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Archeologie “alibi”: l’università di Bologna approfondisce l’archeologia degli archivi e dei depositi attraverso il caso Reggio Emilia e Modena

L’aula “Giorgio Prodi” ospita l’incontro “Archeologie alibi: Reggio Emilia e Modena” promosso dall’università di Bologna

Il termine tecnico è archeologie “alibi”: si tratta dell’insieme delle pratiche archeologiche che non avvengono sul campo, ma rappresentano comunque una componente fondamentale nel percorso di conoscenza e di valorizzazione per tutti quei siti che abbiano alle spalle una lunga storia di indagini, scavi, interventi di recupero e musealizzazione. “Si tratta in particolare”, spiegano all’università di Bologna, “di un’archeologia degli archivi, custodi della documentazione prodotta, e dei depositi, custodi dei reperti. Questa preziosa mole di dati non in situ viene oggi riscoperta e riletta  stratigraficamente per essere utilmente organizzata in nuovi archivi digitali, le cui potenzialità – in particolare quelle derivanti dall’archeologia virtuale che consente di produrre modelli tridimensionali – si configurano come interfacce per la gestione dei dati della ricerca, dai dati primari ai metadati e paradati”. Proprio “Archeologie alibi: i casi di Modena e Reggio Emilia” è il titolo del quinto appuntamento della serie “Discorsi sul Metodo”, dedicato al tema delle archeologie “alibi”, promosso nell’ambito dell’accordo di collaborazione didattico-scientifica di recente sottoscritto tra l’Istituto Centrale per l’Archeologia e il Dipartimento di Storie Culture Civiltà dell’Alma Mater Studiorum di Bologna, e si pone all’inizio di una serie di iniziative dedicate proprio alle archeologie “alibi” curate dagli organizzatori in varie sedi, in Italia e all’estero.

Luigi Malnati, soprintendente archeologo

Appuntamento venerdì 23 Marzo 2018, alle 10.30, nell’aula “Giorgio Prodi” dell’università di Bologna, in piazza San Giovanni in Monte 2, a Bologna. Ingresso libero. Ai saluti istituzionali di Nicolò Marchetti, direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici; Antonella Coralini, dipartimento di Storia Culture Civiltà; Elena Calandra, direttore dell’Istituto Centrale per l’Archeologia / Dirigente ad interim del Servizio II – Scavi e tutela del patrimonio archeologico, Direzione Generale Archeologia, belle arti e paesaggio; seguono gli interventi:  Luigi Malnati, soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e per le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, su “Conoscenza, tutela, conservazione: il ruolo dei musei archeologici civici e di quelli di Stato nel dopo riforma Franceschini”; Fiamma Lenzi, Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia Romagna, su “L’Istituto per Beni Culturali, le politiche regionali e i musei civici: il distretto emiliano”.

Il manifesto della mostra “On the road. La Via Emilia, 187 a.C. – 2017” al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia

Si entra poi nel caso specifico di Reggio Emilia. Elisabetta Farioli, direttore dei musei civici di Reggio Emilia, interviene su “I Musei Civici di Reggio Emilia e l’eredità dell’antico”; Roberto Macellari, responsabile delle collezioni Archeologiche dei musei civici di Reggio Emilia, su “La lezione di Don Gaetano”; Georgia Cantoni, responsabile comunicazione dei musei civici di Reggio Emilia, su “Tra conoscenza ed emozione: comunicare e condividere la Storia per connettersi al futuro”; Giada Pellegrini, responsabile Educazione del settore Archeologia dei musei civici di Reggio Emilia, su “Educare all’antico / educare al futuro”; Annalisa Capurso, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e per le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, su “On the Road: dietro le quinte di una mostra”.

Il manifesto della mostra “Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità” al Foro Boario di Modena dal 25 novembre 2017 all’8 aprile 2018

Per il caso Modena, intervengono: Francesca Piccinini, direttore dei musei civici di Modena, su “I progetti di ricerca dei Musei Civici di Modena: risultati e prospettive”; Cristiana Zanasi, funzionario archeologo dei musei civici di Modena, su “Le ricerche di pre-protostoria”; Silvia Pellegrini, funzionario archeologo dei musei civici di Modena, su “L’età romana, dalla Carta Archeologica a Mutina Splendidissima”; Donato Labate, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e per le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, su “Modena e territorio: l’impegno della Soprintendenza. Un bilancio”. Chiude la discussione coordinata da Elena Calandra e Antonella Coralini.

Dai gladiatori all’arena di Verona, dai villanoviani agli etruschi di Marzabotto, dalla Palmira di Khaled Asaad all’Isis: al via a Bologna la 13.ma edizione di “Imagines: obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico del Gabo

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d'Italia

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Dai giochi gladiatori nell’arena alla scoperta di Verona romana, dal mezzo secolo del centro polesano di studi storici archeologici ed etnografici al secolo di cinema e archeologia, dagli etruschi villanoviani agli etruschi di Marzabotto, per finire con la testimonianza drammatica di Khaled Asaad, il coraggioso “custode” di Palmira decapitato dall’Isis, e gli effetti dello stato islamico sulla città di Zenobia, patrimonio dell’Unesco: è un programma particolarmente ricco quello che offre la tredicesima edizione di “Imagines: obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico promosso dal gruppo archeologico bolognese il 20, 21 e 22 novembre 2015 alla mediateca di San Lazzaro di Savena, in via Caselle 22, a San Lazzaro (Bologna).  “Nata nel 2003”, ricorda Giuseppe Mantovani, curatore della rassegna, “Imagines vuole creare un’occasione per i soci del gruppo e il pubblico appassionato di Archeologia e Storia per godere della proiezione di documentari e filmati introdotti da esperti del settore, autori, registi o archeologi, cui va il mio grazie per averci dato l’autorizzazione alla proiezione delle loro opere”.

Mosaico romano con raffigurati i giochi gladiatori nell'anfiteatro

Mosaico romano con raffigurati i giochi gladiatori nell’anfiteatro

Si inizia venerdì 20 Novembre 2015, alle 15.15. L’apertura della rassegna è affidata a Gabriele Nenzioni, direttore del museo della Preistoria “L. Donini” di San Lazzaro e a Giuseppe Mantovani, vicedirettore del Gruppo Archeologico Bolognese e curatore della rassegna. Quindi c’è la proiezione del documentario “Gladiatori e bestiari. I giochi nell’arena”, per la regia di Douglas Brooks (90’), introdotto da Federica Guidi, archeologa del museo civico Archeologico di Bologna. Il filmato presenta, attraverso ricostruzioni, ambientazioni ed effetti speciali, le vicende a volte gloriose, ma più spesso drammatiche, dei gladiatori, che combattevano fra loro nell’arena, e dei bestiarii, che affrontavano belve feroci, per il divertimento del popolo e per l’ambizione politica di coloro che organizzavano I giochi. Segue un buffet offerto dal Gruppo Archeologico Bolognese.

Dal museo nazionale Etrusco di Marzabotto parte lo spettacolo itinerante "Marzabotto 1889"

Il documentario “Kainua” ripercorre le tappe della città etrusca di Marzabotto

Sabato 21 Novembre 2015, seconda giornata: alle 15.15 proiezione del documentario “Cinquant’anni di novità dal nostro passato. CPSSAE 1964 – 2014”, regia di Giuseppe Mantovani (32’), introdotto da  Raffaele Peretto, presidente CPSSAE. Il filmato celebra il cinquantesimo anno della fondazione del Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici (CPSSAE). Cinquant’ anni di scoperte, divulgazione, valorizzazione dell’identità dell’antico Polesine. Segue alle 16.15, proiezione del documentario “L’alba degli Etruschi. Aspetti e testimonianze della cultura villanoviana”, regia di Corrado Re (26’), introdotto da Fiamma Lenzi, archeologa dell’istituto Beni culturali dell’Emilia-Romagna. “Per far conoscere la cultura materiale legata agli esordi della civiltà etrusca”, spiega Mantovani, “l’Istituto Beni Culturali ha curato la realizzazione di questo docu-film che, alla presentazione di oggetti conservati nei musei dell’Emilia-Romagna, unisce la rievocazione storica e l’archeologia ricostruttiva per rivisitare alcuni aspetti della quotidianità nei secoli fra il IX e il VII a.C., avvalendosi anche di musiche realizzate nell’ambito dell’archeologia sonora sperimentale”. Dopo l’intervallo, si riprende alle 18 con la proiezione del documentario “Kainua”, per la regia di Ada Carpentieri (52’), introdotto da Giuseppe Sassatelli, docente di Etruscologia e Antichità Italiche dell’università di Bologna. Quello che rende unica la città di Kainua, l’odierna Marzabotto, è l’assenza di frequentazione dopo il suo abbandono, ciò che ha consentito la conservazione dell’impianto urbano rimasto perfettamente riconoscibile. Il filmato ripercorre le tappe della storia della città, che, insieme a Spina, Mantova e, naturalmente, Felsina, la princeps etruriae, fu un importante centro dell’Etruria Padana.

All'archeologo Khaled Asaad, decapitato dall'Isis, è dedicata la XXVI rassegna internazionale del cinema archeologico

All’archeologo Khaled Asaad, decapitato dall’Isis, è dedicato il film omaggio di Alberto Castellani

L’ultima giornata, domenica 22 novembre 2015, si apre alle 15.15 con la proiezione del documentario “Un secolo di cinema e archeologia. Da Howard Carter a Indiana Jones”, per la regia di Massimo Becattini (30’) che cura anche l’introduzione: l’avventura archeologica del Novecento attraverso I documenti cinematografici (spesso inediti) delle scoperte più importanti e l’influenza sui generi del cinema di finzione. Partendo dal filmato originale della scoperta della tomba di Tutankhamon ad opera di Carter nel 1922, e dai suoi epigoni di finzione, vengono esplorati i primi documenti archeologici di quegli anni, dall’Egitto all’Estremo Oriente. Segue alle 16.15 il documentario “Verona città aperta” di Marcello Peres (40’), introdotto da Erika Vecchietti,  archeologa dell’università di Bologna. Utilizzando un linguaggio più tecnico che televisivo, riprese aeree ed animazioni a mano libera, il documentario abbraccia le evidenze monumentali romane più universalmente riconosciute (l’Arena di Verona, il Teatro Romano, il Ponte Pietra, l’Arco dei Gavi e le porte monumentali) completando la comprensione organica di questa fase storica con uno sguardo inedito alla Verona sotterranea. Dopo l’intervallo, alle 18, il giornalista Graziano Tavan con una conversazione dal titolo “Palmira, da Zenobia all’Isis” introduce l’eccezionale instant movie del regosta veneziano Alberto Castellani “Khaled Asaad: quel giorno a Palmira. Memoria di un viaggio e un incontro” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/10/06/aperta-la-xxvi-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-nel-nome-di-khaled-asaad-larcheologo-di-palmira-decapitato-dallisis-e-sabato-instant-movie/) documento-omaggio all’ex direttore del sito archeologico di Palmira, patrimonio dell’UNESCO, trucidato dall’Isis.