Jesolo (Ve). Nel X secolo, un’intera comunità di abitanti della Laguna di Venezia passò da una dieta a base di prodotti ittici, ad un consumo prevalente di carne e latticini: lo rivela uno studio dell’università Ca’ Foscari e dell’università del Salento sui denti e le ossa di 52 individui sepolti nel sito dell’antica Equilo, a monastero di San Mauro, pubblicato sulla rivista scientifica Archaeological and Anthropological Sciences

Antica Equilo: l’area di scavo archeologico al Monastero di San Mauro di Jesolo (Ve) (foto unive)
Quando lo studio di una sepoltura con le nuove tecnologie può illuminarci su cosa mangiavano gli abitanti di una specifica area in un determinato periodo della storia. Succede nel sito archeologico noto come Monastero di San Mauro a Jesolo (Ve) dove è attiva una missione archeologica dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Qui proprio uno studio scientifico sugli isotopi di carbonio e azoto nel collagene dei denti e delle ossa di 52 individui sepolti nel sito dell’antica Equilo, oggi San Mauro a Jesolo, coordinato da Ca’ Foscari con l’università di Salerno, e pubblicato sulla rivista scientifica Archaeological and Anthropological Sciences (Dario Battistel, Serena Viva, Clara Turetta et al., Carbon and nitrogen stable isotopes reveal the human paleodiet evolution during the 8th-12th century in the Venetian Lagoon (Italy). Archaeol Anthropol Sci 16, 117, 2024)., rivela che nel X secolo, un’intera comunità di abitanti della Laguna di Venezia passò da una dieta a base di prodotti ittici, ad un consumo prevalente di carne e latticini: cambiamenti significativi nella dieta nel corso del Medioevo, influenzati da cambiamenti economici e ambientali. Dello studio ne parla Enrico Costa sul numero del 31 luglio 2024 di CfNews. Questa ricerca è un tassello di una ricerca complessa e multidisciplinare sulla vita quotidiana dei veneziani medievali, che contribuirà a comprendere come le comunità si adattassero ai cambiamenti ambientali ed economici dell’epoca.

Un’illustrazione dell’articolo di Dario Battistel, Serena Viva, Clara Turetta et al., “Carbon and nitrogen stable isotopes reveal the human paleodiet evolution during the 8th-12th century in the Venetian Lagoon (Italy)”, pubblicato su Archaeological and Anthropological Sciences 16, 117, 2024
La ricerca ha coinvolto un gruppo di ricerca interdisciplinare che ha unito studiose e studiosi in Archeologia medievale e Chimica analitica dell’ateneo veneziano (dipartimento di Studi umanistici e dipartimento di Scienze ambientali, informatica e statistica), in collaborazione con l’Istituto di scienze polari del consiglio nazionale delle ricerche e l’università del Salento. I ricercatori e le ricercatrici hanno esaminato le firme chimiche lasciate nelle ossa e nei denti umani, analizzando i rapporti isotopici di carbonio e azoto. Questi isotopi stabili possono essere considerati come delle impronte digitali dietetiche che si preservano per migliaia di anni nelle ossa e nei denti, rivelando il regime alimentare del singolo individuo nel corso della propria vita. L’analisi degli isotopi stabili nel collagene, in combinazione con l’utilizzo di un modello matematico appositamente sviluppato dai ricercatori per questo contesto, ha permesso di determinare le proporzioni della componente proteica marina e terrestre nelle diete degli antichi veneziani.

Lo scavo di una sepoltura dell’Antica Equilo: l’area di scavo archeologico al Monastero di San Mauro di Jesolo (Ve) (foto unive)
I risultati indicano che dall’VIII al X secolo il pesce costituiva il 30-60% della dieta. Tuttavia, dal X al XII secolo, il consumo di pesce diminuì al 10-30%, con un corrispondente aumento delle fonti di proteine terrestri, come carne e latticini. La consistenza del campione e la sua varietà in termini di età, sesso, cronologia e condizioni patologiche ha permesso di rilevare, per la prima volta, attraverso dati antropologici e paleo-alimentari, una profonda trasformazione socioeconomica nella quotidianità della comunità lagunare di Equilo, un insediamento portuale che, all’epoca, si trovava affacciato sulla laguna. Lo studio dimostra come il cambiamento delle abitudini alimentari sia un indicatore dalle trasformazioni economiche e sociali nella Venezia medievale che hanno determinato significativi cambiamenti nello stile di vita degli individui ed un’evoluzione delle reti commerciali tra le comunità lagunari.

Antica Equilo: l’area di scavo archeologico al Monastero di San Mauro di Jesolo (Ve) (foto unive)
“Si tratta di una trasformazione culturale intima e profonda”, spiega Dario Battistel, professore di Chimica analitica a Ca’ Foscari e primo autore dell’articolo. “L’analisi degli isotopi di azoto nei denti negli individui immaturi ha infatti messo in luce una trasformazione nelle pratiche e nelle tempistiche di svezzamento. Svezzamento che risulta più precoce dopo il X secolo, in concomitanza con il cambio di regime alimentare e, probabilmente, legato ad una nuova e più dinamica organizzazione socioeconomica”. E Sauro Gelichi, professore di Archeologia medievale a Ca’ Foscari e direttore degli scavi nel sito di Jesolo, spiega: “Con l’incremento dell’attività agricola dopo il Mille, un porto importante come Equilo deve aver visto un incremento del passaggio dei cereali e dei prodotti legati all’agricoltura. Il passaggio da risorse locali a un più ampio bacino agroalimentare è l’unica ragione per spiegare i cambiamenti nella dieta della comunità? Ci sono delle specificità locali? Come e perché cambiò la cultura del cibo? I dati scientifici emersi in questo studio saranno messi in dialogo con quelli provenienti dalle analisi antropologiche sugli individui e dallo studio archeozoologico per rispondere a queste domande, ancora aperte”.
Jesolo. Nel cimitero altomedievale del Monastero di San Mauro, sito Antiche Mura, la campagna di scavo 2023 di Ca’ Foscari, diretta da Sauro Gelichi, ha riportato alla luce 136 tombe, che rivelano le condizioni di vita dei primi jesolani e le patologie di cui soffrivano i nostri antenati. Ritrovato uno scheletro che presenta il più grave caso di osteocondromi multipli mai registrato nella documentazione paleopatologica internazionale

Sito Antiche Mura al monastero San Mauro di Jesolo: scoperto uno scheletro che presenta il più grave caso di osteocondromi multipli mai registrato nella documentazione paleopatologica internazionale (foto unive)

Veduta aerea dell’area di scavo della missione di Ca’ Foscari diretta da Sauro Gelichi nell’antica Equilo in località Antiche Mura di Jesolo (foto unive)
Indagare le vestigia del passato attraverso l’archeologia ci può portare a scoprire non solo preziosi manufatti, edifici sepolti, oggetti che ci aiutano a ricostruire la vita quotidiana, ma anche ci può aprire una finestra di conoscenza su quali fossero le condizioni di vita e le patologie di cui soffrivano i nostri antenati, per poi magari trarre conclusioni utili anche in epoca moderna. È questo il caso di uno scheletro molto particolare, affetto da una grave e rara patologia chiamata osteocondromi multipli, rinvenuto nel cimitero altomedievale del Monastero di San Mauro a Jesolo. Gli esiti dei nuovi scavi eseguiti nel sito delle “Antiche Mura” sono stati presentati a Jesolo. Gli archeologi e le archeologhe del dipartimento di Studi umanistici di Ca’ Foscari, coordinati dal professor Sauro Gelichi, hanno scavato 136 tombe, portando alla luce contesti archeologici che ora racconteranno gli stili di vita dei primi jesolani. Lo scheletro ritrovato presenta il più grave caso di osteocondromi multipli mai registrato nella documentazione paleopatologica internazionale ed è il primo reperto proveniente da un contesto archeologico italiano. Gli osteocondromi multipli sono una patologia su base genetica della cartilagine di accrescimento. Nessun caso finora registrato presenta un numero così elevato di osteocondromi e condrosarcomi, cioè l’evoluzione maligna della patologia. Inoltre, l’individuo in corso di studio, un maschio di oltre 40 anni, ha sviluppato tutte le possibili caratteristiche della patologia, come lo sviluppo di una serie di deformità ortopediche, che includono bassa statura decisamente sproporzionata rispetto alla statura media maschile di riferimento, disuguaglianza della lunghezza delle ossa, deformità dell’avambraccio.

Sito Antiche Mura a Jesolo, monastero di San Mauro, campagna 2023: studi clinici sullo scheletro affetto da osteocondromi (foto unive)
Questo caso è utile per comprendere la naturale dinamica clinica in un periodo in cui questo tipo di patologie non era soggetta a pratiche mediche o chirurgiche come oggi. Inoltre è particolarmente interessante la lunga sopravvivenza di una persona con disabilità in un contesto medievale e la possibilità che proprio l’evoluzione nella sua forma maligna possa essere considerata causa di morte. La prosecuzione degli scavi potrebbe permettere di rinvenire altri casi dal momento che l’osteocondroma multiplo è una condizione genetica che viene tramandata al 50% dei figli. È evidente che è sempre più utile registrare le manifestazioni patologiche dell’antichità, quando le malattie progredivano senza alcuna soluzione medica moderna. Negli ultimi anni, i casi paleopatologici provenienti da contesti antichi vengono sempre più spesso presi in considerazione per ricostruire la storia clinica di varie malattie, soprattutto quelle congenite, la cui eredità è talvolta ancora presente nei geni delle popolazioni attuali. Presto il caso sarà pubblicato su una rivista internazionale di paleopatologia.

Il prof. Sauro Gelichi, direttore dello scavo del monastero di San Mauro nel sito Antiche Mura a Jesolo (foto unive)
“Anche con lo scavo di quest’anno”, sottolinea il prof. Sauro Gelichi, direttore dello scavo, “prosegue la nostra ricerca sull’area cimiteriale collegata alla chiesa di San Mauro. Si tratta di un lavoro certosino, che presuppone un notevole impegno di risorse sul campo e in laboratorio. Ma solo attraverso questo tipo di indagini si riesce a far crescere in qualità la ricerca scientifica, anche in campo archeologico. Le scoperte sensazionali non mancano (si veda ad esempio il primo caso di osteocondromi multipli, una rara malattia, finora conosciuto in scavo), ma l’eccezionalità dell’esempio jesolano si qualifica anche per l’interdisciplinarietà dell’approccio e l’interazione con i più avanzati strumenti nella diagnostica archeologica (dallo studio del DNA a quello sugli isotopi). Per parte nostra riteniamo che le nuove narrazioni che l’archeologia sta facendo emergere dal sottosuolo dell’antica Equilo, dovranno trovare opportuna destinazione in un progetto di condivisione pubblica. Il nostro impegno è quello di ricambiare la Comunità di Jesolo e la sua amministrazione, che hanno sempre creduto e supportato questo progetto, attraverso la qualità del nostro lavoro e l’impegno a collaborare alla sua divulgazione”.

Sito Antiche Mura al monastero San Mauro di Jesolo: scoperte 136 tombe (foto unive)
I numerosi rinvenimenti del sito di San Mauro offrono inoltre diversi filoni di studio utili per delineare le caratteristiche biologiche della comunità umana presente nel sito e le sue dinamiche demografiche. Un punto focale della ricerca è l’alta mortalità nei primi anni di vita. Un test demografico applicato al campione in esame rivela una comunità in condizioni di salute decisamente precarie e basse aspettative di vita. Sebbene la mortalità infantile possa essere considerata in linea con ciò che ci si aspetta dalle comunità antiche, lo studio paleopatologico ha rivelato evidenti tracce di anemia, in altissime percentuali. L’analisi di alcune caratteristiche generali correlate alla presenza di casi di “cranio a spazzola” fa ipotizzare la presenza di anemia mediterranea nella comunità umana di San Mauro. I presupposti da cui dipendono trend di mortalità, patologie e condizioni di vita, oltre alla destinazione d’uso del sito e il ruolo dei singoli individui nella comunità, sono soprattutto le condizioni ambientali. Sebbene sicuramente presente, sia per la diffusione della zanzara anofele del litorale, sia per la presenza di importanti vie consolari di transito, la malaria, nel territorio veneto lagunare, si mantenne a livelli di bassa endemia fino al declino dell’Impero Romano, grazie a tutta una serie di lavori di bonifica idraulica. La zona in cui è ubicato il sito di San Mauro, tra alto e basso medioevo, sarà stata certamente infestata dalla malaria. La talassemia, in tutte le sue forme, è una naturale risposta evolutiva delle comunità umane che convivono con la zanzara del genere Anopheles, la quale diffonde il Plasmodio, causa della malaria.

Sito Antiche Mura al monastero San Mauro di Jesolo: gli scavi curati dal dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia (foto unive)
Per la prima volta lo studio antropologico e paleopatologico di una comunità veneta medievale mette in risalto un fenomeno che, testimoniando la complessa relazione tra uomo e ambiente, rivela una storia di resilienza. Le analisi isotopiche effettuate su un campione scelto in modo da rappresentare tutte le classi d’età e di genere, dimostrano che le condizioni di anemia non dipendono dall’alimentazione; infatti, non ci sono differenze della dieta tra anemici e non anemici, rafforzando l’ipotesi dell’emoglobinopatia congenita (b-talassemia). Dal punto di vista della dieta, inoltre, non ci sono differenze tra adulti e minori, ad eccezione degli individui non ancora divezzati, né tra maschi e femmine. La grande novità è costituita dal cambiamento della dieta tra alto e basso medioevo, si passa infatti da una comunità più antica con una dieta di sostentamento, basata per lo più sui prodotti marini, ad una con una dieta più varia e arricchita con prodotti provenienti dall’entroterra. Questo testimonia forse una maggiore mobilità degli individui, ma soprattutto una più attiva rete di scambi con l’entroterra, dunque un cambiamento socio economico di grande importanza per l’intera area lagunare.
Jesolo. In biblioteca la conferenza “Abitare la laguna prima del Mille. La comunità di Jesolo attraverso lo scavo del cimitero di San Mauro (2021-2022)” per condividere con la cittadinanza quanto emerso dalle ricerche sulla comunità della laguna di Venezia nell’alto medioevo: malattie, alimentazione, rapporti di parentela, conflitti sociali, ritualità

Foto zenitale da drone del complesso religioso di San Mauro sull’isola di Equilo attivo a partire dal IX secolo e per tutto il Medieovo nell’ambito di un’intensa attività di bonifica del territorio a fini agricoli (foto unive)
Cosa mangiavano i primi jesolani? Come si muovevano? Che malattie li affliggevano? Sono queste le domande a cui gli archeologi del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari Venezia stanno cercando di dare risposta dopo aver riportato alla luce i resti dei primi abitanti della città. Gli studiosi, coordinati dal professor Sauro Gelichi, nella campagna 2021 hanno concentrato la loro attività di ricerca e indagine sull’area del cosiddetto monastero di San Mauro, in prossimità del complesso monumentale delle “Antiche Mura”. Se gli archeologi erano stati in grado di individuare strutture (chiese, abitazioni, banchine) e ricostruire, a grandi linee, la traiettoria storica di questo centro durante l’Alto Medioevo, era possibile – e come – accedere direttamente alla storia degli abitanti? Come intercettare le singole biografie di una comunità? L’opportunità è arrivata nell’ultima campagna con lo scavo del cimitero che si trovava all’interno e nei pressi della chiesa di San Mauro (vedi Le origini di Jesolo, l’Equilo tardoantica-altomedievale: riportata alla luce la vita dell’antica comunità dagli scavi dell’università di Venezia in località le Mure | archeologiavocidalpassato).
Mercoledì 26 aprile 2023, alle 20.30, nella sala Gelli della Biblioteca Civica di Jesolo (Ve), la conferenza “Abitare la laguna prima del Mille. La comunità di Jesolo attraverso lo scavo del cimitero di San Mauro (2021-2022)”: presentazione – in presenza e on line – del lavoro svolto negli ultimi anni dall’università Ca’ Foscari. L’incontro in programma ha lo scopo di condividere con la cittadinanza quanto emerso dalle ricerche sulla comunità della laguna di Venezia nell’alto medioevo: malattie, alimentazione, rapporti di parentela, conflitti sociali, ritualità. Relatori: Sauro Gelichi (università Ca’ Foscari Venezia) e Serena Viva (università del Salento). Ingresso libero e gratuito. Per partecipare da remoto è possibile richiedere il link a comunicazione@comune.jesolo.ve.it o serena.viva@unisalento.it. Dal 2011, l’università sta indagando la storia altomedievale di Jesolo attraverso l’archeologia. Lo scavo del cimitero annesso alla chiesa di San Mauro costituisce il focus del progetto negli ultimi due anni (2021-2022). Lentamente ma precisamente sta emergendo la fisionomia di un abitato e della sua gente tra IV e XII secolo.
Jesolo. Visite guidate con l’università Ca’ Foscari al sito archeologico Antiche Mura e al Monastero di San Mauro
Dal 22 settembre al 13 ottobre 2022 si terranno le visite guidate gratuite al sito archeologico Antiche Mura e al Monastero di San Mauro di Jesolo. L’area è stata oggetto fin dal secolo scorso di numerosi studi e ricerche grazie ai quali sono arrivati a noi importanti documenti e resti archeologici che testimoniano l’importanza religiosa del luogo. Nel sito archeologico troviamo i resti della Cattedrale di Santa Maria, condizioni attuali risalenti probabilmente alla Prima Guerra Mondiale, e i resti del Monastero altomedievale di San Mauro, la cui scoperta risale agli anni cinquanta del Novecento. Le visite saranno curate dall’università Cà Foscari di Venezia – Dipartimento di Studi Umanistici. Visite guidate per residenti e turisti: il lunedì e il giovedì in due turni, primo turno alle 15.45, secondo turno alle 16.30. Visite guidate per scolaresche il lunedì e il giovedì alle 9.
Le origini di Jesolo, l’Equilo tardoantica-altomedievale: nuove scoperte dagli scavi dell’università di Venezia in località le Mure. Il punto in un servizio su Archeologia Viva di luglio/agosto 2020

L’antico molo con i buchi dei pali delle bricole dell’antica Equilo scoperti a Jesolo nella campagna di scavo 2020 dell’università Ca’ Foscari diretta da Sauro Gelichi (foto unive)
Un molo, bricole e una piroga: sono i nuovi ritrovamenti dello scavo di Equilo-Jesolo a ridosso del Canale di San Mauro, che confermano la vocazione tipica di questo territorio lagunare. Una campagna di scavo ricca di soddisfazioni quella che Ca’ Foscari, sotto la direzione del prof. Sauro Gelichi, sta proseguendo nella località “Le Mure” di Jesolo, grazie anche all’amministrazione comunale che ha investito permettendo ai ricercatori di gettare nuova luce sulla storia della città. I risultati della campagna 2020 aggiungono un nuovo tassello alla ricca e complessa storia di questo territorio nel corso del Medioevo, che l’équipe di archeologia medievale del dipartimento di Studi umanistici di Ca’ Foscari aveva cominciato a svelare nel 2011 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2014/01/17/le-origini-di-jesolo-lequilo-altomedievale-riemergono-dagli-scavi-delluniversita-di-venezia-in-localita-le-mure/). Proprio sulle ricerche archeologiche di Jesolo / Equilo tra tarda antichità e Medioevo un ampio servizio curato da Sauro Gelichi, Alessandra Cianciosi e Silvia Cadamuro, sulla rivista “Archeologia Viva” di luglio-agosto 2020 (n° 202) fa il punto sui risultati raggiunti.

Così appariva la cattedrale di Santa Maria Assunta nella campagna alla periferia di Jesolo agli inizi del Novecento (la foto è anteriore al 1903). Come si può vedere si tratta di una costruzione grandiosa, paragonabile alla basilica di San Marco in Venezia (foto unive)
“Il progetto archeologico su Jesolo”, spiega il prof. Sauro Gelichi, direttore dello scavo e del Centro Interuniversitario per la Storia e l’Archeologia dell’Alto Medioevo, “che il nostro ateneo sta portando avanti in accordo e cooperazione con l’amministrazione comunale e con la soprintendenza, si sta configurando come uno dei più organici e promettenti avviati in regione negli ultimi anni. I risultati scientifici conseguiti hanno rivelato un sito del più alto interesse storico ed archeologico: il passato di Equilo sta facendo emergere una storia ricca di implicazioni politiche, sociali, culturali, funzionale a comprendere meglio le vicende di tutta l’area lagunare veneziana e delle zone contermini. Una storia che si intreccia con quella dell’antica Altino e, poi, della vicina Cittanova e della più lontana, ma sempre presente, storia di Venezia. La ricerca archeologica ha messo in luce straordinarie ed inedite narrazioni ma anche realtà materiali di notevole consistenza e valore, come ad esempio i dimenticati resti del cosiddetto monastero di San Mauro. Così si rende sempre più necessario avviare un processo di restauro e valorizzazione (a cui l’Università sta lavorando in accordo con l’amministrazione e la soprintendenza), che recuperi al meglio tutte queste testimonianze (le nuove ma anche le vecchie messe in luce negli scavi della cattedrale), per recuperarle e riproporle, opportunamente tradotte, in un percorso di conoscenza e di riappropriazione collettiva. Un percorso che dovrebbe avere diversi punti ‘forti’ (accanto ai ruderi della cattedrale, i resti del monastero di San Mauro e la Torre di Caligo) e che, assieme ad uno spazio idoneo dove esporre i reperti mobili e opportune ricostruzioni e ambientazioni digitali, sia in grado di affascinare ed istruire i cittadini ma anche le migliaia di turisti che affollano, d’estate, le spiagge di questa bellissima cittadina”.
L’abitato dell’antica Jesolo sorgeva su un’isola, l’insula Equilus, oggi terraferma per effetto delle piene del Piave e delle bonifiche. Basta percorrere i pochi chilometri che separano i famosi lidi dal centro storico – affacciato questo sulla Piave Vecchia e sulla Paluda (l’estremità nord-orientale della laguna di Venezia) – e osare oltre dove finisce la città verso la campagna, per imbattersi nei ruderi ancora notevoli di un monumento un tempo grandioso: la chiesa cattedrale di Equilo, costruita molto probabilmente nel XII secolo. Quei ruderi martoriati sono lì a ricordarci un passato che la stessa comunità di Jesolo stenta a riconoscere, reciso com’è dal Medioevo in avanti. La Jesolo attuale è appunto l’erede dell’antica Equilo, insediamento ricordato in uno sparuto gruppo di documenti scritti medievali e abbandonato a partire dal XIII secolo. In casi come questo solo l’archeologia può tentare di riannodare i fili con la storia, dandole un senso e una profondità.

Scavi in corso nel grande edificio usato come “albergo” nella mansio attiva sull’isola di Equilo fra IV e V secolo. Ognuno degli ambienti che vediamo affiancati in serie serviva per dormire e farsi da mangiare (foto unive)
Per prima cosa è stata progettata una campagna di ricognizioni e analisi geo-archeologiche, con il fine di ricostruire, nei limiti del possibile, l’antica situazione ambientale di quest’area oggi perilagunare in rapporto con le possibili zone abitate. Da ciò è emerso il quadro di un insediamento che doveva svilupparsi su un arcipelago di barene o isolotti separati da canali alla foce dell’estuario della Piave Vecchia. Si trattava, dunque, di una posizione particolarmente favorevole, che spiega anche il motivo della colonizzazione di queste aree all’interno di una laguna separata dal mare da relitti di antichi cordoni costieri. Aree che gli scavi hanno dimostrato essere frequentate almeno dall’epoca medio imperiale (II-III sec. d.C.), quando vi si raccoglieva la conchiglia murex per produrre la porpora, attività probabilmente collegata con l’industria laniera della vicina città romana di Altinum (Altino). Così si spiega anche la fondazione, intorno al IV secolo, di una grande mansio nell’ambito di una rete di collegamenti interna alla laguna. Sono stati gli scavi più recenti a mettere in evidenza questa importantissima lontana fase insediativa e a far emergere strutture collegate con la ricezione e lo stazionamento di persone, animali e merci. Peraltro si tratta di una tra le stazioni di posta meglio conservate e documentate archeologicamente nel nostro Paese. Tuttavia la vita di questa mansio dovette essere piuttosto breve. Gli anni turbolenti del V secolo, coincidenti con lo stesso dissolvimento dell’Impero romano d’Occidente, sono lo spazio storico all’interno del quale possiamo datare l’incendio e l’abbandono delle strutture di questa mansio, che non furono più rioccupate, se non in maniera episodica.
Dopo il rinvenimento della mansio tardo antica, nel 2018 gli archeologi si erano concentrati nell’area di San Mauro, a nord della località “Le Mure”, scavata per la prima volta nel 1954 da G. Longo, assistente della soprintendenza Archeologica di Padova che vi aveva identificato i resti del monastero di San Mauro, citato nelle fonti medievali. I primi lavori di scavo avevano portato al ritrovamento di una piccola chiesa triabsidata, dotata di arredi architettonici tipicamente altomedievali, affiancata da altre strutture murarie più recenti, forse collegate al monastero. Ma in seguito le rovine erano state lasciate in stato di abbandono.

Foto zenitale da drone del complesso religioso di San Mauro sull’isola di Equilo attivo a partire dal IX secolo e per tutto il Medioevo nell’ambito di un’intensa attività di bonifica del territorio a fini agricoli (foto unive)
La campagna di scavo 2018, ha ridato nuova vita a questo sito proseguendo l’indagine dell’intera area di San Mauro per comprendere lo sviluppo dell’abitato di Equilo a nord dell’isola tardoantica (già indagata tra 2013-2016), riportando alla luce le eventuali strutture del complesso religioso, almeno quelle che potevano essersi conservate sotto il peso delle macerie e valutandone lo stato di conservazione. L’indagine del 2018, svolta sempre in collaborazione con il Comune di Jesolo e con la soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, ha riportato alla luce l’abside laterale della chiesa confermando, da una parte, i risultati dello scavo svoltosi nel 1954 e raccogliendo, dall’altra, numerosi dati del tutto inediti. È stato possibile infatti individuare e indagare depositi mai scavati in precedenza, sia all’interno che all’esterno dell’edificio e datare la formazione di questa porzione dell’insula Equilo al VII secolo d.C. Inaspettato il rinvenimento di 15 sepolture di adulti e bambini, appartenenti al cimitero annesso alla chiesa, per ora indagato solo parzialmente. Eccezionale è stata la messa in luce delle fondazioni del campanile di cui si era persa memoria, costituite da un esteso basamento in legno e da perimetrali spessi ben 160 cm, costruiti con grandi pietre squadrate.

Particolare di una sepoltura del cimitero di Equilo (VI-VII sec. d.C.). Come unico oggetto di corredo funebre vediamo un pettine in osso a doppia fila di denti, un tipo di manufatto che ricorre spesso nelle tombe altomedievali (foto unive)
La lunga stagione dell’Alto Medioevo. Durante il VI secolo tutta quanta l’area dovette passare nelle disponibilità della Chiesa. A questo periodo viene datato l’edificio religioso con mosaici, a cui abbiamo fatto riferimento prima , che rappresenterebbe il primo segno tangibile della presenza di un vescovo a Equilo, altrimenti documentata dalle fonti scritte solo a partire dal IX secolo. Altro segno di un controllo ecclesiastico dell’area sempre nel VI secolo è poi costituito da un cimitero, composto da inumazioni di nuclei familiari. Siamo giunti così all’Alto Medioevo. Finora gli scavi hanno restituito poche testimonianze di questo periodo, se non le fasi più antiche di una chiesa (IX secolo) che stanno venendo alla luce nell’area del già citato “monastero di San Mauro”. Tuttavia di una comunità equilense abbiamo notizie dirette da fonti scritte che si riferiscono a questo luogo, come quelle che compaiono nel testamento (829) redatto dal duca veneziano Giustiniano Particiaco, oltre che da elementi scultorei, come l’eccezionale frammento di sarcofago di un certo Antoninus tribunus (rappresentante della classe dirigente) e di sua moglie, databile sempre nel IX secolo.

Dallo scavo archeologico di Jesolo / Equilo a un percorso di visita permanente: amministrazione comunale e università Ca’ Foscari studiano il piano di fattibilità (foto unive)
La memoria del passato per gli abitanti e gli ospiti. Una storia così rilevante ha necessità di essere ricostruita, ma anche raccontata. E per farlo devono esistere luoghi e modi adatti. L’amministrazione comunale di Jesolo, di concerto con l’università Ca’ Foscari, sta dunque studiando un piano di fattibilità, non solo per recuperare e restaurare sul posto i resti della cattedrale e del “monastero di San Mauro”, ma anche per creare un percorso di visita che possa degnamente illustrare queste vicende. L’obbiettivo è restituire una fetta di quel passato non solo alla comunità, ma anche a coloro che durante il periodo estivo scelgono Jesolo come luogo di vacanza: un modo per valorizzare con contenuti diversi quella vocazione all’ospitalità che, già dall’età Tardoantica, il luogo dimostrava di possedere.










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