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Altino. Nasce il parco Archeologico che unisce il museo nazionale e l’area archeologica in una lunga “passeggiata immersiva” nella storia, in un’ottica di turismo lento e sostenibile. Martedì la presentazione del progetto

Suggestiva immagine del museo Archeologico nazionale di Altino ai margini della laguna di Venezia (foto drm-veneto)

A dicembre 2021, alla presentazione di “Stratigrafie sonore”, installazione sonora e visiva degli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, che arricchisce la mostra “Antenati, Altinati” e dà voce agli antichi altinati sepolti lungo le vie consolari che entravano in Altino (vedi Altino (Ve). Marianna Bressan, direttrice del museo Archeologico nazionale, presenta “Stratigrafie sonore”, installazione sonora e visiva degli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, che arricchisce la mostra “Antenati, Altinati” e dà voce agli antichi altinati sepolti lungo le vie consolari che entravano in Altino | archeologiavocidalpassato),

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Marianna Bressan, direttrice del museo e area archeologica di Altino, nella mostra “Antenati altinati” (foto graziano tavan)

Marianna Bressan direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino lo aveva accennato, per scaramanzia, più come un buon auspicio per il 2022 che per un processo amministrativo-istituzionale in via ormai di definizione: la nascita del parco archeologico di Altino per unire il museo e l’intera area archeologica, e dare vita a una lunga passeggiata immersiva nella storia. L’auspicio è diventato realtà. Il progetto verrà presentato da Daniele Ferrara, direttore regionale Musei Veneto e da Marianna Bressan, direttrice del museo di Altino, martedì 1° febbraio 2022, alle 11, al museo Archeologico nazionale di Altino. Saranno presenti anche Emanuela Carpani, soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna; Claudio Grosso, sindaco di Quarto D’Altino; Simone Venturini, assessore al Turismo del Comune di Venezia; Paola Bonifacio, manager dei Musei Civici di Treviso in rappresentanza del Comune di Treviso e lo Studio di Architettura ddba.

Un tratto di strada romana basolata nell’area archeologica di Altino (foto drm-veneto)
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Laboratorio di archeologia del paesaggio tenuto ad Altino (Ve)

“Sculture funerarie e mosaici accanto alle ricostruzioni dei luoghi che li ospitavano, immersi nella natura circostante e percorsi naturalistici in un’ottica di turismo lento e sostenibile”, spiega Marianna Bressan. “Si camminerà tra i resti della città sepolta, scoprendone i reperti ma anche le antiche costruzioni. Ci saranno i mosaici conservati ma anche la casa in cui probabilmente erano collocati. E mentre si passeggerà accanto al basolato della strada originaria si scopriranno i dintorni, ricostruiti con pannelli iconografici e immagini”. Finanziato dal ministero della Cultura con 1milione e700mila euro il parco archeologico di Altino muove ora i primi passi. Sarà un “museo all’aperto”, che unirà dunque la parte attualmente contenuta nel museo Archeologico nazionale con quella degli scavi, in un unico percorso più fruibile al pubblico che racconterà la storia di un luogo e del suo paesaggio in tutti i suoi aspetti.

Altino (Ve). Marianna Bressan, direttrice del museo Archeologico nazionale, presenta “Stratigrafie sonore”, installazione sonora e visiva degli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, che arricchisce la mostra “Antenati, Altinati” e dà voce agli antichi altinati sepolti lungo le vie consolari che entravano in Altino

Gli antichi altinati prendono la parola. Si fanno sentire lungo la via consolare che entra nella città di Altino. A loro modo danno il benvenuto al viandante raccontando la loro storia, chi sono, da dove vengono, cosa hanno fatto, le persone amate. Succede al museo Archeologico nazionale di Altino (Ve) dove la mostra “Antenati, Altinati”, curata da Marianna Bressan, direttrice del museo e area archeologica di Altino, a due anni dalla sua inaugurazione, si è arricchita di una installazione sonora e visiva, “Stratigrafie sonore”, opera di Samir Sayed Abdellattef e Giacomo Vidoni, artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia (vedi Altino (Ve). A due anni dall’inaugurazione di “Antenati altinati” la mostra si arricchisce di una installazione sonora e visiva “Stratigrafie sonore” che dà voce a quella folla muta che dava il benvenuto a chi giungeva nella città romana immedesimando il visitatore moderno in un passato ormai remotissimo. Piccola guida alla mostra | archeologiavocidalpassato). Questa installazione introduce nel percorso della mostra la stratigrafia sonora, per spingere a una maggiore immedesimazione in un passato ormai remotissimo. In tal senso, il lavoro artistico si pone in armonia con quanto le scelte allestitive provano a ricreare: la percezione degli spazi della necropoli romana, attraverso la distribuzione delle sculture, e il contatto con le persone cui erano dedicati i monumenti funerari, attraverso la prospettiva soggettiva di presentazione degli stessi. 

Frame del reperto 3 dell’installazione “Stratigrafie Sonore” nella mostra “Antenati Altinati” al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm veneto)

Purtroppo non è stato possibile rendere in questo articolo le voci, i sospiri, le parole e le musiche, che avvolgono e coinvolgono il visitatore che percorre la via Annia ricostruita idealmente al museo di Altino, affiancata su entrambi i lati dai sepolcri degli altinati: l’installazione è stata pensata e tarata, anche nelle sonorità, per la sala del museo che ospita la mostra, e non può essere riprodotta con gli stessi effetti speciali su un video altro. Ma si può avere un’idea delle potenzialità espressive degli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia guardando il video-promo realizzato per la riapertura del museo il 4 luglio 2020, dopo il duro lockdown

Il percorso espositivo della mostra “Antenati altinati” al museo Archeologico nazionale di Altino (foto graziano tavan)

“Gli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, Samir Sayed Abdellattef e Giacomo Vidoni, con i docenti Stefano Marotta e Roberto Russo”, spiega la direttrice del Museo, Marianna Bressan, “hanno interpretato con originalità ed eleganza il senso dell’antico che le sculture comunicano. L’installazione contribuisce a sperimentare un approccio diverso alle sculture in mostra, con un coinvolgimento di un senso, l’udito, che normalmente non viene coinvolto nelle situazioni espositive di archeologia”. Alla mostra “Antenati altinati” di Altino, dunque, si abbatte un altro tabù. “Dopo aver scelto un tipo di comunicazione diretta, diversa da quella più tradizionale in opera nel Museo, lasciando la parola alle sculture; dopo aver organizzato il percorso con l’intento esplicito di evocare la disposizione dei monumenti funerari lungo una delle strade romane in uscita dalla città antica di Altino; ora si sfida il silenzio contemplativo della fruizione museale, aggiungendo suoni in un luogo dove di solito bisogna tacere. Il suono, però, non è rumore molesto, ma – appunto – una stratificazione sonora, che accompagna chi si lascerà guidare dall’immaginazione verso una più profonda immedesimazione negli spazi, nei linguaggi visivi e nelle evocazioni sonore del passato”.

Frame della video-performance ArcheoAlive realizzato dagli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia nei depositi del museo Archeologico di Altino (foto drm-veneto)

“Stratigrafie sonore” non rappresenta la prima collaborazione degli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia con il museo Archeologico di Altino. È successo il 30 marzo 2021 con ArcheoAlive, spazio creativo e deposito del museo Archeologico, che diventa fonte di ispirazione artistica e si espande attraverso una performance audiovisiva trasmessa i streaming (vedi https://www.facebook.com/watch/?v=1206634883085028&ref=sharing). Magazzini e archivi storici custodiscono migliaia di reperti, grazie ai quali conosciamo la storia millenaria delle nostre comunità, nel caso specifico, di Altino. Il progetto artistico è stato a cura di Giacomo Vidoni, Paolo Pandin, Samir Sayed Abdellattef e Valentina Zanrosso. Nell’ambito del progetto interreg Historic.

 

Altino (Ve). A due anni dall’inaugurazione di “Antenati altinati” la mostra si arricchisce di una installazione sonora e visiva “Stratigrafie sonore” che dà voce a quella folla muta che dava il benvenuto a chi giungeva nella città romana immedesimando il visitatore moderno in un passato ormai remotissimo. Piccola guida alla mostra

Urna cineraria a cassetta da Altino con l’iscrizione di Melete nella mostra “Antenati altinati” al museo Archeologico nazionale di Altino (foto graziano tavan)

altino_archelogico_mostra-antenati-altinati_stratigrafie-sonore_poster-2altino_archelogico_mostra-antenati-altinati_stratigrafie-sonore_poster-3altino_archelogico_mostra-antenati-altinati_stratigrafie-sonore_poster“Mi chiamo Melete, sono nata in Oriente e sono giunta ad Altino da schiava, circa due anni fa…”. Comincia così, con questo richiamo ai viandanti, il percorso della mostra “Antenati, Altinati” al museo Archeologico nazionale di Altino (Ve), curata da Marianna Bressan, direttrice del museo e area archeologica di Altino. E continua: “Calaecinia mi ha comprato e, dopo anni di duro lavoro, mi ha liberata. Da liberta ho fatto fortuna e così ho comprato un terreno, lungo la via Annia appena fuori città verso Aquileia, per ospitare la mia sepoltura. Era un grande terreno: più di sei metri lungo la strada, quasi 9 metro verso l’interno”. L’iscrizione funeraria di Melete si legge su un’urna cineraria a cassetta in calcare di Aurisina, databile al I sec. d.C. Duemila anni fa, ad Altino, a dare il benvenuto a chi giungeva in città via terra erano proprio gli antenati. “L’approssimarsi alla città è annunciato dall’infittirsi, a perdita d’occhio lungo le strade che vengono da altre città lontane, di una folla muta”, spiega Bressan, “i cui occhi di pietra fissano il viandante e le cui bocche sigillate gli ricordano la necessità, assoluta e improcrastinabile, di vivere finché è possibile, godendo fino in fondo ogni attimo, che pur sfugge”.

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Marianna Bressan, direttrice del museo e area archeologica di Altino, nella mostra “Antenati altinati” (foto graziano tavan)

“Sono loro, gli antenati altinati. I loro monumenti funerari, semplici stele o mausolei colossali, isolati o raggruppati in recinti di famiglia, affollano le necropoli, ovvero le città dei morti, che per secoli si espandono lungo la via Annia sia verso Padova sia verso Aquileia, la strada per Oderzo, la via Claudia Augusta, diretta oltre le Alpi verso il Danubio. Per ricordarli, i loro cari ancora vivi incidono i nomi, i titoli, i mestieri. Li fanno parlare per loro: frammenti di vite vissute, di progetti realizzati o spezzati, di storie in cui ancora oggi, dopo duemila anni, possiamo immedesimarci, come fossero nostre”.

Il percorso espositivo della mostra “Antenati altinati” al museo Archeologico nazionale di Altino (foto graziano tavan)

altino_archeologico_stratigrafie-sonore_antenati-altinati_invitoA due anni dall’inaugurazione la mostra “Antenati altinati” si arricchisce di una installazione sonora e visiva, “Stratigrafie sonore”, opera di Samir Sayed Abdellattef e Giacomo Vidoni, artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. Questa installazione introduce nel percorso della mostra la stratigrafia sonora, per spingere a una maggiore immedesimazione in un passato ormai remotissimo. In tal senso, il lavoro artistico si pone in armonia con quanto le scelte allestitive provano a ricreare: la percezione degli spazi della necropoli romana, attraverso la distribuzione delle sculture, e il contatto con le persone cui erano dedicati i monumenti funerari, attraverso la prospettiva soggettiva di presentazione degli stessi. Appuntamento al museo Archeologico nazionale di Altino domenica 12 dicembre 2021, alle 15.30.

Stele a pseudoedicola con i ritratti di Clemens, Clarus, Prisca e Fuscus, da Altino nella mostra “Antenati altinati” (foto graziano tavan)
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Coronamento del monumento funerario di Arisba, schiava di Paconia, da Altino nella mostra “Antenati altinati” (foto graziano tavan)

Ecco che prende forma la voce di Iucundus, che visse ad Altino ai tempi degli imperatori Tiberio e Claudio, con la compagna Iucunda. “Da vivo ho preparato la tomba per Helvia Iucunda”, racconta. “Giunta la mia ora, ho riposato per secoli accanto a lei”. O ancora quella del navarca, il comandante della flotta militare, che al termine dell’ultima impresa, mostra la corazza appoggiata alla gamba destra, con al centro la Gorgone che terrorizza il nemico ed esalta il suo valore militare. Ma ci sono anche Clemens, Clarus, Prisca e Fuscus, il più anziano dei quattro fratelli che vivevano ad Altino al tempo degli imperatori Augusto e Tiberio, come Chresimus sepolto accanto a loro. “I nostri genitori”, fanno sapere al viandante, “ci hanno unito a loro nel sepolcro, ma non puoi vedere i loro volti né conoscerne il cognome, perché il tempo ha rovinato il nostro ritratto di famiglia. Hanno obbedito all’imperatore Augusto, che vuole famiglie numerose e premia le donne con quattro figli, concedendo loro il diritto di amministrare i loro beni”. Voci che vengono da lontano, come quella di Arisba che viene dall’isola di Lesbo, nell’Egeo settentrionale. “Vissi ad Altino”, ricorda, “quando era imperatore Marco Aurelio. Ero schiava di Paconia, che un giorno mi ha concesso la libertà. Sono vestita a festa e ben pettinata, con i capelli ondulati, raccolti e con la riga in mezzo: all’epoca imitavamo tutte l’acconciatura dell’imperatrice Faustina. I due Tritoni, che ti mostrano la mia immagine”, indica al viandante, “mi assicurano nell’Aldilà gioia spensierata e beatitudine eterna”.

Buon anno dallo staff del museo Archeologico nazionale di Altino: occasione per un video-bilancio di un anno stravolto nelle attività e negli eventi dalla pandemia. E l’annuncio: “Anno nuovo, logo nuovo”

1° gennaio 2021: mancano tre giorni alla presentazione del nuovo logo del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino al motto “Anno nuovo, logo nuovo”. Intanto, con il video “2020 al Museo”, arrivano gli auguri di buon anno da tutto lo staff del museo che, ricordiamolo, come tutti gli istituti culturali d’Italia, rimarrà chiuso per decreto governativo fino al 15 gennaio 2021. Un’occasione per ricordare questo anomalo 2020 al museo Archeologico nazionale di Altino. È la stessa direttrice, Marianna Bressan, a illustrare i vari momenti che si sono succeduti cadenzati-stravolti, purtroppo, dall’incedere della pandemia. L’anno 2020 era iniziato così: con un ricco calendario di eventi già da gennaio. Ecco il ciclo di incontri L’archeologo  racconta. “Ma l’emergenza sanitaria ci ha obbligato a cambiare la nostra programmazione…”. Museo chiuso dal 24 febbraio al 3 marzo e poi dall’8 marzo al 23 giugno. E L’archeologo racconta si trasferisce on line. Con la rubrica Gli imperdibili anche i reperti della collezione vengono raccontati sui social. Così come i reperti dei magazzini con Il reperto riscoperto. E aspettando i centri estivi partono dei laboratori sul web. Il museo riapre a giugno giusto in tempo per i centri estivi. “Ma il museo – continua la direttrice – è per tutti. Così anche i contenuti per persone con disabilità visive e uditive diventano social nell’appuntamento Tocchiamoli con mano”. Per i più piccoli il museo presenta Le favole di Altino, con lo staff del museo che legge per i bambini racconti ambientati nell’Altino romana. Anche le aree archeologiche vengono raccontate sui social. E la mostra Antenati Altinati? On line anche quella. Grazie all’associazione Lapis è stato possibile presentare una novità: L’insolito museo. “Con l’estate – ricorda Bressan – siamo tornati al Museo ed è arrivata una novità: l’abbonamento annuale Altino365. Ed è stato possibile organizzare un ottobre ricco di eventi: Passeggialtine, visite all’area archeologica con archeologa; mostra fotografica Sospesi tra passato e futuro; lettura artistica con accompagnamento musicale La città tra sogno e desiderio; mantenendo anche qualche appuntamento on line, fino al webinar Il ponte nell’immaginario artistico. Tra identità dei luoghi ed espressione dell’ingegno. Dal 6 novembre l’emergenza sanitaria impone una nuova chiusura del museo. Ma i lavori al museo continuano. “Stiamo selezionando il materiale dei depositi per rendere il museo ancora più bello”. E gli eventi continuano on line. “Adesso siamo pronti a iniziare un nuovo anno”, conclude Bressan. “Ringraziamo lo staff, le associazioni e i liberi professionisti con cui il Museo ha collaborato e che hanno permesso al Museo di arricchirsi in questo 2020. Buon 2021!”. E allora vediamo cosa ci aspetta in questo gennaio 2021, a cominciare dalla presentazione on line nel nuovo logo lunedì 4 gennaio 2021, alle 8, a cura di Mirko Visentin (Sputnik), Samir Sayed Abdellattef e Giacomo Vidoni (Accademia di Belle Arti di Venezia).

Luglio 2015-2020, il nuovo museo Archeologico nazionale di Altino compie cinque anni: presentato un video. Attivati i Centri estivi 2020 al museo con tre laboratori didattici diversi: come si fonda una città romana; la mia prima Guida al museo; che storia la Preistoria

Luglio 2015 – luglio 2020: il nuovo museo Archeologico nazionale di Altino compie cinque anni. Dalla riapertura dopo il lockdown il museo di Altino è aperto nei pomeriggi di sabato e domenica, dalle 14.30 alle 19.30. Il “compleanno” è stata l’occasione per presentare il bel video prodotto dall’ Accademia di Belle Arti di Venezia (Paolo Pandin, Giacomo Vidoni, Samir Sayed Abdellattef). In questo periodo, ricorda la direzione, la gratuità della prima domenica del mese è sospesa, per evitare gli assembramenti e contenere il rischio di contagio da COVID-19. “Però il biglietto del museo costa solo 5 euro, se hai più di 25 anni; 2 euro, se hai tra i 18 e i 25 anni; 0 euro, se hai meno di 18 anni. Davvero una spesa minima per un’esperienza magnifica”.

Intanto sono stati attivati i Centri estivi 2020 del museo di Altino. Il primo turno va dal 6 al 17 luglio, il secondo dal 20 al 31 luglio, il terzo dal 24 agosto al 4 settembre 2020; dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 13, con possibilità di rientro pomeridiano con gita in barca tra le isole della laguna nord il mercoledì dalle 13.30 alle 17.30; riservati a bambine e bambini 6 – 11 anni. I laboratori didattici a cura di Associazione Lapis (Come si fonda una città romana? Con gli archeologi dell’associazione Lapis, da sempre specializzati nelle aree archeologiche, i bambini si cimenteranno nella fondazione di una città romana: dalla scelta del territorio al tracciamento del perimetro, impareranno come si costruivano le strade, le case e gli altri edifici delle città utilizzando gli strumenti che usavano gli antichi topografi e creando modellini ispirati ai monumenti di Altino); Studio D archeologia didattica museologia (La mia prima guida… al Museo! Gli archeologi di Studio D, che vanta un’esperienza pluridecennale nei musei Archeologici nazionali veneti, porteranno i bambini a creare il proprio “libro del museo”: sceglieranno i reperti più importanti, li riprodurranno e li metteranno insieme in una guida personalizzata per le famiglie. Realizzeranno anche un gioco da tavolo come facevano gli antichi); Tramedistoria (Che storia la preistoria! Tramedistoria è un’associazione composta di archeologi che sperimentano le tecniche di produzione e lo stile di vita antico, per poi riprodurlo con i bambini durante i laboratori. I partecipanti impareranno a usare l’arco come nella preistoria, a costruire e suonare strumenti musicali, a intrecciare rami e corde per fare dei cesti, a dipingere come gli antichissimi autori delle pitture rupestri).

Ci siamo. Il 24 giugno riapre il museo Archeologico nazionale di Altino. Intanto si possono “ripassare” i reperti “imperdibili” presentati durante il lockdown

Il nuovo museo archeologico nazionale di Altino (Venezia)

-2. Ormai ci siamo: mercoledì 24 giugno 2020 alle 14.30 riapre il museo Archeologico nazionale di Altino (Ve). Posti i cartelli per assicurare una riapertura in tutta sicurezza, e anche le colonnine porta-gel disinfettante sono arrivate! Manca proprio poco. Qualche tempo fa, in vista della riapertura, la direzione aveva lanciato un questionario sui Centri estivi per bambini promossi dal museo di Altino che inizieranno il 6 luglio 2020, si svolgeranno la mattina, con la possibilità di un rientro il mercoledì pomeriggio per una gita in barca. Dal sondaggio, risulta che l’83% manderebbe volentieri il proprio figlio ai centri estivi del museo di Altino; l’80% è d’accordo per un rientro il mercoledì pomeriggio, il 51% per il giovedì, il 30% per il venerdì. E il 59% sa degli incentivi governativi. Il museo Archeologico nazionale di Altino aprirà mercoledì, venerdì, sabato, domenica: 14:30 – 19:30; giovedì: 8:30 – 13:30; lunedì, martedì: chiuso. “Vi aspettiamo a braccia aperte… ma con mascherina, termoscanner e distanza fisica”.

La riapertura è in vista! È l’occasione per un “ripasso” dei reperti “imperdibili” dell’Archeologico di Altino presentati in questi mesi di chiusura del museo per emergenza sanitaria e che archeologiavocidalpassato ha sempre segnalato. Sono: n. 1, Il coccio parlante; n. 2, I cavalli veneti; n. 3, La Signora degli animali; n. 4, La coppa di vetro murrino; n. 5, Il gladiatore; n. 6, La collana d’oro; n. 7, La bilancia poliglotta. “È un ripasso. Ma credeteci: dal vivo è tutta un’altra cosa!”.

#iorestoacasa. Il museo Archeologico nazionale di Altino ci fa conoscere un settimo reperto “imperdibile”: frammento di bilancia in bronzo con iscrizioni in greco su entrambe le facce (fine I – inizi II sec. d.C.)

Vado al Museo Egizio di Torino per vedere la Tomba di Kha e Merit. E vado ad Altino per vedere…? È la settima e ultima “provocazione” del museo Archeologico nazionale di Altino per presentare il settimo reperto “imperdibile”: frammento di bilancia in bronzo con iscrizioni su entrambe le facce (fine I – inizi II sec. d.C.) da un rinvenimento sporadico del 1986 nell’area della città romana di Altino. Nel video di Francesca Farroni Gallo, il testo e la voce narrante sono di Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino.

Frammento di bilancia in bronzo con iscrizioni in greco sulle due facce (fine I – inizi II sec. d.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Altino (foto PM-Veneto)

Una barra di bronzo piatta con una lunga fessura, parole e numeri in greco incise su entrambe le facce. Quali storie racconta? “Ricetta alla mano”, narra Marianna Bressan, “pesava con attenzione gli ingredienti a cominciare dal fior di farina di grano tenero, che noi chiamavamo siligo e lui semidalis. Veniva dall’Egitto lui e parlava in greco. Era arrivato dal mare, si era stabilito ad Altino da qualche tempo e aveva la sua bottega in città. Aveva questo strumento magnifico, tutto di bronzo luccicante che pareva oro. Era una bilancia, ma non una classica stadera con il contrappeso che scorre sull’asta per definire la pesata. In questa il contrappeso era fisso ed era il punto di sospensione a scorrere così la bilancia si poteva adattare a seconda dell’unità di misura di peso che di volta in volta voleva usare. È stato lui a spiegarci cosa volevano dire le scritte in greco incise sulla bilancia. Erano le scale di peso: la romana, in once e libbre, quella che usavamo di solito ad Altino; la greca, in dracme greche leggere; e l’egiziana, in dracme tolemaiche, alle quali lui era più avvezzo. Diceva che nessun altro al mondo possedeva una bilancia che parlava addirittura tre lingue. Ma quali ricette preparava realmente: farmaci? Cosmetici? Pane? Dolci di pasticceria? O era un rabbino che confezionava cibi per i sacrifici ebraici? Ci lasciamo con il dubbio. Peccato non poterlo chiedere all’egiziano ché parlava in greco”.

#iorestoacasa. Il museo Archeologico nazionale di Altino ci fa conoscere un sesto reperto “imperdibile”: una collana d’oro di produzione tarantina della fine II-I sec. a.C.

Vado al Parco archeologico di Paestum per vedere la Tomba del Tuffatore. E vado ad Altino per vedere…? È la sesta “provocazione” del museo Archeologico nazionale per presentare il sesto reperto “imperdibile”: una collana d’oro (fine II-I sec. a.C.) da un rinvenimento sporadico del 1985 presso la via Claudia Augusta Altinate. Nel video di Francesca Farroni Gallo, il testo e la voce narrante sono di Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino.

La collana d’oro di produzione tarantina (fine II-I sec. a.C.) conservata al museo Archeologico nazionale di Altino (foto SABAP-Veneto)

La collana d’oro ci porta ad Altino in un periodo turbolento della Repubblica romana. “Erano tempi duri”, ci racconta Marianna Bressan “Giulio Cesare era appena stato assassinato a Roma. Dopo il colpo di Stato si erano scatenate le lotte per il potere: Antonio, Lepido, Ottaviano, tra i principali contendenti, sorretti dai rispettivi eserciti, avevano stretto un patto, ma continuavano a lottare per la supremazia. In quegli anni Antonio teneva la Cisalpina. Il suo esercito era guidato dal generale Asinio Pollione. Veniva sempre in città per cercare uomini da reclutare e soldi per finanziare le proprie imprese di guerra. Avevamo un piccolo tesoro in famiglia, una collana d’oro arriva a noi da chissà da quale progenitrice. Era antica. Era stata fatta almeno cento anni prima da un artigiano di Taranto che aveva imparato la tecnica dai greci, o era greco lui stesso, chissà. La lavorazione era raffinatissima, una fascia che aderiva perfettamente al collo composta da due coppie di catenelle collegate da elementi biconici cavi. Sulle clavicole cadevano una trentina di pendaglietti a forma di foglia. Il fermaglio a gancio era preceduto da due cordoncini con la superficie zigrinata. La indossavamo per le grandi occasioni, ci sentivamo delle regine. Ma erano tempi duri. Non potevamo di cedere questo tesoro di famiglia agli appetiti che finiranno per distruggere la Repubblica. Così un giorno chiudemmo la collana d’oro in uno scrigno e lo sotterrammo fuori città, vicino alla strada che saliva verso il Sile. Non la rivedemmo mai più”.

Avete da 6 a 14 anni? Nove musei archeologici tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia vi invitano al concorso “Instrumenta Design Junior 2020 – L’antico ispira il contemporaneo!”: immaginare un oggetto contemporaneo di uso quotidiano – spiegato in un video – dopo aver “intervistato” reperti antichi esposti in museo

La locandina del concorso “Instrumenta Design Junior 2020 – L’antico ispira il contemporaneo!”

Nove musei archeologici tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia invitano i loro giovani amici a partecipare al concorso “Instrumenta Design Junior 2020 – L’antico ispira il contemporaneo!”. L’iniziativa è rivolta a chi ha tra i 6 e i 14 anni (si può partecipare da soli, con i genitori o gli insegnanti e la classe) e vede coinvolti i musei archeologici di Este, Padova, Adria, Fratta Polesine, Venezia, Altino, Portogruaro, Caorle e Aquileia. Ogni museo ha individuato tre reperti antichi da “intervistare” per saperne di più e per stimolare la creatività dei giovani designer, invitati ad immaginare un oggetto contemporaneo di uso quotidiano. Vuoi conoscere i musei coinvolti? Vuoi scoprire quali reperti sono stati scelti? Guarda i video preparati dai singoli musei:

Entro il 15 giugno 2020 i partecipanti dovranno realizzare un video di massimo 3 minuti in cui spiegano il loro progetto (attenzione! il volto dei partecipanti non deve essere visibile) ed inviarlo all’indirizzo instrumentajunior@gmail.com. Gli elaborati verranno presentati dal 3 all’11 ottobre 2020 nei musei e rimarranno consultabili in rete fino al 31 maggio 2021. Si può consultare il sito alla pagina https://www.studiodarcheologia.it/musei/instrumenta-design-junior/ per scaricare regolamento, materiali e video. Per ulteriori informazioni lo Studio D – Archeologia Didattica Museologia invita a scrivere una email all’indirizzo dedicato instrumentajunior@gmail.com: “Aspettiamo con curiosità i vostri progetti!”.

#iorestoacasa. Il museo Archeologico nazionale di Altino ci fa conoscere un quinto reperto “imperdibile”: una statuetta di gladiatore in terracotta (I-II sec. d.C.). E per i bambini propone la lettura di una favola con due bambini, Lucilio e Tito, che osservano gli artigiani al lavoro

Vado al MANN di Napoli per vedere l’affresco con la rissa all’anfiteatro di Pompei. E vado ad Altino per vedere…? È la quinta “provocazione” del museo Archeologico nazionale per presentare il quinto reperto “imperdibile”: statuetta di gladiatore in terracotta (I-II sec. d.C.), da un rinvenimento sporadico del 1971 a Sud della via Annia. Nel video di Francesca Ferroni Gallo, il testo e la voce narrante sono di Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino.

Statuetta di gladiatore in terracotta (I-II sec. d.C.) conservato al museo di Altino (foto PM-Veneto)

La statuetta del gladiatore ci porta a primo pomeriggio di fine aprile ad Altino. “Siamo in anfiteatro”, ci racconta Marianna Bressan. “È appena terminata la pompa, la sfilata delle armi e dei gladiatori che si affronteranno in duello. Il popolo, accalcato sugli spalti attorno all’arena, rumoreggia, inneggia il nome del favorito, strepita impaziente. Nella caserma, lontano dalla vista del pubblico, il gladiatore indossa le armi appena presentate in corteo. Sulla tibia sinistra, l’ocrea di metallo, legata a una spessa imbottitura di lana, che aiuta ad attutire i colpi. Sul braccio destro, la manica gladiatoria di cuoio; all’altezza dello stomaco il balteus, il cinturone protettivo, e, sotto, il subligaculum, il perizoma. In testa mette l’elmo: una calotta liscia con una cresta curvilinea dai bordi stondati e solo due forellini per gli occhi. Con la sinistra imbraccia lo scudo rettangolare, avvolgente, senza spigoli vivi. Il suo lato sinistro è protetto dalla testa ai piedi, letteralmente. Con la destra impugna il gladio. Dal suo armamentario è chiaro: è un gladiatore della classe dei secutores. E finalmente si avvia nell’arena. Al suo ingresso, esplode il furore del popolo: è lui il preferito e non il suo avversario, il retiarius, che cercherà di batterlo armato di tridente e rete da pesca. Ci siamo, siamo pronti, uno di fronte all’altro. Il secutor mostra il lato sinistro, il gladio in resta, il corpo pronto a scattare al via dell’arbitro. Che il combattimento abbia inizio. Che sia io il vincitore”.

Ed ecco la quarta favola altinate per i bambini. 👨🏻‍👩🏻‍👦🏻‍👦🏻👨🏼‍👩🏼‍👧🏼‍👧🏼👩🏻‍👧🏻‍👦🏻Bambine, bambini! 👩🏾‍👩🏾‍👦🏾‍👦🏾👨🏻‍👨🏻‍👧🏻‍👦🏻👨‍👦‍👦 è tempo di un’altra lettura… favolosa! 📖 Il 1° maggio è stata la Festa dei Lavoratori e noi abbiamo reso omaggio ai mestieri di Altino antica. La favola di oggi ci racconta l’abilità di quegli artigiani attraverso gli occhi di due bambini, il “poeta” Lucilio e il suo curioso e intraprendente amico Tito. E, ai loro occhi, il lavoro degli artigiani non poteva che apparire… una 🧜‍♀‍ magia 🧚‍♀‍! Legge per noi 🎤Michele Bars🎤, custode del Museo. Il testo è di Gabriella Bosmin e le illustrazioni di Erica Schweizer. E allora…. c’era una volta… https://it-it.facebook.com/1119722614724773/videos/344833106492793/