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A Vicenza la mostra “Mito, dei ed eroi” per il ventennale delle Gallerie d’Italia fa riscoprire arte e architettura di Palazzo Leoni Montanari in cui preziosi reperti antichi dialogano con gli affreschi, i dipinti, gli stucchi che decorano il piano nobile

Quante volte siete stati a Vicenza a Palazzo Leoni Montanari? Sono centinaia di migliaia gli appassionati, ma anche gli esperti, di arte antica, pittura veneta, iconografia russa che hanno varcato la soglia della nobile dimora barocca di contra’ Santa Corona in Vicenza, in vent’anni, da quando cioè – era il maggio 1999 – divenne la prima sede museale delle Gallerie d’Italia, polo museale di Intesa San Paolo (seguita nel tempo dall’apertura delle Gallerie di Napoli e Milano): le Gallerie di Palazzo Leoni Montanari hanno maturato nel tempo un ruolo primario tra le istituzioni cittadine, superando i confini regionali e interloquendo con istituzioni culturali nazionali e internazionali, grazie alle collezioni permanenti di pittura veneta del Settecento, di icone russe e di ceramiche attiche e magnogreche e alle numerose esposizioni temporanee. Ma siete sicuri di conoscere veramente il palazzo, voluto da Giovanni Leoni Montanari nel 1678 nel cuore di Vicenza, quando la sua famiglia si affacciava alla ribalta cittadina? Questa casata non era infatti nobile di nascita, ma era riuscita a raggiungere una solida posizione economica grazie alla produzione e al commercio di tessuti. La famiglia era alla ricerca di un’affermazione sociale e desiderava essere accolta nel ceto nobiliare di Vicenza. La costruzione del palazzo in contra’ Santa Corona serviva dunque a dare un chiaro segnale delle aspirazioni della famiglia e del nuovo ruolo che ambiva a ricoprire nella vita cittadina.

La locandina della mostra “Mito, dei ed eroi” a Palazzo Leoni Montanari di Vicenza

Fernando Mazzocca, Federica Giacobello, Agata Keran, curatori della mostra “Mito, dei ed eroi” (foto Graziano Tavan)

Stucchi barocchi a Palazzo Leoni Montanari (da http://www.affrescoeuganeo.com)

Nel ventennale delle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, per celebrare l’evento Intesa San Paolo ha promosso la mostra “Mito, dei ed eroi” (fino al 14 luglio 2019) a cura di Fernando Mazzocca, Federica Giacobello, Agata Keran, un’occasione per riscoprire il palazzo, la sua identità, testimonianza della cultura figurativa italiana tra Seicento e Ottocento, specchio della cultura e delle aspirazioni dei suoi committenti, in un percorso in cui l’Antico dialoga con gli affreschi, i dipinti, gli stucchi che decorano le stanze del piano nobile del palazzo, diventando un’indagine sulla fortuna dei miti classici dall’antichità al Neoclassicismo. Così il visitatore – per la prima volta – è quasi costretto ad alzare la testa, ad apprezzare l’architettura e l’arte dello scrigno nobiliare in un dialogo continuo con gli eccezionali prestiti eccezionali da due dei più importanti musei Archeologici nazionali italiani (Napoli e Reggio Calabria) e dall’Ermitage di San Pietroburgo, musei con i quali i curatori hanno stretto una proficua collaborazione scientifica. “Il 2019 segna il ventesimo compleanno del primo progetto museale cui la nostra Banca ha dato vita nel 1999, a Vicenza: la prima sede delle Gallerie d’Italia”, interviene Giovanni Bazoli, Presidente emerito di Intesa Sanpaolo. “La scelta di trasformare questo palazzo in museo, in un luogo d’arte e cultura, ha voluto essere un gesto di apertura verso la cittadinanza. È testimonianza di un radicato senso di responsabilità civica, che ci suggerisce di non trattenere con gelosa riservatezza i tesori architettonici e artistici di proprietà, bensì di condividerli con il pubblico e diffonderne la conoscenza. I festeggiamenti iniziano con questa grande mostra che celebra, insieme, gli stupefacenti cicli decorativi del palazzo e le ceramiche antiche della nostra collezione. Le successive iniziative metteranno al centro un altro importante nucleo collezionistico accolto nel museo, le icone russe. E giungeranno a Vicenza, nell’ambito della rassegna “L’Ospite illustre”, capolavori d’arte provenienti da importanti musei internazionali. Tutto questo per sottolineare con forza la medesima vocazione culturale e civile con cui nel 1999 abbiamo aperto al pubblico le porte di questo palazzo, e il crescente impegno della nostra Banca per assicurare, nel cuore di Vicenza, un centro vivo e pulsante di promozione dell’arte, della cultura e della bellezza, al servizio della città”.

Mostra “Mito, dei ed eroi”: l’Antico dialoga con il Moderno nella Galleria di Ercole a Palazzo Leoni Montanari di Vicenza (foto Graziano Tavan)

“Mecenate presenta le Arti Liberali ad Augusto” di Giovan Battista Tiepolo, dall’Ermitage di San Pietroburgo (foto Graziano Tavan)

Partendo dalla rappresentazione di miti e personaggi eroici nell’antichità, la mostra “Mito, dei ed eroi” (catalogo Skira con saggi di Fernando Mazzocca, Federica Giacobello e Agata Keran) mette in luce la fortuna della tematica mitologica nei secoli, a partire dalla Grecia, dalla Magna Grecia e da Roma sino all’approdo esemplare tra il Classicismo seicentesco e le diverse stagioni, tra Sette e Ottocento, del Neoclassicismo. Il piano nobile del palazzo ospita oltre 60 opere, di cui molti capolavori in prestito come lo straordinario Mecenate presenta le Arti Liberali ad Augusto di Giovan Battista Tiepolo, dall’Ermitage di San Pietroburgo con cui Intesa Sanpaolo ha un accordo triennale di collaborazione. La mostra è suddivisa in otto sezioni, ognuna con una tematica diversa, in un continuo confronto tra dei, eroi, miti rappresentati nell’apparato decorativo del palazzo e quelli raffigurati sulle opere esposte. Apollo, Atena, Marsia, Niobe, Alessandro Magno, Ercole, Achille, saranno i protagonisti di un avvincente viaggio nel tempo e nello spazio architettonico, in un incessante rimando sul piano figurativo e iconologico tra i soggetti pittorici delle decorazioni e le opere in mostra, alla scoperta dei significati religiosi, morali e culturali che il mito ha assunto in tempi e contesti diversi.

Cratere a volute apulo con “Apoteosi di Eracle” del Pittore di Licurgo, dalla Collezione Intesa San Paolo (foto Graziano Tavan)

Mostra “Mito, dei ed eroi”: la Galleria di Atena a Palazzo Leoni Montanari di Vicenza (foto Graziano Tavan)

I vasi dipinti della collezione di Intesa Sanpaolo dialogano con sculture e affreschi dell’arte greco-romana, analizzando gli aspetti produttivi e figurativi, l’influenza e la traduzione in immagine dei soggetti più celebri, le interpretazioni proposte per lo stesso mito da pittori e scultori; allo stesso modo le opere pittoriche di Pompeo Batoni, Ignazio e Filippo Collino, Francesco Hayez, Louis Gauffier, Laurent Pecheux, Camillo Pacetti, Luigi Basiletti, Francesco e Luigi Righetti, Giambattista Tiepolo e Cristoforo Unterberger sono testimonianza di come l’antico venisse considerato come modello universale di bellezza e virtù morale in epoca neoclassica.

A Palazzo Leoni Montanari di Vicenza a tu per tu con un capolavoro: il Vaso di Pronomos, straordinario cratere attico “ospite” d’onore della mostra “Dioniso. Mito rito e teatro”. Incontro il 5 marzo con esperti che, partendo dallo studio del vaso, affrontano il tema del teatro classico raffigurato e recitato

Il Vaso di Pronomos, cratere attico della fine del V sec.. a.C. proveniente da Ruvo di Puglia e conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli

Il Vaso di Pronomos, cratere attico della fine del V sec.. a.C. proveniente da Ruvo di Puglia e conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli

Nel dettaglio del Vaso di Pronomos la raffigurazione del flautista Pronomos, musicista beotico molto noto ad Atene

Nel dettaglio del Vaso di Pronomos la raffigurazione del flautista Pronomos, musicista beotico molto noto ad Atene

L’occasione è di quelle ghiotte: visitare la mostra “Dioniso. Mito rito e teatro” aperta alle Gallerie d’Italia di Palazzo Leoni Montanari di Vicenza, e di vivere un’esperienza unica di approfondimento e di racconto con il Cratere di Pronomos, il vaso antico più studiato al mondo, vaso che della mostra berica è l’ospite d’onore. L’appuntamento è per sabato 5 marzo 2016, alle 15, alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, sede museale di Intesa Sanpaolo a Vicenza, che dedicano un incontro di studi al Vaso di Pronomos, uno straordinario cratere a volute attico della fine del V secolo a.C. proveniente da Ruvo di Puglia, dove fu rinvenuto nel 1835 nella ricca sepoltura di un membro dell’antica aristocrazia locale di inizio IV secolo a.C. Il vaso fu successivamente acquistato dal Real Museo Borbonico di Napoli, l’attuale Museo Archeologico Nazionale, dove ancor oggi è conservato; si tratta di uno dei pezzi d’eccellenza della considerevole collezione ceramica del Mann. “Il cratere (eponimo del pittore cui è stato attribuito)”, spiegano gli archeologi dell’Archeologico di Napoli, “uno dei capolavori della ceramica attica della fine del V sec. a.C., famosissimo per la ricchezza di informazioni che ci dà sul dramma satiresco, sui suoi personaggi, sui costumi, sui musicisti, commemora, come un manifesto, una famosa performance della compagnia teatrale il cui personaggio più importante, data la posizione centrale proprio sotto quella di Dioniso, sembra il flautista Pronomos, un personaggio reale che da altre fonti conosciamo come un musicista beotico famoso nell’Atene dei suoi tempi”.

Le raffigurazioni del vaso di Pronomos nel loro sviluppo orizzontale

Le raffigurazioni del vaso di Pronomos nel loro sviluppo orizzontale

Il Vaso di Pronomos si contraddistingue per la raffinatezza della forma vascolare e per la perizia esecutiva, ma è celebre soprattutto per la scena su di esso rappresentata. Una compagnia teatrale impegnata in un dramma satiresco, ultima esibizione della tetralogia tragica, è colta in uno spontaneo fuori scena: vi sono i musicisti, gli attori in costume e i membri del coro travestiti da satiri che dialogano tra loro o provano un passo di danza. A tale istantanea di vita vissuta dell’Atene del V secolo a.C. partecipa, con una straordinaria incursione dal mondo del mito, Dioniso, dio del teatro, seduto al centro con la sua amata Arianna. Sotto la coppia divina siede, intento a suonare il doppio flauto, Pronomos, noto auleta tebano celebre per le sue qualità e la sua inventiva musicale, che probabilmente commissionò la realizzazione del cratere e da cui il vaso prende il nome.

La scena centrale del vaso di Pronomos con in alto Dioniso e Arianna, e sotto il flautista Pronomos

La scena centrale del vaso di Pronomos con in alto Dioniso e Arianna, e sotto il flautista Pronomos

Nell’incontro di Vicenza si confrontano e si interrogano sul vaso e sulla sua raffigurazione gli archeologi Federica Giacobello (Università degli Studi di Milano) e Maurizio Harari (Università degli Studi di Pavia); il grecista Giuseppe Zanetto (Università degli Studi di Milano) parlerà del dramma satiresco e del teatro ateniese; l’antichista Paola Schirripa (Università degli Studi di Milano) e l’attore regista Tommaso Amadio (co-direttore del Teatro Filodrammatici di Milano) interverranno sul problema della traduzione e messa in scena della tragedia greca nel teatro contemporaneo. Un incontro affascinante, dunque, che affronterà il tema del teatro classico raffigurato e recitato in maniera trasversale, partendo dall’opera per arrivare alle esperienze della drammaturgia contemporanea.

Il manifesto della mostra "Dioniso. Mito, rito e teatro" alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari di Vicenza

Il manifesto della mostra “Dioniso. Mito, rito e teatro” alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari di Vicenza

L’incontro fa parte del ricco programma di iniziative organizzate a corredo della mostra “Dioniso. Mito, rito e teatro”, terzo appuntamento dopo “Le ore della donna” e “Il viaggio dell’eroe” del progetto “Il Tempo dell’Antico, che permette di esporre a rotazione piccoli nuclei di vasi selezionati su base tematica dalla collezione Intesa Sanpaolo di ceramiche attiche e magnogreche, conservata nel deposito di Palazzo Leoni Montanari. è quindi l’occasione, come si diceva, per chi non l’ha ancora fatto, di visitare la mostra aperta fino all’autunno 2016 nelle due sale del piano nobile del seicentesco palazzo. Le raffigurazioni dei vasi narrano culti (come l’orfismo) e riti d’iniziazione, il permeante rapporto uomo-divinità e l’inscindibile legame con il teatro, l’influenza nella società occidentale anche grazie all’apporto del multimediale attraverso dispositivi mobili e touch screen. Ad accogliere il visitatore due ampi vasi a cratere. Nel primo due figure femminili affiancano il simulacro del dio, l’una offerente (con uno stamnos tra le mani), l’altra intenta a suonare un doppio flauto. In quello che la fronteggia, durante un simposio, alcuni giovani si dedicano al gioco del cottabo, sorta di tiro al bersaglio, fruendo di gocce di vino. Nella seconda sala dedicata al tema del teatro spicca in posizione centrale un «ospite illustre»: il vaso di Pronomos, cratere attico concesso in prestito dal museo Archeologico nazionale di Napoli, oggetto dell’incontro di approfondimento. Alla parete: il supporto multimediale ne consente una lettura iconografica puntuale nella percezione del più piccolo dettaglio.

A completare la conoscenza del vaso di Pronomos, si può recuperare su Youtube una ricostruzione tridimensionale della scena tragica raffigurata sul famoso cratere attico.