Sibari (Cs). Al museo Archeologico nazionale della Sibaritide in mostra una testa femminile dal Tempio E di Selinunte nell’ambito di un programma di collaborazione e scambio col museo regionale Archeologico “Antonino Salinas” di Palermo

Testa femminile da una metopa del Tempio E di Selinunte, conservata al museo Archeologico regionale “Antonino Solinas” (foto regione siciliana)
La scultura in vetrina rappresenta il volto di una divinità femminile ed era parte della decorazione architettonica del Tempio E – attribuito ad Hera – di Selinunte (Tp), un’antica città greca situata sulla costa meridionale della Sicilia, fondata nel VIII secolo a.C. da coloni megaresi. Dal 7 marzo 2024 e fino a fine mese questa eccezionale opera d’arte proveniente dall’antica Selinunte è esposta al museo Archeologico nazionale della Sibaritide. Si tratta di una testa femminile di stile severo, in pregiato marmo bianco, che era inserita in una composizione detta acrolito, ovvero una figura con testa, mani e piedi in materiale pregiato e il resto del corpo, che veniva coperto dalle vesti, solitamente in legno. Il marmo, solitamente utilizzato per esaltare la nudità femminile, mostra i segni di diversi strumenti di lavorazione.

La vetrina con la testa femminile dal Tempio E di Selinunte esposta al museo Archeologico nazionale della Sibaritide (foto drm-calabria)
“La scultura”, spiegato il direttore Filippo Demma, “fa parte delle collezioni del museo regionale Archeologico di Palermo “Antonino Salinas” ed arriva grazie ad un programma di collaborazione che ha consentito all’istituto palermitano di esporre temporaneamente la coppa fenicia da Francavilla Marittima, normalmente conservata al MuNAS, nel percorso della interessantissima mostra Sicilia//Grecia//Magna Grecia, attualmente allestita a Palermo”.

Il Tempio E di Selinunte, attribuito ad Hera (foto regione siciliana)
Il tempio E di Selinunte venne edificato intorno al 460-450 a.C., in stile dorico, e costituisce una delle soluzioni architettoniche più rappresentative della Magna Grecia, al suo interno si conserva ancora la base che ospitava la statua della dea Hera. Mentre un fregio dorico decorava le pareti della cella (lo spazio centrale), il pronao e l’opistodomo (spazi prossimi alla cella) erano decorati con una serie di metope, tra le quali il nostro acrolito. Una serie di queste metope, insieme ad altri frammenti rinvenuti durante campagne di scavo dell’Ottocento, sono conservati nel museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo.
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Graziano Tavan, giornalista professionista, per quasi trent’anni caposervizio de Il Gazzettino di Venezia, per il quale ho curato centinaia di reportage, servizi e approfondimenti per le Pagine della Cultura su archeologia, storia e arte antica, ricerche di università e soprintendenze, mostre. Ho collaborato e/o collaboro con riviste specializzate come Archeologia Viva, Archeo, Pharaos, Veneto Archeologico. Curo l’archeoblog “archeologiavocidalpassato. News, curiosità, ricerche, luoghi, persone e personaggi” (con testi in italiano)
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