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#iorestoacasa. Museo Archeologico nazionale di Adria: la mostra “Lo sguardo del buio – il “Cieco d’Adria” e il Tintoretto”, chiusa per emergenza coronavirus, diventa una kermesse virtuale: da aprile a maggio sei seminari web di approfondimento

La locandina della mostra “Lo sguardo del buio – il “Cieco d’Adria” e il Tintoretto” al museo Archeologico nazionale di Adria: chiusa per emergenza coronavirus, riaprirà il 5 settembre 2020

La tela raffigurante Luigi Groto detto il Cieco di Adria, di proprietà dell’amministrazione comunale di Adria, custodita nella sede municipale, attribuito a Jacopo Robusti detto il Tintoretto o piuttosto alla sua bottega era stata pensata come il punto di partenza della mostra “Lo sguardo del buio – il “Cieco d’Adria” e il Tintoretto” curata da Alessandro Ceccotto al museo Archeologico nazionale di Adria (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/02/14/al-museo-archeologico-nazionale-di-adria-la-mostra-lo-sguardo-del-buio-il-cieco-dadria-e-il-tintoretto-viaggio-nelliconografia-del-lett/), è promosso dal Comune di Adria e dal ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo – Polo museale del Veneto, in collaborazione con la Pro Loco di Adria, e la partecipazione della Fondazione scolastica “C. Bocchi” di Adria, dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, enti prestatori, dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Rovigo e del Polo tecnico di Adria per la realizzazione del percorso tattile associato alla mostra. A sostenere l’iniziativa, Bancadria Colli Euganei e Delta Consulting srl. Mediapartner dell’evento culturale è anche ItAdria. Ma solo tre settimane dopo l’inaugurazione (15 febbraio 2020), è scattata l’emergenza coronavirus, e il museo Archeologico nazionale di Adria ha chiuso, come tutti i musei d’Italia, per decreto governativo.

Luigi Groto, il poeta cieco di Adria

Ma la cultura non si ferma nel rispetto di #iorestoacasa. E la mostra sul Groto dal 18 aprile 2020, diventa una kermesse virtuale, con sei Webinar (seminari sul web) sul Cieco d’Adria, possibili grazie alla sinergia tra Comune e museo Archeologico nazionale e grazie al prezioso contributo di professionisti che in modo spontaneo e generoso aiutano la cultura a rinascere: Sandra Bedetti, Letizia Guerra, Luigi Bigliardi e la soprano adriese Silvia Frigato. “Ora più che mai! Lo sguardo oltre il buio di Luigi Groto”, ripetono come un mantra i promotori. dei sei webinar, dal 18 aprile al 9 maggio 2020, in streaming sulla pagina Facebook del Comune di Adria, ma poi comunque disponibili sul web, possono quindi tenere costante il legame culturale con i temi della mostra. “Al momento la mostra è chiusa a causa della pandemia in corso e riaprirà il 5 settembre 2020 per chiudere il 6 gennaio 2021. Fino al momento della riapertura”, afferma l’assessore al Turismo Andrea Micheletti, “vogliamo tenere alta l’attenzione sul nostro illustre concittadino con degli appuntamenti on-line in streaming sulla pagina Facebook del Comune di Adria, dedicati ad approfondire aspetti e tematiche collaterali a quelli sviluppati dalla mostra”. E Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria: “La mostra è nata con un percorso parallelo a quello tradizionale, destinato alla fruizione tattile per i visitatori ipovedenti e non vedenti. L’accessibilità è quindi un valore aggiunto per l’evento. Una caratteristica distintiva intesa come veicolo di trasmissione culturale universale che vogliamo trasmettere anche attraverso l’impiego delle moderne tecnologie della comunicazione”.

La locandina dei seminari web sulla mostra “Lo sguardo del buio – il “Cieco d’Adria” e il Tintoretto” ad Adria

I primi due appuntamenti sono dunque sabato 18 e mercoledì 22 aprile 2020, alle 15, con Sandra Bedetti che parlerà dei “Paesaggi intorno ad Adria dal Medioevo al taglio di Porto Viro”. Si proseguirà con Giulio Bigliardi della società 3DArcheoLab che ha eseguito la riproduzione in stampa 3D del ritratto di Luigi Groto, attribuito alla bottega del Tintoretto e del frammento di ceramica attica del 440 a. C. del pittore Polignoto con il mito di Edipo, custodito al museo Archeologico nazionale. Bigliardi racconterà sabato 25 aprile 2020 alle 15 come è avvenuto il processo di modellazione 3D e scultura digitale nel seminario dal titolo “Modellazione e stampa 3D del ritratto di Luigi Groto”. Sarà poi il turno di Letizia Guerra, presidente della Proloco di Adria, che affronterà due appassionanti tematiche sabato 2 e mercoledì 6 maggio 2020, alle 15, dal titolo: “Luigi Groto e le relazioni culturali: i rapporti del Cieco con le Accademie e il mondo culturale veneto” e “Le relazioni culturali attraverso le lettere familiari del Cieco d’Adria”. Chiuderà la kermesse virtuale la soprano adriese Silvia Frigato che si esibirà sabato 9 maggio 2020 alle 15 interpretando un madrigale del ‘500 su testo di Luigi Groto, che verrà poi spiegato al pubblico.

“…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi”: dai magazzini del museo Archeologico nazionale di Adria per la prima volta esposte in mostra le preziose ceramiche del XVI secolo. Con l’occasione si lancia il restauro di una “pianella” (sandalo rinascimentale veneziano ad alto tacco) da finanziare con l’Art Bonus

Le vetrine della sezione etrusca del museo Archeologico nazionale di Adria (Foto di N. Orietti)

Parlare di Adria non vuol dire soffermarsi solo sulle sue origini, da insediamento etrusco a emporio siracusano col nome di Hatria o Atria fino alla sua rifondazione, nel 385 a.C., come colonia voluta dal tiranno di Siracusa Dionigi il Vecchio per la sua posizione strategica nei piani di espansione commerciale in Adriatico.  Così strategica che fu proprio Adria a dare il nome al mare che all’epoca la bagnava. E non vuol dire neppure ricordare quando tra il 49 e il 42 a. C. Adria diventò municipium, acquisendo il diritto di cittadinanza romana e venendo assegnata a un distretto elettorale della tribù Camilia. La storia di Adria non si ferma al Tardo Antico, come già aveva acutamente osservato nell’Ottocento Francesco Antonio Bocchi, il “padre” dell’archeologia adriese: “…L’arte figulina durò in Adria anche dopo i tempi romani, e ne fanno fede i cocci rinvenuti pochi anni or sono murati nella mensa di vecchio altare dell’antica Cattedrale; e soprattutto quelli che si estrassero (2-5 Giugno 1874) in grande quantità nello scavo del fondo del Canale della Tomba in prossimità del ponte di Santo Stefano, cocci rozzi, verniciati a nero, verde, ceruleo, giallo con fregi impressi e rilevati, non etruschi né romani, ma certo non moderni. È poi notevolissimo che in qualche fondo di tali vasi sono sigle graffite simillime alle antichissime… “. Non è quindi un caso se proprio al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro), un po’ per rendere omaggio alla famiglia Bocchi, un po’ per restituire per la prima volta alla città di Adria un pezzo dimenticato della sua storia, domenica 3 dicembre 2017, alle 17, venga inaugurata la mostra, visitabile fino all’8 marzo 2018, “…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi”, su ideazione e coordinamento di Alberta Facchi e Antonio Giolo, e curata dall’archeologa Sandra Bedetti e da Luca Doria, giovane studente dell’ateneo patavino che ha compiuto un lungo tirocinio per l’inventariazione e la ricerca del materiale e il riscontro dei pezzi con l’inventario originale redatto da F. A. Bocchi. La mostra, frutto della felice collaborazione tra il museo Archeologico nazionale di Adria, che fa parte del Polo museale del Veneto, la fondazione Scolastica “Carlo Bocchi” e l’amministrazione comunale adriese, permette di riscoprire e valorizzare reperti che finora non erano mai stati esposti e che in futuro, proprio grazie alla sinergia e ad accordi tra queste Istituzioni, potranno trovare una appropriata collocazione e valorizzazione permanente al Maad, il museo di Arte Adria e Delta.

La locandina della mostra “…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi” al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro)

Domenica 3 dicembre 2017: giornata speciale. All’inaugurazione della mostra “…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi”, che coincide con l’apertura gratuita del museo per la prima domenica del mese, dopo i saluti delle autorità, interverranno Sandra Bedetti e Alberta Facchi. L’evento, cui seguirà un brindisi, sarà arricchito da una dimostrazione su materiali in replica offerta da Ceramiche Artieghi, che consentirà di comprendere appieno le tecniche di manifattura della ceramica rinascimentale. Le repliche prodotte saranno lasciate a disposizione del pubblico e delle scuole a scopo didattico per tutto il periodo della mostra. L’esposizione fa parte della ormai consueta rassegna museale #EVASIONI (giunta alla terza edizione), che punta a presentare al pubblico i materiali provenienti dai depositi del museo Archeologico – a farli quindi temporaneamente evadere dagli scaffali dei magazzini – , e si inserisce nell’ambito della XXIII Settimana dei Beni Culturali e Ambientali in Polesine dal titolo “Il ‘500 in Polesine: identità e patrimonio storico e artistico di un territorio tra Venezia e Ferrara, tra Riforma e Controriforma, tra Rinascimento e Accademie”. Con l’occasione, verrà illustrata la possibilità di aderire ad Art Bonus per sostenere il restauro di una “pianella” (scarpa ad alto tacco) rinascimentale della Collezione Bocchi.

Un prezioso piatto rinascimentale della collezione Bocchi in mostra ad Adria

I materiali rinascimentali Bocchi possono essere considerati una “collezione ritrovata” grazie alla sinergia tra istituzioni. “I magazzini del museo Archeologico nazionale, autentica miniera di testimonianze”, spiegano gli archeologi, “da tempo conservavano questo consistente nucleo della collezione Bocchi, che per le differenze cronologiche con l’esposizione tradizionale non hanno finora trovato spazio nel percorso museale. Materiali però ritenuti importanti già nell’800 da Francesco Antonio Bocchi: la sua attenzione per tutte le vestigia della storia locale lo portava a non trascurare anche i rinvenimenti di oggetti apparentemente meno pregiati, ma comunque testimoni della continuità di quell’arte che, dopo aver prodotto i magnifici vasi da mensa usati dagli etruschi e dai romani, era proseguita nelle epoche successive con esempi che lo studioso apprezzava, malgrado fosse privo degli strumenti di analisi e studio utili per identificarli e datarli. In anni recenti, grazie all’attenzione dell’archeologia anche per i materiali di età post romana, è stato riscoperto anche questo settore fino ad ora poco conosciuto e valorizzato”. Alcuni pezzi, i più significativi e meglio conservati, dopo il restauro effettuato a Verona a cura della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio, sono finalmente tornati ad Adria e sono stati ricongiunti alla collezione storica Bocchi grazie alla proficua collaborazione tra enti diversi, statali e locali: la soprintendenza, il Polo museale del Veneto da cui dipende il museo Archeologico nazionale, l’amministrazione comunale di Adria, la fondazione Scolastica “Carlo Bocchi”. “In futuro”, continuano, “potrebbero essere esposti al pubblico al Maad insieme agli altri rimasti nei magazzini. La Fondazione, che negli ultimi anni è attiva insieme al Comune nella creazione del Maad, ha finora destinato alcuni locali della sua sede a mostre temporanee e intende mettere a norma gli spazi per esporre i pezzi in forma permanente, una volta ottenute le autorizzazioni dal Polo museale del Veneto. Di certo la direzione e il personale del museo Archeologico nazionale si sono attivati per rendere disponibile il materiale con l’obiettivo di esporlo e renderlo fruibile al pubblico in via permanente.

Scodellone di ceramica rinascimentale arcaica graffita della collezione adriese

La mostra “…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi”. I curatori,  Bedetti e Doria, hanno trovato un supporto prezioso proprio in tutto il personale del museo, che ha seguito l’aspetto fotografico e grafico e l’allestimento – finanziato per le spese correnti dalla Fondazione Bocchi. Prezioso è stato anche l’apporto dei due giovani volontari del Servizio Civile Nazionale che da settembre affiancano il personale del museo: Sara Finotti, cui si devono i bei disegni dei pannelli, e Filippo Trombini, che cura la comunicazione e che sulla pagina Facebook del museo (@Museoarcheologicoadria) ci offre in anteprima le vicende delle operazioni preliminari all’allestimento, il backstage della mostra. Per tutto il periodo della mostra, inoltre, saranno organizzate attività didattiche per le scuole a cura del partner tecnico associazione Studio D. In mostra viene esposta una parte significativa della ceramica rinascimentale della collezione Bocchi (presentata al pubblico in forma ridotta durante una serata in settembre 2017 per celebrare il ritorno di alcuni pezzi da un lungo restauro), con l’aggiunta di qualche reperto proveniente dall’ex convento di San Giacomo a Bellombra. “Solo apparentemente i pezzi sembrano di poco conto”, spiegano i curatori: “Si tratta infatti di frammenti e scarti di cottura, usati spesso in passato per consolidare le fondazioni di edifici o le sponde di canali che, sulla base delle indicazioni di Francesco Antonio Bocchi, furono rinvenuti casualmente ad Adria e nelle campagne circostanti. In realtà, nel loro complesso, questi materiali offrono un’ampia panoramica sulla tecnologia dell’arte ceramica rinascimentale e sul repertorio delle sue figurazioni, immortalata anche dai grandi pittori veneti del Rinascimento: dalla ceramica graffita alla più preziosa maiolica, alla sua imitazione più “povera”, la pseudo maiolica. E proprio gli scarti di lavorazione e di cottura, insieme a alcuni curiosi supporti a forma di “zampa di gallina” usati come distanziatori tra i vasi nell’impilaggio all’interno della fornace durante la cottura, ci consentono di ricostruire le catene produttive e sono preziose testimonianze di un’arte assai complessa. Sulla tecnologia e sul repertorio figurativo si snodano i temi delle quattro vetrine (“Dalla terra al piatto. Metodi di lavorazione e uso della ceramica”; “I tempi graffiti. Ornamenti e tecniche nel corso dei secoli”; “Lustro dall’Oriente. L’arte della maiolica e le imitazioni locali”; “Mangiare a colori. L’evoluzione della tecnica e del gusto nelle decorazioni”) allestite, con utili agganci alla storia locale del Rinascimento: dal processo per eresia  di Luigi Grotto – il “Cieco di Adria”-, alle vicende del passaggio della città dalla Casa Estense alla Repubblica Serenissima, alle grandi opere idrauliche che modellarono il Delta del Po fino alla forma attuale”.

La pianella della collezione Bocchi da restaurare: è il tipico sandalo veneziano del XVI secolo in legno e cuoio

Art bonus per la “pianella”.  L’inaugurazione della mostra è l’occasione per presentare al pubblico la possibilità di partecipare al finanziamento del restauro della “pianella” in legno e cuoio, sandalo ad alta zeppa tipico del costume femminile veneziano, anch’essa pertinente alla Collezione Bocchi. Si tratta di una calzatura a doppio tacco in legno rivestito in cuoio decorato a punzonatura, databile alla fine del XVI – inizi del XVII secolo . Originariamente, doveva recare sulla punta una applique in metallo o altro materiale, di cui rimangono i fori per il fissaggio. Una famosa opera del pittore veneziano del Rinascimento, Vittore Carpaccio, conservata al Museo Correr, “Due dame veneziane”, mostra un paio di pianelle, poste sul pavimento, molto simili a quella adriese. “È un’occasione per diventare mecenati”, sottolineano al museo Archeologico: “finanziando il restauro della pianella con l’Art bonus”. Secondo gli studiosi, il sandalo che fa parte della collezione Bocchi, a giudicare dalle tracce di sedimento ancora presneti sul manufatto, dovrebbe provenire dagli scavi ad Adria citati da Francesco Antonio Bocchi, che così lo descrive nel catalogo del Domestico museo, riconoscendone l’appartenenza ad un’età “moderna ma non recente”: “…Scarpa, o meglio sandalo, moderno ma non recente formato da una grossa suola sotto la quale sono due grandi rialzi corrispondenti l’uno alla parte del tacco l’altro a quella della punta:(…). Tutta ricoperta di pelle bianca ornata a punteggiatura e così pure le liste superiore sono ornate di fregi simili e di cappette all’estremità. Deve aver servito a donna….”. Probabilmente proprio perché si tratta di un’opera “polimaterica” (cuoio, legno e filo di sutura) che ovviamente prevede di interventi particolari, il sandalo era rimasto escluso dal lotto dei recenti restauri curati dalla soprintendenza di Verona. Ma il suo precario stato di conservazione e la fragilità dei materiali con cui è stato realizzato, richiedono interventi immediati. Servono analisi diagnostiche e micro-campionature per determinare lo stato del degrado e mirati interventi di restauro, una delicata pulitura superficiale, una profilassi anti-xilofagi e la reidratazione del cuoio e delle parti in pelle, nonché interventi che prevengano ulteriore degrado.