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Noctes Stabianae: per sei settimane – il venerdì e il sabato – passeggiate notturne gratuite con visite guidate alla Villa San Marco, tra le più grandi ville romane residenziali dell’area vesuviana

Villa San Marco a Stabia di notte (foto parco archeologico di Pompei)

“Noctes Stabianae”: la locandina

Villa San Marco a Stabia è una tra le più grandi ville romane residenziali, con i suoi 11mila mq, posta in posizione panoramica sulla collina di Varano, a Castellammare di Stabia, villa nella quale si fondono le caratteristiche della domus di città e dell’abitazione di villeggiatura. Da venerdì 16 agosto 2019, tutti i venerdì e sabato fino al 21 settembre 2019, con ingresso gratuito al via le passeggiate notturne con un suggestivo percorso tra gli ambienti della villa. Sono le “Noctes Stabianae”: dalle 20.30 alle 22.30 (ultimo ingresso alle 22) sarà possibile visitare la Villa San Marco, appositamente illuminata. L’iniziativa fa parte delle aperture serali promosse dal ministero per i Beni e le attività culturali, nell’ambito dei progetti di valorizzazione 2019. Per la fine di agosto e settembre i percorsi notturni interesseranno anche gli altri siti vesuviani del parco archeologico di Pompei.

Venerdì e sabato visite guidate in notturna a villa San Marco di Stabia (foto parco archeologico di Pompei)

La Villa San Marco – come si legge sul sito della fondazione Ras (Restoring Ancient Stabiae foundation) -, che prende il nome da una cappella che sorgeva nei suoi pressi nel 1700, si distende sull’area nord-orientale della collina di Varano, a circa 50 metri sul livello del mare. Fu la prima villa ad essere esplorata in età borbonica negli anni compresi tra il 1750 e il 1754, quindi, spogliata degli affreschi e delle suppellettili meglio conservati, fu riseppellita dopo che le sue strutture furono rilevate dall’ingegnere Karl Weber. Al momento dell’eruzione del 79 d.C. nella villa erano in corso lavori di restauro dovuti ai danni causati dal terremoto del 62 d.C. e, più probabilmente ai fenomeni sismici che precedettero l’eruzione. La superficie globale del complesso è di 11mila mq., di cui 6mila in luce e si presenta articolata in cinque nuclei: quartiere del vestibolo e dell’atrio con annesso quartiere di servizio, quartiere termale, area del peristilio, area del loggiato superiore, ingresso monumentale sul decumano (attualmente interrato).

Le suggestive atmosfere degli ambienti di villa San Marco a Stabia illuminati la notte (foto parco archeologico Pompei)

L’ingresso della villa immette nell’atrio, dove il tetto aperto è sorretto da quattro colonne ioniche: su di esso si aprono il larario, l’altare della casa in onore dei Lari, che aveva un ruolo centrale nella vita delle famiglie romane, quattro cubicola ovvero le stanze da letto delle persone che vivevano effettivamente nella villa e una scaletta che conduce al piano superiore, probabilmente destinato ad ambienti servili. Il suo primo ingresso, noto grazie ai rilievi eseguiti dal Weber, consisteva in un ampio cortile circondato su tre lati da un porticato formato da pilastri. Dal lato occidentale si accedeva al tablino mentre sul lato meridionale si aprivano una serie di ambienti, tutti di dimensioni simili, molto limitate, forse utilizzati come celle o magazzini. Nell’angolo sud-occidentale del porticato c’era un unico grande ambiente al cui interno sembrerebbe essere stato ricavato un piccolo stanzino. Dall’atrio si accede alla cucina e a un ampio corridoio con larghe finestre che danno su un piccolo giardino triangolare, viridarium, che conduce al quartiere termale, la zona più privata della casa. Quest’ultimo, di notevoli dimensioni comprende il frigidarium, per i bagni in acqua fredda, il calidarium, destinato ai bagni in acqua calda e ai bagni di vapore e il tepidarium, per i bagni in acqua tiepida. L’intera superficie era coperta da cemento impermeabile all’acqua ed era riscaldata da una caldaia disposta al centro la quale veniva continuamente rifornita di legna dagli schiavi. Un bagno caldo nella propria villa era uno degli strumenti di cui il padrone potesse disporre per impressionare i clientes; esso aveva un sistema di porte doppie per trattenere l’aria calda all’interno e tenere fuori l’aria fredda. Accanto al frigidarium e al calidarium c’erano la palestra interna coperta e il tepidarium, il cui pavimento era sostenuto da suspensurae, ovvero pilastrini di sostegno, per il passaggio dell’aria calda.

L’ampio giardino porticato di villa San Marco a Stabia, ombreggiato da quattro file di platani che ripetono la posizione di originari platani antichi (foto parco archeologico di Pompei)

Da qui si accede alla parte più spettacolare della villa, un ampio giardino porticato ombreggiato da quattro file di platani che ripetono la posizione di originari platani antichi ed una piscina centrale lunga circa 30 metri. Sui tre lati del giardino vi è un portico colonnato, le cui pareti sono decorate da un alto zoccolo nero con al di sopra piccoli riquadri di ville marittime e scene di giardini segreti, molti dei quali sono stati staccati nel XVIII secolo dai Borbone. In fondo al peristilio si trovano alcuni ambienti di soggiorno, splendidamente affrescati e aperti con larghe finestre. Un’incredibile caratteristica di questa villa è che, dopo l’atrium, non ci sono stanze da letto private: era una sorta di parco di divertimenti, attrezzata con giardini, piscine e tantissime stanze splendidamente decorate per conversare e riposare. L’ultimo settore della villa è costituito da un ampio peristilio: un grande giardino con vista sul mare, circondato da un portico decorato con alcuni tra gli affreschi più belli fra quelli conosciuti del tempo dei Romani. Le pareti oggi conservano in situ poche tracce dell’originale decorazione, perché la maggior parte degli affreschi è stata spostata nei depositi dell’Antiquarium Stabiano. Se il tema principale delle pareti era rappresentato dall’amore, il soffitto invece era decorato in maniera particolarmente complessa, articolata e ricca: una serie di grandi quadri mitologici erano incorniciati da ricchissime fasce, al cui interno trovavano posto motivi floreali, motivi architettonici e fantastici. La villa, in origine, era collegata all’impianto urbano attraverso un ingresso monumentale che si affacciava sul decumano, scavato nel Settecento rilevato e interrato. Attualmente la possibilità di riportare in luce parte di questo settore costituisce un elemento fondamentale per una definitiva riorganizzazione dell’area archeologica.

Nuovi restauri a villa Arianna a Stabia: il gruppo di lavoro dell’Accademia delle Belle Arti di Varsavia riporta all’antico splendore gli affreschi di alcuni ambienti. Riemersi molti dettagli decorativi

Restauratrici dell’Accademia delle Belle Arti di Varsavia al lavoro nell’ambiente 7 di villa Arianna a Stabia

Un affresco di villa Arianna a Stabia durante la fase dei restauri

La prestigiosa Accademia delle Belle Arti di Varsavia è tornata, per il quarto anno, alla villa Arianna di Stabiae riportando all’antico splendore alcuni ambienti. Il progetto, svolto sotto la direzione scientifica del parco archeologico di Pompei (ufficio scavi di Stabia) con il coordinamento della Fondazione RAS, ha il supporto del Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale della Repubblica di Polonia. Per circa un mese, un gruppo di lavoro coordinato dal vice preside della facoltà di Conservazione e Restauro dell’accademia polacca, prof. Krzysztof Chmielewski e dalla professoressa Julia Burdajewicz, è stato impegnato in interventi di consolidamento e pulitura di due ambienti (il 7 e l’11) entrambi decorati in IV stile. La missione dell’Accademia delle Belle Arti di Varsavia arriva proprio mentre Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, annuncia un progetto scientifico e di valorizzazione ambizioso per l’antica Stabiae, un programma di ricerca a tappeto su tutto il territorio di Stabia per capire la nascita e lo sviluppo di questo insediamento e arrivare a una conoscenza da aprire alla comunità del territorio e ai visitatori; e al contempo inaugura la mostra “Alla ricerca di Stabia”, aperta all’Antiquarium di Pompei fino al 31 gennaio 2019: un percorso di conoscenza della storia dell’antica Stabiae attraverso le testimonianze lasciateci dai ritrovamenti nella necropoli di Madonna delle Grazie, con le sue numerose sepolture, e nel santuario extraurbano in località Privati connesso, come rivelano i reperti votivi rinvenuti, al mondo femminile, alla protezione della fertilità e delle nascite (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/08/05/alla-ricerca-di-stabia-allantiquarium-di-pompei-una-mostra-sulla-necropoli-di-s-maria-delle-grazie-e-del-santuario-dei-privati-anticipa-il-progetto-multidisciplinare-per-l/). Il gruppo di lavoro dell’Accademia di Varsavia, una delle più prestigiose accademie di restauro europee, è composto oltre che dai professori anche da 5 studenti di livello avanzato che hanno così l’occasione di mettersi alla prova sul campo in un contesto d’eccezione. La missione a villa Arianna a Stabia da parte sta producendo interessanti risultati da un punto di vista conservativo e di una maggiore vividezza delle cromie delle pareti (come si può vedere negli ambienti 44 e 45 già restaurati).

Ambiente 7 a villa Arianna a Stabia: le maschere teatrali ravvivate dai restauri

Nell’ambiente 7, uno dei più belli della villa con affaccio sul mare, è stata realizzata la pulitura delle decorazioni parietali: i sali, la cera usata all’epoca degli scavi di Libero D’Orsi con il trascorrere del tempo avevano offuscato lo splendore delle pitture e reso meno nitidi molti dettagli dei dipinti. Dopo il restauro sono tornati alla luce elementi prima scarsamente percepibili: l’intervento ha rivelato nello zoccolo nero della parete a destra dell’ingresso un cesto sospeso ad un finto soffitto a cassettoni. Inoltre ha restituito il colore originario alle pareti e alle decorazioni e reso molto più visibili dettagli degli elementi decorativi come le immagini di due maschere o il quadretto che raffigura la natura morta composta di fichi e di funghi, posti nella zona superiore della parete Sud.

Prove di pulitura degli affreschi dell’ambiente 11 di villa Arianna a Stabia

L’ambiente 11, eseguito con una partitura decorativa simile a quella dell’ambiente 7 , si ipotizza eseguito dalla stessa officina pittorica. L’intervento, iniziato quest’anno, ha visto innanzitutto il consolidamento delle pareti che rischiavano di sfaldarsi. Per evitarne il degrado si è proceduto ad un pre-consolidamento e poi alla pulitura, sia con impacchi che con l’ausilio di una strumentazione tecnica adeguata, che sta rivelando prime interessanti evidenze pittoriche.

A Stabiae nuova campagna di scavi condotta dal museo Ermitage di San Pietroburgo: al centro dell’attenzione per il secondo anno l’ambiente 71 di villa Arianna, un criptoportico oggetto di interventi prima dell’eruzione del 79 d.C.

Pulitura e scavo nel corridoio del criptoportico nel sito di villa Arianna a Stabiae

Gli archeologi tornano a studiare nel complesso archeologico di villa Arianna a Stabiae: è iniziata la nona campagna di scavo il progetto di scavo e restauro condotto dal museo statale Ermitage di San Pietroburgo sotto la direzione scientifica del parco archeologico di Pompei e con il coordinamento della fondazione RAS (Restoring Ancient Stabiae). Al centro di questo progetto l’ambiente 71 dell’antica villa: un criptoportico probabilmente in fase di rifunzionalizzazione prima dell’eruzione nel 79 d.C.

A Villa Arianna al lavoro archeologi russi e italiani nell’ambito del progetto Ermitage Stabiae 2018

Le indagini condotte sul lungo corridoio, già in parte oggetto di un intervento di pulitura e restauro nell’estate 2017, hanno confermato che l’intero ambiente nel XVIII secolo, a conclusione delle campagne di scavo condotte dai Borbone, fosse stato utilizzato come area di discarica di una gran quantità di elementi provenienti da vari settori di Villa Arianna. L’elemento di maggiore interesse emerso nel corso della campagna di scavo dell’anno scorso è stato il rinvenimento di un tratto integro del crollo di parte del soffitto e dei resti dello strato di intonaco dell’incannucciata dell’ambiente 71.

Statuetta fittile recuperata da un butto settecentesco a villa Arianna

Il progetto dell’estate 2018 ha previsto l’estensione verso sud (su ulteriori 30 mq), degli interventi iniziati nella scorsa stagione, al fine di acquisire maggiori informazioni sulle dinamiche di scavo del XVIII secolo e sullo stato di questo settore della villa negli istanti immediatamente precedenti la sua distruzione nel 79 d.C. Il gruppo di lavoro, composto da 13 archeologi e restauratori di nazionalità russa e italiana, è stato impegnato sia in attività di scavo e restauro sia nello studio preliminare dei numerosi materiali rinvenuti nello strato di rinterro (butto)borbonico.

Napoli. Aperti al pubblico nuovi ambienti, tra cui le terme, della più antica villa d’otium di Stabiae: villa Arianna, dal soggetto mitologico del suo più famoso affresco

L'ingresso di villa Arianna dell'antica Stabiae: ora per il pubblico sono stati aperti nuovi ambienti

L’ingresso di villa Arianna dell’antica Stabiae: ora per il pubblico sono stati aperti nuovi ambienti

È la villa d’otium più antica di Stabiae. Risale al II secolo a.C. Situata all’estremità ovest della collina di Varano, in posizione panoramica, Villa Arianna occupa un’area di circa undicimila metri quadrati di cui attualmente scavati e visitabili soltanto duemilacinquecento. Ma da domenica 2 agosto 2015 Villa Arianna ha ampliato il suo percorso di visita, con l’apertura al pubblico, dopo gli interventi di restauro, di alcuni ambienti, tra cui quelli termali, finora non visitabili.

Un grande ambiente affrescato di villa Arianna, la più antica villa d'otium di Stabiae

Un grande ambiente affrescato di villa Arianna, la più antica villa d’otium di Stabiae

La villa prende il nome da un quadro raffigurante Arianna abbandonata. Inizialmente fu scavata in età borbonica (seconda metà del XVIII secolo) da Karl Weber. L’aspetto complessivo è oggi ricostruibile integrando le planimetrie borboniche dei settori scavati e poi rinterrati con quella delle parti rimesse in luce. Il nucleo più consistente comprende la sequenza dell’ingresso, del peristilio quadrato e dell’atrio secondo la successione vitruviana tipica delle residenze suburbane. La struttura residenziale risale nel suo nucleo originario ad epoca tardo repubblicana, ma venne successivamente ampliata, con l’aggiunta di una serie ambienti panoramici, nel corso del I secolo d.C. Nell’area archeologica è possibile individuare il quartiere termale, con praefurnium e calidarium (per i bagni di acqua calda) absidato, originariamente decorato in opus sectile. Tra gli affreschi visibili da segnalare il quadro di Arianna abbandonata a Nasso, sulla parete di fondo dell’ampio triclinio; Ganimede rapito dall’aquila, nel vestibolo annesso, Perseo ed Andromeda, in una sala attigua. Lungo il porticato, su cui si apre il triclinio estivo, si succedono le stanze residenziali alcune delle quali arricchite da decorazioni parietali a fondo bianco e giallo. Poco oltre si trova l’ampio peristilio, che si sviluppa per una lunghezza complessiva di 370 metri e ripete il canone indicato da Vitruvio. Dalla parte opposta si trova, invece, il nucleo repubblicano della villa: in esso cubicoli con pregevoli decorazioni a mosaico si articolano intorno all’asse canonico atrio-peristilio, tipico delle residenze vesuviane del I secolo a.C.

L'affresco con "Arianna abbandonata da Teseo" che ha dato il nome alla villa stabiana

L’affresco con “Arianna abbandonata da Teseo” che ha dato il nome alla villa stabiana

La prima campagna di scavi fu svolta – come detto – da Karl Weber tra il 1757 e il 1762 e la villa fu chiamata primo complesso, per distinguerla dal secondo complesso, altra villa d’otium, da cui è separata tramite uno strettissimo vicus: dopo aver staccato le decorazioni di maggior rilievo e aver asportato le suppellettili (oggi al museo Archeologico nazionale di Napoli), la villa fu nuovamente rinterrata. Gli scavi sono ripresi duecento anni dopo, nel 1950, a opera di Libero D’Orsi e fu in tale periodo che la villa venne chiamata Arianna per la presenza di una pittura a soggetto mitologico che raffigura Arianna abbandonata da Teseo: D’Orsi effettuò gli scavi di ambienti della villa che si affacciavano sul ciglio della collina, alcuni dei quali andati perduti a seguito di eventi franosi. Il lavoro degli archeologi continua ancora oggi e in particolare gli scavi interessano la zona sud e quella del grande peristilio o palestra che è stato riportato alla luce quasi completamente nel 2008, insieme a nuove camere, colonne e finestre.

"Flora", uno dei più famosi affreschi ritrovati a villa Arianna scoperta già in epoca borbonica

“Flora”, uno dei più famosi affreschi ritrovati a villa Arianna scoperta già in epoca borbonica

I lavori, che hanno portato all’apertura al pubblico dei nuovi spazi, sono iniziati nel 2010, a cura dell’équipe di restauratori dell’Hermitage di San Pietroburgo e dai restauratori dell’Ufficio scavi di Stabia, e hanno previsto interventi di scavo archeologico, restauro e rilievo. “Da tali indagini – spiega la soprintendenza speciale per Pompei, Ercolano e Stabia – è stato possibile individuare in maniera chiara l’organizzazione del settore termale della villa costituito da un ambiente porticato con al centro un piccolo spazio verde che fungeva da zona di disimpegno dei vari ambienti costituenti il settore termale (tepidarium, calidarium, laconicum, frigidarium). È stato evidenziato inoltre un corridoio che immette in un cubicolo, già identificato e saccheggiato in epoca borbonica, con una raffinata decorazione in tardo III stile e pavimento a mosaico”. Per l’occasione sono riaperti anche gli ambienti 44 e 45 recentemente restaurati dall’Accademia delle Belle Arti di Varsavia. Questi ambienti, originariamente aperti sull’atrio della villa, presentano una decorazione in II stile molto ben conservata. Gli interventi rientrano nell’ambito degli accordi esistenti tra la soprintendenza speciale per Pompei, Ercolano e Stabia e la fondazione RAS (Restoring Ancient Stabiae), fondazione Onlus culturale italiana costituita a Washington DC nel 2002, su iniziativa dell’Università del Maryland nell’ambito di un progetto di cooperazione in materia di beni culturali.