Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale il convegno “Paestum e il dorico: nuove proposte sull’architettura sacra in Magna Grecia”: storici, archeologi e architetti si confronteranno su forme, proporzioni e soluzioni costruttive. Con visita al Tempietto dorico. Ecco il programma

Il 16 luglio 2026, al museo Archeologico nazionale di Paestum, si terrà “Paestum e il dorico: nuove proposte sull’architettura sacra in Magna Grecia”, giornata di studi dedicata al dorico, il linguaggio architettonico che ha modellato templi e santuari in tutto il Mediterraneo antico e che ha conosciuto una straordinaria fortuna in epoca moderna, grazie al Grand Tour. Il convegno nasce nel cuore di un contesto unico: lo scavo in corso del Tempietto presso le mura occidentali di Paestum, un edificio dorico che sta restituendo dati preziosi sulle tecniche costruttive e sulle pratiche rituali delle comunità greche d’Occidente. Durante la giornata, storici, archeologi e architetti si confronteranno su forme, proporzioni e soluzioni costruttive, mettendo a dialogo esperienze diverse per comprendere come il dorico sia diventato, tra antico e moderno, un linguaggio condiviso e al contempo ricco di varianti locali.
PROGRAMMA. Alle 9.30, Saluti istituzionali e apertura dei lavori: Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia; Roberto Vannata, dirigente del Servizio II della direzione generale Musei; 9.45, “L’architettura monumentale a Taranto tra arcaismo e protoclassicismo” con Giorgio Rocco, Politecnico di Bari; 10.15, “Tra dorico e ionico. Nuovi dati sulle architetture arcaiche cumane” con Carlo Rescigno, Scuola Superiore Meridionale; 10.45, “Note preliminari sull’architettura templare agrigentina nell’età di Terone” con Giorgio Rocco e Antonello Fino, Politecnico di Bari; 11.15, Pausa caffè; 11.45, “Per il dorico di Paestum – osservazioni sul tempio di Nettuno” con Dieter Mertens, Istituto Archeologico Germanico di Roma; 12.15, “Il dorico pestano e il dibattito settecentesco sulle origini dell’architettura” con Fabio Mangone, università di Napoli “Federico II”; 13, Pranzo; 14, “Le terrecotte architettoniche dagli scavi del tempietto: tetti e sistemi decorativi” con Carlo Rescigno e Andrea Averna, Scuola Superiore Meridionale; 14.30, “Il tempio dorico tardo-arcaico presso le mura di Paestum: una proposta ricostruttiva” con Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia; Maria Boffa, Francesco Scelza, Teresa Demauro, Francesco Mele, Vincenzo Amato, per i parchi archeologici di Paestum e Velia; 15, “Verso la mostra “La città nel tempio” con Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia; Maria Boffa, Giovanna Renga, Ornella Silvetti (Ales), Rosaria Sirleto (Ales), Teresa Demauro, per i parchi archeologici di Paestum e Velia. A seguire visita allo scavo del tempietto presso le mura di cinta di Paestum.
Paestum. Sopralluogo nella galleria sotterranea tra il tempio di Nettuno e la Basilica per uno studio sistematico della grande cisterna antica. Trovati graffiti dell’Ottocento. Zuchtriegel: obiettivo aprirla al pubblico in futuro

Alla scoperta di Paestum sotterranea: dall’ingegneria antica ai graffiti dell’Ottocento. Nota sin dall’Ottocento, come dimostrano numerosi graffiti, una grande galleria sotterranea che occupa lo spazio tra il tempio c.d. di Nettuno e il tempio noto come “Basilica”, nel santuario meridionale di Paestum, ora è oggetto di uno studio sistematico. Per la prima volta, si è proceduto a realizzare un rilievo dettagliato del monumento sotterraneo. La galleria, accessibile attraverso quattro pozzi chiusi con delle grate, ha una lunghezza di quasi cinquanta metri ed è tuttora percorribile, seppure al momento solo da tecnici muniti di appositi dispositivi di sicurezza. La presenza di malta idraulica che riveste interamente le pareti della struttura, lascia ipotizzare che la galleria servisse in antichità come una grande cisterna. “A Paestum l’approvvigionamento delle acque rappresentava una criticità”, spiega il direttore del Parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel. “L’acqua del Capodifiume era malsana e i pozzi non risolvevano il problema perché l’acqua di falda tendeva a essere salmastra vista la vicinanza della città al mare. Così, raccogliere l’acqua piovana che scorreva dai tetti dei due templi più grandi della città in una grande cisterna poteva essere una buona idea, anche se ancora ci mancano dati precisi sulla cronologia della struttura”. Come sottolinea il funzionario archeologo del Parco, Francesco Scelza, la posizione della cisterna all’interno del grande santuario urbano della città antica non è casuale: “Nei riti antichi, l’acqua giocava un ruolo fondamentale, anche se, spesso, non è facile distinguerne un uso cultuale da un uso corrente. La cisterna ipogeica del santuario meridionale di Paestum era nota già dai primissimi scavi dell’inizio del ‘900 ma finora è stata esplorata solo in parte”.

Intanto, si sta già pensando al futuro: “Sarebbe bellissimo poter far visitare un giorno questa Paestum sotterranea a tutti”, dichiara il direttore, “ovviamente solo dopo un restauro attento della struttura e con tutte le misure di sicurezza. È un monumento che come pochi altri illustra come i templi fossero parte di una società, di un’economia e di una vita quotidiana nella quale la gestione delle acque rivestiva un ruolo centrale, dalla bonifica della piana da parte dei coloni greci fino all’impaludamento nell’Alto Medioevo. La storia di Poseidonia, come abbiamo raccontato in una mostra recente su archeologia e cambiamenti climatici, è anche la storia del rapporto tra la comunità e l’acqua”. Il sopralluogo nella cisterna tra i due templi, in data 28 ottobre 2020, al quale ha partecipato anche il direttore, oltre a importanti dettagli sulla costruzione del monumento antico, ha rivelato anche testimonianze molto più recenti: graffiti che viaggiatori dell’Otto e del Novecento hanno lasciato sulle pareti della galleria sotterranea, a volte datandoli. Il più antico finora riscontrato risale al 1855, il più recente al 1965.







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