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Napoli. Al museo Archeologico nazionale apre il nuovo percorso “La Piana Campana, una terra senza confini” che è anche un laboratorio di ricerca sulla Campania antica. Anticipazioni sull’allestimento. Prima della presentazione, tavola rotonda in diretta on line sul progetto espositivo

Anteprima delle fasi di allestimento del nuovo percorso “La Piana Campana” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto livia pacera)

Archeologi e restauratori al lavoro, vetrine che riprendono vita, sguardi di pietra emersi da scaffali pieni di tesori: al museo Archeologico nazionale di Napoli prosegue il work in progress per l’allestimento delle sale dedicate a “La Piana Campana, una terra senza confini”. Ottocento reperti, nella maggior parte provenienti dai depositi e sottoposti ad interventi di restauro, saranno presentati venerdì 16 luglio 2021 alle 12: l’esposizione, che si collega al percorso di ricerca della mostra “Gli Etruschi e il MANN”, abbraccia un arco temporale tra l’Età del Bronzo ed il III sec. a.C. Il percorso espositivo “La Piana Campana. Una terra senza confini” sarà visitabile dal 16 luglio 2021. Si articola in due sale: la prima dedicata al territorio, la seconda incentrata sulle collezioni del museo Archeologico nazionale di Napoli.

Uno dei reperti recuperati dai depositi, studiati e restaurati per il nuovo percorso “La Piana Campana” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto livia pacera)

Non solo un nuovo itinerario di visita per l’offerta culturale del nostro istituto, ma anche un progetto inteso come laboratorio di ricerca permanente sulla Campania antica: il Mann si pone al centro di un itinerario condiviso con altre istituzioni, tra cui la direzione regionale musei della Campania, la Regione Campania, la soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio- SABAP del Comune di Napoli, la SABAP per l’area Metropolitana di Napoli, la SABAP di Caserta e Benevento, con cui sono stati sottoscritti due protocolli d’intesa, il parco archeologico dei Campi Flegrei; stabilita anche una rete scientifica con la Saint Mary’s University (Canada). Focus, dunque, su storia e cultura dell’area compresa tra la città di Napoli ed i confini con il Lazio: Carinaro, Gricignano, l’antica Cales, Capua e Cuma sono soltanto alcuni dei centri raccontati dal nuovo allestimento del Mann.

Anteprima delle fasi di allestimento del nuovo percorso “La Piana Campana” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto livia pacera)

Prima della presentazione venerdì 16 luglio 2021, dalle 9.45 in diretta Facebook sulla pagina istituzionale del Museo, sarà in programma una tavola rotonda con i rappresentanti delle istituzioni coinvolte, per approfondire le caratteristiche del progetto allestitivo, curato da Paolo Giulierini, Emanuela Santaniello e Mariateresa Operetto, con una prospettiva rivolta agli sviluppi futuri. Parteciperanno Paolo Giulierini (direttore del Mann), Rosanna Romano (direttore generale Politiche culturali e turismo della Regione Campania), Marta Ragozzino (direttore regionale Musei Campania), Luigi La Rocca (soprintendente SABAP per il Comune di Napoli), Teresa Elena Cinquantaquattro (soprintendente SABAP per l’Area Metropolitana di Napoli), Mario Pagano (soprintendente SABAP Caserta e Benevento) e Fabio Pagano (direttore parco archeologico dei Campi Flegrei). Prevista una lectio del prof. Stefano De Caro. L’organizzazione è di Electa. 

I falsi in archeologia: a Cosenza incontro “L’Arte non vera non può essere Arte” e al museo dei Brettii e degli Enotri la mostra “Bello ma Falso: tutta un’altra storia!”. I carabinieri nel 2016 hanno sequestrato più di 3mila reperti, tra loro anche falsi

Il Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri di Cosenza nel 2016 ha sequestrato più di 3mila reperti: tra essi in aumento il fenomeno dei falsi

Il patrimonio archeologico della Calabria è un pozzo senza fine. Non meraviglia, purtroppo, che in una tale situazione di ricchezza non perda colpi il mercato antiquario clandestino e il trafugamento illegale dei reperti. Solo nel 2016, è il dato ufficiale del Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri di Cosenza, sono stati sequestrati 3200  pezzi archeologici e storici, per un valore stimato che supera i 2 milioni di euro. E insieme a questo patrimonio trafugato, come hanno confermato il comandante provinciale dei carabinieri di Cosenza, il colonnello Fabio Ottaviani, e il comandante del Nucleo, il capitano Carmine Gesualdo, cresce e prospera anche il mercato dei falsi: un fenomeno che in passato ha truffato fior di esperti tanto che, si può dire, non ci sia grande museo che nelle sue vaste collezioni non abbia scovato qualche pezzo tarocco. Così oggi il fenomeno è oggetto di incontri e di mostre.

Ciclo di conferenze “L’arte non vera non può essere vera arte” per conoscere il fenomeno del falso archeologico

Palazzo Arnone a Cosenza

Quindici conferenze in tutta Italia, sul tema “L’Arte non vera non può essere Arte”: è il piano del ministero dello Sviluppo economico, del MiBact e dell’istituto nazionale Anticontraffazione per divulgare quanto più possibile la conoscenza del fenomeno del “falso”. Mercoledì 8 novembre 2017 l’appuntamento è a Cosenza, a Palazzo Arnone, dove alle 10, è in programma “L’arte non vera non può essere arte”, conferenza sulla contraffazione dei beni culturali, alla quale parteciperanno: Angela Acordon, direttore del Polo Museale della Calabria; Gino Mirocle Crisci, rettore dell’università della Calabria e Maria Cerzoso, direttore del museo dei Brettii e degli Enotri di Cosenza, che porteranno i saluti di rito. Seguiranno interventi di Anna Maria Guiducci, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Reggio Calabria e Vibo Valentia su “Falsi storici, falsi d’autore”; Mario Pagano, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Catanzaro, Cosenza e Crotone su “I falsi in archeologia”; Mario Spagnuolo, procuratore capo della Repubblica di Cosenza su “Aspetti giuridici del reato di contraffazione”; Armando Taliano Grasso, dell’università della Calabria, e Salvatore Medaglia, laboratorio di Topografia antica e Antichità calabresi su “Imitatio antiquorum. Considerazioni sulla falsificazione dei manufatti archeologici”; Mauro Francesco La Russa, dell’università della Calabria, su “Indagini di laboratorio e tecniche scientifiche per la ricerca dei falsi”; Domenico Miriello, dell’università della Calabria, su “Vero o falso: l’approccio per l’autenticazione di bronzi e manufatti lapidei naturali”; e Carmine Gesualdo, comandante del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, su “Il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale nella repressione della contraffazione di opere d’arte: presentazione di alcune indagini sul falso, che modererà i lavori”.

Una sala del museo dei Brettii e degli Enotri a Cosenza

Il direttore del museo dei Brettii e degli Enotri, Marilena Cerzoso, con l’occasione, presenterà il contributo del museo civico all’iniziativa: una mostra, di reperti archeologici falsi e di opere d’arte, anch’esse false, sequestrate dai Carabinieri del Nucleo. La mostra, “Bello ma Falso: tutta un’altra storia!”, sarà inaugurata il 17 novembre 2017, alle 17. La mostra è curata da Marilena Cerzoso, in collaborazione con il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza e il laboratorio di Topografia Antica e Antichità Calabresi del dipartimento di Studi umanistici dell’università della Calabria, di cui è responsabile il professor Armando Taliano Grasso, insieme al laboratorio di Diagnostica e Conservazione dei Beni culturali del dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra, che hanno rispettivamente realizzato gli esami autoptici e le analisi diagnostiche sui reperti archeologici. “Nel rispetto della mission educativa del museo”, spiega Cerzoso, “la mostra, oltre che uno scopo conoscitivo, persegue finalità didattiche. Si vuole infatti sottolineare l’importanza dello sviluppo della ricerca scientifica nel campo dei beni culturali come strumento per la diffusione della legalità, trasformando in messaggi educativi ciò che scaturisce da fatti criminosi”.

Il manifesto della mostra “Vero o falso. Il valore dell’originale, lo stile dell’imitazione”, curata da Carmelo Malacrino e Patrizia Marra

Il tema dei falsi archeologici in Calabria aveva animato anche l’estate 2017 con la mostra promossa dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria “Vero o falso. Il valore dell’originale, lo stile dell’imitazione”, curata da Carmelo Malacrino e Patrizia Marra: una piccola mostra che ha proposto un dialogo vivace e stuzzicante con il visitatore, cui sono stati presentati oggetti antichi e manufatti realizzati in epoca moderna che fanno parte delle collezioni del MArRC conservate nei depositi. L’idea è stata quella di ripercorrere a grandi linee i principali orientamenti nei confronti della produzione di copie e della realizzazione di “falsi” dall’antichità ad oggi. E al contempo è stato illustrato il progresso dei metodi di indagine fisico-chimica che permettono oggi di acquisire un altissimo livello di dettaglio sulla conoscenza dei reperti che l’archeologo si trova a maneggiare. “L’obiettivo è far riflettere il visitatore”, spiega il direttore del MArRC, Malacrino, “sull’importanza del reperto d’arte, il cui valore intrinseco, in associazione alla sua originalità, va di pari passo con il ruolo di testimone di una condivisa memoria storica che è nell’interesse di ciascuno di noi tutelare e preservare. L’imitazione nell’arte è un fenomeno comune che nasce sia dal bisogno di emulare il modello, in senso positivo, per crescere in bravura e in perfezione, sia per soddisfare l’economia e generare prodotti da vendere sul mercato”.