Viterbo. Al museo nazionale Etrusco di Rocca Albornoz incontro con Jacopo Tabolli (università per Stranieri di Siena) su “Raccontare senza io: archeologia al plurale a San Casciano dei Bagni”, primo appuntamento col nuovo ciclo di conferenze del 2026 “Raccontare l’Archeologia nella Tuscia”, dedicato ai musei e al territorio
Venerdì 23 gennaio 2026, alle 17, nei locali del Mezzanino del museo nazionale Etrusco di Rocca Albornoz a Viterbo, l’incontro “Raccontare senza io: archeologia al plurale a San Casciano dei Bagni” con Jacopo Tabolli, docente di Archeologia preromana ed Etruscologia all’università per Stranieri di Siena, direttore del Centro di Archeologia della Diversità e della Mobilità nell’Italia preromana e prorettore per i Rapporti con le Istituzioni culturali e politiche, primo appuntamento col nuovo ciclo di conferenze del 2026 “Raccontare l’Archeologia nella Tuscia”, dedicato ai musei e al territorio. L’incontro si aprirà con la presentazione dell’intero ciclo di conferenze, alla presenza del direttore della direzione regionale Musei nazionali Lazio, Elisabetta Scungio; dell’assessore alla Cultura del Comune di Viterbo, Alfonso Antoniozzi; e della direttrice del museo nazionale Etrusco di Rocca Albornoz, Sara De Angelis. L’ingresso alle conferenze è sempre libero, fino ad esaurimento posti, e senza obbligo di prenotazione. Tabolli presenterà il racconto dello scavo di San Casciano dei Bagni, una delle scoperte archeologiche più significative degli ultimi anni in Italia: un complesso termale etrusco-romano straordinariamente conservato, con vasche sacre, iscrizioni e centinaia di ex voto in bronzo. Il sito è al tempo stesso una testimonianza materiale di pratiche rituali e di vita quotidiana e un vero laboratorio di ricerca, in cui archeologia, storia, antropologia e tecnologie innovative si intrecciano. Il racconto dello scavo è la sintesi di molte voci e propone un modo di fare archeologia “al plurale”, sia sul campo sia nel post-scavo, rovesciando il paradigma dell’impresa individuale. Al centro vi è l’archeologia civica: una ricerca condivisa che coinvolge studiosi, istituzioni e comunità locali, trasformando la scoperta in un patrimonio vivo e partecipato.

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