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Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia prorogata la mostra “CENTUM DEINDE CENTUM. Alle origini dell’archeologia nazionale” alla scoperta della figura del fondatore Felice Barnabei

roma_villa-giulia_mostra-centum-deinde-centum_prorogata_locandinaAl museo nazionale Etrusco di Villa Giulia hanno definito l’estate 2023, con una battuta, “L’estate in cui Barnabei non andò in vacanza…”. Perché oggi, martedì 11 luglio 2023, alle 9, quando il museo aprirà i battenti dopo il giorno di riposo, Felice Barnabei sarà ancora lì ad accogliere i visitatori nel “suo” museo. Infatti La mostra “CENTUM DEINDE CENTUM. Alle origini dell’archeologia nazionale”, che doveva chiudere domenica 9 luglio 2023, è stata prorogata fino al 30 agosto 2023. Quindi ancora poco meno di due mesi per fare un viaggio nel tempo alla scoperta della figura di Felice Barnabei e del suo impegno pubblico che portò alla nascita del museo di Villa Giulia, ma anche dei suoi rapporti più intimi e familiari che ci rivelano la figura di un uomo fuori dal comune (vedi Esclusivo. A un mese dalla sua chiusura Valentino Nizzo presenta la mostra “FELICE BARNABEI. “CENTUM DEINDE CENTUM”. Alle radici dell’archeologia nazionale”, ripercorrendo la storia personale, scientifica e pubblica di Felice Barnabei, il fondatore del museo di Villa Giulia | archeologiavocidalpassato).

Roma. Al museo nazionale Etrusco “Cosa FAI Stasera? Villa Giulia e i suoi percorsi d’acqua”: visite guidate narrate alla scoperta della Roma rinascimentale e delle alchimie dei suoi giardini

roma_villa-giulia_visita-guidata-percorsi-d-acqua-col-fai_locandina“Cosa FAI Stasera? Villa Giulia e i suoi percorsi d’acqua”. Martedì 11 luglio 2023 nuovo appuntamento speciale al museo nazionale Etrusco con una visita ai giardini di Villa Giulia e al suo Ninfeo. Visite guidate a cura del FAI in collaborazione con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. La visita racconterà lo sviluppo dei giardini e delle parti esterne, condurrà nella Sala dello Zodiaco, ambiente spesso chiuso al pubblico. Un viaggio immersivo nella Roma rinascimentale e nelle alchimie incredibili dei suoi giardini, in cui l’acqua era la protagonista, e alla riscoperta del Tempio di Alatri, finalmente visibile al pubblico dopo un restauro durato quasi due anni che ha restituito brillantezza e meraviglia ad un monumento unico, fra i primi esempi in Europa di Open Museum, realizzato per scopi didattici e formativi. Due i turni di visita narrata a gruppi: alle 18 e alle 18.30 (presentarsi 10 minuti prima dell’inizio della visita prenotata all’ingresso del museo nazionale Etrusco in piazzale di Villa Giulia. Prenotazioni al link https://faiprenotazioni.fondoambiente.it/…/cosa-fai…/. Evento a contributo aperto a tutti a partire da: 15 euro per iscritti FAI + 3 euro da versare in loco per il biglietto dei giardini (è necessario esibire la tessera FAI), in virtù della convenzione in essere con il Museo; 20 euro per non iscritti FAI + 4 euro da versare in loco per il biglietto dei giardini.

Perugia. Al museo Archeologico nazionale prima tappa del Festival dell’Umbria antica dedicato a “Uomini e Dei”: intervengono Maria Angela Turchetti, Valentino Nizzo e Francesco Marcattili

perugia_archeologico_festival-dell-umbria-antica_locandinaParte dal museo Archeologico nazionale dell’Umbria, a Perugia, il Festival dell’Umbria antica, evento itinerante nei luoghi che custodiscono la storia antica con l’obiettivo di far conoscere il patrimonio archeologico e culturale umbro attraverso lezioni divulgative di alto livello scientifico, tenute da esperti ed esperte del settore (storici e storiche, archeologi e archeologhe, direttrici e direttori di Musei archeologici, professori e professoresse universitari).  L’apertura del Festival si terrà l’8 luglio 2023, alle 16,30, nel cuore pulsante della storia antica della regione: il museo Archeologico nazionale dell’Umbria. Qui si scoprirà il rapporto degli Etruschi con la morte grazie alla lezione della direttrice, Maria Angela Turchetti (“Al di qua e aldilà, il senso della morte per gli Etruschi”). “Storie di guerrieri” è invece il titolo dell’intervento di Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco Villa Giulia, ospite d’eccezione. Infine, Francesco Marcattili, archeologo e professore dell’università di Perugia, parlerà di divinità e uomini nel contesto del Bellum Perusinum. A seguire dibattito aperto al pubblico.

Festival Umbria antica_locandinaIl tema di questa edizione è “Uomini e Dèi”, una riflessione sul rapporto delle civiltà antiche che hanno abitato la regione con la divinità, indagando i riti, le sepolture, i santuari, le parole e i reperti archeologici che di tutto questo sono testimonianza tangibile. Le lezioni approfondiranno le divinità (maschili e femminili) dei popoli antichi, ma anche le grandi figure storiche di uomini, condottieri, sacerdoti e sacerdotesse. Perché, in fondo, non c’è divinità senza umanità. Sei mesi, sette città, otto tappe. Dall’8 luglio al 2 dicembre 2023, ciascuna tappa del Festival sarà completamente gratuita fino a esaurimento posti. Il Festival farà tappa appunto al museo Archeologico nazionale dell’Umbria a Perugia (8 luglio), Tuoro sul Trasimeno (25 agosto), museo Archeologico della Villa di Plinio a San Giustino (26 agosto), museo Archeologico nazionale di Spoleto (2 settembre), museo della Città di Bettona (21 ottobre), museo Archeologico di Colfiorito (22 ottobre), museo del Capitolo di Perugia (11 novembre), museo Archeologico di Terni (2 dicembre).

Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia il progetto “Un anno con gli dei etruschi”: ogni mese un approfondimento su una divinità con l’invito a scoprirla in museo. Per luglio il focus è sulla dea Menerva, la guerriera protettrice dei giovani

roma_villa-giulia_un-anno-con-gli-dei-etruschi_locandinaNuovo mese e nuova divinità in un anno con gli dei etruschi: uno da scoprire per ogni mese dell’anno. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ha deciso di ritmare il 2023 con il racconto degli dei etruschi. Sul sito del museo è stato inserito un approfondimento dedicato alle divinità venerate dagli Etruschi, una per ciascun mese dell’anno: dodici narrazioni curate dall’archeologa Vittoria Lecce che a gennaio sono partite con Culsans, il guardiano delle porte e dei cicli temporali; seguite a febbraio con Fufluns, il Dioniso greco; a marzo con Laran, il dio guerriero; ad aprile con Turan, la dea dell’amore; a maggio con Tinia, il dio della Luce; a giugno con Uni, la sposa di Tinia (vedi Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia il progetto “Un anno con gli dei etruschi”: ogni mese un approfondimento su una divinità con l’invito a scoprirla in museo. Per giugno il focus è sulla dea Uni, la sposa di Tinia | archeologiavocidalpassato). Per luglio il focus è sulla dea Menerva, la guerriera protettrice dei giovani.

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Statuetta votiva in bronzo di Minerva armata, produzione umbra (Maestro Fiesole, 425-400 a.C.), parte della Collezione Kircheriana, conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

LUGLIO E LA DEA MENERVA. Menerva era senza dubbio una delle divinità principali degli Etruschi, presto identificata con la Atena dei Greci. Una dea con lo stesso nome (Minerva) era venerata anche dai Romani e da altri popoli di lingua latina. Il significato del nome sembra legato alla divinazione: secondo le fonti latine, infatti, il verbo “promenervare” significava “avvertire in anticipo”. Menerva è rappresentata come Atena: una giovane donna abbigliata con lunghe tuniche e mantelli eleganti e sobri, che impugna una lancia e indossa un elmo e l’ègida (una particolare armatura di pelle di capra, spesso decorata con serpenti, sulla quale spicca la testa della Gorgone Medusa, che pietrificava i nemici con lo sguardo).

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Gruppo votivo di Minerva e Ercole, terracotta plasmata a mano e dipinta (500 a.C.) dal santuario di Portonaccio di Veio, conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Gli Etruschi, ispirati dai miti greci, ritenevano Menerva nata direttamente dalla testa di Tinia, il padre degli dei, e la consideravano protettrice dell’arte della guerra e degli eroi particolarmente valorosi, ai quali poteva offrire aiuto nelle loro imprese. Non a caso Menerva/Atena è spesso raffigurata insieme a Ercole: di solito lo assiste nelle sue celebri fatiche o lo guida sull’Olimpo per essere accolto fra gli dei.

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Altorilievo dal frontone posteriore del Tempio A di Pyrgi (Santa Severa) con episodi del mito dei Sette contro Tebe: Zeus (al centro) fulmina Capaneo mentre Atena (a sinistra) si allontana alla vista di Tideo che morde il cranio di Melanippo (in basso), terracotta plasmata a mano e dipinta (470-460 a.C.) conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

La dea però non approvava la brutalità: l’altorilievo di Pyrgi mostra Atena che abbandona disgustata il guerriero greco Tideo, al quale stava per donare l’immortalità, perché ha ceduto alla ferocia e ha morso il cranio del suo nemico Melanippo.

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Statue votive dal santuario in località Portonaccio a Veio, terracotta plasmata a mano e dipinta, V secolo a.C. circa, conservate al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma. Le statue di ragazzi e fanciulle venivano offerte dalle famiglie aristocratiche in occasione, rispettivamente, del raggiungimento della maggiore età e del matrimonio dei giovani

Esistevano certamente dei miti di origine etrusca legati a Menerva, ma finora sembrano documentati solo da poche scene, incise su specchi in bronzo e difficili da interpretare in mancanza di fonti letterarie dirette. In particolare, alcune immagini mostrano uno stretto rapporto della dea con diverse figure infantili (definite “Epiur” e “Maris”) e forse potrebbero alludere al legame che esisteva fra questa divinità e l’allevamento dei bambini / la crescita delle nuove generazioni. Le offerte rinvenute in alcuni santuari, infatti, indicano che Menerva era incaricata di proteggere i bambini e i ragazzi e che svolgeva un ruolo importante nei riti di passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Questo aspetto del culto è evidente ad esempio nel santuario di Portonaccio a Veio, uno dei più ricchi e importanti dell’Etruria, che ospitava un altare e un tempietto dedicati a Menerva e dove avevano luogo i riti di passaggio dei giovani venienti. Gli Etruschi si affidavano alla dea anche per conoscere il futuro: la presenza di un oracolo è infatti documentata in diversi santuari, ad esempio a Veio-Portonaccio e a Punta della Vipera (attuale Santa Marinella).

Roma. Per la Festa della Musica il museo nazionale Etrusco propone nei giardini di Villa Giulia la rassegna “Corinfesta”. E Maria Pia Guidobaldi racconta la contesa tra Apollo e Marsia attraverso le opere e gli affreschi del museo

roma_villa-giulia_festa-della-musica_2023_locandinaOggi, mercoledì 21 giugno 2023, si celebra la Festa della Musica. “Sappiamo bene”, ricorda Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, “quanto gli Etruschi l’avessero a cuore tanto da essere famosi nell’antichità per aver inventato molti strumenti musicali come la tromba (celeberrima e proverbiale la tirrhenikè salpinx) e il doppio aulòs”. Di qui l’idea di celebrare questa ricorrenza con una iniziativa speciale. Per la Festa della Musica 2023 il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia accoglie nei giardini di Villa Giulia l’ARCL – Associazione Regionale Cori del Lazio che partecipa alla manifestazione, giunta alla sua 29ma edizione, con i cori amatoriali della regione nell’ambito della rassegna “Corinfesta”. A partire dalle 17.30 e fino a chiusura del Museo, quattro differenti cori animeranno la manifestazione di carattere nazionale, che quest’anno prende il nome di “Vivi la vita”, secondo il seguente programma: 17.30, coro C.A.I. sezione di Rieti, direttore Teresa Buono; 18, ACR Chorus di Roma, direttore Antonino D’Amico; 18.30, coro giovanile “Ison” di Roma, direttore Amedeo Scutiero; 19, associazione corale Laurentiana di Ardea, direttore Paola Piglialarmi. Concerti gratuiti compresi nel costo del biglietto d’ingresso ai giardini.

Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia celebra la festa della Musica anche con una intensa narrazione a cura di Maria Paola Guidobaldi, conservatrice delle collezioni del Museo, tratta dall’episodio mitologico della contesa tra Apollo e Marsia, terminata con la tragica morte del satiro che aveva osato sfidare il dio della musica in una competizione, certo di poter vincere con il suono dell’aulos, il doppio flauto. Apollo fu implacabile: le melodie della lira, unite al canto, decretarono la sua vittoria e Marsia fu sconfitto, subendo una atroce tortura. A guidarci nel racconto sono le immagini delle opere del Museo e gli affreschi rinascimentali della sala di Venere al piano nobile di Villa Giulia che rappresentano il supplizio di Marsia. Affreschi che si possono ammirare dal vivo.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia “Quando l’estate fu primavera. Falerii, la nascita della sua archeologia e il futuro delle ricerche”: quarto incontro del ciclo “CHI (RI)CERCA TROVA. I professionisti si raccontano al Museo”

roma_villa-giulia_chi-ricerca-trova_quarto-incontro_biella_locandina“Quando l’estate fu primavera. Falerii: la nascita della sua archeologia e il futuro delle ricerche”: quarto incontro del ciclo “CHI (RI)CERCA TROVA. I professionisti si raccontano al Museo”: 8 conferenze tenute da esperti e studiosi che aprono il mondo della ricerca alla conoscenza e alla fruizione del grande pubblico e sono rivolte a curiosi, studenti e specialisti di ogni età, a cura dei Servizi educativi del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Venerdì 16 giugno 2023, alle 16, nella Sala Fortuna, la professoressa Maria Cristina Biella ci porta indietro nel tempo al luglio 1873: un temporale, bronzetti che emergono dalle acque, operai che colgono l’occasione e… luglio 2023: 150 anni di ricerche archeologiche nella città preromana di Falerii, raccontate in un viaggio tra passato, presente e futuro. Ingresso gratuito in Sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Per info e prenotazioni: mn-etru.didattica@cultura.gov.it-

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L’archeologa Maria Cristina Biella (uniroma)

Maria Cristina Biella è archeologa specializzata nello studio dell’Italia preromana, ricercatrice alla Sapienza Università di Roma. Le sue principali linee di ricerca riguardano l’indagine dello sviluppo, dell’organizzazione e della gestione della forma urbana in ambito tirrenico (VIII-I sec. a.C.), lo studio di contesti sacri dell’Italia preromana, con particolare attenzione al rapporto tra economia e religione, e l’indagine dell’artigianato antico e delle sue potenzialità di ricostruzione storica delle dinamiche produttive e dei contesti sociali. È Research Fellow alla British School at Rome, membro corrispondente dell’istituto nazionale di Studi Etruschi e Italici e direttore del Falerii Project, progetto di ricerca interdisciplinare sull’antica città preromana di Falerii.

Esclusivo. A un mese dalla sua chiusura Valentino Nizzo presenta la mostra “FELICE BARNABEI. “CENTUM DEINDE CENTUM”. Alle radici dell’archeologia nazionale”, ripercorrendo la storia personale, scientifica e pubblica di Felice Barnabei, il fondatore del museo di Villa Giulia

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Locandina della mostra “Felice Barnabei. Centum deinde centum. Alle radici dell’archeologia nazionale” dal 22 marzo al 9 luglio 2023 al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia

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Il busto bronzeo di Barnabei restaurato grazie alle donazioni ricevute attraverso l’Art Bonus (foto etru)

Il Centenario della morte di Felice Barnabei (1922-2022) ha offerto al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’occasione per valorizzare, con diverse iniziative culturali (come il Barnabei Day: vedi Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia è il Barbabei Day: un’intera giornata a ingresso eccezionalmente gratuito con un ricco programma di iniziative dedicate al suo fomdatore Felice Barnabei nel giorno del centenario della sua morte | archeologiavocidalpassato), le sue imprese e la sua figura di uomo politico e archeologo a cui si deve la fondazione nel 1889 del museo nazionale Romano e del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, nonché la promozione delle moderne leggi italiane di tutela del patrimonio culturale. Momento clou è la mostra “FELICE BARNABEI “CENTUM DEINDE CENTUM”. ALLE RADICI DELL’ARCHEOLOGIA NAZIONALE” dedicata al fondatore del museo di Villa Giulia, personalità di spicco nel panorama scientifico e politico italiano, che si può visitare fino al 9 luglio 2023 (vedi Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia anteprima della mostra “Felice Barnabei ‘centum deinde centum’. Alle radici dell’archeologia nazionale” dedicata al fondatore del museo di Villa Giulia. E presentazione dei restauri del Tempio di Alatri che diventerà “La macchina del Tempio” | archeologiavocidalpassato).

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Allestimento della mostra “FELICE BARNABEI. “CENTUM DEINDE CENTUM” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

A un mese dalla chiusura dell’esposizione, curata Maria Paola Guidobaldi, Valentino Nizzo e Antonietta Simonelli, proprio Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, con un intervento esclusivo per “archeologiavocidalpassato.com”, presenta la mostra “FELICE BARNABEI. “CENTUM DEINDE CENTUM”. Alle radici dell’archeologia nazionale”, ripercorrendo la storia personale, scientifica e pubblica di Felice Barnabei, il fondatore del museo di Villa Giulia.

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Un’immagine d’archivio di Felice Barnabei (foto etru)

Felice Barnabei. Centum deinde centum. Alle radici dell’archeologia nazionale”, inizia Nizzo, “è il titolo di una mostra che abbiamo coltivato da tempo. Avevamo cominciato a riflettere nel 2019 per i 130 anni dalla fondazione del museo su una mostra che raccontasse la storia di Villa Giulia. Poi la revoca dell’autonomia e il Covid, subito dopo, hanno fatto naufragare il progetto. Nel ’21 abbiamo fatto una piccola anticipazione di quello che adesso abbiamo raccontato e ora ci siamo arrivati (vedi Roma. A un anno dalle celebrazioni ufficiali per il centenario della morte di Felice Barnabei, fondatore del museo di Villa Giulia, apre la mostra “FELICE BARNABEI. Gocce di memorie private”, con parte dei disegni giovanili e della collezione archeologica dell’illustre archeologo donata al museo dai suoi discendenti. Ingresso col Green Pass | archeologiavocidalpassato). “Felice Barnabei. Centum deinde centum” scomoda Catullo perché Barnabei era un filologo, un epigrafista, un archeologo, uno dei primi a formarsi professionalmente attraverso un rigoroso percorso universitario. Era nato nel 1842 a Castelli, in Abruzzo. Aveva studiato a Teramo. Si era laureato alla Normale di Pisa. Quindi era arrivato a Napoli dove aveva iniziato come insegnante di liceo.

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Singolare caricatura di Felice Bernabei, realizzata in ceramica probabilmente di Castelli e a forma di salvadanaio (foto etru)

“La sua fortuna però arriva grazie all’incontro con Giuseppe Fiorelli, lo scavatore di Pompei, appassionato, all’apice del suo successo dopo alterne vicende: era direttore del museo Archeologico di Napoli. Contemporaneamente insegnava all’università e dirigeva gli scavi di Pompei. Ma aveva di fronte a sé una brillante carriera anche nelle strutture del ministero della Pubblica istruzione. Infatti venne chiamato a Roma poco dopo l’Unità d’Italia e la presa anche di Roma a fondare quella che sarebbe diventata – diciamo – la direzione generale per le Antichità e Belle arti. E lì volle con sé nel 1875 il giovane Felice Barnabei come suo segretario. Inizia quindi un percorso all’interno dell’amministrazione nel quale insieme a Fiorelli cerca di strutturare non solo il sistema di tutela e valorizzazione, che ancora così non si chiamava, cioè i musei per raccontare l’Antico e la tutela per cercare di preservarlo, ma anche le prime leggi. Ci vollero trent’anni però per raggiungere questo risultato. E furono gioie e dolori per Barnabei che nel frattempo diventa non solo il braccio destro di Fiorelli ma gli succede come direttore generale nel 1897.

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Villa Giulia vista da drone, sede del museo nazionale Etrusco, fondato da Felice Bernabei (foto etru)

“Nel frattempo è riuscito, nel 1889, a fondare il museo nazionale Romano con due nuclei: a Villa Giulia le antichità extraurbane, e alle Terme di Diocleziano le antichità urbane. In questi due luoghi cerca di raggiungere gli obiettivi cui ho accennato prima. Cioè strutturare la narrazione del nostro passato attraverso i frutti della ricerca archeologica (la Carta archeologica d’Italia era un progetto avveniristico che era iniziato nel 1881). Villa Giulia doveva recepirne i risultati e raccontarli a tutti gli italiani che in questo modo, attraverso questo museo, dovevano acquisire consapevolezza del loro passato in vista del sentirsi di più italiani dopo l’unità politica. Riesce in questo straordinario obiettivo, crea in Villa Giulia un modello museografico di una straordinaria innovazione.

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Il tempietto di Alatri realizzato nel 1891 nel giardino del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma (foto etru)

“Costruisce addirittura, insieme ad Adolfo Cozza, la riproduzione in scala 1:1 di un tempio etrusco-italico scavato ad Alatri pochi anni prima, e usa gli strumenti dell’archeologia sperimentale per creare quello che oggi chiamiamo un Open air Museum, mentre ne nascevano i primi nel Nord Europa, a Skansen, citati nei manuali. Insomma fa una piccola rivoluzione. Villa Giulia diventa un modello. Tutti vogliono le stesse cose che Barnabei riesce a far arrivare a Villa Giulia. In un contesto nel quale le leggi lo consentono di un depauperamento del patrimonio italiano, paradossalmente innescato dal luogo che doveva valorizzarlo e tutelarlo. E Barnabei si oppone. Si crea un’infinità di nemici, soprattutto internazionali. Esplode lo scandalo di Villa Giulia grazie al suo acerrimo rivale, il collega archeologo Wolfgang Helbig. E Barnabei è costretto a dimettersi. L’accusa? Che il suo museo non rispecchia le regole scientifiche, che i corredi sono rimescolati. Nulla di più falso. Qualche confusione c’è, è vero, ma è dovuta al problema di gestire tanti impegni. Barnabei lascia il museo di Villa Giulia, il suo Papa Giulio tanto amato, ma inizia una nuova avventura in politica.

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La biga etrusca di Monteleone di Spoleto trafugata dall’Italia 120 anni fa e ora esposta al Met di New York come Golden Chariot (foto etru)

“Barnabei viene eletto parlamentare nel collegio di Teramo, e lì attraverso una lenta azione, lavorando ai fianchi i vari ministri di turno e – insomma – i suoi colleghi dell’amministrazione, arriva a coronare il sogno di avere la prima legge di tutela nazionale nel 1902, a firma del ministro Nunzio Nasi. Non basta, purtroppo. Preziosi gioielli emigrano quello stesso anno: il tesoro di Boscoreale; ancora peggio la biga di Monteleone di Spoleto di cui avete sentito parlare. archeologiavocidalpassato ha dedicato molto spazio al film “L’anello di Grace” che è stato premiato all’archeofilm festival di Firenze (vedi Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, nell’ambito della Festa etrusca, anteprima esclusiva del documentario “L’anello di Grace” che svela tutti i segreti (editi e inediti) del celeberrimo “Golden Chariot”, trafugato 120 anni fa e oggi al Met. Ecco il programma della due giorni “etrusca”: rievocazioni, incontri e tavole rotonde, visite guidate | archeologiavocidalpassato; Roma. In occasione dell’apertura serale del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, doppia proiezione a grande richiesta del film “L’anello di Grace” di Dario Prosperini sul trafugamento della Biga di Monteleone di Spoleto, trovata 120 anni fa, e oggi esposta al Met di New York nota come Golden Chariot | archeologiavocidalpassato; Firenze. Il film “L’anello di Grace” ha vinto il premio Firenze Archeofilm assegnato dal pubblico. Ecco tutti gli altri premi assegnati ai film presentati nell’edizione 2023 | archeologiavocidalpassato). Ebbene Barnabei l’anno seguente farà un’ulteriore legge, questa a sua firma, per impedire le esportazioni. Bisognerà però aspettare il 1909 l’opera di un suo protetto, Corrado Ricci, naturalmente non l’unico, insieme a Casati ed altri per avere la prima legge che sancisce, nel 1909 appunto, un principio importantissimo che il patrimonio archeologico, il patrimonio culturale è un bene di interesse collettivo e gli interessi privati devono soggiacere sempre all’interesse di tutti di avere una propria storia, conservarla, conoscerla, e trasmetterla.

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Alcuni bronzi della collezione archeologica di Felice Barnabei in mostra al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

“Di tutto questo – si avvia alle conclusioni Nizzo – parliamo nella nostra mostra che è curata da Maria Paola Guidobaldi, da me e da Antonietta Simonelli, e che racchiude tanti oggetti mai visti prima, che sono stati donati o prestati eccezionalmente dagli eredi di Felice Barnabei al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per cui vedrete tante sue cose personali, disegni giovanili, foto, taccuini, appunti, tutto quello che era stato in parte valorizzato da Filippo Del Pino e la figlia di Barnabei, Margherita Barnabei, in un poderoso volume del 1991 che è un punto di riferimento per chi vuole ricostruire la storia dell’archeologia alle sue radici.

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Il direttore Valentino Nizzo davanti al sarcofago degli Sposi con un gruppo di studenti in visita al museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma (foto etru)

“E di questo parla la nostra mostra. Parla di un uomo, delle sue aspettative, dei suoi sogni, della sua vita, della sua fortuna, dei suoi insuccessi, ma non trascura il lato umano, quello familiare, di chi proveniva da una famiglia umile di ceramisti che avevano la loro bottega a Castelli e che è diventato uno dei più importanti uomini nel settore dei Beni culturali, come oggi li chiamiamo. Quindi vi invitiamo a vedere questa mostra fatta davvero con amore e in cui il materiale archeologico non è altro che quello del museo di Villa Giulia che è frutto molto dell’opera di Felice Barnabei a partire da quel sarcofago degli Sposi che lui riuscì a evitare facesse la fine del suo omologo oggi al Louvre, grazie a un’intuizione, grazie alla sua sensibilità per la ceramica – da artigiano anch’egli – che lo ha portato quindi a realizzare il tempio di Alatri e intuire l’importanza del sarcofago degli Sposi, e a fare l’archeologia come mai nessuno l’aveva fatta prima anche nelle sale di un museo, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia che vi aspetta fino al 9 luglio per raccontarvi la grande storia del nostro fondatore”.

 

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia “La Banda in Tricolore. Amarcord italiano”, secondo concerto della Banda Musicale della Marina Militare del ciclo “La Banda al Museo…”. Ingresso gratuito

roma_villa-giulia_la-banda-al-museo_marina-militare_secondo-concerto_locandinaDomenica 4 Giugno 2023, alle 18, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia accoglie nei suoi giardini rinascimentali il secondo concerto 2023 della Banda Musicale della Marina Militare dal titolo “La Banda in Tricolore. Amarcord italiano” del ciclo “La Banda al Museo…”. La banda è diretta dal Capitano di Vascello Maestro Antonio Barbagallo. Ingresso gratuito senza obbligo di prenotazione. Con questo evento il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia aderisce all’iniziativa “Appuntamento in giardino 2023”, la grande ‘festa’ dei giardini italiani promossa da APGI-Associazione Parchi e Giardini d’Italia. La manifestazione, nata in accordo con l’iniziativa Rendez-vous aux jardins, si svolgerà in contemporanea in oltre 20 Paesi europei e quest’anno ha come tema “Le musiche in giardino”. La banda della Marina Militare regala per questo 2023 cinque appuntamenti, da maggio a ottobre, che realizzano l’obiettivo di valorizzare l’eccellenza italiana nelle sue varie espressioni e, in particolar modo, una delle più importanti realtà museali italiane, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, e che concretizzano la sinergia nata nel 2014 tra il MIC (ministero della Cultura) e la Marina Militare Italiana. Evidenziando la Sua polivalenza interpretativa e la varietà del Suo repertorio, la Banda Musicale della Marina Militare, in occasione delle prime domeniche del mese ad ingresso gratuito istituite dal ministero della Cultura, presenta, mese per mese, dei concerti a tema, con un percorso musicale che spazia dalle marce militari e d’autore alle composizioni originali per banda, dalle colonne sonore da film alle arie e sinfonie d’opera, dal musical al jazz, swing sino al pop&rock.

Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia il progetto “Un anno con gli dei etruschi”: ogni mese un approfondimento su una divinità con l’invito a scoprirla in museo. Per giugno il focus è sulla dea Uni, la sposa di Tinia

roma_villa-giulia_un-anno-con-gli-dei-etruschi_locandinaNuovo mese e nuova divinità in un anno con gli dei etruschi: uno da scoprire per ogni mese dell’anno. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ha deciso di ritmare il 2023 con il racconto degli dei etruschi. Sul sito del museo è stato inserito un approfondimento dedicato alle divinità venerate dagli Etruschi, una per ciascun mese dell’anno: dodici narrazioni curate dall’archeologa Vittoria Lecce che a gennaio sono partite con Culsans, il guardiano delle porte e dei cicli temporali; seguite a febbraio con Fufluns, il Dioniso greco; a marzo con Laran, il dio guerriero; ad aprile con Turan, la dea dell’amore; a maggio con Tinia, il dio della Luce (vedi Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia il progetto “Un anno con gli dei etruschi”: ogni mese un approfondimento su una divinità con l’invito a scoprirla in museo. Per maggio il focus è sul dio Tinia, il dio della Luce | archeologiavocidalpassato). Per giugno il focus è sulla dea Uni, la sposa di Tinia.

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Busto di Giunone in terracotta (380 a.C.) dal tempio dello Scasato II a Falerii Veteres (Civita Castellana, VT), conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

GIUGNO E LA DEA UNI. Presso gli Etruschi la regina degli dei era Uni, la sposa di Tinia. Fra le sue competenze rientrava la tutela delle donne e del matrimonio, in analogia con quanto accedeva per Giunone presso i Romani e per Era nel mondo greco. Le rappresentazioni giunte fino a noi sembrano influenzate dall’arte e dalla mitologia greca e mostrano una donna nella piena maturità, vestita con eleganti tuniche e mantelli ricamati, che porta i capelli raccolti in acconciature sobrie e raffinate e indossa preziosi gioielli. Un buon esempio di questa iconografia è la Giunone dello Scasato, generalmente considerata una statua di culto, esposta nella sala 36 del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. L’aspetto di Uni non doveva apparire troppo diverso da quello delle signore dell’aristocrazia etrusca, per le quali la dea doveva essere un modello: come lei, infatti, erano spose di uomini potenti.

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Lamine d’oro con iscrizioni in etrusco e fenicio dall’area monumentale del Tempio B (fine VI secolo a.C.) di Pyrgi (Santa Severa), conservate al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

L’ambito di azione della divinità non era limitato al mondo femminile e poteva riguardare sia la tutela della regalità e del potere politico in generale, sia la protezione dell’intero corpo cittadino. Non a caso il tempio di Uni più famoso finora rinvenuto è il Tempio B di Pyrgi (oggi Santa Severa, era uno dei porti di Caere, l’attuale Cerveteri). L’edificio venne donato alla dea da Thefarie Velianas, “re” o “tiranno” di Caere, il quale attribuiva il suo successo politico alla benevolenza di Uni e per questo le costruì un tempio monumentale. Queste informazioni sono contenute nelle celebri lamine d’oro di Pyrgi, redatte in etrusco e fenicio, che in origine erano affisse accanto alla porta del tempio. Le lamine inoltre contengono l’espressione “masan, il mese dell’Unia”, che potrebbe indicare quale mese dell’anno era dedicato alle feste di Uni.

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Statuetta in bronzo di Iuno Sospita (primi decenni del V secolo a.C.) conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

Diverse città etrusche riconoscevano Uni come divinità “poliadica” (“che protegge la città”). Il caso più famoso è Veio: lo storico Tito Livio ricorda che nel 396 a.C., per poter conquistare la città, i Romani dovettero per prima cosa “invitare” a Roma la divinità principale, definita “Giunone Regina” nel testo latino, e prometterle un grande tempio. Nella veste di divinità tutelare Uni poteva apparire simile alla Giunone Sospita (“che protegge”) dei Romani: armata di lancia e con una pelle di capra sulle spalle che copre anche la testa.

Roma. Due visite guidate alla mostra “CENTUM DEINDE CENTUM. Alle radici dell’archeologia nazionale” con la curatrice Maria Paola Guidobaldi

roma_villa-giulia_mostra-centum-deinde-centum_visite-guidate_locandinaIl Centenario della morte di Felice Barnabei (1922-2022) ha offerto al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’occasione per valorizzare, con diverse iniziative culturali, le sue imprese e la sua figura di uomo politico e archeologo a cui si deve la fondazione nel 1889 del museo nazionale Romano e del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, nonché la promozione delle moderne leggi italiane di tutela del patrimonio culturale. Il 17 e il 24 maggio 2023, alle 17, la curatrice della mostra “CENTUM DEINDE CENTUM. Alle radici dell’archeologia nazionale”, Maria Paola Guidobaldi, funzionaria archeologa del Museo ci accompagna con due visite guidate alla scoperta dell’articolata vicenda privata e istituzionale di Felice Barnabei, un personaggio fuori dal comune la cui storia si intreccia con quella della nostra Nazione (vedi Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia anteprima della mostra “Felice Barnabei ‘centum deinde centum’. Alle radici dell’archeologia nazionale” dedicata al fondatore del museo di Villa Giulia. E presentazione dei restauri del Tempio di Alatri che diventerà “La macchina del Tempio” | archeologiavocidalpassato). Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it indicando la data prescelta per la visita e il numero di partecipanti. La mostra rimarrà aperta fino al 9 luglio 2023 ed è organizzata dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, con il patrocinio del Comune di Castelli (TE). Ingresso compreso nel costo del biglietto.