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Mummia del Similaun a TourismA 2017. Kaufmann, conservatore museo Archeologico di Bolzano: “Il rame dell’ascia di Oetzi veniva dalla Toscana, e non dalle Alpi”. Lo ha scoperto uno studio dell’università di Padova

La mummia del Similaun e una ricostruzione dell'Uomo venuto dal Ghiaccio (Iceman)

La mummia del Similaun e una ricostruzione dell’Uomo venuto dal Ghiaccio (Iceman)

Ad annunciare la scoperta è stato Günther Kaufmann, curatore del museo Archeologico dell’Alto Adige ospite venerdì 17 febbraio 2017 al XIII incontro nazionale di Archeologia Viva al palazzo dei congressi di Firenze nell’ambito della terza edizione di TourismA, il Salone dell’Archeologia e del Turismo Culturale, con l’intervento “L’Uomo venuto dal Ghiaccio: le ricerche continuano. Ecco le novità”. Sono passati oltre 25 anni dal ritrovamento della mummia del Similaun (fu infatti rinvenuta sul ghiacciaio dell’Oetztal il 19 settembre 1991, da qui il nomignolo Oetzi), ma continua a rivelare nuovi aspetti della sua vita, soprattutto dopo aver trovato la sua sistemazione definitiva nel museo Archeologico dell’Alto Adige, dove è la star indiscussa dal 1998. La mummia di 5300 anni fa è conservata in una camera frigorifero a temperatura costane di 6 gradi sotto zero, che vuole riprodurre le condizioni in cui è rimasto per millenni sotto il ghiaccio. E nelle sale vicine sono esposti i capi di abbigliamento e gli oggetti che portava con sé, l’ascia in rame, il pugnale in selce, l’arco, la faretra, le punte di freccia, un cinturone con marsupio, una gerla. “La ricerca continua. In realtà non si è mai fermata”, ha ricordato Kaufmann.

Günther Kaufmann, curatore del museo Archeologico dell'Alto Adige, mostra a TourismA 2017 la Tac con la punta di freccia piantata nella spalla di Oetzi

Günther Kaufmann, curatore del museo Archeologico dell’Alto Adige, mostra a TourismA 2017 la Tac con la punta di freccia piantata nella spalla di Oetzi

Con la Tac si scoprì che aveva piantata nella spalla sinistra una punta di freccia. “È stato colpito a morte: la ferita vicino alla succlavia”, spiega Kaufmann, “ha provocato un’emorragia interna. È morto dissanguato. Ma non è stata l’unica scoperta. La mano destra ha rivelato una ferita che l’uomo si sarebbe procurato due-tre giorni prima. Quindi ciò significa che prima di trovare la morte in un agguato in alta montagna, era stato coinvolto in una lite corpo a corpo. Invece i recenti studi sugli isotopi di Stronzio e Piombo, ha permesso di ricostruire la vita di Oetzi, nato tra la val d’Isonzo e la val Pusteria. “Da adulto si è invece spostato in val d’Adige”, continua Kaufmann, “mentre l’ultima parte della sua vita l’ha passata nella zona di Merano, quindi vicino alla val Venosta, dove fu ucciso”. Curioso anche lo studio dei tatuaggi. Sulla mummia del Similaun ne sono stati trovati 61, divisi in 19 gruppi. “Non si tratta di tatuaggi decorativi, ma dell’esito di una terapia contro i dolori. Non è un caso che i tatuaggi siano posizionati in aree soggette a dolore come la spina dorale, il ginocchio o il collo del piede”.

L'ascia in rame, immanicata, appartenente alla mummia del Similaaun

L’ascia in rame, immanicata, appartenente alla mummia del Similaaun

bolzano_uomo-similaun_pugnale-selceOltre allo studio delle cause del suo decesso, è stato anche indagato come aveva vissuto, cosa aveva mangiato, come era vestito. È stato analizzato anche il suo dna: il genoma rivela che gli antenati di Oetzi sono arrivati in Europa durante la rivoluzione neolitica. Ora grazie ad uno studio dell’Università di Padova che ha analizzato il rame della lama dell’ascia che la mummia aveva con sé, si è scoperto che il rame corrispondeva a quello che all’epoca veniva estratto in Toscana. Questo, secondo il prof. Gilberto Artioli, esperto di geoscienze e docente all’università di Padova, apre nuovi scenari: “Mai ci saremmo aspettati che ci fossero dei legami commerciali o forse anche culturali fra l’arco alpino e la Toscana”. L’ascia con i margini rialzati è infatti ben nota in Italia centrale, dove potrebbe essere stata prodotta. “Sarebbe interessante verificare – per ora le analisi non sono state fatte – se anche gli altri due esemplari di ascia in rame a margini rialzati trovati in Italia settentrionale sono state prodotte con rame dalla Toscana”. L’ascia di Oetzi non era comunque solo uno status symbol, conclude Kaufmann, ma fu usata per abbattere alberi. “Dalle tacche si può calcolare che con quest’ascia poteva impiegare 30-35 muniti per tagliare un fusto di 25 centimetri di diametro”.

“Ma Ötzi, che lingua parlava?”: apre all’archeoparc della Val Senales la mostra che racconta la storia del linguaggio e delle lingue dalla mummia del Similaun ai nostri giorni

Che lingua parlava Oetzi, la mummia del Similaun? Le risposte nella mostra all'archeopark di Valsenales

Che lingua parlava Oetzi, la mummia del Similaun? Le risposte nella mostra all’archeoparc della Val Senales

Ma Ötzi, la mummia del Similaun, oggi conservata al museo archeologico di Bolzano, che lingua parlava 3500 anni fa? Se lo sono chiesto alcuni archeologi e linguisti che hanno raccolto le loro ricerche, le loro ipotesi e le loro conclusioni nella mostra “Ma Ötzi, che lingua parlava? Parlare e scrivere – ieri e oggi” che viene inaugurata domenica 21 giugno alle 10 all’archeoParc della Val Senales. La mostra, che rimarrà aperta fino al 1° novembre, racconta la storia del linguaggio e delle lingue, iniziando dalle origini fino ai giorni nostri. Da quand’è che parliamo? Quale lingua usava Ötzi? E perché abbiamo iniziato a scrivere? “Ma Ötzi, che lingua parlava?” si occupa della genesi e dell’evoluzione della lingua parlata e scritta, focalizzando soprattutto le lingue della regione alpina e i tempi di Ötzi. La mostra è stata realizzata da un gruppo di persone con a capo Simona Marchesini, archeologa e linguista di Verona, e Johanna Niederkofler, direttrice dell’archeoParc.

Il manifesto della mostra all'archeopark di Valsenales

Il manifesto della mostra all’archeoparc della Val Senales

Niederkofler spiega com’è nata l’idea della mostra: “Spesso io ed il mio team siamo chiamati dai visitatori a confrontarci sulla domanda se Ötzi parlasse e quale fosse la sua lingua.” Marchesini, che presiede Alteritas, un istituto che si occupa da anni dello scambio interculturale in società moderne e antiche, si è mostrata un’alleata ideale per concretizzare l’idea. Entusiasta anche lei della collaborazione rivela: “Trattare domande fondamentali della storia dell’umanità – come lo sono quelle legate alla lingua – e renderle accessibili a un pubblico più ampio è un compito affascinante”. Diversi oggetti messi a disposizione da vari prestatori illustrano le funzioni della lingua e due minilaboratori invitano a lavori manuali, ma anche a riflettere: “La mostra racconta anche di questa pluralità di strategie comunicative. Vorremmo stimolare i visitatori a confrontare le lingue e le varietà delle lingue che parlano, scoprendo le loro similitudini e differenze”, conclude Niederkofler. Il sindaco di Senales, Karl Josef Rainer, aprirà la mostra ufficialmente. Quindi seguirà un aperitivo e alle 11 una visita guidata con le due curatrici Simona Marchesini e Johanna Niederkofler.