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Giordania. A maggio nel siq di Petra è caduto un masso di 10 tonnellate: l’evento era stato previsto da un algoritmo ideato all’università di Firenze

Il siq di Petra, un canyon scavato nell'arenaria con rocce instabili

Il siq di Petra, un canyon scavato nell’arenaria con rocce instabili: ora si può prevedere lo stacco dei massi

L’avevano previsto. Ed è successo alla fine di maggio. Calcolato nella tempistica ad altissima precisione come si trattasse di un’eclisse, l’ammaraggio di una navicella spaziale o il passaggio di una cometa. Ma stavolta non si è trattato di calcolare un fenomeno astrale, bensì il distacco di un grande masso, di un blocco di roccia di oltre 10 tonnellate che incombeva su una via di transito speciale, percorsa ogni giorno da migliaia di visitatori da ogni parte del mondo: il siq di Petra, il canyon scavato nelle arenarie della Giordania, per secoli protetto e celato dai beduini, e che – giusto due secoli fa – permise allo svizzero Johann Ludwig Burckhardt, una volta individuato il passaggio, di scoprire la favolosa capitale dei Nabatei (vedi il post sul film di Alberto Castellani https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2013/11/28/a-bologna-petra-inedita-nel-film-di-castellani/). E a prevedere il distacco della roccia è stato un italiano, Giovanni Gigli dell’università di Firenze, che, studiate le caratteristiche del siq e individuate le masse rocciose instabili, ha approntato uno speciale algoritmo, cioè un complesso sistema di calcolo, dai risultati eccellenti.

Il siq di Petra è stato studiato dall'università di Firenze dove è stato ideato l'algoritmo che prevede lo stacco dei blocchi di roccia

Il siq di Petra è stato studiato dall’università di Firenze dove è stato ideato l’algoritmo che prevede lo stacco dei blocchi di roccia

Il gruppo di ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze è intervenuto su sollecitazione dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), che sta lavorando a un progetto Unesco per la stabilizzazione di quell’area, soggetta a fenomeni di crollo, in collaborazione con l’Università di Città del Capo (Sudafrica). “Attraverso immagini tridimensionali ad alta risoluzione, ottenute mediante laser scanner, abbiamo estratto i dati necessari a identificare le fratture nella roccia”, spiega il ricercatore fiorentino, “a seconda della loro collocazione e dell’orientazione della parete è infatti possibile calcolare la possibilità di scivolamenti, ribaltamenti e distacchi”.

Impalcature nel siq di Petra per impedire lo stacco di blocchi di roccia

Impalcature nel siq di Petra per impedire lo stacco di blocchi di roccia

L’elaborazione del dato è stata fatta nei laboratori del Dipartimento a Firenze, mentre un sopralluogo a Petra, avvenuto alla fine dello scorso anno, ne ha reso possibile la validazione. “È da molti anni che lavoriamo e perfezioniamo il nostro algoritmo – prosegue Gigli – Lo abbiamo applicato in diversi contesti per problemi di Protezione Civile, beni culturali e nel settore minerario. Fino a oggi abbiamo centrato tutte le nostre previsioni”. Anche alla luce di questi risultati, alcuni ricercatori del team di Nicola Casagli, ordinario di Geologia applicata, hanno costituito una società, Geoapp, dopo aver concluso il percorso di preincubazione presso l’Incubatore Universitario Fiorentino (Iuf). L’intento è di allargare il campo di interventi del gruppo di ricerca, soprattutto nel campo della sicurezza delle attività minerarie e delle grandi infrastrutture.

A Bologna Petra “inedita” nel film di Castellani

Il cosiddetto Tesoro, uno dei simboli di Petra, che per primo si svela alla vista dei turisti

Il cosiddetto Tesoro, uno dei simboli di Petra, che per primo si svela alla vista dei turisti

Petra come non l’avete mai vista, con gli occhi cioè del suo scopritore, lo svizzero Johann Ludwig Burckhardt, che proprio due secoli fa individuò le rovine della città nabatea. Non è un caso quindi che il regista veneziano Alberto Castellani faccia iniziare proprio da Basilea il suo film, “Sulla via di Petra” che domenica 1° dicembre,  a metà pomeriggio, nella sala Risorgimento del civico museo Archeologico di Bologna, chiuderà alla grande l’edizione 2013 di “Imagines, obiettivo sul passato”, una tre giorni con il meglio della cinematografia archeologica promossa dal Gruppo archeologico bolognese.

Castellani durante le riprese a Basilea con Burckhardt

Castellani durante le riprese a Basilea con Burckhardt

Castellani, che con i suoi film ha documentato civiltà e culture dall’Egitto al Vicino Oriente alla Turchia, ci fa scoprire Petra non solo attraverso l’occhio ma anche le emozioni di Burckhardt, tra aspettative delusioni difficoltà certezze. In un crescendo di immagini spettacolari, il film si snoda tra Europa e Asia, supportato da una rigorosa ricostruzione storico-scientifica forte della consulenza di grandi esperti, come Andrea Bignasca direttore dell’Antikenmuseum Basilea, Stephan G. Schmid del Winckelmann Institut Humboldt Universitat di Berlino, Zuhair Zoubi direttore di Jordan Archeological Museums.

Madain Saleh, in Arabia Saudita, l'altra Petra realizzata dai Nabatei

Madain Saleh, in Arabia Saudita, l’altra Petra realizzata dai Nabatei

Così sulla “Via di Petra”, film che – ricordiamolo – è stato tra i più applauditi e apprezzati all’ultima Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto, con l’obiettivo di farci scoprire Petra, a lungo dimenticata e avvolta nella leggenda, diventa un’occasione per farci visitare – proprio sulla scorta del diario di Burckhardt -, testimonianze archeologiche del territorio giordano note e inedite, contribuendo così a una migliore conoscenza del popolo dei Nabatei, a lungo protagonista del commercio carovaniero dall’Arabia al Mediterraneo. Ma nel film Castellani non ci affascina solo con la magia dei colori e del gioco di luci e ombre delle rocce e delle monumentali tombe nabatee di Petra, ma ci stupisce con un vero e proprio “scoop” cinematografico , presentandoci accanto alla “grande Petra”, oggi tra i siti archeologici più famosi al mondo, patrimonio dell’umanità dal 1985, anche la cosiddetta “seconda Petra”, altro capolavoro dei nabatei. Ma attenzione, c’è un dettaglio che rende ancor più preziose queste immagini, inedite ai più: Madain Saleh, come si chiama oggi questa “copia” della capitale nabatea, non si trova in Giordania, ma in Arabia Saudita, a cinquecento chilometri di distanza, in pieno deserto. I Nabatei nel loro percorso carovaniero dall’Oman e dall’India, per trasportare le spezie che poi commerciavano in tutto il Mediterraneo, scolpirono nella roccia delle montagne del deserto saudita un’altra Petra in un area molto più grande di quella originaria.

Alla proiezione bolognese di domenica 1° dicembre sarà presente il regista Alberto Castellani, col quale si potrà dialogare alla fine del film, in un pomeriggio aperto da un documentario su i Mochica, popolazione preincaica, seguito da un altro sui Micenei costruttori di navi.