Archivio tag | Indonesia

“… comunicare l’archeologia …”: il gruppo archeologico bolognese nel ciclo di incontri d’autunno illustra il territorio bolognese dai villanoviani agli etruschi, dal tardo impero al medioevo

Un basso rilievo del Ramayana: ne ha parlato Silvia Romagnoli al primo incontro del Gabo

Un basso rilievo del Ramayana: ne ha parlato Silvia Romagnoli al primo incontro del Gabo

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d'Italia

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Con il viaggio alla scoperta dei “Miti sulla pietra: il poema Ramayana in Indonesia” proposto dall’archeologa Silvia Romagnoli, martedì 18 ottobre 2016, è ufficialmente iniziato il tradizionale ciclo di conferenze del quarto trimestre 2016 “… comunicare l’archeologia …” promosso dal Gruppo Archeologico Bolognese che quest’anno ha concentrato su Bologna e il suo territorio regionale il focus degli incontri: dai villanoviani agli etruschi, dai templari all’archeologia cristiana e medievale, con un excursus sull’alimentazione in età imperiale. Quindi, ancora una volta, un programma ricco in grado di interessare gli appassionati più esigenti, programma reso possibile grazie alle collaborazioni scientifiche che il Gabo ha attivato con il museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena, l’università di Bologna, e il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto. Costituito nel 1991, il Gruppo Archeologico Bolognese conta tra i suoi iscritti insegnanti di scuole superiori, studenti universitari, archeologi e appassionati di vario tipo, accomunati dal medesimo interesse per la storia della cultura e dell’arte antica. In questi anni di attività, i soci del gruppo si sono occupati di organizzare cicli di lezioni, incontri e visite guidate che avessero come fine quello di supportare la conoscenza e la tutela del patrimonio archeologico, storico e artistico, locale e non solo. Anche quest’anno il centro sociale “G.Costa” in via Azzo Gardino 48 a Bologna ospiterà, salvo rare eccezioni, gli incontri, sempre alle 21, a ingresso libero. Vediamo il programma.

Lo scavo della chiesa di Sant'Agnese a Ravenna: ne parla Valentina Manzelli

Lo scavo della chiesa di Sant’Agnese a Ravenna: ne parla Valentina Manzelli

Martedì 25 ottobre 2016, Valentina Manzelli, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bologna, sezione Archeologia, propone “Alla ricerca della chiesa perduta. Sant’Agnese in piazza Kennedy a Ravenna”. Martedì 8 novembre 2016, ci sarà il primo incontro con gli archeologi del dipartimento di Storia Culture e Civiltà dell’università di Bologna. L’assegnista Stefano Santocchini Gerg parla di “Felsina Princeps Etruriae. Novità su Bologna villanoviana”. E il martedì successivo, 15 novembre 2016, nel secondo incontro con gli archeologi dell’ateneo felsineo, un altro assegnista, Andrea Gaucci, illustra “Kainua. La nuova fisionomia della città etrusca di Marzabotto tra recenti scoperte e innovazioni della ricerca archeologica”. Da non perdere martedì 22 novembre 2016 l’’intervento di Giampiero Bagni, storico alla Nottingham Trent University, su “I Templari a Bologna. Indagini e ricerche alla Magione Templare di Bologna”. Nel week end successivo (25-27 novembre) gli incontri si interrompono per lasciare spazio a “Imagines: obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico, di cui parleremo più avanti.

"Città cristiana, città di pietra", percorso storico-fotografico alle origini della Chiesa di Bologna

“Città cristiana, città di pietra”, percorso storico-fotografico alle origini della Chiesa di Bologna

Si riprende in dicembre con gli ultimi due incontri. Ma attenzione. Martedì 6 dicembre 2016 l’incontro è alle 18 e in un’altra sede: la Raccolta Lercaro di via Riva di Reno 57 a Bologna. Isabella Baldini, professore associato di Archeologia Cristiana e Medievale all’università di Bologna, farà scoprire un aspetto interessante e spesso poco conosciuto del capoluogo felsineo: “Città cristiana, città di pietra. Itinerario alle origini della chiesa di Bologna”. Al termine della conferenza sarà possibile la visita al percorso storico-fotografico “Città cristiana, città di pietra. Itinerario alle origini della chiesa di Bologna”. Ultimo incontro, martedì 13 dicembre 2016, prima della cena sociale del successivo martedì 20. Si torna al centro sociale “G.Costa” dove alle 21 Alessandro Degli Esposti, già professore di Letteratura latina e socio del Gabo, approfondirà “Il valore simbolico del cibo in età imperiale”.

Preistoria. Da settembre 2016 missione italiana nel Borneo (Indonesia) con due archeologi molisani (Università di Bali e di Ferrara) alla ricerca dell’Uomo di Giava (Homo Erectus) nella grande grotta di Batu Hapu

L'impressionante imboccatura della grotta di Batu Hapu nell'isola del Borneo (Indonesia)

L’impressionante imboccatura della grotta di Batu Hapu nell’isola del Borneo (Indonesia)

Il sito di Batu Hapu è molto frequentato dai turisti

Il sito di Batu Hapu è molto frequentato dai turisti

Due archeologi di origine molisana alla ricerca dell’uomo di Giava (Homo Erectus) nell’isola indonesiana del Borneo. Il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, con l’appoggio dell’ambasciata d’Italia a Giacarta (Indonesia), ha approvato la missione italiana nel Borneo, al via in questi giorni di settembre 2016.  Il progetto di ricerca è diretto dal prof. Michele Raddi, dell’università Udayana di Bali (Indonesia), e dal dott. Giuseppe Lembo, dell’università di Ferrara, direttore scientifico della missione che si ripromette di studiare e tentare di ricostruire il primo insediamento della popolazione indonesiana con l’applicazione delle più recenti metodologie e tecnologie di ricerca archeologica. Il prof. Raddi è già a Giacarta dal 9 agosto “per preparare per così dire il terreno alla missione”, fa sapere, “missione che si svolge in uno dei luoghi più selvaggi ma che considero più affascinanti ed interessanti del pianeta: prezioso scrigno di biodiversità e archeologia che ha tanto da raccontare”. Raddi dirigerà l’attività tecnica e rappresenterà la componente indonesiana del progetto come professore dell’università di Bali. Il collega Giuseppe Lembo dell’Università di Ferrara è invece – come si diceva – il direttore della missione italiana in Borneo e partecipa alle ricerche archeologiche del sito con un gruppo di ricercatori dell’università di Ferrara, di Roma La Sapienza, dell’universitat Roviri et Virgili di Terragona e dell’università Udayana di Bali.

Il prof. Michele Raddi del'università Udayana di Bali, direttore del progetto di ricerca a Batu Hapu

Il prof. Michele Raddi del’università Udayana di Bali, direttore del progetto di ricerca a Batu Hapu

Le ricerche si concentreranno nella grotta di Batu Hapu, nell’area del Kalimantan, Borneo indonesiano, una perla ambientale, terra degli orang hutan (in indonesiano significa “persona della foresta”), terra anche della scimmia Nausica o Narvalis Larvatus, che ha il naso a forma di una piccola proboscide. “È un luogo meraviglioso”, spiega Raddi, “un luogo difficile da affrontare. Perciò bisogna prepararsi bene: non solo per quanto riguarda l’equipaggiamento ma soprattutto fisicamente. Sono luoghi selvaggi. È necessario essere in salute per recarvisi. Ma posso dire che noi archeologi siamo piuttosto vaccinati per questi luoghi, siamo preparati: insomma abbiamo gli anticorpi”.

Uno strumento in selce lavorato dall'uomo preistorico trovato nella grotta di Batu Hapu nel Borneo

Uno strumento in selce lavorato dall’uomo preistorico trovato nella grotta di Batu Hapu nel Borneo

La missione opererà dunque nella grotta di Batu Hapu, una grotta enorme, che è anche un sito archeologico vastissimo, posto su più livelli, frequentato fin dalla preistoria. “È uno dei siti archeologicamente più importanti e più interessanti del Borneo. Si trova in un territorio molto esteso e ricco che potrà raccontare e testimoniare la presenza e la vita dell’uomo di Java (Homo Erectus), dei primi insediamenti all’interno delle grotte”. Purtroppo, come rileva Raddi, “non è un sito conservato come si dovrebbe: nel tempo è stato utilizzato per la raccolta del guano degli uccelli per l’agricoltura, alcune pareti sono state intaccate, tuttavia data la grandezza del sito si possono raccogliere e studiare tantissimi altri reperti, disegni, pitture e così via”. Il progetto ha anche lo scopo di insegnare agli studenti locali le nuove metodologie di scavo, come condurre uno scavo in maniera corretta, come documentare e catalogare i vari reperti. Raddi chiude con un auspicio e un appello: “La missione è al via, inizia ma servono fondi per farla poi continuare il più possibile. Servono sponsor che ci aiutino in questo progetto così scientificamente importante. Speriamo che qualcuno si faccia avanti per poter dare la possibilità di approfondire la conoscenza e lo studio delle nostre origini: delle origini del mondo”.