Altino (Ve). Al parco archeologico avviata la nuova campagna di scavo alla ricerca del foro romano. Durerà due mesi. La direttrice Marianna Bressan: “Per la prima volta indagheremo il cuore monumentale di Altino romana”

Parco archeologico di Altino: partita la prima indagine archeologica alla ricerac del foro romano (foto parco archeologico altino)
17 anni dopo l’aero-fotointerpretazione che ha fotografato la città sepolta. Tre anni dopo l’avvio della procedura di espropriazione. Un anno e mezzo dopo l’istituzione del Parco archeologico. Sei mesi dopo la conclusione dell’espropriazione… Il 6 novembre 2025 la prima bennata alla ricerca del foro romano di Altino. Il parco archeologico di Altino – parte dei musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna – ha dato l’avvio alla nuova campagna di scavi concentrata nell’area che, secondo le indagini predittive, avrebbe ospitato il foro della città di età romana. Questa campagna è la prima ad insistere su un’area così centrale dell’antico abitato e si aggiunge agli scavi già effettuati in anni recenti nell’Area archeologica del decumano (2022-2024). La ricerca è promossa e condotta direttamente dal parco archeologico di Altino (Ve) con un finanziamento dedicato da parte della direzione generale Musei, e vede coinvolti, oltre allo staff tecnico del Parco, il dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova e alcuni specialisti archeologi liberi professionisti. Come è consuetudine e non appena gli scavi restituiranno risultati significativi, il parco archeologico di Altino organizzerà un appuntamento di scavi aperti al pubblico: un momento di incontro e divulgazione che riscuote sempre grande interesse e che rientra nel continuo impegno del Parco per valorizzare e rendere accessibile la ricerca archeologica nella sua dimensione più viva e partecipata.
“Nei musei e parchi archeologici la ricerca non è un’attività accessoria, ma un aspetto fondante della loro missione”, afferma il direttore generale Musei, Massimo Osanna. “Attraverso lo studio e lo scavo archeologico possiamo far progredire la conoscenza del nostro patrimonio e garantire forme più adeguate di tutela, di fruizione e di accessibilità. Quando i risultati vengono tempestivamente comunicati, Musei e Parchi si trasformano in luoghi vivi, in costante aggiornamento e in dialogo continuo con i propri pubblici. Per questo il Ministero della Cultura ha destinato fondi specifici a campagne di scavo in numerosi Parchi archeologici nazionali, promuovendo anche le attività svolte in collaborazione con Università e istituti di ricerca. Un impegno che consolida il ruolo del Sistema museale nazionale come laboratorio di conoscenza e innovazione”.

Marianna Bressan direttore dei musei Archeologici nazionali di Venezia e della laguna (foto drm-veneto)
“Con questi scavi indagheremo per la prima volta il cuore monumentale di Altino romana”, interviene Marianna Bressan, direttrice dei musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna e del parco archeologico di Altino. “Di questa parte di città si conosce solo una sorta di radiografia, restituita attraverso l’interpretazione delle tracce del remote sensing e delle prospezioni geofisiche. Ora abbiamo la possibilità di dare sostanza, attraverso lo scavo stratigrafico, a quanto previsto con le indagini non invasive. L’interesse della ricerca è dunque duplice: da un lato, testare l’efficacia delle previsioni prodotte dagli strumenti tecnologici, dall’altro, naturalmente, conoscere la consistenza delle tracce sepolte e decrittarne la complessità per scrivere un nuovo capitolo della storia di Altino”.
Le ricerche si concentreranno in particolare nella zona meridionale del foro. Lo scavo ha infatti l’obiettivo di approfondire i risultati del progetto realizzato tra il 2007 e il 2009 dall’università di Padova in collaborazione con la Soprintendenza e la Regione del Veneto, che aveva individuato, tramite l’interpretazione di foto aeree e satellitari e prospezioni geofisiche sul terreno, l’assetto urbanistico dell’antica città, mappandone strade, isolati, edifici pubblici. In particolare la ricognizione era riuscita a individuare le tracce del cuore monumentale del centro abitato: il foro, i due teatri e, subito fuori dal perimetro urbano, l’anfiteatro, riconoscibile dalla sua forma tipicamente ellittica. I terreni interessati dagli scavi sono di recente acquisizione demaniale e per la prima volta saranno oggetto di scavo archeologico. Questo aspetto rende la ricerca la più significativa per il sito, nel quale, soprattutto negli ultimi anni, non sono mancati gli scavi, diretti dal Parco o dati in concessione alle università Ca’ Foscari di Venezia e di Padova.

Veduta da drone del quartiere residenziale augusteo nell’area archeologica di Altino (foto Samir Sayed Abdellattef e Giacomo Vidoni / drm-veneto)
La durata prevista dello scavo è di due mesi e si attendono risultati interessanti dal punto di vista archeologico. “Le indagini da remoto lavorano su grandi scale e fotografano ampie superfici per restituire un quadro d’insieme orizzontale”, aggiunge Bressan, “lo scavo, per limiti oggettivi di tempi e costi, si concentra in un settore molto ridotto rispetto ai grandi monumenti che ambisce a indagare. Per contro, permetterà di scendere verticalmente e di conoscere le successive fasi di attività antropica nel settore, restituendo così la successione storica degli eventi. Sarà interessante inoltre verificare la consistenza dei resti archeologici sepolti, onde valutarne in futuro la valorizzazione nel contesto di una nuova area archeologica aperta al pubblico”. Lo scavo si articolerà in tre fasi: un primo momento – affidato al team della prof. Rita Deiana, direttrice del Centro interdipartimentale di Ricerca per i Beni culturali dell’università di Padova – in cui si effettuerà una nuova serie di prospezioni da aria e da terra, per posizionare il saggio di scavo nel punto più strategico; successivamente gli archeologi della ditta Malvestio s.n.c., affiancando la direzione del Parco, si occuperanno della campagna di scavo vera e propria, cui seguirà la restituzione dei risultati accompagnata dai rilievi topografici e dallo studio dei reperti mobili raccolti durante lo scavo.
Padova. A Palazzo Folco, sede Sabap, la conferenza “Una nuova area funeraria preromana a Padova. Dati preliminari sulla necropoli di via Campagnola” con Cinzia Rossignoli (archeologa Sabap) e Gaspare De Angeli (archeologo della Malvestio). Tinè: “Questa scoperta accerta che i limiti della città veneta coincidono sostanzialmente con quelli della città romana”
In occasione del Piano di Valorizzazione dei luoghi della cultura 2025, prosegue il ciclo di conferenze ospitate a Palazzo Folco, sede della soprintendenza, in via Aquileia a Padova, con l’appuntamento di giovedì 30 ottobre 2025, alle 16.30, a tema archeologico “Una nuova area funeraria preromana a Padova. Dati preliminari sulla necropoli di via Campagnola”. Intervengono Cinzia Rossignoli, funzionaria archeologa soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Padova Treviso e Belluno, e Gaspare De Angeli, archeologo professionista Malvestio Diego & Co. Snc. Dopo l’incontro, seguirà una visita guidata a Palazzo Soranzo Cappello, a cura del personale della soprintendenza.

Una sepoltura di cavallo scoperta nella necropoli protostorica di via Campagnola a Padova (foto unipd)
Nel 2023 è stato approvato il progetto di riqualificazione urbana relativo alla ristrutturazione di alcuni edifici per la realizzazione di uno studentato dell’Università presso il complesso ex SEEF, in via Campagnola. Il progetto in questione costituisce l’ideale continuazione verso Sud del complesso già realizzato con tre grandi aule, un’area a verde e spazi di passaggio e di sosta ad uso pubblico. Indagini archeologiche in estensione erano già state eseguite tra il 2022 e il 2023, con la direzione della Soprintendenza ABAP di Padova (dott.ssa Cinzia Rossignoli), dalla ditta incaricata SAP, portando in luce una necropoli di età romana costituita da ben 220 tombe. Si tratta di sepolture databili tra l’età augustea e gli inizi del II secolo d.C. ovvero nel periodo di massima fioritura della città romana. Fittamente disposte in gruppi, queste tombe rivelano un carattere familiare, con corredi di buona qualità riferibili a proprietari di ceto sociale medio. Dopo una pausa delle indagini, dovuta alla costruzione e all’inaugurazione delle nuove aule, nel 2024 hanno avuto inizio i lavori di ristrutturazione delle palazzine in affaccio su via Campagnola e anche in questo settore i risultati della ricerca archeologica, tuttora in corso, non hanno tardato a palesarsi. Sotto una delle palazzine sono comparse, infatti, tombe più antiche di quelle della vicina necropoli romana, databili all’età protostorica (vedi Padova. Scoperte dieci tombe protostoriche (Veneti antichi) durante i lavori di ristrutturazione nel complesso didattico della Campagnola, dell’università di Padova. Già nel 2022-2023 il cantiere aveva intercettato una prima necropoli di età romana costituita da 220 tombe | archeologiavocidalpassato).
“Questa nuova necropoli Nord ci consente di accertare che i limiti della città veneta coincidono sostanzialmente con quelli della città romana, chiarendo definitivamente la straordinaria dimensione urbana della Prima Padova”, interviene il soprintendente Vincenzo Tiné. “I lavori avviati dall’università di Padova per la realizzazione di nuovi spazi dedicati alla didattica e alla vita studentesca hanno portato alla luce un patrimonio archeologico di grande valore”, afferma Daniela Mapelli, rettrice dell’università di Padova. “È una scoperta che arricchisce la conoscenza della storia di Padova e dimostra, ancora una volta, quanto sia preziosa la sinergia tra sviluppo urbano, ricerca scientifica e tutela del territorio. L’Ateneo, attraverso i suoi interventi, contribuisce non solo alla formazione e all’innovazione, ma anche alla valorizzazione della memoria storica della città”.




Commenti recenti