Con archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale a Roma: le sale 2-5 dedicate alla “Vita dopo la morte” aprono con i tesori dalla tomba di Yuya e Tuya, i genitori di Tiye, la Sposa reale di Amenhotep III (XVIII dinastia)

Dettaglio del sarcofago antropoide esterno di Tuya, proveniente dalla tomba di Yuya e Tuya nella valle dei Re a Tebe Ovest, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
Superata la prima sala dedicata all’Egitto terra dell’oro, la visita proposta da archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni”, aperta alle Scuderie del Quirinale a Roma fino al 3 maggio 2026, con una selezione di 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal museo Egizio del Cairo e dal museo di Luxor, molti dei quali esposti per la prima volta fuori dal loro Paese, continua nella sezione “La vita dopo la morte” che occupa le sale 2-5, quindi tutto il resto del percorso al primo piano.

Set di quattro finti vasi di Yuya, proveniente dalla tomba di Yuya e Tuya nella valle dei Re a Tebe Ovest, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
“Ogni aspetto dell’esistenza nell’antico Egitto – spiegano gli egittologi – rimandava alla vita eterna. Il sole sorgeva e tramontava ogni giorno; il Nilo inondava le terre ogni anno per poi ritirarsi; i contadini mietevano e seminavano di nuovo; alla notte seguiva il giorno. Gli Egizi vedevano la vita e la morte come un ciclo eterno ed erano convinti che sarebbero vissuti nell’aldilà in una forma diversa. Tuttavia, per accedere alla vita eterna occorreva soddisfare numerose condizioni. La più importante era l’esistenza di una tomba o di un luogo di sepoltura, ma era necessario anche conservare la mummia, continuare a presentare offerte e custodire il nome e l’immagine del defunto nei rilievi che decoravano le pareti della camera funeraria o le statue collocate all’interno della tomba. Gli Egizi credevano infatti che un essere umano morisse davvero solo quando anche l’ultima persona a ricordarne il nome fosse scomparsa”.

Scrigno canopico di Yuya, proveniente dalla tomba di Yuya e Tuya nella valle dei Re a Tebe Ovest, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
“Il cammino verso l’aldilà era irto di pericoli – continuano – e il defunto doveva prepararsi a questo viaggio rischioso munendosi di numerosi amuleti e formule magiche. Nell’Antico Regno, tali formule erano contenute soltanto in quelli che sono noti come Testi delle Piramidi, ma in seguito comparvero anche nei Testi dei Sarcofagi e divennero accessibili anche ai defunti comuni. Nel Nuovo Regno formule e incantesimi vennero raccolti in numerosi libri che descrivevano il percorso verso l’immortalità, come il Libro dei Morti, il Libro del Giorno e della Notte, il Libro delle Porte, il Libro delle Caverne e altri testi funerari”.
“Giunto nell’aldilà, il morto doveva affrontare una difficile prova: nella sala del giudizio al cospetto di Osiride, signore dell’oltretomba, il suo cuore veniva posato sul piatto di una bilancia mentre sull’altro era collocata la piuma della dea Maat, che incarnava la verità, la giustizia e l’ordine. Se il cuore era appesantito dai peccati, il destino del defunto era perire per mano del mostro Ammit o essere dannato per sempre nei laghi di fuoco. Se invece pesava meno della piuma di Maat – concludono -, si era guadagnato l’immortalità nei Campi di Iaru”.
Sale 2-5. La vita dopo la morte: Yuya e Tuya. La prima parte della sezione dedicata alla vita dopo la morte propone ai visitatori i tesori trovati all’interno della tomba di Yuya e Tuya (KV 46), scoperta nella Valle dei Re a Tebe Ovest il 5 febbraio 1905, che fin da subito si rivelò come una delle scoperte archeologiche più importanti mai avvenute in Egitto. Si trattava della prima sepoltura non reale rinvenuta quasi intatta nella necropoli destinata ai faraoni del Nuovo Regno, portata alla luce dall’egittologo britannico James Quibell, che dirigeva lo scavo per conto di Thedore Davis. Yuya e Tuya ebbero l’onore di essere sepolti nella Valle dei Re in quanto genitori della regina Tiye, Grande sposa reale di Amenhotep III.

Sarcofago antropoide esterno di Tuya, proveniente dalla tomba di Yuya e Tuya nella valle dei Re a Tebe Ovest, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
Al centro della sala troneggia il sarcofago antropoide esterno di Tuya (XVIII dinastia, regno di Amenhotep III). Il legno è rivestito di stucco dorato con intarsi di vetro blu e ossidiana (occhi), vetro azzurro, blu scuro e rosso (gioielli). Attorno si può ammirare un set di quattro finti vasi di Yuya in legno dipinto di rosso (piedistallo), calcare dipinta di giallo, rosso e nero (vasi); lo scrigno canopico di Yuya con coperchio spiovente, in legno, stucco, resina, oro, pigmenti naturali.

Vaso canopo di Tuya, proveniente dalla tomba di Yuya e Tuya nella valle dei Re a Tebe Ovest, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
Si può ammirare un vaso con cartigli di Amenhotep III e della regina Tiye in calcite o alabastro egizio. E anche uno dei quattro vasi canopi in alabastro contenenti i visceri di Tuya. Gli imbalsamatori utilizzarono questo contenitore per conservare gli intestini di Tuya. Una volta estratti dal corpo, essi vennero avvolti in bende di lino fino ad assumere l’aspetto di una minuscola mummia alla quale fu applicata una pregevole maschera funeraria finemente decorata in oro. L’iscrizione geroglifica sul vaso ricorda che gli intestini erano posti sotto la duplice protezione della dea scorpione Serqet e di Qebehsenuf, uno dei quattro figli del dio falco Horus, raffigurato sul coperchio del vaso con volto umano, parrucca e una corta barba.

Il letto di Yuya e Tuya, proveniente dalla tomba di Yuya e Tuya nella valle dei Re a Tebe Ovest, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
Chiude questa “sezione”, accanto al poggiatesta in calcite di Pepi (VI dinastia, Antico Regno) e agli ushabti di Meryptah (Nuovo Regno), il letto di Yuya e Tuya in legno dipinto.
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Torino. Al museo Egizio la conferenza “New discoveries of the Swiss-French archaeological mission at Saqqara” con l’egittologo Philippe Collombert, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino
Martedì 20 gennaio 2026, alle 18, al museo Egizio di Torino nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del museo Egizio: in sala conferenze, con accesso da via Maria Vittoria 3M, Philippe Collombert racconterà le recenti scoperte della Missione Archeologica Svizzero-Francese a Saqqara nell’incontro “New discoveries of the Swiss-French archaeological mission at Saqqara”. Evento in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala. L’ingresso alla Sala Conferenze (è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/new-discoveries-of-the… L’evento è disponibile anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.
La Missione Archeologica Svizzero-Francese a Saqqara lavora da anni nella necropoli reale situata a 30 chilometri a sud del Cairo. Dopo aver scavato la piramide del faraone Pepi I (ca. 2310–2260 a.C.) e aver scoperto i complessi funerari e le piramidi di otto delle mogli del faraone, la maggior parte delle quali precedentemente sconosciute, nel 2022 la Missione si è posta un nuovo obiettivo: scavare la necropoli dei grandi amministratori del regno (visir, capi dei lavori, ecc.) durante il regno di Pepi I. Questo gruppo di tombe un tempo monumentali è oggi sepolto sotto sei metri di sabbia. Fin dall’inizio degli scavi, la Missione ha scoperto i resti della tomba di uno dei più celebri alti funzionari del regno di Pepi I: il “Capo del Sud” Weni. Quest’uomo è particolarmente noto nell’egittologia per aver fatto incidere la più lunga autobiografia di quel periodo in un’altra tomba ad Abido, a oltre 500 chilometri a sud di Saqqara. La conferenza si concentrerà inoltre su alcune spettacolari e inattese nuove scoperte.

Philippe Collombert a Saqqara con la missione archeologica svizzero-francese )foto missione archeologica svizzero-francese)
Philippe Collombert ha studiato Egittologia a Parigi (École du Louvre ed École Pratique des Hautes Études), dove ha conseguito il dottorato in Egittologia nel 2000. Successivamente è stato nominato Membro Scientifico dell’Istituto Francese di Archeologia Orientale (Il Cairo, 2000–2003). Dal 2008 è professore di Egittologia all’università di Ginevra e direttore della Missione Archeologica Svizzero-Francese a Saqqara. È specialista nella scrittura dell’antico Egitto e nella religione dell’antico Egitto.
Con archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale a Roma: ecco i capolavori della Sala 1, “Egitto, terra dell’oro”

La grande rampa che porta al primo piano delle Scuderie del Quirinale dove è allestita la mostra “Tesori dei Faraoni” (foto graziano tavan)
È un viaggio nella civiltà egizia attraverso le sue forme più alte e insieme più intime – potere, fede, vita quotidiana – quello che propone la mostra “Tesori dei Faraoni”, aperta alle Scuderie del Quirinale a Roma fino al 3 maggio 2026, con una selezione di 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal museo Egizio del Cairo e dal museo di Luxor, molti dei quali esposti per la prima volta fuori dal loro Paese. La mostra, curata da Tarek El Awady, già direttore del museo Egizio del Cairo, è prodotta da ALES – Arte Lavoro e Servizi del ministero della Cultura con MondoMostre, in collaborazione con il Supreme Council of Antiquities of Egypt, con il sostegno del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del ministero della Cultura, del ministero del Turismo e delle Antichità d’Egitto, con il patrocinio della Regione Lazio e la collaborazione scientifica del museo Egizio di Torino.
La mostra “Tesori dei faraoni” riunisce centotrenta preziosi manufatti, partiti per la prima volta dall’Egitto alla volta dell’Italia. Questa eccezionale raccolta di capolavori racconta la storia di una delle più antiche civiltà della Terra, nata sulle rive del Nilo nel 3200 a.C. I grandi faraoni si distinsero per il loro talento in ogni campo: medicina, astronomia, arte, architettura, letteratura e magia. Per oltre tremila anni, la sapienza dell’antico Egitto ha brillato come un faro nelle tenebre.

Cinque braccialetti d’oro di Sekhemkhet (III dinastia, Abtico Regno) dalla piramide a gradoni di Saqqara, conservata al museo del Cairo (foto graziano tavan)
L’itinerario della mostra, articolato in 10 sale tra il primo e il secondo piano delle Scuderie del Quirinale, parte dal tema della vita dopo la morte e dall’arduo viaggio nell’aldilà, per proseguire con le concezioni religiose dei faraoni e la devozione verso gli dèi e le dee che influenzavano la loro vita quotidiana. La mostra offre quindi la rara opportunità di ammirare una piccola ma speciale collezione proveniente dalla cosiddetta Città d’Oro, una delle più importanti scoperte archeologiche degli ultimi anni. A seguire, si delinea un ritratto rivelatore della società dell’antico Egitto, dalla classe dominante ‒ composta da principi e principesse, nobili e alti funzionari ‒ al popolo, di cui facevano parte i servitori. Questo viaggio affascinante si conclude con una scoperta sorprendente: il segreto del successo dei faraoni, che hanno conquistato l’immortalità e sono stati protagonisti di uno dei capitoli più straordinari nella storia della civiltà umana.
archeologiavocidalpassato.com propone di scoprire passo passo i “Tesori dei Faraoni” introducendo i lettori alle singole sale con un video seguito dall’illustrazione dei capolavori esposti. Cominciamo con la prima sala.
SALA 1 – Egitto, terra dell’oro. I faraoni introdussero i primi sistemi conosciuti per l’estrazione dell’oro già intorno al 3200 a.C. La più antica mappa delle miniere d’oro – oggi conservata al museo Egizio di Torino (Papiro delle miniere, Torino 1879) – fu rinvenuta nella necropoli di Deir el-Medina, a Luxor, 6. L’oro si trova ancora oggi in abbondanza in Egitto, in particolare nel deserto orientale vicino alle colline del Mar Rosso e nel sud del Paese.

Decorazione al valor militare in oro (fine XVII-inziio XVIII dinastia) dalla tomba della regina Ahhotep II, conservata al museo di Luxor (foto graziano tavan)
Apprezzato come metallo prezioso dai faraoni, che lo utilizzavano come unità di misura per il valore delle merci, l’oro fungeva da vera e propria moneta nell’antico Egitto. Ebbe anche un ruolo importante nella religione egizia: metallo incorruttibile, immune al passare del tempo, era associato all’immortalità. I faraoni credevano persino che il corpo degli dèi fosse fatto d’oro e dunque le statue delle divinità collocate nei templi dovevano essere modellate in oro puro. Probabilmente fu per questo motivo che il nobile metallo divenne un elemento essenziale nella preparazione delle salme mummificate, prima che fossero sepolte nella loro dimora eterna.

Bracciale in oro e lapislazzuli del re Ahmose I (XVIII dinastia, Nuovo Regno) dalal tomba della regina Ahhotep II, conervato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
Maschere funerarie, coperture delle mummie e perfino i sarcofagi di re, aristocratici e alti dignitari venivano realizzati in oro per assicurare la conservazione delle spoglie. Gli orafi egizi, inoltre, furono maestri nella creazione di raffinati gioielli e amuleti con questo metallo dal valore eterno.

Grande collare di Psusennes I, in oro lapislazzuli corniola, feldspato, dalla tomba di Psusennes I a Tanis, e conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
La mostra “Tesori dei faraoni” presenta oltre quaranta preziosissimi manufatti in oro, tra cui il celebre collare di Psusennes I. Questa straordinaria creazione è composta da sette fili di oltre 6.000 dischetti d’oro ed è considerata il gioiello più pesante dell’antichità giunto fino a noi.
(continua)
Torino. Al museo Egizio torna la rassegna musicale “ONDE” che diventa appuntamento fisso: dodici concerti gratuiti nella Galleria dei Re. Si inizia col concerto “Dalle corti al tango” del conservatorio statale “Giuseppe Verdi”
Dal 18 gennaio 2026 torna la rassegna musicale “ONDE”. Le matinée musicali al museo Egizio di Torino diventano un appuntamento fisso. Dopo il successo della prima edizione dell’estate 2025, “Onde” si rinnova nel 2026 con una stagione di dodici concerti gratuiti che consolidano la partnership tra il museo e tre delle principali istituzioni musicali torinesi: l’Orchestra Filarmonica di Torino, il conservatorio statale “Giuseppe Verdi” e la Fondazione Merz. La rassegna conferma il ruolo del museo Egizio come laboratorio della contemporaneità, dove la storia millenaria dell’antico Egitto dialoga con i linguaggi artistici del presente attraverso progetti multidisciplinari che intrecciano archeologia, musica e arte contemporanea.
Da gennaio a dicembre 2026, la suggestiva Galleria dei Re ospiterà ogni mese una domenica mattina dedicata alla musica, in un programma che spazia dal barocco al jazz, dalla musica contemporanea alle contaminazioni tra Oriente e Occidente. “La scelta di rendere Onde un appuntamento stabile nel calendario culturale della città nasce dalla volontà di rafforzare il legame tra il museo Egizio e le istituzioni musicali del territorio”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Questo nuovo sodalizio rappresenta un modello di collaborazione virtuosa, dove la ricerca archeologica e le arti si incontrano per generare esperienze culturali innovative e accessibili gratuitamente alla comunità”.
Appuntamento dunque domenica 18 gennaio 2026, alle 11, con il concerto “Dalle corti al tango” del conservatorio statale “Giuseppe Verdi” di Torino che porterà i partecipanti in un affascinante viaggio musicale tra l’antico e il moderno. Il giovane artista Ivan Homolskyi alla fisarmonica, ci accompagnerà alla scoperta di questo strumento tra suggestioni barocche, virtuosismo, ritmi serrati, cantabilità. I partecipanti potranno visitare gratuitamente la Galleria delle Sekhmet in Galleria dei Re.
Torino. Al museo Egizio, in presenza e on line, conferenza “Papiri copti e studi coptologici al museo Egizio” con Susanne Töpfer
Martedì 13 gennaio 2026, alle 18, in sala Conferenze del museo Egizio di Torino, con ingresso da via Maria Vittoria 3M, conferenza “Papiri copti e studi coptologici al museo Egizio” con Susanne Töpfer per un approfondimento sui papiri copti del museo Egizio. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/e/i-papiri-copti-del-museo-egizio-studi-ricerche-e-nuove-scoperte-tickets-1978961979553?aff=ebdsoporgprofile&_gl=1*tzm61n*_up*MQ..*_ga*MTM4ODAwMDM1My4xNzY3NzgwMDU2*_ga_TQVES5V6SH*czE3Njc3ODAwNTUkbzEkZzAkdDE3Njc3ODAwNTUkajYwJGwwJGgw. L’evento è disponibile anche in streaming sulla nostra pagina Facebook e sul nostro canale YouTube. L’intervento presenta il valore e la ricchezza dei papiri copti del museo Egizio, luogo che conserva una delle più vaste e significative collezioni di testi copti al mondo. A partire dal libro Coptica Taurinensia, verranno illustrati i principali risultati della 7a International Summer School in Coptic Papyrology, tra cui nuove edizioni di testi documentari, liturgici e agiografici. La conferenza offrirà inoltre una panoramica complessiva della collezione copta del Museo – dai nuclei storici provenienti dagli acquisti Drovetti ai frammenti recentemente studiati – mettendo in luce il loro contributo alla ricostruzione della storia sociale, religiosa e linguistica dell’Egitto tardoantico e primo periodo islamico. Verrà infine evidenziato il ruolo del Museo Egizio come centro di ricerca attivo e innovativo negli studi coptologici.
Susanne Töpfer è dal 2017 curatrice della collezione di papiri al Museo Egizio. La sua ricerca si concentra sull’edizione, l’analisi e lo studio materiale dei manoscritti dell’antico Egitto, in particolare ieratico e geroglifici, dal Nuovo Regno all’epoca romana. Coniuga filologia, papirologia e museologia, con attenzione agli aspetti sociali, rituali e materiali dei testi. Dal 2019 coordina la piattaforma digitale Turin Papyrus Online Platform (TPOP), promuovendo digitalizzazione, documentazione e accesso online della collezione. Ha pubblicato ampiamente edizioni e studi su testi religiosi, lessicali e rituali dell’antico Egitto. Si dedica anche alla comunicazione scientifica e all’insegnamento presso l’Università di Pisa e occasionalmente all’Università di Torino.
Torino. Al museo Egizio presentazione di “RiME, la Rivista del Museo Egizio”, con l’egittologo Federico Poole, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino
Lunedì 12 gennaio 2026, alle 18, al museo Egizio di Torino nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del museo Egizio: in sala conferenze Federico Poole, curatore del museo Egizio, con la presentazione di “RiME, la Rivista del Museo Egizio”, ripercorrerà un anno di ricerca, studio e nuove scoperte. Verranno raccontati e approfonditi gli articoli, le ricerche e le scoperte pubblicate dalla rivista nel corso del 2025, offrendo uno sguardo d’insieme sul lavoro scientifico del museo e della comunità degli studi, mettendo in luce i temi più significativi affrontati nell’ultimo anno. Ingresso libero con accesso da via Maria Vittoria 3M, con prenotazione obbligatoria su Eventbrite al link https://www.eventbrite.it/…/rime-la-rivista-del-museo… La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio di Torino. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.
Milano. Al teatro Carcano l’incontro “L’anima egizia. Riti funerari e viaggi ultraterreni” di e con Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino
Lunedì 12 gennaio 2026, alle 20.30, al Teatro Carcano di Milano, per gli incontri del lunedì la conferenza “L’anima egizia. Riti funerari e viaggi ultraterreni” di e con Christian Greco: il direttore del museo Egizio di Torino e archeologo di fama internazionale, guida un incontro dedicato alla concezione egizia dell’anima e ai riti funerari che accompagnavano il defunto nell’Aldilà. Esperto di egittologia e divulgatore, Greco approfondisce il significato culturale e simbolico delle cerimonie funebri nell’antico Egitto. Biglietti teatrocarcano.com.
Torino. Al museo Egizio presentazione, in presenza e on line, del libro “NYMPHAEA: A visual survey on ancient Egyptian yellow coffins” di Rogério Sousa, egittologo dell’università di Lisbona
I sarcofagi gialli sono uno dei più vasti e affascinanti corpora di contenitori funerari dell’antico Egitto. Dal punto di vista della decorazione pittorica, si distinguono per qualità e complessità, configurandosi come un fenomeno unico nella storia dell’arte. Se ne parla nel libro “NYMPHAEA: A visual survey on ancient Egyptian yellow coffins” di Rogério Sousa che viene presentato al museo Egizio di Torino venerdì 9 gennaio 2026: appuntamento alle 18 in sala Conferenze (accesso da via Maria Vittoria 3M) con Rogério Sousa. Incontro in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala. Disponibile anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/nymphaea-a-visual-survey-on… Questo libro propone un approccio innovativo all’esame della cultura visiva mostrata in questi oggetti, con l’obiettivo non solo di realizzare una ‘mappatura iconografica’ del repertorio utilizzato nei vari componenti dei sarcofagi gialli, ma anche di comprendere come e perché si sono evoluti durante la XXI dinastia. In definitiva, questo esame ci aiuta a svelare i vari livelli di significato mostrati in questi oggetti e a prevedere il ruolo sociopolitico che essi svolgevano nella società tebana della XXI dinastia. Oltre alle intuizioni teoriche, questo libro offre metodi utili per stimolare i ricercatori a esplorare autonomamente i sarcofagi gialli, fornendo loro strumenti oggettivi per datare le composizioni e comprendere il significato di un sarcofago nel contesto più ampio del corpus giallo.
Rogério Sousa è professore di Egittologia e Storia antica nella Facoltà di Lettere dell’università di Lisbona e coordina diversi progetti legati agli Studi sul Patrimonio nell’ambito dell’Egittologia. Dal 2009 si dedica allo studio dei sarcofagi gialli, con particolare attenzione a quelli rinvenuti nella Tomba dei Sacerdoti di Amon (Bab el-Gasus) a Tebe. Coordina il Gate of the Priests Project, avviato nel 2013 con l’obiettivo di studiare e pubblicare le antichità provenienti da questo sito archeologico. È co-curatore della collana Gate of the Priests Series, pubblicata da Brill, ed è autore e curatore di numerosi lavori su questo tema.
Torino. Oltre 1,2 milioni di visitatori al museo Egizio nel 2025: +22,8% in un anno. “Anche nel 2026 il museo Egizio continuerà a trasformarsi con l’obiettivo di diventare sempre più accogliente, stimolante e accessibile”
Il museo Egizio di Torino chiude il 2025 con un nuovo record: 1.273.354 di visitatori nel 2025, in crescita del 22,8% rispetto ai 1.036.689, registrati nel 2024, anno del bicentenario. Il dato conferma il consolidamento dell’attrattività del museo, anche in presenza delle complessità logistiche determinate dal cantiere per la realizzazione della piazza Egizia. Il mese che ha registrato un maggiore afflusso di pubblico è stato aprile 2025 (con +28,5% rispetto all’analogo mese del 2024), ma l’incremento maggiore sull’anno precedente lo ha avuto maggio, con + 35,5% rispetto all’anno precedente.

Il direttore Christian Greco e la presidente Evelina Christillin con tutto il personale del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
Tantissimi anche i visitatori virtuali attraverso i canali digitali del museo Egizio che manda un ringraziamento speciale anche ai Soci Fondatori, a chi ha deciso di contribuire concretamente alle attività del museo e all’Associazione Amici Collaboratori del Museo Egizio per il loro supporto costante e prezioso. “Anche nel 2026 – assicurano dalla direzione – il museo Egizio continuerà a trasformarsi con l’obiettivo di diventare sempre più accogliente, stimolante e accessibile – come sempre lo farà assieme”.


























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