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Lunedì speciale a Pompei: riapre via del Vesuvio con la recente scoperta della Casa di Leda e il cigno, e la casa degli Amorini dorati. E per la prima volta il pubblico ammirerà le Terme centrali. In questa occasione anteprima del libro “Pompei. Il tempo ritrovato. Le nuove scoperte” che racconta i recenti scavi attraverso lo sguardo del direttore del parco archeologico Massimo Osanna

L’affresco con Leda e il Cigno, rinvenuto negli scavi della Regio V alla fine del 2018, è una delle più importanti scoperte recenti a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

La copertina di Massimo Osanna libro “Pompei. Il tempo ritrovato. Le nuove scoperte” (ed. Rizzoli)

“Come ogni città viva Pompei è un sistema di relazioni, un fluire incessante di cambiamenti, un laboratorio di sperimentazioni, di emozioni, di conoscenza”, scrive Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, nel suo libro “Pompei. Il tempo ritrovato. Le nuove scoperte” (ed. Rizzoli) che verrà presentato in anteprima stampa lunedì 25 novembre 2019, alle 11, nella sala convegni di San Paolino all’interno del parco archeologico di Pompei. E poi, due presentazioni per il pubblico, lunedì 25 novembre 2019, alle 18, al teatro di Costanzo Mattiello, in via Sacra 37, a Pompei (Na) e martedì 26 novembre 2019, alle 17.30, al teatro Mercadante, in piazza Municipio, a Napoli. Il volume sarà in distribuzione nelle librerie dal 26 novembre. Affreschi, dipinti, mosaici. E ancora domus, taverne, tombe. Il direttore del Parco Archeologico di Pompei ci guida nel più grande museo a cRegio ielo aperto del mondo, in un percorso avvincente tra le nuove scoperte.

La domus degli Amorini Dorati a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Le Terme centrali di Pompei aprono al pubblico (foto parco archeologico Pompei)

Lunedì 25 novembre 2019 è un giorno speciale per Pompei. Proprio in occasione della presentazione del libro che racconta i recenti scavi attraverso lo sguardo del direttore del parco archeologico, riaprono via del Vesuvio con la casa di Leda e il cigno, e le terme centrali, per la prima volta visibili al pubblico. La riapertura, alle 11, di via del Vesuvio arriva al termine degli interventi di messa in sicurezza dei fronti di scavo che stanno interessando i 3 chilometri di perimetro che costeggia l’area non scavata dell’antica città, nell’ambito del Grande Progetto Pompei. La restituzione alla fruizione della strada e degli edifici che vi si affacciano, permetterà al pubblico di ammirare, per la prima volta la domus di Leda e il cigno (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/11/19/pompei-a-luci-rosse-dalla-camera-da-letto-della-casa-di-via-del-vesuvio-leccezionale-sensuale-affresco-con-leda-moglie-del-re-di-sparta-ingravidata-da-zeus-trasformatosi-in-cigno-e-l/, https://archeologiavocidalpassato.com/2019/02/14/pompei-nuova-eccezionale-scoperta-nella-regio-v-liberata-tutta-la-stanza-con-leda-e-il-cigno-unalcova-raffinata-e-sensuale-e-nellatrio-trovato-un-affresco-di-narciso-am/) rinvenuta nel corso degli scavi alla Regio V e, a seguito dei recenti restauri, il complesso delle Terme Centrali, mai finora accessibile (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/04/25/pompei-aveva-cercato-di-salvarsi-dalleruzione-del-vesuvio-nelle-terme-centrali-invano-dopo-duemila-anni-trovato-lo-scheletro-di-un-bambino-giovane-vittima-delleruzione-ritrovame/). Riapre al pubblico anche la Casa degli Amorini Dorati al termine degli interventi di manutenzione.

Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, illustra gli scavi nell’area mai indagata della Regio V (foto parco archeologico Pompei)

Gli straordinari ritrovamenti frutto dei nuovi scavi, tra cui quello della vasta area del “cuneo” – posto tra la casa delle Nozze d’argento e il vicolo di Marco Lucrezio Frontone – sono stati raccontati nel loro aspetto storico scientifico, ma anche più romantico legato all’emozione delle scoperte stesse, nel libro del direttore del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, che ne ha curato gli scavi. Massimo Osanna è professore ordinario di Archeologia classica all’università di Napoli Federico II. Ha insegnato nell’università della Basilicata, a Matera, dove ha diretto la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici; è stato visiting professor in prestigiosi atenei europei e ha promosso scavi e ricerche in Italia meridionale, Grecia, Francia. Dal 2014 al 2015 ha diretto la soprintendenza speciale di Pompei; dal 2016 è direttore generale del Parco Archeologico, riconfermato per un altro mandato nel 2019.

Il direttore generale di Pompei, Massimo Osanna mostra l’affrresco dei gladiatori scoperto nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Quanto restava della Schola Armatorarum dopo il crollo del 2010 (foto coordinamento Uil beni culturali)

Il Grande Progetto Pompei deve essere ultimato entro il dicembre 2019

È l’alba del novembre 2010. Poco prima che aprano i cancelli ed entrino i visitatori, a Pompei collassa uno degli edifici più celebri, la Schola Armaturarum. La notizia fa il giro del mondo, i giornali italiani e internazionali denunciano a gran voce lo stato di incuria in cui versa il fiore all’occhiello del patrimonio archeologico del nostro Paese. Sono passati quasi dieci anni da allora. Anni intensi e di duro lavoro, che hanno permesso, grazie soprattutto all’avvio del Grande Progetto Pompei, di mettere in sicurezza la maggior parte delle rovine, di riprendere le indagini e gli interventi di scavo, di valorizzare al meglio quello che Chateaubriand definiva “il più meraviglioso museo della Terra”. Massimo Osanna, oggi al secondo mandato da direttore generale del Parco Archeologico, è – insieme a una nutrita squadra di collaboratori – uno dei protagonisti della “resurrezione”, ed è lui a guidarci in queste pagine tra le nuove scoperte realizzate negli ultimi anni. Affreschi, come la celebre immagine di Leda e il cigno rinvenuta nel 2018; splendidi mosaici come nella Casa di Orione, ricchissime domus rimaste sepolte fino a oggi, e ancora pitture, graffiti, architetture che vengono qui presentati per la prima volta in forma estesa al grande pubblico. Al contempo, Osanna ci restituisce “il presente di duemila anni fa”, illustrando con registro divulgativo ma approccio scientifico dove e come vivevano gli uomini e le donne travolti dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., cittadini di una città che non è mai morta davvero. Una biografia dei pompeiani che passa anche per gli oggetti (monete, gioielli, vasi, amuleti) e per le abitudini (dai ludus con i gladiatori e le bestie alla dieta), fino al momento fatale in cui il vulcano irrompe e immobilizza il fluire della vita. Un libro non solo per specialisti, corredato da immagini inedite, capace di farci “ritrovare” il tempo di Pompei, un eterno quotidiano – per molti versi così simile al nostro – conservato nei secoli sotto una spessa coltre di ceneri e lapilli.

“Così abbiamo salvato Pompei”: alla XXII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico il team del parco archeologico ha ripercorso le tappe per mettere in sicurezza il sito

Il Grande Progetto Pompei deve essere ultimato entro il dicembre 2019

Il direttore del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, con il direttore del Grande Progetto Pompei, Mauro Cipolletta

La XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico si tiene a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019

“Così abbiamo salvato Pompei”. Dal direttore generale del Grande Progetto, il generale Mauro Cipolletta, al direttore generale del parco archeologico di Pompei Massimo Osanna, agli architetti e agli ingegneri che hanno coordinato ogni segmento del lavoro, l’intero team interdisciplinare che ha messo in sicurezza il sito archeologico di Pompei, ha raccontato alla XXII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico i lavori svolti dal 2017 per oltre 60 milioni già spesi nei cantieri già chiusi. L’intervento si è reso particolarmente necessario in seguito al crollo della Schola Armaturarum del 6 novembre 2010, all’aggiornamento della Carta del rischio del 2011, alla presa d’atto della situazione di dissesto idrogeologico diffuso dopo le consistenti piogge nel 2014, e tenuto conto dell’apporto disastroso delle oltre 160 bombe sganciate sul sito o nei suoi pressi durante la seconda guerra mondiale e dei terremoti.

Massimo Osanna con Mauro Cipolletta alla presentazione degli scavi nella Regio V di Pompei

Mappa dell’area mai indagata della Regio V di Pompei: è il cosiddetto cuneo

I lavori, cominciati nel 2017, dovrebbero arrivare a conclusione nel 2020. La parola d’ordine è comunicazione, ultimo anello di una catena di azioni come anamnesi, diagnosi, terapia, che partono dalla ricerca. Ciò ha posto in essere un approccio multidisciplinare che ha permesso di tornare a scavare con tecniche moderne e tecnologia avanzata, per esempio nella Regio Quinta, lasciata dalla fine dell’800 semi-scavata. Una trentina di restauri sono ancora in corso.

L’affresco dei gladiatori è stato rinvenuto in un ambiente alle spalle dello slargo di incrocio tra il vicolo dei Balconi e il vicolo delle Nozze d’Argento a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

L’altra novità è che il lavoro è quotidiano, viene programmato e poi documentato. Ciò significa che in futuro non dovrà essere decifrato dall’apparato murario. I tecnici presenti, gli architetti Annamaria Mauro, Gianluca Vitagliano, Bruno De Nigris e Arianna Spinosa, gli archeologi Marialaura Iadanza e Alberta Martellone, l’ingegnere Vincenzo Calvanese, sono stati in grado di presentare i risultati ottenuti. Le linee di ricerca e quindi la filosofia del progetto, hanno considerato il problema complesso, ma non complicato, formato da una serie di problemi.

Ercolano. Riapre al pubblico, dopo più di trent’anni, il “cantiere open” della Casa del Bicentenario al crocevia tra città antica e città moderna, ma anche tra conservazione del passato e valorizzazione del futuro. I complimenti del ministro Franceschini: “Esempio di collaborazione tra pubblico e privato”. Storia della scoperta e dei restauri

Riapre a Ercolano la Casa del Bicentenario: la locandina dell’evento (foto Paerco)

Il ministro Dario Franceschini taglia il nastro per la riapertura della Casa del Centenario con Osanna, Bonajuto e Sirano (foto Paerco)

Giovedì 24 ottobre 2019: riapre al pubblico, dopo più di trent’anni, il “cantiere open” della Casa del Bicentenario a Ercolano. Ai visitatori si aprono le porte della dimora per entrare in alcuni ambienti di un gioiello di vita domestica antica, nonché laboratorio di conservazione per il futuro. Dopo il successo delle precedenti esperienze, diventa stabile il progetto di condivisione del dietro le quinte dei cantieri di conservazione messo in atto dal Parco Archeologico di Ercolano. Come annunciato, la presentazione in anteprima il 23 ottobre alla presenza del ministro per i Beni e le Attività culturali e il Turismo, Dario Franceschini, presenti tutti gli attori del progetto condotto congiuntamente dal Parco Archeologico di Ercolano, il Parco Archeologico di Pompei, l’Herculaneum Conservation Project e il Getty Conservation Institute: il direttore generale del Grande Progetto Pompei, Mauro Cipolletta; il direttore generale del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna; il direttore del Parco Archeologico di Ercolano, Francesco Sirano; il sindaco del Comune di Ercolano, Ciro Buonajuto; il presidente dell’Istituto Packard Beni Culturali, Michele Barbieri; il responsabile dell’Herculaneum Conservation Project, Jane Thompson; e per il Getty Conservation Institute, il conservatore restauratore Leslie Rainer.

La Casa del Bicentenario a Ercolano si affaccia sul Decumano Massimo (foto Paerco)

 

Le autorità intervenute all’anteprima dell’apertura della Casa del Bucentenario a Ercolano (foto Paerco)

La Casa del Bicentenario nel crocevia tra città antica e città moderna, ma anche tra conservazione del passato e valorizzazione del futuro. “Il 23 ottobre 2019 è una data significativa per molti motivi, alcuni più evidenti altri più sottili, che vale la pena di raccontare”, spiegano gli archeologi di Ercolano, che invitano a una riflessione. “Infatti, ai più probabilmente questa data suggerisce solamente che si riapre al pubblico una delle più importanti domus dell’antica Ercolano finora portata alla luce. In realtà la celebrazione di questa data in cui 300 anni fa vennero avviati gli scavi di Ercolano antica serve a richiamare molte altre storie e, in qualche modo, anche a guardare insieme alla nostra futura comune storia. È per quello che oggi si sono riunite molte persone intorno a questa casa accogliendo l’invito a celebrare una data: tanti professionisti che hanno lavorato e ancora lavorano per conservare questa domus, rappresentanti delle istituzioni e dei partner internazionali coinvolti, membri della società civile, residenti della comunità che vive intorno agli scavi e che ne conosce tutta la storia recente. Per tutte queste persone la data è simbolica perché il decumano massimo si trova al confine degli scavi novecenteschi e questo confine, dove la città antica finisce e inizia quella moderna è oggi più che mai carico di significati, un punto di partenza per riavvicinare le persone al patrimonio culturale. Si riapre una casa che non è ancora completamente restaurata, per mostrare le attività che servono a restituirla alla visita e per invitarle a fare parte di un delicato processo che normalmente è gestito solo da specialisti. Per riavvicinarle le accogliamo a meglio comprendere la vita domestica antica in questa casa che è una di quelle che meglio la rappresentano. Per riavvicinarle, stiamo completando l’ultimo tassello di un lungo percorso di riqualificazione del quartiere che si affaccia sul sito archeologico, per consentire alla comunità che vive qui di accogliere la comunità dei visitatori in uno spazio verde e panoramico. Per riavvicinarle infine raccontiamo anche le difficoltà del percorso che abbiamo fatto fin qui e del contributo fondamentale che può portare il partner privato, sia esso filantropico sia scientifico, quando riunisce le forze per sostenere l’amministrazione pubblica nella tutela e valorizzazione del bene culturale”.

Il ministro per i Beni e le Attività culturali, Dario Franceschini, a Ercolano (foto Paerco)

“La preziosa collaborazione tra pubblico e privato che da un ventennio opera a Ercolano ha portato un altro frutto: la riapertura al pubblico dopo 36 anni della Casa del Bicentenario”, commenta il ministro Franceschini: “Si tratta di un risultato importante, che ha il merito di coniugare studio, restauro e fruizione di un monumento straordinario, caduto in stato di abbandono alla fine del XX secolo e ora nuovamente accessibile ai visitatori. Stato e mondo privato dimostrano così di poter agire insieme per la miglior tutela e valorizzazione del patrimonio culturale grazie a un progetto condiviso, che in questa circostanza ha riguardato anche il restauro degli ambienti del tablino. La guida illustra ai visitatori la lunga storia che dallo scavo del sito tra il 1937 e il 1939 porta ai nostri giorni, restituendo il clima di fervore e entusiasmo che accompagnava le prime scoperte, l’interesse cresciuto intorno alla Casa del Bicentenario, le vicende successive che portarono alla sua chiusura e l’entusiasmo con cui oggi si è lavorato al suo recupero. La cura scientifica che contraddistingue l’opera condotta a Ercolano rappresenta un modello e deve costituire motivo di orgoglio per tutti coloro che hanno lavorato a questo progetto. Cittadini e turisti potranno così tornare ad ammirare una delle case più interessanti del sito, godere dei suoi ricchi ambienti e stupirsi di fronte ai sontuosi affreschi del tablino”.

Il direttore del parco archeologico di Ercolano, Frabcesco Sirano (a destra) dialoga con, da sinistra, il sindaco Ciro Bonajuto, il responsabile dell’Herculaneum Conservation Project, Jane Thompson, e il ministro Dario Franceschini (foto Paerco)

Il direttore del Parco, Francesco Sirano, si sofferma sulla progettazione appena conclusa: “Inserita all’interno della programmazione congiunta pluriennale, di cui è responsabile per la Fondazione Packard l’architetto Jane Thompson, è stata affidata alla straordinaria equipe di professionisti dell’Herculaneum Conservation Project, coordinati dall’architetto capogruppo Paola Matilde Pesaresi, affiancata da Annunziata Laino per gli aspetti di restauro e da Giovanni Vercelli per gli aspetti strutturali. In una ideale staffetta hanno diretto i lavori l’architetto Annamaria Mauro del Parco Archeologico di Pompei e l’architetto Angela Di Lillo del Parco Archeologico di Ercolano. In questo contesto assume particolare pregio anche il progetto pilota del Getty Conservation Institute per lo studio e la conservazione delle superfici decorate nel tablino della Casa del Bicentenario, capitanato da Leslie Rainer. Si tratta di una rete virtuosa di soggetti internazionali di alto valore scientifico che il Parco coltiva come base imprescindibile per la qualità della propria azione”.

L’atrio con l’impluvium della Casa del Bicentenario a Ercolano

Massimo Osanna, direttore del parco archeologico di Pompei (foto Paerco)

Restauratori all’opera a Ercolano (foto Paerco)

“Ercolano, come Pompei, ha dimostrato negli ultimi anni di essere un esempio virtuoso di gestione pubblica in grado di garantire la salvaguardia e la conservazione del sito e di saperne rilanciare l’immagine”, interviene Massimo Osanna, direttore generale del Parco Archeologico di Pompei. “Se da un lato Pompei è stata riconosciuta come modello di buona spesa dei fondi pubblici, Ercolano si è confermato esempio di riuscita sinergia tra pubblico e privato, in termini di capacità di programmazione e di strategia tesa alla salvaguardia e al restauro. La restituzione alla fruizione della Domus del Bicentenario ne è l’ulteriore dimostrazione. Il complesso intervento di restauro che ha interessato le strutture, le coperture e gli apparati decorativi è stato finanziato con fondi del Parco archeologico di Pompei, collocandosi in un momento di passaggio che ha poi portato all’autonomia degli scavi di Ercolano. I lavori, diretti dall’arch. Annamaria Mauro, capo dell’ufficio tecnico del Parco Archeologico di Pompei, sono stati eseguiti dal personale tecnico interno di Pompei ed Ercolano, con il supporto di esperti della Packard che da lungo tempo affiancano la direzione scientifica della Soprintendenza di Pompei, prima, oggi del Parco Archeologico di Ercolano. Anche questo passaggio di testimone da un’istituzione all’altra, senza interruzioni e intoppi, ha comprovato la capacità di agire in rete e collaborare per un obiettivo comune, che è la salvaguardia del patrimonio culturale universale. Il lungo lavoro di progettazione che precede il restauro dimostra quanto sia fondamentale l’attività di studio e ricerca che è alla base di ogni singolo intervento. Ma è soprattutto l’approccio globale alla conservazione, inteso come programmazione coordinata delle attività e non attuazione di azioni singole e slegate, che contribuisce al buon risultato finale, sia a Pompei sia a Ercolano”. Conclude Sirano: “Il progetto del Bicentenario come approccio bifronte rivolto non solo alla cura ed alla conservazione del sito ma anche alla riconnessione al territorio di riferimento. Non è infatti un caso che l’inaugurazione si svolga in concomitanza con i lavori di recupero urbano a Via Mare. I lavori di restauro al Bicentenario si inseriscono in un più ampio programma di manutenzione e restauri, articolato su cicli di tre anni, esteso all’intera città i cui benefici non tarderanno a essere percepiti anche dai nostri ospiti in termini di miglioramento della qualità complessiva dell’esperienza di visita. L’apertura della Casa del Bicentenario rappresenta un forte segno dell’avanzamento della collaborazione internazionale. Sono convinto che solo un approccio corale e aperto, di sostegno da parte di tutta la comunità, locale e internazionale, possa aiutare questa domus e questa città a non ricadere mai più nello stato di abbandono della fine del XX secolo”.

La Casa del Bicentenario sorge nel cuore dell’antica Herculaneum (foto Paerco)

La Casa del Bicentenario si trova nel centro dell’antica Ercolano, affacciata sulla strada principale a pochi passi dal Foro e dal teatro. Lo scavo, avvenuto negli anni tra il 1937 e il 1939 sotto la guida di Amedeo Maiuri, mise in luce questa importante domus sviluppata su tre piani ed estesa per una superficie complessiva di circa 600 mq. La scoperta della casa, che deve il suo nome ai festeggiamenti collegati all’anniversario dell’avvio degli scavi della città antica di Herculaneum, finì per attirare l’attenzione del mondo intero. Dopo 2000 anni, un’abitazione di lusso, affacciata sul Decumano massimo e vicina alla principale piazza cittadina, apriva i suoi battenti, svelando la propria storia, ma anche il volto della città e dei suoi abitanti negli anni che precedettero l’eruzione grazie ad alcune straordinarie scoperte. Il racconto di questa vicenda era stato affidato dal tempo alla struttura della casa con le sue trasformazioni, al pavimento e alle raffinate pitture del tablino, al ritrovamento di un pannello di porta con grata scorrevole carbonizzato e alla scoperta di una serie di tavolette cerate in un ambiente al piano superiore della casa, la cui lettura avrebbe ampliato di molto le conoscenze sui suoi proprietari, ma in definitiva sull’intera compagine sociale cittadina.

Amedeo Maiuri scoprì la Casa del Bicentenario a Ercolano nel 1938

A Maiuri fu fin da subito chiaro come l’eccezionale stato di conservazione di questi elementi, così come quello delle stoffe e degli alimenti carbonizzati recuperati in vari punti della città, fosse capace di raccontare, con maggiore forza espressiva di qualunque altra evidenza, la quotidianità di una città romana fornendo la prova tangibile dell’eccezionalità di Ercolano. Egli aveva saputo cogliere queste potenzialità scegliendo di restituire, al pari della fisionomia originaria degli spazi, il volto umano della città ricollocando gli oggetti nelle case e nelle botteghe per rendere comprensibile la funzione degli spazi. Chi visitava la casa all’epoca della sua riapertura avrebbe trovato ricollocata nell’impluvium una colonnina marmorea; nell’ala a sinistra dell’atrio una teca con alcuni reperti in bronzo, terracotta, marmo e vetro recuperati dallo scavo; un tavolo di marmo sostenuto da una colonna scanalata con base e capitello modanato e al piano superiore dell’edificio, un mobile carbonizzato.

Il complesso cantiere di restauro allestito all’interno della Casa del Bicentenario a Ercolano

La Casa, purtroppo chiusa al pubblico dal 1983 a causa di dissesti di ordine strutturale, riapre grazie all’importante tappa della programmazione congiunta tra Packard Humanities Institute, e il nuovo Parco Archeologico di Ercolano. Studi, ricerche e interventi di conservazione e manutenzione si sono susseguiti negli ultimi dieci anni all’interno di una strategia complessiva che ha l’obiettivo del restauro totale dell’intero edificio senza rinunziare alla fruizione, anzi, cogliendo l’opportunità per realizzare un laboratorio all’aperto in cui coinvolgere il pubblico. La ormai consolidata collaborazione pubblico – privata con la Fondazione Packard ha creato un clima di positivo interesse che ha attratto anche altre prestigiose istituzioni internazionali quali il Getty Conservation Institute (GCI) che, proseguendo con entusiasmo una collaborazione avviata nel 2011, sta contribuendo a restituire al pubblico il tablino della casa in una fase di conservazione ancora più avanzata con un progetto pilota e specifici studi in questo ambiente tra i più interessanti della dimora.

Restauratori al lavori a Ercolano (foto parco archeologico Ercolano)

I lavori di restauro nel tempo. La domus del Bicentenario è stata scelta per un percorso conservativo innovativo, nel quadro del consolidato sentiero collaborativo sopra menzionato che si è tradotto nell’Herculaneum Conservation Project (HCP), di cui il sito di Ercolano e la sua amministrazione si fregiano da quasi un ventennio. Questa domus infatti aveva rappresentato, all’epoca degli scavi novecenteschi, uno dei tasselli più significativi di una campagna di restauro mirata a trasformare il sito archeologico in una città museo. Con spirito simile, ma modalità diverse, l’HCP ha affrontato la sfida del restauro a partire dal 2010 in stretta collaborazione con la ex Soprintendenza Archeologica di Pompei, e ora con il Parco Archeologico di Ercolano, creandovi un laboratorio permanente di restauro, a beneficio dell’intera città antica. La casa infatti è esemplificativa delle sfide che questo prezioso e fragile sito archeologico affronta oggi: delicati elementi lignei carbonizzati, strutture in parte originali e in parte ricomposte, in un delicato equilibrio statico voluto da Maiuri per fini scenografici, affreschi e mosaici trattati innumerevolmente nel corso di quasi un secolo dal disseppellimento. Il laboratorio che si è voluto qui è anche rappresentativo di come l’iniezione privata possa estrarre il meglio dalle capacità dell’amministrazione pubblica: grazie al nuovo Parco Archeologico di Ercolano la casa del Bicentenario sarà un cantiere ‘permanente’ in cui studio e sperimentazione andranno di pari passo con la fruizione attraverso un utilizzo equilibrato delle risorse, un bene culturale comune su cui più soggetti lavorano insieme per migliorarne le conoscenze e il pubblico godimento.

In questo virtuoso contesto, risorse private e pubbliche sono confluite in questi anni per studiare, conservare e fare rinascere ancora una volta questa splendida dimora antica: con una staffetta esemplare della migliore amministrazione di tutela italiana, il parco Archeologico di Pompei ha passato il testimone al Parco Archeologico di Ercolano nel 2016, accompagnando l’avvio dell’ultima campagna di interventi, quella che ha permesso oggi la riapertura al pubblico; ad arricchire questa compagine, oltre al team dell’HCP, anche gli specialisti del Getty Conservation Institute, forse l’istituto di ricerca nel campo della conservazione dei beni culturali più conosciuto al mondo, che dal 2010 sperimenta tecniche per la conservazione degli affreschi del tablino della casa. Aprendo le porte della domus oggi non si ritrova solo la meraviglia di riscoprire ambienti e decorazioni celati al pubblico dal 1983, ma anche una modalità diversa di comprendere il processo di tutela, interagendo con gli specialisti e vedendo gli sforzi in atto per recuperare quanto, salvato una prima volta, rischiava di andare nuovamente perduto. Un appello alla partecipazione di tutti a prendere parte a tale processo, muovendosi con cautela e apprezzando i lavori in corso, più che osservando un restauro “perfetto”.

Per le Giornate europee del Patrimonio che il parco archeologico di Pompei dedica alle terme, vengono riaperte al pubblico le Terme del Foro dopo un delicato restauro

Villa Regina a Boscoreale, l’unica villa rustica (fattoria) del I sec. a.C. – I sec. d.C. interamente scavata (foto parco archeologico di Pompei)

Sono le terme il tema scelto dal parco archeologico di Pompei per le Giornate europee del Patrimonio 2019 del 21 e 22 settembre 2019. Luogo prediletto dagli antichi romani per trascorrere il tempo, conversare e rilassarsi, le terme sono presenti in più punti dell’antica città di Pompei, ma anche nelle Ville di Oplontis e Stabia. In tutti i siti, funzionari del Parco saranno a disposizione nel corso della mattinata per illustrare gli ambienti. All’Antiquarium di Boscoreale, oltre alle sale del Museo e all’esposizione dedicata al Villaggio Protostorico di Longola, sarà visitabile Villa Regina, villa rustica incentrata sulla produzione del vino, appena riaperta dopo gli interventi di restauro (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/17/restauri-conclusi-a-boscoreale-riapre-villa-regina-lunica-villa-rustica-romana-interamente-visitabile-al-via-anche-le-visite-guidate-serali-alla-villa-e-allantiquarium/). L’ingresso ai siti nelle due giornate, è al costo consueto. A Pompei l’orario di apertura degli edifici interessati (Terme del Foro, Terme dei Praedia di Giulia Felice, Casa del Criptoportico, Casa di Trittolemo, Casa dell’Ancora) è 9.30-17.15. Apertura serale di sabato 21 settembre 2019: costo simbolico di 1 euro con gratuità di legge.

Terme del Foro a Pompei: i telamoni, le figure maschili in terracotta che decoravano le nicchie per riporre abiti e oggetti per il bagno (foto parco archeologico di Pompei)

A Pompei saranno visitabili i Praedia di Giulia Felice, con accesso contingentato al complesso termale privato della Domus, la Casa del Criptoportico, anche essa dotata di un pregiato ambiente termale, la Casa di Trittolemo e la Casa dell’Ancora. Per l’occasione riapriranno al pubblico le Terme del Foro dopo i restauri. Il complesso termale è stato infatti interessato, nell’ultimo anno, da interventi di messa in sicurezza e consolidamento degli ambienti della sezione maschile, inclusa la palestra, restauro degli appartati decorativi, revisione e sostituzione delle coperture, previsti dal Grande Progetto Pompei. Ubicate alle spalle del Tempio di Giove, e portate in luce negli anni 1823-24, si trattava del più centrale degli impianti termali della città, posto in prossimità del Foro. Vennero costruite nei primi anni della colonia sillana (secondo quarto del I secolo a.C.) e presentavano due sezioni separate per uomini e donne con ingressi indipendenti.

Terme del Foro a Pompei: il grande labrum marmoreo (bacino con acqua fredda) nel calidarium (foto parco archeologico di Pompei)

La sezione maschile, visitabile, che apriva su via delle Terme presenta la tipica sequenza di ambienti che includeva: l’apodyterium (spogliatoio), utilizzato anche come tepidarium (per i bagni di media temperatura), il frigidarium (per il bagno freddo) e il calidarium (per il bagno caldo). Come molti edifici a Pompei, le terme subirono gravi danni durante il terremoto del 62 d.C. Lo stato attuale è in gran parte il risultato dei successivi lavori di restauro. Di particolare pregio la decorazione degli ambienti, tra cui le figure maschili in terracotta (telamoni) che decoravano le nicchie per riporre abiti e oggetti per il bagno e la volta con elaborati stucchi a rilievo dell’apodyterium-tepidarium. Nello stesso ambiente si può̀ notare un grande braciere in bronzo con zampe e teste bovine, che serviva per il riscaldamento. Di rilievo nel calidarium, e oggetto di recente restauro, è il grande labrum marmoreo (bacino con acqua fredda) utilizzato per rinfrescarsi, che presenta un’iscrizione in bronzo lungo l’orlo, con il nome dei magistrati che ne finanziarono la realizzazione. La parte femminile, più piccola, era in ristrutturazione al momento dell’eruzione e attualmente è adibita a deposito di reperti. Più di 500 lucerne trovate nella zona d’ingresso della parte maschile dovevano servire per l’illuminazione durante le aperture serali.

L’Antiquarium di Boscoreale

A Boscoreale, inoltre, saranno per l’occasione distribuiti degli opuscoli realizzati nell’ambito dell’Alternanza Scuola Lavoro 2018-19, promossa dal Parco Archeologico di Pompei in collaborazione con l’Istituto Superiore Cesaro-Vesevus sede di Boscoreale con gli alunni della IV B del Liceo Scienze Umane, coordinati dalla prof.ssa Lucia Oliva e dalla dott.ssa Anna Maria Sodo responsabile dell’Antiquarium.

Restauri conclusi. A Boscoreale riapre Villa Regina, l’unica villa rustica romana interamente visitabile. Al via anche le visite guidate serali alla Villa e all’Antiquarium

Villa Regina a Boscoreale, l’unica villa rustica (fattoria) del I sec. a.C. – I sec. d.C. interamente scavata (foto parco archeologico di Pompei)

A giugno era stata un’apertura eccezionale. In occasione delle Giornate per l’Archeologia 2019. A Boscoreale (Na) Villa Regina aveva aperto le porte del suo cantiere per raccontare gli interventi di messa in sicurezza e restauro che la stavano interessando, offrendo al contempo l’opportunità di visita alla Villa rustica, in attesa della sua riapertura definitiva. Ora ci siamo. Villa Regina a Boscoreale riapre al pubblico, al termine degli interventi di messa in sicurezza e restauro e si inaugurano, per la prima volta con visita guidata alla Villa, i percorsi serali Campania by night. Gli interventi – ricordiamolo – sono stati finalizzati alla messa in sicurezza dell’edificio e alla fruizione da parte del pubblico, e hanno previsto la sistemazione e ripristino delle coperture, oltre ad interventi conservativi di pulitura degli apparati decorativi. L’appuntamento tanto atteso giovedì 19 settembre 2019: alle 18.30 il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, inaugurerà la riapertura della Villa e illustrerà gli interventi effettuati. Interverrà per un saluto il generale Mauro Cipolletta, direttore generale del Grande Progetto Pompei.

Un cortile scoperto di Villa Regina a Boscoreale un cortile scoperto ospita la cella vinaria con diciotto dolia (parco archeologico di Pompei)

Villa Regina è l’unica villa rustica interamente visitabile delle numerose fattorie specializzate nella produzione agricola presenti sul territorio pompeiano. Fu scoperta nel 1977, a seguito di lavori edilizi, e poi portata in luce con accurate campagne di scavo concluse nel 1980. È composta da vari ambienti disposti sui tre lati di un cortile scoperto che ospita la cella vinaria con diciotto dolia (orci per la conservazione del vino). L’attività principale era infatti la produzione del vino. Nella villa si conservano alcuni calchi degli infissi in legno di porte e finestre. Gli ambienti pregiati della Villa, oltre all’ampio porticato, al torcularium con i calchi del torchio ligneo e i fori e pozzetti per il suo ancoraggio al suolo, la vasca di premitura e il contenitore per la raccolta del mosto; includono il triclinio, dalle pareti decorate da pitture attribuite alla fase di transizione tra il III e il IV stile; la cucina, in disuso al momento dell’eruzione, con forno in muratura e focolare al centro della stanza, un vano di servizio con la cisterna per l’acqua, sormontata da un vaso di argilla ; il granaio per la conservazione di fieno, cereali e legumi, adiacente all’aia scoperta.

Nel portico di Villa Regina di Boscoreale sono state rinvenute tracce di solchi delle ruote di un carro da trasporto (foto parco archeologico di Pompei)

La villa, che presentava anche un piano superiore, è databile nel suo impianto originario al I sec. a.C. e fu ampliata in almeno due fasi successive in età augustea e giulio-claudia. Nel portico, durante lo scavo, sono state rinvenute tracce evidenti nel terreno, in una stradina adiacente alla villa, di solchi lasciati dalle ruote di un carro da trasporto (plaustrum). Il piano di calpestio dell’area circostante la villa è costituito dal terreno agricolo del 79 d.C., che conserva le tracce delle antiche coltivazioni e di cui sono stati eseguiti i calchi delle radici di vite. Accanto ad esse sono state ripiantate le viti per la ricostruzione dimostrativa dell’impianto del vigneto. Lungo le pareti dello scavo la stratigrafia del terreno mostra chiaramente la successione dei depositi di materiale piroclastico determinati dall’eruzione del 79 d.C. che causò la distruzione della piccola fattoria.

Testimonianze dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. all’Antiquarium di Boscoreale

Con l’occasione della riapertura di Villa Regina, giovedì 19 settembre 2019 avranno inizio le visite guidate serali, nell’ambito del programma Campania by night, progetto di valorizzazione e promozione del patrimonio culturale della regione promosso dalla Regione Campania, ideato e curato dalla Scabec. Per l’inaugurazione dei percorsi sarà presente il vice presidente della Scabec, Teresa Armato. Le visite in programma ogni giovedì, dal 19 al 24 ottobre a partire dalle 19, prevedono un percorso guidato serale alla Villa e all’Antiquarium di Boscoreale che raccoglie reperti e testimonianze sulla vita quotidiana e l’ambiente Vesuviano in epoca romana, incluse le due sale del piano superiore, che ospitano la mostra sul villaggio protostorico di Longola. L’itinerario si conclude nella Villa con performance artistiche e musicali del “Progetto Sonora”. Tutte le informazioni su costi, orari e prenotazioni su www.campaniabynight.it. L’accesso alla Villa e all’Antiquarium sarà, inoltre, possibile il venerdì e il sabato sera, dalle 20.30 alle 23 (ultimo ingresso fino alle 22.45) fino al 12 ottobre, al costo di 2 euro, nell’ambito dei progetti di valorizzazione del ministero per i Beni, le Attività culturali e il Turismo.

Grande Progetto Pompei: è nato il sito www.grandepompei.beniculturali.it per essere informati su Piano strategico per tutta l’area vesuviana e aprire un contatto attivo con gli utenti

L’home page del nuovo sito web http://www.grandepompei.beniculturali.it

Il Grande Progetto Pompei deve essere ultimato entro il dicembre 2019

Vi piacerebbe essere informati sui programmi e gli interventi contenuti nel Piano strategico del Grande Progetto Pompei? E poter dialogare con le istituzioni per suggerire interventi o collaborazioni? Ora si può. L’Unità Grande Pompei e il personale della struttura di supporto al Direttore generale del Grande Progetto Pompei hanno realizzato il sito web https://www.grandepompei.beniculturali.it per la presentazione al vasto pubblico del Piano strategico e per l’attivazione di canali di comunicazione con cittadini e stakeholder dell’area vesuviana costiera, altrimenti nota come buffer zone, per la conoscenza del patrimonio culturale dell’area vesuviana costiera. Ma si può anche partecipare ai processi di attuazione dei programmi e degli interventi del Piano strategico. Il sito presenta infatti una landing page, denominata “Un territorio da rilanciare”, che invita alla costruzione partecipata della conoscenza del patrimonio culturale, materiale e immateriale, meno conosciuto e presente nei comuni di Portici, Ercolano, Torre del Greco, Torre Annunziata, Pompei, Boscotrecase, Trecase, Boscoreale, Terzigno e Castellammare di Stabia. L’utente del sito può partecipare direttamente attraverso la compilazione di un form e la possibilità di allegare contenuti digitali.

L’Antiquarium di Boscoreale, uno dei siti “minori” dell’area vesuviana

Con la pubblicazione di questo sito e l’attivazione di una modalità di contatto diretto con gli utenti è iniziato il percorso di sviluppo del portale Open Data per il Sistema Turistico Culturale Integrato, una delle “Azioni immateriali” previste nel Piano strategico adottato dal Comitato di gestione il 20 marzo 2018, per dotare il territorio dell’area vesuviana costiera di una piattaforma digitale per la gestione integrata di dati e servizi, finalizzati alla conoscenza, alla fruizione e alla valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale, nel solco di un “piano di digitalizzazione di tutti i beni culturali, artistici, archeologici e paesaggistici presenti nella buffer zone atto a promuovere gli stessi nel mondo, anche con la realizzazione di un apposito open data utile per la nascita e lo sviluppo di imprese culturali” e “realizzare un portale trasparenza unico per i beni culturali della buffer zone che renda conoscibile ogni iniziativa intrapresa nell’ambito del Grande Progetto Pompei e del piano di gestione Unesco”, come sollecitato dalla Risoluzione 7/00007 della VII Commissione (Cultura, Scienza e istruzione) presentata il 26 giugno 2018.

Paestum, XXII Bmta: annunciate le 5 scoperte archeologiche candidate alla vittoria della 5ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”. Sono: il più antico relitto intatto del mondo (Mar Nero, Bulgaria); un laboratorio per la mummificazione (Saqqara, Egitto); il più antico pane del mondo (Deserto Nero, Giordania); iscrizione e dimore di pregio (Pompei, Italia); la più antica mano in metallo in Europa (lago di Bienne, Svizzera)

La XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico si tiene a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019

Quinta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” alla Bmta 2019

Le “nomination” sono state rese note. Il voto è aperto. La proclamazione del vincitore della 5ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” venerdì 15 novembre 2019 in occasione della XXII Borsa Mediterranea del Turismo archeologico in programma a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019. Le cinque scoperte archeologiche del 2018, candidate alla vittoria della quinta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, sono: Bulgaria: nel Mar Nero il più antico relitto intatto del mondo; Egitto: a Saqqara a sud del Cairo un antico laboratorio di mummificazione; Giordania: nel Deserto Nero il pane più antico del mondo; Italia: l’iscrizione e le dimore di pregio scoperte a Pompei; Svizzera: la più antica mano in metallo trovata in Europa. L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” – giunto – come si diceva – alla quinta edizione e intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale – è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. Con questo Premio annuale assegnato in collaborazione con le testate internazionali: Antike Welt (Germania), Archéologia (Francia), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia), la Borsa Mediterranea del Turismo archeologico e Archeo hanno inteso dare il giusto tributo alle scoperte archeologiche. Il direttore della Bmta Ugo Picarelli e il direttore di Archeo Andreas Steiner hanno condiviso questo cammino in comune, consapevoli che “le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori”.

Omar Asaad, figlio di Khaled, consegna l’International Archaeological Discovery Award a Benjamin Clément alla Bmta 2018 (foto Bmta)

Il Premio, dunque, si caratterizza per divulgare uno scambio di esperienze, rappresentato dalle scoperte internazionali, anche come buona prassi di dialogo interculturale e cooperazione tra i popoli. Nel 2015 il Premio è stato assegnato a Katerina Peristeri, responsabile degli scavi, per la scoperta della Tomba di Amphipolis (Grecia); nel 2016 all’INRAP Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (Francia), nella persona del presidente Dominique Garcia, per la scoperta della Tomba celtica di Lavau; nel 2017 a Peter Pfälzner, direttore della missione archeologica, per la scoperta della città dell’Età del Bronzo presso il villaggio di Bassetki nel nord dell’Iraq; nel 2018 a Benjamin Clément, responsabile degli scavi, per la scoperta della “piccola Pompei francese” di Vienne, alla presenza di Omar, uno dei figli archeologi di Khaled al-Asaad. Il Premio 2019 sarà assegnato alla scoperta archeologica prima classificata, secondo le segnalazioni ricevute da ciascuna testata. Inoltre, sarà attribuito uno “Special Award” alla scoperta, tra le cinque candidate, che avrà ricevuto il maggior consenso dal grande pubblico attraverso la pagina Facebook della Borsa (www.facebook.com/borsamediterraneaturismoarcheologico) nel periodo 17 giugno-30 settembre 2019. Allora cerchiamo di conoscere meglio le cinque scoperte “candidate” al Premio.

Il più antico relitto intatto del mondo (risale a 2400 anni fa) scoperto nelle acque del mar Nero (Bulgaria) (foto Rodrigo Pacheco Ruiz)

Bulgaria: nel Mar Nero il più antico relitto intatto del mondo. A 2 km di profondità nel mar Nero, al largo della costa della Bulgaria, è stata scoperta dal Black Sea Maritime Archaeology Project (MAP), grazie all’insolita composizione chimica dell’acqua del mar Nero e alla mancanza di ossigeno al di sotto dei 180 mt, una nave di legno risalente a 2400 anni fa, con gli elementi strutturali, fra cui l’albero e i banchi per i rematori, mai prima d’ora rinvenuti intatti in navi così antiche, attestandolo come il più antico relitto completo conosciuto trovato in mare (le barche rituali egizie ritrovate negli scavi, come quelle di Cheope, sono però molto più antiche). L’esplorazione durata 3 anni ha portato alla scoperta di più di 60 relitti storici. La nave, lunga circa 23 mt, documentata grazie a un sottomarino a comando remoto (ROV, remotely operated vehicle) dotato di telecamere, appare simile alle navi mercantili raffigurate su antichi vasi greci. Un piccolo frammento del relitto è stato estratto e analizzato con il metodo del radiocarbonio, risultando risalente al V sec. a.C., epoca in cui le città-stato greche intrattenevano frequenti rapporti commerciali fra il Mediterraneo e le loro colonie lungo la costa del mar Nero.

Un antico laboratorio di mummificazione scoperto nella necropoli di Saqqara in Egitto (foto Reuters / Mohamed Abd-el-Ghany)

Egitto: a Sud del Cairo un laboratorio di mummificazione. La missione archeologica egiziano-tedesca del Supremo Consiglio delle Antichità e dell’università di Tübingen ha rinvenuto a Sud della piramide di Unas, nella necropoli di Saqqara (a 30 km a Sud del Cairo) a 30 metri di profondità, un antico laboratorio di mummificazione (risalente alla XXVI e XXVII dinastia, VI-V sec. a.C.) con 5 sarcofagi e una maschera funeraria in argento dorato, 35 mummie, una bara di legno, un notevole numero di statuette di ushabti e vasi per gli oli. Il lavoro di scavo della missione continua, in quanto bisognerà dissotterrare almeno 55 mummie. La piramide di Unas è l’ultima delle piramidi edificate nella V dinastia. Nonostante le sue piccole dimensioni, è considerata una delle più importanti piramidi egizie, in quanto è la prima struttura in cui sono stati iscritti i Testi delle Piramidi, formule di carattere funerario e religioso che avrebbero permesso la resurrezione del defunto tra le stelle imperiture. La scoperta fornirà nuove informazioni sui segreti dell’imbalsamazione degli antichi egizi. Infatti i vasi di ceramica, che contengono ancora i resti di oli e prodotti usati nel processo di imbalsamazione, riportano scritti i nomi dei prodotti sopra i contenitori.

La struttura in pietra nel Deserto Nero della Giordania dove è stato trovato il pane più antico del mondo (foto Alexis Pantos)

Giordania: il pane più antico del mondo. A Shubayqa 1 nel Deserto Nero della Giordania, Nord-Est del Paese, è stato rinvenuto da un gruppo di ricercatori delle università di Copenaghen, di Cambridge e University College di Londra il pane più antico mai ritrovato finora, di circa 14mila anni. Si tratta di una focaccia di pane azzimo carbonizzata. Quindi i nostri antenati impastavano e cucinavano ancor prima del Neolitico, e prima dell’avvento dell’agricoltura, collocata 4mila anni più tardi. Si ipotizza che grazie al consumo del pane le popolazioni iniziarono a coltivare le piante necessarie per realizzarlo, contribuendo alla rivoluzione agricola nel Neolitico. Dalle analisi dei frammenti di pane con il microscopio elettronico è emerso che si tratta di cereali selvatici: antenati dei moderni cereali come l’orzo, il farro e l’avena, che prima di essere cotti sono stati macinati, setacciati e impastati. Secondo i ricercatori sarebbe stato prodotto da una popolazione di cacciatori-raccoglitori perlopiù sedentaria, chiamati Natufiani, e, a causa della difficoltà per la sua realizzazione, il pane era considerato un cibo di lusso e quindi destinato solo a eventi importanti.

L’iscrizione scoperta nella V Regio di Pompei che avvalorerebbe la datazione dell’eruzione a ottobre del 79 d.C. (foto parco archeologico Pompei)

Italia: iscrizione e dimore di pregio scoperte a Pompei. Due dimore di pregio con preziose decorazioni vengono alla luce dalla Regio V di Pompei, grazie agli interventi di manutenzione e messa in sicurezza dei fronti di scavo previsti dal Grande Progetto Pompei: la Casa con giardino con il bel portico affrescato e gli ambienti decorati da vivaci megalografie e la Casa di Giove con le pitture in primo stile e gli eccezionali mosaici pavimentali dalle raffigurazioni senza precedenti. Iscrizioni e ulteriori resti delle vittime aggiungono, inoltre, dettagli alla storia dell’eruzione e della città antica. Un’iscrizione a carboncino, in particolare, traccia tangibile di un momento di vita quotidiana, supporta la teoria che la data dell’eruzione fosse a ottobre e non ad agosto: un’ipotesi già avanzata dagli studiosi da tempo (vedi: https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/10/16/pompei-la-scoperta-di-uniscrizione-a-carboncino-nella-casa-con-giardino-sposterebbe-la-datazione-delleruzione-del-vesuvio-del-79-d-c-da-agosto-a-ottobre-lannuncio-durante/). Il grande intervento che sta interessando gli oltre 3 km di fronti, che costeggiano i 22 ettari di area non scavata, ha lo scopo di riprofilare i fronti, rimodulandone la pendenza e mettendoli in sicurezza, al fine di evitare la minacciosa pressione dei terreni sulle strutture già in luce. Gli scavi hanno anche svelato una pittura parietale, che si aggiunge a quelle splendide di Venere e Adone della Casa con giardino e a quelle della Casa di Giove: si tratta del mito di Leda e il cigno, rappresentato in un affresco rinvenuto in un cubicolo (stanza da letto) di una casa di via del Vesuvio. La scena erotica rappresenta il congiungimento tra Giove, trasformatosi in cigno, e Leda, moglie di Tindaro, re di Sparta. Il ritrovamento è estremamente particolare per la fattura del soggetto “diverso da tutti gli altri fino ad oggi ritrovati in altre case” per l’iconografia decisamente sensuale.

La più antica mano in bronzo in Europa (risale a 3500 anni fa) scoperta in Svizzera, vicino al lago di Bienne (foto adb / ph, Joner)

Svizzera: la più antica mano in metallo ritrovata in Europa. Vicino al lago di Bienne, nella zona occidentale del Cantone di Berna, è stata rinvenuta, grazie al metal detector in occasione di una bonifica ambientale, la riproduzione di una mano in bronzo, leggermente più piccola del normale di circa ½ kg, che è la più antica rappresentazione in metallo di una parte del corpo umano mai trovata in Europa e risalente a circa 3500 anni fa. Presenta una sorta di polsino in lamina d’oro e una cavità interna che, si pensa, potesse permettere di montarla su un bastone o una statua. La datazione al radiocarbonio di una piccola porzione della colla organica usata per attaccare lo strato di lamina d’oro sul “polso” della scultura ha permesso di verificare che l’oggetto era molto antico, risalente all’età del Bronzo medio, tra il 1500 e il 1400 a.C.. Gli oggetti metallici nelle sepolture dell’età del Bronzo sono rari e ancora più raro l’oro. E quindi la scoperta è unica in Europa e forse anche oltre i confini europei. La cavità interna suggerisce che avrebbe potuto adornare una statua, essere stata montata su un bastone e impugnata come uno scettro o addirittura indossata come una protesi durante un rituale, tutte teorie che potrebbero non avere conferme.