Dopo Venezia 77 e Sky Arte, anteprima a Napoli del film “Agalma” che ci conduce nel museo Archeologico nazionale di Napoli attraverso un racconto intimo in cui le opere d’arte del mondo antico si rivelano come materia viva

Un vortice di attività ci conduce nel museo Archeologico nazionale di Napoli attraverso un racconto intimo in cui le opere d’arte del mondo antico si rivelano come materia viva. Il luogo dove l’umanità che ha creato un patrimonio inestimabile incontra l’umanità impegnata a preservarlo. È il film “Agalma”, vita al museo Archeologico nazionale di Napoli, film documentario scritto e diretto da Doriana Monaco con le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni, che dopo Venezia 77, dove era stato selezionaro per le Giornate degli Autori, e la prima visione domenica 28 febbraio 2021 su Sky Arte (Canali 120 e 400) e in streaming su NOW TV, dal 1° marzo 2021 disponibile on demand, approda lì dove tutto è cominciato: al museo Archeologico nazionale di Napoli. Lunedì 14 giugno 2021, alle 15, “Agalma”, film documentario scritto e diretto da Doriana Monaco, sarà proiettato in anteprima a Napoli nell’Auditorium del Mann. Dopo i saluti istituzionali di Rosanna Romano (direttore generale per le Politiche culturali e il turismo / Regione Campania), la proiezione si svolgerà alla presenza degli attori Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni; previsti gli interventi della regista Doriana Monaco e dei dipendenti del Museo.

Prodotto da Antonella Di Nocera (Parallelo 41 Produzioni) e Lorenzo Cioffi (Ladoc) con il museo Archeologico nazionale di Napoli diretto da Paolo Giulierini, produzione esecutiva di Lorenzo Cioffi e Armando Andria, con il contributo di Regione Campania e la collaborazione di Film Commission Regione Campania, il film è frutto di tre anni di lavoro sulla quotidianità di uno più importanti musei del mondo, che ha aperto le porte alla giovane regista allieva di FilmaP – Atelier di cinema del reale di Ponticelli. Agalma è anche un omaggio al classico “Viaggio in Italia” di Roberto Rossellini: al centro del racconto c’è il rapporto segreto e sempre nuovo che nasce tra i visitatori e le meraviglie dell’antichità greco-romana, ma anche il respiro appassionato di chi pianifica ogni giorno la vita del Museo. Tutto fa emergere il Mann come un grande organismo produttivo, che rivela la sua natura di cantiere materiale e intellettuale (vedi Il film documentario di Doriana Monaco “Agalma”, vita al museo Archeologico nazionale di Napoli, in anteprima nella sala “Notti Veneziane – L’Isola degli Autori” alla 17.ma edizione delle Giornate degli Autori di Venezia 77 | archeologiavocidalpassato).
A tre mesi dall’apertura al m.a.x. museo di Chiasso (Svizzera) della mostra “La reinterpretazione del classico: dal rilievo alla veduta romantica nella grafica storica”, presentazione pubblica ufficiale dell’esposizione con quasi duecento incisioni che raccontano la produzione incisoria dell’antico nel Settecento e nell’Ottocento, insieme ad alcune opere del Mann

A tre mesi dall’apertura della mostra “La reinterpretazione del classico: dal rilievo alla veduta romantica nella grafica storica” al m.a.x. museo del Centro culturale di Chiasso (Svizzera), dove rimarrà aperta fino al 12 settembre 2021, è in programma la presentazione pubblica dell’esposizione. Appuntamento allo Spazio Officina domenica 6 giugno 2021, alle 17.30. Si tratta di un momento di incontro con il pubblico alla presenza dei co-curatori, delle autorità e delle personalità coinvolte nel progetto di mostra, con brevi interventi a cui seguirà l’apertura gratuita del m.a.x. museo dalle 19 alle 21. I posti sono limitati a 100 persone sedute, in base alle norme COVID; l’iscrizione è obbligatoria, scrivendo all’indirizzo eventi@maxmuseo.ch e indicando nome, cognome, cellulare e codice postale. Saranno presenti Mauro Massoni, console generale d’Italia a Lugano e ministro plenipotenziario; Davide Dosi, vicesindaco e capodicastero Attività culturali Chiasso; Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli; Susanne Bieri, storica dell’arte e co-curatrice della mostra, biblioteca nazionale svizzera; Berna Michele Amadò, segretario AdA, associazione Avvenire dell’Antico; Pierluigi Panza, storico e critico d’arte, Politecnico di Milano.

L’esposizione, che s’inserisce nel filone della “grafica storica”, ha l’obiettivo di presentare la produzione incisoria dell’antico nel Settecento e nell’Ottocento ripercorrendo il fenomeno storico della reinterpretazione e della fortuna critica del classico. Nella seconda metà del Settecento, la nascita del Neoclassicismo teorico portò alla riscoperta dello studio dell’Antico e dei monumenti classici. Winckelmann, considerato il padre della storia dell’arte moderna, pubblicò nel 1767 i Monumenti antichi inediti in cui vennero unite per la prima volta – a corredo della parte scritta – le incisioni, che raffiguravano opere classiche delle Collezioni romane con l’intento di illustrare l’antico. Il passo da Winckelmann a Piranesi è breve: il grande artista e incisore veneziano a Roma trovò la fonte dell’antico che gli permise di dare origine a incredibili e visionarie interpretazioni, con lo scopo dichiarato di stimolare l’immaginazione degli artisti contemporanei. La diffusione delle incisioni “in folio” contribuì molto a creare una documentazione di viaggio del Grand Tour con splendide vedute che ricordavano ai viaggiatori i luoghi attraversati e inoltre li aiutavano a identificare i monumenti descritti nelle guide. Si passa quindi all’apertura verso le prime espressioni romantiche del “Panorama” in cui è fondamentale la forma dell’illusionismo visivo, con un effetto di grande suggestione scenografica. La veduta romantica diventa così anche una fantasia di monumenti.


Testa di atleta ispirata ai modelli del V sec. a.C. conservata al museo Archeologico di Napoli ed esposta al m.a.x. di Chiasso (foto mann)
Nelle sale del m.a.x. museo è possibile ammirare quasi duecento incisioni all’acquaforte, a bulino e puntasecca di rara bellezza, stampe acquarellate, litografie e cromolitografie. Sono esposte, fra le altre, le incisioni volute da Johan Joachim Winckelmann per rappresentare l’antico, le stupende acqueforti di Giovanni Battista e Francesco Piranesi, le suggestive incisioni di Luigi Rossini e molte vedute, fra cui quelle di Nicolas-Marie-Joseph Chapuy, di Johann Jakob Wetzel, e paesaggi delle città europee mete del Grand Tour, affiancati ad alcuni pregevoli reperti archeologici (monete, medaglie e marmi). Esposta in bacheca vi è inoltre una raccolta di incisioni di Luigi Rossini, resa sfogliabile in formato digitale, con un sistema No-Touch. Nel percorso, anche alcune opere provenienti dal Mann: una coppia di candelabri realizzata dalla bottega Piranesi nella consueta modalità di pastiches (1784 ca.), una testa di Atleta ispirata a modelli del V sec. a.C. ed una testa di Apollo (340 a.C.).
San Francisco. Al Legion of Honor Museum aperta la mostra “Last Supper in Pompeii: From the Table to the Grave” con molti reperti provenienti dal museo Archeologico di Napoli


La grande statua di Bacco che accoglie i visitatori della mostra “Last supper in Pompeii” al museo di San Francisco (foto mann)
“Che grande emozione nel vedere gli scatti della mostra “The last supper in Pompeii” al museo Legion of Honor di San Francisco”, postano sui social del museo Archeologico nazionale di Napoli. “Tantissimi capolavori del Mann rappresentano il cuore di un allestimento straordinario, che travalica i confini per catturarci con le sue suggestioni!”. “Last Supper in Pompeii: From the Table to the Grave” è il titolo dell’eccezionale mostra aperta al Legion of Honor Museum di San Francisco, dove sarà allestita sino al 29 agosto 2021, con il supporto del Consolato Generale d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco. La mostra riporta al mondo di Pompei fissato come un’istantanea dall’eruzione del 79 d.C., concentrandosi sulla vita di tutti i giorni e soprattutto sul cibo e sulle bevande consumati dagli abitanti di Pompei. Insieme a pentole, padelle e altri accessori per la distribuzione, la preparazione e il servizio del cibo, la mostra include preziose opere d’arte che rivelano lo splendore e il lusso amati dai ricchi romani di Pompei.

La mostra, originariamente organizzata da Paul Roberts dell’Ashmolean Museum of Art and Archaeology, University of Oxford, porta a San Francisco magnifiche sculture romane, mosaici e affreschi, nonché tazze, utensili e servizi di ristorazione in argento per banchetti per rivelare come gli antichi amassero mangiare e bere. L’esposizione offre anche uno spaccato di come il cibo e il vino venissero prodotti e distribuiti prima di essere portati nelle cucine e infine sui tavoli da pranzo. La mostra guarda alle diverse aree della casa in cui cibo e bevande ebbero un ruolo importante, a partire dall’ingresso di casa, con l’atrio ed il suo santuario nel giardino al centro dell’abitazione, ricco di alberi da frutto e piante officinali. Un’intera parete affrescata, proveniente da una sala da pranzo estiva, parzialmente all’aperto, è giunta da Pompei a San Francisco per questa mostra.

Gli scavi condotti nel 1984 alla Villa B a Oplontis (Torre Annunziata), vicino a Pompei, hanno portato alla luce un magazzino a volta dove più di 60 persone rimasero uccise nell’eruzione. Gli archeologi hanno realizzato i calchi di alcune delle vittime versando del gesso negli spazi lasciati vuoti dai gas sotto la cenere. Uno di questi è stato fuso in cera e poi in resina e mostra incredibilmente le ossa, il cranio e persino i denti di una donna, così come i beni che portava, dai gioielli d’oro a un filo di perline di poco valore. La “Signora di Oplontis“, come è stata chiamata, è più resistente degli altri calchi in gesso e quindi si è potuto trasportarla a San Francisco come testimone dei terribili eventi di quel 79 d.C.


Una brocca in bronzo da Pompei (foto mann)
“Last Supper in Pompeii” mette in luce anche le bevande e i cibi consumati dai romani, sulla base di un attento esame di minuscoli resti ritrovati su piatti e vasi. Sebbene alcuni alimenti fossero importati dall’estero, la maggior parte delle provviste veniva prodotta localmente. Pompei ha avuto la fortuna di godere di un clima mite ed era circondata dalle pendici del Vesuvio ricoperte di vigneti. I cereali, la verdura e la frutta, comprese le olive e l’uva, usata soprattutto per il vino, venivano prodotti e lavorati localmente e greggi e mandrie venivano ingrassati nelle vicinanze; il pesce veniva pescato sulla costa. Uno degli oggetti più interessanti della mostra che potrebbe sorprendere i visitatori è un contenitore che serviva per contenere e ingrassare i ghiri, una delle prelibatezze della tavola romana.


Affresco con Iside Fortuna, Arpocrate e Amorino da Pompei in mostra a San Francisco (foto mann)
Gli dei e la superstizione erano presenti in ogni ambito della vita pompeiana e la mostra include immagini di molte di queste divinità. Bacco, il dio della vite, è ben rappresentato. I suoi seguaci, inclusi satiri e menadi con i loro lussuriosi rituali, costituiscono una parte speciale della mostra. Provenienti principalmente dal “Gabinetto Segreto” del museo Archeologico nazionale di Napoli, alcune di queste scene vivaci e lascive raccontano l’importanza della fertilità nel culto di questo dio. La maggior parte delle opere di questa affascinante mostra non ha mai lasciato l’Italia.
Cortona. Tornano al Maec le grandi mostre internazionali: apre “Luci dalle tenebre, dai lumi degli Etruschi ai bagliori di Pompei”, la prima dedicata all’illuminazione nel mondo etrusco, che celebra anche il legame tra etruschi e Pompei. Tra i reperti esposti, il celebre lampadario etrusco e l’efebo lampadoforo da via dell’Abbondanza

Al museo Archeologico nazionale di Napoli si imballa l’Efebo di via dell’Abbondanza (foto mann)

L’Efebo di via dell’Abbondanza arriva al museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona (foto mann)
Le operazioni di imballaggio sono iniziate intorno al 25 maggio. I tecnici del museo Archeologico di Napoli si sono presi cura dell’Efebo di via dell’Abbondanza, uno dei bronzi più famosi provenienti da Pompei, conservato al Mann, per spedirlo in assoluta sicurezza con destinazione Cortona, dove è stato accolto il 1° giugno dai tecnici del Maec, il museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona. Perché al Maec? È lì che è in allestimento la grande mostra “Luci dalle tenebre, dai lumi degli Etruschi ai bagliori di Pompei”, della quale proprio l’Efebo bronzeo è il simbolo e il testimonial.

Tornano dunque le grandi mostre di rilievo internazionale al Maec di Cortona. “Luci dalle tenebre, dai lumi degli Etruschi ai bagliori di Pompei”, dal 5 giugno al 12 settembre 2021, a Palazzo Casali, è in assoluto la prima mostra dedicata all’illuminazione nel mondo etrusco e offre un percorso attraverso reperti provenienti dai più prestigiosi Musei italiani. Per la prima volta una esposizione interamente dedicata alle tecniche di illuminazione e ai rituali connessi nell’epoca etrusca. In mostra, grazie alla collaborazione di docenti dei maggiori atenei italiani e di studiosi di fama internazionale, gli oggetti che testimoniano le tecniche di illuminazione naturale e gli strumenti di illuminazione artificiale usati dagli Etruschi. Dal celebre lampadario etrusco in bronzo già custodito nelle sale del Maec, stupefacente e prezioso strumento di illuminazione artificiale antica, all’eccezionale prestito dal Mann di Napoli: una statua ritrovata a Pompei rappresentante un efebo, cui è dedicato uno speciale allestimento nella sala dei Mappamondi. La statua in bronzo è alta circa un metro e mezzo e rappresenta un adolescente con un candelabro che svolgeva il ruolo di accoglienza per gli ospiti illustri nelle dimore dell’antichità. Una intera sezione è dedicata ai sistemi di illuminazione collegati alla cultura nuragica, sviluppata nella Sardegna preromana, ed una sezione, particolarmente ricca, è riservata ad alcune delle più prestigiose realizzazioni rinvenute nella città di Pompei – legata al mondo etrusco da antichi vincoli di dipendenza – fra cui – come si diceva – la splendida statua di efebo lampadoforo rinvenuta integra in una ricca dimora di via dell’Abbondanza.

Le tematiche cardine: la “luce divina”; la luce naturale e le tecniche per un’illuminazione ecologica e naturale degli ambienti; le tecniche di illuminazione artificiale attraverso gli strumenti in bronzo, ferro o ceramica. Il progetto favorisce un notevole avanzamento nel campo della conoscenza della società etrusca in ambito internazionale ma soprattutto permette al grande pubblico di conoscere i modi e i tempi con cui i nostri avi illuminavano le loro abitazioni in modo ecologico ed ecosostenibile attraverso l’uso di risorse rinnovabili, invitando i visitatori ad una profonda riflessione sui temi dell’ecologia mondiale. Uno spazio ampio e dettagliato è rivolto alla didattica, con modelli tridimensionali ed effetti suggestivi inseriti in una stanza immersiva con l’utilizzo della realtà aumentata e una copia del lampadario etrusco interattivo che permette di conoscere in modo innovativo alcuni degli aspetti di questo importante reperto. La mostra si avvale della collaborazione degli uffici periferici del ministero della Cultura, in primis le Direzioni Regionali dei Musei delle varie regioni cui fanno capo i musei prestatori, e le soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio territorialmente competenti. In particolare la Direzione Regionale della Toscana e la soprintendenza ABAP delle province di Siena Arezzo Grosseto, da sempre legate a Cortona e al Maec e attive nella promozione delle varie attività proposte dal museo. Va quindi ricordato il rapporto intercorso fra il Maec e l’Accademia Etrusca con la Fondazione Luigi Rovati di Milano, con la quale è stato sottoscritto di recente un atto di intesa: la collaborazione con la Fondazione nella circostanza di questa mostra costituisce la prima occasione di contatto scientifico fra i due Istituti.

“La mostra Luci dalle tenebre è anche una nuova occasione per celebrare il legame fra gli Etruschi e Pompei”, dichiara l’assessore alla Cultura, Francesco Attesti. “Per questo ringraziamo il direttore del Mann, Paolo Giulierini, con cui abbiamo fattivamente collaborato. Dopo la riapertura del nostro museo, adesso è il momento di guardare avanti – prosegue Attesti – e lo facciamo con audacia, perché programmare una mostra in un periodo ancora non facile è senza dubbio una sfida, una sfida che dobbiamo vincere per il rilancio del nostro territorio attraverso politiche culturali e turistiche”. Gli fa eco il vice lucumone dell’Accademia Etrusca, Paolo Bruschetti: “È un’occasione straordinaria per celebrare la ripresa delle attività culturali che sono state fortemente colpite – assieme alla vita sociale ed economica, oltre che sanitaria – dalle limitazioni alla fruizione di musei, biblioteche e più in generale tutti i luoghi nei quali si vive l’esperienza culturale del nostro Paese. È anche l’occasione per riprendere un discorso interrotto ormai da alcuni anni, che vede protagonista la nostra città con l’offerta di occasioni di grande rilievo internazionale. Ed è infine un mezzo per riproporre Cortona come meta di un percorso nazionale che tanti visitatori apprezzano e condividono con noi. Non dimentichiamo infine che fra pochi anni saranno compiuti i tre secoli di vita e di attività dell’Accademia”.

Una sala del museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona (foto maec)
“Accanto al nostro celebre Lampadario”, dichiara il presidente del comitato tecnico del Maec, Nicola Caldarone, “altri reperti si uniranno provenienti dai più prestigiosi musei etruschi, in particolare da Firenze, Perugia, Tarquinia, Villa Giulia di Roma per lanciare un segnale significativo di vita nuova e di speranze per il futuro dell’umanità. Il passaggio da una stagione fredda e buia a un’altra radiosa era salutato già nell’antichità con le suggestive celebrazioni della fiamma, auspichiamo che questo passaggio possa avvenire al più presto possibile, rispetto al difficile momento che stiamo vivendo”. Chiude il sindaco Luciano Meoni: “Siamo orgogliosi di poter offrire ai visitatori di Cortona una mostra di alto livello. Si tratta del primo importante evento culturale dopo questi mesi difficili che ci hanno costretto a far slittare questo evento. Non tutto il male vien per nuocere, come in questo caso, infatti la mostra si presenta ancora più ricca rispetto a quanto era stato previsto nel 2020”.
Napoli. Rinnovata la collaborazione tra il Mann e la Fondazione Campania dei Festival: co-marketing, scontistica reciproca, e focus per il progetto “Il Sogno Reale. I Borbone di Napoli” con visite guidate per scoprire come i Borbone influenzarono la formazione delle collezioni. Tour speciale il 2 luglio: “Dagli scavi borbonici al Mann per conoscere la vita di un Gladiatore”


I famosi bronzi scoperti nella villa dei Papiri mentre regnava Carlo di Borbone (foto mann)
Il museo Archeologico nazionale di Napoli e la Fondazione Campania dei Festival in rete anche quest’anno per promuovere la programmazione culturale in città. Senza dimenticare la scontistica congiunta: sino ad inizio ottobre, infatti, gli spettatori del Campania Teatro Festival avranno diritto ad accedere al Museo con biglietto ridotto; viceversa, visitatori ed abbonati OpenMann potranno assistere agli eventi della kermesse al prezzo agevolato di 5 euro (l’acquisto sarà effettuabile online, in uno dei punti di prevendita ed anche la sera stessa dell’iniziativa, previa disponibilità di posti). Parallelamente alle iniziative di co-marketing, il museo Archeologico nazionale di Napoli aderirà al progetto “Il Sogno Reale. I Borbone di Napoli”, promosso, a cura di Marco Perillo, nell’ambito del Campania Teatro Festival: dal 18 giugno al 9 luglio, ogni venerdì in due turni (partenza alle 17 e alle 17.30), saranno in programma visite guidate alla scoperta degli influssi che la politica culturale dei Borbone esercitò sulla formazione delle collezioni del Mann. La programmazione culturale, promossa in rete con la Fondazione Campania dei Festival, è curata, per il Mann, dall’Ufficio Comunicazione (responsabile: Antonella Carlo; staff: Caterina Serena Martucci), in collaborazione con i Servizi Educativi e l’Ufficio Museografia e Ricerca storiografica.

Tra storia, museografia ed archeologia, l’itinerario partirà dall’Atrio, che ospita le sculture marmoree e bronzee rinvenute durante i primi scavi ufficiali nel Teatro di Ercolano: qui, saranno molteplici le incursioni storiche dedicate a Carlo III, promotore dell’iniziale campagna di ricerca nella città vesuviana e, naturalmente, a suo figlio Ferdinando, raffigurato da Antonio Canova nelle vesti di Atena sullo scalone principale del Museo; brevi focus includeranno, nel percorso, anche le sale dedicate alla Villa dei Papiri ed al Tempio di Iside. Tour speciali per venerdì 2 luglio 2021: gli incontri della giornata, infatti, saranno intitolati “Dagli scavi borbonici al MANN per conoscere la vita di un Gladiatore”. Le visite guidate, organizzate secondo le vigenti disposizioni anti-Covid, prevedranno la prenotazione obbligatoria, scrivendo a man-na.ufficiostampa@beniculturali.it: considerato il numero ridotto di posti a disposizione, si potrà riservare per il singolo incontro e non per l’intero ciclo di itinerari. Dal tour al Museo alla condivisione social: su Facebook ed Instagram, ogni settimana da metà giugno, saranno pubblicati post dedicati a storia, arte e cultura al tempo dei Borbone; in rete, disegni a tema realizzati da Annamaria Di Noia.
Napoli. Gita scolastica virtuale per 1245 classi da tutta Italia al museo Archeologico nazionale. Tramite uno speciale visore tutti connessi per condividere un suggestivo tour virtuale tra la Sezione Egizia, la Collezione Farnese, le Sale degli Affreschi e dei Mosaici

Sono arrivati puntuali alle 10.20 di giovedì 27 maggio 2021 al museo Archeologico di Napoli accompagnati dal prof. Alessandro Bogliolo, coordinatore del progetto: sono i Cody-tripper, migliaia di alunni e studenti della scuola primaria e secondaria di primo grado che partecipano a una speciale gita scolastica di fine anno scolastico. Ma davanti al portone del Mann di questi i ragazzi non se ne è visto neanche uno. Così si scopre che ai tempi della pandemia, le storie e le emozioni di viaggio si intrecciano con i fili invisibili del web. E che la gita scolastica è virtuale.

Cody Trip prevede, ad oggi, il coinvolgimento di 1245 classi (scuola primaria e scuola secondaria di primo grado) da 761 diverse città italiane: una platea scolastica che, in un’esperienza resa possibile grazie alle nuove tecnologie, diffonde in rete l’amore per i tesori storico-artistici del nostro Paese. Pochi i passaggi per vivere il tour virtuale: il giorno della gita i partecipanti si collegano attraverso uno speciale visore, ActiveViewer, appositamente sviluppato da DIGIT srl come web app funzionante su qualsiasi dispositivo collegato ad Internet (computer, LIM, smartphone, tablet). ActiveViewer permette a tutti di interagire in modalità anonima, rispondendo a domande, prendendo decisioni condivise, giocando e cimentandosi nella conquista di punti e certificati. La tappa del progetto Cody Trip al museo Archeologico nazionale di Napoli è stata realizzata da DIGIT srl, in collaborazione con l’università di Urbino e con Giunti Scuola; tra i partner partenopei del percorso, oltre il Mann, figurano Comune di Napoli (assessorato alla Cultura, all’Istruzione e al Turismo), associazione Guide turistiche Campania, museo Cappella Sansevero, parco archeologico di Pausilypon, Centro Studi Interdisciplinari Gaiola onlus, FOQUS – Fondazione Quartieri Spagnoli e tanti altri.

I partecipanti sono stati accolti dal direttore del museo, Paolo Giulierini, che ha inviato il proprio messaggio di benvenuto (rigorosamente online), per poi dare inizio al percorso guidato nelle splendide collezioni dell’Istituto. Tre le tappe scelte per raccontare agli studenti italiani il patrimonio del museo Archeologico nazionale di Napoli: la Sezione Egizia, la Collezione Farnese, le sale degli affreschi e dei mosaici provenienti dalle città vesuviane. Per il Mann, il progetto Cody Trip è stato promosso dai Servizi Educativi (responsabile: Lucia Emilio); gli itinerari saranno proposti dallo staff dell’Ufficio (Miriam Capobianco, Elisa Napolitano, Angela Rita Vocciante).
Napoli. Tre nuovi video per la rubrica “I Gladiatori ti aspettano al Mann” sui social del museo Archeologico nazionale: Silvano Mattesini sulle riproduzioni delle corazze degli antichi combattenti, Luigi Percuoco sugli smart glasses con tecnologie AR Tour, ed Elisa Napolitano sulla divulgazione della mostra, fra archeologia e didattica

Tre nuovi video della rubrica “I Gladiatori ti aspettano al Mann” proposta sui canali social del museo Archeologico nazionale di Napoli per illustrare la mostra “Gladiatori” aperta nel Salone della Meridiana e “Gladiatorimania” nel Braccio nuovo fino al 6 gennaio 2022.
Nel dodicesimo appuntamento l’architetto Silvano Mattesini svela i segreti di un particolare percorso creativo: le riproduzioni delle corazze degli antichi combattenti, i gladiatori, esposte nella Sezione Gladiatorimania. “In questa mostra – spiega Mattesini – siamo presenti con le copie principali, almeno quelle principali della gladiatura, che sono per esempio trace, mirmillone, hoplomachus, secutor, retiarius, … In questo caso siano davanti a una vetrina di un hoplomachus. Nella gladiatura sembra che tutto sia certo, ma in realtà non è così e ogni tanto scopriamo cose nuove, come questa tipologia di gladiatore che viene anche definita trace tipo B. Quello che possiamo semplicemente dire è che si tratta di un parmulario, cioè di un gladiatore che combatte con un piccolo scudo rotondo (parma) e ha una lancia e un gladio corto, che lo distingue dagli altri scutari, che hanno entrambi lo scudo e il piccolo schiniere. Noi parliamo di giochi gladiatori – continua Mattesini -, ma non esiste in latino la traduzione di gioco. In realtà si parla di munus, che è qualcosa di molto diverso. Quindi la sensazione è che dovremmo rivedere tante cose. Munus significa dono, significa impegno, una cosa profonda. E questo dono si manifesta attraverso il dono del sangue. Ogni gladiatore nel munus offre una parte di sé. Quindi si identifica tutto quanto non più come un gioco, come qualcosa di ludico, ma la gladiatura sembra assumere qualcosa di sacro. Se è vero che Marziale, che non è certamente un autore di quelli tra i più seri e rigorosi, parla di sacri muneris, anziché giochi gladiatori. Questo lo riscontriamo nei decori dei singoli pezzi che noi riproduciamo e che ovviamente siamo stati costretti a identificare, a dargli un nome, a dare un senso. Nel nostro caso sono dedicate a Dioniso. Perché un gladiatore offre a Dioniso la decorazione delle proprie armi? Perché c’è tutto un ambito nel quale la filosofia del gladiatore si identifica con la morte. Dioniso è l’essenza dell’istinto primordiale. E quindi in questo senso il gladiatore deve avere un istinto primordiale per cui deve odiare il suo avversario e compiere l’atto osceno. Dioniso l’accompagnerà in questo percorso. Dioniso poi a sua volta sarà perdonato da Era per gli omicidi commessi sotto gli effetti di questo istinto primordiale, sotto l’effetto dell’ebbrezza del vino o droghe, e quindi il gladiatore compie dei gesti, compie degli atti che sono sacri e che sono poi perdonati. Ogni gladiatore in quest’ambito ha un ruolo ben preciso che va identificato con questi simboli che sono sugli elmi, sulle corazze”.
Nel tredicesimo appuntamento con Luigi Percuoco (AR Tour) scopriamo gli smart glasses per vivere la magia della mostra. Gli occhiali 3D sono dispositivi dotati di lenti completamente trasparenti e predisposte per la realtà aumentata; la tecnologia è realizzata da AR Tour su contenuti scientifici forniti dal Mann. Gli smart glasses, a differenza della realtà virtuale, consentono di contestualizzare l’esperienza durante la visita al Museo. “AR Tour – interviene Percuoco – è un’azienda innovativa che utilizza la tecnologia per la gestione dei beni culturali. In questo caso abbiamo utilizzato gli occhiali a realtà aumentata per la narrazione della mostra. Gli occhiali hanno lenti completamente trasparenti, pertanto non si perde mai il contesto in cui avviene la narrazione, questa è la differenza rispetto alla realtà virtuale dove la realtà viene persa e la proiezione avviene in un altrove. Il visitatore li indossa, prosegue nel suo percorso e quando guarda un reperto gli vengono attivati degli ologrammi direttamente sul reperto che sostanzialmente lo spiegano. Gli occhiali sono dotati di audio, lo storytelling è stato curato insieme allo staff del museo, così come anche tutta la componente grafica digitale. Questa esperienza si affianca ad altre esperienze archeologiche che abbiamo fatto in Campania, come Pompei, Ercolano, il centro storico di Napoli. Il visitatore diventa protagonista durante il percorso perché è lui che attiva la narrazione man mano che si sposta nella visita della mostra semplicemente guardando i reperti. Gli occhiali sono dotati di una telecamera per cui sono in grado di comprendere cosa il visitatore sta guardando. Chiaramente – conclude – un vantaggio importante è per il museo quello della possibilità di migliorare anche l’aspetto educativo rispetto alle giovani generazioni”.
Nel quattordicesimo appuntamento Elisa Napolitano (Servizi Educativi del Museo) presenta un eccezionale reperto della mostra. Il racconto dell’opera segue caratteristiche e temi della guida illustrata “Gladiatori” (Franco Panini Editore Ragazzi). “La grande mostra Gladiatori vi aspetta al museo Archeologico nazionale di Napoli”, saluta Elisa Napolitano. “Nell’atrio accoglie i visitatori il monumentale rilievo proveniente da Pompei. Rappresenta, come un diario, il racconto di una tipica giornata dei giochi gladiatori. Nella fascia in alto ci sono i personaggi di ingresso nell’arena che dava inizio alla giornata dei giochi: la pompa gladiatoria. I primi della fila sono due littori, cioè ufficiali che lavoravano al servizio dei magistrati romani, che portano in mano i fasci littori, fasci di bastoni di legno legati insieme da strisce di cuoio, che sono simboli di potere. Subito dietro ci sono i suonatori di tibia, cioè il flauto. Poi una lettiga, portata da quattro schiavi, con sopra alcuni fabbri addetti al buon funzionamento delle armi, la cosiddetta probatio armorum. Seguono due inservienti: uno porta in mano un cartello sul quale sono indicate le coppie in combattimento, e l’altro una palma per il vincitore. Poi l’editor, l’organizzatore dei giochi, che indossa una bella toga ed è l’unico ad essere in posizione frontale perché ha un ruolo davvero importante. Altri inservienti portano armi, elmi, scudi e cavalli per i gladiatori. Nella seconda fascia i gladiatori si scontrano nell’arena, alcuni sono in combattimento, altri sono feriti e vengono assistiti da medici. Un vincitore alza lo scudo, e lo sconfitto attende il verdetto. Nella terza fascia sono rappresentate invece le venationes, dove si riconoscono diversi animali erbivori, tori, cinghiali, e cani. Questi combattono tra loro o contro i venatores che hanno un abbigliamento molto semplice, tuniche corte e fasci di protezione alle gambe. Le tre fasce non rappresentano momenti consecutivi della giornata. In genere infatti si teneva la pompa inaugurale, nel corso della mattinata si tenevano le venationes, e solo nel pomeriggio gli scontri tra gladiatori. Tuttavia – conclude Elisa Napolitano – lo scultore ha voluto dare maggiore rilevanza al momento fondamentale della giornata dei giochi: la parte centrale, quella principale e anche più ampia, infatti ospita la rappresentazione che riguarda i combattimenti tra gladiatori”.
Pozzuoli. All’Anfiteatro flavio il parco archeologico dei Campi Flegrei ha aperto il nuovo percorso espositivo “Proiezioni”, in stretta connessione con la mostra “Gladiatori” al museo Archeologico nazionale di Napoli: tra le arcate tornano le sculture originarie, nei sotterranei i gladiatori diventano suggestioni sonore e visive


Locandina della mostra “Proiezioni” aperta all’anfiteatro flavio di Pozzuoli fino al 26 settembre 2021
L’hanno chiamato “Proiezioni”. È il nuovo percorso espositivo all’Anfiteatro di Pozzuoli: PROIEZIONI di statue che lasciano i loro abituali spazi di conservazione per sporgersi verso la città e ristabilire un contatto con nuovi spettatori; PROIEZIONI di gladiatori, immagini antiche e modernissime al tempo stesso, che ripopolano i loro luoghi e che scandiscono il nostro percorso; PROIEZIONI di voci, eco di frasi antiche, che dalle gradinate dell’anfiteatro giungono nell’intimità dei sotterranei ripristinando un contatto tra spazi e tempi diversi; PROIEZIONI di memorie che dall’antico si protendono verso il contemporaneo. Inaugurato il 20 maggio 2021, il nuovo percorso espositivo “Proiezioni”, organizzato in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Napoli, in stretta connessione con la mostra “Gladiatori”, sarà visitabile fino al prossimo 26 settembre 2021. Il percorso sarà visitabile negli orari di apertura dell’Anfiteatro di Pozzuoli. Tutte le informazioni su www.pafleg.it

“Abbiamo voluto offrire questo nuovo percorso espositivo per dare energia alla riapertura dei nostri luoghi e vitalità alla ripartenza delle attività che ruotano intorno ad essi”, dichiara il direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei, Fabio Pagano. “L’iniziativa è anche una splendida occasione per rinsaldare la nostra collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Napoli. L’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, uno dei più evocativi esempi di questa tipologia di edifici, si mette in mostra per contenere e accompagnare virtualmente gli oggetti esposti e le storie raccontate nella bella mostra del Mann”.

Il percorso di visita ha una doppia dimensione: espositiva e multimediale. Le pregevoli sculture che erano parte della decorazione originaria dell’anfiteatro tornano a disvelarsi allo sguardo dei visitatori e della città, nel contesto di un allestimento temporaneo realizzato all’interno delle arcate strutturali dell’edificio. Sarà inoltre visibile al pubblico una delle epigrafi dedicatorie che in antico erano apposte sugli ingressi dell’anfiteatro e che ricordavano come la sua costruzione fosse avvenuta totalmente a spese della colonia romana.

I sotterranei, invece, ospitano un percorso fatto di suggestioni visive e sonore. I gladiatori armati diventano una viva presenza attraverso le immagini visualizzate da monitor a tutta altezza, mentre un tappeto sonoro evoca ciò che verosimilmente doveva percepire chi all’epoca si fosse addentrato in quegli spazi ipogei: versi di animali che nelle gabbie attendevano di essere issati nell’arena per i combattimenti, rumore di spade che venivano affilate nelle fasi preparatorie degli scontri, il fragore della folla che era sugli spalti e, infine, il sottofondo musicale che accompagnava con i suoi ritmi cadenzati lo svolgimento dei giochi. Nell’ambito del percorso saranno esposti anche due plastici dell’Anfiteatro, oggetto di un recente intervento di recupero e sistemazione; il primo raffigura l’effettivo stato di conservazione in cui l’edificio è giunto fino a noi, mentre il secondo propone una ricostruzione dell’aspetto monumentale che l’anfiteatro doveva avere in origine, con i due livelli di arcate esterne e l’attico superiore di coronamento.









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