Archivio tag | Maddalena Ferrari

#buonconsiglioadomicilio. Maddalena Ferrari parla della Madonna del Canton, gruppo scultoreo in legno del XVII secolo, oggi al Castello del Buonconsiglio, ma fino al 1978 si trovava a Casa Zelgher tra via S. Pietro e via Manci a Trento

La sala al secondo piano di Castelvecchio con sculture e rilievi a soggetto sacro (foto buonconsiglio)

Nuovo appuntamento, è il 34.mo, con i video #buonconsiglioadomicilio per la regia di Alessandro Ferrini: Maddalena Ferrari, del settore storico-artistico del museo del Buonconsiglio, parla della Madonna del Canton, parola che in dialetto locale indica un angolo creato da due muri: la bella scultura lignea che rappresenta l’Annunciazione, oggi esposta al Castello del Buonconsiglio, ma che un tempo si trovava a Casa Zelgher tra via S. Pietro e via Manci. Risalente al XVII secolo è stata scolpita da uno scultore nordico che utilizzò legno di tiglio. Nel 1982 venne collocata nel medesimo posto una fedele copia.

“Ci troviamo al secondo piano di Castelvecchio”, spiega Maddalena Ferrari, “in una sala oggi unitaria ma che un tempo era divisa in due ambienti. La parte orientale era la cappella vecchia, uno dei più antichi luoghi di culto della residenza vescovile. Ce lo ricordano ancora le aperture presenti sulle pareti e in particolare gli affreschi trecenteschi con figure di sante tra cui Maria Maddalena vestita dei suoi capelli che ornano gli sguinci di una delle finestre. All’altra estremità della sala altri affreschi ci parlano di decorazioni successive, quattrocentesche e cinquecentesche. Riconosciamo in particolare una delle più famose imprese di Bernardo Cles: le sette verghe legate da un nastro con la scritta UNITAS e, sulla parete contigua, uno stemma principesco vescovile Madruzzo sopra il caminetto. Sono esposte in questa sala una preziosa serie di sculture e i rilievi in legno a tema sacro provenienti da varie aree del Trentino, di vari maestri sia di cultura italiana che di cultura tedesca di grande impatto dal punto di vista storico-artistico. Tra queste una in particolare dovrebbe colpire l’attenzione dei trentini o gli ospiti più attenti: la Madonna del Cantone, così chiamata per la sua posizione originaria. Stava infatti dal 1733 fino al 1978 sul cantone, appunto, l’angolo tra quattro strade importanti del centro storico di Trento, un luogo ancora adesso molto pittoresco. Stiamo parlando di via San Pietro, via San Marco, via del Suffragio e via Manci,, un tempo contrada Lunga. Se passeggiamo e alziamo lo sguardo su casa Zelgher, dove oggi c’è una gioielleria, vediamo la copia fedele dell’originale”.

Maddalena Ferrari davanti alla Madonna del Cantone, gruppo ligneo del XVII secolo, esposta al Castello del Buonconsiglio a Trento (foto buonconsiglio)

“La Madonna del Cantone – continua Ferrari – è in realtà di un gruppo scultoreo di un artista tedesco della seconda metà del Seicento in legno di tiglio che ancora conserva le tracce della policromia e della sua doratura. L’arcangelo Gabriele scende dall’alto a portare l’annuncio alla Vergine e doveva indicare con il braccio destro la sua provenienza divina. La Madonna invece è accolta mentre si volta di scatto all’arrivo del messaggero e interrompe la sua preghiera. I due protagonisti sono poi separati da altre due piccole sculture: in alto, la colomba raggiante, simbolo dello Spirito Santo; in basso, un vaso di fiori. In origine queste sculture stavano sull’antico altare della Confraternita dell’Annunziata, un’associazione di laici nata nella prima metà Seicento e che inizialmente era ospitata presso la chiesa di Santa Margherita alla Prepositura. Nel primo quarto del Settecento la Confraternita nel pieno della sua fortuna fece erigere una sua propria chiesa all’imbocco di via Belenzani. A quel punto – conclude Ferrari – la famiglia Augenthaler decise comunque di valorizzare le sculture antiche apponendole sulla parete esterna della propria abitazione a protezione dei passanti e del luogo”.

Trento. “A tu per tu” con la mostra di Natale “Gli apostoli ritrovati. Capolavori dall’antica residenza dei Principi vescovi” al Castello del Buonconsiglio: nei due nuovi video conosciamo meglio i due bronzetti e la croce astile di Nago

La locandina della mostra “Gli apostoli ritrovati. Capolavori dall’antica residenza dei principi vescovi” al Castello del Buonconsiglio dal 22 dicembre 2020 al 5 aprile 2021

Due nuovi contributi video del Castello del Buonconsiglio anticipano i contenuti della mostra “Gli apostoli ritrovati. Capolavori dall’antica residenza dei Principi vescovi”, curata da Giuseppe Sava, inaugurata il 22 dicembre 2020 (ma purtroppo a museo chiuso per emergenza sanitaria),  e programmata fino al 5 aprile 2021 nella sala del Torrion da Basso al Castello del Buonconsiglio a Trento. La mostra, organizzata dal museo con l’aiuto della soprintendenza per i Beni culturali, racconta l’affascinante storia di un fortunato ritrovamento di due magnifiche sculture seicentesche in bronzo dorato molto probabilmente commissionate dal principe vescovo e fino al 1803 conservate nella dimora del principe vescovo al Castello del Buonconsiglio. Dopo il primo video di Alessandro Casagrande che ha raccontato il “dietro le quinte” della mostra,  Giuseppe Sava, storico dell’arte, curatore della mostra e soprattutto colui che ha scoperto sul mercato antiquario milanese i due apostoli attribuiti a Niccolò Roccatagliata,  racconta la storia di questi magnifici bronzetti tornati a far parte delle collezioni museali; e Maddalena Ferrari descrive un’altra opera esposta in mostra: la Croce astile di Nago, un lavoro commissionato ai Roccatagliata dalla comunità di Nago Torbole. La regia è sempre di Alessandro Ferrini.

San Filippo e San Paolo. Il ritrovamento di queste due sculture in bronzo dorato si deve a un giovane storico dell’arte trentino Giuseppe Sava. “Questa coppia di apostoli – racconta Sava – faceva parte di una piccola serie composta da tredici pezzi, cioè i dodici apostoli più il Cristo redentore, che si trovavano nella residenza dei principi vescovi al Castello del Buonconsiglio nel 1803. Con la fine del principato vescovile i beni vengono alienati e prontamente acquisiti da Simone Consolati che negli stessi anni si era distinto per alcune acquisizioni chiave come il Camino di Vincenzo e Giangirolamo Grandi. In possesso della famiglia Consolati fino almeno al 1920, i bronzi vengono alienati, e seguono destini diversi. Almeno sei finiscono oltralpe dopo essere passati per un antiquario meranese, mentre è proprio la coppia di cui stiamo parlando ad essere finita in una collezione privata”. La vera novità di questa mostra su “Gli apostoli ritrovati” è anche l’attribuzione a Nicolò Roccatagliata di questi due manufatti. “Entrambe le sculture si caratterizzano per una cura straordinaria del dettaglio, una cura che chiama in causa davvero il mestiere dell’orafo più ancora che  quello dello scultore. È eccezionale il modo in cui vengono rese le vesti riccamente decorate da motivi floreali, fiori di melagrana ed elementi vegetali. San Paolo è rappresentato con il canonico attributo del libro alludente alla parola di Dio, inoltre si intuisce dalla gestualità della figura che in origine doveva reggere una lunga spada, simbolo del suo martirio per decapitazione. San Filippo è un apostolo giovane con la barba corta e ricciata, dalla posa scattante, dallo sguardo intenso, reca una slanciata croce simbolo del suo martirio. Proprio come San Paolo – conclude Sava – si apprezza anche in questa figura la cura straordinaria e la lavorazione di altissimo livello del metallo del bronzo dorato con la resa ruvida della tunica grezza e la decorazione lucida e lucente del panneggio e del mantello”.

La Croce astile di Nago, una magnifica croce anch’essa attribuita a Roccatagliata. “Questa croce astile – spiega Maddalena Ferrari – è un’opera di grande valore realizzata in collaborazione da un maestro orafo veneziano e dagli scultori Roccatagliata, responsabili della realizzazione del modello in cera per la fusione delle placchette. Si tratta di un dono che, come reca l’iscrizione sopra il nodo, ha fatto la comunità di Nago e di Torbole alla sua chiesa pievana nel 1620 che è l’anno della riconsacrazione della chiesa dopo importanti lavori di ristrutturazione e ampliamento. Dobbiamo immaginarci questa croce che apre proprio la processione che accompagnò il sacerdote all’altare in quel giorno così importante. È molto ricca di figure presenti sia sul recto che su un verso e anche sul nodo. Tra queste segnalo in particolare San Vigilio patrono di Nago, Sant’Andrea apostolo patrono di Torbole, e un bellissimo Cristo in pietà sorretto dagli angeli che è un soggetto particolarmente raro per una croce astile”.