La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum in missione a Tunisi con il Mann di Napoli e il parco archeologico di Pompei per nuove collaborazioni culturali. Invitati i ministri tunisini e il direttore del Bardo alla XX Bmta a ottobre
La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, a Tunisi con esperti del parco Archeologico di Pompei e del museo Archeologico di Napoli, ha incontrato i ministri di Turismo e Cultura per invitarli al ventennale e per stipulare intese di cooperazione culturale. Il direttore della BMTA Ugo Picarelli ha incontrato a Tunisi la ministra del Turismo e dell’Artigianato Selma Elloumi Rekik e il ministro degli Affari culturali Mohamed Zine El Abidine, su invito dell’ambasciatore di Tunisia a Roma Moez Sinaoui, per coordinare un gruppo di esperti per sviluppare intese su tematiche di cooperazione culturale. La Borsa è best practice riconosciuta per l’impegno a favore del dialogo interculturale, non solo attraverso la partecipazione nel salone espositivo di 30 Paesi e l’annuale presenza a Paestum di un Paese Ospite Ufficiale, ma anche per dedicare dal 2015 nell’ambito del programma due significativi momenti a questo tema: l’incontro “#pernondimenticare il Museo del Bardo, 18 marzo 2015”, dopo l’assalto jihadista al museo di Tunisi, per ricordare che il patrimonio culturale è uno strumento fondamentale per il dialogo interculturale: ogni cittadino del mondo, al di là di appartenenze religiose o politiche, deve essere consapevole che il patrimonio culturale è un bene comune e rappresentazione di identità nazionale, per cui va difeso da tutti i Paesi che fanno della democrazia il loro baluardo; l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, in collaborazione con Archeo, la prima testata archeologica italiana, intitolato al noto archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale.L’incontro a Tunisi è stato occasione per il direttore Ugo Picarelli di invitare la ministra del Turismo e dell’Artigianato Selma Elloumi Rekik alla XX edizione della BMTA, in programma a Paestum dal 26 al 29 ottobre 2017, per partecipare alla conferenza “Il dialogo interculturale valore universale delle identità e del patrimonio culturale: #pernondimenticare il Museo del Bardo, 18 marzo 2015 e #unite4heritage for Palmyra” in collaborazione con Unesco e Organizzazione Mondiale del Turismo, con la partecipazione dei Ministri del Turismo e della Cultura di Azerbaigian, Bahrein, Iraq, Serbia.
Il direttore della Borsa, come a Belgrado nei mesi scorsi, ha coordinato un gruppo di esperti rappresentato dall’archeologa Luigia Melillo, funzionario archeologo responsabile dell’ufficio Restauro e dell’ufficio Relazioni internazionali del museo Archeologico nazionale di Napoli, e dall’architetto Annamaria Mauro capo area Organizzazione e funzionamento del parco Archeologico di Pompei. Nell’incontro con i ministri tunisini, con la direzione generale Turismo culturale del ministero del Turismo e con l’istituto nazionale del Patrimonio sono state valutate, alla luce della recente riforma dei beni culturali, le collaborazioni future che riguarderanno gemellaggi con le città di epoca romana, restauri di opere d’arte, scambi di esperienze su archeologia virtuale, scavi di nuove missioni archeologiche. L’occasione è stata importante per condividere con l’ambasciatore Italiano a Tunisi, Raimondo De Cardona, che le collaborazioni possano attuarsi e svolgersi attraverso l’istituto italiano di Cultura diretto dalla salernitana Maria Vittoria Longhi.
Dopo la città punica di Cartagine, la Borsa ha visitato il museo del Bardo incontrando il direttore Mouncef Ben Moussa e ribadendo il suo impegno annuale a trasmettere sempre a futura memoria l’accaduto del marzo 2015. La Borsa per sottolineare l’amicizia col Bardo inviterà a Paestum Hamadi Ben Abdesslem, la guida turistica che ha salvato 45 italiani durante l’attacco terroristico dell’Isis, portandoli al riparo da una uscita di servizio. Poiché Hamadi è nel suo paese vice presidente dell’associazione Guide Turistiche, potrà portare la sua esperienza all’incontro annuale che ANGT, l’associazione delle guide italiane, svolge a Paestum in occasione della Borsa.
Barletta dedica una mostra ad Annibale, il genio militare della battaglia di Canne, che inflisse a Roma una delle più pesanti sconfitte: “Annibale. Un viaggio”, da Cartagine alla Spagna e all’Italia, fino alla vittoria di Canne, al suo ritorno in Africa e alla disfatta di Zama

Corazza in bronzo dorato di fattura magnogreca del III sec. a.C. conservata al museo del Bardo di Tunisi
La testa di Atena con collana di ghiande, elmo attico crestato e cimiero centrale a collo di cigno risplendeva nella pugna incisa a sbalzo sulla corazza di bronzo dorata di un mercenario italico. Fu ritrovata nel 1909 in una tomba punica nel deserto tunisino, sopra un sarcofago contenente le spoglie di un guerriero. E ora quell’eccezionale reperto di età annibalica (III secolo a.C.), di fattura magnogreca, conservata al museo archeologico del Bardo a Tunisi, è esposta da qualche giorno nel castello di Barletta dove è allestita la mostra “Annibale. Un viaggio”, inaugurata a Barletta il 2 agosto scorso, in occasione dell’anniversario della battaglia di Canne (216 a.C.). La corazza (“Pezzo straordinario”, l’ha definito il direttore del Polo museale di Puglia, Fabrizio Vona) torna in Italia dopo quasi 30 anni, tanti ne sono passati dall’esposizione “I Fenici” del 1988 a Palazzo Grassi a Venezia ed è una delle poche opere autorizzate a lasciare il museo del Bardo dopo l’attentato terroristico del marzo 2015. “Così come il busto di Annibale, anche questa corazza”, ha commentato il sindaco di Barletta, Pasquale Cascella, “ha un forte valore simbolico, quello del legame della nostra città con una storia millenaria”. E il sottosegretario ai Beni culturali, Antonio Cesaro: “La presenza di questo reperto oltre a testimoniare la generosità del museo del Bardo getta le basi per una collaborazione fra due Paesi che si slarga su orizzonti sempre più ampi e che incentiverà il flusso dei visitatori, già rivelatosi molto intenso, a dimostrazione che i beni culturali sono un asset strategico per l’economia dei territori”.
La Puglia dunque dedica una grande mostra al condottiero cartaginese che proprio qui, nelle campagne di Barletta, presso l’antica Canne, visse uno dei suoi più grandi giorni di gloria. La battaglia di Canne del 2 agosto del 216 a.C. è stata infatti una delle principali battaglie della seconda guerra punica. L’esercito di Cartagine, comandato con estrema abilità da Annibale, accerchiò e distrusse quasi completamente un esercito numericamente superiore della Repubblica romana guidato dai consoli Lucio Emilio Paolo e Gaio Terenzio Varrone. La battaglia è considerata come una delle più grandi manovre tattiche della storia militare e, in termini di caduti in combattimento, una delle più pesanti sconfitte di Roma, seconda solo alla battaglia di Arausio. “Prope iam fessis caede magis quam pugna adiungit” ([I Cartaginesi] furono quasi più spossati per la strage compiuta che per la fatica del combattere): così scrive lo storico romano Tito Livio nella sua Ab urbe condita.
La mostra “Annibale. Un viaggio” al castello di Barletta, promossa e organizzata dal Comune di Barletta, con il ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo e la Regione Puglia, e aperta fino al 22 gennaio 2017, prende spunto da un recente libro di Paolo Rumiz in cui si legge: “Annibale il crudele, il guercio, l’avido, lo sleale, l’uomo nero… Annibale uomo senza donne, senza amici, senza figli, senza discendenza, senza emuli”, ma anche “esemplare unico e irripetibile. Un genio militare capace di leggere i pensieri dello stratega avversario e di condividere con le sue truppe i disagi più spaventosi (…) che a differenza di Napoleone, non ha lasciato monumenti di sé. I Romani ne hanno cancellato ogni traccia”. Un viaggio per immagini ed esperienze multimediali, attraverso i luoghi percorsi dal generale e filtrati attraverso la sua personalità e la sua cultura, luoghi che segneranno le tappe fisiche e insieme simboliche del percorso della mostra. Un personaggio raccontato nella sua fisionomia di storico avversario di Roma, ma soprattutto come l’artefice di uno straordinario epico viaggio tra l’Africa e l’Europa. Ecco i temi del suo rapporto con la guerra, con i soldati, con le popolazioni italiche e, soprattutto, con i luoghi attraversati.
Otto le sezioni principali in cui è articolato il percorso della mostra, tra testi di approfondimento, immagini, reperti e video-installazioni immersive: si parte dallo scenario mediterraneo nel III e II secolo, con il ruolo di Cartagine e Roma sullo sfondo; segue un focus sulla città di Annibale, Cartagine, prima tappa ideale del suo “viaggio”; le leggende sulla sua infanzia come il suo giuramento da bambino, un episodio che avrebbe segnato il suo destino; il suo epico viaggio dalla Spagna all’Italia, attraverso una lunga serie di straordinarie imprese; il drammatico scontro di Canne; gli ultimi anni in Italia e l’inizio del declino; poi la sosta nel santuario di Hera Lacinia presso Crotone con la sua dedica alla dea in greco e punico, che segnerà la fine di un viaggio e della sua avventura, e infine l’imbarco verso l’Africa e la sconfitta definitiva a Zama.
Tra i molti reperti presenti in mostra, prestati da importanti musei italiani ed esteri, ha un ruolo importante (come ha sottolineato il sottosegretario Cesaro) il busto di Annibale delle Gallerie del Quirinale, tornato in Italia dopo la sua recente esposizione a Tunisi nel museo del Bardo, in un’ideale testimonianza da parte della Presidenza della Repubblica del rilievo storico della figura di Annibale nell’area del Mediterraneo. La mostra vuole essere anche un tramite per il rafforzamento dei rapporti culturali, di scambio e collaborazione, con tutti i paesi gravitanti intorno al Mediterraneo. L’esposizione si avvale del supporto e contributo dei maggiori esperti e delle più importanti istituzioni scientifiche italiane e si affianca al progetto “La Rotta dei Fenici”, Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa. Il percorso si snoda lungo due ali divergenti del settore sudorientale della fortezza: nella prima il visitatore esplora come in una emozionante premessa le vicende umane e culturali che segnarono l’infanzia e la giovinezza di Annibale e ne determinarono la svolta verso la grande impresa per cui è rimasto famoso. La seconda ala il cui perno è costituito da un monumentale spazio circolare è interamente dedicata al viaggio di Annibale e alle sue tappe in successione dalla Spagna all’Italia fino al rientro definitivo in Africa. I pannelli didascalici, pensati come un diario di viaggio con appunti, immagini e citazioni di storici antichi e contemporanei, in italiano e inglese, si alternano a nuclei di oggetti selezionati per rappresentare i momenti clou di questo percorso e la fisionomia delle popolazioni incontrate e a installazioni multimediali che attraverso immagini e piccole storie in movimento rendono emozionante la visita. In particolare è la proiezione che anima la grande cupola della sala circolare a comunicare al visitatore una suggestiva esperienza di totale immersione nel viaggio di Annibale.
“Da teatro di drammi umanitari e diffidenze reciproche a spazio geografico fecondo di scambi e conoscenza tra popoli di sponde diverse”: questo, secondo Cesaro, deve tornare a essere il Mediterraneo, così come lo è stato per tanti secoli nel passato. “La cultura”, conclude il sottosegretario ai Beni culturali, “ancora una volta si propone come la migliore diplomazia per favorire il dialogo e il rispetto reciproco. Lo stesso castello di Barletta con le sue sovrapposizioni architettoniche di epoca sveva, normanna e angioina è un simbolo di come la Puglia, al pari di tutto il Mezzogiorno italiano, abbia tratto vantaggio dalle millenarie contaminazioni culturali tra popoli e religioni differenti. Grazie al suo corredo multimediale e al suo coinvolgente storytelling questa esposizione rappresenta un valore aggiunto nell’offerta turistica pugliese che mai come quest’anno è in grado di proporre a italiani e stranieri delle alternative culturali di qualità al consueto soggiorno balneare”.
Aquileia incontra la Persia: a Grado il documentario Rai sulla mostra “Leoni e Tori dall’Antica Persia ad Aquileia” aperta al museo Archeologico nazionale di Aquileia
Il filo rosso che lega questa estate Aquileia alla Persia si arricchisce lunedì 29 agosto 2016 di un altro evento a corollario della mostra “Leoni e tori dall’antica Persia ad Aquileia”, allestita al museo Archeologico nazionale di Aquileia. Secondo appuntamento del ciclo “Archeologia Ferita” avviato l’inverno scorso con l’esposizione dedicata ai reperti provenienti dal museo del Bardo di Tunisi, la mostra “Leoni e tori” che ha avuto finora un grande successo di pubblico con oltre 16mila visitatori, proseguirà fino al 30 settembre, anche se si sta cercando di ottenerne il prolungamento per tutto il mese di ottobre. Tra gli eventi collaterali, in luglio, durante l’Aquileia Film Festival (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/07/26/al-via-la-7-ma-edizione-di-aquileia-film-festival-tre-serate-ad-aquileia-nella-prestigiosa-piazza-capitolo-con-film-della-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-e-le-conversazion/) c’era stato l’incontro con Carlo Cereti, addetto culturale dell’Ambasciata d’Italia a Teheran, che, davanti a un pubblico numeroso e attento, ha tracciato un quadro dell’Iran di oggi e di una cultura che ha avuto molti contatti col mondo occidentale, oltre a illustrare caratteristiche e motivazioni della mostra, ideata e organizzata dalla Fondazione Aquileia e realizzata in collaborazione con il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia, il National Museum of Iran e l’Iranian Cultural Heritage Handcrafts and Tourism Organization, portando ad Aquileia 25 tesori dell’antica Persia mai usciti dai confini della Repubblica Islamica dell’Iran, tra cui alcuni oggetti in oro particolarmente preziosi, che raccontano della magnificenza dell’impero achemenide, fondado da Ciro e reso grande da Dario (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/06/22/archeologia-ferita-leoni-e-tori-dallantica-persia-ad-aquileia-in-mostra-allarcheologico-capolavori-achemenidi-e-sasanidi-da-persepoli-e-dal-museo-di-teheran-per-l/).

“Leoni e tori. Aquileia incontra la Persia”, documentario della Rai Friuli Venezia Giulia per la regia di Tiziana Toglia
Ora il racconto della mostra “Leoni e tori” diventa un film. La sede regionale del Friuli Venezia Giulia della Rai ha infatti realizzato il documentario “Leoni e tori – Aquileia incontra la Persia” che verrà proiettato lunedì 29 agosto 2016 alle 19 al Grand Hotel Astoria di Grado alla presenza della regista Tiziana Toglia e del direttore della sede regionale della Rai Guido Corso. La serata, aperta al pubblico, e moderata dalla giornalista del Messaggero Veneto Elisa Michellut, si aprirà con i saluti del presidente della Git-Terme e Spiaggia Alessandro Lovato, con cui la Fondazione Aquileia ha da tempo un rapporto di collaborazione per una promozione integrata dell’offerta turistica, e proseguirà con gli interventi del direttore della sede Rai Fvg, Guido Corso, del direttore della Fondazione Aquileia, Cristiano Tiussi, che illustrerà il percorso di visita e l’idea della mostra, e di Marta Novello, direttrice del museo Archeologico nazionale di Aquileia che ospita i preziosi reperti provenienti dall’Iran. Il documentario è un viaggio alla scoperta dell’archeologia e della cultura persiana, guidato anche dalle parole del professor Carlo Cereti, e un “invito a riscoprire Aquileia”, come sottolinea nel filmato il presidente della Fondazione Aquileia Antonio Zanardi Landi, “quale luogo di incontro e dialogo tra culture”.
Archeologia ferita. Un successo la mostra “Il Bardo ad Aquileia”: 16mila visitatori in meno di tre mesi. E a giugno arrivano i tesori dell’antica Persia dal museo di Teheran

La statua di Giove con cornucopia proveniente da Oued R’mel (foto di Gianluca Baronchelli) nella mostra “Il Bardo ad Aquileia”
Aquileia ha scommesso sulla qualità dell’offerta e ha fatto centro con il progetto “Archeologia ferita”. In meno di tre mesi per la prima iniziativa sui tesori del Bardi sfiorati i 16mila visitatori. Numeri da record dunque per la mostra “Archeologia ferita. Il Bardo ad Aquileia”, allestita al museo Archeologico nazionale di Aquileia e promossa dalla Fondazione Aquileia, dall’istituto nazionale per il Patrimonio tunisino e dal Polo museale e soprintendenza Archeologia del Friuli Venezia Giulia. E ora pronti per una nuova proposta: i tesori del museo Archeologico dell’Iran antico di Teheran in mostra ad Aquileia dal prossimo giugno, frutto della disponibilità della Repubblica islamica e del museo Archeologico di Teheran, maturata nella recente visita istituzionale della Regione. I dati sulla mostra “Il Bardo ad Aquileia” sono stati resi noti dal presidente della Fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi, assieme alla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, che ha commentato: “Siamo veramente soddisfatti per un evento che ha portato a Aquileia 16mila persone nei due mesi e venti giorni di apertura della mostra, inaugurata nel dicembre scorso: è un dato che confrontato a quello dei 35mila visitatori che mediamente in un anno visitano il Museo archeologico di Aquileia fa capire il successo straordinario di questa iniziativa: una ricaduta per tutto il Friuli Venezia Giulia a livello nazionale e internazionale”.

Debora Serracchiani, governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Cristiano Tiussi e Antonio Zanardi Landi (presidente Fondazione Aquileia) all’inaugurazione della mostra “Il Bardo ad Aquileia”
La mostra si era aperta con la presentazione a Roma del ministro Franceschini, che la presidente della Regione Serracchiani ha tenuto a ringraziare: “Abbiamo fatto un grande lavoro di squadra e devo un grazie anzitutto al ministro perché ha supportato questo evento sin dall’inizio, ma anche all’ambasciatore Zanardi Landi, al direttore della Fondazione Cristiano Tiussi e anche al sindaco di Aquileia, determinato a raggiungere questo obiettivo con noi, e a tutti gli operatori privati con cui abbiamo chiuso una partnership che ci ha permesso di affrontare le spese più importanti dell’esposizione”. Zanardi Landi ha ricordato i tanti articoli usciti a livello regionale, nazionale e internazionale, i molti commenti e articoli su stampa e siti web di Russia, Francia, Austria, Spagna, Inghilterra, Tunisia, Iran, Egitto: 32 testate italiane e 25 estere per un totale di 90 articoli sulla stampa, 160 siti web, 15 servizi televisivi e 5 interviste radio anche in Francia e Svizzera. Il presidente ha parlato di una «stimolante scommessa vinta, non solo per il grande afflusso di visitatori, ma perché ha segnato l’inizio di un percorso importante per il rilancio di Aquileia, proposta come luogo simbolo del dibattito sui danni inferti al patrimonio culturale e artistico dal terrorismo fondamentalista”.

Antonio Zanardi Landi a Tourisma illustra il progetto di Aquileia “Archeologia ferita” (foto Valerio Ricciardi)
Zanardi Landi, come anticipato nella recente edizione di Tourisma a Firenze, ha confermato anche che, dopo la recente visita della presidente Serracchiani a Teheran (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/13/dopo-tunisi-la-persia-a-giugno-aquileia-ospitera-una-mostra-con-i-tesori-del-museo-archeologico-di-teheran-dalla-missione-del-governatore-del-friuli-venezia-giulia-in-iran-un-protocollo-di-collabor/), si sta lavorando alacremente per poter inaugurare a giugno una mostra sull’archeologia persiana: 15-20 reperti molto importanti provenienti dall’Iran, “oggetti di grande forza comunicativa, che hanno il potere di stupire e di innescare un processo di riflessione. Sarà una mostra importante, la prima da molti anni, che si collocherà in un momento di riapertura dei contatti con l’Iran e che potrà accompagnare l’azione del Governo e della Regione, nonché dei nostri imprenditori che si stanno riaffacciando in forze su quel mercato”. Serracchiani, definendolo “un risultato straordinario”, ha ricordato che questa nuova mostra aprirà nel periodo più intenso dell’afflusso delle presenze nell’area aquileiese. “L’obiettivo resta comunque quello di un’offerta che completi l’afflusso in tutto l’arco dei dodici mesi e che vada di pari passo all’impegno per l’approfondimento dell’attività di scavo nel sito aquileiese”.
Archeologia ferita. In attesa dei tesori persiani, prorogata al museo archeologico di Aquileia la mostra “Il Bardo ad Aquileia”

Il ritratto dell’imperatore Lucio Vero proveniente dal teatro di Dougga (foto di Gianluca Baronchelli)
È stata prorogata fino al 28 febbraio l’apertura della mostra “Il Bardo ad Aquileia” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/03/archeologia-ferita-il-museo-di-aquileia-apre-le-porte-ai-reperti-da-musei-e-siti-colpiti-dai-terroristi-prima-tappa-otto-capolavori-dal-museo-del-bardo-di-tunisi/) organizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con il Polo Museale del Fvg, la Soprintendenza Archeologia, e l’Istituto Nazionale per il Patrimonio tunisino e con il sostegno della Cciaa di Udine, della Bcc di Fiumicello e Aiello e di Edison. “Siamo molto lieti”, sottolinea il presidente della Fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi, “che il messaggio che abbiamo voluto lanciare con questa mostra sia stato accolto da migliaia di persone: solo attraverso la riproposizione dei valori della cultura e della storia comune sarà possibile sconfiggere la cieca violenza e la barbarie di chi vorrebbe proporre infondati scontri di civiltà. Ed è proprio con questo spirito che stiamo già lavorando a una nuova sfida: in un momento di rinnovato dialogo con la Repubblica Islamica dell’Iran vogliamo portare ad Aquileia reperti archeologici importanti della plurimillenaria storia persiana” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/13/dopo-tunisi-la-persia-a-giugno-aquileia-ospitera-una-mostra-con-i-tesori-del-museo-archeologico-di-teheran-dalla-missione-del-governatore-del-friuli-venezia-giulia-in-iran-un-protocollo-di-collabor/). Nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia sono esposti i reperti provenienti dal Museo Nazionale del Bardo di Tunisi, colpito il 18 marzo 2015 dal terrorismo fondamentalista. Il Museo Archeologico ha inoltre ampliato il programma di visite tematiche alla mostra con una serie di nuovi appuntamenti.
Archeologia ferita: il museo di Aquileia apre le porte ai reperti da musei e siti colpiti dai terroristi. Prima tappa: otto capolavori dal museo del Bardo di Tunisi

Debora Serracchiani, governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Cristiano Tiussi e Antonio Zanardi Landi (presidente Fondazione Aquileia) all’inaugurazione della mostra “Il Bardo ad Aquileia”
La celebre testa dell’imperatore Lucio Vero del II secolo d.C., ritrovata a Thugga. E poi la statua di Giove, i mosaici con i Lottatori nudi o il grande ritratto a tessere della Dea Cerere. Sono alcuni dei tesori della mostra “Il Bardo ad Aquileia”, che fino al 31 gennaio porta nel museo archeologico nazionale della città friulana di Aquileia otto opere dal museo del Bardo di Tunisi, prima tappa del progetto “Archeologia ferita”, destinato a crescere nel tempo. “Ci sono mostre”, commenta il ministro dei Beni culturali e del turismo, Dario Franceschini, “importanti per il valore scientifico dell’operazione e delle opere. E altre che sono importanti anche per il messaggio che trasmettono, come questa”. “Una mostra”, aggiunge il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, “che è un segnale di vicinanza che Aquileia, città di confine e di passaggio ha sempre avuto verso tutti i popoli del Mediterraneo”. Era il 18 marzo 2015 quando l’efferatezza del terrorismo jihadista colpì il museo nazionale del Bardo di Tunisi: l’attentato provocò la morte di 24 persone, tra cui 21 turisti, un agente delle forze dell’ordine e due terroristi, e 45 sono rimaste ferite. Un colpo tremendo nel cuore della Tunisia che ha pianto le vittime e la fuga dei turisti. Proprio per non dimenticare fatti drammatici come l’attentato di Tunisi, il progetto “Archeologia ferita” promosso dalla Fondazione Aquileia, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia e il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia, intende portare in successione e con cadenza semestrale ad Aquileia opere d’arte significative provenienti da musei e siti colpiti dai tragici attacchi del terrorismo fondamentalista. Si comincia dunque con la mostra “Il Bardo ad Aquileia”: otto opere che vogliono rappresentare uno spaccato dell’arte e dell’alto artigianato delle province africane in età romana tra il I e il III secolo, e che nel museo friulano dialogano con i manufatti conservati ad Aquileia. “Una scelta per simboleggiare i legami che hanno unito il Nord Africa all’alto Adriatico in età romana. Una scelta, inoltre, che dà forza a quanti si oppongono a chi tenta di negare il dialogo interculturale e interreligioso”.
“L’idea di questa mostra”, racconta Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia, presentando la rassegna alla presenza dell’ambasciatore tunisino Naceur Mestiri, “nacque quando accompagnai il presidente Mattarella in una visita a Tunisi che voleva significare la vicinanza italiana al popolo e al governo tunisino in un momento molto complicato. Il Bardo è il più importante museo dell’Africa settentrionale, dopo quello del Cairo, e le sue opere dimostrano come il Mediterraneo duemila anni fosse luogo di convivenza e scambio reciproco”. Proprio come Aquileia, iscritta dal 1998 nell’Heritage List dell’Unesco, sede di un bellissimo Foro Romano, ma soprattutto «città di confine e di passaggio», come dice il presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, dove per secoli hanno convissuto pacificamente Romani, Giudei, Greci, Alessandrini. “Questa mostra offre la possibilità di raccontare la nostra Storia e il nostro presente”, spiega Serracchiani. “Sono convinta che la risposta migliore a quello che sta accadendo non siano solo soluzioni militari, ma anche e soprattutto la via culturale. Dobbiamo approfondire la conoscenza reciproca, ovviamente nel rispetto delle diversità che ci tengono insieme. Gli europei dovrebbero ricordarlo di più”.

Il ritratto dell’imperatore Lucio Vero proveniente dal teatro di Dougga (foto di Gianluca Baronchelli)
Vediamo un po’ meglio le opere esposte seguendo le schede curate da Cristiano Tiussi. Cominciamo con un capolavoro della statuaria romana: il ritratto di Lucio Vero, che resse l’Impero assieme al fratello adottivo Marco Aurelio tra il 161 e il 169 d.C. Proveniente dal teatro di Dougga (Thugga), la testa è più grande del naturale. Il ritratto colpisce per il sapiente contrasto tra le superfici levigate del volto e il chiaroscuro della chioma riccioluta e della folta barba, che presentano tracce del colore originario. Un atto d’omaggio della comunità di Thugga all’imperatore che si distinse nelle campagne contro i Parti e contro le tribù germaniche dei Marcomanni e Quadi. Secondo le fonti antiche, proprio di ritorno dal fronte settentrionale, Lucio Vero trovò la morte all’inizio del 169 d.C. sulla strada che collegava Aquileia ad Altino.
Da Oued R’mel proviene una bella statua di Giove, di dimensioni inferiori al naturale. Nudo e in posizione stante, Giove sorregge con il braccio sinistro un corno dell’abbondanza (cornucopia), simbolo di fecondità e fertilità, che nel mito è connesso con l’infanzia del dio (il corno apparteneva alla capra Amaltea, nutrice del piccolo Giove). L’identificazione del dio è assicurata dall’aquila dalle ali spiegate, scolpita sul sostegno a forma di tronco, dietro la gamba di Giove. La statua fu realizzata nell’avanzato II secolo d.C.
La semplice stele, tipica della produzione funeraria della Tunisia, apparteneva ad un cavaliere originario di Lugdunum (Lione), Marco Licinio Fedele, che morì a 32 anni dopo aver servito addirittura per 16 anni nella III Legione Augusta. Questa legione era di stanza ad Ammaedara (Haïdra), dove il cavaliere fu sepolto, a partire dal secondo quarto del I secolo d.C. e fino al 75 d.C. Il defunto è raffigurato in forme semplici e lineari, quasi primitive, nella parte alta del monumento, entro una nicchia. In posizione frontale, egli trattiene per le redini due cavalli, inseparabili compagni della vita militare, bardati da cerimonia.
I due esemplari ceramici esposti, rinvenuti nella necropoli di El Aouja, nella Tunisia centrale, rappresentano una fiorentissima produzione artigianale di ceramica da mensa, la cosiddetta terra sigillata africana, così chiamata per la presenza di decorazioni figurate a rilievo (sigilla). Il colore arancio-rosso della ceramica deriva dalla tecnica di cottura, che avveniva in ambiente ricco di ossigeno. A partire dal II secolo d.C., l’Africa invase con i suoi prodotti tutto il bacino Mediterraneo, segnando spesso un netto predominio su altre produzioni, inclusa l’Italia e Aquileia. Il primo recipiente è una bottiglia cilindrica, che può considerarsi una sorta di summa mitologica antica: le figure a rilievo rappresentano Apollo con la cetra seduto su un altare, Sun ileno barbato, due Satiri e una baccante, Mercurio con la borsa e il caduceo, una scena erotica sormontata da due spighe, Marte appoggiato ad una lancia, due Amorini affrontati a un elmo corinzio, un Satiro che tiene un tirso, Sileno, Vittoria, Venere e baccante. Alla base del collo, tra le due anse, si trova un’iscrizione che si riferisce alla bottega che l’aveva prodotta (EX OFFICINA (N) ABIGI). La seconda è una brocca, dalla rara forma assai moderna, al cui centro vi sono una conchiglia, una corona e un cartiglio a coda di rondine con l’acclamazione di vittoria (TAVRISCI NIKA), riferita ad una delle associazioni (i Taurisci appunto) che organizzavano gli spettacoli nell’anfiteatro. Dall’altro lato sono rappresentati una ghirlanda e un leone in corsa. I due esemplari sono riferibili a produzioni di pieno III secolo d.C.

“Lottatori”, mosaico proveniente da Gightis (Henchir Bou Ghrara), nel sud della Tunisia (foto di Gianluca Baronchelli)
Nell’ambito dell’esposizione, ampio risalto è attributo ai mosaici provenienti dai centri romani della Tunisia, le cui straordinaria collezione costituisce il fulcro del percorso espositivo del Museo del Bardo. I tre esemplari provenienti dai siti di Uthina (Oudhna) e di Gightis (Henchir Bou Ghrara, nel sud della Tunisia) costituiscono un campione altamente rappresentativo della eccezionale qualità raggiunta dai mosaicisti dell’Africa Proconsolare nel corso dell’età imperiale. La ricchezza e la varietà delle decorazioni policrome che ne hanno determinato la fama dall’antichità sino ai giorni nostri condividono con i pavimenti di Aquileia un immaginario basato sulla celebrazione di motivi e concetti largamente condivisi su scala mediterranea. La raffigurazione della dea Cerere, così simile, con i suoi ricchi fasci di spighe, a tante personificazioni dell’Estate presenti nei mosaici di Aquileia, fa allusione a quella ricchezza della natura cui dovevano la loro fortuna i numerosi centri tunisini affacciati sulle sponde del Mediterraneo. Le immagini dei lottatori di Gightis rimandano, con le loro acrobazie, all’ambito tipicamente romano delle terme, ampiamente rappresentato negli esemplari del Museo di Aquileia.
Se volete contattarmi o inviare news:
Categorie
Archivi
Articoli recenti
- Civitavecchia. Con la conferenza di Luca Mocchegiani Carpano al via al Porto il ciclo di incontri di archeologia subacquea “Oltre il Tevere: la navigazione e le strutture portuali di epoca romana lungo il fiume” nell’ambito della mostra “La Costruzione del porto di Centumcellae e le sue navi”. Il programma febbraio 3, 2026
- Padova. A Palazzo Maldura, in presenza e online, il seminario “Il Colosseo: dallo scavo archeologico allo studio degli elevati alla modellazione HBIM: conoscenza per la tutela e la valorizzazione” febbraio 3, 2026
- #domenicalmuseo. Nella prima domenica di febbraio Roma conquista tutto il podio della classifica assoluta: al primo posto il Colosseo (14.120 ingressi), al secondo il Pantheon (12.423 ingressi) e al terzo Foro Romano e Palatino (12.409 ingressi) febbraio 2, 2026
- Marzabotto (Bo). Le sale del museo nazionale Etrusco chiuse lavori di manutenzione del percorso espositivo e restauro dei materiali febbraio 2, 2026
- Con archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale a Roma: dopo i tesori dalla tomba di Yuya e Tuya e quelli dalla tomba di Psusennes I, si chiude la sezione dedicata alla “Vita dopo la morte” con tesori da tombe sacerdotali e principesche, tra cui quelli provenienti dalla Cachette di Bab el-Gasus a Deir el-Bahari febbraio 2, 2026
CHI SIAMO
Graziano Tavan, giornalista professionista, per quasi trent’anni caposervizio de Il Gazzettino di Venezia, per il quale ho curato centinaia di reportage, servizi e approfondimenti per le Pagine della Cultura su archeologia, storia e arte antica, ricerche di università e soprintendenze, mostre. Ho collaborato e/o collaboro con riviste specializzate come Archeologia Viva, Archeo, Pharaos, Veneto Archeologico. Curo l’archeoblog “archeologiavocidalpassato. News, curiosità, ricerche, luoghi, persone e personaggi” (con testi in italiano)















Commenti recenti