Napoli. Al museo Archeologico nazionale c’è Saturnalia Napoletani”, una visita performativa che celebra le antiche festività romane dedicate a Saturno e le tradizioni natalizie napoletane, a cura di CoopCulture
L’appuntamento è sabato 28 dicembre 2024, alle 17, alla biglietteria del museo Archeologico nazionale di Napoli per un viaggio tra passato e presente con “Saturnalia Napoletani”, una visita performativa che celebra le antiche festività romane dedicate a Saturno e le tradizioni natalizie napoletane, a cura di CoopCulture che ripropone l’esperienza che unisce passato e presente in modo originale e coinvolgente già presentata il 21 dicembre 2024: reinterpretazione contemporanea di quella festa antica, ricollegandola alle tradizioni natalizie di oggi. Prenotazione al link https://www.coopculture.it/…/pro…/saturnalia-napoletani/. Durante le feste natalizie è tradizione dedicarsi a giochi da tavolo o di gruppo. I momenti conviviali vissuti in famiglia o con amici, sono occasione per vincere o perdere qualche spicciolo e rappresentano un modo per condividere allegria e rafforzare i legami. Questa abitudine trova un curioso parallelo con i Saturnalia, l’antica festività romana dedicata al dio Saturno. Durante quei giorni, altrimenti proibiti, si permettevano i giochi con scommesse, inaugurando un periodo di sovvertimento delle regole e delle gerarchie: gli schiavi diventavano padroni e viceversa, in un’atmosfera di libertà e spensieratezza. Questa tradizione romana riecheggia ancora oggi nelle celebrazioni natalizie, in particolare nella tradizione napoletana, dove emerge la celebre “tombola scostumata”.
Napoli. Per le festività al museo Archeologico nazionale la mostra “Da Pietro Fabris a Vincenzo Gemito. Nuove acquisizioni del Mann” e nell’atrio il Presepe dei monaci, in prestito dalla Certosa e Museo di San Martino

Acquerello tardo settecentesco dell’artista romano Filippo Maria Giuntotardi (1768–1831) con una delle più antiche vedute di Pompei (Porta Ercolano) (foto mann)
Novità per le festività natalizie al museo Archeologico nazionale di Napoli: dal 19 dicembre 2024, nella sala 95, la mostra “Da Pietro Fabris a Vincenzo Gemito. Nuove acquisizioni del Mann” che, sino al 24 febbraio 2025, presenta al pubblico cento tra le nuove acquisizioni del Museo. E nell’Atrio del Mann, il Presepe dei monaci, in prestito dalla Certosa e Museo di San Martino. Il 24 e il 31 dicembre 2024 il museo Archeologico nazionale di Napoli sarà aperto dalle 10 alle 18, il 25 dicembre si osserverà chiusura, mentre il 1° gennaio il Museo sarà straordinariamente aperto al pubblico, dalle 10 alle 18.

Replica della statuetta pompeiana in bronzo del Narciso, realizzata dallo scultore napoletano Vincenzo Gemito (1852–1929) (foto mann)
La mostra “Da Pietro Fabris a Vincenzo Gemito. Nuove acquisizioni del Mann” è a cura di Andrea Milanese, Ruggiero Ferraojoli e Domenico Pino; la progettazione di allestimento è di Fernando Giannella e Alice Lentisco (direzione generale Musei). Le opere, che sono entrate a far parte del patrimonio dell’Istituto negli ultimi due anni, per acquisti o donazioni, testimoniano l’immensa fortuna che il Museo ha riscosso nel corso della sua storia (saranno 250 anni nel 2027). Tra i pezzi acquistati in esposizione, spiccano il grande acquerello tardo settecentesco dell’artista romano Filippo Maria Giuntotardi (1768–1831) – con una delle più antiche vedute di Pompei (Porta Ercolano) – e la replica della statuetta pompeiana in bronzo del Narciso, realizzata dallo scultore napoletano Vincenzo Gemito (1852–1929). Tra le donazioni vi sono i disegni preparatori che, offerti dallo studioso e collezionista Carlo Knight, permettono di ricostruire con più accuratezza la storia de Le Antichità di Ercolano Esposte. La donazione di Ernesto Bowinkel arricchisce, invece, le collezioni fotografiche del Museo con alcune migliaia di positivi e circa duecento negativi su lastra, tutti legati alla storia del viaggio in Italia, di cui Napoli e le sue antichità furono una tappa fondamentale.

Il Presepe dei monaci, in prestito al Mann dalla Certosa e Museo di San Martino, realizzato da maestranze napoletane della seconda metà del XVIII secolo (foto mann)
Nell’Atrio del Mann, il Presepe dei monaci, in prestito dalla Certosa e Museo di San Martino: realizzato da maestranze napoletane della seconda metà del XVIII secolo, il presepe ambienta la scena della Natività tra architetture classiche, per testimoniare le contaminazioni tra cristianesimo e pensiero pagano. Particolarmente interessanti sono le due figurine del pastorello bambino e della contadinella, sebbene l’angelo con turibolo, attribuito a Giuseppe Sammartino, sia con ogni probabilità, il pezzo più pregevole della composizione.
Napoli. Due nuove aperture serali del museo Archeologico nazionale il 6 e 18 dicembre al costo di 5 euro dalle 19. E venerdì visita guidata con Massimo Osanna alla scoperta dei capolavori del Mann

Visione serale della collezione Farnese al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Aperture serali del museo Archeologico nazionale di Napoli, due date ulteriori per il 2024: venerdì 6 e mercoledì 18 dicembre il Mann prolungherà il suo orario di apertura fino alle 23.30. Dalle 19 alle 22.30 (orario di emissione dell’ultimo ticket) sarà possibile accedere con biglietto al prezzo simbolico di 5 euro, salvo gratuità e riduzioni previste per legge (le visite serali sono incluse nell’abbonamento Openmann). Per queste serate, inserite nel Piano di Valorizzazione del Ministero della Cultura, sono previsti due eventi: venerdì prossimo, alle 20, visita guidata con il direttore generale Musei Italiani, prof. Massimo Osanna, alla scoperta dei capolavori del Mann (le prenotazioni sono attive dal 3 dicembre su eventbrite.it). Mercoledì 18 dicembre, alle 20.30 e alle 21, itinerario tematico a cura del personale del Museo sulla scultura greca e romana per ripercorrerne storie, sviluppi e contesti. Ambo le iniziative sono incluse nel biglietto di ingresso al Mann e la prenotazione è obbligatoria dal sito eventbrite.it (per informazioni, scrivere a: man-na.comunicazione@cultura.gov.it). Oltre alle collezioni permanenti, nella sala del Plastico di Pompei è visibile l’esposizione temporanea “Documentare gli scavi”, che ripercorre l’eco culturale e documentaria delle scoperte settecentesche nei siti vesuviani.
#domenicalmuseo: Pompei si conferma il sito più frequentato anche nella domenica a ingresso gratuito di novembre, seguito da Colosseo e Foro-Palatino
#domenicalmuseo: per domenica 3 novembre 2024 a ingresso gratuito, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici statali, si confermano, nello stesso ordine di ottobre 2024, ai primi tre posti della classifica assoluta dei siti visitati Pompei (25.604 ingressi, 10mila in meno di ottobre, ma 7mila in più di settembre), seguita al secondo posto dal Colosseo (16.358) e al terzo dal Foro Romano-Palatino (14.167).

Casa degli Augustali ad Ercolano: il parco ha registrato 3806 ingressi nella domenica di novembre a ingresso gratuito (foto paerco)
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Area archeologica di Pompei 25.604; Colosseo – Anfiteatro Flavio 16.358; Foro Romano e Palatino 14.167; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 13.365; Terme di Caracalla 5.708; Museo e area archeologica di Paestum 5.536; Museo archeologico nazionale di Napoli 5.150; Villa Adriana 3.947; Parco archeologico di Ercolano 3.806; Grotte di Catullo e Museo archeologico di Sirmione 2.950; Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria 2.216; MAN Mario Torelli, parco archeologico e catacombe ebraiche di Venosa 1.845; Museo nazionale etrusco di Villa Giulia 1.704; Museo di Palazzo Grimani 1.567; Museo nazionale romano – Palazzo Massimo 1.461; Necropoli dei Monterozzi e Museo archeologico nazionale di Tarquinia 1.344; Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano 1.302; Mausoleo di Cecilia Metella e Chiesa di San Nicola 1.121; Necropoli della Banditaccia e Museo nazionale archeologico Cerite a Cerveteri 1.060; Museo archeologico nazionale del Melfese “Massimo Pallottino” 1.050; Museo delle Civiltà 957; Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila 926; Musei Nazionali di Cagliari 875; Parco archeologico dell’Appia antica – Villa dei Quintili e Santa Maria Nova 7.14; Museo Archeologico Nazionale di Ravenna 560; Museo Nazionale Romano – Palazzo Altemps 558; Villa di Poppea-Oplontis 487; Parco archeologico di Cuma 457; Museo archeologico nazionale Giuseppe Andreassi e Parco archeologico di Egnazia 447; Capo di Bove 440; Le castella 440; MAN e Castello di Manfredonia 434; Parco archeologico delle Terme di Baia 414; Parco archeologico di Siponto 402; MAN di Sperlonga e Villa di Tiberio 349; MAN e teatro romano di Spoleto 336; MAN della Sibaritide 300.
Napoli. Al museo Archeologico nazionale la seconda edizione del festival “Alla prova del tempo” dal titolo “Storia con complotti. Veri, falsi, finti”, concentrato sul metodo che permette agli storici di separare i fatti e le notizie autentiche dagli errori e dalle menzogne. Ecco il ricco programma della tre giorni di incontri
Al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 25 al 27 ottobre 2024 la seconda edizione del festival “Alla prova del tempo”. S’intitola “Storia con complotti. Veri, falsi, finti” e sarà concentrato sul metodo che permette agli storici di separare i fatti e le notizie autentiche dagli errori e dalle menzogne. Si parlerà anche di complotti e fake news del nostro tempo, di Russia e Stati Uniti, e della cosiddetta “ideologia gender”. Tutte le lezioni e i dibattiti sono ad ingresso gratuito. Tre giornate volte a guardare ai complotti sia per ricostruire alcune vicende storiche esemplari in cui un complotto, o una cospirazione o una congiura, effettivamente ci fu, sia per confrontarsi con i complotti immaginari, presunti, con l’invenzione di sana pianta di un nemico. “Questa è la seconda edizione del nostro festival di storia che riprende una tradizione che c’era nella nostra città. Abbiamo sostenuto questa ripresa”, ha spiegato il sindaco Gaetano Manfredi, “perché parlare di storia è fondamentale in un momento così complesso come quello che viviamo. Quest’anno è stata scelta una tematica molto interessante perché in tempi di fake news approfondire i complotti veri o presunti della storia è un modo per leggere meglio gli eventi di cronaca”. “Il festival di storia testimonia come questa Amministrazione concepisca le politiche culturali in termini trasversali, nella convinzione che siano uno straordinario motore di innovazione sociale e di sostegno alle fasce più deboli”, ha evidenziato Andrea Mazzucchi. “Un festival di storia che si interroghi su un tema attualissimo come quello dei complotti e delle fake news contribuisce alla crescita della collettività grazie all’impegno culturale”. “La storia dell’Occidente, ma non solo, è contraddistinta da complotti e cospirazioni. La logica di questo festival è anche un’altra: non sono importanti soltanto i complotti reali, sono altrettanto interessanti quelli presunti. Ci sono accuse di complotto totalmente infondate alle quali alcune frange credono ancora. Credo che il lavoro dello storico consista proprio nel cercare di distinguere il vero dal falso. Nel momento in cui la storia smette di fare questa distinzione, le conseguenze politiche, civili ed etiche possono essere devastanti”, ha concluso Gennaro Carillo.
PRESENTAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE A VOCE ALTA. L’occhio è l’organo per eccellenza dello storico. Histor rimanda all’atto di vedere. Eppure, la ricostruzione dei fatti si rivela difficile, perché della storia molto rimane nascosto. Perché c’è un doppio fondo in cui la storia si svolge. Questa zona d’ombra è lo scudo al riparo del quale si ordiscono complotti, mentre la storia ufficiale fa il suo corso. Ricca la casistica di atti pianificati col favore delle tenebre: il putsch oligarchico del 411 ad Atene che instaura la tirannide dei Quattrocento, le Idi di marzo, la Congiura dei Pazzi, le stragi neofasciste degli anni Sessanta e Settanta… Accanto ai complotti reali e documentati, si sprecano esempi di complotti presunti o falsi, alimentati dal doppio fondo della storia: la mutilazione delle Erme, l’accusa del sangue periodicamente rivolta agli ebrei, i Protocolli dei Savi di Sion. Le imposture hanno prodotto effetti drammatici. In questi casi, è utile indagare i moventi ma anche le strategie attraverso le quali si costruisce il nemico perfetto. Gridare al complotto è un riflesso condizionato. Lo è sempre stato. La prima forma di difesa davanti a un’accusa, sia essa fondata o infondata. Proprio il fatto che il cospirazionismo – o la paranoia – sia diventato la cifra della politica contemporanea rende necessaria una storicizzazione adeguata del fenomeno. Alla prova del tempo guarda ai complotti da un duplice angolo visuale. Da un lato, prova a ricostruire alcune vicende storiche esemplari in cui un complotto, o una cospirazione o una congiura, effettivamente ci fu. Dall’altro, si confronta con i complotti immaginari, presunti, con l’invenzione di sana pianta di un nemico. Una volta attivata, la macchina mitologica è inarrestabile. È un tema che riguarda il nostro tempo. E non è un problema solo storico, ma anche teorico e politico. In questione è il rapporto tra potere e verità, oltre che tra potere e manipolazione o riscrittura del passato. Ci si è baloccati per qualche decennio, a seguito dell’ubriacatura post-modernista, con l’idea che la storia sia un racconto come un altro, senza soverchi vincoli di veridicità. Le conseguenze sono state perniciose. La distinzione tra il vero e il falso (e il finto) è appannaggio dello storico, che ha dunque una responsabilità di tipo epistemico. Per queste ragioni, il solo antidoto può essere la conoscenza. In primo luogo, quella storica.
IL PROGRAMMA DI VENERDÌ 25 OTTOBRE2024, Sala del Toro Farnese, museo Archeologico nazionale: alle 15, indirizzo di saluto delle Istituzioni: Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli; Andrea Mazzucchi, consigliere del sindaco per le biblioteche e la programmazione culturale integrata; Massimo Osanna, direttore generale Musei al ministero della cultura; 15.15, Pasquale Palmieri, presentazione del programma; 15.3,0 Laura Pepe, “Atene paranoica: Tra l’assassinio di Efialte e la mutilazione delle Erme”; 16.30, Massimo Osanna, “Complotti tarantini tra archeologia e storia”; 17.45, Emiliano Morreale, “Da L’invasione degli ultracorpi a Cadaveri eccellenti” (con proiezione di clip dai film).
IL PROGRAMMA DI SABATO 26 OTTOBRE 2024, auditorium, museo Archeologico nazionale: alle 10.30, Amedeo Feniello, “Il complotto finanziario politico: Pazzi contro Medici”; 12, Elisabetta Vezzosi, “Tempeste su Washington. Complotti e cospirazionismo negli Stati Uniti”, dialogo con Ottavio Ragone; 16, Andrea Mazzucchi, “Complotti danteschi”; 17.30, Benedetta Tobagi, “La verità non è sempre rivoluzionaria. 1969-74: dalle vere provocazioni nelle stragi alle fake news sui primi attacchi rossi”.
IL PROGRAMMA DI DOMENICA 27 OTTOBRE 2024, auditorium, museo Archeologico nazionale: 11, Laura Schettini, “L’ ideologia gender è un complotto? Dalla Conferenza di Pechino alla dignitas infinita”, dialogo con Lea Nocera; 12, Giovanni Savino, “All’ombra del Cremlino: complotti sovietici e russi”; 15, “Prendersi a parole”: gli studenti dei licei Eleonora Pimentel Fonseca e Giuseppe Mercalli si affronteranno, secondo le regole del debate, sostenendo in una giocosa e serrata gara le ragioni del Vero e quelle del Falso. Ad assegnare la vittoria del confronto sarà una giuria formata dai dottorandi della Scuola Superiore Meridionale presieduta dal direttore responsabile, Arturo De Vivo. 16.30, Clotilde Bertoni, “Nel nome di Dreyfus. La storia pubblica di un caso di coscienza”, dialogo con Matteo Palumbo; 17.45, Filippo Ceccarelli, “Abuso di complotto. Per un’interpretazione della storia repubblicana fra commedia e melodramma”, dialogo con Paolo Di Paolo
Napoli. Al museo Archeologico nazionale la mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850”: un viaggio nella storia dell’archeologia e delle metodologie di scavo e ricerca un viaggio nella storia dell’archeologia e delle metodologie di scavo e ricerca

Allestimento della mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Come si svolgevano gli scavi a Pompei nel primo secolo dopo la scoperta? Perché le pitture erano asportate? A quando risale l’idea di lasciare gli affreschi in situ? E quali erano i rischi? La mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850”, aperta al pubblico nella Sala del Plastico di Pompei al museo Archeologico nazionale di Napoli fino al 31 gennaio 2025, prova a rispondere a queste domande, soffermandosi sul processo di documentazione delle scoperte archeologiche nelle città vesuviane. Questa ampia attività è cristallizzata nelle numerose pubblicazioni ufficiali commissionate da diversi regnanti di Napoli, da Carlo di Borbone a Ferdinando II, passando per Gioacchino e Carolina Murat. Il percorso è curato da Domenico Pino (Phd, University College, Londra) con la supervisione di Andrea Milanese.

Allestimento della mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
“Valorizzare le fonti che raccontano la straordinaria epoca delle grandi scoperte nelle città vesuviane”, commenta il direttore generale Musei, prof. Massimo Osanna, “significa offrire al pubblico un viaggio nella storia dell’archeologia e delle metodologie di scavo e ricerca. Un percorso di grande interesse storico e documentario, pensato per i diversi pubblici del Museo, che potranno così inserire gli straordinari capolavori della collezione in più quadro ampio che ne racconta la scoperta, la musealizzazione, la pubblicazione. La mostra offre così una visuale inedita, rivolta da un lato ai grandi ritrovamenti del passato, dall’altro alla prospettiva presente di un Museo che, oltre a favorire la fruizione del proprio patrimonio, continua a renderlo vivo attraverso lo studio e la ricerca”.

Allestimento della mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Le ventisei opere in esposizione provengono dai fondi del Mann: Biblioteca, Archivio Storico, Archivio Disegni e Stampe e raccolta dei rami della Stamperia Reale custodiscono un patrimonio straordinario che permette di approfondire pagine di storie ancora tutte da raccontare. Oltre ai volumi de Le Antichità di Ercolano Esposte (1757–92), con annessi rami e disegni preparatori, il pubblico potrà ammirare la copia di Rami Inediti appartenuta a Carolina Murat, alcune gouaches di Francesco Morelli e rare veline di Giuseppe Marsigli.

Il grande plastico in sughero degli scavi di Pompei esposto al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
La mostra temporanea dialoga con l’istallazione permanente, al centro della sala, del grande plastico di Pompei realizzato tra 1861 e 1879: un messaggio per ribadire come la volontà di documentare e, dunque, raccontare il passato, si sia tradotta in diverse modalità comunicative, sperimentate dalle prime imprese settecentesche fino a metà dell’Ottocento.
Fino al 16 marzo 2025 si potranno ammirare al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia nella mostra “Miti greci per principi dauni”, per poi passare al Castello Svevo di Bari, in attesa di trovare sede nel costituendo museo Archeologico nazionale di Foggia. Sono i 25 reperti archeologici, un importante gruppo di vasi apuli e attici a figure rosse, recuperati nell’ambito di una riuscita operazione di diplomazia culturale condotta con i Carabinieri del Comando Tutela del Patrimonio Culturale e provenienti dalle collezioni di antichità classica dell’Altes Museum di Berlino.








Roma inizia il nuovo anno col botto e conquista l’intero podio nazionale per gli ingressi del 1°, 5 e 6 gennaio 2025, portando al primo posto il Colosseo (43.327 ingressi), al secondo il Foro romano e il Palatino (31.010 ingressi) e al terzo il Pantheon (25.796). “I musei italiani sono sempre più visitati, anche durante le festività natalizie”, dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, commentando i primi dati disponibili relativi agli ingressi nei musei di inizio anno. “I dati positivi sulle aperture straordinarie di queste festività, in crescita rispetto al 2024, confermano la tendenza degli ultimi anni e il sistema museale italiano risulta sempre più attrattivo per i cittadini italiani e per i turisti, con una partecipazione incoraggiante anche nei siti meno noti. Un successo che si basa sull’impegno di tutto il personale in servizio nei musei a cui va il mio caloroso ringraziamento”.
#domenicalmuseo: per domenica 1° dicembre 2024, l’ultima dell’anno a ingresso gratuito, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici statali, Pompei esce dal podio dei primi tre posti della classifica assoluta dei siti visitati: sul primo gradino torna il Colosseo con 13.691 ingressi, seguito dal Pantheon (12.564) e dalla Reggia di Caserta (11.675).


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