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Pompei. All’auditorium il workshop “Tempio di Iside a Pompei. Conoscenza, scavo, restauro e fruizione” per presentare gli esiti dei recenti workshop e gli scavi in corso

pompei_parco_workshop-il-tempio-di-Iside_locandinaUn workshop dedicato al Tempio di Iside a Pompei alla sua conoscenza, scavo, restauro e fruizione. Mercoledì 11 ottobre 2023, all’Auditorium degli scavi di Pompei, dalle 11 alle 16, si terrà il workshop “Tempio di Iside a Pompei. Conoscenza, scavo, restauro e fruizione”, organizzata dal parco archeologico di Pompei in collaborazione con l’università Federico II di Napoli, la Scuola Superiore Meridionale e la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio (BAP) di Napoli, per presentare gli esiti dei recenti workshop (maggio 2021, aprile 2023, e scavi in corso) per la conoscenza, lo scavo, il restauro e la fruizione del tempio di Iside. L’evento è aperto al pubblico. Il programma della giornata sarà introdotto dal direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel e dal coordinatore del dottorato di ricerca Acma Carlo Rescigno, e si concentrerà sull’illustrazione degli esiti della campagna di scavo in corso presso il tempio, a cura dei funzionari del Parco. A seguire la prof.ssa Renata Picone, direttrice della Scuola di Specializzazione in Bap di Napoli, interverrà con un contributo su “Il Tempio di Iside a Pompei. Dalla storia dei restauri alle attuali problematiche conservative”. Tra gli interventi, anche un focus speciale su “Il fascino dell’Egitto nel mondo greco-romano” a cura del direttore del museo Egizio di Torino Christian Greco. Previsto anche sopralluogo allo scavo del tempio di Iside.

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Il Tempio di Iside agli Scavi di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Il Tempio di Iside era dedicato al culto antichissimo (di tipo misterico, cioè riservato ai soli iniziati) della dea egizia, che si diffuse in tutto il Mediterraneo a partire dal III secolo a.C. per il suo messaggio di speranza in una vita oltre la morte. Secondo il mito, infatti, Iside recuperò le parti dello sposo Osiride, ucciso e smembrato da Seth, lo ricompose e gli ridiede la vita. Al centro di un cortile porticato si trova il tempio su alto podio; nello spazio antistante stanno l’altare, la fossa per le offerte e un piccolo edificio (purgatorium) al cui interno una scala porta al bacino cui attingere l’acqua, che si diceva provenisse direttamente dal Nilo. Alle spalle del tempio un’ampia sala era dedicata alle riunioni degli iniziati (ekklesiasterion), mentre in una più piccola (sacrarium) erano visibili pitture che narravano episodi del mito della dea.

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Sistro con gatta e fiori di loto rinvenuto il 4 gennaio 1766 nell’ekklesiasterion del Tempio di Iside a Pompei e conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Gli apparati decorativi, le sculture e gli arredi rinvenuti nel santuario sono esposti al museo Archeologico nazionale di Napoli, ma è possibile rivivere in parte l’effetto originario grazie alla ricollocazione in situ di alcune copie di affreschi e di statue.

Torino. Alla Biblioteca nazionale universitaria l’incontro “I primi passi della nascita di un Museo egiziaco: la collezione Drovetti a Torino” a duecento anni dall’arrivo nella capitale sabauda della “drovettiana”

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Il 1° ottobre 1823 il console francese Bernardino Drovetti trasferisce a Torino la cosiddetta “drovettiana”, il nucleo fondante dell’attuale museo Egizio di Torino. Una storia in parte ancora sconosciuta che ha trovato in alcuni attenti studiosi la possibilità di essere riscoperta attraverso la pubblicazione di documenti inediti, conservati tra l’Archivio di Stato, la Biblioteca Nazionale Universitaria e l’Accademia delle Scienze di Torino. Se ne parla domenica 8 ottobre 2023 alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino in piazza Carlo Alberto 3 a Torino. Appuntamento alle 10.30 all’auditorium Vivaldi con ingresso gratuito per l’incontro “I primi passi della nascita di un Museo egiziaco: la collezione Drovetti a Torino”. Dopo i saluti di Guglielmo Bartoletti, direttore Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, e di Massimo Mori, Accademia delle Scienze di Torino, introduce i lavori Giovanni Saccani, presidente Società Dante Alighieri comitato di Torino, già bibliotecario della B.N.U.TO su “Il Museo Egizio e la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino attraverso la Biblioteca della Regina Margherita”. Quindi gli interventi legati alla pubblicazione del libro “Quando l’Egitto venne a Torino” (Hapax Editore). Inizia Alessandro Roccati, Accademia delle Scienze di Torino, su “L’apporto scientifico della collezione Drovetti: un bilancio”; seguono Laura Donatelli, egittologa e storica dell’arte, su “Drovetti e le personalità che hanno influenzato la sua vita e attività: Napoleone, Mehmet Ali e Champollion”; Michel Valloggia, università di Ginevra, su “Bernardino Drovetti (1776-1852): Un Piémontais en Egypte, bienfaiteur pour l’Académie de Genève”; Elena Borgi, responsabile biblioteca e archivio storico dell’Accademia delle Scienze, su “La valorizzazione delle collezioni archivistiche e bibliotecarie dell’Accademia delle Scienze di Torino”; chiude Riccardo Lorenzino, Hapax editore, su “La nascita di un libro. Il ruolo dell’editore e le collezioni archivistiche e museali”.

Torino. Al museo Egizio incontro con Hermann Parzinger, direttore del Preußischer Kulturbesitz di Berlino, terzo appuntamento del ciclo “What is a museum?”, in presenza e on line: dieci direttori dei più grandi musei del mondo si confrontano col direttore Christian Greco sul ruolo e le sfide del futuro dei musei

torino_egizio_what-is-a-museum_Hermann-Parzinger_locandinaTorna “What is a museum?”. Il 26 settembre 2023, alle 18, in Sala Conferenze del museo Egizio di Torino si terrà il terzo appuntamento della serie che porta a Torino i principali direttori di musei di tutto il mondo. Christian Greco dialogherà con Hermann Parzinger, direttore del Preußischer Kulturbesitz di Berlino. Ingresso libero con prenotazione tramite Eventbrite al link https://www.eventbrite.it/…/biglietti-what-is-a-museum…. Il posto in sala verrà riservato fino alle 18. L’incontro sarà in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala e sarà trasmesso anche in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo. Come possono i musei essere luoghi di conservazione e costruzione della memoria? Come possono affrontare le sfide del futuro senza tradire la loro storia? Come possono affrontare la nuova fase che stanno attraversando ripensando il proprio passato e dando un senso alla loro esistenza oggi? Oggi i musei mirano a comprendere a fondo i meccanismi del cambiamento, generando relazioni e influenzando la società. Alla luce della nuova definizione di museo data da ICOM e delle sfide che attendono le istituzioni culturali, il museo Egizio di Torino presenta una serie di incontri per il 2023 e il 2024 dal titolo “What is a museum?” con protagonisti i direttori di alcuni dei più importanti musei internazionali in dialogo con Christian Greco. Ricerca, digitalizzazione, educazione, inclusione e cura del patrimonio sono i punti che verranno affrontati per ripensare il ruolo che i musei possono avere nella società contemporanea.

Bolzano. Al Centro Trevi apre la mostra “Antichi Egizi: maestri dell’arte”, promossa dal museo Egizio di Torino, la prima del progetto pluriennale “Storie dell’arte con i grandi musei”.  Alla vernice visite guidate del curatore Paolo Marini, e conferenza di Christian Greco

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Locandina della mostra “Antichi Egizi, maestri dell’arte” al Centro Trevi di Bolzano dal 21 settembre al 10 dicembre 2023

“Antichi Egizi: maestri dell’arte” è il primo appuntamento di un progetto pluriennale che porterà l’Alto Adige alla scoperta di civiltà antiche e moderne e delle relative opere d’arte. A inaugurare l’iniziativa “Storie dell’arte con i grandi musei” sarà proprio la mostra realizzata in collaborazione con il museo Egizio di Torino. L’inaugurazione della mostra “Antichi Egizi: maestri dell’arte” si terrà giovedì 21 settembre 2023, alle 17. Seguiranno le visite guidate con il curatore Paolo Marini. La serata si concluderà con la conferenza “Il Museo del futuro” a cura di Christian Greco, direttore del museo Egizio (alle 19). L’esposizione “Antichi Egizi: maestri dell’arte” rimarrà aperta al centro Trevi di Bolzano fino a domenica 10 dicembre 2023. Curata da Paolo Marini, la mostra ospiterà 18 reperti antichi, alcuni dei quali parte del patrimonio non esposto dell’Egizio. Ognuno racconterà un pezzo della millenaria storia egizia e permetterà di approfondire una tecnica, uno stile, un materiale specifico. Tra vasi, stele, rilievi, statue, amuleti e papiri, potrete partire per un incredibile viaggio dall’Epoca Predinastica (3900−3300 a.C.) all’Età Greco-romana (332 a.C.−395 d.C.), in un percorso espositivo circolare che, per citare Christian Greco, “suggerisce il tempo ciclico egiziano, governato da una serie di eventi ripetitivi che si replicano, ora giornalmente (il sorgere e tramontare del sole) ora annualmente (la piena del Nilo), in un tempo che è fisico e al tempo stesso mitico”. Non mancheranno delle postazioni multimediali per approfondire le ultime scoperte scientifiche e gettare nuova luce su tecniche di lavorazione e altre curiosità. È possibile seguire gli eventi inaugurali solamente nella sala adiacente su maxischermo con prenotazione obbligatoria a centrotrevi@provincia.bz.it, tel. 0471 300980. La conferenza “Il museo del futuro” a cura di Christian Greco, direttore del museo Egizio, alle 19, è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria a https://shorturl.at/lDLO8. “Lo scienziato e l’umanista”, anticipa Greco, “devono lavorare sempre di più assieme per cercare di dipanare la complessità del mondo contemporaneo. Una sempre maggiore collaborazione che vada aldilà dei dogmatismi dei singoli saperi, la definizione di una semantica condivisa e lo sviluppo di un vero approccio multidisciplinare sono il solo metodo che abbiamo per affrontare le sfide del futuro. Ed in questo quale sarà il ruolo del museo? Queste istituzioni sono destinate a scomparire?”. Nell’incontro Greco cercherà di dare qualche risposta a queste domande.

Torino. Al museo Egizio la conferenza, in presenza e on line, di Alain Delattre su “Papyrologists at Work: Coptic Papyri and the History of Late Antique and Early Islamic Egypt” nell’ambito della settima “International Summer School in Coptic Papyrology”

torino_egizio_papyrologist-at-work_alain-delattre_locandinaDal 3 al 9 settembre 2023 si tiene al museo Egizio di Torino – per la prima volta in Italia – la settima “International Summer School in Coptic Papyrology”, una grande occasione di confronto e studio tra specialisti. Nell’ambito di questo evento il 9 settembre 2023, alle 17, conferenza di Alain Delattre su “Papyrologists at Work: Coptic Papyri and the History of Late Antique and Early Islamic Egypt”. La papirologia copta è nata quasi 150 anni fa e da allora lo studio dei papiri e degli ostraca scritti in copto ha prodotto una grande quantità di informazioni sull’Egitto tardo-antico e proto-islamico. La conferenza esaminerà alcune delle pietre miliari nella storia della disciplina e illustrerà le prospettive e le sfide che i papirologi devono affrontare, gettando luce tra l’altro anche su numerosi reperti conservati al museo Egizio, di cui lo studioso parlerà durante il suo intervento. Conferenza in lingua inglese a ingresso libero con prenotazione su Eventbrite al link https://www.eventbrite.it/…/papyrologists-at-work… Disponibile anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Torino. Al museo Egizio seconda visita guidata alla mostra “Un falso autentico: la statua di Neshor” con il curatore Federico Poole

torino_egizio_laboratorio-studioso_statua-di-neshor_visita-guidata_locandinaMartedì 5 settembre 2023, alle 16.30, seconda visita guidata di un’ora alla mostra “Un falso autentico: la statua di Neshor” del ciclo “Nel laboratorio dello studioso” al museo Egizio di Torino, con Federico Poole, uno dei curatori della mostra La partecipazione è consentita a un massimo di 25 persone con prenotazione online; il costo è di 7 euro a persona (escluso il biglietto d’ingresso). La statua frammentaria del generale Neshor, alla quale, a metà Novecento, è stato aggiunto un falso volto di faraone, è il reperto protagonista del nuovo appuntamento con il ciclo di esposizioni bimestrali “Nel laboratorio dello studioso”, che accompagna i visitatori dietro le quinte del Museo Egizio, alla scoperta dell’attività scientifica condotta dai curatori ed egittologi del Dipartimento Collezione e Ricerca del museo. Si tratta della mostra “Un falso autentico: la statua di Neshor” (11 agosto – 15 ottobre 2023), curata dagli egittologi Maxence Garde, Matteo Lombardi e Federico Poole.

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La statua del generale Neshor protagonista della mostra “Un falso autentico: la statua di Neshor” del ciclo “Nel laboratorio dello studioso” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

La statua del generale Neshor risale al VI secolo a.C.; probabilmente tra gli anni 60 e gli anni 70 del secolo scorso le è stato aggiunto un falso volto di faraone. Tra quest’ultimo e il resto della statua è distinguibile il punto di giunzione tra antico e moderno: il frammento moderno è stato unito ai due antichi mediante una resina, che è stata dipinta sulla superficie con un colore scuro. Il nuovo volto della statua è riconoscibile come quello di un sovrano dall’ureo e dalla barba posticcia frammentaria.

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Statua del funzionario Neshor (Epoca Tarda, XXVI dinastia, regni di Psammetico II e Apries (595-589 a.C.), conservata al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Il reperto è dotato di un pilastro dorsale recante un’iscrizione geroglifica, che descrive il soggetto raffigurato in origine: il generale Neshor detto Psamtek-Menekhib, originario della città di Mendes, un alto funzionario della XXVI dinastia, noto anche da altri monumenti. Il ruolo principale di Neshor era quello di supervisionare e garantire la sicurezza ai confini egiziani. I suoi titoli amministrativi ed epiteti onorifici dimostrano che egli svolse un ruolo di primo piano nell’esercito egiziano. Nell’iscrizione, presente sul reperto, si legge il nome del faraone Apries (589-570 a.C.), cosa che fa comprendere che la statua fu realizzata durante il suo regno, anche se, da altre fonti, si evince che Neshor era già in carica sotto il predecessore di Apries, Psammetico II (595-589 a.C.).

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La statua di Neshor nella mostra “Un falso autentico: la statua di Neshor” del ciclo “Nel laboratorio dello studioso” (foto museo egizio)

Questa statua fu vista per la prima volta da uno studioso nel 1947 al Cairo, dove rimase fino al 1971, passando da un antiquario all’altro. Approdò poi in Europa, cambiando più volte proprietario, fino ad essere sequestrata dalla dogana al confine italo-svizzero e acquistata dal Museo Egizio nel 2002. A fare da corollario al reperto principale, in mostra ci sono diversi oggetti e manufatti, nonché fotografie e documenti attraverso i quali è possibile osservare come la statua sia cambiata nel tempo: dal 1947, quando fu messa in vendita per la prima volta al Cairo, presso il negozio di Maurice Nahman, al 2002, anno in cui entrò nelle collezioni del Museo Egizio.

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Statuette esposte nella mostra “Un falso autentico: la statua di Neshor” del ciclo “Nel laboratorio dello studioso” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

La nuova mostra temporanea “Un falso autentico: la statua di Neshor”, rappresenta un’occasione preziosa per ricostruirne la storia e approfondire il tema delle falsificazioni: da quando ai primi dell’Ottocento l’Egitto si apre all’Occidente e si formano le prime grandi collezioni europee, si sviluppa nel paese un fiorente mercato di antichità. Iniziano a circolare anche parecchi falsi, che ritroviamo in tutte le collezioni, comprese quella del Museo Egizio. Si tratta spesso di copie grossolane con geroglifici di fantasia, ma alcuni sono realizzati con sufficiente perizia da ingannare persino alcuni esperti. Alcuni di questi falsi sono esposti in mostra, fra cui uno scarabeo con testa umana, un coperchio di cassettina decorata con una scena di caccia, una tavola d’offerta con iscrizioni geroglifiche e un cubito di Usirur, figlio di Neskhonsu.

Torino. Al museo Egizio ultimi giorni per la mostra “Il dono di Thot: leggere l’antico Egitto”: con 170 oggetti (non solo papiri), alcuni eccezionali, si raccontano tremila anni di scrittura. Intervento esclusivo del direttore Christian Greco

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L’ingresso ai nuovi spazi del museo Egizio di Torino che ospitano la mostra “Il dono di Thot” (foto graziano tavan)

Come si è sviluppata la scrittura geroglifica nell’antico Egitto? Quante scritture sono esistite nella terra dei faraoni? Per rispondere a queste e altre mille domande, il museo Egizio di Torino ha dedicato una mostra alle scritture e alla lingua della civiltà egizia intitolata “Il dono di Thot: leggere l’antico Egitto”. Perché, secondo il mito, fu il dio Thot a ideare l’arte della scrittura, diventando il patrono della conoscenza e degli scribi nell’antica cultura egizia. Ma attenzione, c’è ancora poco tempo: la mostra è visitabile fino al 7 settembre 2023.

“Per celebrare il bicentenario della decifrazione dei geroglifici”, spiega ad archeologiavocidalpassato.com il direttore Christian Greco, “il museo Egizio ha aperto uno spazio espositivo che si chiama Il dono di Thot, che mette al centro la scrittura dal suo primo apparire, dal significato che la scrittura ha nel sistematizzare il sapere, nell’organizzare lo Stato, nel far nascere quella parola così negativa oggi, ovvero la parola burocrazia, che però è alla base per lo sviluppo di uno Stato moderno e per codificare il complesso pensiero religioso.

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La statua del faraone Horemheb e della regina Mutnedjemet dal tempio di Amon a Karnak, conservata al museo Egizio di Torino, collezione Drovetti (foto graziano tavan)

L’esposizione mostra non solo come la scrittura si sia via via radicata ma ci fa vedere dei documenti importantissimi. Ne cito tre che, a mio giudizio, solo per questo varrebbe la pena venire a vedere la mostra. Uno: la statua del faraone Horemheb e della regina Mutnedjemet che finalmente è messa al centro. Può essere fruita nella sua tridimensionalità; e soprattutto la cosiddetta Stele dell’intronizzazione di Horemheb con le sue 26 righe di testo che attestano lo stato in cui Horemheb trovò il Paese e come lui dovette viaggiare da città in città, da tempio a tempio, per riaprirli, finalmente è visibile e leggibile, e presentata peraltro con una trascrizione-traduzione integrale. Poi il restauro, adesso visibile nel suo allestimento definitivo, del Papiro dei Re, che desidero non chiamare più Canone Regio perché non è un canone, non è una lista che sia stata epurata da una serie di sovrani che dovevano essere cancellati, ma faceva parte – su questo ce lo dice anche il fatto che era scritto nel verso – probabilmente di quelle biblioteche templari che purtroppo sono andate perse, in cui a uno scriba è stato richiesto di fare una lista dal periodo mitico in cui in Egitto regnavano gli dei per arrivare poi ai sovrani del Secondo Periodo Intermedio. E infine un terzo documento che nella sua monumentalità voglio citare è davvero monumentale nella sua scrittura ieratica: è il Papiro della Congiura finalmente visibile”.

Animazione prodotta dal museo Egizio di Torino per la mostra “Il dono di Thot”: illustra la diffusione areale e temporale della scrittura dal geroglifico all’arabo

Dal geroglifico al copto, dallo ieratico al demotico: è dunque la scrittura dell’antico Egitto, nelle sue varianti ed evoluzioni, la protagonista della mostra “Il dono di Thot: leggere l’antico Egitto”, nei nuovi spazi del Museo, 500 metri quadrati, distribuiti tra piano terreno e ipogeo, concessi dall’Accademia delle Scienze di Torino al Museo Egizio, dopo un’opera di restauro, sostenuta dalla Fondazione Compagnia di San Paolo. Curata da Paolo Marini, Federico Poole e Susanne Töpfer, egittologi del Museo Egizio, la mostra è frutto di un progetto scientifico ideato dal direttore del Museo, Christian Greco ed è sostenuta dalla Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino.

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Statua cubo del “padre divino” (titolo sacerdotale) di Djedkhonsuluefankh del Terzo periodo intermedio, collezione Drovetti, conservata al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

Sono 170 i reperti in esposizione, tutti provenienti dalle Collezioni del Museo Egizio, ad eccezione delle tavolette cuneiformi provenienti dai Musei Reali di Torino. Se il focus dell’esposizione è rappresentato dai segni e dai testi, in mostra non ci sono solo papiri, ma anche capolavori della statuaria, oggetti in alabastro e statuine lignee, a testimonianza di quella cultura materiale attraverso cui egittologi e storici hanno ricostruito la biografia non solo degli oggetti, ma dell’intera civiltà nilotica.

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Il grande cartiglio in calcare di Aten che apre la mostra “Il dono di Thot” (foto graziano tavan)

Fin dagli esordi gli antichi testi egizi ebbero una forte componente figurativa e la scrittura, a cavallo tra tecnica e arte, è giunta a noi anche incisa su grossi blocchi di pietra o statue dei faraoni, assumendo così connotati monumentali e celebrativi. È il caso del Cartiglio in calcare, datato tra il 1353 e il 1336 a.C., che apre l’esposizione. Scolpito su un gigantesco blocco, il geroglifico assume una valenza quasi sacra e il nome della divinità Aten, riportato nel cartiglio, attraversa i millenni per arrivare intatto fino ai giorni nostri.

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Dettaglio del Papiro della Congiura dell’Harem (XX dinastia), collezione Drovetti, conservato al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

Da sistema per etichettare le merci e amministrare il paese a strumento sacro e magico, che tramanda formule, rituali e legittima il potere regale: la scrittura nei millenni si evolve e i testi diventano custodi della memoria. È il caso del Papiro dei Re, l’unica lista reale d’epoca faraonica scritta a mano su papiro che sia giunta fino a noi, recentemente restaurata grazie al contributo degli Scarabei, o del Papiro della Congiura, un testo quasi di cronaca giudiziaria, che ricostruisce l’attentato a Ramesse III, un papiro di oltre 5 metri di lunghezza che torna in esposizione all’Egizio dopo sette anni, proprio in occasione della mostra “Il dono di Thot: leggere l’antico Egitto”.

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Statuetta in legno di Thot come Ibis, di epoca tarda, conservata al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

La storia dei geroglifici si snoda attraverso tremila anni e affonda le proprie radici nel mito. La scrittura arrivò agli uomini come dono divino: secondo il mito, infatti, fu il dio Thot, con il corpo di uomo e la testa di Ibis, a idearla e a donarla agli uomini, divenendo patrono della conoscenza e degli scribi. Un mito questo tramandato fino alla cultura greca e riportato anche da Platone nel “Fedro”. E proprio da qui parte la mostra “Il dono di Thot: leggere l’antico Egitto” per poi ripercorre l’evoluzione della lingua egizia e dei diversi tipi di scrittura, dalle primissime iscrizioni del 3200 a. C. ai testi letterari intorno al 2700 a. C., una panoramica che racconta molto della società e del pensiero dell’antico Egitto.

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Stele dello scriba Ramose in adorazione di Thot come babbuino da Deir el Medina (epoca di Ramses II), collezione Drovetti, conservata la museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

“Il pensiero egizio”, interviene ancora Greco, “oscillava continuamente fra una razionalità astratta e un empirismo naturale. Forse nulla come il geroglifico dà ragione di questa tensione, che vogliamo far scoprire al visitatore. Rivestendo contemporaneamente il ruolo di grafema e simbolo, il geroglifico ci restituisce un doppio significato fonologico ed iconografico e si trova quindi ad assumere due funzioni distinte: quella linguistica e quella semiotica. Testo ed immagine sono reciprocamente complementari e ci permettono di avvicinarci alla comprensione di quattromila anni di storia dell’Antico Egitto. Come e perché si è sviluppata la scrittura, che ruolo ha avuto nella formazione dello Stato in tutte le sue articolazioni, come ha favorito il discorso religioso e la complessa cosmografia funeraria? Sono alcuni degli interrogativi a cui cerchiamo di dare risposta, con rigore scientifico, e allo stesso tempo cercando di interessare e appassionare visitatori di tutte le età”.

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Una pagina del libro “Riassunto del sistema geroglifico degli antichi egizi…” di Jean-François Champollion (1824) conservato nella Biblioteca Silvio Curto (Rari 10) (foto graziano tavan)

I geroglifici sono sopravvissuti fino al 500 d.C. circa, insieme allo ieratico, la cosiddetta versione corsiva del geroglifico, che fu soppiantata dal demotico, come scrittura della vita quotidiana, nel VII secolo a.C. Non è un caso che questa indagine all’origine della scrittura e delle fonti scritte dell’antico Egitto prenda forma all’Egizio proprio nel 2022: quest’anno ricorre, infatti, il bicentenario della decifrazione dei geroglifici da parte di Jean-François Champollion, evento che diede i natali all’Egittologia. Il percorso che ha permesso di arrivare alla comprensione della scrittura geroglifica in epoca moderna è uno dei temi indagati dall’esposizione.

Torino. Al museo Egizio visita guidata alla mostra “Un falso autentico: la statua di Neshor” con il curatore Federico Poole

torino_egizio_laboratorio-studioso_statua-di-neshor_visita-guidata_locandinaMartedì 22 agosto e martedì 5 settembre 2023, alle 16.30, Federico Poole accompagna il pubblico alla scoperta della mostra “Un falso autentico: la statua di Neshor” con una visita guidata molto speciale con il curatore. Durata: 60 minuti. Massimo 25 partecipanti. Prenotazione obbligatoria al link https://egizio.museitorino.it/…/visita-guidata-con…/ Costo 7 euro a persona + biglietto d’ingresso al museo. Radioguida con auricolari monouso. Protagonista della mostra “Un falso autentico: la statua di Neshor”, il nuovo appuntamento con il ciclo di esposizioni bimestrali “Nel laboratorio dello studioso”, curata da Federico Poole, Maxence Garde e Matteo Lombardi, è la statua frammentaria del generale Neshor, databile al VI secolo a.C., a cui in epoca moderna, probabilmente tra gli anni 60 e gli anni 70, è stato aggiunto un falso volto di faraone (vedi Torino. Al museo Egizio apre la mostra “Un falso autentico: la statua di Neshor” a cura di Federico Poole, Maxence Garde e Matteo Lombardi: una finestra sui falsi ottocenteschi | archeologiavocidalpassato). La statua fu vista per la prima volta nel 1947 al Cairo e arriva nella collezione del museo nel 2002. Quale viaggio ha compiuto la statua? Qual è la sua storia? Lo si potrà scoprire nella visita guidata da Federico Poole.

Torino. Ponte di Ferragosto e prima quindicina di agosto da record: più visitatori del 2022

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Visitatori alla Galleria dei Re al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

Sono stati 17.032 i visitatori del museo Egizio di Torino nei 5 giorni di ponte a cavallo delle festività di Ferragosto, da venerdì 11 a martedì 15 agosto 2023. Lo scorso anno il Museo aveva registrato 12.051 ingressi, ma in 3 giorni di festività, dal 13 al 15 agosto 2022, mentre nel 2019, prima della pandemia, in tre giorni di ponte si erano registrati 10.925 visitatori. Le giornate che hanno registrato maggiore affluenza di pubblico quest’anno sono state quelle di sabato 12 e domenica 13 agosto, con rispettivamente 4.653 e 3.634 ingressi. Nella prima metà di agosto il Museo ha registrato 41.173 ingressi, a fronte dei 40.178 visitatori del 2022, anche grazie alla collaborazione con il Gruppo Alpitour, con iniziative come Speciale Estate con Francorosso, che ogni sabato fino al 12 agosto 2023, ha permesso di tenere aperto gratuitamente il Museo dalle 18.30 alle 22.30. Quest’estate, inoltre, il Museo sta sperimentando un’iniziativa dedicata agli anziani che rimangono in città “Martedì d’estate, Over 70 in compagnia”, con ingresso e visita gratuita tutti martedì a partire dalle 17.