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Cinquanta corredi inediti dalla città dei morti per raccontare la città dei vivi: a Palazzo Foscolo e al museo Archeologico di Oderzo la mostra “L’anima delle cose. Riti e corredi dalla necropoli romana di Opitergium” che dà conto delle straordinarie scoperte delle ricerche archeologiche a Oderzo tra il 1986 e il 2013

Il corredo della Tomba 13 (I-II sec. d.C.) da via Spinè di Oderzo: Olpe, bicchiere, coppe, piatto in vetro azzurro trasparente, balsamari, spilloni, monete (foto Sabap Ve-Met / Maddalena Santi)

Locandina della mostra “L’anima delle cose. Riti e corredi dalla necropoli romana di Opitergium” a Oderzo dal 24 novembre 2019 al 31 maggio 2020

Cinquanta corredi dalla città dei morti per raccontare la città dei vivi. Cinquanta tra i più belli e significativi corredi, rinvenuti in più di trent’anni di scavi nella necropoli dell’antica Opitergium in mostra per la prima volta. Sei secoli di storia, dal I al VI secolo d.C., raccontati in un viaggio attraverso reperti inediti, alla scoperta dell’antico municipio romano e dei suoi abitanti. Ecco cosa propone la mostra “L’anima delle cose. Riti e corredi dalla necropoli romana di Opitergium”, in programma dal 24 novembre 2019 al 31 maggio 2020 a Oderzo, tra Oderzo Cultura-Palazzo Foscolo e museo Archeologico “Eno Bellis”: per la prima volta vengono presentati al pubblico, in una visione d’insieme, alcuni tra i corredi più belli e significativi rinvenuti grazie alle indagini archeologiche che, a partire dagli anni Ottanta, hanno interessato il centro di Oderzo, portando alla luce importanti evidenze dell’antica città romana e rivelando il glorioso passato dell’abitato. Personaggi, consuetudini, lo spaccato di una società attraverso i secoli; il mondo dei vivi che riemerge dalla città dei morti, grazie all’esposizione promossa e organizzata dalla Fondazione Oderzo Cultura in collaborazione con la soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso e con il Polo Museale del Veneto. Il progetto è accompagnato da un impegnativo catalogo Edizioni Ca’ Foscari, curato da Margherita Tirelli e Marta Mascardi, nel quale sono raccolti saggi di Marianna Bressan, Bruno Callegher, Claudia Casagrande, Silvia Cipriano, Francesca Ferrarini, Anna Larese, Marta Mascardi, Elisa Possenti, Giovanna Maria Sandrini, Margherita Tirelli e Maria Cristina Vallicelli.

Corredo della Tomba 33 (I sec. d.C.) dal sottopasso SS 53: statuina fittile
di cavallo e cavaliere e due volti fittili (soto Sabap-Ve-Met-Maddalena-Santi)

L’importanza e lo splendore di Oderzo e dei suoi abitanti in epoca romana, come pure la decadenza in età tardoantica, emergono con evidenza dalle indagini condotte nella necropoli della città di cui la mostra darà finalmente conto, esponendo ben 50 corredi funerari dei 94 appositamente selezionati e studiati dal comitato scientifico del progetto, composto dai Funzionari della soprintendenza che hanno coordinato e sovrainteso alle diverse campagne di scavo – Marianna Bressan, Annamaria Larese, Margherita Tirelli e Maria Cristina Vallicelli – e da Marta Mascardi, conservatore del museo Archeologico di Oderzo. Corredi per lo più inediti ed effettivamente rappresentativi per tipologia di rituale, arco cronologico, distribuzione topografica e materiali rinvenuti.

Cavallino giocattolo in ceramica arancio (I-V sec. d.C.) da via degli Alpini (foto Sabap-Ve-Met-Maddalena-Santi)

Le indagini archeologiche, effettuate dal 1986 al 2013 hanno in particolare interessato, in anni successivi, l’area del canale Navisego Vecchio Piavon e della cosiddetta lottizzazione Le Mutere (a Ovest), l’area del sottopasso ferroviario e della lottizzazione dell’Opera Pia Moro (Sud) e l’ampia area di via Spiné, via degli Alpini, via Caduti dei Lager (sud est) e, relativamente all’età tardoantica in una fase di contrazione dell’abitato, la zona delle ex Carceri di Oderzo: sono queste le principali aree di provenienza dei reperti in mostra, tutti restaurati grazie a finanziamenti della Regione del Veneto e del Comune di Oderzo. Lo studio approfondito dei corredi selezionati, preliminare al progetto espositivo, ha portato a una lettura sistematica dei diversi settori di necropoli, messi in rapporto con il centro urbano e le principali direttrici di traffico, e ad un più ampio discorso sulla ritualità funeraria opitergina, completando la documentazione sino ad oggi edita.

La romana Opitergium sul tracciato della via Postumia (da http://www.magicoveneto.it)

Opitergium, romanizzata grazie alla costruzione della via Postumia – l’asse viario che metteva in comunicazione Genova con Aquileia – e soprattutto in seguito all’estensione della cittadinanza romana ai suoi abitanti negli anni compresi tra il 49 e il 42 a. C. (come per le popolazioni dell’intera Transpadana), ha infatti una storia rilevante di interventi urbani in chiave monumentale, in linea con il modello della capitale, ma anche di coinvolgimenti nelle vicende politiche e militari della stessa. A fianco di Roma si posero i reparti opitergini nell’assedio di Ascoli Piceno tra il 90 e l’89 a.C.; mentre è tramandato da fonti storiche e letterarie il famoso atto eroico, di estrema fedeltà al partito cesariano, compiuto dal tribuno Caius Vulteius Capito e dei suoi 1000 uomini, tutti opitergini, che nella guerra tra Cesare e Pompeo del 49 a. C. furono protagonisti di un suicidio collettivo pur di non cadere nelle mani degli avversari. Cesare ricompensò la città con l’esenzione ventennale dal servizio militare e l’aggiunta di trecento centurie all’agro opitergino.

Fibula del III sec. d.C. da via degli Alpini in bronzo e smalto rosso, blu e bianco (foto Sabap-Ve-Met-Maddalena-Santi)

Elementi di collana del IV sec. d.C. da via degli Alpini in pasta vitrea di diversi colori (foto Sabap-Ve-Met-Maddalena-Santi)

La mostra si sviluppa nelle sale di Palazzo Foscolo, ove sono esposti i corredi suddivisi per tipologie di deposizione – incinerazione diretta, incinerazione indiretta, inumazione – e prosegue nel salone centrale del Museo archeologico, che raccoglie numerosi reperti provenienti da contesti funerari, spesso riutilizzati negli edifici cittadini, ricostruendo idealmente l’assetto di una via che conduce ad Opitergium. Un racconto per oggetti dunque, attraverso sei secoli (dal I al VI sec. d.C.), che consente di fare nuova luce sulle pratiche funerarie in uso in età romana in città e di approfondire anche alcune questioni relative allo status economico e sociale dei defunti. Così per esempio un prezioso corredo scrittorio databile a età imperiale o lo stilo in ferro e il calamaio in vetro rinvenuti in tombe del I secolo, sono allusivi non solo della probabile attività del defunto, scriba o maestro, ma anche di una sua posizione sociale elevata; mentre appare evidente come, dopo la grande stagione del I-II sec. d.C. in cui la necropoli opitergina conobbe la sua maggiore estensione e monumentalità, l’età tardoantica si connoti per la mancanza di strutture monumentali riferibili a ceti elevati e per la presenza di militari e stranieri (soprattutto orientali e talvolta germanici). A testimoniarlo sarebbero il precoce diffondersi dell’inumazione (tipica nei territori orientali), la notevole quantità di vasellame ceramico e vetri e monili di importazione orientale (pensiamo ai pendenti a forma di brocchetta, in pasta vitrea scura con decorazioni a zig zag di filamenti applicati di colore giallo e azzurro, prodotti nelle regioni dell’Oriente mediterraneo a partire dal IV sec. d.C. e importati in Occidente come amuleti, da portare al collo, legati all’acqua e al bere che ritemprano) o alcuni elementi di corredi, come le fibule a cerniera e a testa di cipolla, fibbie in lamina ripiegata, particolari coltelli.

Il Genius Cucullatus, statuetta in ceramica arancio del I sec. d.C. da via degli Alpini (foto Sabap-Ve-Met-Maddalena-Santi)

Filo conduttore dunque dell’esposizione è l’idea che, al di là del necessario confronto con il tema della morte, al quale il mondo romano si accosta in modo pragmatico, in una precisa scansione di rituali, gli oggetti del corredo siano strumenti per dare voce alle persone alle quali appartenevano. Emergono in questo modo, muovendosi tra le sale, i ritratti degli antichi opitergini: una donna con i suoi gioielli e uno specchio, un bambino con un sonaglio (la statuina di Genius Cucullatus) donato come passatempo ma anche a protezione dagli spiriti maligni, forse un soldato romano con il suo coltello. I corredi presentano esempi pregiati di vetri (piatti, bottiglie, piccoli balsamari), giocattoli, materiale ceramico, fibule bronzee, oltre alle caratteristiche monete. Il percorso si conclude, a Palazzo Foscolo, con una sezione fotografica dedicata al lungo processo di studio, analisi, restauro ecc. che porta il bene archeologico dallo scavo alla sua esposizione al pubblico, coinvolgendo tante competenze diverse.

L’eccezionale secchio in bronzo del III sec. d.C. da via Spinè realizzato con un gran numero di laminette di reimpiego (foto Sabap-Ve-Met-Maddalena-Santi)

Al museo Archeologico il pubblico potrà ammirare in conclusione del percorso espositivo i cosiddetti “reperti notevoli”, rinvenuti negli scavi della necropoli opitergina, ma non riconducibili a corredi precisi come un anello chiave, un bracciale in oro di probabile provenienza magno greca o un eccezionale secchio in bronzo rinvenuto all’interno di un pozzo della necropoli in via Spiné grazie agli scavi del 2013 realizzato con un gran numero di laminette di reimpiego, assemblate tra loro con ribattini. L’attento restauro cui l’oggetto è stato sottoposto ha rivelato una laminetta figurata risalente addirittura alla seconda età del Ferro. Oderzo continua dunque a rivelare nuovi tasselli della sua storia e nuove incredibili testimonianze degli uomini e delle donne che hanno abitato queste terre.

Giornate Europee del Patrimonio 2016. Memorie del sottosuolo a Este. Dialogo tra Galileo e Shakespeare a Padova. Imago populi a Montegrotto. L’area archeologica di Feltre. Giochiamo come si faceva al tempo dei romani ad Altino

giornate-europee-patrimonioPer le Giornate Europee del Patrimonio 2016, previste il 24 e 25 settembre, ricco il programma proposto dalla soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso, e dalla soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il comune di Venezia e Laguna.

SABATO 24 SETTEMBRE

Nell'area archeologica di Santo Stefano a Este in programma "Memorie dal sottosuolo"

Nell’area archeologica di Santo Stefano a Este in programma “Memorie dal sottosuolo”

Memorie dal sottosuolo. Passeggiata nelle aree archeologiche di Este preromana e romana”. A Este, aree archeologiche di via Santo Stefano e via Tiro a Segno: 1° turno alle 18, 2° turno alle 20. Visite guidate a cura di Cinzia Tagliaferro. Punto di ritrovo: chiesa della Beata Vergine della Salute a Este. Partecipazione gratuita, è gradita la prenotazione. Info: Carla Pirazzini, tel. 049.8243811 – carla.pirazzini@beniculturali.it; prenotazione: Cinzia Tagliaferro, tel. 339.8555316.

“Dialogo tra Galileo e Shakespeare – La bisbetica domata. Letture Shakespeariane con accompagnamento musicale”. A Padova, a Palazzo Folco, in via Aquileia 7: la sede sarà aperta al pubblico dalle 19 alle 23. Inizio rappresentazione alle 19.30. Ingresso libero. Reading. Interpreti Fabio Albertin e Viviana Agugiaro. Musiche di Matteo Vettore. A seguire visite guidate a Palazzo Folco a cura di Gianfranco Maritan e Elena Pettenò. Info: Elena Pettenò, tel. 049.8243811 – elena.petteno@beniculturali.it.

“Imago populi. Istantanee dalle storie che la Storia dimentica”, percorso multisensoriale tra immagini e parole a Montegrotto Terme (PD), nell’area archeologica di viale Stazione-via degli Scavi, alle 21, 22 e 23. Mostra fotografica accompagnata da performance teatrali. Fotografie di Alessandro Magagna. Ideazione ed organizzazione di Marianna Bressan della soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso con la collaborazione di Associazione Lapis – Archeologia, Storia, Arte, Ricerca, e con il contributo di Maglificio Bertha – Montegrotto Terme, Abano Terme, Hostaria “Ai Anzoi” – Montegrotto Terme, Machiavelli – Rivista di storia. Segue rinfresco a cura dell’Enoteca San Daniele di Serafino Baù, Torreglia. Info e prenotazioni: associazione Lapis – Archeologia, Storia, Arte, Ricerca 389 0235910 – lapisarcheologia@gmail.com

DOMENICA 25 SETTEMBRE

L'area archeologica sotto la piazza della cattedrale di Feltre

L’area archeologica sotto la piazza della cattedrale di Feltre

“L’area archeologica di Feltre. Soluzioni tecniche e strutturali per la conservazione e la valorizzazione”, a Feltre (BL), nell’area archeologica di piazza della Cattedrale, dalle 10.30 alle 13 e dalle 14.30 alle 16.00. Presentazione dell’area e visite guidate a cura di Chiara D’Incà e Loretta Zega. Partecipazione gratuita. Iniziativa a cura della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso, in collaborazione con l’associazione “Il Fondaco per Feltre”. Info: Chiara D’Incà, tel. 049.8243811 – chiara.dinca@beniculturali.it

“Giochi con me? Giochiamo come si faceva al tempo dei Romani”, ad Altino (VE), nell’area archeologica est, dalle 15.30 alle 19.30. L’area archeologica sarà aperta e visitabile gratuitamente dalle 15.30 alle 19.30. Visite guidate a cura di Marianna Bressan, con la collaborazione di Ferdinando Rizzardo dalle 16.30 alle 19. “Giochi con me?”: laboratori didattici per bambini e ragazzi, a cura dell’associazione Quarto Stile. L’attività prevede un contributo. Info apertura e visite guidate: Marianna Bressan, tel. 049.8243811 – marianna.bressan@beniculturali.it; Info e prenotazioni laboratori didattici: Associazione Quarto Stile – tel. 328.4598058 (Ilaria Montin),

Teatro antico. “Le nuvole. Seconde” di Aristofane nell’area archeologica di Montegrotto con gli allievi del liceo classico “Tito Livio” di Padova diretti da Filippo Crispo e Daniela Mazzon

Gli allievi del liceo classico "Tito Livio" di Padova mette in scena "Le nuvole" di Aristofane

Gli allievi del liceo classico “Tito Livio” di Padova mette in scena “Le nuvole” di Aristofane

Marianna Bressan responsabile del progetto Aquae Patavinae

Marianna Bressan responsabile del progetto Aquae Patavinae

Teatro antico accanto a un teatro antico. Questa l’idea che porterà martedì 31 maggio 2016 alle 18.30 i giovanissimi allievi del liceo classico “Tito Livio” di Padova, diretti dal prof. Filippo Crispo, nell’area archeologica di viale Stazione / via degli Scavi a Montegrotto Terme, per mettere in scena “Le Nuvole. Seconde” di Aristofane, una commedia scritta dall’autore greco oltre 2400 anni fa. Traduzione di Guido Paduano; riduzione, elaborazioni lessicali e sintattiche, adattamento scenico e regia di Filippo Crispo. Ingresso da via degli Scavi, libero con offerta, fino a esaurimento posti. L’evento è promosso da soprintendenza Archeologia del Veneto, associazione Lapis di Padova e i docenti del liceo “Tito Livio” Filippo Crispo e Daniela Mazzon, con la collaborazione del Comune di Montegrotto Terme e Itaka – Officina culturale. Per info: associazione Lapis – 3890235910 – Facebook: Associazione Lapis. “L’area archeologica di Montegrotto”, spiega Marianna Bressan della soprintendenza Archeologia del Veneto, “conserva i resti di un piccolo teatro, in uso in età romana e quindi qualche secolo dopo il componimento di Aristofane, ma l’associazione della cultura immateriale, la commedia appunto, a quella invece tangibile dei resti archeologici vuole suscitare nello spettatore il sentimento dell’antico, il recupero, attraverso l’emozione, di origini lontane che tuttavia ci accomunano”. “Le Nuvole” raccontano di un padre che, oberato dai debiti a causa delle intemperanze del figlio, decide di mandare il figlio stesso a scuola di sofismi per apprendere la capacità di dimostrare con le parole ai creditori l’insussistenza del loro debito. Inutile dire che il figlio sarà così abile nell’apprendere la lezione di Socrate, da ritorcela contro l’ingenuo padre…

La locandina de "Le nuvole. Seconde" di Aristofane per la regia di Filippo Crispo

La locandina de “Le nuvole. Seconde” di Aristofane per la regia di Filippo Crispo

Ma perché nel titolo si legge “Le nuvole. Seconde”? Lo spiega bene il prof. Crispo. “Ho voluto evidenziare che il testo a noi pervenuto non è lo stesso che partecipò all’agone delle Dionisie dell’anno 423 a.C., nel quale Aristofane subì inaspettata e sonora sconfitta da parte di Cratino e Amipsia. Una ferita, questa, che il nostro mal sopportò e per la prima volta fu costretto a rielaborare una sua commedia: ecco dunque le Nuvole “seconde”, in un ben articolato progetto drammaturgico-teatrale-registico scritto per ottenere la rivincita, ma che non riuscì a far accettare nelle successive gare dionisiache: gli arconti Aminia nel 422 e Archia nel 419-418 rifiutarono il progetto e la commedia non fu più recitata. Pur essendo state pubblicate Nuvole “prime” e Nuvole “seconde”, quasi sicuramente dallo stesso Aristofane, della struttura e dialoghi delle “prime” ci è dato sapere pochissimo. Comunque, in base ai vari scoliasti, il tema e l’impegno politico-sociale sono gli stessi, compresi alcuni personaggi. Negli anni avvenire, però – continua Crispo -, il postumo successo di queste Nuvole “seconde” fu straordinario. Qui Aristofane è abbastanza sobrio nell’uso di quel suo particolare lessico a “forti tinte”, con il quale oltrepassa il limite del buon gusto, in vari suoi lavori, quando deve scagliare le sue infuocate invettive contro l’ingiustizia. Qui, a differenza di altre commedie, le espressioni “grasse” lasciano il posto alla parola moderata e sorprendente, che i personaggi adoperano nei loro scontri verbali, anche se qualche volta sbuca all’improvviso la “sferzata colorita”, cui Aristofane sembra non poterne fare a meno. Il gioco della parola, per il nostro poeta, è l’arma ideale -più della spada- per colpire ladri e ruffiani, politici corrotti e despoti, illegalità sfruttatori demagoghi, venditori di fumo, parolai e sofisti. Con Le Nuvole, l’attacco frontale del nostro poeta è proprio contro i sofisti, cialtroni patentati, esemplificati in Socrate e la sua cerchia, che Aristofane non sopporta e ne fa l’emblema per la sua battaglia sociale e culturale”.

Il commediografo greco antico Aristofane

Il commediografo greco antico Aristofane

L’analisi di Aristofane è sottile e feroce, da attento osservatore politico-sociale quale egli è di quella sua società: le Nuvole andarono in scena nel 423 a.C. Il prof. Filippo Crispo si chiede se dopo 2439 anni sia cambiato qualcosa. “A me pare di no, possiamo constatare invece il peggioramento sociale e il rafforzamento della sofistica, del capzioso, del cavillo, dell’azzeccagarbugli di manzoniana memoria, per far sì che i loro adepti possano aver sempre e comunque ragione, possano gaiamente nuotare nelle piscine dell’illegalità, nel mare magnum dell’intrallazzo e nel saccheggio materiale pubblico e privato, negli anfratti della devianza etico-morale … facendo sberleffi a quella democrazia e buona educazione civica che ci insegnano i nostri antichi maestri”. Nell’immensa giungla di leggi, l’arte del cavillo è il padre-padrone assoluto, il dittatore che distrugge ogni aspetto dell’umano convivere. Infinite leggi, infinite ingiustizie. Lo si dice da millenni: vale a qualcosa? “Contro questo andazzo così immorale e criminale, si scagliano le invettive di Aristofane con la sua incisiva ironia, satira e forte sarcasmo, creando situazioni di coinvolgente comicità per finalità catartiche, per il sogno di una democrazia compiuta, ove si possa vivere con gioia e pace. Questo il suo e nostro ideale. È la finalità di tutte le arti, del teatro: che richiedono ovviamente dedizione, competenza e professionalità, senza pressappochismi, altrimenti è inutile e deleterio. Così era quell’antico impegno artistico-culturale e così bisogna farlo rivivere alimentandone la fiamma, nel contesto del quotidiano divenire”. Le Nuvole sono le dèe dell’eloquenza, e chiamano Socrate addirittura loro sacerdote-ministro. “Aristofane non poteva escogitare parallelismo più efficace: esse dominano continuamente la scena, con il loro aspetto fluttuante-fluido-etereo, trasformate per l’occasione con volto di gentili enigmatiche fanciulle; ma possono prendere anche qualsiasi forma, a seconda delle situazioni … appunto come la mefistofelica architettura del cavillo. Una commedia dalla comicità alta, accattivante, con dialoghi che coinvolgono per la loro genuinità. La macchina drammaturgica e teatrale del nostro poeta, nella sua sanguigna provocazione, non perdona. Quella sua sceneggiatura è la stessa di oggi, ove la Historia magistra vitae sembra non interessare più. Comunque – conclude Crispo -, Aristofane nonostante tutto”.

Giornate Europee del Patrimonio: “A banchetto nella villa romana”, il fascino del convivio dell’antica Roma rivive nell’area archeologica di Montegrotto con lo spettacolo polifonico con voci narranti, musici e danzatori “Ad libitum!”

L'area archeologica di via Neroniana di Montegrotto nel Padovano: qui lo spettacolo "Ad libitum!"

L’area archeologica di via Neroniana di Montegrotto: qui lo spettacolo “Ad libitum!”

Una ricostruzione della villa romana di via Neroniana a Montegrotto

Una ricostruzione della villa romana di via Neroniana a Montegrotto

Il manifesto dello spettacolo "Ad libitum!" nella villa romana di Montegrotto

Il manifesto dello spettacolo “Ad libitum!” nella villa romana di Montegrotto

Marianna Bressan responsabile del progetto Aquae Patavinae

Marianna Bressan responsabile del progetto Aquae Patavinae

“A banchetto nella villa romana”: succede sabato 19 settembre nell’area archeologica di via Neroniana a Montegrotto nel Padovano in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio. “Nell’anno dell’Expo”, spiega Marianna Bressan, della soprintendenza Archeologia del Veneto, ideatrice dell’evento, e coordinatore del progetto Aquae Patavinae, “il ministero per i Beni e le attività culturali e il Turismo ha deciso di dedicare le Giornate al cibo”. Di qui la proposta di Montegrotto “Ad libitum! Spettacolo polifonico con voci narranti, musici e danzatori” organizzato da soprintendenza Archeologia del Veneto e Città di Montegrotto Terme, con la collaborazione di associazione Lapis e del progetto Aquae Patavinae del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova: uno spettacolo itinerante, durante il quale attori, musicisti e danzatori animeranno una selezione di testi antichi (da Ovidio a Plauto a Marziale) per accompagnare il pubblico attraverso l’esperienza “immateriale” del banchetto di età romana nel contesto “materiale” della villa romana, dove certamente qualche banchetto si sarà tenuto davvero. Per finire in bellezza, ci sarà una degustazione di vini e cibarie ad hoc. Continua Bressan: “L’area conserva le vestigia di una lussuosa villa. In queste stanze, circa duemila anni fa, il facoltoso proprietario riuniva senz’altro i suoi ospiti per condividere i piaceri del buon cibo, del vino abbondante, della compagnia conviviale. Il percorso fisico, attraverso diversi scenari allestiti in area, sarà per gli ospiti al tempo stesso un percorso emotivo. L’atmosfera giocosa della cena alla romana, complice l’ambientazione notturna, sarà evocata ora dalla voce degli antichi stessi, ora da un suggestivo connubio di musica e gesto danzato, là ancora da un contrappunto di voci, musica e danza. L’ospite rivivrà le mollezze del convivio nelle belle stanze della villa di via Neroniana, dopo aver conosciuto l’orrore della fame e le differenze tra l’umile mensa e il sontuoso banchetto dei ricchi. L’area archeologica sarà lo spazio fisico, nel quale il contatto con l’antico avverrà attraverso la cultura materiale superstite e l’immateriale rievocabile attraverso parole, suoni e gesti”.

In questo affresco pompeiano un tipico banchetto in una villa dell'antica Roma

In questo affresco pompeiano un tipico banchetto in una villa dell’antica Roma

“Ad libitum! Spettacolo polifonico con voci narranti, musici e danzatori”

“Ad libitum! Spettacolo polifonico con voci narranti, musici e danzatori”

La danzatrice Elisabetta Cortella tra i protagonisti dello spettacolo

La danzatrice Elisabetta Cortella tra i protagonisti dello spettacolo

Come si svolgeva il banchetto nell’antica Roma? quali i cibi? quali le danze? chi vi partecipava? A tutte queste domande e ad altre ancora vuole rispondere lo spettacolo “Ad libitum!”: lungo il percorso della villa del I secolo portata in luce dalle ricerche condotte dall’università di Padova, accompagnati dalla danza soave delle ancelle, gli spettatori rivivranno gli ozi del banchetto romano attraverso le parole degli antichi che parleranno della Fame, dell’empio Erisittone, degli umili sposi Filemone e Bauci, del cuoco fanfarone e dell’innamorato ardimentoso… “Uno scavo archeologico non deve essere riservato solo agli studiosi, ma deve essere per tutti e soprattutto deve emozionare”, spiega ancora Bressan. “Con Ad libitum! vogliamo provare a immergere i visitatori nell’atmosfera della cena romana, nella quale parte fondamentale avevano proprio la musica, la danza e il racconto delle vicende mitologiche”. Dai miti narrati da Ovidio, alle commedie di Plauto, per finire con i versi di Marziale: gli attori, guidati da Barbara Ammannati, si alterneranno nella recitazione alle danzatrici Elisabetta Cortella e Giovanna Trinca e ai musicisti del conservatorio C. Pollini. “Ci sono disabilità che rendono particolarmente difficile fruire di simili spettacoli. Per questo abbiamo deciso in via sperimentale di coinvolgere l’Isiss “A. Magarotto” di Padova, e una delle repliche (quella delle 21) vedrà la presenza di un interprete del linguaggio dei segni”. Alcuni interpreti tradurranno inoltre lo spettacolo per i visitatori stranieri. Appuntamento dunque sabato 19 settembre 2015 nell’area archeologica di via Neroniana a Montegrotto: repliche alle 20, alle 21 (con interprete del linguaggio dei segni dell’Isiss “A. Magarotto” di Padova), e alle 22. Ingresso 5 euro, bambini gratuito. È consigliata la prenotazione: Associazione Lapis 389.0235910.

Montegrotto. Riaperta a tempo di record l’area archeologica delle terme Neroniane, danneggiata dall’alluvione del 2014. Visite guidate a tutti gli scavi del parco delle Terme Euganee

Il grande ambiente absidato delle terme Neroniane di Montegrotto riaperto al pubblico dopo i danni dell'alluvione del 2014

Il grande ambiente absidato delle terme Neroniane di Montegrotto riaperto al pubblico

Riaperta a tempo di record l’area archeologica sotto l’hotel Terme Neroniane. Così Montegrotto ritrova il suo articolato parco archeologico delle Terme Euganee, realizzato col Progetto Aquae Patavinae, operativo da anni grazie alla sinergia tra soprintendenza Archeologia del Veneto, università di Padova e Comune di Montegrotto. L’area archeologica delle Terme Euganee – lo ricordiamo – si estende sull’ampio appezzamento di terreno posto tra viale delle Terme e via degli Scavi con vestigia di età romana, punto di partenza di un interessante itinerario archeologico che comprende varie tappe di cui le più significative sono gli scavi di via Neroniana e il complesso termale dell’Hotel Terme Neroniane.

Gli archeologi al lavoro nel complesso delle Terme Neroniane  a Montegrotto

Gli archeologi al lavoro nel complesso delle Terme Neroniane a Montegrotto

L’area sotto l’hotel Terme Neroniane, aperta al pubblico nel 2011 con un bell’allestimento basato sulle suggestioni luminose, ha subito gravi danni con l’alluvione che, nel febbraio 2014, ha messo in ginocchio Montegrotto. Nel giro di pochi mesi, grazie a un finanziamento in somma urgenza da parte del ministero e a una febbrile attività di risanamento e restauro, la soprintendenza Archeologia del Veneto è riuscita a riparare ai danni e a riallestire l’area, meglio di prima, per la stagione turistica che si è appena aperta. Dopo un periodo di forzata chiusura, i visitatori possono di nuovo apprezzare i resti archeologici del complesso termale di età romana scoperto sotto l’hotel Terme Neroniane grazie a una serie di scenari luminosi, che pongono l’attenzione ora sulle strutture, ora sui pavimenti, ora sul percorso dell’acqua; possono confrontare quel che resta con le ipotesi ricostruttive, ben illustrate nella pannellistica di allestimento dell’area; possono soddisfare le curiosità in materia interrogando gli archeologi che li accompagnano nella visita.

Una ricostruzione di un settore del complesso termale neroniano a Montegrotto

Una ricostruzione di un settore del complesso termale neroniano a Montegrotto

Marianna Bressan responsabile del progetto Aquae Patavinae

Marianna Bressan responsabile del progetto Aquae Patavinae

“Come soprintendenza Archeologia”, spiega Marianna Bressan, responsabile del progetto Aquae Patavine per la soprintendenza, “siamo orgogliosi di essere riusciti a ottenere e far fruttare un finanziamento straordinario del ministero per i Beni e le attività culturali e del turismo, stanziato in somma urgenza dopo l’alluvione che, nel febbraio 2014, ha sommerso Montegrotto e con essa le nostre aree archeologiche. L’area che ha sofferto di più ovviamente è stata quella ipogea, sotto l’hotel Terme Neroniane. Grazie a un’intensa attività in questi mesi, però, la nostra soprintendenza è riuscita a risanarla, restaurarla, sostituire la pannellistica completamente marcita, ripristinare l’apparato luminoso, che rappresenta la cifra peculiare dell’area, e migliorarlo con un nuovo scenario”.

La ricostruzione del complesso termale neroniano scoperto nel 1780 da Giovan Antonio Dondi Orologio

La ricostruzione del complesso termale neroniano scoperto nel 1780 da Giovan Antonio Dondi Orologio

La riaperta area archeologica sotto l’hotel Terme Neroniane a Montegrotto Terme, come si diceva, è parte integrante del Progetto Aquae Patavinae, nato nel 2005 con la collaborazione dell’università di Padova, la soprintendenza ai Beni Archeologici del Veneto e il Comune di Montegrotto Terme, per realizzare il Parco Archeologico delle Terme Euganee in cui tutte le aree archeologiche siano collegate e fruibili. Altri siti archeologici situati tra Abano e Montegrotto sono purtroppo andati perduti, ma grazie ad un percorso attrezzato con pannelli esplicativi è possibile ricostruire e visitare virtualmente tutti i principali luoghi che hanno reso importanti e famose le Terme Euganee nell’antichità. L’ampia zona archeologica è stata scoperta nel 1780 da Giovan Antonio Dondi Orologio che qui compì un primo scavo, ma solamente a partire dagli anni ’60 del secolo scorso è stata riportata completamente alla luce attraverso una lunga campagna di scavi e un accurato studio dei reperti. Nell’area sono visibili i resti di una imponente struttura termale risalente all’età augustea (I e II secolo d.C.) costituita da tre grandi vasche-piscine collegate tra di loro da un articolato sistema di canalizzazioni per l’adduzione e il deflusso delle acque termali e da altri edifici funzionali all’accoglienza di coloro che usufruivano delle terme. Si riconoscono i portici, gli spogliatoi, le aree di riposo, i ninfei e pure un piccolo teatro, che completava l’offerta di svago ed intrattenimento del grande complesso termale. Le strutture sono state ricostruite graficamente e illustrate con grande chiarezza nei pannelli espositivi che arredano il percorso di visita.

L'area archeologica di via degli Scavi a Montegrotto

L’area archeologica di via degli Scavi a Montegrotto

La ricostruzione della villa neroniana di Montegrotto

La ricostruzione della villa neroniana di Montegrotto

Visita agli scavi. A poche centinaia di metri dall’area archeologica di via Degli Scavi, oltrepassando la stazione ferroviaria di Montegrotto e imboccando via Neroniana si incontra una importante area archeologica che presenta i resti di una sontuosa villa romana databile agli inizi del I secolo d.C.. La villa è stata in fasi successive ampliata e probabilmente fu utilizzata fino al IV secolo d.C.; a seguito della caduta dell’Impero Romano il territorio euganeo venne progressivamente abbandonato e la lussuosa residenza lasciata cadere in rovina. Sui suoi resti si insediò un villaggio di capanne e più tardi venne edificata una solida dimora signorile, sopravvissuta fino all’alto medioevo e di cui sono ancora visibili alcune parti. Recenti scavi hanno portato alla luce anche alcune testimonianze di epoca pre-protostorica che dimostrano una frequentazione di questo luogo sin dal III-II millennio a.C. Per la tutela e valorizzazione degli importanti ritrovamenti sono state realizzate delle coperture che riproducono nei volumi le dimensioni originarie della villa di età imperiale. Adiacente agli scavi di via Neroniana si trova l’hotel Terme Neroniane, dove sono stati rinvenuti i resti di un altro straordinario complesso termale risalente alla fine del I e inizio del II secolo d.C. C’erano un’ampia sala absidata, vasche adibite all’immersione e al nuoto, con un complesso sistema di circolazione delle acque termali, e vari edifici complementari. Il sito archeologico è visibile dal pavimento a vetrate posto nella sala ristorante dell’hotel ed è stato reso accessibile anche esternamente grazie alla realizzazione di un passaggio che consente di entrare sotto le fondamenta dell’edificio per ammirare da vicino gli scavi. Da luglio e per tutta la stagione estiva, apertura ogni domenica delle aree archeologiche di viale Stazione/via degli Scavi, della villa romana di via Neroniana e sotto l’Hotel Terme Neroniane. Previste visite ogni ora con archeologi: al mattino 10:30 -12:30, al pomeriggio 17-19. Meglio prenotare. Tutti gli altri giorni apertura delle aree archeologiche solo su prenotazione per gruppi, scolaresche, associazioni (minimo 10 partecipanti). Visite in lingua straniera su prenotazione. Per info e prenotazioni: LAPIS Archeologia-Storia-Arte-Ricerca lapisarcheologia@gmail.com