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Ercolano. Il parco archeologico, dopo il successo de “I Venerdì” (tutti sold out) lancia una nuova offerta culturale: riapre l’Antico Teatro tre giorni la settimana da settembre a novembre

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L’ingresso al Teatro antico di Ercolano in corso Resina (foto Pier Paolo Metelli – Arte’m)

Dal 5 settembre 2023 riprendono le aperture dell’Antico Teatro del parco archeologico di Ercolano, un viaggio nel tempo attraverso i cunicoli settecenteschi, in un percorso sotterraneo che trasporta indietro nei secoli. L’estate 2023 al parco archeologico di Ercolano non cessa di offrire meravigliose opportunità di conoscenza e di scoperta ad un pubblico sempre più numeroso e interessato.

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Grande risposta del pubblico a “I Venerdì di Ercolano” 2023 che hanno segnato sempre sold out (foto paerco)

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Visitatori interessati nelle aperture serali del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

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Tableaux Vivants al parco archeologico di Ercolano: molto apprezzate le performance di Teatri 35 (foto paerco)

La visita dell’Antico Teatro arriva a pochi giorni dalla chiusura del ciclo de “I Venerdì di Ercolano”, che hanno registrato una serie di sold out, percorsi notturni di visite guidate, arricchiti di illuminazioni artistiche e rappresentazioni teatrali. Per andare incontro alla richiesta del pubblico per quest’anno lo staff del Parco ha ampliato il numero di posti disponibili che però si sono puntualmente esauriti di sera in sera a ulteriore conferma che il format rappresenta l’offerta di punta dell’estate vesuviana. Nelle 6 aperture serali, che hanno coperto i mesi di luglio e agosto, sono stati 2509 i visitatori che hanno potuto apprezzare la suggestione della visita del Parco illuminato e le performance teatrali di Teatri 35, registrando il sold out per ogni serata, tranne per un evento interrotto per maltempo. Dall’analisi della customer satisfaction si evince che i visitatori prevalentemente sono provenienti dal Sud Italia, oltre la metà degli stessi aveva già visitato il Parco di Ercolano a dimostrare l’interesse che il sito suscita nei legami di fidelizzazione che esso crea, la totalità ha espresso un voto tra 9 e 10 per la professionalità di organizzazione e accoglienza, oltre che per il percorso di visita e l’allestimento. Molti appassionati hanno espresso apprezzamento anche con commenti entusiastici sia presso le apposite postazioni di feedback, sia sulle pagine social del Parco, che diventano un vero e proprio archivio condiviso di memorie ed emozioni.

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, ai “Venerdì di Ercolano” (foto paerco)

“Sono sicuro che anche quest’anno attraverso la visita speciale e il racconto ispirato alle testimonianze provenienti direttamente dalle case e dagli edifici”, dichiara il direttore del Parco Francesco Sirano, “abbiamo raggiunto l’obiettivo di comunicare con la passione che contraddistingue tutto lo staff del Parco scoperte scientifiche e dati storici di grande rilevanza. L’edizione 2023 de I Venerdì era incentrato sul cibo, gli spazi ad esso connessi, la dieta degli antichi, ma anche i modi in cui i cibi si preparavano, cucinavano e consumavano. Le testimonianze che il sito archeologico di Ercolano ci ha restituito consentono infatti un’esperienza unica al mondo. Ma l’offerta culturale del Parco non termina qui. Infatti concluse le passeggiate serali, riapre il Teatro Antico, offrendo così un’ulteriore opportunità tanto per il turismo di prossimità, quanto per visitatori di ogni provenienza che in questi mesi affollano il territorio campano. È un invito ad unire all’esplorazione del sito all’aperto l’emozione della visita sotterranea dell’Antico Teatro”.

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Teatro Antico di Ercolano: un passaggio del suggestivo percorso di visita sotterraneo (foto Pier Paolo Metelli – Arte’m)

Per i mesi di settembre, ottobre e novembre 2023 nei giorni di martedì, giovedì e sabato, con 6 turni al giorno (3 antimeridiani e 3 pomeridiani con due di essi in lingua inglese) a partire dalle 9.30 fino alle 16.30, si potrà vivere una vera esperienza esplorativa muniti di casco, torcia e mantellina in una ideale viaggio del tempo ci si troverà catapultati, nelle diverse epoche, a oltre 20 metri nel sottosuolo della città per immedesimarsi in un antico spettatore che sedeva sulle diverse gradinate o indossare le vesti dei viaggiatori del Grand Tour o ancora gli abiti dei cittadini che trovavano rifugio in questo luogo durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, durante una visita guidata al Teatro Antico (foto paerco)

TEATRO ANTICO BIGLIETTI: biglietto ingresso Teatro antico di Ercolano: euro 5 + euro 1 per fronteggiare i danni dell’alluvione in Emilia Romagna acquistabile in biglietteria oppure online su ticketone.it; biglietto integrato ingresso parco archeologico di Ercolano + Teatro antico di Ercolano: euro 15 acquistabile in biglietteria oppure online; biglietto ridotto previsto unicamente per il biglietto solo teatro di 2 euro per ragazzi con età compresa tra i 18 e i 25 anni (+ diritti di prevendita di 1.50 solo per acquisto online). I diritti di prevendita online sono come di consueto 1.50 e vengono applicati una sola volta nel caso del biglietto integrato. Sono esclusi i diritti di prevendita sui biglietti gratuiti. Sospese tutte le gratuità ad eccezione di quelle relative ai portatori di handicap e ad un loro familiare o ad altro accompagnatore che dimostri la propria appartenenza a servizi di assistenza socio-sanitaria.

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Visitatori con torcia e caschetto durante la visita al Teatro Antico di Ercolano (foto paerco)

INFORMAZIONI PER LA VISITA: il percorso è sotterraneo e raggiunge circa 25 metri dalla quota stradale. La visita è riservata ai maggiorenni. L’appuntamento è alla biglietteria del parco archeologico 30 minuti prima dell’inizio del proprio turno di visita. La pavimentazione è bagnata in più punti ed è scivolosa a causa della presenza di sedimentazioni calcaree e di acqua. Inoltre, il percorso prevede molti gradini. Pertanto, non è adatto ai soggetti claustrofobici e alle persone con problemi di deambulazione o in gravidanza, ovvero con patologie influenzabili dal contesto di visita. Per motivi di sicurezza si richiede ai visitatori di portare con sé solo borse di piccole dimensioni. Saranno forniti dal parco archeologico di Ercolano caschetti, cuffia per capelli, mantelline e torce da utilizzare nel percorso. È obbligatorio l’uso di scarpe chiuse, basse, resistenti ed impermeabili. è preferibile l’utilizzo di scarpe da trekking. Si consiglia nei periodi estivi di munirsi di maglie o giacche comode, da indossare prima della visita, dato il considerevole sbalzo termico da affrontare durante il percorso.

Il parco archeologico di Ercolano tra le scelte preferite dell’estate 2023: pienone nel weekend di Ferragosto. Sold out anche per le strutture ricettive del territorio

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Boom di visitatori al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

ercolano_parco_i-venerdì-di-ercolano_2023_sold-out_locandinaIn crescita costante i visitatori del parco archeologico di Ercolano, che nel weekend di Ferragosto (da sabato a martedì 15 agosto 2023) ha registrato ben 7015 appassionati che hanno varcato i cancelli di ingresso all’area archeologica. Reduci dalla prima domenica del mese a ingresso gratuito in cui il Parco ha raggiunto le 3.335 presenze, si ripresentano come la scorsa estate i sold out ripetuti per serate e turni de i Venerdì di Ercolano, pur avendo il parco aumentato il numero di posti disponibili. I percorsi notturni di visite guidate e performance teatrali di Teatri 35 per l’edizione 2023 sono dedicati a Cibo e alimentazione con un tour che conduce i visitatori in un viaggio nelle abitudini degli antichi ercolanesi. Le serate si ripeteranno ogni venerdì fino al 25 agosto 2023 e la direzione consiglia vivamente l’acquisto con largo anticipo sul sito Ticketone per non perdere la magia delle meravigliose visite notturne nell’antica Herculaneum.

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Migliaia di visitatori nel ponte di Ferragosto nel parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

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Tableau vivant nell’area sacra di Venere di Ercolano in occasione de “I venerdì di Ercolano” (foto paerco)

“Il tema del cibo, peculiarità tutta propria dell’archeologia ercolanese”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “è proposto in una accurata ricostruzione filologica che sta alla base di interventi scenici che, visti i numeri di questa estate, non manca di attirare come di consueto l’interesse dei visitatori. Si tratta di un successo annunciato, che prosegue e anzi supera la scia delle ultime estati tutte sold out del fortunato format del Parco, che dopo le restrizioni dell’epoca Covid torna finalmente a numero pieno, offrendo così la possibilità di fruirne a centinaia di visitatori italiani e stranieri, che estasiati si lasciano coinvolgere nelle luci e nelle suggestioni del percorso serale”. Il networking territoriale dà inoltre ottimi risultati anche sul fronte accoglienza ricettiva: si registra infatti il sold out dei posti letto sul territorio per i mesi da luglio a settembre. “I patti sinergici tra enti sono la vera forza delle località a forte attrazione culturale”, aggiunge il direttore, “la mission dell’ente continuerà ad essere quella di coinvolgere il territorio lungo un percorso di crescita diventando tutti ambasciatori dell’identità e dei valori culturali di Ercolano”.

Archeologia in lutto. È morto a 65 anni, dopo malattia, Fabrizio Pesando, uno dei pompeianisti più noti, studioso appassionato dell’archeologia romana e vesuviana, professore ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte Romana all’università Orientale di Napoli. Il cordoglio di colleghi, amici ed ex-studenti

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Il prof. Fabrizio Pesando (foto paerco)

Archeologia in lutto. La mattina dell’11 agosto 2023, è morto, a 65 anni, a San Benedetto del Tronto, dopo una lunga malattia, Fabrizio Pesando, uno dei pompeianisti più noti, studioso appassionato dell’archeologia romana e vesuviana, professore ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte Romana e Archeologia delle Province Romane, all’università Orientale di Napoli. Per decenni Pesando è stato uno degli animatori e promotore anche presso le nuove generazioni di studiosi di ricerche e pubblicazioni. La notizia è giunta improvvisa e ha lasciato attonito il mondo dell’archeologia. A esprimere cordoglio per la scomparsa del professore Fabrizio Pesando sono intervenuti a livello istituzionale la direzione del parco archeologico di Pompei e del parco archeologico di Ercolano, e la direzione del museo Archeologico nazionale di Napoli. Anche la Fondazione Paestum ha appreso con sgomento la notizia della scomparsa di un grande studioso ed indimenticabile amico come il prof. Fabrizio Pesando: “Con immensa tristezza partecipa al lutto della famiglia e della comunità scientifica tutta”.

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Il prof. Fabrizio Pesando (foto parco archeologico pompei)

“La direzione generale del Parco di Pompei, a nome di tutto il personale, saluta un importante studioso ed una figura di grande spessore culturale, profondo conoscitore della storia archeologica di Pompei, esprimendo le più sentite condoglianze alla famiglia”. E il direttore di Ercolano, Francesco Sirano: “La notizia della morte di Fabrizio Pesando lascia una grande tristezza e crea un vuoto difficile da colmare sul piano delle ricerche scientifiche. Con Fabrizio avevamo un rapporto di lunga data che è diventato di leale collaborazione professionale e vicinanza di pensiero negli anni della sua presenza nel Comitato scientifico del parco al quale ha dato un contributo fondamentale. Archeologo tra i più apprezzati da colleghi e studenti, di spiccato acume e dai molti interessi ha lavorato lungamente sul sito di Ercolano. Perdiamo un prezioso collega nell’azione di tutela, valorizzazione e comunicazione del patrimonio culturale, ancora nel pieno della sua attività professionale”. Anche il team HCP ricorda il trentennale impegno che Fabrizio Pesando ha messo in campo per la conoscenza e la valorizzazione dei siti vesuviani. Lo staff intero del Parco di Ercolano insieme ai colleghi dell’Herculaneum Conservation Project si stringe nel dolore della grave perdita. Il direttore e lo staff del Mann “esprimono il loro cordoglio per la morte di Fabrizio Pesando, professore ordinario all’università di Napoli l’Orientale, punto di riferimento per l’archeologia dell’Italia romana”.

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Conferenza del prof. Fabrizio pesando all’Orientale di Napoli (foto Freie Universität Berlin)

Nato a Ivrea (Torino) il 23 gennaio 1958, dottore di Ricerca in Archeologia (Archeologia Greca e Romana, 1996), è stato professore ordinario all’università “L’Orientale” di Napoli per il settore L-ANT/07 (Archeologia Classica). Ha insegnato Archeologia e Storia dell’Arte Romana e Archeologia delle Province Romane. Se ne va uno dei più grandi studiosi di Pompei, direttore della rivista Vesuviana. An International Journal on Pompeii and Herculaneum. Ha diretto scavi e ricerche a Pompei (2001-2011) e scritto alcuni dei volumi più importanti per conoscere e scoprire la città antica, tra cui: «Domus». Edilizia privata e società pompeiana tra III e I secolo a.C., monografie della soprintendenza Archeologica di Pompei 12, L’ ‘Erma’ di Bretschneider, Roma 1997; F. Pesando (a cura di), L’Italia Antica. Culture e forme del popolamento nel I millennio a.C., Carocci Editore, Roma 2005; F. Coarelli, F. Pesando (a cura di), Rileggere Pompei I. L’insula 10 della Regio VI, Roma, L’ ‘Erma’ di Bretschneider, 2006; F. Pesando (a cura di), Rileggere Pompei III. Ricerche sulla Pompei sannitica. Campagne di scavo 2006-2008, Pompei 2010; Pompei. L’arte di abitare, Milano, Il Sole24 Cultura, 2013; F. Pesando, M. Giglio, Rileggere Pompei V. L’insula 7 della Regio IX, Roma 2017.

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Il prof. Fabrizio Pesando (foto università orientale napoli)

È l’università “L’Orientale” di Napoli a ripercorrere la sua lunga attività di docente e archeologo. Professore ordinario di Archeologia classica, ha ricoperto il ruolo di direttore del dipartimento di Studi classici e del Mediterraneo antico, di presidente del centro interdipartimentale di Servizi di Archeologia dell’Orientale (CISA) e di vice-direttore del dipartimento Asia Africa Mediterraneo. Ha insegnato Antichità pompeiane ed ercolanesi, Topografia dell’Italia antica, Archeologia della Magna Grecia, Archeologia e storia dell’arte romana e Archeologia e storia dell’arte romana e delle province, nei corsi di studio triennale e magistrale. Numerose sono state le attività archeologiche sul campo, che ha diretto per conto dell’Orientale, organizzate come momenti di ricerca e formazione per gli studenti: Pompei (regio VI, regio IX e regio I), Alba Fucens (via del miliario e assi viari secondari), Sperlonga (villa di Tiberio), Aveja (abitato antico e fortificazioni), San Demetrio de’ Vestini (fortificazioni), Paestum (isolato 4-6) ed infine Cupra Maritima (edifici monumentali del foro). Con lui scompare uno dei più autorevoli studiosi dell’edilizia domestica greca e romana, dell’urbanistica antica, del fenomeno dell’ellenismo e della sua ricezione a Roma, della romanizzazione, in particolare della Spagna, e in generale della storia dell’arte e dell’iconografia romana.

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Copertina della guida “Pompei Oplontis Ercolano Stabiae” di Fabrizio Pesando e Maria Paola Guidobaldi

È autore di numerosissime pubblicazioni; limitandosi solo ad alcune delle monografie, si segnalano: La casa dei Greci (1989, 2. ed. 2006); Libri e biblioteche, Vita e costumi dei Romani antichi (1994); Edilizia privata e società pompeiana tra III e I secolo a.C. (1997); con M. Giglio, Rileggere Pompei V. L’insula 7 della Regio IX (2017); con F. Pompei, Archeomarche 1. Le valli e i porti del Piceno antico (2019); Cinque pezzi facili sulla casa romana. Studi e conferenze – 1999-2018 (2020); Cupra Marittima, Guida al Parco Archeologico (2022). È autore, con M. P. Guidobaldi, della guida archeologica di Pompei, Ercolano, Oplontis, Stabiae (ultima ristampa 2022). Docente molto amato dagli studenti per la capacità di trasmettere metodo critico e capacità di analisi accompagnati dall’entusiasmo che lo contraddistingueva, sia durante le lezioni e i seminari in aula sia nella lunga e intensa attività didattica sul campo, momenti in cui, con il suo costante sorriso e leggerezza, riusciva a coinvolgere tutti i partecipanti. Il suo magistero e il suo spessore di studioso e ricercatore, che hanno così profondamente segnato gli studi dell’archeologia classica all’Orientale, mancheranno molto a studenti e colleghi.

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Il prof. Fabrizio Pesando con l’archeologo Michele Stefanile (foto dal profilo FB di Stefanile)

E poi ci sono i ricordi “privati”. Michele Stefanile, archeologo: “Io e Fabrizio Pesando ci siamo conosciuti esattamente vent’anni fa, alla fine dell’estate del 2003, e per buona parte di questi vent’anni siamo stati praticamente inseparabili: insieme abbiamo accumulato migliaia di km, migliaia di bottiglie, migliaia di risate; a lui devo la mia prima tesi, il mio Erasmus, Sperlonga, Gaeta, l’idea di base della mia seconda tesi (che poi è diventata dottorato e monografia), ma anche il mio divano, il pelouche di un pupazzo strano che secondo lui mi assomigliava, e soprattutto vent’anni di insegnamenti e di archeologia. Di lui ho sempre ammirato la genialità delle interpretazioni unita alla capacità di vivere ogni progetto, ogni scavo, ogni studio con entusiasmo e leggerezza; a vederlo all’opera sembrava tutto facile e divertente, e invece era il frutto di una cultura vastissima, di una solidissima formazione classica e della dote sempre più rara di muoversi con disinvoltura tra le fonti letterarie antiche come fra gli strati archeologici. Oggi con lui si spegne prematuramente una luce. Mancherà a tanti”. Giuliano Volpe (università di Bari): “Una notizia tristissima e dolorosissima. È scomparso Fabrizio Pesando, un caro amico e un ottimo collega archeologo, docente all’Orientale di Napoli. Ha lottato a lungo contro la malattia e ha lavorato fino all’ultimo. Grande studioso di Pompei, dell’edilizia residenziale, delle città antiche. Una perdita gravissima”. Francesco Sirano, direttore dl parco archeologico di Ercolano: “Ecco così voglio ricordare Fabrizio Pesando. Un grande studioso, una persona seria ma dotata di una grande ironia e capacità di trovare ovunque il positivo. Ha affrontato la malattia con forza e determinazione impressionanti e la raccontava con una disarmante semplicità dietro la quale c’è un grande uomo. Grazie Fabrizio per tutto quello che ci hai dato e insegnato. È stato un onore e un privilegio poterti conoscere e apprezzare”.

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Il prof. Fabrizio Pesando in gruppo con l’archeologo Filippo Demma (foto dal profilo FB di Demma)

Filippo Demma, direttore parco di Sibari: “Quando decise di cambiare vita e trasferirsi stabilmente nelle Marche, mi chiamò e scesi a San Benedetto a salutarlo. Ci conoscevamo da sempre. All’epoca lavoravo alla Soprintendenza delle Marche ed ero responsabile della tutela archeologica nell’Ascolano. Chiacchierammo tutto il giorno e – tra tutto l’altro, che non era poco- impostammo il lavoro di ricognizione a Grottammare e nell’ager di Cupra, che avrebbe portato lui ed i ragazzi dell’Orientale a indagare il tempio del foro. In questa foto siamo a tavola con Enrico, Francesco, Francesco, che pure in quel periodo stavano iniziando a Monterinaldo, e Tiziana che lavorava con me da tempo. Fabrizio Pesando è stato un grande archeologo, un perfetto gentiluomo ed un Amico leale. Sempre. Il che, in questo ambiente, non è per niente poco. Che la terra, dopo tante sofferenze, gli sia lieve”. Valeria Perseca Cerasa, ex studentessa: “C’ho impiegato una giornata intera per trovare le parole ma in realtà sono rimasta proprio senza. Mio caro professore solo una parola: Grazie. Grazie per avermi portato la prima volta a visitare gli scavi di Pompei (ricordo tutto dalla prima all’ultima virgola). Grazie per avermi fatto fare il mio primo scavo archeologico (o forse no visto che sono ancora qui!!) credo di non essermi mai divertita così tanto imparando! Grazie per aver pranzato con noi alunni seduto sotto ad un albero, abbiamo condiviso panini e storie meravigliose che porterò nel mio cuore. Grazie per aver stemperato la mia tensione ad ogni singolo esame! Porterò il suo sorriso contagioso sempre nel mio cuore! Grazie di tutto Prof!”. Mario Grimaldi, archeologo: “… oggi è un giorno triste … Fabrizio era per noi la generazione di riferimento … quello sui cui manuali abbiamo studiato tutti noi pompeianisti come ci definiscono … un vero studioso di Pompei e non solo … ci mancherà tanto … “. Nicoletta, guida turistica: “Oggi salgono al cielo persone importanti, anche il caro Prof. Fabrizio Pesando. Ho seguito 3 corsi con lui, di cui ne ricordo uno specifico su Pompei ed Ercolano. Ha decisamente contribuito alla mia formazione ed alla mia passione nel lavoro”. Anna Grossi, Rione Terra a Pozzuoli: “Ho dei ricordi bellissimi delle lezioni del prof. Pesando soprattutto riguardo le antichità pompeiane e l’archeologia della Magna Grecia. Ricordo la sua chiarezza e il suo entusiasmo, un’immensa preparazione delle fonti letterarie legate ai risultati degli scavi archeologici. Ricordo le escursioni a Paestum e a Pompei dove, essendo la più bassina del gruppo, mi indicò come quella più adatta ad alcuni scavi perché avrei potuto intrufolarmi dappertutto senza fare danni. Ma io di scavi non ne ho mai fatti né mi sono mai sentita in grado di farli nonostante la laurea in archeologia… ero più affascinata, e lo sono ancora, a scoprire cosa di reale si cela dietro il mito, come quello che il prof Pesando sapeva raccontare con eleganza e passione. Sono stata fortunata ad averlo come professore”.

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Il prof. Fabrizio Pesando in gruppo con il prof. Francesco Casagrande (foto dal profilo FB di Casagrande)

Francesco Casagrande, università “Gabriele d’Annunzio” e museo del Mare di San Benedetto: “La mestizia ci raggiunge e ci addolora profondamente ma la sua diligenza intellettuale ed umanità benevola condivisa con molti rimarrà un caposaldo da mantenere desto nei giorni a venire. Personalmente non so come ringraziarla per l’enorme arricchimento che mi ha apportato nel frequentarla e la stima rivoltale rimarrà imperitura. Onoreremo sempre la sua memoria ed il suo lascito di competenze non verrà mai meno e correntemente incrementato. Riposo in pace professor Fabrizio Pesando la accolga il Signore fra le sue braccia”. Fai Giovani – San Benedetto del Tronto: “Esprimiamo il nostro cordoglio per la scomparsa del prof. Fabrizio Pesando, grande archeologo e studioso della storia di Pompei, professore di archeologia classica all’Università degli Studi “L’Orientale” di Napoli, che tanto si è speso per i beni archeologici del nostro territorio, a partire dal parco archeologico naturalistico “Civita” di Cupra Marittima di cui era direttore, fino agli scavi della Villa Marittima del Paese Alto di San Benedetto del Tronto”.

Archeologia in lutto. Si è spenta in pochi giorni per un male incurabile Vincenzina Castiglione Morelli “Nella”, l’archeologa innamorata di Ercolano. Il ricordo della grande pompeianista

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L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli stroncata da un male incurabile (foto paerco)

Se n’è andata in pochi giorni, colta da un male rapido ed implacabile che le ha rubato anche la possibilità di scambiare un ultimo, estremo sguardo con i suoi cari. Lutto nell’archeologia: è morta Vincenzina Castiglione Morelli, l’archeologa innamorata di Ercolano. I funerali si terranno a Napoli, sabato 22 luglio 2023, alle 10, nella chiesa di S. Maria della Vittoria, in piazza Vittoria. È Giuseppe Di Leva a farne un ritratto di affetto e riconoscenza: “Minuta, riservatissima, la dolce Nella – come la chiamavano affettuosamente tutti quelli che l’hanno conosciuta – se n’è andata stamani (21 luglio 2023), in questo torrido luglio, in silenzio, quasi in punta di piedi, come faceva sempre, con la sua raffinata educazione. Vincenzina Castiglione Morelli si laurea in archeologia con Achille Adriani ma è con Alfonso De Franciscis che partecipa ad una delle avventure pompeiane più esaltanti: lo scavo della Casa di Giulio Polibio. Fu lo stesso grande archeologo napoletano ad affidarle l’incarico dell’inventariazione e schedatura dei reperti rinvenuti nella domus pompeiana. Con un altro celebre archeologo, Werner Johannowsky, intraprese lo scavo dell’Anfiteatro presso la località Fornaci, procedendo poi con la catalogazione dei reperti provenienti dalla stipe di Teano che erano custoditi nei depositi del Mann denominati proprio Johannowsky. Sempre con De Franciscis partecipò allo scavo della villa romana del Naniglio di Gioiosa Ionica ed alla successiva pubblicazione dello stesso scavo insieme agli allestimenti delle relative mostre presso più sedi. Da affezionata allieva di De Franciscis, dopo la morte dell’archeologo napoletano, ne curò la pubblicazione di alcuni lavori, come quello sul Sacello degli Augustali a Miseno. Un altro omaggio, Nella rese anche a Johannowsky, curando – nel 2010 – l’antologia di scritti Dal Tifata al Massico”.

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Copertina del libro “Caio Giulio Polibio. Storie di un cittadino pompeiano”

“Tante altre sono state le sue attività di curatela redazionale – continua De Leva – come il volume dell’IDSN Ager pompeianus et Ager Stabianus, e, nel 2015, con De Carolis e Salerno, il volume Caio Giulio Polibio. Storie di un cittadino pompeiano. Nel 2011 Nella viene nominata Socia Corrispondente dell’Accademia Pontaniana e, dal 2016, ha avuto in affidamento dalla Direzione del Mann, su sua richiesta, il riordinamento dell’Archivio del professore Werner Johannowsky. Ma Nella era soprattutto una pompeianista. Colonna storica dell’Associazione Internazionale Amici di Pompei, di cui era consigliere, all’area archeologica vesuviana la studiosa aveva dedicato numerosi articoli apparsi in riviste specializzate, una soprattutto, quella che possiamo a giusta ragione considerare la sua più dolce “pupilla”: Rivista di Studi Pompeiani. Correva il 1995 quando Nella ne divenne redattrice per poi assumere il ruolo – nel 2012 – di redattrice unica responsabile. Ed è a lei che, nel corso di oltre un ventennio, si deve forse soprattutto la tenacia con cui si è difesa una rivista che per tanti anni è stata strumento di conoscenza di ricerche archeologiche e di fondamentali contributi sull’area vesuviana. E sarà in sua memoria che, chi ne prenderà il posto in seno all’Associazione Internazionale Amici di Pompei, sarà chiamato a difendere non solo il prezioso lavoro di Nella ma una storia di passione per quell’antichità palpitante che continuiamo a scovare tra le pietre di Pompei”.

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L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli con Giuseppe Luongo nel 2017 in uno degli “Incontri di Archeologia” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“Oggi la piangono in tanti – conclude -. E sono davvero parecchi quelli che l’hanno conosciuta. Ma a me piace ricordare in particolare Salvatore Nappo, Luciana Jacobelli, Margherita Tuccinardi, Antonio Varone, Angelandrea Casale, Grete Stefani, Antonio De Simone, Paola Miniero, Bianca Maria Sammarco, Stella Pisapia, Caterina Cozzolino, Peppino Lindinerro, Marco De Gemmis, Maria Rosaria Esposito a cui, chi scrive, è affezionato e legato come a degli zii e zie. Alla famiglia, ai suoi nipoti, cui Nella era legatissima e che i frequentatori delle sue conferenze al Mann hanno avuto addirittura modo di veder crescere, va tutto l’affetto e la vicinanza per una perdita grave”.

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L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli stroncata da un male incurabile (foto parco archeologico pompei)

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La copertina di un’edizione della Rivista di Studi Pompeiani di cui Vincenzina Castiglione Morelli è stata redattrice unica

Il parco archeologico di Ercolano e l’Herculaneum Conservation Project (HCP) si uniscono nel ricordo della straordinaria professionista. Il direttore del parco archeologico Francesco Sirano addolorato per la perdita, afferma: “Ho conosciuto Nella tanti anni fa in occasione della pubblicazione di un articolo sugli Atti dell’Accademia Napoletana di Archeologia e da allora ho avuto tanti contatti con lei, una persona molto discreta, sempre presente e dagli appassionati interessi condivisi per l’archeologia. L’ho ritrovata come direttore del parco archeologico di Ercolano e abbiamo collaborato in diverse occasioni, in particolare alla redazione annuale della parte di competenza di Ercolano nella Rivista di Studi Pompeiani e Nella rappresentava una presenza costante e vicina come di un’amica, una presenza sempre cortese pronta a sollecitare soluzioni. La sua scomparsa lascia tutto il personale del Parco e di HCP sgomenti. Non scompare solo una professionista ma una collega con la quale abbiamo stretto un rapporto reciproco di grande semplicità, stima e rispetto”.  I colleghi dell’HCP si stringono intorno alla famiglia nel ricordo personale e professionale della Castiglione Morelli sottolineando che la Rivista di Studi Pompeiani è l’unico ambito in cui la storia di Ercolano nel XXI secolo, il più grande partenariato pubblico privato per il patrimonio archeologico in Europa grazie al Packard Humanities Institute, viene raccontato in modo sistemico da oltre 15 anni, e questo è in gran parte merito suo.

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L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli stroncata da un male incurabile (foto mann)

Anche la direzione del parco archeologico di Pompei esprime cordoglio per la scomparsa della prof.ssa Vincenzina Castiglione Morelli consigliere direttivo dell’Associazione Internazionale Amici di Pompei. E, a nome di tutto il personale, saluta una grande studiosa ed una figura di grande spessore culturale, esprimendo le più sentite condoglianze alla famiglia. E l’archeologo Mario Grimaldi: “Nella è stata una colonna della mia formazione da studente sino ai primi articoli e poi lavori assieme addirittura con grande onore mio. Mi mancherà tantissimo l’ultima telefonata che mi ha fatto pochi giorni fa fu bellissima … grazie di tutto quanto mi hai insegnato cara Nella”. Margherita Tuccinardi: “Ciao Nella carissima, amica, collega e soprattutto persona assolutamente speciale!”. Il grave lutto ha colpito l’associazione internazionale Amici di Pompei. Il presidente Antonio Varone e il segretario Angelandrea Casale porgono a nome dell’Associazione alla figlia dr.ssa Emilia Del Franco e ai familiari le più sentite condoglianze. Il direttore e lo staff del museo Archeologico nazionale di Napoli si associano al dolore della famiglia di Nella Castiglione Morelli, “di cui ricorderemo sempre lo sguardo limpido e dolce, il tratto gentile della persona e l’onestà intellettuale”.

Parco archeologico di Ercolano. Ripartono dal 21 luglio 2023 i Venerdì di Ercolano, i percorsi notturni di visite guidate, arricchiti di illuminazioni artistiche e rappresentazioni teatrali di Teatri 35: ecco le tappe principali

ercolano_parco_i-venerdì-di-ercolano_2023_locandinaIl parco archeologico di Ercolano accoglie i visitatori nelle serate d’estate vestito di luce per “I Venerdì di Ercolano”.  Ripartono dal 21 luglio 2023 i percorsi notturni di visite guidate, arricchiti di illuminazioni artistiche e rappresentazioni teatrali di Teatri 35.  Quest’anno sono il cibo e l’alimentazione a ispirare il racconto nell’area archeologica. Il suggestivo percorso si articola con 8 tappe principali e 4 momenti artistici attraverso i quali si dipanerà un itinerario di scoperta di uno dei temi che insieme più ci avvicina e più ci allontana dal mondo degli antichi romani: la tavola e le cucine.  Le tappe principali saranno: l’area sacra con il santuario di Venere, la Casa dei Cervi, il V cardo con sosta alla grande taberna e al forno (pistrinum), il decumano massimo, la bottega di Nettuno e Anfitrite, la Casa del tramezzo di legno e la Casa dei due atri.

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, ai “Venerdì di Ercolano” (foto paerco)

“L’antica Ercolano riapre i cancelli nella sua veste serale”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “in un percorso con tappe di approfondimento legate al cibo, all’alimentazione e ai piaceri della tavola. I visitatori saranno coinvolti attraverso una rivisitazione piacevole dell’eccezionale documentazione ercolanese all’interno della quale reperti organici, cibi, oggetti, spazi connessi all’universo del cibo dalla cucina alla fogna sono in grado di illustrare come in nessun altro luogo di età romana non solo la dieta degli antichi, ma anche come si preparavano, cucinavano e consumavano i cibi. Il nostro obiettivo è offrire al pubblico una visita speciale e un racconto ispirato alle testimonianze provenienti direttamente dalle case e dagli edifici di culto, dalle strade, dalle botteghe e dalle mense degli antichi Ercolanesi. Insomma, l’intento è ancora una volta appassionare il pubblico ed immergerlo negli aspetti più particolari e unici dell’antica Ercolano per renderlo protagonista di un’esperienza di conoscenza”.

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Mappa dei percorsi serali de “I Venerdì di Ercolano” con i monumenti toccati e le soste per le rappresentazioni teatrali (foto paerco)

Sei le aperture serali previste, a partire dal 21 luglio fino al 24 agosto 2023, un viaggio tra luci e immagini che calerà il visitatore nell’atmosfera dell’antica Herculaneum. In ciascuna data (21, 28 luglio; 4, 11, 18, 25 agosto 2023), sono previsti 16 turni di visita a partire dalle 20 fino alle 22.50, con partenza ogni 10 minuti. I visitatori dovranno presentarsi 20 minuti prima del proprio turno di visita. I gruppi saranno composti da massimo 30 persone ciascuno, con accesso dei visitatori esclusivamente dall’ingresso monumentale di corso Resina. I biglietti sono acquistabili in biglietteria al costo di 8 euro intero + 1 euro per le zone alluvionate dell’Emilia Romagna; 4 euro ridotto per under 30 e over 65 e possessori Artecard + 1 euro; gratuito per gli under 18. I possessori dell’abbonamento “Un giorno un anno” (acquistabile esclusivamente online) avranno diritto ad un ingresso gratuito in una delle date programmate mediante prenotazione presso la biglietteria del Parco. La prevendita è obbligatoria anche per i bambini /ragazzi che usufruiscono del biglietto gratuito. Sarà prevista una visita in lingua inglese alle 22. Considerato il ristretto numero di biglietti, è vivamente consigliato, per non perdere l’evento ed evitare assembramenti all’esterno degli scavi, di acquistare i biglietti on line. Parcheggio alla scuola Rodinò (via IV Novembre) e la scuola Iovino Scotellaro (traversa via IV Novembre) fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Grazie alle aperture serali di quest’anno, nella magica atmosfera del sito illuminato, i visitatori potranno conoscere alcuni peculiari aspetti del sito legati al cibo e all’alimentazione, accompagnati dal racconto delle guide e degli attori di Teatri 35, che animeranno alcuni punti del percorso.

Discesa dal viale Maiuri e dalla rampa sotterranea – Antica Spiaggia – arrivo all’Area Sacra

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Panoramica dell’antica Herculaneum illuminata per le visite serali dei “Venerdì di Ercolano” (foto paerco)

Viale Maiuri La cultura alimentare è una materia affascinante, che comprende, in ogni epoca, aspetti diversi, attinenti non soltanto alle abitudini alimentari, ma anche alla vita materiale, religiosa, commerciale e sociale di ogni singolo individuo, come di ogni comunità. Per quanto riguarda l’antichità romana, i testi degli autori antichi forniscono un’ampia rappresentazione degli aspetti più diversi della cultura alimentare. Numerosi, infatti, sono i riferimenti alla tavola in opere di autori come Plauto, Catone, Cicerone, Marziale e Plinio il Vecchio. Il “De re coquinaria” di Apicio contiene un vero e proprio ricettario composto da ben 10 libri per un totale di 450 ricette. Inoltre, anche le arti figurative, soprattutto gli affreschi e i rilievi, suggeriscono molte informazioni sull’alimentazione e il convivio. Ad Ercolano abbiamo però dei dati archeologici eccezionali e unici in tutto il mondo antico, che rivelano molti dettagli dell’alimentazione degli antichi abitanti, grazie al fatto che l’eruzione del 79 d.C. ha carbonizzato e, in assenza di ossigeno, ha sigillato e perfettamente conservato moltissimi alimenti. Inoltre, passeggiando tra le strade della città, ci si imbatte nelle cucine che utilizzavano un metodo di cottura basato sul surriscaldamento di un piano di cottura in terracotta (pietra ollare) provocato da un focolare collocato al di sotto del banco di cottura sul quale si appoggiavano le pentole e le padelle. Inoltre lungo le strade si incontrano i famosi thermopolia (luoghi di rivendita di bevande e cibo pronto da mangiare) in cui si sono conservati i grandi otri/vasi da dispensa (dolia) incassati nei banconi con i piani colorati di marmo e straordinarie strutture in legno carbonizzato, come mensole per le anfore, soppalchi e balaustre. In molte abitazioni si possono ancora vedere le cucine con i banconi in muratura e nei panifici i forni, a volte quasi del tutto integri.

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I fornici dell’antica spiaggia di Ercolano illuminati per le visite guidate serali (foto paerco)

Antica spiaggia A Ercolano si conoscono molte informazioni sull’alimentazione e sullo stile di vita della popolazione anche grazie agli studi sugli oltre trecento scheletri ritrovati ammassati nei fornici dell’antica spiaggia, che costituiscono un campione molto rappresentativo per gli antropologici. Ad esempio, dalle analisi effettuate sul collagene (una proteina che tiene insieme il tessuto osseo) di 6 scheletri femminili e 11 maschili, sembra che il consumo di pesce fosse piuttosto elevato rispetto a quello dei cereali. Inoltre, vi sono differenze significative tra maschi e femmine: gli uomini mangiavano più pesce rispetto alle donne, che invece ricavavano le proteine per lo più da carne, uova e latticini. Forse perché gli uomini erano più impegnati nella pesca e in altre attività marittime? Oppure perché avevano più facilmente accesso a prodotti alimentari più costosi, come nel caso del pesce fresco? Inoltre, lo scavo recente di un condotto fognario che era rimasto inesplorato nel secolo scorso, ha consentito di analizzare materiali coprologici (escrementi), archeobotanici, zooarcheologici e di ittiofauna e di fare nuove importanti scoperte sull’alimentazione.

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Il bancone della cucina del santuario di Venere a Ercolano (foto Paerco)

Area Sacra L’area sacra dedicata a Venere, sia come dea della fertilità, sia come protettrice dei naviganti, era un importante centro di culto per gli abitanti di Ercolano e per i visitatori stranieri. Le persone vi si recavano per pregare, offrire doni, partecipare a rituali religiosi e cercare la protezione e le benedizioni della dea. Nella cucina del santuario (illuminata e visibile dall’esterno) nella quale si ammira un enorme banco di cottura in pietra ollare, venivano preparati i pasti comuni, che rappresentavano un importante momento di condivisione comunitaria in occasione di determinate festività, costituendo un legame spirituale e sociale tra i partecipanti. Le offerte alimentari alla dea potevano includere frutta, cereali, carne, pesce, vino, pane o altri alimenti considerati sacri. Questi cibi venivano spesso posti su altari o bruciati come sacrificio.

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La Casa dei Cervi a Ercolano illuminata per le visite serali (foto paerco)

Casa dei Cervi Iscrizione con una preghiera a Venere, graffita sulla cinta muraria della città, proprio lungo la rampa. “Fortunatus amat Amplianda. Ianuarius amat Veneria. Rogamus damna Venus ut nos in mente habias quod te modo introrgamus” “Fortunato ama Amplianda. Ianuarius ama Veneria. Preghiamo potente Venere che tu tenga presente quello che ora ti chiediamo”. La c.d. Casa dei Cervi è una grande dimora ispirata alle grandiose e principesche residenze ellenistiche. Il proprietario, Q. Granius Verus, del quale conosciamo il nome grazie ad un bollo impresso su una pagnotta di pane carbonizzato ritrovata nella cucina, acquistò diversi lotti abitativi per poter realizzare questa casa gigantesca, con sontuosi ambienti di rappresentanza al piano terra, in parte articolati intorno al giardino interno e, in altra parte, affacciati sulla splendida vista del golfo grazie ad un terrazzo con un piccolo giardino. Invece, il quartiere retrostante, con cucina e ambienti di servizio e un piano superiore, affacciato sul ballatoio nell’atrio, era riservato alla servitù. Muovendosi lungo il corridoio coperto (criptoportico), lungo le pareti affrescate, si notano numerosi quadretti con temi mitologici e naturalistici, che, durante la passeggiata lungo il corridoio, offrivano spunti di conversazione con gli ospiti. Ad esempio, la rappresentazione di amorini che, approfittando dell’assenza di Ercole, giocano con le sue armi. Le nature morte raffigurano frutta autunnale come noci, fichi e miele e anche cibi cotti: queste immagini erano anche un simbolo della ricchezza e della prosperità che si poteva trovare in una casa. Perché, nel mondo romano, come del resto in ogni epoca, il cibo era anche uno strumento attraverso cui ostentare lo stato sociale. Il settore meridionale della dimora appare interamente organizzato in funzione di ricevimenti e banchetti (symposium o convivium), per il cui svolgimento il proprietario aveva attrezzato non solo il grande triclinio aperto sul lato nord del corridoio coperto, ma anche le due sale rivolte verso il mare e soprattutto la grande sala finestrata (oecus Cyzicenus), immersa nel giardino.

Tra le classi più abbienti, i banchetti venivano organizzati in occasione del terzo pasto della giornata, la coena, e prevedevano il consumo di pietanze anche molto elaborate, mangiate con ingordigia fino alle tarde ore della notte. Durante queste cene, l’anfitrione, spesso il proprietario della casa in cui si teneva il banchetto, si sforzava di dare agli invitati il senso della propria ricchezza, magnificenza e buon gusto. Le portate (fercula) della coena erano almeno sette: Gustatio. Una serie di antipasti (uova, insalata, funghi, olive, crostacei, salsicce, cetrioli, tartufi e salse varie), accompagnati dal mulsum, cioè da vino misto a miele oppure annacquato. Prima mensa. Era costituita da varie portate di pesce, uccelli (gru, pavone, fenicottero, pappagallo), carni di manzo, agnello e maiale, oltre a tutti i tipi di cacciagione. Secunda mensa. Era più o meno un “dessert”, a base di frutta fresca e secca e dolci al miele.

Il cardo V doveva essere una strada particolarmente vitale e vivace, a giudicare dal numero di botteghe e laboratori artigianali che vi si concentravano.

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La Grande Taberna al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Grande Taberna All’angolo con il decumano inferiore, come spesso accadeva negli incroci delle strade, si trova la grande taberna, in posizione molto felice essendo anche in prossimità di uno dei luoghi pubblici più frequentati, cioè la palestra. Le stanze collegate funzionavano come retrobottega e in parte potevano ospitare gli avventori per consumare i pasti. Le tabernae erano luoghi in cui si poteva mangiare e bere oppure anche solo comprare pietanze e bevande, ma in quelle più grandi, come questa, si poteva anche trovare alloggio. Ci si fermava di solito per consumare il secondo pasto della giornata, il prandium, un pasto veloce e frugale, offerto con una vasta gamma di opzioni culinarie, per lo più semplici ed economiche, accessibili anche ai meno abbienti, ma non mancavano piatti più elaborati e costosi per coloro che potevano permetterseli. Le pietanze venivano conservate all’interno dei dolia, grandi recipienti di terracotta incassati in banconi di marmo. Ad Ercolano si assaporavano sicuramente piatti a base di legumi, come fagioli, lenticchie e ceci. Immancabili le uova, alimento comune e versatile nell’antichità, così come la carne e il pesce, serviti in diverse preparazioni. Poi ancora formaggi, dolci e immancabile come bevanda il vino. Il tutto accompagnato da pani e focacce. Tra i condimenti, uno dei preferiti era di certo il garum, una salsa più o meno liquida di interiora di pesce.

All’incrocio, la grande fontana pubblica in pietra assicurava l’acqua, elemento fondamentale anche per la preparazione dei cibi e per l’alimentazione in generale.

V cardo superiore fino al Pistrinum di Sextus Patulcius Felix In questa zona c’era una vera concentrazione di botteghe: rivendite di vino, di cereali e lugumi, ma anche tintorie e panifici. Al di sotto del V cardo superiore corre un tratto della rete fognaria che assicurava alla città un corretto smaltimento delle acque e dei rifiuti. Si tratta in realtà, in questo caso, di una fossa settica, che veniva ciclicamente svuotata, collegata da tubazioni e canali alle cucine e alle latrine delle soprastanti abitazioni e botteghe. Qui sono stati recuperati moltissimi scarti di cibo e di deiezioni, una vera miniera di informazioni sulle abitudini alimentari degli antichi ercolanesi. Dalle analisi è stato dedotto che la dieta si basava per lo più su prodotti campani quali cereali (grano, orzo e miglio) olive e olio, vino, uova, finocchio e molto pesce. Sono state riconosciute infatti circa 46 specie quali orate, alici, sardine, anguille, spigole e altre più comuni al tempo come squali e razze. Oltre ai prodotti locali, ritrovate tracce di prodotti di importazione quali vino, olio e garum dalla penisola Iberica e alcune spezie, tra cui granelli di pepe nero proveniente dall’India, indizio di una buona attenzione data al gusto delle pietanze.

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Nei percorsi notturni de “I Venerdì di Ercolano” sono previste alcune tappe con rappresentazioni teatrali (foto paerco)

Pistrinum Il ritrovamento all’interno della fossa di numerosi frammenti di noccioli di oliva, è forse da collegare alla presenza dei due panifici, dove i residui della molitura delle olive potevano essere utilizzati come combustibili per i forni. Il pane era una parte essenziale dei pasti ed era consumato da tutte le classi sociali. Ne esistevano di diverse tipologie e poteva essere gustato in vari modi. Da solo, accompagnato da condimenti come olio d’oliva o formaggio o utilizzato come base per altre preparazioni. Mentre all’inizio la produzione di pane era esclusivamente casalinga, la diffusione di questo elemento, la richiesta sempre maggiore e l’evoluzione delle tecniche di setacciatura, macinazione e cottura, portarono alla comparsa di figure quali il pistores e la nascita delle pistrinae, rispettivamente i fornai e panetterie. Ad Ercolano, conosciamo il nome di uno di questi panettieri, Sextus Patulcius Felix.

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Il decumano massimo dell’antica Herculaneum illuminato per le visite serali de “I Venerdì di Ercolano” (foto paerco)

Il Decumano massimo era una delle vie principali di Ercolano, centro vitale per la presenza di tante botteghe, comprese quelle del mercato, la cui presenza è testimoniata da larghe buche di palo atte a sorreggere file di supporti lignei per i tendaggi. Qui vi sono ben due fontane pubbliche, che, così come gli edifici pubblici e privati, erano alimentate grazie al collegamento con l’acquedotto del Serino, che raggiungeva Napoli, dando acqua anche a Ercolano e Pompei. All’incrocio con il IV cardo, si riconoscono due massicci pilastri elevatori delle acque realizzati in laterizio. All’apice dei pilastri vi erano delle cisterne da cui discendevano una serie di condutture in piombo che permettevano la distribuzione dell’acqua in città attraverso una fitta rete di tubazioni distribuite sotto la pavimentazione, visibili in molti punti dei marciapiedi e anche all’interno delle abitazioni. Sul pilastro elevatore si conserva una iscrizione che nomina i magistrati Marcus Rafelius Robia e Orlus Tetius, i quali lanciano un duro monito ai cittadini, intimando loro di non gettare rifiuti nelle fontane pubbliche, pena una multa, se uomo libero, frustate, se schiavo. Ad Ercolano, come in altre città dell’Impero, la manutenzione di strade, mercati, fognature, fontane e controllo dell’igiene pubblica in generale era affidata a magistrati noti come aediles.

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Affresco all’interno della Bottega ad Cucumas nel sito di Ercolano (foto paerco)

Bottega ad Cucumas Con l’acqua veniva miscelato anche il vino, venduto in botteghe come quella ad cucumas, forse una caupona (locanda), dove si servivano bevande e cibi vari. Il pilastro all’ingresso reca dipinta l’insegna, che raffigura 4 brocche di colore diverso, con le bevande che qui si vendevano e l’indicazione del prezzo del vino. Il vino era parte essenziale di ogni banchetto: era più alcolico rispetto a quello che beviamo oggi e, per questo, veniva diluito con acqua calda o fredda o addolcito con il miele. Il vino poteva essere Atrum (rosso), Candidus (bianco) o Rosatum (rosato). I più diffusi nell’antica Roma provenivano dal Lazio, dalla Campania e dalla Sicilia. Alla fine della repubblica erano noti e ricercati il Falernum (Campano), il Caecubum e l’Albanum, che rimasero a contendersi i prime tre posti fino all’inizio del regno di Augusto. Nel territorio di Ercolano la viticoltura era una pratica agricola importante. I vigneti venivano impiantati lungo i pendii del monte Vesuvio per essere ben esposti al sole e favorire così una maturazione ottimale dell’uva.

Bottega di Nettuno e Anfitrite La bottega apparteneva al proprietario della Casa di Nettuno e Anfitrite, così chiamata per il famoso mosaico. È probabile che il padrone di casa fosse un commerciante, dato che il dio Nettuno era associato alla richiesta di protezione di chi viaggiava per mare. Certamente doveva trarre buon profitto anche dalla attrezzatissima bottega di generi alimentari, ricca di suppellettile in legno: scaffalature per sostenere le anfore, un soppalco e un tramezzo di separazione in ottimo stato di conservazione. Nel bancone in muratura sono ancora incassate le giare, da cui sono state estratte tracce di ceci e fave. Il crollo di parte del solaio consente di osservare la cucina e alcune delle stanze del piano superiore della casa.

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La Casa Sannitica di Ercolano illuminata per le visite serali de “I Venerdì di Ercolano” (foto paerco)

Casa Sannitica In età repubblicana (fine II – inizi I a.C.) questa abitazione si estendeva fino al limite dell’insula, raggiungendo il V cardo. Originariamente, alle spalle del tablino, si sviluppava il quartiere del peristilio, ceduto successivamente alla Casa del Gran Portale e alla Casa con giardino, mentre gli ambienti del piano superiore vennero dati in affitto. L’ingresso è inquadrato da un bel portale e nel corridoio di ingresso si ammira un ottimo esempio di decorazione parietale in Primo stile. Nel grande atrio tuscanico si conserva l’originario pavimento di cocciopesto, mentre la vasca dell’impluvio fu rivestita di marmo in età imperiale, quando fu anche rinnovata la decorazione delle pareti in Quarto stile. Bellissimo il finto loggiato di semicolonne ioniche.

Uscendo sul decumano inferiore si prosegue fino alla Casa dei due Atri, con una breve sosta alla latrina pubblica, che si puliva con l’acqua di spurgo del retrostante frigidarium della sezione maschile delle terme centrali. Entrando, la cucina sulla sinistra, con bancone di cottura a due bracci, e la contigua latrina posta sotto la finestra. Camminando lungo il III cardo, all’altezza della bottega di Messenius Eunomus, al primo piano sarà illuminata una delle latrine private site ai piani superiori delle case di Ercolano (ben 82!). Da citare mentre si va verso l’uscita oppure in concomitanza della latrina pubblica fuori alle terme centrali maschili. Uscendo, si costeggia la Casa dell’Albergo, che sfortunatamente non può essere apprezzata nella sua grandiosità per il cattivo stato di conservazione, ma della quale si può evidenziare il peculiare peristilio con l’ampio giardino posto a un livello inferiore rispetto al porticato, nel quale si scende attraverso una scaletta. Durante lo scavo, si rinvennero un pero, una quercia e una pianta di vite, che lo fecero interpretare da Maiuri come un piccolo frutteto (pomarium). Oggi vi sono piantati alberi di mele cotogne.

 

Ercolano. Alla Reggia di Portici già 30mila visitatori per la mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano”. Oggi, per la visita integrata, complice il bel tempo, una passeggiata da re conduce i visitatori dagli scavi alla residenza reale borbonica

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Una sala della mostra “Materia” alla Reggia di Portici (foto graziano tavan)

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Lo scalone reale della Reggia di Portici (foto paerco)

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Francesco Sirano, direttore del parco archeoligico di Ercolano, all’ingresso della mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano” alla Reggia di Portici (foto giorgia bisanti)

Trentamila visitatori in sei mesi: è il lusinghiero bilancio della mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano” alla Reggia di Portici, che ora, complice il bel tempo, il sole e la gioia di stare all’aria aperta, la si raggiunge con una passeggiata da re: la strada, infatti, che si percorre per la visita integrata al parco archeologico di Ercolano e alla mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano”, è la stessa che in epoca borbonica portò i reperti dagli scavi di Herculaneum al primo luogo dove furono custoditi: appunto la Reggia di Portici. “Tra il Parco archeologico e la settecentesca Reggia di Portici, residenza di caccia della famiglia reale borbonica e sede del Herculanense Museum, tra i primi musei archeologici al mondo, progenitore del museo Archeologico nazionale di Napoli e meta dei viaggiatori del Grand Tour”,  dichiara il direttore del sito archeologico Francesco Sirano, “i visitatori possono godere di una doppia esperienza fantastica di conoscenza: gli incredibili mobili e arredi dell’antica Ercolano e la favolosa Reggia sospesa tra mare e il verde, sede da 150 anni di uno dei più importanti dipartimenti di Agraria d’Italia. Il Parco ha fortemente voluto questa mostra per moltiplicare gli effetti positivi sulla diffusione della conoscenza e dei valori identitari del territorio. Un territorio nel quale il rapporto con la storia si fa emozione e diretta consapevolezza grazie alla visita integrata a questi due siti culturali di straordinaria intensità”.

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Imbarcazione e dritto di prora dall’impianto termale dell’Insula Occidentalis di Ercolano esposti alla mostra “Materia” alla Reggia di Portici (foto graziano tavan)

Aperta al pubblico a dicembre 2022, la mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano” che espone alla Reggia di Portici i reperti del parco archeologico di Ercolano, giunge al traguardo dei 6 mesi. Quasi 30mila turisti hanno potuto fare un viaggio tra le bellezze lignee dell’antica Ercolano alla scoperta della Reggia di Portici, che grazie alla sinergia con il Parco registra presenze triplicate a confronto con lo stesso periodo dello scorso anno. Protagonista indiscusso della mostra appunto il legno. Ercolano infatti non solo è l’unica città del mondo romano che conserva il suo antico fronte a mare e l’elevato delle case sino al secondo piano, ma è anche il solo sito romano a conservare in enormi quantità il legno come materiale di costruzione, di arredo e non solo. Lo si deve al particolare tipo di seppellimento, causato dalle ondate di fango vulcanico dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Assolutamente unico il patrimonio di reperti dell’antico sito: dai serramenti come porte, finestre, tramezzi, fino ai soffitti, agli arredi, armadi, casse, tabernacoli, letti e tavolini in legno, frutto di un lavoro artigianale realizzato con grande perizia. L’accurata opera di restauro ha consentito il recupero di preziosissimi oggetti che, pur presentandosi, nella maggior parte dei casi, come legno carbonizzato, conservano la loro forma originale e la raffinatezza delle decorazioni intagliate.

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Larario da Ercolano esposto alla mostra “Materia” alla Reggia di Portici (foto paerco)

L’esposizione, prodotta dal parco archeologico di Ercolano e che si avvale del contributo della Città Metropolitana di Napoli, oggi proprietaria della Reggia, del Dipartimento di Agraria e del Musa – Centro museale Reggia di Portici dell’università di Napoli “Federico II”, con lo sponsor di HEBANON Fratelli Basile 1830, e il cui allestimento è affidato alla società ACME04, si articola in 6 sezioni, e sarà visitabile fino al 31 dicembre 2023, secondo i seguenti orari per la stagione estiva 9.30-19 (ultimo ingresso, 17.30). È possibile, con un unico biglietto integrato di 15 euro visitare il parco archeologico di Ercolano, la mostra “Materia”, la Reggia di Portici, l’Herculanense Museum, l’Orto botanico; mentre il biglietto per la mostra è di 5 euro. Tutte le informazioni sul sito www.matreiainreggia.itwww.ercolano.beniculturali.it.

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Veduta aerea della Reggia di Portici e, in fondo, lungo la costa, il sito archeologico di Ercolano (foto paerco)

“Il mare, che abbraccia idealmente e realmente i due comuni di Ercolano e Portici”, riprende Sirano, “partecipa da protagonista naturale alle iniziative da parte degli amministratori che tessono alleanze e trame di intese per valorizzare un territorio allargato che non si ferma agli stretti confini del parco archeologico. Vogliamo che il numero di visitatori che raggiungono la Reggia di Portici cresca ulteriormente, vogliamo migliorare la qualità della vista e vogliamo che i primi a goderne siano proprio i cittadini dell’area e sicuramente la bella stagione sarà nostra alleata. Continueremo con le connessioni territoriali che sono di sicuro una carta vincente per lo sviluppo di tutta l’area”. E Il direttore del Centro MUSA, Stefano Mazzoleni, dichiara: “Una mostra emozionante di reperti straordinari che si aggiunge al percorso di visita del sito museale integrato della Reggia di Portici, un luogo sorprendente per bellezza architettonica e artistica, di testimonianza archeologica e di esperienza scientifica, nell’anno in cui si celebrano i 150 anni della Scuola Agraria di Portici e che nei prossimi mesi vedrà anche l’allestimento dei Musei delle Scienze Agrarie nelle nuove sale restaurate dalla Soprintendenza nel piano nobile della Reggia”.

Ercolano. Il parco archeologico tra i siti più visitati d’Italia. Il direttore Sirano: “Siamo tenuti a rispettare una sostenibilità nella frequenza del Parco, con una gestione resiliente tra boom di visitatori e turismo sostenibile”. Casa del Bicentenario aperta a fasce orarie

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La Casa del Bicentenario sorge nel cuore dell’antica Herculaneum (foto Paerco)

ercolano_parco_2-giugno-gratuitoercolano_parco_4-giugno-domenica-gratuitaIl Parco Archeologico di Ercolano sta registrando un vero boom di visitatori tanto da piazzarsi tra i primi in Italia scelti dai turisti. Per la sicurezza delle condizioni di visita e la tutela delle superfici decorate delle domus, nei giorni di maggiore affluenza, come le giornate ad accesso gratuito, si potrebbero verificare brevi chiusure o contingentamenti degli ingressi contemporanei per l’accesso a singole abitazioni i cui pavimenti sono in corso di monitoraggio e di studio per individuare i motivi di particolare fragilità e programmare tempestivi interventi come per la Casa del Bicentenario. E quello che si apre venerdì 2 giugno 2023 è un altro week-end di grandi affluenze con due giornate a ingresso gratuito: : il 2 giugno Festa della Repubblica Italiana e domenica 4 giugno con la riproposta dell’iniziativa ministeriale #domenicalmuseo come 1° domenica del mese. E in queste occasioni l’accesso alla Casa del Bicentenario sarà consentito dalle 8.30 alle 10 e dalle 15 a chiusura sito. “Siamo tenuti a rispettare una sostenibilità nella frequenza del Parco”, dichiara il direttore Sirano, “che in quanto sito all’aria aperta necessita di una particolare attenzione nella salvaguardia e la pressione antropica si aggiunge al complesso di variabili esterne che gravano sulla conservazione di questo delicato e unico sito UNESCO patrimonio dell’Umanità. Il nostro impegno quotidiano mira a trovare un equilibrio tra fruizione e conservazione attraverso una sempre maggiore e diffusa consapevolezza da parte di una sempre più affezionata e crescente platea di visitatori potendo contare sulla loro sensibilità e partecipazione ai processi di conservazione che gravitano intorno ad un parco archeologico. In tale processo possiamo fare affidamento anche su una appassionata community già esistente e in continua crescita che ci supporta nella nostra incessante attività per preservare il patrimonio culturale alle generazioni future”. La sostenibilità della visita è un concetto legato al tema della cura, la stessa che tutti noi abbiamo per le nostre case e per i nostri ricordi più preziosi. Il Parco in tal senso interpella tutti coloro che lo frequentano affinché contribuiscano a questo processo che richiede non solo tante professionalità specialistiche ma anche attenzione e quasi affezione verso luoghi della nostra comune memoria, basi per pensare ad un futuro ricco di valori culturali e di sapienza non solo scientifica ma anche artigianale e artistica.

Ercolano. Il Principe Hassan di Giordania in visita al parco archeologico per consolidare legami culturali: nella Villa dei Papiri trovati i libri del filosofo epicureo Filodemo, nativo di Gadara, oggi Umm Quais in Giordania

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Il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, accompagna il Principe Hassan di Giordania nella visita del sito (foto paerco)

Ospite speciale al parco archeologico di Ercolano. Il Principe Hassan di Giordania è venuto a Ercolano che sta visitando i luoghi che hanno una connessione con il filosofo epicureo del I sec. a. C. Filodemo, nativo di Gadara, attuale Umm Quais, in Giordania. I libri di Filodemo ci sono pervenuti proprio dalla Villa dei Papiri ad Ercolano, e rappresentano una connessione culturale tra Giordania e il mondo classico, con le testimonianze della cultura romana e della Grecia antica. Il Principe Hassan è stato accolto dal direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, orgoglioso di poter presentare un sito archeologico dall’importanza storica cruciale nella memoria e nella costruzione dell’identità culturale tramandata ai popoli contemporanei: “Ercolano rappresenta in maniera incredibilmente attuale tanta parte della nostra storia. Il Parco sta lavorando per restituire al pubblico di tutto il mondo un progressivo ampliamento della fruizione che condurrà in tempi non lontani, con la conclusione dei lavori di manutenzione, messa in sicurezza e restauro fino alla Villa dei Papiri”.

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Il Hassan di Giordania (a destra) con il direttore del Parco Francesco Sirano e il sindaco di Ercolano Ciro Bonajuto nella visita del sito di Ercolano

“La visita del Principe Hassan di Giordania costituisce la conferma dell’attualità dei testi tramandati dai papiri ercolanesi”, interviene Gianluca Del Mastro, professore di Papirologia, università della Campania Luigi Vanvitelli. “Un messaggio di pace, di fratellanza e rispetto reciproco che si perpetua nei secoli e di cui il Principe Hassan, proprio come Filodemo, l’autore principale dei testi ercolanesi, si fa portavoce. La visita del Principe prelude a progetti comuni, volti alla riscoperta di valori culturali che non conoscono confini. Visitare con il Principe la Villa dei Papiri è stato emozionante: ringrazio la direzione e tutto il personale del parco archeologico per l’organizzazione e la generosa accoglienza”.

Ercolano. Denso fine settimana: venerdì riprende l’iniziativa Close up Cantieri (ogni venerdì fino al 16 giugno) con i turisti coinvolti nel quotidiano lavoro dei restauratori. Sabato è la Notte dei Musei con visite al Teatro Antico a 1 euro

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Ercolano: riprende Close up Cantieri con i visitatori a tu per tu con i restauratori del parco archeologico (foto paerco)

Un denso fine settimana si prepara al Parco Archeologico di Ercolano con l’avvio di Close up Cantieri il 12 e la Notte dei Musei il 13 maggio 2023. L’antico sito è pronto a riaprire i cantieri e ad accogliervi i propri visitatori: parte il 12 maggio 2023 l’attesissimo appuntamento con l’iniziativa Close up Cantieri, evento divenuto ormai format del Parco dal 2018, che coinvolge i turisti nel quotidiano lavoro di conservazione svolto dallo staff del Parco, in una fruizione sempre più attenta. “Ritorna Close up cantieri”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “appuntamento del parco di Ercolano che conduce i visitatori nella partecipazione alle attività di restauro e manutenzione del patrimonio archeologico dell’antica città. Anche quest’anno i più interessati potranno avvicinare e quasi toccare con mano il lavoro che si svolge dietro le quinte dei cantieri di restauro, per una fruizione sempre più consapevole e partecipata”. I visitatori interessati a partecipare alla visita immersiva nei cantieri del Parco verranno condotti presso i siti accessibili coinvolti nel progetto dove incontreranno i restauratori responsabili del cantiere e quest’anno, considerato il grande fermento di attività in corso al Parco in particolar modo rivolto ai restauri di preziosi reperti in legno, le visite si preannuncia avvincente e pronta a regalare sorprese e novità. Gli appuntamenti di Close up cantieri si ripeteranno ogni venerdì, alle 10 e alle 11.30, con una cadenza settimanale fino al 16 giugno 2023. I visitatori, acquistando regolarmente il biglietto di ingresso, potranno accedere gratuitamente ai luoghi di restauro prenotandosi presso il desk Close-up Cantieri del Visitor Center del Parco, almeno un quarto d’ora prima dei due turni di visita.

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Visitatori al Teatro antico di Ercolano con caschi, mantelline e torce (foto paerco)

ercolano_parco_notte-dei-musei-2023_locandinaSabato 13 maggio 2023 torna inoltre il consueto appuntamento con la Notte Europea dei Musei, quest’anno alla sua 19a edizione, e il Parco di Ercolano partecipa all’iniziativa aprendo per una notte il Teatro Antico con un biglietto d’ingresso dal costo di solo 1 euro. I turni di visita al percorso sotterraneo del Teatro Antico saranno alle 20, 21 e 22, per gruppi di massimo 10 persone ciascuno. I biglietti potranno essere acquistati presso la biglietteria del Parco fino alle ore 18.00 del giorno dell’evento e on line al sito www.ticketone.it. La Notte Europea dei Musei è un progetto che nasce con il patrocinio del Consiglio d’Europa, di UNESCO e di ICOM per valorizzare l’identità culturale europea e coinvolge i musei di tutta Europa. Per l’occasione moltissimi musei europei apriranno le loro porte al pubblico con un biglietto simbolico di 1 euro.

Ercolano. Al parco archeologico “Appassionare le leve del futuro”: la missione 2023 dei Percorsi PCTO degli alunni delle scuole superiori

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Studenti degli istituti superiori dell’area vesuviana impegnati nei PTCO 2023 “Appassionare le leve al futuro” al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Il parco archeologico di Ercolano propone anche per il 2023 i percorsi di Alternanza scuola-lavoro, oggi trasformati in Pcto: Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento. I percorsi formativi di questo periodo si rivolgono a istituti del territorio vesuviano con i quali sono state stipulate convenzioni elaborate di concerto con i dirigenti e i docenti degli Istituti del territorio, con l’obiettivo di soddisfare le istanze formative degli indirizzi di studio di ciascuno degli Istituti partner e di contribuire alla formazione culturale dei cittadini del territorio del Sito UNESCO, accrescendo la loro consapevolezza dell’eredità culturale di cui devono sentirsi eredi come soggetti proattivi. “La metodologia didattica messa in campo con i PCTO”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “intende concretizzare attraverso l’impostazione multidisciplinare del lavoro nel Parco il concetto di pluralità dei diversi approcci nell’apprendimento, realizzando un organico collegamento delle istituzioni scolastiche con il mondo del lavoro e la società civile, e congiungendo il momento formativo con quello operativo. Inoltre, si pone l’obiettivo di accrescere la motivazione allo studio e di guidare i giovani nella scoperta delle vocazioni personali, degli interessi e delle modalità di apprendimento individuali, arricchendo la formazione scolastica con l’acquisizione di competenze maturate sul campo”.

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Studenti degli istituti superiori dell’area vesuviana impegnati nei PTCO 2023 “Appassionare le leve al futuro” al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

La progettazione delle attività è orientata da un lato sull’esigenze del Parco, dall’altra presuppone la definizione dei fabbisogni formativi sulla base della conoscenza del territorio e dell’evoluzione del mondo del lavoro. Da qui prendono le mosse gli incontri e il dialogo con i diversi soggetti operanti nel territorio, che possono condurre alla formalizzazione di patti in forma di partenariato stabile o di durata pluriennale. Quindi, gli accordi che vengono stipulati tra la scuola e i soggetti esterni tengono conto da una parte della vocazione degli studenti e dall’altra delle indicazioni del mercato del lavoro. “Appassionare le leve del futuro è la missione in tale percorso formativo”, aggiunge il direttore del Parco, “che indirizza gli studenti al carnet di attività del Parco: per esempio gli studenti partecipano alle attività di accoglienza affiancati al nostro personale relazionandosi con i turisti in più lingue, fornendo indicazioni sul sito, apprendendo i rudimenti su come vigilare sul rispetto delle strutture e dei manufatti antichi”.

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Studenti degli istituti superiori dell’area vesuviana impegnati nei PTCO 2023 “Appassionare le leve al futuro” al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Per alcuni Istituti le convenzioni sono incentrate su aspetti della documentazione e conservazione del patrimonio archeologico. Il tema della conservazione dei siti archeologici presenta un vasto ventaglio di attività, imponendo di indagare i processi di degrado delle diverse strutture e superfici, anche in connessione con la fruizione da parte del pubblico, e di progettare, da un lato, interventi di monitoraggio, manutenzione e conservazione ordinaria, e, dall’altro, azioni di restauro più complesse e straordinarie. Tutto quanto sopra prevede di attivare strategie di restauro che tengano conto delle innovazioni, tanto tecnologiche che di metodo, e delle relazioni che inevitabilmente si instaurano tra gli aspetti conservativi e quelli legati alla valorizzazione. E per alcuni luoghi della città antica, grazie alla presenza degli studenti, il Parco ha deciso di rendere fruibili ulteriori ambienti: Gli studenti avranno così l’importante compito di rendere i visitatori dei fruitori consapevoli, invitandoli, da un lato, ad apprezzare la possibilità di muoversi liberamente negli ambienti senza dissuasori, ma, dall’altro, a rispettare quanto conservato.