Archivio tag | museo Egizio di Torino

Torino. Al museo Egizio la conferenza “Al ladro! Richieste di giustizia in Egitto tolemaico” con l’egittologa Lavinia Ferretti (università di Ginevra), in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Martedì 17 marzo 2026, alle 18, al museo Egizio di Torino, nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. In Sala Conferenze (con accesso da Via Maria Vittoria 3m) incontro con Lavinia Ferretti su “Al ladro! Richieste di giustizia in Egitto tolemaico”. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link  https://www.eventbrite.it/…/osiris-in-the-temples-of… L’evento è disponibile anche in streaming sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

Nel papiro UPZ II 187 (Parigi, Musée du Louvre, inv. N 2330), scritto a Tebe nel 126 avanti Cristo, alcuni preti coachiti si rivolgono al capo della polizia locale. Qualche giorno prima hanno avuto una brutta sorpresa: qualcuno è entrato con la forza in una delle tombe di loro proprietà, ha spogliato alcune delle mummie che vi erano depositate e ha pure rubato i loro mobili. Non solo! I ladri se ne sono andati lasciando la porta aperta, così alcuni lupi sono entrati e hanno divorato i corpi. I nostri preti hanno qualche sospetto su chi sia il colpevole; ecco quindi che scrivono all’amministrazione facendone il nome e chiedendo aiuto e giustizia. I papirologi greci chiamano questo tipo di documenti petizioni. Si sono conservati a migliaia, scritti in greco e datati all’epoca tolemaica, romana e bizantina. In questa conferenza ci addentreremo in alcune delle storie che raccontano, cercando di capire come gli storici usano questi testi per studiare la società del tempo.

L’egittologa Lavinia Ferretti

Lavinia Ferretti ha studiato archeologia classica e greco antico all’università di Ginevra (Svizzera), dove si è specializzata nello studio archeologico e materiale dei testi documentari greci. Presso lo stesso ateneo ha conseguito un dottorato di ricerca con una tesi di papirologia greca documentaria dedicata a una specifica categoria di documenti, i cosiddetti ipomnemata. Si tratta di richieste e denunce fatte all’amministrazione dell’Egitto tolemaico e romano, quali denunce alla polizia e richieste di aiuto (le cosiddette petizioni), dichiarazioni di nascita e di morte, o dichiarazioni di proprietà. Dopo una parentesi in cui si è occupata di paleografia e intelligenza artificiale, è ritornata agli ipomnemata e grazie a un finanziamento del Fondo nazionale Svizzero della Ricerca scientifica, studierà cosa faceva l’amministrazione di queste richieste, e in particolare delle richieste di aiuto o petizioni.

 

Torino. Al museo Egizio il concerto “Metamorfosi” con Matteo Fabi, nuovo appuntamento con “ONDE: le matinée al museo Egizio”

Domenica 15 marzo 2026, alle 11, al museo Egizio di Torino, il concerto “Metamorfosi” con Matteo Fabi, violoncello – Musiche di Bach, Koeppen, Summer, Henryson, Sollima, nuovo appuntamento con “ONDE: le matinée al museo Egizio” con l’orchestra Filarmonica di Torino, conservatorio statale di musica “Giuseppe Verdi” di Torino e Fondazione Merz. l’orchestra Filarmonica di Torino cura un appuntamento che è un itinerario attraverso epoche, culture, linguaggi, mettendo in dialogo tradizione e contemporaneità. Matteo Fabi propone un mosaico cangiante che racconta l’identità mutevole e sorprendente del violoncello, spaziando dal rigore architettonico di Bach al Blues, alle melodie popolari, al Novecento fino ai tempi più attuali. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria. Accesso da via Eleonora Duse. Per la durata dell’evento accesso gratuito in Galleria dei Re (esclusivamente nella Galleria delle Sekhmet). La performance sarà fruibile in piedi. Il biglietto dedicato all’evento non consente l’accesso a altre zone e servizi del museo diversi dalla Galleria delle Sekhmet.

 

Torino. Al museo Egizio, in presenza e on line, tavola rotonda internazionale “Focus on Sudan II – Preserving Sudan’s Archaeological Heritage”, risposta alla grave emergenza culturale che colpisce il Sudan dall’aprile 2023

Il 9 marzo 2026, alle 15.30, in sala conferenze del museo Egizio di Torino tavola rotonda internazionale “Focus on Sudan II – Preserving Sudan’s Archaeological Heritage”, organizzata dal museo Egizio in collaborazione con Global Aid Connection (GAC) e con l’International Committee for Egyptology (CIPEG). Evento gratuito con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/preserving-sudans….L’evento è in lingua inglese con traduzione simultanea in sala. Disponibile anche in streaming sul canale YouTube del museo Egizio di Torino.

L’iniziativa rappresenta il secondo appuntamento del ciclo “Focus on Sudan”, avviato nel dicembre 2023, e nasce come risposta alla grave emergenza culturale che colpisce il Sudan dall’aprile 2023. Musei, archivi, biblioteche e siti archeologici sudanesi stanno subendo saccheggi sistematici, distruzioni e occupazioni da parte di gruppi armati. Le conseguenze sono drammatiche: distruzione e incendio di importanti collezioni museali, occupazione di siti archeologici, furto di manoscritti e archivi storici, dispersione del patrimonio culturale nazionale. Di fronte a questo scenario, il museo Egizio conferma il proprio impegno come luogo di ricerca, tutela e cooperazione internazionale, aprendo uno spazio pubblico di confronto e consapevolezza. Un confronto internazionale per la tutela del patrimonio sudanese. L’evento vedrà la partecipazione di S.E. Emadeldin Mirghani Abdelhamid Altohamy (ambasciatore del Sudan in Italia), Johannes Auenmüller (museo Egizio), Francesca Iannarilli (università Ca’ Foscari, Venezia), Shadia Abdu Rado (Sudan National Museum, Khartoum), Junaid Sorosh-Wali (UNESCO Office Sudan), Federico Zaina (museo Egizio), Yagoub Kibeida (Global Aid Connection).

Al centro del dibattito la domanda chiave è: “Come possono le istituzioni sudanesi e internazionali collaborare per proteggere, documentare e valorizzare il patrimonio culturale del Sudan durante e dopo il conflitto?”. L’obiettivo dell’incontro sarà duplice: analizzare le perdite e i rischi attuali che minacciano il patrimonio archeologico e culturale sudanese; individuare strategie concrete di intervento, tra cui: protezione d’emergenza dei siti, documentazione e digitalizzazione, conservazione digitale, raccolta fondi per progetti a medio termine, advocacy e cooperazione internazionale. Il museo Egizio invita tutti e tutte gli interessati ai temi della tutela del patrimonio culturale e dell’archeologia internazionale a prendere parte a questo importante momento di confronto scientifico e civile.

 

Torino. Al museo Egizio la conferenza “I cofanetti per ushabti in terracotta. Una classe di oggetti misconosciuta” con il curatore Paolo Marini, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Giovedì 5 marzo 2026, alle 18, al museo Egizio di Torino, nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. In sala conferenze (con accesso da via Maria Vittoria 3m) incontro con il curatore Paolo Marini su “I cofanetti per ushabti in terracotta. Una classe di oggetti misconosciuta”. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link  https://www.eventbrite.it/…/i-cofanetti-per-ushabti-in… L’evento è disponibile anche in streaming sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

I cofanetti in terracotta destinati a custodire gli ushabti aprono una finestra suggestiva sul mondo funerario dell’antico Egitto. Spesso considerati oggetti secondari rispetto alle celebri statuette raffiguranti il defunto, questi contenitori raccontano invece molto sulle credenze, sulle pratiche rituali e sugli aspetti sociali della civiltà egizia. Dopo una breve introduzione sugli ushabti e sui loro contenitori, la conferenza si concentrerà sui cofanetti in terracotta, spiegando perché è importante studiarli e cosa possono rivelare sul contesto sociale in cui furono prodotti. Particolare attenzione sarà dedicata agli esemplari conservati al Museo Egizio, che offrono l’occasione per riflettere sul valore simbolico di questi oggetti: non semplici contenitori, ma piccoli luoghi sacri destinati ad accogliere simbolicamente l’immagine del defunto.

Paolo Marini (museo Egizio Torino) (foto graziano tavan)

Paolo Marini ha conseguito nel 2016 il dottorato di ricerca in Egittologia presso l’università di Pisa. Dal 2017 è curatore e referente scientifico delle mostre itineranti del Museo Egizio e per la stessa istituzione ha curato mostre in Brasile, Canada, Cina e altri numerosi paesi europei, tra cui l’Italia. I suoi interessi di studio e le pubblicazioni si concentrano sull’archeologia tebana, con particolare attenzione agli aspetti funerari e al contesto storico-culturale che li ha prodotti. Dal 2010 al 2018 ha preso parte alla missione archeologica dell’università di Pisa a Dra Abu el-Naga (Luxor, Egitto); dal 2018 lavora con un team di italiani alla missione Franco-egiziana al Tempio di Milioni di Anni di Ramesse II (Luxor, Egitto); dal 2019 collabora, con un progetto di studio dell’artigianato del legno, con la missione dell’IFAO a Deir el-Medina (Luxor, Egitto); e dal 2025 partecipa alla missione congiunta del Rijksmuseum di Leiden e del museo Egizio di Torino a Saqqara come epigrafista (Egitto). Ha preso parte a numerosi congressi e ha pubblicato sia lavori scientifici sia contributi divulgativi. Attualmente sta lavorando alla pubblicazione che raccoglie oltre 10 anni di studi sui contenitori per ushabti, con uscita prevista nel 2028.

 

Torino. Matinée gratuita al museo Egizio: nella Galleria dei Re il concerto “Diacronia” con Merz e Gebbia, secondo appuntamento con la rassegna musicale “ONDE”

Domenica 22 febbraio 2026, alla Galleria dei Re del museo Egizio di Torino, secondo appuntamento con “ONDE”, la rassegna musicale al museo Egizio, in collaborazione con l’orchestra filarmonica di Torino Oft, il conservatorio statale di musica “Giuseppe Verdi” di Torino e Fondazione Merz. Ingresso al museo da via Duse. Appuntamento, alle 11, con “Diacronia”, un viaggio sonoro, a cura di Fondazione Merz, in cui Oriente e Occidente si sfiorano e si confondono dando vita a forma nuove, sospese tra tradizione e sperimentazione. Con Willy Merz all’harmonium indiano e Gianni Gebbia al sax soprano e al flauto bansuri. Il dialogo tra i fiati e l’harmonium genera un tessuto sonoro fatto di vibrazioni, microtoni, silenzi e improvvisazioni che si sviluppano come un racconto in continua trasformazione. Per questo concerto Merz siede all’harmonium indiano, strumento dal respiro ancestrale. Accanto a lui Gebbia intreccia le sue linee melodiche con il sax soprano — dove lirismo, minimalismo e tecniche estese convivono — e con il flauto bansuri. Prenotazione del biglietto gratuito per questo appuntamento al link https://egizio.museitorino.it/…/onde-ingresso-gratuito…/. I partecipanti potranno visitare gratuitamente la Galleria delle Sekhmet in Galleria dei Re, ma non potranno accedere a altre zone e servizi del museo.

 

Torino. Al museo Egizio presentazione del libro “Il Cielo dei Faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno” (Milano University Press) di Lorenzo Guardiano (UniMi)

I soffitti astronomici delle tombe e dei templi funerari dell’Egitto del Nuovo Regno (1550-1069 a.C.) sono alcune tra le più antiche rappresentazioni sistematiche del firmamento. Inventati da Senenmut, astronomo della regina Hatshepsut, essi si svilupparono in epoca ramesside assumendo forme e contenuti diversi: da semplici mappe stellari a complessi programmi figurativi accompagnati da testi di carattere cosmologico-religioso. Martedì 17 febbraio 2026, alle 18, nuovo appuntamento in sala conferenze del museo Egizio di Torino, con ingresso da via Maria Vittoria 3M, con la presentazione editoriale del libro “Il Cielo dei Faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno” (Milano University Press) di Lorenzo Guardiano, che raccoglie per la prima volta tutti i soffitti astronomici di questo periodo, offrendone un originale studio tipologico e l’edizione critica completa dei testi. L’autore ne discuterà con Christian Greco (direttore del museo Egizio) e Patrizia Piacentini (ordinario di Egittologia, università di Milano). L’evento è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/il-cielo-dei-faraoni-i…. L’incontro sarà trasmesso anche in streaming sul canale YouTube del museo Egizio.

Copertina del libro “Il Cielo dei Faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno” di Lorenzo Guardiano

Il cielo dei faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno. Nel Nuovo Regno (1550-1069 a.C.) un alto funzionario di nome Senenmut fece dipingere sul soffitto della camera funeraria della sua tomba a Deir el-Bahari l’immagine della volta notturna: si tratta del primo soffitto astronomico egiziano giunto a noi, nonché di una delle prime rappresentazioni del firmamento compiute nella storia. In seguito, per tutto il Nuovo Regno, i faraoni fecero realizzare nelle loro tombe e nei loro templi funerari splendidi soffitti astronomici di diverso tipo: in alcuni casi si tratta di semplici mappe celesti, in altri di complesse opere che narrano il periplo del sole e delle stelle. Questi veri e propri atlanti celesti, arricchiti da didascalie e da complessi testi di natura scientifico-religiosa con connotazioni funerarie, ci permettono di ritrovare ancora oggi la cifra dell’astronomia e della cosmologia faraonica. Il libro di Lorenzo Guardiano offre uno studio sistematico di tutti i soffitti egiziani che contengono raffigurazioni o testi di natura astronomica databili al Nuovo Regno, fornendo anche la loro edizione critica completa. Due tomi indivisibili.

L’egittologo Lorenzo Guardiano (UniMI)

Lorenzo Guardiano è egittologo all’università di Milano dove insegna Introduction to Pharaonic Egypt e dirige il gruppo di ricerca A Book of the Dead in Milan. È epigrafista della missione archeologica EIMAWA ad Assuan (Egitto), diretta da Patrizia Piacentini, ha vinto borse di studio di Egittologia dell’Institut français d’archéologie orientale (Cairo), dell’American Society of Overseas Research (Boston) e un finanziamento internazionale della Fondazione Cariplo (Milano). Ha pubblicato su riviste scientifiche nazionali e internazionali. Tra i suoi libri, Il Cielo dei Faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno (Milano University Press, 2024) e Alessandria d’Egitto. Storia di una capitale del mondo antico (Il Mulino, 2026).

 

Torino. Al museo Egizio l’incontro “Da Parigi per Kha e Merit” con i massimi esperti internazionali e nazionali che racconteranno la storia della tomba di Kha e Merit nel 120° della sua scoperta, a corollario dello straordinario prestito di due reperti provenienti da Parigi: il Pyramidion di Kha e il Libro dei Morti di Merit

In occasione del 120° anniversario dalla scoperta della tomba di Kha e Merit, a corollario dello straordinario prestito di due reperti provenienti da Parigi: il Pyramidion di Kha dal Musée du Louvre e il Libro dei Morti di Merit dalla Bibliothèque nationale de France, eccezionalmente esposti al museo Egizio di Torino per soli sei mesi, a partire dal 14 febbraio 2026 (vedi Torino. San Valentino al museo Egizio: ingresso in due con un biglietto; una mostra, con due eccezionali reperti, “Da Parigi per Kha e Merit: due capolavori in prestito per il 120° anniversario della scoperta della tomba”; e alla sera, silent wifi concert “Amore ai tempi di Kha e Merit” | archeologiavocidalpassato), domenica 15 febbraio 2026, a partire dalle 15.30, il museo Egizio ospita l’incontro “Da Parigi per Kha e Merit” con i massimi esperti internazionali e nazionali che racconteranno la storia della tomba di Kha e Merit attraverso tre momenti chiave: la scoperta del Libro dei Morti nel 1862, il ritrovamento della tomba intatta nel 1906 e il restauro del Pyramidion nel 1923. Durante la conferenza, si discuterà anche degli esiti delle recenti ricerche svolte sul Pyramidion e sul Papiro proprio in occasione della loro esposizione al museo Egizio. L’evento si terrà in sala conferenze (accesso da via Maria Vittoria 3M) e l’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/da-parigi-per-kha-e-merit….

Il pyramidion della cappella di Kha esposto a Torino, consevato al museo del Louvre (foto museo egizio)

Programma. Alle 15.30, dopo i saluti del direttore Christian Greco, il pomeriggio si apre con l’introduzione del curatore del museo Egizio Enrico Ferraris. Segue l’intervento “1862: il Libro dei Morti di Merit della collezione del duca di Luynes” di Mathilde Avisseau-Broustet, direttrice del dipartimento di Monete, medaglie e antichità della Bibliothèque nationale de France, insieme a Susanne Töpfer, responsabile della Collezione dei Papiri dell’Egizio, che ricostruiranno la storia e il contenuto del Libro dei Morti di Merit, acquisito nel 1862 dalla collezione del duca di Luynes. Alle 17, “1906: la tomba e il corredo di Kha” con Christian Greco che racconterà la straordinaria scoperta della tomba intatta avvenuta nel 1906 grazie agli scavi di Ernesto Schiaparelli. Alle 18, “1923: Bruyére, il pyramidion e il restauro di TT8”: Hélène Guichard, direttrice del dipartimento di Antichità egizie del museo del Louvre, illustrerà la campagna di scavi del 1923 condotta da Bernard Bruyère, che portò alla scoperta del Pyramidion, e i successivi lavori di restauro della cappella funeraria di Kha e Merit. Un pomeriggio in cui si approfondisce una storia archeologica di scoperte, di separazioni e di ricomposizioni, che mette al centro la ricerca e la collaborazione tra istituzioni come parte integrante del lavoro sul patrimonio archeologico e culturale. Conclusioni e saluti.

 

Torino. San Valentino al museo Egizio: ingresso in due con un biglietto; una mostra, con due eccezionali reperti, “Da Parigi per Kha e Merit: due capolavori in prestito per il 120° anniversario della scoperta della tomba”; e alla sera, silent wifi concert “Amore ai tempi di Kha e Merit”

Un San Valentino speciale al museo Egizio di Torino: ingresso dedicato per gli innamorati, inaugurazione di una mostra, e concerto serale. L’invito della direzione è di andare a visitare il museo Egizio con una persona a cui si vuole bene: si potrà entrare in due pagando un solo biglietto di ingresso. Questo il link per le prenotazioni: https://egizio.museitorino.it/…/ingresso-museo…/…

Per tutti i visitatori c’è una novità unica: la mostra “Da Parigi per Kha e Merit: due capolavori in prestito per il 120° anniversario della scoperta della tomba”, inclusa nel percorso del museo. Per soli 6 mesi, dal 14 febbraio al 10 agosto 2026, il museo Egizio ospita due reperti di straordinaria importanza: il Pyramidion della cappella di Kha e Merit, dal museo del Louvre, e il Libro dei morti di Merit, conservato alla Biblioteca nazionale di Francia. La loro presenza a Torino permetterà di ammirare per la prima volta questi oggetti in dialogo con il corredo dei coniugi Kha e Merit, un evento senza precedenti proprio per celebrare i 120 anni dalla scoperta.

ll nuovo allestimento della sala di Kha e Merit al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Centovent’anni fa, il 15 febbraio 1906, Ernesto Schiaparelli, l’allora direttore del museo Egizio scopriva nella necropoli di Deir el-Medina la tomba intatta di Kha e Merit (TT8), una coppia di sposi dell’antico Egitto che ha attraversato i millenni senza mai separarsi.  Proprio a San Valentino, il Museo Egizio celebra questa straordinaria scoperta: dal 14 febbraio arrivano per la prima volta a Torino, dalla Francia, il Pyramidion di Kha e il Libro dei Morti di Merit, per riunire dopo 120 anni gli elementi separati che provengono dalla tomba e dalla cappella funeraria di Kha e Merit, recentemente oggetto di un nuovo allestimento in Museo. Vissuti 3500 anni fa a Deir el-Medina, il villaggio degli artigiani che decoravano le tombe dei faraoni nella Valle dei Re, i due sposi della classe dirigente riposano al museo Egizio, circondati da 460 oggetti: sarcofagi dorati, mobili eleganti, tessuti finissimi, boccette di profumi e unguenti n vetro e alabastro, persino il Senet, uno dei giochi da tavolo più antichi del mondo. Ma con l’arrivo dei due reperti parigini, il racconto si completa, in un percorso che intreccia collezionismo antiquario e ricerca archeologica per dar vita ad un racconto biografico, fondato su dati materiali e documentari. “Inauguriamo il 2026 con questi prestiti eccezionali che testimoniano la forza delle relazioni scientifiche e culturali che il museo Egizio ha intessuto in questi anni con le istituzioni museali europee”. dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Il Pyramidion e il Libro dei Morti di Merit ci permettono di completare, a 120 anni dalla scoperta, la narrazione di uno dei ritrovamenti più importanti della nostra collezione. Queste collaborazioni dimostrano che i musei sono nodi di una rete internazionale al servizio del pubblico”.

Il Pyramidion della Cappella di Kha e Merit conservato al museo del Louvre di Parigi (fo)o wp)

Il Pyramidion: quando il cielo incontra la terra Il Pyramidion, custodito al Museo del Louvre, costituiva il vertice della cappella funeraria di Kha, l’elemento architettonico che coronava la struttura sepolcrale. Questo manufatto in calcare, di forma piramidale, rappresenta molto più di un semplice elemento decorativo: era considerato il punto di contatto tra la terra e il cielo, il luogo dove i raggi del sole toccavano per primi la tomba, simboleggiando la rinascita del defunto e la sua ascensione verso il mondo divino. Le quattro facce del Pyramidion sono finemente decorate con scene e iscrizioni che celebrano Kha, e che testimoniano il suo prestigioso ruolo di capo dei lavori nella necropoli tebana. Le raffigurazioni mostrano Kha in adorazione davanti alle divinità.

Il Libro dei Morti di Merit: la guida per l’eternità. Il Libro dei Morti di Merit, custodito dalla Bibliothèque nationale de France, eccezionalmente esposto all’Egizio, rappresenta uno dei papiri funerari più preziosi e meglio conservati del Nuovo Regno. Questo rotolo di papiro, lungo due metri, contiene una raccolta di formule magiche, inni e preghiere destinati ad accompagnare Merit nel suo viaggio attraverso l’aldilà, fornendole le conoscenze necessarie per superare gli ostacoli e i pericoli che avrebbe incontrato prima di raggiungere il regno di Osiride. Il papiro si distingue per la straordinaria bellezza delle sue vignette colorate, miniature finemente eseguite che illustrano le tappe del viaggio ultraterreno: traversata dei pericolosi cancelli custoditi da demoni, l’adorazione delle divinità protettrici. Le figure sono accompagnate da colonne di testo geroglifico corsivo, che riportano le parole che Merit doveva pronunciare.

Amore ai tempi di Merit e Kha: alle 21, una notte di musica e poesia passeggiando fra storie millenarie. Il museo apre le sue porte in notturna per offrire una visita d’eccezione: esplorare la collezione attraverso un Silent WiFi concert®. Da un’idea di Andrea Vizzini (silent piano) in collaborazione con il museo Egizio, la musica del pianoforte alternata a composizioni poetiche interpretate da Antonio Gargiulo (voce narrante), vi accompagneranno attraverso alcune delle sale del museo. Il tema della serata è l’Amore ai tempi di Kha e Merit, una coppia unita da un fortissimo legame, testimoniato anche dal loro corredo funebre, che tornò alla luce proprio il 14 febbraio 1906. Il concerto sarà fruibile a un prezzo speciale di 10 euro e ciascuno potrà portare un’altra persona gratuitamente. Info e prenotazioni al link: https://egizio.museitorino.it/…/silent-wifi-concert…/

 

Torino. Al museo Egizio la conferenza “Osiris in the temple of Kush”, con l’egittologa Angelika Lohwasser (università di Münster), in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Martedì 10 febbraio 2026, alle 18, al museo Egizio di Torino, nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. In Sala Conferenze (con accesso da Via Maria Vittoria 3m) incontro con Angelika Lohwasser su “Osiris in the temple of Kush”, in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link  https://www.eventbrite.it/…/osiris-in-the-temples-of… L’evento è disponibile anche in streaming sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino.

La conferenza si concentra sul dio Osiride a Kush (antica Nubia) nel I millennio a.C., dove egli è, da un lato, il dio dell’Aldilà e, dall’altro, associato al re defunto. Ad esempio, compare nelle cappelle delle piramidi meroitiche, rappresentato come una combinazione di Osiride in quanto divinità e del re terreno. Un altro aspetto significativo da considerare è costituito dalle piccole figure in bronzo di Osiride, rinvenute in quasi tutti i templi di Amon in Nubia. Esse suggeriscono che all’interno di questi santuari venisse praticato uno speciale rituale legato a Osiride. Inoltre, le fonti testuali indicano una stretta connessione tra Osiride e Amon. In quanto re defunto, Osiride è l’antenato regale di tutti i sovrani successivi, un ruolo che lo radica nella legittimazione e nella trasmissione della regalità di Kush. Amon, come supremo “dio di Stato” dei Kushiti, sceglie e incorona il re, mentre Osiride, in quanto suo predecessore divino, accoglie il sovrano nella linea di successione.

L’egittologa Angelika Lohwasser (università di Münster)

Angelika Lohwasser ha studiato Egittologia, Archeologia del Sudan e Archeologia all’università di Vienna, Austria. La sua tesi di dottorato era dedicata alle regine di Kush (VIII–IV sec. a.C.), mentre la sua abilitazione ha avuto come oggetto il cimitero di Sanam, un’area di sepoltura non reale nel Sudan settentrionale, datata all’VIII/VII sec. a.C. Dal 2009 è professoressa ordinaria di Egittologia all’università di Münster (Germania) e direttrice di ricerche archeologiche sul campo nel deserto di Bayuda. Le sue pubblicazioni trattano diversi aspetti storico-culturali, storici e archeologici delle culture del Sudan antico e dell’Egitto del Periodo Tardo. È principal investigator (PI) nel Cluster di Eccellenza “Religion and Politics” e svolge ricerche sul rapporto tra la regalità e le principali divinità di Kush (dall’VIII sec. a.C. al IV sec. d.C.).

 

Con archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale a Roma: al secondo piano la sala 6 introduce alla sezione dedicata a “Un re e il suo popolo”

“Un popolo e il suo re” è il tema affrontata nella sala 6 della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale (foto graziano tavan)

Salita l’ampia scala a chiocciola si raggiunge il secondo livello delle Scuderie del Quirinale a Roma dove troviamo le altre cinque sale della mostra “Tesori dei Faraoni”, aperta fino al 3 maggio 2026, con una selezione di 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal museo Egizio del Cairo e dal museo di Luxor, molti dei quali esposti per la prima volta fuori dal loro Paese. Dopo aver apprezzato la prima sala dedicata all’Egitto “terra dell’oro”, e le sale 2-5 con un focus su “La vita dopo la morte”, la visita proposta da archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” continua nelle sale 6-7 dedicate a “Un re e il suo popolo”. Dopo l’introduzione alla sezione, ci focalizziamo sulla prima, la sala 6.

“Un popolo e il suo re” è il tema affrontata nella sala 6 della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale (foto graziano tavan)

Un re e il suo popolo. “Agli albori della storia dell’antico Egitto, intorno al 3200 a.C.”, spiegano i curatori della mostra, “apparve il termine shemsu Hor, ossia “seguaci di Horus”, con il quale si identificavano i sovrani. L’esistenza del faraone, o meglio l’istituzione stessa della regalità, era strettamente legata a quella di un popolo persuaso della sua sacralità. La società egizia era gerarchica e aveva al vertice il faraone, che incarnava tanto l’autorità religiosa quanto quella politica e amministrativa. Quest’ordine sociale rimase stabile per oltre tremila anni, anche grazie all’accettazione della mobilità tra le classi, basata sul merito e sulle capacità personali. Imhotep, il brillante architetto che raggiunse posizioni di rilievo, era un uomo del popolo. Anche Senenmut, vissuto durante il regno della regina Hatshepsut, si distinse e arrivò a ricoprire più di venti importanti cariche amministrative e religiose. Immediatamente al di sotto del faraone si collocavano gli aristocratici, i sacerdoti e i ministri. Durante l’Antico Regno, le più alte cariche erano riservate quasi esclusivamente ai membri della famiglia reale. Ma a partire dal Medio Regno, e poi nel Nuovo Regno e oltre, il sistema cambiò radicalmente e l’assegnazione delle qualifiche si basò sul merito e non più solo sul ceto. Questo fu sicuramente uno dei punti di forza della società egizia. La promozione dell’innovazione e dell’eccellenza rese possibili meraviglie come piramidi, tombe, templi e altre opere straordinarie, testimonianza dell’ingegno di una società dinamica, che stimolava i suoi membri ad apprendere e a migliorare. Di fatto, la parte più importante della società dell’antico Egitto era la classe media costituita da scribi, soldati e professionisti specializzati, tra cui artigiani e artisti. Seguivano i contadini, gli operai che lavoravano nelle cave e nell’edilizia, i marinai e i pescatori, mentre il gradino più basso della scala sociale era occupato dalla classe servile, di cui facevano parte anche cuochi, birrai, tessitori e domestici”.

Statua di Satmeret, in pietra calcarea, moglie di Neferherenptah, sacerdote wab (V dinastia, Antico regno), dalla tomba di Neferherenptah (Giza) conservata al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)

E allora vediamo qualche “immagine” di questo popolo che fa bella mostra nella Sala 6. Nella prima vetrina, con sculture conservate al museo Egizio del Cairo, troviamo c’è la statua di Tjenti in pietra calcarea dipinta (V dinastia, Antico regno), dalla tomba di Nefu, nella necropoli occidentale di Giza, funzionario rappresentato nudo come si usava per i bambini.  Accanto la statua di Satmeret, in pietra calcarea, moglie di Neferherenptah, sacerdote wab (V dinastia, Antico regno), dalla tomba di Neferherenptah, nella necropoli occidentale di Giza: vestita da una tunica aderente che lascia intravedere le forme armoniose del corpo, e una grande collana che le adorna il petto. Quindi la doppia statua del sacerdote Nimaatsed, in pietra calcarea dipinta (V dinastia, Antico regno), dalla tomba di Nimaatsed, una mastaba a Saqqara, scoperta da Auguste Mariette nel 1860: ancora oggetto di discussione perché venivano scolpita una statua doppia dello stesso personaggio. Possibile rappresentasse il defunto e il suo ka. Chiude la statua di Sobeknakht Renefseneb seduto, in granodiorite (fine secondo periodo intermedio, inizio XXI dinastia), da Medinet el-Fayyum, con caratteristiche che riconducono alle cosiddette statue-cubo.

Statua del nomarca Ukh-Hotep e la sua famiglia dalla Tomba di Ukh-Hotep, nella necropoli di Meir, conservata al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)

Ecco la statua del nomarca (sindaco) Ukh-Hotep e la sua famiglia in granodiorite (XII dinastia, Medio Regno), dalla Tomba di Ukh-Hotep, nella necropoli di Meir (Medio Egitto): il gruppo scultoreo con le sue iscrizioni conferma il processo di decentralizzazione del potere durante il quale i governatori provinciali ottennero il diritto a esercitare l’autorità assoluta del faraone nei rispettivi territori di essere sepolti nei pressi delle loro residenze. E poi c’è la statua di Hekenu seduta in pietra calcarea dipinta (V dinastia, Antico Regno), dalla Tomba di Ranefer ed Hekenu, a Saqqara: un caso raro, nell’Antico Regno, che una donna, Hekenu è la moglie di un potente sacerdote di Ptah, avesse una statua tutta per sé.

Statua di Ibes e della moglie Henutsen (V dinastia, Antico Regno), dalla necropoli di Giza, conservata al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)

In una seconda vetrina la statua di Nimaatsed investe di scriba in granito grigio dipinto (V dinastia, Antico Regno), dalla Tomba di Nimaatsed a Saqqara: è uno dei capolavori della scultura non regale della V dinastia. Al centro la statua di Inty-Shedu “sovrintendente alla barca della dea Neith” in pietra calcarea dipinta, dal cimitero superiore della necropoli dei Costruttori di Piramidi a Sud-Est della Sfinge a Giza, scoperta da Zahi Hawass nel 1992. Chiude la statua di Ibes e della moglie Henutsen in pieta calcarea dipinta (V dinastia, Antico Regno), dalla necropoli di Giza, scoperta dall’università del Cairo nel 1973.

Testa di riserva del principe Seneferuseneb (IV dinastia, Antico Regno), dalla Tomba di Seneferuseneb dalla necropoli di Giza, conservata al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)

Nella sala 6 c’è anche una curiosità: la testa di riserva del principe Seneferuseneb in calcare (IV dinastia, Antico Regno), dalla Tomba di Seneferuseneb dalla necropoli di Giza. Le cosiddette “teste di riserva” sono tra i reperti più affascinanti della IV dinastia e, al contempo, uno dei grandi misteri dell’Antico Egitto. Tutti gli esemplari rinvenuti, in fine pietra calcarea e privi di iscrizioni, raffigurano individui specifici con tratti sorprendentemente realistici. Secondo gli egittologi, sarebbero un fenomeno artistico circoscritto al regno di Cheope forse legato a un inspiegabile divieto di realizzare statue sancito dal faraone. Ma l’ipotesi che Cheope si fosse proclamato dio equiparandosi alla divinità Ra, e per questo avesse autorizzato solo le rappresentazioni divine escludendo quelle umane, non appare del tutto convincente.

(continua – 5)