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Mercato illegale. Il Getty Museum di Los Angeles sarebbe pronto a restituire a settembre l’eccezionale gruppo scultoreo “Orfeo e le Sirene”, di provenienza tarantina, richiesto da oltre vent’anni. E il museo Archeologico nazionale di Taranto è pronto ad accoglierle

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“Orfeo e le Sirene”, il gruppo scultoreo magnogreco del IV sec. a.C. esposto nelle sale del Getty Museum di Los Angeles (foto MArTa)

Il museo Archeologico nazionale di Taranto è pronto ad ospitare “Orfeo e le Sirene”, il gruppo scultoreo del IV secolo a.C. conservato al Getty Museum di Los Angeles che, se l’anticipazione di ieri del “Los Angeles Times” è corretta, sta per essere recuperato al patrimonio nazionale e a settembre 2022 dovrebbe essere restituito all’Italia, dove in un primo tempo verranno esposte nel museo dell’Arte Salvata. Il gruppo in terracotta policroma è costituito dal giovane Orfeo, seduto, intento a suonare la cetra, e due Sirene stanti, una delle quali musicante anch’essa: una possibile traduzione della sfida che oppose lo straordinario cantore alle creature mitologiche dal busto umano e corpo d’uccello, che, allocate alle porte dell’Ade, nell’immaginario classico univano il suono dei loro strumenti e il loro canto a quello dei parenti dei defunti, accompagnandone la discesa agli inferi.

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Orfeo che suona la cetra, statua parte del gruppo scultoreo del IV sec. a.C. conservato al Getty Museum di Los Angeles (foto mic)

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Dettaglio del trono su cui siede Orfeo del gruppo scultoreo del IV sec. a.C. conservato al Getty Museum di Los Angeles (foto mic)

Le statue, veri e propri capolavori del IV secolo a.C., costituiscono un gruppo scultoreo di figure in terracotta a grandezza naturale e proverrebbero proprio dall’area tarantina a cui lo stesso Getty aveva già restituito negli anni scorsi antichi manufatti ceramici di produzione apula esposti poi al MArTA nella mostra “Mitomania” nell’aprile del 2019. “Quando un patrimonio di così inestimabile valore torna in patria è una grande conquista civica e morale, non soltanto per l’eredità culturale che rappresenta, ma anche per la vittoria del senso della legalità e del rapporto con i territori come ci insegna la stessa Convenzione di Faro”, commenta così la direttrice del museo Eva Degl’Innocenti che aggiunge: “Sarebbe pertanto auspicabile che Orfeo e le Sirene tornassero a casa e potessero entrare a far parte dell’esposizione permanente del MArTA. Dopo l’esposizione romana, dunque, il MArTA sarebbe pronto ad ospitare il gruppo di figure in terracotta, anche in virtù del progetto in corso di nuovo allestimento espositivo che consentirebbe al gruppo scultoreo di poter recuperare il proprio contesto identitario”.

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Il gruppo scultoreo del IV sec. a.C. di Orfeo e le Sirene dovrebbe rientrare in Italia a settembre 2022 (foto mic)

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Una Sirena del gruppo scultoreo del IV sec. a.C. conservato al Getty Museum di Los Angeles (foto mic)

“A luglio 2020, eccezionalmente (poiché la percentuale di risposta del MiC alle mie interrogazioni è inferiore al 10%)”, ricorda la senatrice Margherita Corrado della commissione Beni culturali, “il ministro Franceschini sostenne che la rivendicazione dei tre manufatti esposti nel J.P. Getty Museum di Los Angeles, asseritamente acquistati nel 1976 (prima, cioè, che gli Stati Uniti ratificassero, nel 1983, la Convenzione UNESCO di Parigi del 1970), era scientemente rallentata in attesa di sciogliere il nodo di altre quattro restituzioni attese dallo stesso museo, al fine di onorare i principi di leale e reciproca collaborazione ai quali gli accordi bi- e multi-laterali si ispirano. Principi che, come commentai allora, sembrano valere solo per gli italiani. In realtà, la provenienza del gruppo scultoreo ‘tarantino’ dal mercato illegale dell’arte è certa, com’è certa la sua esportazione illecita dopo il recupero, anch’esso clandestino, in un sito ignoto della Magna Grecia. Lo attestano le polaroid che un famigerato spoliatore di siti archeologici inserì nel suo catalogo di proposte ai potenziali acquirenti, mostrate al pubblico anche in una puntata memorabile della trasmissione “Petrolio – Ladri di bellezza” andata in onda a dicembre 2018. La richiesta di restituzione di quell’opera di straordinaria fattura ed eccezionale stato di conservazione – continua la senatrice – pende, perciò, da oltre vent’anni: era già parte dei 52 capolavori richiesti al Getty Museum dall’inizio degli anni 2000, poi scesi a 46. Nel 2006 fu deciso il rientro di 26 reperti, mentre alcuni dei 20 rimasti sono tornati in Italia a partire dal 2007 ma il museo californiano ha sempre opposto particolare resistenza a rilasciare il gruppo tarantino, conscio della sua unicità. Ora, finalmente, sembra prossimo il momento in cui il museo statunitense – a settembre, secondo il “Los Angeles Times” – restituirà a Roma il ‘maltolto’, così proseguendo la lenta opera di ripulitura della propria reputazione di museo troppo spesso disattento ai principi etici cui dichiara di ispirarsi. Ma aspettiamo il Getty Museum alla ‘prova’ dell’Atleta di Fano…”.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, appuntamento on line con Martine Denoyelle, conservatrice all’Institut National d’Histoire de l’Art di Parigi, sulla storia del cratere a volute in Magna Grecia: da Sparta a Taranto

Locandina dell’incontro per i “Mercoledì al MArTA” con Martine Denoyelle sulla storia del cratere a volute in Magna Grecia

Da Sparta a Taranto: la storia del cratere a volute in Magna Grecia. È il tema affrontato dall’appuntamento del 24 febbraio 2021 dei “Mercoledì del MArTA” con Martine Denoyelle, Conservatrice Capo del Dipartimento degli Studi e della ricerca dell’Institut National d’Histoire de l’Art di Parigi: “Un felice ritorno al museo di Taranto”, sottolinea Eva Degl’Innocenti, direttrice del MArTA, che introduce l’incontro con la studiosa francese su “Dal Krater lakonikos al Pittore dell’Ilioupersis”. L’appuntamento sarà trasmesso on-line in diretta sui canali social del Museo (Facebook e YouTube) alle 18 di mercoledì 24 febbraio 2021.

Cratere a volute del museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTA)
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Martine Denoyelle dell’Institut National d’Histoire de l’Art di Parigi

“La storia del cratere a volute in Magna Grecia comincia nell’epoca arcaica non a Taranto ma a Sparta, dove sono creati i primi esemplari che vengono poi diffusi nei siti apuli”, spiega Martine Denoyelle. “La comparsa a Taranto e lo spettacolare sviluppo della forma nella tecnica delle figure rosse durante la seconda metà del V sec. a.C. sembrano quindi legati in primo luogo alle origini spartane della città, nonché alle sue relazioni culturali e commerciali con le aristocrazie italiche, in particolare quelle della Peucezia”. Un’arte dunque nata in madre patria ma affinata proprio a Taranto, a cui fanno riferimento anche le produzioni ceramiche recuperate dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale riconsegnate proprio al museo Archeologico nazionale di Taranto ed esposte all’interno della mostra MitoMania. “Si tratta di vasi emblematici del cosiddetto stile ornato”, continua la studiosa, “decorati ad opera dei migliori maestri con ambiziosi programmi figurati. Il cratere a volute esemplifica, dunque, il savoir-faire e l’identità artistica tarantina, dal momento della sua ricreazione fino alla fine della produzione”.