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Bologna. Al museo Archeologico il 1° luglio aprono due mostre: la prima, su Archeologia e Divina Commedia, inaugura il nuovo spazio espositivo “Agorà Archeologia”; la seconda sulle foto di Nino Migliori raccoglie fondi per un Hospice

Museo civico Archeologico di Bologna: veduta di allestimento della Sala X (foto Matteo Monti / courtesy Istituzione Bologna Musei)

Ogni settimana, con “Percorsi nel tempo e nello spazio nei musei di Bologna” i Musei Civici di Bologna propongono un ricco calendario di appuntamenti, veri e propri viaggi tematici nelle collezioni, spaziando dalle letture più immediate dei capolavori esposti alla creazione di associazioni inedite tra oggetti appartenenti ai patrimoni delle diverse aree museali fino ad approfondimenti specifici e maggiormente specialistici. La proposta di contenuti culturali che le ricchissime collezioni dell’Istituzione Bologna Musei offrono continua inoltre a proiettarsi nell’ambiente digitale come in una piazza nella quale incontrarsi, scambiarsi informazioni ed esperienze per vivere, giocare, imparare a conoscere. Due gli appuntamenti in programma al museo civico Archeologico che, come annunciato, è parzialmente chiuso dal 28 giugno 2021, entrambi il 1° luglio 2021, alle 15, con l’apertura di due mostre.

bologna_archeologico_agorà-archeologia_logoCon la prima mostra “…che mi fa sovvenir del mondo antico. Archeologia e Divina Commedia”, a cura di Marinella Marchesi, il museo civico Archeologico si arricchisce di “Agorà Archeologia”, un nuovo spazio temporaneo pensato, come le antiche piazze delle città greche, per l’incontro e il confronto dei cittadini e di tutti i visitatori. Una piazza “archeologica” per mantenere e rinsaldare il legame tra la città e il suo patrimonio attraverso mostre, incontri, visite guidate, laboratori e uno spazio dedicato all’accessibilità. Il primo appuntamento espositivo (1° luglio – 1° novembre 2021) è – come detto – un omaggio a Dante Alighieri in occasione dei 700 anni dalla morte del Sommo poeta. Attraverso materiali di varie provenienze appartenenti al patrimonio del museo la mostra “…che mi fa sovvenir del mondo antico. Archeologia e Divina Commedia”, a cura di Marinella Marchesi, analizza personaggi e tradizioni miti-storiche del mondo antico, riprese e rielaborate in chiave cristiana nella costruzione dell’Aldilà della Divina Commedia. La narrazione del viaggio che Dante intraprende il 25 marzo del 1300 attraverso i tre regni oltremondani è infatti un insieme perfetto di influssi e apporti culturali, filosofici, teologici e letterari che provengono non solo dal mondo classico – quelli sicuramente più evidenti – ma anche dalle aree orientali del bacino del Mediterraneo, filtrati dalle tradizioni ebraica, greco-romana e cristiana e dalle successive dottrine medievali. Ingresso: biglietto museo (6 euro intero / 4 euro ridotto). Info: www.museibologna.it/archeologico.

Una immagine di Nino Migliori per la mostra “Via Elio Bernardi 6. Ritratti alla luce di un fiammifero” (foto fondazione Nino Migliori)

La seconda mostra apre, sempre alle 15, del 1° luglio: “Via Elio Bernardi 6. Ritratti alla luce di un fiammifero”, con le fotografie di Nino Migliori. I volti umani sono monumenti irripetibili che contengono storie, esperienze, emozioni, paure, amori, dolori e gioie. Nino Migliori ha fotografato seicento volti di donne e uomini, alla luce di un fiammifero, come ha fatto con molte sculture e bassorilievi. Ci sono volti che qualcuno riconoscerà o altri che rimarranno sconosciuti. Sono amici, o amici di amici, che sono andati a trovarlo dal 2016 a oggi nel suo studio in via Elio Bernardi, 6 a Bologna. È da questo luogo che prende il titolo la mostra “Via Elio Bernardi 6. Ritratti alla luce di un fiammifero”, a cura di Alessandra D’Innocenzo Fini Zarri, e promossa da DOUTDO e Fondazione Nino Migliori in collaborazione con Istituzione Bologna Musei e Fondazione Cineteca di Bologna. Dal 1° al 31 luglio 2021, oltre 600 ritratti in bianco/nero in formato 18 x 24 cm saranno esposti negli splendidi spazi della sala Mostre del museo civico Archeologico di Bologna. La mostra è parte di un più ampio progetto con finalità etico-sociale che prevede inoltre la pubblicazione di un importante catalogo di oltre 600 pagine e del libro d’artista in copia unica “Museum” contenente tutte le fotografie esposte, firmato da Nino Migliori e composto da 12 volumi e un contenitore interamente rilegati a mano. Il ricavato delle donazioni per le stampe, firmate, dei ritratti, per il catalogo e per l’assegnazione del libro d’artista “Museum”, contenitore della mostra, andrà interamente devoluto alla Fondazione Hospice MT. Chiantore Seràgnoli, Bologna. Ingresso: gratuito. Info: www.museibologna.it/archeologico.

“Le Mummie a Rovigo”: per la prima volta in mostra a Palazzo Roncale la collezione egizia di Giuseppe Valsè Pantellini che 140 anni fa portò all’Accademia dei Concordi oltre 500 pezzi. Il restauro delle due mummie, Meryt e Baby, dopo gli esami diagnostici, sarà aperto al pubblico

Stele lignea della collezione egizia Giuseppe Valsè Pantellini all’Accademia dei Concordi di Rovigo

In Veneto c’è una collezione con più di 500 reperti egizi comprese due mummie. È la collezione Valsè Pantellini, la più importante e consistente della regione, terra di Giovanni Battista Belzoni e di figure come il rodigino Giovanni Miani, esploratore delle sorgenti del Nilo. Ma ai più questa collezione è sconosciuta, come il luogo in cui è conservata: l’Accademia dei Concordi a Rovigo che dal 13 aprile al 1° luglio 2018 presenterà per la prima volta al grande pubblico la collezione egizia nella mostra “Mummie a Rovigo” nel prestigioso palazzo sanmicheliano Roncale, dove le star saranno ovviamente le due mummie, cui sono stati attribuiti due nomignoli, “Meryt” e “Baby”.

Frammento della collezione egizia di Giuseppe Valsè Pantellini all’Accademia dei Concordi a Rovigo

L’imprenditore rodigino Giuseppe Valsè Pantellini

Centoquarant’anni fa, tra il 1878 e il 1879, arrivarono a Rovigo 5 capienti cassoni zeppi di reperti egizi, provenienti da Alessandria d’Egitto, frutto di una fortunata coincidenza, oltre che della volontà dei responsabili dell’Accademia di arricchire le collezioni della loro istituzione. Il rodigino Giuseppe Valsè Pantellini (Rovigo 1826 – Fiesole 1890), in esilio per aver partecipato ai moti d’insurrezione del Polesine nel 1848, aveva trovato rifugio al Cairo dove aveva preso in gestione, e poi in possesso, il Grand Hotel. La struttura, rinominata New Hotel, diventò presto, per la posizione strategica e per le doti organizzative di Valsè Pantellini , un punto di riferimento per i viaggiatori del tempo, nobili, agenti dei consolati e ricchi provenienti da tutto il mondo. Al Grand Hotel del Cairo si aggiunse presto l’elegante Hotel d’Europe, altra meta fondamentale per i viaggiatori in arrivo o transito e, soprattutto, per alcuni egittologi di grande fama, quali Auguste-Édouard Mariette e Gaston Camille Charles Maspero. In occasione dei festeggiamenti per l’apertura del Canale di Suez, Valsè Pantellini venne scelto dal Vicerè d’Egitto per alloggiare e assistere gli illustri ospiti internazionali. Era tale la fama dell’imprenditore, che, nel 1877, l’allora Presidente dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, Lorenzoni, si rivolse a Valsé Pantellini per cercare di realizzare un museo egizio nella sua città natale, Rovigo. Pantellini accolse l’invito e, tra il 1878 e il 1879, inviò a Rovigo i preziosi reperti tanto ambiti. In Accademia, alla donazione Valsè Pantellini se ne sono poi aggiunte altre di minore consistenza: un numero imprecisato di reperti dal Basso Egitto da parte di Lodovico Bassani, sette frammenti di statuette donate dall’ingegner Eugenio Piva nel 1893 e sette reperti appartenuti alla famiglia Silvestri.

La mummia di donna, detta “Meryt”, fu sbendata al suo arrivo a Rovigo

Le due mummie, una di giovane donna (“Meryt”) e l’altra di un ragazzo (“Baby”), reperti di punta della donazione Valsè Pantellini, vennero conservate in una teca nella posizione che avevano al loro arrivo dall’Egitto: “Baby” adagiato su “Meryt”, quasi come se la donna, anche nell’Oltretomba, volesse proteggere il cucciolo d’uomo. All’arrivo a Rovigo, i due sono stati “separati” e Baby adesso riposa ai piedi di Meryt. Entrambi pronti ad essere separatamente esaminasti e studiati. È “probabile” che, dopo il loro arrivo a Rovigo, la mummia di Meryt sia stata manomessa. Tutto fa pensare che sia stata interamente sbendata, forse per cercare gli amuleti che venivano frapposti tra i resti corporei e le bende. Queste ultime sono srotolate sul fondo della teca, in ordine che appare casule. I resti della ragazza sono ridotti a poco più che uno scheletro contornato da resti di pelle mummificata. Dalle poche tracce visibili sulle dita delle mani e dei piedi è chiaro che Meryt venne fasciata con cura e le sue braccia incrociate sul  petto. A conservarsi meglio è il volto di Meryt, volto intorno al quale molto lavoreranno gli esperti. Baby conserva ancora la forma di piccola mummia. Verosimilmente non lo si è ritenuto così importante da nascondere dei tesori e non lo si è violato. Il piccolo è ancora completamente bendato e coperto da un leggero sudario che non nasconde però la posizione delle braccia e i fragili polsi; due fiocchi, forse in origine rossi, gli cingono le spalle e le gambe.

Emanuele Ciampini (Università Ca’ Foscari) e Paola Zanovello (Università di Padova) davanti alla teca con le due mummie all’Accademia dei Concordi di Rovigo

In previsione della mostra le due mummie saranno per la prima volta separate per poter essere sottoposte a una precisa campagna diagnostica che prevede la loro la datazione col metodo del carbonio C14, la tomografia computerizzata (TAC), la scansione con laser scanner 3D. Il prelievo dei campioni sarà effettuato negli ambienti dell’Accademia da personale specializzato; subito dopo le mummie saranno trasferite all’ospedale rodigino di Santa Maria della Misericordia, per la TAC. L’importanza dell’operazione è evidente ed errori non sono concessi. Perciò per gli interventi sulle due mummie sono stati mobilitati i maggiori specialisti. La curatela scientifica è stata affidata al gruppo di lavoro Egitto Veneto (Claudia Gambino, Giulia Deotto e Martino Gottardo), con il coordinamento di Emanuele Ciampini (università Ca’ Foscari) e Paola Zanovello (università di Padova), che ha studiato e catalogato, negli anni passati, il fondo archeologico dell’Accademia dei Concordi di Rovigo. Partner del progetto sono l’università di Padova e l’università Ca’ Foscari di Venezia, che assicurano il supporto scientifico nei vari settori di competenza: medicina e antropologia, in particolare, essendo due corpi umani l’oggetto di studio. L’operazione “Mummie di Rovigo” è stata integralmente finanziata, in stretto accordo con l’Accademia dei Concordi, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Alla ricostruzione tridimensionale dei corpi provvederanno gli specialisti dell’ateneo patavino. Mentre sui tessuti delle bende che avvolgono il corpo e su quelli che lo accompagnano, andrà fatta una campagna diagnostica che comprenda la datazione al carbonio e che sarà eseguita dal laboratorio di riferimento del museo Egizio di Torino. Nel frattempo l’equipe del professor Raffaele De Caro, della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’ Università di  Padova, sui dati emersi dalla tac e su altri dati, ricostruirà le vere sembianze dei due.

La mummia di bambino, detta “Baby”, ancora con le bende originali

Alla conclusione di questi esami, sarà avviato il restauro di Meryt e Baby. L’intervento è stato affidato a Cinzia Oliva, tra i massimi esperti in Italia del settore, attiva presso il Museo Egizio di Torino e con una pregressa esperienza molto importante: in particolare ad inizio del 2017 ha curato il restauro aperto della Mummia di Usai presso i Musei Civici di Bologna, riscuotendo un importante successo di pubblico e critica. Per scelta di Accademia dei Concordi e di Fondazione Cariparo, che per questo importante evento si sono avvalse della collaborazione tecnica di Arcadia Arte, il restauro sarà aperto al pubblico e avverrà in Palazzo Roncale dove diverrà il fulcro attivo di una esposizione che presenterà ai visitatori l’intera Collezione Egizia rodigina. La visita alla mostra “Le Mummie a Rovigo” diventa quindi una esperienza davvero unica alla scoperta di una città e di un territorio dalle mille sorprese culturali, paesaggistiche e gastronomiche. Rovigo Convention & Visitors Bureau, in occasione dell’evento, promuove IDEEweekend per scoprire quel patrimonio artistico culturale presente nella città di Rovigo e nel Delta del Po, dove storia e natura, tradizione e innovazione sono espressione della ricchezza delle piccole destinazioni turistiche italiane.