Archivio tag | museo archeologico nazionale di Napoli

Napoli. “Aperti per voi. Racconti dalle Collezioni”: il Mann, chiuso sabato e domenica, propone un tour virtuale alla scoperta di dieci reperti (meno noti) per altrettante collezioni del museo Archeologico nazionale

Affresco dai Praedia di Giulia Felice a Pompei con elementi del mondo dionisiaco, conservato nella Sala Affreschi del Mann (foto Giorgio Albano)

Meno noti, ma per questo non meno importanti: sono i reperti scelti dal museo Archeologico nazionale di Napoli per la campagna social “Aperti per voi. Racconti dalle Collezioni”, dieci reperti per altrettante collezioni del Mann, chiuso nel fine settimana secondo le disposizioni anti Covid. Sabato 10 e domenica 31 gennaio 2021 vengono presentati in un tour virtuale da compiere, fotografia dopo fotografia, sulle pagine Facebook e sul canale Instagram dell’Archeologico. Volutamente in ordine sparso, senza assecondare la dislocazione fisica delle collezioni perché il viaggio digitale permette di spaziare con la fantasia da una sala all’altra, i fan e follower delle piattaforme social potranno ammirare, grazie alle tecnologie digitali, alcuni capolavori dell’Istituto.

Uno dei due dioscuri proveniente dal Tempio di Venere a Baia, e conservato al Mann (foto Giorgio Albano)

Si parte sabato 30 gennaio alle 8.30 con post su una delle sculture dei Dioscuri (metà del II sec. d.C.), proveniente dal cosiddetto Tempio di Venere a Baia ed ospitata nell’Atrio del Mann. Tra i mosaici, scelto lo splendido corteo di Nettuno e Anfitrite (I sec. a.C., da Pompei, casa del Granduca di Toscana), mentre il candido marmo del busto di Claudio (presumibilmente da Roma, I sec. d. C.) “rappresenterà” online, per questo fine settimana, la statuaria Farnese. 

Il busto femminile, forse la regina Berenice o la dea Artemide, conservato nella sala della Villa dei Papiri al Mann (foto Luigi Spina)

Per la Villa dei Papiri, comunicherà fascino e mistero, anche in rete, il busto femminile identificato prima con la regina tolemaica Berenice, poi con la dea Artemide. 

La statuetta di Iside/Fortuna nella rinnovata sezione della vita quotidiana nelle città vesuviane al Mann (foto Giorgio Albano)

Tra gli allestimenti di recente rinnovati, una statuetta di Iside/Fortuna, vero e proprio gioiello di artigianato artistico in epoca romana, sarà “condivisa” su Facebook per raccontare il pregio delle suppellettili nella Collezione degli oggetti della vita quotidiana nelle città vesuviane.

Terracotta di recumbente da Taranto conservata nella collezione Magna Grecia del Mann (foto Luigi Spina)

Pur non potendo passeggiare fisicamente (e rigorosamente con i copri-scarpe) sui pavimenti musivi della Collezione Magna Grecia, gli internauti troveranno, nella terracotta di recumbente da Taranto, l’eco di culti e tradizioni nell’Italia Meridionale dell’ultimo quarto del VI sec. a.C. 

Elmo bronzeo da Locri (V sec. a.C.) conservato nella sezione Epigrafica del Mann (foto Salvatore Granata)

Un reperto “inaspettato” narrerà la Sezione Epigrafica: si tratta di un elmo bronzeo (da Locri, primo quarto del V sec. a. C.), su cui figura un’iscrizione dedicata alla dea Persefone dal soldato Xenainetos. ​Passando nelle vicine sale dedicate alla civiltà egizia, un dettaglio della stele funeraria dello scriba Hui rappresenterà, anche nell’oltretomba, il legame tra il defunto, il padre Pah e la madre Sattie. 

Coppa in ceramica d’impasto da Capua conservata nella sezione Preistoria e Protostoria del Mann (foto Giorgio Albano)

In un apparente gioco di contrasti, concluderanno questo itinerario online due splendidi reperti, che sintetizzano, nella loro diversità, la ricchezza e la varietà del patrimonio del Mann: per la Sezione Preistoria e Protostoria, una coppa di ceramica di impasto dell’età del Ferro da Capua. Per le rinnovate Sale degli Affreschi, ultimo e colorato post della campagna con un frammento ritrovato nei Praedia di Iulia Felix. In questa pittura pompeiana, su una piccola gradinata sono esposti una serie di elementi che rimandano al mondo di Dioniso, dio dell’ebrezza e della vitalità. 

Fine settimana al Mann: il museo, chiuso sabato e domenica, propone un viaggio virtuale alla scoperta della collezione Spinelli: 3000 reperti in metallo e 2300 vasi dalla necropoli dell’antica Suessula (Acerra) oggi in deposito (Sing Sing)

Un contenitore di reperti in metallo della collezione Spinelli nel deposito (Sing Sing) del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Fine settimana al museo Archeologico nazionale di Napoli alla scoperta (virtuale) della collezione Spinelli. Il sabato e la domenica sono i giorni di chiusura settimanale dei Musei nelle regioni gialle italiane, secondo le disposizioni governative per contrastare la diffusione del Coronavirus: sabato 23 e domenica 24 gennaio 2021, dopo la gioia della prima settimana di apertura, il Mann regala ai visitatori virtuali un viaggio emozionante alla scoperta di un particolare settore dei depositi del museo. Sulla pagina Facebook istituzionale ed, a seguire, sul canale Instagram, saranno postate alcune immagini dei reperti conservati nella Collezione Spinelli: gli scavi ottocenteschi di Marcello Spinelli permisero il recupero di oltre cinquemila opere (circa 3000 manufatti in metallo e 2300 vasi), provenienti da un numero imprecisato di corredi funerari, che sono stati rinvenuti nella necropoli dell’antica Suessula (Acerra). La collezione ebbe una fortuna altalenante: i reperti furono raccolti e organizzati su base tipologica nella Casina vanvitelliana di campagna del Marchese, trasformata in museo e da allora meta immancabile dei più noti studiosi dell’epoca.

La collezione Spinelli su l’Illustrazione Italiana del 1879 (foto mann)

Nel 1945, fu Amedeo Maiuri a scongiurare la dispersione di questo ricchissimo patrimonio, trasferendolo dalla residenza Spinelli, occupata da truppe militari prima tedesche e poi anglo-americane, al museo nazionale di Napoli: quattro anni dopo, l’erede Elena Spinelli donò la collezione al museo. Le celle che racchiudono i tesori posseduti da Spinelli si trovano nei sottotetti del Mann, nel segmento nuovo del deposito Sing-Sing, ribattezzato così per un parallelismo con il carcere americano di massima sicurezza: in ordinati spazi, dove si svolgono le pazienti attività di archeologi e restauratori che stanno catalogando e riordinando i manufatti non esposti nelle sale, è possibile incontrare tasselli imperdibili della cultura iconografica della Campania antica.

Un’idria della collezione Spinelli nel deposito del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Sui social, così, saranno condivise le immagini di suggestivi reperti: situle (vasi a secchio) di produzione campana (V sec. a. C.); oinochoai (brocche per il vino), sempre realizzate nel territorio regionale e di età classica-ellenistica; un’anfora attica a figure nere della seconda metà del VI sec. a. C. con scena di combattimento tra Eracle e il centauro Nesso; diversi esemplari di vasi (anfore, hydriai) di ceramica attica a figure nere; oggetti di ornamento in bronzo come armille (bracciali) e fermatrecce della prima età del ferro. Focus anche su alcuni scatti di repertorio con immagini storiche di allestimento dei reperti dall’antica Suessola.

Oinochoe della collezione Spinelli nel deposito del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Il percorso di approfondimento digitale dei tesori della collezione Spinelli si pone in sintonia con le principali linee guida delle iniziative museali: se, dal punto di vista simbolico, quando il Mann è chiuso è possibile entrare nei luoghi più “segreti” del museo grazie alle nuove tecnologie, d’altro canto si intensificano i progetti per rendere fruibili i depositi al pubblico. Dal virtuale al reale, per un itinerario di ricerca che avvicinerà il pubblico a vere e proprie meraviglie, spesso inedite.

Napoli, Pompei, Ercolano: 18 gennaio, primi visitatori al Mann e agli scavi archeologici

Tina, abbonata a OpenMANN, è la prima visitatrice alla riapertura del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)
napoli_mann_enrico-simone_primi-bambini_visitatori_foto-mann

Enrico e Simone, primi bambini entrati a visitare il Mann (foto Mann)

18 gennaio 2021, ore 8.30. “Un portone aperto…tutta un’altra storia da condividere!”. Con queste parole il museo Archeologico nazionale di Napoli tenta di raccontare l’emozione di poter tornare ad accogliere nuovamente i visitatori. “Una storia da condividere con tutti voi: con Tina, nostra abbonata che questa notte non ha dormito per l’emozione di tornare al Museo; con Domenico, medico al Santobono; con Francesco, che studia diritto romano; con Vincenzo, appassionato di archeologia. E con milioni di altre persone di cui non conosciamo ancora il nome, ma che vibrano per le nostre stesse passioni! Bentornati al Mann!”. E poi Enrico e Simone, i primi bambini che hanno visitato il museo Archeologico nazionale di Napoli. “Felicità è questo. Tornare a vivere la bellezza”.

Da oggi, 18 gennaio 2021, riaperti gli Scavi di Pompei e il museo Archeologico di Stabia. “Vi aspettiamo”. Il parco archeologico di Pompei ha accolto i primi visitatori, con ingresso da porta Anfiteatro, nel rispetto delle norme anti-Covid.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, riapre le porte degli scavi dell’antica Herculaneum (foto paerco)
ercolano_primi-visitatori-2_foto-paerco

Primi visitatori nell’area archeologica di Ercolano (foto paerco)

Alle 8.30, questa mattina, 18 gennaio 2021, è lo stesso direttore del parco Archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, ad aprire le porte ai primi visitatori all’area scavi dell’antica Herculaneum. “Finalmente il primo giorno di nuovo insieme! Siamo aperti e vi aspettiamo al Parco per una visita in piena sicurezza! I biglietti e il nostro abbonamento un anno=un giorno sono acquistabili esclusivamente online”.

Campania “gialla”. Lunedì 18 riapre il museo Archeologico nazionale. Possibile visitare collezioni permanenti e mostre in programma: Lucy, Etruschi, Heroes, Fuga dal museo. Omaggio ai primi visitatori. Il direttore Giulierini: “L’arte e la bellezza ci preparano alla rinascita. Il Museo sempre più vostro”

La locandina “Bentornati al Mann” per la riapertura del museo il 18 gennaio 2021

La Campania in “fascia gialla” e il museo Archeologico nazionale di Napoli da lunedì 18 gennaio 2021 riapre al pubblico. ”La riapertura dei musei nelle zone gialle,  con la massima attenzione alla sicurezza per visitatori e dipendenti, è un segnale fortissimo che ci fa  sentire tutti una orgogliosa comunità. Dove l’arte e la bellezza curano lo spirito e ci preparano alla rinascita.  In questi giorni difficili il vostro ‘Museo’ è ancora più vostro, dei cittadini di Napoli e della Campania. Vi invitiamo a viverlo in tranquillità, non solo come una casa accogliente, ma anche come il più straordinario dei viaggi, quello nella nostra storia. Bentornati”: così il direttore del Mann, Paolo Giulierini, anticipa il benvenuto ai visitatori che, dal 18 gennaio, torneranno a varcare la soglia del Mann. Lunedì 18, come segnale augurale, i primi venti visitatori del Museo avranno in dono la pubblicazione “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, che racchiude il progetto di ricerca dedicato da Enzo Petito e Luigi Spina ai soffitti affrescati dell’Archeologico. Come previsto dalle disposizioni governative, il museo Archeologico nazionale di Napoli sarà aperto da lunedì al venerdì con i soliti orari (dalle 9 alle 19.30); il sabato e domenica, l’Istituto resterà chiuso. Nel rispetto della vigente normativa anti-Covid, grazie alle misure già adottate dopo il primo lockdown nazionale, sarà di nuovo possibile ammirare, in tutta sicurezza, le collezioni permanenti e le esposizioni del Museo.

Al Mann la mostra a fumetti “Lucy. Sogno di un’evoluzione” di Tanino Liberatore (foto Mann)

Tra le mostre, “percorribili” sino ad oggi solo in anteprima virtuale, da non perdere “Lucy. Sogno di un’evoluzione” di Tanino Liberatore. L’allestimento, realizzato in collaborazione con COMICON nell’ambito del progetti Obvia, è presentato nella sezione Preistoria e Protostoria del Mann: qui il “Michelangelo del Fumetto”, Tanino Liberatore, presenta i suoi lavori (disegni a matita e schizzi), ispirati ai ritrovamenti in Etiopia (1974) di un esemplare femminile di una giovane Australopithecus afarensis, capace già di camminare in posizione quasi eretta e chiamata Lucy dalla canzone Lucy in the Sky with Diamond dei Beatles.

Banner della mostra “Heroes of change” al museo Archeologico nazionale di Napoli: il cavaliere (foto mann)

Ancora un’incursione nell’arte contemporanea: nel Giardino delle Fontane del Museo, sono esposti i grandi stendardi dell’exhibit “Heroes of change”, promossa in rete con Amnesty International Italia per valorizzare le creazioni degli studenti della scuola “Nicolini- Di Giacomo” sui temi della Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Una vetrina della mostra “Gli Etruschi e il Mann” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Da rivivere, naturalmente, il viaggio alla scoperta della grande mostra “Gli Etruschi e il MANN” che, con i suoi seicento reperti, in parte inediti, racconta il meltin’ pot culturale innestato dalla antica popolazione italica nella nostra regione. Per un’incursione nell’attualità, è ancora visibile “KENE/Spazio”, allestimento dedicato al progetto di inclusione sociale promosso in Mali dal giovane artista Mohamed Keita, mentre passeggiando nelle sale degli affreschi ci si potrà confrontare con le creazioni contemporanee di “Aritmia” di Andrea Anastasio.

L’allestimento della mostra “Fuga dal museo” di Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla nella galleria Principe di Napoli (foto Mann)

Dentro le sale dell’Archeologico con uno sguardo proteso verso la città: è stata prorogata, sino alla fine di febbraio, l’installazione in galleria Principe di Napoli dei fotomontaggi “Fuga dal Museo” di Dario Assisi e Riccardo M. Cipolla; le opere, in originale o riproduzione, contraddistinguono anche la rete dei Negozi Amici del Mann. I clienti dei punti vendita convenzionati (l’elenco degli esercizi è sul sito web del Museo), conservando lo scontrino del proprio acquisto, avranno ticket ridotto (8 euro) per l’Archeologico.

napoli_openmann_card

Molto apprezzato l’abbonamento “Open Mann”, un unicum nei musei autonomi nazionali

Sempre sino alla conclusione di febbraio, sarà possibile aderire alla campagna promozionale degli abbonamenti OpenMANN (10 euro per adulto, 15 per coppia di over 25 anni, 5 per studenti universitari e giovani tra 18 e 25 anni non compiuti); i titolari di card in corso di validità riceveranno una dilazione dei termini di scadenza, dilazione corrispondente al periodo di chiusura dell’istituto.

Napoli. Rinnovato l’allestimento del MANNcaffè con immagini d’epoca delle collezioni e degli ambienti. Alla riapertura in caffetteria viaggio fotografico tra fine Ottocento e primo Novecento per scoprire la storia del museo

Il bancone del MANNcaffè con, di fronte, le riproduzioni le immagini delle vetrine di fine Ottocento con i vetri di Pompei (foto Mann)
napoli_mann_caffetteria_foto-giorgio-Sommer 9626_immagine-storica

MANNcaffè: un pannello che riproduce una delle vetrine ottocentesche del Mann con i vetri di Pompei (foto Giorgio Sommer)

È tutto pronto: allestimento rinnovato e ancora più accogliente. Alla Caffetteria del museo Archeologico nazionale di Napoli mancano solo gli ospiti. Ma per quelli si dovrà attendere la riapertura del Mann, compatibilmente con l’emergenza sanitaria. E quando succederà, si spera il prima possibile, al MANNcaffè sarà possibile fare un viaggio nel tempo sorseggiando un espresso. Negli spazi antistanti e nelle sale della Caffetteria gestita dal consorzio arte’m net, infatti, saranno allestiti grandi pannelli con fotografie d’epoca in bianco e nero, che racconteranno il museo Archeologico nazionale di Napoli nel suo volto storico tra fine Ottocento e primi del Novecento.

napoli_mann_caffetteria_foto-alinari_agrippina

MANNcaffè: riproduzione di uno dei capolavori del museo, la cosiddetta Agrippina seduta (foto Alinari)

napoli_mann_caffetteria_foto-alinari_CARACALLA- BN

MANNcaffè: riproduzione di uno dei capolavori del museo, il busto di Caracalla (foto Alinari)

Si procederà, dunque, in un suggestivo gioco di rimandi tra interni ed esterni della caffetteria: tra i tanti capolavori delle collezioni museali, il busto di Caracalla e l’Eros con delfino, la cosiddetta Agrippina seduta ed il gruppo scultoreo di Oreste ed Elettra (tutte foto Alinari) osserveranno, complici, chi si fermerà per una pausa relax nella saletta da tè; di fronte al bancone del bar saranno riprodotte le vetrine che, alla conclusione del XIX secolo, ospitavano la collezione dei vetri rinvenuti a Pompei, suggerendo una simmetria tra la quotidianità di ieri e quella di oggi (gli scatti sono di Giorgio Sommer); all’ingresso del MANNCaffè, sarà possibile ritrovare le immagini del Giardino della Vanella negli anni Trenta.

La rinnovata saletta da tè della caffetteria del Mann arredata con le immagini dei capolavori del museo (foto Mann)

Il progetto di allestimento è firmato dalla graphic designer Francesca Pavese, in collaborazione con l’arch. Andrea Mandara, e si basa su una ricerca compiuta dall’Archivio Fotografico (responsabile: Laura Forte) e dall’ufficio Museologia e Documentazione storica (responsabile: Andrea Milanese) del Mann. ​

Alla riapertura del parco archeologico di Pompei i visitatori troveranno finalmente integre e restaurate le colonne dell’atrio secondario della Casa del Fauno: bombardate, poi ricostruite nel dopoguerra, ancora fratturate dal terremoto, e puntellate. Osanna: “Un intervento atteso da anni”

Alla riapertura del parco archeologico di Pompei, quando cioè l’emergenza sanitaria lo consentirà, i visitatori troveranno una gradita sorpresa: dopo anni di travagliate vicende, le colonne dell’atrio secondario della Casa del Fauno, bombardate, poi ricostruite nel dopoguerra, ancora fratturate dal terremoto, e puntellate, finalmente tornano integre al termine del recente e complesso intervento di restauro. “Si tratta di un importante intervento, atteso da anni”, dichiara Massimo Osanna, direttore generale ad interim del Parco archeologico, “che consente di restituire alla pubblica fruizione un altro ambiente di questa prestigiosa dimora, che reca in sé la testimonianza di un capitolo drammatico di Pompei, quello del bombardamento. Come testimoniato anche dai resti degli ordigni conservati, allo scopo, nell’atrio. Un intervento complesso di consolidamento, che ha inteso risolvere in maniera radicale il restauro delle colonne per lunghi anni lasciate in condizioni conservative precarie. Ma anche una operazione di riqualificazione e di recupero estetico, realizzata uniformando e integrando i materiali di restauro”.

Casa del Fauno: i frammenti delle bombe sganciate su Pompei nel 1943 (foto parco archeologico di Pompei)

La casa del Fauno, una delle più sontuose dimore pompeiane, estesa su un intero isolato per circa 3mila metri quadrati (è da qui che proviene il famoso mosaico pavimentale della Battaglia di Isso, con Alessandro Magno e Dario III, oggetto a sua volta in questi mesi di restauro da parte del museo Archeologico nazionale di Napoli che lo ospita), fu oggetto, come molti edifici di Pompei, del tragico bombardamento della seconda guerra mondiale. Nel settembre del 1943 due bombe precipitarono sulla abitazione, e una di queste piombò sull’atrio tetrastilo (a 4 colonne) che costituiva l’accesso alla zona privata della casa, radendo al suolo tre delle quattro colonne corinzie in tufo, decorate in stucco. Rimaneva integra solo la colonna esposta a Nord.

L’atrio tetrastilo della Casa del Fauno a Pompei senza più sostegno artificiali, dopo i restauri del 2020 (foto parco archeologico di Pompei)
pompei_casa-del-fauno_degrado-capitello_atrio-secondario_foto-parco-archeologico-di-pompei

La situazione di degrado su un capitello dell’atrio secondario della Casa del Fauno a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Le colonne furono immediatamente ricostruite nel 1946 secondo i metodi in uso all’epoca, utilizzando diverse aggrappature in ferro o in lamine zincate e malte cementizie, rivelatesi poi poco idonee ai fini della conservazione. Successivamente anche al terremoto del 1980, le stesse furono sottoposte ad altri interventi conservativi, che tuttavia hanno innescato dei processi di fratturazione e frammentazione importanti. Prima del recente restauro una delle colonne si presentava presidiata e puntellata con tubi, giunti metallici, e palanche in legno per sostenere e conservarne tutte le parti frammentate, parzialmente sollevate o completamente staccate, mentre le altre presentavano problemi di degrado in stato piuttosto avanzato.

Rocchi di colonna “a terra” per i restauri dell’atrio secondario della Casa del Fauno a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)
pompei_casa-del-fauno_restauro-colonne-atrio-secondario_foto-parco-archeologico-di-pompei

Una fase dei restauri dell’atrio secondario della Casa del Fauno a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

L’intervento attuale è stato particolarmente complesso, allo scopo di intervenire in maniera integrale. In particolare, si è proceduto smontando e   movimentando da cima a terra, mediante argano, i componenti singoli di due delle colonne che presentavano gravi problemi di stabilità e uno stato fortemente frammentario – quella puntellata e quella esposta a Sud – per poi condurre il restauro ‘a terra’ dei blocchi. Sono dunque stati rimossi tutti quegli elementi non più idonei e che anzi nel tempo avrebbero causato ulteriori danni alla conservazione (elementi metallici, stuccature cementizie e  malte di restauro non più capaci  di sostenere le varie parti) per sostituirli con nuovi materiali di restauro più stabili e duraturi.

La restauratrice Elena Gravina, direttore dei lavori all’atrio tetrastilo della Casa del Fauno a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)
pompei_casa-del-fauno_cantiere-restauro_atrio-secondario_foto-parco-archeologico-di-pompei

L’area del cantiere di restauro dell’atrio tetrastilo della Casa del Fauno a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Una volta consolidati e ricostruiti a terra i vari blocchi, li si è ricollocati nel loro alloggiamento originario, seguendo il rilievo tracciato in precedenza. Su tutte le colonne, infine, per salvaguardare i materiali originali in pietra, stucco ed intonaco (già consumati dal vento e dalle piogge) sono state eseguite operazioni di pulitura, trattamento biocida, stuccatura, consolidamento, protezione. Responsabile unico dell’intervento di restauro: ing. Vincenzo Calvanese; direttore dei lavori: Elena Gravina, funzionario restauratore; direttore operativo archeologo: Marialaura Iadanza; direttore operativo architetto: Annamaria Mauro; direttore operativo restauratore: Giuseppe Zolfo; ispettore di cantiere: Vincenzo Pagano; impresa esecutrice: R.W.S. srl

Cosa porta il 2021. Fissata per l’8 marzo (11 mesi dopo le previsioni) la vernice della mostra-evento “I Gladiatori” al museo Archeologico nazionale di Napoli: anteprima sui social del Mann dei principali reperti esposti nelle sei sezioni

Un elmo di gladiatore delle collezioni del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

L’8 marzo 2021, salvo imprevisti (e qui incrociare le dita scaramanticamente è d’obbligo), al museo Archeologico nazionale di Napoli aprirà la mostra “I Gladiatori”: e da mercoledì 13 gennaio 2021, saranno postate, in anteprima digitale sulle pagine Facebook e Instagram del Mann, le immagini di alcuni preziosi reperti che caratterizzeranno l’allestimento. Nata in collaborazione con l’Antikenmuseum di Basilea e realizzata grazie alla sinergia con il Parco Archeologico del Colosseo, sarà un’occasione per valorizzare, in primis, le armi gladiatorie appartenenti al patrimonio del Mann, da anni “in tour” in occasione di importanti mostre internazionali, che alla fine dell’esposizione saranno esposte nell’allestimento permanente delle collezioni pompeiane del museo. Il progetto scientifico della mostra “I Gladiatori” è a cura di Valeria Sampaolo; l’esposizione, il cui coordinamento è di Laura Forte, e realizzata con il contributo di Intesa Sanpaolo, raccoglierà circa centosessanta opere nel Salone della Meridiana; sei le sezioni in cui sarà articolato il percorso: dal funerale degli eroi al duello per i defunti; i gladiatori e le loro armi; dalla caccia mitica alle venationes; vita da Gladiatore; gli anfiteatri della Campania; i Gladiatori in casa e sui muri. Presentata alla grande in occasione di Tourisma 2020, la mostra “I Gladiatori” doveva essere l’evento del 2020 (la vernice era prevista l’8 aprile 2020: vedi “Preistorici, Etruschi e Romani…il Mann si fa in tre”: a TourismA il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli presenta le novità del 2020: l’apertura della sezione Preistoria e Protostoria, e l’inaugurazione delle mostre su Etruschi e Gladiatori | archeologiavocidalpassato). La pandemia ha stravolto tutto. Se ne riparla quest’anno.

Grande cratere da Canosa (340-320 a.C.) con le esequie di Patroclo, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Seppur in un iniziale “assaggio virtuale” a misura di social, si seguirà il progetto scientifico dell’exhibit: i primi post saranno dedicati, così, al funerale degli eroi ed allo splendido cratere con le esequie di Patroclo (il vaso in terracotta, alto circa un metro e mezzo, proviene da Canosa e risale al 340-320 a.C.). Fulcro della mostra sarà, naturalmente, la sezione sulle armi dei Gladiatori: quasi cinquanta esemplari che, appartenenti alla collezioni del Mann, saranno visibili insieme per la prima volta e saranno messi in dialogo con rilievi e stele funerarie da Roma, Avenches, Augusta Raurica, Basilea.

Spada con fodero (I sec. d.C.) da Pompei e conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Tra le opere esposte, per ora in “mostra sul web”, vi sarà la spada con fodero del I sec. d.C., realizzata in ferro, osso, legno e bronzo e ritrovata nel Portico dei Teatri di Pompei nel gennaio del 1768; da non perdere gli scatti dedicati all’elmo di mirmillone con personificazione di Roma, Barbari, prigionieri, trofei e vittorie (seconda metà del I sec. d.C.).

Rilievo in marmo (II sec. d.C.) dall’anfiteatro di S. Maria Capua Vetere conservato al Mann, con Pluteo e la caccia di Meleagro e Atalanta (foto Mann)

Per quanto riguarda la sezione sulla caccia con animali, momento molto ricercato durante gli spettacoli gladiatorii, i fan e follower di Facebook ed Instagram potranno ammirare il rilievo in marmo (II sec. d.C.) dall’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere: nella raffigurazione, Pluteo e la caccia di Meleagro ed Atalanta.  Una delle peculiarità dell’allestimento sarà l’attenzione rivolta alla dimensione quotidiana nella vita dei Gladiatori: tra i reperti presentati online vi sarà il coperchio della cassetta medicale in bronzo e argento ageminato (I sec. d.C.), proveniente da Ercolano e custodito nelle collezioni del Mann.

La ricostruzione digitale dell’anfiteatro di Pompei (Altair 4 Multimedia)

Tra archeologia e linguaggi della comunicazione: in occasione della grande esposizione, sarà ricostruita e riprodotta digitalmente, da Altair 4 Multimedia, la sequenza delle pitture ormai perdute dell’Anfiteatro di Pompei; grazie alle nuove tecnologie, alcuni percorsi video riproporranno le tipologie di armature che contraddistinguevano le diverse “classi” di gladiatori. Per questa anteprima online, saranno presentati alcuni frame della ricostruzione dell’Anfiteatro presente in mostra.

Dettaglio con il riquadro dei gladiatori del grande pavimento musivo di Augusta Raurica (foto Mann)

Ultimi post per un capolavoro in esposizione: si tratta del mosaico pavimentale di Augusta Raurica; il reperto, inserito nella sezione “I Gladiatori in casa e sui muri”, è esposto per la prima volta al di fuori del territorio elvetico dopo il restauro integrale: l’opera, che risale alla fine del II sec. d.C. e proviene dall’insula 30 del sito romano di Augusta Raurica (vicina all’odierna Basilea), rappresenta scene di combattimento su una superficie di eccezionale estensione.

Nel Giardino delle Fontane del museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Heroes of Change”: in tempi di cambiamento, gli eroi interpretati con gli occhi dei ragazzi. In attesa della riapertura dei musei, anteprima sui canali social

Banner della mostra “Heroes of change” al museo Archeologico nazionale di Napoli: Lea la meteogirl (foto mann)
napoli_mann_newHEROES_6_IlariaTurba_Amnesty International IT_il-cavaliere_foto-mann

Banner della mostra “Heroes of change” al museo Archeologico nazionale di Napoli: il cavaliere (foto mann)

La mostra sarà possibile vederla appena i musei saranno riaperti. Intanto il museo Archeologico di Napoli della mostra “Heroes of Change”, organizzata in collaborazione con Amnesty International Italia, dà un’anteprima digitale sui suoi canali social: gli eroi visti con gli occhi dei ragazzi, tra fotografia, disegno e grafica. L’esposizione, a cura di Ilaria Turba, raccoglierà le immagini realizzate dagli allievi di due classi dell’Istituto “Nicolini- Di Giacomo” di Napoli; i giovanissimi artisti hanno simbolicamente impugnato pennarelli e matite, per tracciare, sui propri ritratti, segni e forme dei “supereroi del cambiamento” ai nostri tempi. Il risultato sarà un tripudio di colori e fantasia: ai balconi del Giardino delle Fontane saranno “sospesi” grandi banner, in cui ciascuno studente vestirà i panni di un personaggio mitico e, perché no, salvifico. 

Banner della mostra “Heroes of change” al museo Archeologico nazionale di Napoli: Napolethanos il mascherato (foto mann)

Così, sulle pagine Facebook ed Instagram dell’Archeologico, è possibile guardare da vicino i supereroi: la piccola Lea con i suoi poteri speciali sarà in grado di fermare i cambiamenti climatici; il mascherato “Napolethanos”, con elmetto giallo, indosserà guanti per pulire il mondo da qualsiasi traccia di guerra; un “Tizio Blu”, in tenuta frozen, congelerà tutte le ingiustizie, mentre dalla poltrona di un salotto qualsiasi un cavaliere, senza macchia e senza paura, salirà in sella con il desiderio di cancellare ingiustizie e discriminazioni. 

Banner della mostra “Heroes of change” al museo Archeologico nazionale di Napoli: il Tizio Blu (foto mann)

La campagna è stata realizzata nell’ambito del progetto “Start the Change!”, co-finanziato dall’Unione Europea, ed ha ottenuto il patrocinio del Comune di Napoli: attraverso lo sviluppo di innovativi percorsi educativi, l’iniziativa ha la finalità di accrescere la consapevolezza dei giovani europei sull’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, messi in relazione con i fenomeni migratori e le violazioni dei diritti umani. Una giuria composta da Guido Scarabottolo (illustratore, grafico e designer di fama internazionale), Anna Ciammitti (fumettista, disegnatrice e animatrice) e Francesco Ceccarelli (fondatore e direttore creativo di Bunker) ha scelto, insieme ad Amnesty International Italia, le immagini in allestimento; il progetto “Heroes of Change” è stato coordinato dall’artista Ilaria Turba, che, peraltro, è stata tra i vincitori della Nona Edizione dell’Italian Council, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Mibact.

Napoli. Al via il restauro del Mosaico della Battaglia di Isso, capolavoro simbolo, universalmente noto, dei tesori del Mann. Entro luglio 2021, sarà ultimato il cantiere aperto al pubblico. Il direttore Giulierini: “Scriviamo una pagina importante per la storia del Museo e la conservazione dei beni culturali”

Il grande mosaico della battaglia di Isso tra Alessandro Magno e Dario III dalla Casa del Fauno di Pompei, simbolo del Mann (foto Pedicini Fotografi)

Due mesi per un intervento sulle tessere musive, una pausa, e due mesi per consolidare il supporto retrostante il “Gran Musaico”: a fine mese (gennaio 2021), partirà la campagna di restauro del Mosaico della Battaglia di Isso, capolavoro che rappresenta un simbolo, universalmente noto, dei tesori custoditi dal museo Archeologico nazionale di Napoli. Il restauro, che sarà concluso a luglio, è realizzato con la supervisione dell’Istituto Centrale per il Restauro (ICR); le attività diagnostiche sono promosse in rete con l’università del Molise (UNIMOL) ed il Center for Research on Archaeometry and Conservation Science (CRACS). “Con l’avvio, nel 2021, del restauro del Mosaico di Alessandro, scriviamo insieme una pagina importante nella storia del museo Archeologico nazionale di Napoli e quindi della conservazione dei beni culturali”, interviene Paolo Giulierini, direttore del Mann. “Sarà un restauro grandioso,  che si compirà sotto gli occhi del mondo. Un viaggio entusiasmante lungo sette mesi ci attende: dopo il minuzioso lavoro preparatorio, studiosi ed esperti  si prenderanno cura con le tecniche più avanzate  del nostro iconico capolavoro pompeiano, raffigurante la celebre battaglia di Isso. La tecnologia e le piattaforme digitali ci consentiranno di seguire le  delicatissime operazioni, passo dopo passo, in una sorta di ‘cantiere trasparente’, come mai accaduto prima.  Per realizzare  una  operazione così  ambiziosa e complessa è stata attivata dal Mann una rete di collaborazioni scientifiche e di partnership  di grande prestigio”.

Stampa dell’epoca del Real Museo Borbonico (foto Mann)

Lo stato dell’arte: guardando indietro nel tempo, le ragioni del restauro. Milioni di tessere e una superficie di eccezionale estensione (5,82 x 3,13 m): nella casa del Fauno di Pompei, il mosaico, che decorava il grande pavimento dell’esedra, era al centro di una ricca “architettura” iconografica. Agli occhi degli scopritori, nel 1831, il capolavoro non soltanto si rivelò nell’unicità e nelle dimensioni della scena rappresentata, ma anche nello stato sostanzialmente buono di conservazione: le ampie lacune riscontrate riguardavano, infatti, la sezione sinistra dell’opera, senza “intaccare” il fulcro della raffigurazione. Fu travagliata, in ogni caso, la decisione di distaccare il mosaico, per trasportarlo nel Real Museo Borbonico: dopo circa 12 anni di accesi dibattiti, una commissione espresse parere favorevole e l’opera, il 16 novembre 1844, fu messa in cassa e condotta lentamente da Pompei a Napoli, su un carro trainato da sedici buoi. Durante il tragitto, all’altezza di Torre del Greco, un incidente minacciò l’integrità del mosaico: l’opera fu sbalzata a terra e, soltanto nel gennaio del 1845, venne aperta la cassa per verificare l’integrità del capolavoro che, fortunatamente, non aveva subito danni. La prima collocazione della Battaglia di Isso fu, dunque, il pavimento della sala CXL, secondo il progetto iniziale di Pietro Bianchi; fu Vittorio Spinazzola, nel 1916, a definirne la nuova sistemazione a parete nelle riallestite sale dei mosaici. Da allora, in oltre un secolo, il “Mosaico dei record” ha catturato, con la sua bellezza magnetica, l’attenzione dei visitatori di tutto il mondo: dietro il fascino di un’opera senza tempo, si sviluppa il lavoro di scienziati ed esperti per garantire manutenzione e conservazione del nostro capolavoro.

Attività di diagnostica sul mosaico di Alessandro al Mann (foto Pedicini Fotografi)
napoli_mann_attività di diagnostica sul mosaico del MANN-4_MG9687_foto-pedicini

Attività di diagnostica sul mosaico di Alessandro al Mann (foto Pedicini Fotografi)

L’attività di restauro del mosaico è ontologicamente complessa: conservazione, collocazione, peso (verosimilmente sette tonnellate) e rilevanza storico-artistica del manufatto enfatizzano la necessità di un progetto esecutivo puntuale e delicatissimo. Il mosaico di Alessandro presenta, infatti, diverse criticità conservative, consistenti sostanzialmente in distacchi di tessere, lesioni superficiali, rigonfiamenti ed abbassamenti della superficie. In particolare, la zona centrale destra è affetta da una visibile depressione; rigonfiamenti puntuali sono presenti lungo il perimetro del mosaico, probabilmente dovuti a fenomeni di ossidazione degli elementi metallici dell’intelaiatura lignea posta in opera durante il trasferimento del 1916. Sono presenti, inoltre, microfratture ad andamento verticale e orizzontale, nonché una lesione diagonale, già oggetto di velinatura nel corso di precedenti restauri. Negli ultimi venti anni, la necessità di un restauro complessivo si è resa chiara grazie anche alle indagini diagnostiche eseguite: alle ragioni conservative si sono associate le esigenze di una migliore lettura organica dell’opera. Due i momenti significativi nell’iter diagnostico effettuato: nel 2015, con il contributo di IPERION CH.it e del CNR-ISTI di Pisa, si è documentato lo stato di fatto dell’opera, in relazione ai materiali costitutivi, distinguendoli da quelli riconducibili ai restauri effettuati in epoca antica e moderna. Nel 2018, con la partecipazione dell’università del Molise e del CNR, è stato eseguito il rilievo di dettaglio del mosaico, mediante fotogrammetria ad alta risoluzione: al modello tridimensionale dell’opera si è aggiunta l’indagine tramite georadar per verificare le condizioni del supporto. Tali operazioni hanno consentito anche di mettere in evidenza fratture e fessurazioni non visibili ad occhio nudo, così come anomalie negli strati costitutivi il supporto (vedi: Il restauro del monumentale mosaico di Alessandro a Restaura di Ferrara: un milione di tessere, scoperto nella casa del Fauno a Pompei. Il museo Archeologico di Napoli presenta il settore restauro, fiore all’occhiello del Mann | archeologiavocidalpassato).

Attività di diagnostica sul mosaico di Alessandro al Mann (foto Pedicini Fotografi)

Il progetto: metodologia e fasi esecutive. Un percorso in fieri, tra diagnostica, tecnologia e restauro. Alla luce degli studi realizzati, sembra probabile che i fenomeni di deterioramento siano dovuti essenzialmente all’ossidazione dei supporti in ferro del mosaico ed al degrado delle malte: a questi fattori può attribuirsi l’accentuata depressione che interessa la parte centrale/destra del pannello musivo. Tale stato di fatto è certamente aggravato dal peso del mosaico e dalla posizione verticale, entrambe cause cui può essere ricondotto lo scorrimento verso il basso dello strato più superficiale di malta e tessere. Per avere un quadro esaustivo sulle effettive condizioni dell’opera, è stata prevista una nuova campagna di indagini diagnostiche, effettuate dall’università del Molise e dal CRACS (Center for Research on Archaeometry and Conservation Science); le indagini interesseranno anche la fase esecutiva del restauro. Un’attenzione particolare riguarderà, inoltre, le condizioni microclimatiche ed ambientali, non soltanto per comprenderne l’eventuale incidenza nel processo di degrado del mosaico, ma soprattutto per individuare le migliori condizioni espositive future, in termini di illuminazione e parametri termoigrometrici. Il progetto di restauro, connotato dal principio del minimo intervento e finalizzato alla conservazione dell’integrità materiale dell’opera nello stato in cui si trova, si articolerà in due fasi diverse: tra i due momenti, sarà effettuata la movimentazione del mosaico. La movimentazione si rende necessaria per esplorare la parte retrostante la battaglia di Isso, verificare lo stato del supporto e definire compiutamente gli interventi conservativi complessivi da realizzare.

Attività di diagnostica sul mosaico di Alessandro al Mann (foto Pedicini Fotografi)

PRIMA FASE (gennaio- febbraio 2021): l’intervento ipotizzato, da eseguirsi in situ mediante l’allestimento di un cantiere visibile, è finalizzato alla messa in sicurezza della superficie musiva prima della movimentazione dell’opera. In questa fase, il mosaico sarà oggetto di: accurata ispezione visiva e tattile di tutta la superficie, preliminare alla successive lavorazioni; pre-consolidamento delle tessere e degli strati di malta distaccati; pulitura; velinatura con idonei bendaggi di sostegno su tutta la superficie attualmente visibile. In un momento immediatamente successivo, previa apposizione di un tavolato ligneo di protezione, nonché di un’idonea intelaiatura metallica di sostegno, il mosaico sarà rimosso dall’attuale collocazione, mediante un sistema meccanico di movimentazione appositamente progettato. L’indagine diretta sarà accompagnata da ulteriori analisi strumentali, grazie alle quali si definiranno gli interventi di restauro ipotizzati nella prima fase della progettazione, stabilendo le azioni da eseguire sul supporto per garantire la conservazione del manufatto. 

Attività di diagnostica sul mosaico di Alessandro al Mann (foto Pedicini Fotografi)

SECONDA FASE (aprile- luglio 2021): la seconda ed ultima fase esecutiva del restauro, quindi, interesserà, innanzitutto, il supporto del mosaico: le lavorazioni saranno eseguite, dunque, sulla superficie retrostante dell’opera. Per tutelare le tessere musive, che, in tale frangente, non saranno visibili perché coperte dal tavolato ligneo di protezione, un significativo contributo tecnologico sarà fornito dalla TIM: la realizzazione di appositi smart glasses, indossati direttamente dai restauratori, consentirà di monitorare costantemente la corrispondenza tra la zona di intervento e la relativa superficie non visibile. Le strumentazioni permetteranno, con una metodologia assimilabile a quella utilizzata in chirurgia: 1) la proiezione in scala 1:1 della parte frontale del mosaico su una apposita superficie, che potrebbe essere una parete o un telo appositamente collocato in loco. La proiezione sarà non soltanto uno strumento di lavoro per i restauratori, ma renderà fruibile dal pubblico quanto accade nel cantiere; 2) l’associazione alla proiezione di una serie di parametri geofisici desunti dalle indagini: questi parametri potranno essere interrogati dagli operatori in tempo reale, analizzando tutti i dati inerenti al manufatto nel suo complesso (supporto e superficie). Terminato l’intervento sul supporto, si prevede la rimozione dei bendaggi posti durante la fase iniziale d’intervento ed il completamento del restauro con operazioni di pulitura, ulteriori ed eventuali consolidamenti, trattamento protettivo finale. Il progetto di restauro, così, diverrà un’occasione per valorizzare, anche nella percezione dei visitatori, non solo il complesso percorso di ricerca, ma anche la metodologia adottata: in questa esperienza, la dimensione progressiva, puntuale ed attenta delle diverse fasi di lavoro, sarà una componente essenziale per sottolineare l’interconnessione di contributi e professionalità, alla base di un evento di rilevanza internazionale. 

Patto per l’arte e per la città di Napoli: siglata una collaborazione triennale tra Mann e Madre. Il 2021 sarà dedicato al Mediterraneo. In attesa della riapertura, capolavori dell’archeologia associati a opere del contemporaneo salutano il nuovo anno proiettati sui portoni dei due musei

MANN-madre 2021 per l’arte: il Cavallo Mazzocchi (bronzo, da Ercolano) con Mimmo Paladino, Senza titolo (cavallo)

Tra il Mann e il Madre siglato un patto per l’arte e per la città di Napoli. E in attesa della sua presentazione ufficiale alla riapertura dei musei, dal 30 dicembre 2020 al 10 gennaio 2021 sui portoni dei due istituti saranno proiettate delle immagini che simbolicamente assoceranno capolavori archeologici ad opere del contemporaneo. Con la firma di un protocollo d’intesa, il museo Archeologico nazionale  di Napoli e la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee/Museo Madre, due istituti impegnati in attività di valorizzazione internazionale e fortemente presenti nel proprio territorio, hanno dato vita infatti a progetto comune di collaborazione triennale che, nel 2021, avrà come tema il Mediterraneo. Il protocollo d’intesa includerà anche percorsi di formazione di nuove professionalità, summer school e residenze, destinate a studenti universitari ma anche a giovani creativi nonché borse di studio e premi per alunni, ricercatori e artisti.

MANN e Madre saluteranno il nuovo anno con una proiezione simbolica ed augurale su entrambi portoni di ingresso. Le immagini scelte saranno quelle di alcuni capolavori dell’archeologia custoditi al Mann (dal Toro Farnese alla Venere Callipigia, dalla Battaglia di Isso alla Flora, dalla Megalografia di Boscoreale al Cavallo Mazzocchi, per citarne solo alcuni), in suggestivo dialogo con alcune delle opere che, ospitate nel museo regionale di via Settembrini, sono firmate da protagonisti dell’arte contemporanea (da Mimmo Paladino a Francesco Clemente, da Daniel Buren a Rebecca Horn, da Mathilde Rosier a Jannis Kounellis). In un gioco di movimento e dissolvenze, le proiezioni in loop partiranno ogni giorno (30 dicembre 2020 – 10 gennaio 2021), dall’imbrunire fino alle 22, e saranno accompagnate da una campagna social sulle piattaforme digitali dei due Musei: per contraddistinguere la condivisione di contenuti, scelto il logo comune ‘Mann/Madre/2021/per l’arte’.

MANN-madre 2021 per l’arte: Flora (affresco da Stabiae) con Mathilde Rosier, Le massacre du printemps

“MANN e Madre non intendono solo sviluppare le connessioni tematiche esistenti tra archeologia ed arte contemporanea, in un percorso già precedentemente sperimentato con singole esposizioni, ma soprattutto fare rete per aiutare lo sviluppo di un vero distretto culturale”, spiegano il Direttore del Mann, Paolo Giulierini, e la presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee/Museo Madre, Laura Valente. Distanti poco meno di un chilometro, i due istituti hanno sede in palazzi monumentali e sono punto di riferimento per i cittadini del centro storico di Napoli. Entrambi i musei, negli ultimi anni, si sono posti come soggetti attivi in rapporto con le istituzioni territoriali per promuovere politiche sociali rivolte alle fasce più svantaggiate. “La collaborazione, già a partire dal 2021, si concretizzerà, così, in progetti espositivi integrati pienamente nel quartiere, con attività didattiche e di inclusione per le giovani generazioni. Il primo anno la progettualità ruoterà attorno al tema del Mediterraneo”, concludono Giulierini e Valente, “e coinvolgerà i massimi esperti e curatori ma anche giovani creativi under 35, proprio in nome di un’archeologia contemporanea che sappia far dialogare segni, relazioni e visioni differenti”.