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#buonconsiglioadomicilio. Alessandro Casagrande ci porta nelle “Stanze nascoste” del castello: la stanza del famiglio e lo studiolo, non visitabili ma legate alla vita privata del principe vescovo Bernardo Cles

#buonconsiglioadomicilio ci porta nelle stanze segrete del principe vescovo

Nuovo appuntamento con i video #buonconsiglioadomicilio per la regia di Alessandro Ferrini: Alessandro Casagrande, responsabile ufficio Promozione e Comunicazione del museo del Buonconsiglio con “Stanze nascoste: stanza del famiglio e studiolo” ci svela alcune sale del Castello del Buonconsiglio chiuse al pubblico e non visitabili ma legate alla vita privata del principe vescovo Bernardo Cles.

“Uno degli ambienti molto particolari legati alla vita più intima del principe Bernardo Cles è sicuramente la sua camera da letto”, spiega Casagrande. “Lui qui veniva a riposare, a dormire. È una stanza affrescata da Gerolamo Romanino nel 1531; anzi fu il primo ambiente che il pittore bresciano ha eseguito in Castello nel Magno Palazzo voluto dal principe vescovo. La decorazione ha un fregio che riporta i putti con i simboli del principe vescovo e dei busti di imperatori romani. La peculiarità di questa stanza è che è completamente affrescata, nel senso che anche la parete è tutta affrescata. Nelle altre stanze del Castello infatti la decorazione si limita al fregio sommitale. Ma perché questa stanza è molto intima? Perché qui il principe vescovo veniva costantemente sorvegliato da alcune persone. Da chi? Da una finestra sulla parte alta della stanza, verso il soffitto, si intravede una stanzetta, sempre chiusa al pubblico, ma molto interessante perché ospitava la stanza del famiglio. Per scoprire questa stanza segreta bisogna salire le scale”.

La stanza del famiglio con la finestrella per vegliare sul sonno del principe vescovo (foto buonconsiglio)

“La stanza del famiglio è solitamente chiusa al pubblico”, continua Casagrande. “Il soffitto è molto basso, semplicemente perché qui i famigli venivano a dormire e a sorvegliare il sonno del principe vescovo Bernardo Cles. Ma chi erano questi famigli? I famigli erano a volte parenti, a volte no, persone molto fidate che appunto dovevano sorvegliare il sonno del principe vescovo. Bernardo Cles – va ricordato – fu il principe vescovo che sedò col sangue la rivolta dei contadini, per cui aveva qualche timore mentre dormiva. La stanza è completamente decorata con bande rosse e bianche verticali. Una decorazione che ricorda molto quella della fascia inferiore di torre Aquila. È una decorazione di quegli anni – siamo nel 1531 – in parte poi è stata ridipinta, ma alcune parti sono completamente originali. Quando il principe vescovo Bernardo Cles risiedeva qui in Castello e non era a Vienna presso l’imperatore, la corte qui era molto numerosa: vi erano molte guardie, poi vi era il medico di corte Pietro Andrea Mattioli, vi era il giullare di corte Paolo Alemanno, vi erano i prelati, ma naturalmente vi erano anche i famigli, queste persone che erano molto vicine al principe vescovo tanto da dormire ogni notte con lui e sorvegliarlo. Dalla finestrella i famigli guardavano che il principe vescovo non avesse brutte sorprese o brutti incontri durante il sonno”.

Il foro segreto nello studiolo privato del principe vescovo attraverso il quale Bernardo Cles poteva ascoltare la messa (foto buonconsiglio)

Un altro ambiente molto importante ma sempre chiuso al pubblico e legato alla figura del principe vescovo Bernardo Cles è il suo studiolo privato. “Per accedervi bisogna passare da Sala Scarlatti”, spiega Casagrande, “un ambiente decorato e affrescato dai fratelli Dossi e un tempo completamente decorato con una tappezzeria color scarlatto con dei preziosi ricami in oro. Superata la parete allestitiva si entra finalmente nello studiolo privato del principe vescovo. Qui veniva a meditare, veniva a pregare, veniva a passare alcune ore in tranquillità. Lo studiolo è composto da due stanze. Una è completamente ricoperta con una base in legno novecentesca, e una stanza al piano superiore che conserva ancora oggi un fregio a grottesche di scuola fogoliniana. La stanza al piano inferiore nasconde anche un piccolo segreto, un segreto che si cela dietro la parete di legno. Tirando la parete infatti si svela un piccolo foro, un piccolo cunicolo dal quale il principe vescovo poteva ascoltare la messa che si celebrava nella cappella clesiana”.

#buonconsiglioadomicilio. Chiara Facchin dei Servizi Educativi del museo del Buonconsiglio ci racconta il mito di Fetonte nella Loggia del Romanino al Castello del Buonconsiglio: un monito ai governanti

La Loggia del Romanino, cuore del Magno Palazzo al Castello del Buonconsiglio (foto Nicola Eccher / Provincia di Trento)

Nuovo appuntamento con i video #buonconsiglioadomicilio per la regia di Alessandro Ferrini: Chiara Facchin dei Servizi Educativi del museo del Buonconsiglio ci racconta la storia mitologica di Fetonte immortalata dal pittore bresciano Girolamo Romanino nei bellissimi affreschi che realizzò tra il 1531 e il 1532 nella Loggia del Castello del Buonconsiglio su commissione del principe vescovo Bernardo Cles.

“Il cortile dei Leoni è il cuore della residenza del principe vescovo Bernardo Cles, il centro del Magno Palazzo”, spiega Chiara Facchin, “e da qui si può andare a scoprire la famosa Loggia del Romanino, uno spazio importante perché organizzava in modo razionale gli spostamenti all’interno della dimora. La corte del principe vescovo, il principe vescovo stesso e i suoi ospiti passavano da lì. Ma non solo: anche i dignitari di corte e coloro che dovevano incontrare il principe vescovo e i suoi funzionari rimanevano proprio nella loggia ad attendere ed è questo che svela il motivo di una scelta decorativa molto particolare. La decorazione della Loggia del Romanino richiama quelli che erano i princìpi fondamentali del Rinascimento dove architettura e decorazione ad affresco scultoreo erano strettamente legati tra loro. In particolare Bernardo Cles ha richiesto a Girolamo Romanino di decorare il centro della volta con un antico mito che richiamava il suo interesse per la cultura dell’antica Roma e dell’antica Grecia”.

Fetonte sul carro del sole, dipinto da Gerolamo Romanino al centro della volta della Loggia al Castello del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)

“Il mito narra di Fetonte che si recò nella reggia del sole, del dio Apollo suo padre, e gli chiese conferma di essere proprio suo figlio”, riprende Facchin. “Apollo, per rispondere a questa domanda, si tolse la corona di raggi del sole, che circondavano il suo capo, perché erano talmente dorate e abbaglianti che impedivano a tutti di vederlo. Quando Fetonte si avvicinò, Apollo gli chiese di esprimere un desiderio affinché lui potesse dimostrargli di essere veramente suo padre e Fetonte fece una richiesta molto importante che rinunciasse al comando del carro e dei cavalli alati con il quale Apollo trasportava il sole durante il giorno sulla terra. Apollo disse a Fetonte di fare richieste adatte alla sua giovane età e al suo essere mortale. Ma Fetonte fu irremovibile, al ché il padre disse al figlio di stare molto attento. La difficoltà nel comandare il carro del sole era quella di trattenere i cavalli impetuosi. E Fetonte si preparò all’impresa. Una volta salito sul carro, però, i cavalli si resero subito conto che il cocchiere non era Apollo e si imbizzarrirono. All’interno della volta della Loggia è rappresentato proprio il momento in cui uno dei quattro cavalli che trainava il carro si era già staccato dalla quadriglia. Il carro e i cavalli si imbizzarrirono e Fetonte arrivò fino a sfiorare la volta celeste tant’è che la ruppe e ne discese una lucente scia di stelle. Nacque così la Via Lattea. Fetonte tirò violentemente le redini. I cavalli si abbassarono e andarono a sfiorare il terreno, la Terra, e crearono i deserti. A questo punto il carro sfrecciò davanti alla Luna che impallidì e lo guardò stupita. E Zeus tuonò, lanciò una saetta e colpì Fetonte che cadde ancora fumante nel fiume Eridano, il fiume Po. Le ninfe piansero la morte di Fetonte e ne raccolsero il corpo morente. La decorazione della Loggia presenta altri quattro personaggi: le Quattro Stagioni – continua Facchin -,  che sedevano a destra e a sinistra del trono di Apollo. La Primavera è riconoscibile dai fiori che tiene in mano, mentre l’Estate è circondata di spighe e di frutti. L’Autunno ha dei pampini e dei grappoli d’uva, mentre l’Inverno ormai vecchio e con la barba lunga presenta una serie di foglie secche. Questa rappresentazione doveva rendere ancora più completa la descrizione del mito. E infatti troviamo proprio Apollo rappresentato sul lato Est della Loggia, dove sorge il sole. Mentre di fronte a lui, sul lato Ovest, abbiamo Diana, la dea della luna, dove il sole ovviamente tramonta. La scelta decorativa della Loggia non è stata fatta tanto per dare spiegazione scientifica di fenomeni naturali quali la Via Lattea oppure i deserti, quanto piuttosto per ammonire gli ospiti che si trovavano all’interno della Loggia in attesa. Infatti Fetonte richiama la possibilità di chi è al governo di fare il passo troppo lungo rispetto alla propria gamba, di esagerare, di utilizzare in maniera anche inconsapevole ma negativa il proprio potere. L’invito di Bernardo Cles era quello di pensare sempre al benessere della comunità e quindi di governare al meglio delle proprie possibilità. Ecco cosa voleva raccontarci attraverso il mito di Fetonte”.