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Reggio Calabria. Cinquantesimo dei Bronzi di Riace. Apre al museo Archeologico nazionale la grande mostra “Il vaso sui vasi. Capolavori del Museo Nazionale Jatta di Ruvo di Puglia”, frutto della sinergia fra il MArRC e la Direzione regionale Musei Puglia. Ogni immagine dei vasi in mostra illustra il momento di un rito o di una cerimonia, i cui protagonisti utilizzano proprio vasi e recipienti

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La locandina della mostra “Il vaso sui vasi. Capolavori dal museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria dal 12 maggio all’11 settembre 2022

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Grande cratere a figure rosse conservato al museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia (foto MArRC)

“Il vaso sui vasi. Capolavori del Museo Nazionale Jatta di Ruvo di Puglia”: nuova grande mostra al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Ormai è tutto pronto. L’inaugurazione è prevista giovedì 12 maggio 2022, alle 17. L’esposizione, frutto della sinergia fra il MArRC e la Direzione regionale Musei Puglia, si inserisce nella programmazione per celebrare il Cinquantesimo anniversario della scoperta dei Bronzi di Riace, nell’ottica di una partecipazione allargata a tutta la Magna Grecia. Ci sono i rytha, i celebri bicchieri a testa di animale, e i preziosi crateri a figure rosse. E ancora coppe, grandi anfore, lekythoi e brocche. Tanti vasi recanti altrettante scene ritratte sulle loro superfici, con un unico tratto in comune, scelto come tema della mostra: ogni immagine illustra il momento di un rito o di una cerimonia, i cui protagonisti utilizzano proprio vasi e recipienti. “I vasi attici e apuli a figure rosse della Collezione Jatta sono noti in tutto il mondo e continuano a rivelare curiosità e approfondimenti ad ogni sguardo”, commenta Claudia Lucchese, direttrice del museo nazionale Jatta. In questa mostra si vuole raccontare un aspetto meno noto della ceramica antica, quale quello del reale impiego di questi contenitori”.

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Rython: bicchiere a testa di animale conservato nel museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia (foto MArRC)

“Questa mostra ci riempie di entusiasmo”, dichiara il direttore del MArRC, Carmelo Malacrino. “Finalmente, dopo due anni di chiusura dovuta alla pandemia, abbiamo la possibilità di offrire nuovamente al pubblico il Livello E del Museo, dedicato alle esposizioni temporanee. E lo faremo con un progetto ricco di oltre 40 capolavori vascolari, giunti appositamente dal bellissimo museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia, grazie alla proficua sinergia con la Direzione regionale Musei Puglia, diretta da Luca Mercuri. Un elegante allestimento, curato dal nostro funzionario architetto Claudia Ventura, accompagnerà i visitatori tra le mille suggestioni delle iconografie vascolari, qui presentate tematicamente da Claudia Lucchese, direttrice del museo nazionale Jatta. Entreremo così nel vivo della programmazione in onore dei Bronzi di Riace – conclude Malacrino –, in attesa di un nuovo progetto espositivo che inaugureremo a luglio, coinvolgendo tutta la Magna Grecia”.

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Kylix: grande coppa biansata con lungo piede conservata al museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia (foto MArRC)

Percorrendo le quattro sezioni della mostra – “Il rito del vino”, “I guerrieri della Peucezia”, “I vasi delle donne” e “Offerte per i defunti” – e osservando i piccoli dettagli, i visitatori potranno apprendere dalle figure dipinte interessanti informazioni circa la funzione di questi recipienti e il loro utilizzo, per approfondire gli aspetti del culto e del rito che caratterizzarono la vita sociale nelle comunità indigene della Puglia tra il V e il IV secolo a.C. “Siamo orgogliosi di questa collaborazione tra la Direzione regionale Musei Puglia e il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, tra i più prestigiosi d’Italia”, conclude Luca Mercuri. “Un’occasione unica, che consolida la relazione e il dialogo tra territori, promuovendo la diffusione di culture. Viaggiare con le opere è sempre una grande emozione e consente di farle conoscere e apprezzare ad un pubblico sempre più vasto”.

Sperlonga (Lt). Riaprono il 29 aprile il museo archeologico nazionale e l’area archeologica con la villa e la grotta di Tiberio. Il direttore Mercuri annuncia i progetti per migliorare la fruizione del luogo e l’avvio di nuovi scavi

L’area archeologica di Sperlonga (Lt) con la villa di Tiberio (foto riccardo pesci)

L’area archeologica e il museo archeologico nazionale di Sperlonga (Lt) riaprono al pubblico giovedì 29 aprile 2021. Orario di visita. Museo: dal giovedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 19). Area archeologica: dal giovedì alla domenica dalle 8.30 alle 16.00 (invernale), dalle 8:30 alle 19 (estivo). Per visitare il museo il sabato ed i giorni festivi è necessaria la prenotazione. Il servizio di prenotazione è attivo dal lunedì al venerdì chiamando il numero 0771 548028. È consentito l’ingresso a gruppi di 15 persone, oltre la guida, solo se munite di sistemi di radioguida (whisper).

Il direttore Luca Mercuri racconta l’esperienza del museo Archeologico nazionale di Sperlonga e area archeologica durante la fase epidemiologica del Covid 19 e le attività messe in campo in occasione della chiusura al pubblico. “Il museo Archeologico di Sperlonga e la sua area archeologica si trovano in un luogo molto speciale e ricco di suggestioni mitiche e storiche”, spiega il direttore Mercuri, “dove l’imperatore Tiberio, uomo colto e raffinato, aveva voluto costruire la sua villa d’ozio in un luogo che per i romani era particolarmente importante perché collegato al mondo dell’antica Grecia ma anche al mito della fondazione di Roma. Il museo di Sperlonga è un museo molto amato, quindi la prima azione che è stata fatta nel momento in cui l’emergenza sanitaria ha imposto la chiusura del museo è stata quella di mantenere il contatto con il territorio. Si è puntato molto sulla parte del racconto, quindi presentare i personaggi come Polifemo, Ulisse, Scilla. Il grande successo dell’iniziativa tenuta sul profilo social di Sperlonga ci ha fatto capire ancora di più quanto effettivamente il pubblico abbia bisogno di questi sistemi di fruizione integrata. Il nostro obiettivo principale è quello di creare un’unione più forte tra l’area archeologica e il museo. Quello che noi vogliamo fare è inserire dei calchi delle sculture che decoravano la grotta al suo interno, ma anche un progetto di illuminotecnica che consentirà anche soltanto attraverso l’uso della luce sia di rendere la grotta banalmente più bella e più suggestiva per i visitatori, ma anche dare proprio delle indicazioni, illuminando i punti in cui le sculture più famose si trovavano originariamente. La villa è nota, però ci sono delle parti che non sono ancora state scavate o altre che sono state scavate solo parzialmente. Quindi attraverso la collaborazione con le università e con la soprintendenza del nostro ministero sarà possibile dare il via a delle campagne di scavo che potranno essere in qualche modo collegate alla fruizione del monumento perché si potrà dare ai visitatori anche un’immagine diversa di un sito la cui conoscenza è ancora  in progress, vedere come i nostri luoghi della cultura non sono dei luoghi cristallizzati nel tempo, ma la cui conoscenza continua a progredire con ulteriori attività”.

Veduta dei resti della villa di Tiberio prospiciente il mar Tirreno (foto drm-lazio)
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Suggestivi scorci dalla grotta di Tiberio (foto drm-lazio)

La storia degli scavi. Nel 1957 i costruttori della strada litoranea fra Terracina e Gaeta furono protagonisti di una scoperta eccezionale. A poche centinaia di metri dalla cittadina di Sperlonga, lungo l’antica via Flacca Valeria, s’imbatterono in una serie di resti archeologici, che nel giro di breve tempo furono identificati con la villa di Tiberio (imperatore dal 14 al 37 d.C.), più volte citata dalle fonti antiche ma la cui collocazione era sconosciuta. La villa, il cui primo nucleo risale all’età tardo repubblicana, era costituita da una serie di terrazze rivolte sul mare. In quanto residenza imperiale era inoltre impreziosita da una ragguardevole collezione di oggetti d’arte che includeva teste, busti, statue e gruppi marmorei. Alcuni di questi oggetti vennero alla luce nel corso degli scavi e recuperati, sebbene ridotti allo stato di frammenti minuti. I loro temi richiamano sovente la leggenda di Ulisse, come per esempio una statua dell’eroe, il Gruppo di Scilla e il Gruppo del Polifemo accecato: gli ultimi due possono riferirsi agli scultori Athanodoros, Hagesandros e Polydoros di Rodi, gli stessi maestri che realizzarono il celebre Gruppo del Laocoonte scoperto nel 1506 ed esposto nei Musei Vaticani. L’attenzione su Ulisse è in accordo con la storia e le leggende che ancora oggi avvolgono il luogo. Fin dall’età romana si credeva infatti che il grande promontorio a nord fosse l’isola della maga Circe.

Il gruppo di Ulisse e Polifemo al centro del museo Archeologico nazionale di Sperlonga (foto drm-lazio)

Il museo fu appositamente edificato per ospitare i monumentali gruppi scultorei rinvenuti in migliaia di frammenti alla fine degli anni Cinquanta nella celebre Grotta che si apre sul mare, elemento caratterizzante di un vasto complesso residenziale solitamente identificato con il praetorium, cioè palazzo, posseduto dall’imperatore Tiberio. La raccolta comprende altri pregevoli reperti, in massima parte scultorei, riferibili all’apparato ornamentale della villa: accanto a opere di intento celebrativo della Gens Iulia (rilievo di Venere Genitrice, erma del cd. Enea), figurano immagini di divinità (Dioniso, Athena, Salus), esemplari di ritrattistica (testa di Traiano e di un imperatore di età tetrarchica) ed elementi prettamente decorativi (statua di fanciulla panneggiata identificabile forse con Circe, putti, satirelli, maschere teatrali), databili soprattutto al I sec. d.C. Si tratta in genere di repliche o rielaborazioni in marmo di archetipi, spesso bronzei, del periodo classico ed ellenistico (V-VI e III-I sec. a.C.), anche se non mancano creazioni di carattere arcaicizzante o di sapore eclettico.