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Fano (PU). A tre anni dai primi ritrovamenti durante i lavori per piazza Costa, identificata con certezza la Basilica di Vitruvio descritta nel “De Architectura”. Il soprintendente Pessina: “Straordinaria scoperta”

A Fano identificati i resti della basilica di Vitruvio durante i lavori per piazza Costa (foto mic)

“Una scoperta destinata a entrare nei libri di storia: a Fano è stata identificata con certezza la Basilica descritta da Vitruvio nel De Architectura, l’unico edificio attribuibile senza dubbi al grande architetto romano”: inizia così la comunicazione del ministero della Cultura all’indomani dell’annuncio ufficiale alla Mediateca Montanari, alla presenza del presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli; del sindaco di Fano, Luca Serfilippi; del soprintendente, Andrea Pessina e con il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, intervenuto in collegamento. Un momento che segna un vero spartiacque per l’archeologia e per la storia dell’architettura occidentale, concretizzando quella che è stata l’ipotesi formulata ancora tre anni fa, quando nel marzo 2023, in occasione di alcuni lavori edili in via Vitruvio, vennero alla luce dei resti relativi a un edificio pubblico, di epoca romana, collocato in affaccio al foro cittadino. Il pensiero corse subito alla Basilica di Vitruvio, ma in quell’occasione proprio la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ancona e Pesaro Urbino, in primis l’archeologa Ilaria Venanzoni che seguiva lo scavo, rimase molto prudente. Per avere la certezza che si trattasse della famosa Basilica sarebbero stati necessari ulteriori approfondimenti. A cominciare dalla cronologia e dalla funzione del complesso (vedi Fano (PU). In un cantiere edile in centro scoperto un imponente edificio pubblico, di epoca romana, decorato da marmi preziosi. È la famosa Basilica di Vitruvio, cercata da almeno 500 anni? La Sabap: “È presto per dirlo. Servono ulteriori approfondimenti” | archeologiavocidalpassato). I risultati raggiunti in questi anni, presentati il 19 gennaio 2026 dal soprintendente Andrea Pessina, sono l’esito di una attenta attività preventiva di assistenza e di scavo archeologico avviati dalla Sabap AN-PU, nell’ambito del progetto PNRR del Comune di Fano dedicato alla riqualificazione di piazza Andrea Costa. Le ricerche comunque non sono finite: sotto la direzione lavori della responsabile di zona, la funzionaria archeologa Ilaria Rossetti, sono in corso indagini che permetteranno di approfondire altri aspetti irrisolti.

Il ritrovamento della quinta colonna d’angolo ha confermato l’identoficazione della basilica di Vitruvio a Fano (foto sabap-an-pu)

La scoperta archeologica. Durante gli scavi legati alla riqualificazione di piazza Andrea Costa, è stata identificata con certezza la basilica romana descritta da Vitruvio, con pianta rettangolare e colonnato perimetrale: otto colonne sui lati lunghi e quattro sui lati brevi. La conferma definitiva è arrivata con un ultimo sondaggio, che ha restituito la quinta colonna d’angolo, confermando la posizione e l’orientamento dell’edificio tra le due piazze. Le colonne, di circa cinque piedi romani di diametro (147–150 cm) e alte circa 15 metri, erano addossate a pilastri e paraste portanti a sostegno di un piano superiore. La ricostruzione planimetrica, basata sulla descrizione vitruviana, ha trovato una corrispondenza al centimetro. Il riconoscimento si inserisce in un percorso di ricerca avviato da anni: già nel 2022, in via Vitruvio, il rinvenimento di imponenti strutture murarie e pavimentazioni in marmi pregiati aveva evidenziato la presenza di edifici pubblici di alto livello. Le verifiche proseguiranno nel cantiere finanziato con fondi PNRR.

L’intervento del ministro Giuli da remoto alla presentazione a Fano (foto sabap-an-pu)

“A Fano oggi è stata ritrovata una tessera fondamentale del mosaico che custodisce l’identità più profonda del nostro Paese”, ha dichiarato il ministro Alessandro Giuli. “La storia dell’archeologia e della ricerca, con gli attuali strumenti a disposizione, viene divisa in un prima e un dopo: prima della scoperta e dopo la scoperta della Basilica di Vitruvio. I libri di storia, e non solo le cronache giornalistiche, storicizzeranno questa giornata e tutto ciò che nei prossimi anni verrà studiato e scritto attorno a questa scoperta eccezionale. Il valore scientifico è di caratura assoluta, gli elementi rinvenuti dimostrano in modo plastico che Fano è stata ed è il cuore della più antica sapienza architettonica della civiltà occidentale, dall’antichità fino a oggi”,

A Fano identificati i resti della basilica di Vitruvio durante i lavori per piazza Costa (foto sabap-an-pu)

“La straordinaria scoperta che oggi presentiamo rappresenta qualcosa di davvero unico”, ha affermato il presidente Francesco Acquaroli. “Cambia la percezione della città di Fano, della nostra regione e, più in generale, del patrimonio culturale e architettonico italiano. È il risultato di decenni di lavoro, di studi e ricerche approfondite e di scelte che hanno permesso di arrivare fino a qui. Arricchisce enormemente il patrimonio che già conoscevamo e, da oggi, vive sotto una luce diversa. In un certo senso, riscrive anche parte della storia di Fano. Dovremo essere bravi, tutti insieme, a trasformare questa scoperta in un motore di sviluppo per la città e per l’intera Regione Marche. Noi ci siamo, e c’è piena consapevolezza del valore che questo patrimonio può portare, non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto turistico e culturale. Il coinvolgimento del Ministero e del Governo sarà fondamentale per accompagnare questo percorso e ringrazio il Ministro Alessandro Giuli per aver condiviso questa straordinaria soddisfazione. Questa non è soltanto una grande scoperta archeologica, racconta lo straordinario passato della nostra terra e guarda al futuro solidificando il ruolo delle Marche nelle dinamiche culturali internazionali”.

Sopralluogo sull’area dello scavo dei resti della basilica di Vitruvio (foto mic)

“Si tratta di un evento straordinario per la città di Fano”, ha aggiunto il sindaco di Fano, Luca Serfilippi. “La scoperta della Basilica vitruviana nel cuore del nostro centro urbano restituisce alla comunità un frammento di identità storica e culturale di valore universale. Dopo secoli di attese e studi, ciò che per lungo tempo è stato tramandato solo attraverso la parola scritta si è trasformato in una realtà concreta, tangibile e condivisibile”.

L’intervento del soprintendente Pessina alla presentazione a Fano (foto sabap-an-pu)

“Le scoperte di oggi, con l’identificazione certa della posizione della Basilica Vitruviana”, ha concluso il soprintendente Andrea Pessina, Archeologia Belle arti e Paesaggio di Ancona e Pesaro-Urbino, “sono di un’importanza straordinaria: non solo per la storia degli studi e per la comunità scientifica, ma anche perché aprono nuove e concrete prospettive sul patrimonio archeologico della città di Fano. Un patrimonio considerevole, che da tempo attende di essere indagato e valorizzato. E oggi, finalmente, abbiamo una chiave di lettura decisiva anche per interpretare evidenze note da anni, come l’edificio sotto Sant’Agostino, e per mettere in relazione in modo più chiaro tracce, strutture e testimonianze del nostro passato. È l’inizio di una nuova stagione di ricerca: più consapevole, più precisa, più ambiziosa. E Fano, da oggi, ha uno strumento in più per raccontare al mondo la propria storia”.

Fano. Giornata di cantiere aperto agli scavi di via Vitruvio dove è stato ritrovato un imponente edificio pubblico di epoca romana che potrebbe essere la famosa Basilica di Vitruvio. Ultimi aggiornamenti. Sul sito anche Vittorio Sgarbi

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Dettaglio dello scavo del vano A aperto in via Vitruvio a Fano (foto sabap-an-pu)

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L’archeologa Ilaria Venanzoni nel cantiere di scavo di Fano (foto sabap-an-pu)

Una giornata di cantiere aperto agli scavi di via Vitruvio a Fano dove in primavera è stato scoperto un imponente edificio pubblico di epoca romana che potrebbe essere la famosa Basilica di Vitruvio (vedi Fano (PU). In un cantiere edile in centro scoperto un imponente edificio pubblico, di epoca romana, decorato da marmi preziosi. È la famosa Basilica di Vitruvio, cercata da almeno 500 anni? La Sabap: “È presto per dirlo. Servono ulteriori approfondimenti” | archeologiavocidalpassato). Sarà possibile visitare l’area domenica 17 settembre 2023, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17, a cura della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Ancona Pesaro-Urbino: le visite dureranno 20 minuti circa e potranno entrare solo 7 persone alla volta. Si raccomanda di presentarsi con scarpe chiuse e consone al luogo. Per prenotare, occorre inviare una mail all’indirizzo: ilaria.venanzoni@cultura.gov.it, indicando se si preferisce l’orario mattutino o pomeridiano. In risposta, sarà comunicata la conferma e l’orario presunto di accesso. L’accesso è gratuito e disponibile fino a esaurimento dei posti. Si rammenta che l’area non è musealizzata, dunque l’apertura è da intendersi a carattere straordinario e sarà necessario prestare particolare attenzione alle raccomandazioni che saranno fornite dal personale all’inizio del percorso.

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Il vano A portato alla luce nello scavo di via Vitruvio a Fano (foto sabap-an-pu)

Gli ultimi aggiornamenti allo scavo in luglio 2023. “Negli ultimi giorni abbiamo concentrato i nostri scavi all’interno del vano A, per verificare lo stato di conservazione del nostro muro USM 9. La struttura, in effetti, è conservata per almeno 8 metri ed è caratterizzata dalla presenza di un podio (una sorta di “mensola”), su cui sembrano poggiare una serie di semicolonne, purtroppo resecate (ovvero: tagliate) in epoca medievale o successiva. Oltre a questi elementi, forse con funzione principalmente decorativa, il muro inglobava anche almeno un pilastro di notevole dimensione (diametro 90 cm circa), probabilmente con funzione più propriamente strutturale. Le ricerche comunque stanno proseguendo, per capire meglio l’assetto complessivo di questa struttura”. 

Sempre in luglio 2023 gli scavi in via Vitruvio sono proseguiti sempre con la collaborazione fra la soprintendenza di Ancona e Pesaro-Urbino e il nucleo di Ancona dei Carabinieri Tpc. Nel video, realizzato grazie al drone, è possibile notare la presenza di un nuovo vano (che abbiamo denominato “vano C”), a pianta rettangolare e di ridotte dimensioni, purtroppo privo di pavimento, probabilmente asportato in epoca tardoantica o medievale. I muri conservano tracce di intonaco parietale, ma l’assenza di bucature nel paramento lascerebbe pensare che questa stanza non avesse le pareti rivestite in marmo, a differenza dei due vani A e B.

In agosto 2023 il sito è stato visitato da Vittorio Sgarbi, sottosegretario al ministero della Cultura, ministero che già in aprile 2023 ha stanziato 45mila euro per approfondire le ricerche (vedi Fano. Il ministero della Cultura stanzia 45mila euro per ampliare lo scavo in centro e capire se si stratta proprio della Basilica di Vitruvio. Intanto ritrovati reperti anche di età medievale | archeologiavocidalpassato). “Mi aspettavo di vedere pochi frammenti”, ha commentato Sgarbi, “invece mi sono reso conto che si tratta di un ritrovamento di particolare importanza, esteso e di cui si comprende la continuità: ho capito che bisogna andare avanti con gli scavi”.

Fano. Il ministero della Cultura stanzia 45mila euro per ampliare lo scavo in centro e capire se si stratta proprio della Basilica di Vitruvio. Intanto ritrovati reperti anche di età medievale

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Edificio pubblico di età romana scoperto a Fano (PU): resti di pavimentazione con marmi preziosi (foto sabap-An-PU)

A marzo 2023 l’annuncio che in centro a Fano (PU) in un cantiere edile erano emerse tracce evidenti di un imponente edificio pubblico di epoca romana, decorato da marmi preziosi, collocato in affaccio al foro cittadino. E subito la notizia era rimbalzata da un notiziario all’altro con un’ipotesi suggestiva: si tratta della famosa Basilica di Vitruvio, uno degli edifici più famosi dell’antichità, descritto dallo stesso Vitruvio, attivo nella seconda metà del I sec a.C., nel suo trattato De Architectura? Entusiasmi smorzati subito dalla soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Ancona e Pesaro-Urbino, in primis dall’archeologa Ilaria Venanzoni che segue lo scavo: “È presto per dirlo. Servono ulteriori approfondimenti” (vedi Fano (PU). In un cantiere edile in centro scoperto un imponente edificio pubblico, di epoca romana, decorato da marmi preziosi. È la famosa Basilica di Vitruvio, cercata da almeno 500 anni? La Sabap: “È presto per dirlo. Servono ulteriori approfondimenti” | archeologiavocidalpassato). E ora questi approfondimenti saranno possibili. La direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio – come comunicato dal ministero della Cultura – ha stanziato 45mila euro per l’ampliamento degli scavi archeologici in corso a Fano, in via Vitruvio. Le nuove indagini consentiranno di approfondire la natura degli ultimi reperti, emersi durante recenti lavori di edilizia privata, e fondare su basi scientifiche le diverse ipotesi, anche molto suggestive, relative alla destinazione d’uso del sito. Le attività sono coordinate dalla soprintendenza per le province di Ancona e Pesaro-Urbino. Nell’ottica della collaborazione tra Soprintendenza e Comune, e grazie al coinvolgimento dei cittadini, è prevista una condivisa strategia di comunicazione finalizzata ad aggiornare la comunità sullo stato di avanzamento dei lavori.

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Edificio pubblico di età romana scoperto a Fano (PU): resti di pavimentazione con marmi preziosi (foto sabap-an-pu)

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Scavi di via Vitruvio a Fano: frammento di ceramica non steccata, databile all’epoca longobarda, con decorazione a stampigliature (secoli VI-VIII) (foto sabap-pu)

“L’attenzione del ministro Gennaro Sangiuliano e della Direzione generale”, spiega il direttore generale Luigi La Rocca, “è sempre rivolta a favorire sia la ricerca, fonte inesauribile di conoscenza della storia dei territori, sia la consapevolezza delle comunità che vivono in quei luoghi educandole al rispetto del patrimonio culturale di cui sono proprietari. Progresso scientifico e costruzione di un futuro sostenibile vanno infatti di pari passo. Così è stato e sarà per Fano”. E la soprintendente Cecilia Carlorosi: “L’attenzione dell’Ufficio è massima e si inquadra nell’ambito dei programmi già intrapresi per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio archeologico del territorio della città di Fano, i cui numerosi siti e contesti coprono un arco cronologico dall’età pre-protostorica al Medioevo”.

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Scavi di via Vitruvio a Fano: frammenti di colatoio in ceramica a vetrina pesante (secoli VIII- X) (foto sabap-pu)

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Scavi di via Vitruvio a Fano: fuseruole (foto sabap-pu)

In queste settimane, intanto, le ricerche non si sono fermate. “Non solo marmi”, annuncia la SABAP di PU. “Fra gli aspetti più interessanti dello scavo in via Vitruvio a Fano, ci sono le fasi di vita della città in epoca medievale. Dall’US 10 (Unità stratigrafica) provengono, infatti, un frammento di ceramica non steccata, databile all’epoca longobarda, con decorazione a stampigliature (secoli VI-VIII); un beccuccio di forma chiusa, in ceramica a vetrina pesante (secoli VII-X); due fuseruole in ceramica a vetrina pesante o sparsa (secoli VIII- XIII). Le fuseruole erano elementi applicati al fuso, per controllarne il movimento durante la filatura; due frammenti di colatoio, utilizzato per la produzione del formaggio, in ceramica a vetrina pesante (secoli VIII- X)”.

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Scavi di via Vitruvio a Fano: colonnina in marmo (foto sabap-pu)

E poi “Non solo pavimenti: fra gli aspetti più interessanti dello scavo in via Vitruvio a Fano, ci sono gli strati di abbandono dell’edificio. Fra i reperti recuperati, oltre ai frammenti ceramici di epoca medievale, ci sono anche materiali di età romana sopravvissuti in tutto o in parte all’attività di spogliazione della struttura, come un frammento di colonnina”.

Fano (PU). In un cantiere edile in centro scoperto un imponente edificio pubblico, di epoca romana, decorato da marmi preziosi. È la famosa Basilica di Vitruvio, cercata da almeno 500 anni? La Sabap: “È presto per dirlo. Servono ulteriori approfondimenti”

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Edificio pubblico di età romana scoperto a Fano (PU): resti di pavimentazione con marmi preziosi (foto sabap-An-PU)

A Fano la cercano da almeno 500 anni. È la famosa Basilica di Vitruvio, uno degli edifici più famosi dell’antichità, descritto dallo stesso Vitruvio, attivo nella seconda metà del I sec a.C., nel suo trattato De Architectura. Perciò si capisce perché la scoperta in centro a Fano, in occasione di alcuni lavori edili in via Vitruvio (una coincidenza?) dei resti relativi a un edificio pubblico, di epoca romana, collocato in affaccio al foro cittadino, abbia subito fatto correre il pensiero – e la speranza finalmente del ritrovamento – alla Basilica di Vitruvio. Che si tratti di un imponente edificio pubblico, decorato da marmi preziosi, “importati dalla Grecia e dall’Asia Minore e quindi molto costosi”, è abbastanza evidente. Ma sull’ipotesi più suggestiva la soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Ancona e Pesaro Urbino, in primis l’archeologa Ilaria Venanzoni che segue lo scavo, è molto prudente. Per avere la certezza che si tratti della famosa Basilica sono necessari ulteriori approfondimenti. A cominciare dalla cronologia e dalla funzione del complesso che al momento sono in corso di studio e di definizione proprio da parte della Sabap di Ancona e Pesaro Urbino.

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Scoperta edificio pubblico di età romana a Fano (PU): frammento di iscrizione su marmo che riporta su due righe le lettere V e I (foto sabap An-PU)

Si tratta di un complesso costituito da almeno 5 ambienti, i cui muri, conservati in alzato per circa 2 metri, hanno lo spessore di 5 piedi romani (1,50 metri) e sono rivestiti in malta di calce e lastre di marmo. Sono state parzialmente messe in luce anche le relative pavimentazioni, che sono in marmi d’importazione, di colore verde e rosato, probabilmente cipollino verde e pavonazzetto. Tutto il complesso, databile a circa 2000 anni fa, è stato interessato almeno da due ulteriori fasi di vita in epoca medievale, di cui sono state ritrovate alcune tracce: strutture murarie, focolari, frammenti di ceramica invetriata. Fra i materiali recuperati, vi è anche un frammento di iscrizione su marmo che riporta su due righe le lettere V e I e conserva ancora tracce della “rubricatura”, ovvero la colorazione in rosso dei solchi delle lettere incise.

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Edificio pubblico di età romana scoperto a Fano (PU): resti di pavimentazione con marmi preziosi (foto sabap-An-PU)

“La collocazione, la tipologia della struttura, la ricchezza della pavimentazione e la presenza, anche sulle pareti, di coperture marmoree”, come ha dichiarato Venzanzoni all’Ansa, “fa ritenere che possa trattarsi di un importante edificio pubblico romano di epoca augustea (I sec. a.C. – I sec. d.C.), più collocabile verso la fine del I sec. a.C., a causa della presenza di marmo verde cipollino e marmo pavonazzetto, la cui estrazione è cominciata in Turchia in quell’epoca. Nel sito sono stati trovati anche resti di focolari e frammenti di ceramica risalenti al XIV secolo, segno che l’edificio è stato poi successivamente utilizzato per altre funzioni, magari suddiviso in abitazioni, sarà anche questa una fase interessante da studiare”.

Nel cantiere del nuovo teatro “riscoperto” l’antico acquedotto romano di Cupramontana, nelle Marche, centro piceno dedicato alla dea Cupra, e poi municipio romano. Scoperto alla fine del ‘700, se n’erano persi tracce e ricordo

Il tratto di acquedotto romano "riscoperto" a Cupramontana, borgo in provincia di Ancona, nel cantiere del nuovo teatro comunale

Il tratto di acquedotto romano “riscoperto” a Cupramontana, borgo in provincia di Ancona, nel cantiere del nuovo teatro comunale

Un'antica stampa del borgo di Cupramontana

Un’antica stampa del borgo di Cupramontana

Sotto l’ex teatro le tracce di un antico acquedotto romano. È stato “riscoperto” a Cupramontana, borgo antico nell’entroterra marchigiano in provincia di Ancona, su quello che fu un importante municipio romano e prima ancora un centro della popolazione preromana dei piceni dedicato a Cupra, dea della fertilità. “Riscoperto” perché l’antico acquedotto in realtà era stato scoperto quasi due secoli e mezzo fa dallo storico cuprense don Francesco Menicucci, emerso probabilmente durante alcuni scavi condotti nel 1779. La sua descrizione è conservata all’interno del Commercium Epistolicum, una raccolta di corrispondenza, datata tra il 1788 e il 1793, tra don Menicucci e un altro erudito del tempo, lo storico fermano Giuseppe Colucci. Secondo lo storico cuprense l’antico manufatto si snodava lungo il versante nord-ovest di Cupramontana passando nella zona dell’attuale via Gaspare Spontini, già via Canalecchie, antico toponimo che sembra rimandare proprio alla presenza di un canale, cioè dell’acquedotto. “Sacerdote del clero secolare”, scrive oggi lo studioso cuprense Oddino Giampaoletti, “don Francesco Menicucci parlava il greco e il latino e per queste sue conoscenze non ha avuto difficoltà a scrivere interessanti volumi di storia, della nostra storia, quella del ‘700 cuprense. Fu un archivista di prim’ordine e il suo lavoro si espresse non solo a Cupramontana, ma da Jesi (Archivi Capitolari ed Episcopali) a Firenze (Archivio Granducale). Grazie al suo lavoro di archivista riuscì a pubblicare diversi suoi volumi. Scrisse molto per le Antichità Picene del Colucci e tra questi suoi lavori particolarmente si dedicò alla Lapide di Cupra Montana  narrando anche i risultati di scavi archeologici effettuati nel territorio”.

Il foglio su cui don Francesco Menicucci tracciò la sua ipotesi di tracciato dell'antico acquedotto romano di Cupramontana

Il foglio su cui don Francesco Menicucci tracciò la sua ipotesi di tracciato dell’antico acquedotto romano di Cupramontana

Nella lettera a Colucci la descrizione che fa Menicucci è dettagliata ed entusiasta.  Scrive Menicucci a Colucci: “Acquedotto sotterraneo magnifico scoperto nel 1779. Egli è incavato nel tufo, in figura ovale, alto Palmi Rom. 9 largo Palmi 5. Il suo cominciamento si è trovato essere in o presso la Casa de’ Sig.ri Grana, ora de’ Sig.ri Conti Leoni. È stato sino ad ora scoperto fino al luogo p. Ha un declivio regolarissimo, e tendente verso il Tempio di S. Eleuterio. Più oltre dal punto o sopradetto non si poteva incavare, a motivo appunto del declivio, perocché il terreno da lì alla parte del Ponente si sbassa. Gli antichi suoi Fabbricieri nell’incavarlo, dove videro mancare il tufo, vi supplirono con delle mura fatte a sacco, ed insieme [come soglion dire] a stagno, perché potessero resistere all’acqua. Vi si vede ai lati, ed assai più nel fondo, il tartaro fatto dalle acque, e parecchie buche verticali e quadre, chiamate volgarmente sbocche q, q, q, q, q, q, onde potesse l’acqua scorrervi facilmente. Quest’amplo acquedotto egli è diversissimo da quello che si scoperse a’ tempi del P. Sarti, il quale ne ragiona a carte 51, n° XXVI alla sopra lodata sua opera di Cupra-Montana. Tal’acquedotto è situato, come poc’anzi si accennò, a Mezzo-Giorno, ed è assai più piccolo. Ma quello, di cui parliamo, sta dalla parte opposta, cioè di Tramontana. Da questa parte gli antichi Cuprensi con somma avvedutezza posero a lavorare il fin qui descritto sontuosissimo sotterraneo, per provvedere di acque la loro Città, perocché tal’elemento, giusta le leggi Fisiche, deve più assai che altrove sgorgare nella pendenza delle Colline dalla parte di Tramontana. Le possessioni, che vengono da quest’Acquedotto occupate, denominansi ab antica con il vocabolo le Canalecchie, conforme osserviamo in più nostri Codici, e specialmente nel Catasto dell’anno 1345 alle pergamene 139, 140, 148; dal che sembrami potersi argomentare, tal sotterraneo non essere stato per avventura ignoto a’ nostri Vecchi, ed averlo questi verisimilmente detto “il Canale”, onde può credersi originata quella denominazione di Canalecchie”. Quindi nei tempi antichi a Cupra gli approvvigionamenti di acqua erano garantiti da più fonti. “La prima delle sorgenti si trovava a circa 8-10 metri dalla chiesa di San Leonardo verso il centro della piazza”, ricorda Giampaoletti. “La seconda approssimativamente dove ora c’è il monumento al Donatore AVIS e che è la stessa che alimentava il manufatto romano rinvenuto negli scavi; la terza di rimpetto allo storico ristorante Orietta. Le acque provenienti sia dalla prima sia dalla seconda sorgente, potrebbero essere state convogliate tramite l’acquedotto fino all’antica via Canalecchie, che portava acqua fino al Barlozzo, un serbatoio visibile in via Giovanni Bovio, dal quale una volta riscaldata veniva nuovamente fatta scendere a caduta fino alle Terme alla Dea Cupra, in contrada La Pieve e Palazzi”.

Una veduta panoramica dell'antico borgo di Cupramontana che sorge nell'area del municipio romano

Una veduta panoramica dell’antico borgo di Cupramontana che sorge nell’area del municipio romano

Dell’antico acquedotto romano, che correva “sotto la superficie della terra le misure di un uomo”, nel tempo si sono però persi le tracce e il ricordo. E le ripetute ricerche degli speleo-archeologi, anche recentemente, sono state interrotte per mancanza di tracce. Nessuno si aspettava infatti che l’acquedotto romano seguisse un percorso leggermente diverso da quello indicato da Menicucci, una cinquantina di metri più lontano dall’area dell’ex cinema-teatro, dove è stato trovato per caso. E questo è un classico: molte delle più interessanti scoperte archeologiche emergono per un evento fortuito. A Cupramontana l’occasione è stata data dallo scavo delle fondamenta del nuovo teatro comunale.  È il 20 ottobre 2016:  le ruspe del cantiere si imbattono in quello che sembra un cunicolo. L’impresa esecutrice interrompe tempestivamente gli scavi, e avvisa la direzione lavori e il Comune di Cupramontana. E di qui la segnalazione alla soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche. Mentre il Comune redige e approva una variante al progetto del nuovo teatro (il disegno originario incideva marginalmente sul condotto)  che consente di riprendere i lavori, a gennaio 2017 parte una nuova campagna di scavi che ha portato alla luce un cunicolo incavato a mano nell’arenaria, alto due metri, con uno sviluppo di circa 34 metri e una pendenza del 2%. Un condotto facilmente percorribile verso monte, mentre a valle è completamente ostruito da un palo in cemento armato costruito per sorreggere un piccolo edificio. La scoperta è stata presentata dal sindaco di Cupramontana Luigi Cerioni, e da Ilaria Venanzoni della soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, con l’archeologo Marco Ambrosi, e l’Archeoclub di Cupramontana.

La caratteristica forma a "V" del condotto dell'acquedotto romano, soluzione tecnica che permette di regolamentare la velocità dell'acqua

La caratteristica forma a “V” del condotto dell’acquedotto romano, soluzione tecnica che permette di regolamentare la velocità dell’acqua

L’esplorazione ha confermato che il cunicolo è proprio il tratto iniziale dell’antico acquedotto romano scoperto quasi tre secoli fa dallo storico cuprense don Francesco Menicucci. La sezione del cunicolo mostra una volta a tutto sesto su pareti che si stringono in basso a forma di ‘V’. “In questo modo”, spiegano gli esperti, “nei momenti di siccità, l’acqua rimane nella parte bassa dell’acquedotto che, essendo più stretta (circa 35-40cm), riesce a convogliarla con maggior velocità verso valle. Al contrario nei periodi di pioggia e quindi con il livello d’acqua più alto, l’allargamento del condotto (fino a un massimo di circa 90cm) permette un deflusso più lento e controllato. Questo sistema garantiva un approvvigionamento dell’acqua alla città pressoché regolare. Si può anche ipotizzare che come in altri acquedotti romani di questa portata, il condotto vada a terminare in una grande cisterna, in genere sotterranea, che ha lo scopo di accumulare e distribuire poi nel migliore dei modi l’acqua all’interno della città”. Don Francesco Menicucci, spiegano gli archeologi, non menziona una cisterna però ricorda “mura sotterranee, che dal sopradetto Acquedotto vanno a terminare nell’infrascritto Predio di S. Eleuterio. Intorno ad esse trovaronsi parecchie volte ed archi con molte ossa di umani cadaveri”. Non è da escludere quindi che il luogo da lui indicatoci corrisponda ad una cisterna, la quale potrebbe essere stata utilizzata come fossa comune nel periodo delle grandi pestilenze. Le nuove ricerche potranno chiarire molti aspetti di questo manufatto. Il Comune è infatti impegnato a reperire le risorse finanziarie necessarie per la rimozione di quanto impedisce l’esplorazione del tratto a valle dell’acquedotto. E intanto a Cupramontana si torna a parlare della creazione di un percorso archeologico strutturato e di interesse turistico.