor Tarek Saad El-Din. Martín Valentín: “Ancora oggi a raccontarlo mi emoziono. Abbiamo sollevato il coperchio del sarcofago e ci siamo resi conto che la mummia era ben conservata. Bedman ha subito notato un sacchetto, contenente un papiro, posto tra le gambe della cantrice del dio Amon. Decifrarlo sarà un compito della campagna prossima missione”. E la Bedman: “Per me il momento più speciale è venuto quando ho messo gli occhi sul sarcofago già di per sé spettacolare, ma anche il corredo funerario è notevole: vasi in ceramica per le offerte, e un bel mazzo di fiori che qualcuno ha lasciato per il defunto 3000 anni fa. Era ancora lì. È stato davvero una forte emozione”. Ha poi aggiunto che i membri della squadra avevano classificato e preso il mazzo di fiori con la stessa cura usata dalla persona che lo aveva messo nella bara tanti secoli fa.

Il sarcofago in buone condizioni di conservazione trovato nella tomba del visir Amenhotep Huy

Il sarcofago in buone condizioni di conservazione trovato nella tomba del visir Amenhotep Huy

Secondo Martín Valentín uno degli elementi più notevoli del sarcofago è il volto del defunto. “È un ritratto perfetto. Non è un volto femminile generale, ma il profilo della sacerdotessa conservata in quel sarcofago: una bella donna, con affascinanti occhi a mandorla, il naso delicato e lineamenti delicati. Particolarmente seducenti gli occhi che sono stati disegnati e dipinti”. Infine sulla conservazione del sarcofago, scolpito in legno e ricoperto di intonaco decorato: “La maggior parte della pittura è in ottime condizioni. Il deterioramento è principalmente dovuto alle centinaia di tonnellate che per secoli vi hanno pesato sopra, ma nel complesso è davvero in buono stato, pronto per il restauro “.