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Archeologia ferita. Un successo la mostra “Il Bardo ad Aquileia”: 16mila visitatori in meno di tre mesi. E a giugno arrivano i tesori dell’antica Persia dal museo di Teheran

La statua di Giove con cornucopia proveniente da Oued R'mel (foto di Gianluca Baronchelli)

La statua di Giove con cornucopia proveniente da Oued R’mel (foto di Gianluca Baronchelli) nella mostra “Il Bardo ad Aquileia”

Il manifesto della mostra "Il Bardo ad Aquileia" nel museo di Aquileia

Il manifesto della mostra “Il Bardo ad Aquileia” nel museo di Aquileia

Aquileia ha scommesso sulla qualità dell’offerta e ha fatto centro con il progetto “Archeologia ferita”. In meno di tre mesi per la prima iniziativa sui tesori del Bardi sfiorati i 16mila visitatori. Numeri da record dunque per la mostra “Archeologia ferita. Il Bardo ad Aquileia”, allestita al museo Archeologico nazionale di Aquileia e promossa dalla Fondazione Aquileia, dall’istituto nazionale per il Patrimonio tunisino e dal Polo museale e soprintendenza Archeologia del Friuli Venezia Giulia. E ora pronti per una nuova proposta: i tesori del museo Archeologico dell’Iran antico di Teheran in mostra ad Aquileia dal prossimo giugno, frutto della disponibilità della Repubblica islamica e del museo Archeologico di Teheran, maturata nella recente visita istituzionale della Regione. I dati sulla mostra “Il Bardo ad Aquileia” sono stati resi noti dal presidente della Fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi, assieme alla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, che ha commentato: “Siamo veramente soddisfatti per un evento che ha portato a Aquileia 16mila persone nei due mesi e venti giorni di apertura della mostra, inaugurata nel dicembre scorso: è un dato che confrontato a quello dei 35mila visitatori che mediamente in un anno visitano il Museo archeologico di Aquileia fa capire il successo straordinario di questa iniziativa: una ricaduta per tutto il Friuli Venezia Giulia a livello nazionale e internazionale”.

Debora Serracchiani, governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Cristiano Tiussi e Antonio Zanardi Landi (presidente Fondazione Aquileia) all'inaugurazione della mostra "Il Bardo ad Aquileia"

Debora Serracchiani, governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Cristiano Tiussi e Antonio Zanardi Landi (presidente Fondazione Aquileia) all’inaugurazione della mostra “Il Bardo ad Aquileia”

La mostra si era aperta con la presentazione a Roma del ministro Franceschini, che la presidente della Regione Serracchiani ha tenuto a ringraziare: “Abbiamo fatto un grande lavoro di squadra e devo un grazie anzitutto al ministro perché ha supportato questo evento sin dall’inizio, ma anche all’ambasciatore Zanardi Landi, al direttore della Fondazione Cristiano Tiussi e anche al sindaco di Aquileia, determinato a raggiungere questo obiettivo con noi, e a tutti gli operatori privati con cui abbiamo chiuso una partnership che ci ha permesso di affrontare le spese più importanti dell’esposizione”. Zanardi Landi ha ricordato i tanti articoli usciti a livello regionale, nazionale e internazionale, i molti commenti e articoli su stampa e siti web di Russia, Francia, Austria, Spagna, Inghilterra, Tunisia, Iran, Egitto: 32 testate italiane e 25 estere per un totale di 90 articoli sulla stampa, 160 siti web, 15 servizi televisivi e 5 interviste radio anche in Francia e Svizzera. Il presidente ha parlato di una «stimolante scommessa vinta, non solo per il grande afflusso di visitatori, ma perché ha segnato l’inizio di un percorso importante per il rilancio di Aquileia, proposta come luogo simbolo del dibattito sui danni inferti al patrimonio culturale e artistico dal terrorismo fondamentalista”.

Antonio Zanardi Landi a Tourisma illustra il progetto di Aquileia "Archeologia ferita" (foto Valerio Ricciardi)

Antonio Zanardi Landi a Tourisma illustra il progetto di Aquileia “Archeologia ferita” (foto Valerio Ricciardi)

Zanardi Landi, come anticipato nella recente edizione di Tourisma a Firenze, ha confermato anche che, dopo la recente visita della presidente Serracchiani a Teheran (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/13/dopo-tunisi-la-persia-a-giugno-aquileia-ospitera-una-mostra-con-i-tesori-del-museo-archeologico-di-teheran-dalla-missione-del-governatore-del-friuli-venezia-giulia-in-iran-un-protocollo-di-collabor/), si sta lavorando alacremente per poter inaugurare a giugno una mostra sull’archeologia persiana: 15-20 reperti molto importanti provenienti dall’Iran, “oggetti di grande forza comunicativa, che hanno il potere di stupire e di innescare un processo di riflessione. Sarà una mostra importante, la prima da molti anni, che si collocherà in un momento di riapertura dei contatti con l’Iran e che potrà accompagnare l’azione del Governo e della Regione, nonché dei nostri imprenditori che si stanno riaffacciando in forze su quel mercato”. Serracchiani, definendolo “un risultato straordinario”, ha ricordato che questa nuova mostra aprirà nel periodo più intenso dell’afflusso delle presenze nell’area aquileiese. “L’obiettivo resta comunque quello di un’offerta che completi l’afflusso in tutto l’arco dei dodici mesi e che vada di pari passo all’impegno per l’approfondimento dell’attività di scavo nel sito aquileiese”.

Archeologia ferita. In attesa dei tesori persiani, prorogata al museo archeologico di Aquileia la mostra “Il Bardo ad Aquileia”

Il ritratto dell'imperatore Lucio Vero proveniente dal teatro di Dougga (foto di Gianluca Baronchelli)

Il ritratto dell’imperatore Lucio Vero proveniente dal teatro di Dougga (foto di Gianluca Baronchelli)

Il manifesto della mostra "Il Bardo ad Aquileia" nel museo di Aquileia

Il manifesto della mostra “Il Bardo ad Aquileia” nel museo di Aquileia

È stata prorogata fino al 28 febbraio l’apertura della mostra “Il Bardo ad Aquileia” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/03/archeologia-ferita-il-museo-di-aquileia-apre-le-porte-ai-reperti-da-musei-e-siti-colpiti-dai-terroristi-prima-tappa-otto-capolavori-dal-museo-del-bardo-di-tunisi/) organizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con il Polo Museale del Fvg, la Soprintendenza Archeologia, e l’Istituto Nazionale per il Patrimonio tunisino e con il sostegno della Cciaa di Udine, della Bcc di Fiumicello e Aiello e di Edison. “Siamo molto lieti”, sottolinea il presidente della Fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi, “che il messaggio che abbiamo voluto lanciare con questa mostra sia stato accolto da migliaia di persone: solo attraverso la riproposizione dei valori della cultura e della storia comune sarà possibile sconfiggere la cieca violenza e la barbarie di chi vorrebbe proporre infondati scontri di civiltà. Ed è proprio con questo spirito che stiamo già lavorando a una nuova sfida: in un momento di rinnovato dialogo con la Repubblica Islamica dell’Iran vogliamo portare ad Aquileia reperti archeologici importanti della plurimillenaria storia persiana” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/13/dopo-tunisi-la-persia-a-giugno-aquileia-ospitera-una-mostra-con-i-tesori-del-museo-archeologico-di-teheran-dalla-missione-del-governatore-del-friuli-venezia-giulia-in-iran-un-protocollo-di-collabor/). Nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia sono esposti i reperti provenienti dal Museo Nazionale del Bardo di Tunisi, colpito il 18 marzo 2015 dal terrorismo fondamentalista. Il Museo Archeologico ha inoltre ampliato il programma di visite tematiche alla mostra con una serie di nuovi appuntamenti.

Archeologia ferita: il museo di Aquileia apre le porte ai reperti da musei e siti colpiti dai terroristi. Prima tappa: otto capolavori dal museo del Bardo di Tunisi

Un foro di proiettile su una vetrina del museo del Bardo di Tunisi

Un foro di proiettile su una vetrina del museo del Bardo di Tunisi (foto Gianluca Baronchelli)

Il manifesto della mostra "Il Bardo ad Aquileia" nel museo di Aquileia

Il manifesto della mostra “Il Bardo ad Aquileia” nel museo di Aquileia

Debora Serracchiani, governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Cristiano Tiussi e Antonio Zanardi Landi (presidente Fondazione Aquileia) all'inaugurazione della mostra "Il Bardo ad Aquileia"

Debora Serracchiani, governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Cristiano Tiussi e Antonio Zanardi Landi (presidente Fondazione Aquileia) all’inaugurazione della mostra “Il Bardo ad Aquileia”

La celebre testa dell’imperatore Lucio Vero del II secolo d.C., ritrovata a Thugga. E poi la statua di Giove, i mosaici con i Lottatori nudi o il grande ritratto a tessere della Dea Cerere. Sono alcuni dei tesori della mostra “Il Bardo ad Aquileia”, che fino al 31 gennaio porta nel museo archeologico nazionale della città friulana di Aquileia otto opere dal museo del Bardo di Tunisi, prima tappa del progetto “Archeologia ferita”, destinato a crescere nel tempo. “Ci sono mostre”, commenta il ministro dei Beni culturali e del turismo, Dario Franceschini, “importanti per il valore scientifico dell’operazione e delle opere. E altre che sono importanti anche per il messaggio che trasmettono, come questa”. “Una mostra”, aggiunge il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, “che è un segnale di vicinanza che Aquileia, città di confine e di passaggio ha sempre avuto verso tutti i popoli del Mediterraneo”. Era il 18 marzo 2015 quando l’efferatezza del terrorismo jihadista colpì il museo nazionale del Bardo di Tunisi: l’attentato provocò la morte di 24 persone, tra cui 21 turisti, un agente delle forze dell’ordine e due terroristi, e 45 sono rimaste ferite. Un colpo tremendo nel cuore della Tunisia che ha pianto le vittime e la fuga dei turisti. Proprio per non dimenticare fatti drammatici come l’attentato di Tunisi, il progetto “Archeologia ferita” promosso dalla Fondazione Aquileia, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia e il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia, intende portare in successione e con cadenza semestrale ad Aquileia opere d’arte significative provenienti da musei e siti colpiti dai tragici attacchi del terrorismo fondamentalista. Si comincia dunque con la mostra “Il Bardo ad Aquileia”: otto opere che vogliono rappresentare uno spaccato dell’arte e dell’alto artigianato delle province africane in età romana tra il I e il III secolo, e che nel museo friulano dialogano con i manufatti conservati ad Aquileia. “Una scelta per simboleggiare i legami che hanno unito il Nord Africa all’alto Adriatico in età romana. Una scelta, inoltre, che dà forza a quanti si oppongono a chi tenta di negare il dialogo interculturale e interreligioso”.

Il cortile centrale interno del museo del Bardo di Tunisi (foto di Gianluca Baronchelli)

Il cortile centrale interno del museo del Bardo di Tunisi (foto di Gianluca Baronchelli)

“L’idea di questa mostra”, racconta Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia, presentando la rassegna alla presenza dell’ambasciatore tunisino Naceur Mestiri, “nacque quando accompagnai il presidente Mattarella in una visita a Tunisi che voleva significare la vicinanza italiana al popolo e al governo tunisino in un momento molto complicato. Il Bardo è il più importante museo dell’Africa settentrionale, dopo quello del Cairo, e le sue opere dimostrano come il Mediterraneo duemila anni fosse luogo di convivenza e scambio reciproco”. Proprio come Aquileia, iscritta dal 1998 nell’Heritage List dell’Unesco, sede di un bellissimo Foro Romano, ma soprattutto «città di confine e di passaggio», come dice il presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, dove per secoli hanno convissuto pacificamente Romani, Giudei, Greci, Alessandrini. “Questa mostra offre la possibilità di raccontare la nostra Storia e il nostro presente”, spiega Serracchiani. “Sono convinta che la risposta migliore a quello che sta accadendo non siano solo soluzioni militari, ma anche e soprattutto la via culturale. Dobbiamo approfondire la conoscenza reciproca, ovviamente nel rispetto delle diversità che ci tengono insieme. Gli europei dovrebbero ricordarlo di più”.

Il ritratto dell'imperatore Lucio Vero proveniente dal teatro di Dougga (foto di Gianluca Baronchelli)

Il ritratto dell’imperatore Lucio Vero proveniente dal teatro di Dougga (foto di Gianluca Baronchelli)

Vediamo un po’ meglio le opere esposte seguendo le schede curate da Cristiano Tiussi. Cominciamo con un capolavoro della statuaria romana: il ritratto di Lucio Vero, che resse l’Impero assieme al fratello adottivo Marco Aurelio tra il 161 e il 169 d.C. Proveniente dal teatro di Dougga (Thugga), la testa è più grande del naturale. Il ritratto colpisce per il sapiente contrasto tra le superfici levigate del volto e il chiaroscuro della chioma riccioluta e della folta barba, che presentano tracce del colore originario. Un atto d’omaggio della comunità di Thugga all’imperatore che si distinse nelle campagne contro i Parti e contro le tribù germaniche dei Marcomanni e Quadi. Secondo le fonti antiche, proprio di ritorno dal fronte settentrionale, Lucio Vero trovò la morte all’inizio del 169 d.C. sulla strada che collegava Aquileia ad Altino.

La statua di Giove con cornucopia proveniente da Oued R'mel (foto di Gianluca Baronchelli)

La statua di Giove con cornucopia proveniente da Oued R’mel (foto di Gianluca Baronchelli)

Da Oued R’mel proviene una bella statua di Giove, di dimensioni inferiori al naturale. Nudo e in posizione stante, Giove sorregge con il braccio sinistro un corno dell’abbondanza (cornucopia), simbolo di fecondità e fertilità, che nel mito è connesso con l’infanzia del dio (il corno apparteneva alla capra Amaltea, nutrice del piccolo Giove). L’identificazione del dio è assicurata dall’aquila dalle ali spiegate, scolpita sul sostegno a forma di tronco, dietro la gamba di Giove. La statua fu realizzata nell’avanzato II secolo d.C.

La stele del cavaliere Marco Licinio Fedele (foto di Gianluca Baronchelli)

La stele del cavaliere Marco Licinio Fedele (foto di Gianluca Baronchelli)

La semplice stele, tipica della produzione funeraria della Tunisia, apparteneva ad un cavaliere originario di Lugdunum (Lione), Marco Licinio Fedele, che morì a 32 anni dopo aver servito addirittura per 16 anni nella III Legione Augusta. Questa legione era di stanza ad Ammaedara (Haïdra), dove il cavaliere fu sepolto, a partire dal secondo quarto del I secolo d.C. e fino al 75 d.C. Il defunto è raffigurato in forme semplici e lineari, quasi primitive, nella parte alta del monumento, entro una nicchia. In posizione frontale, egli trattiene per le redini due cavalli, inseparabili compagni della vita militare, bardati da cerimonia.

Brocca in ceramica sigillata proveniente dalla necropoli di El Aouja (foto di Gianluca Baronchelli)

Brocca in ceramica sigillata proveniente dalla necropoli di El Aouja (foto di Gianluca Baronchelli)

I due esemplari ceramici esposti, rinvenuti nella necropoli di El Aouja, nella Tunisia centrale, rappresentano una fiorentissima produzione artigianale di ceramica da mensa, la cosiddetta terra sigillata africana, così chiamata per la presenza di decorazioni figurate a rilievo (sigilla). Il colore arancio-rosso della ceramica deriva dalla tecnica di cottura, che avveniva in ambiente ricco di ossigeno. A partire dal II secolo d.C., l’Africa invase con i suoi prodotti tutto il bacino Mediterraneo, segnando spesso un netto predominio su altre produzioni, inclusa l’Italia e Aquileia. Il primo recipiente è una bottiglia cilindrica, che può considerarsi una sorta di summa mitologica antica: le figure a rilievo rappresentano Apollo con la cetra seduto su un altare, Sun ileno barbato, due Satiri e una baccante, Mercurio con la borsa e il caduceo, una scena erotica sormontata da due spighe, Marte appoggiato ad una lancia, due Amorini affrontati a un elmo corinzio, un Satiro che tiene un tirso, Sileno, Vittoria, Venere e baccante. Alla base del collo, tra le due anse, si trova un’iscrizione che si riferisce alla bottega che l’aveva prodotta (EX OFFICINA (N) ABIGI). La seconda è una brocca, dalla rara forma assai moderna, al cui centro vi sono una conchiglia, una corona e un cartiglio a coda di rondine con l’acclamazione di vittoria (TAVRISCI NIKA), riferita ad una delle associazioni (i Taurisci appunto) che organizzavano gli spettacoli nell’anfiteatro. Dall’altro lato sono rappresentati una ghirlanda e un leone in corsa. I due esemplari sono riferibili a produzioni di pieno III secolo d.C.

"Lottatori", mosaico proveniente da Gightis (Henchir Bou Ghrara), nel sud della Tunisia (foto di Gianluca Baronchelli)

“Lottatori”, mosaico proveniente da Gightis (Henchir Bou Ghrara), nel sud della Tunisia (foto di Gianluca Baronchelli)

Nell’ambito dell’esposizione, ampio risalto è attributo ai mosaici provenienti dai centri romani della Tunisia, le cui straordinaria collezione costituisce il fulcro del percorso espositivo del Museo del Bardo. I tre esemplari provenienti dai siti di Uthina (Oudhna) e di Gightis (Henchir Bou Ghrara, nel sud della Tunisia) costituiscono un campione altamente rappresentativo della eccezionale qualità raggiunta dai mosaicisti dell’Africa Proconsolare nel corso dell’età imperiale. La ricchezza e la varietà delle decorazioni policrome che ne hanno determinato la fama dall’antichità sino ai giorni nostri condividono con i pavimenti di Aquileia un immaginario basato sulla celebrazione di motivi e concetti largamente condivisi su scala mediterranea. La raffigurazione della dea Cerere, così simile, con i suoi ricchi fasci di spighe, a tante personificazioni dell’Estate presenti nei mosaici di Aquileia, fa allusione a quella ricchezza della natura cui dovevano la loro fortuna i numerosi centri tunisini affacciati sulle sponde del Mediterraneo. Le immagini dei lottatori di Gightis rimandano, con le loro acrobazie, all’ambito tipicamente romano delle terme, ampiamente rappresentato negli esemplari del Museo di Aquileia.