A 18 mesi dalla conclusione del restauro del dipinto di fine XVI secolo della veduta di Gerusalemme sull’arco di fondo della Porta Trumphalis esce per Electa il volume “Gerusalemme al Colosseo. Il dipinto ritrovato” a cura di Alfonsina Russo e Federica Rinaldi

L’arco di fondo della Porta Triumphalis verso il Foro Romano, dove si trova il dipinto murale raffigurante una veduta ideale della città di Gerusalemme (foto PArCo)
Nel Colosseo, sull’arco di fondo della Porta Triumphalis verso il Foro Romano, si trova un dipinto murale raffigurante una veduta ideale della città di Gerusalemme. Il dipinto del Colosseo, realizzato nel XVII secolo, è tradizionalmente assegnato al pontificato di Clemente X (1670-1676) in occasione della campagna decorativa promossa per le celebrazioni del Giubileo del 1675. Il cantiere di restauro, conclusosi nell’estate 2020, ha riportato in evidenza una testimonianza importante della storia del Colosseo in una fase di vita meno frequentata ma molto più lunga di quella di epoca romana. Inoltre il restauro ha consentito di rafforzare anche l’ipotesi della fonte iconografica, avanzata in studi del secolo scorso, risalente alla fine del XVI secolo da cui sono derivate numerose varianti. La più prossima al dipinto del Colosseo è una stampa di Antonio Tempesta del 1601 conservata all’Albertina di Vienna.

La copertina del libro “Gerusalemme al Colosseo. Il dipinto ritrovato” (Electa)
A un anno e mezzo dalla fine dei lavori di restauro ecco, fresco di stampa e di prossima presentazione, il libro “Gerusalemme al Colosseo. Il dipinto ritrovato” a cura di Alfonsina Russo e Federica Rinaldi (Electa Editore). Un volume che documenta i risultati e le ricerche scaturite dal complesso lavoro di restauro (estate 2020) di uno straordinario dipinto murale del XVII secolo, pressoché illeggibile in precedenza, si trova a 7 m di altezza sulla Porta Triumphalis del Colosseo, in corrispondenza dell’accesso occidentale al monumento, e riassume tutta la storia di Gerusalemme: una storia che si dipana nei secoli attorno alle mura della città e, dunque, con i numerosi assedi e l’avvento di eserciti che si sono avvicendati fuori e dentro le sue mura (compresi gli accampamenti dei romani), raffigurati in parallelo alla crocifissione e alla resurrezione di Gesù. I saggi sono corredati da una selezione di scatti ravvicinati che rivelano i colori, i contorni delle figure, gli effetti di ombreggiature, l’articolazione del disegno, consentendo al lettore di ammirare dettagli dell’affresco impossibili da cogliere a occhio nudo. Di grande interesse è l’approfondimento introduttivo dedicato al tema della cristianizzazione del Colosseo e alle origini dell’iconografia di Gerusalemme come modello urbanistico della città ideale.

Il dipinto della veduta ideale della città di Gerusalemme. La città è riprodotta con una veduta a volo d’uccello, in modo schematico e regolare, concepita come una raffigurazione di topografia storica unica e omnicomprensiva. Una cinta muraria di forma rettangolare perimetra la città, delineata al suo interno da altre mura e da edifici in prospetto lungo le vie e intorno agli isolati. In modo molto dettagliato è rappresentata la grande area rettangolare del Tempio di Salomone segnata da una serie di portici e mura concentriche. Al di fuori delle mura, invece, compare una sequenza di scene di natura diversa: le croci visibili in primo piano nell’angolo inferiore sinistro rappresentano il Gòlgota in una sequenza temporale che racconta contemporaneamente tutte la fasi della Passione, dalla salita al Calvario, alla crocifissione, alla deposizione e resurrezione. Le altre scene extramuranee sono invece raffigurate in maniera meno particolareggiata, segnate da pochi elementi topografici, come vie, colline e scene di combattimento tra soldati armati di scudi e lance in prossimità di accampamenti militari, a ricordo dei numerosi assedi della città.

Dettaglio della veduta ideale di Gerusalemme: si vede bene il Golgota (foto PArCo)
Lo schema iconografico, reso pienamente leggibile dal restauro conclusosi nell’estate 2020, ricalca una stampa del 1584-1585, successivamente riprodotta in Italia da parte del pittore e incisore Antonio Tempesta. Il disegno, realizzato nel 1601 e conservato all’Albertina di Vienna, fornisce il termine post quem per la datazione dell’opera. Il dipinto costituisce la prova della piena integrazione del Colosseo nel calendario liturgico che ridisegnò in epoca moderna la topografia stessa della città di Roma, riportando l’anfiteatro e l’area archeologica centrale, con nuove funzioni e significati, al centro dei percorsi di manifestazione del potere temporale e religioso. Il Colosseo sarà scelto per rafforzare il senso della missione storica del papato e la sua continuità con l’eredità della Roma imperiale.
In ottobre 2020, in occasione del restauro del dipinto murale raffigurante una veduta ideale della città di Gerusalemme, al Colosseo si è tenuta la lectio magistralis di S. Em. cardinal Gianfranco Ravasi: “Le tre pietre sacre di Gerusalemme”. Le parole pronunciate dal Cardinal Ravasi hanno ripercorso il sogno biblico e la realtà ecumenica di Gerusalemme che racchiude i segni della sacralità di tre religioni “che possono diventare simboli di santità, di comunione, di incontro”, ha detto il Cardinale, che ha così concluso la sua lectio: “Il dialogo interreligioso tra i monoteismi ‘gerosolimitani’ e quello ecumenico tra cristiani d’Occidente e cristiani d’Oriente che proprio nella città di Cristo si sono per secoli divisi e osteggiati è, quindi, nell’imprinting stesso di Gerusalemme e sarà impegno costante di tutte le confessioni religiose di trasformarlo da sogno utopico in realtà storica e quotidiana”. E Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo ha commentato: “Questo appuntamento ha offerto una occasione di riflessione posta dalle parole del cardinal Ravasi, ma è stato anche un incontro che ha consentito di ricordare le molte vite dell’Anfiteatro Flavio, ben oltre quella dei giochi gladiatori”.
Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: terza tappa, verso l’uscita della Casa delle Vestali

Casa delle Vestali al Foro Romano: corte centrale, braccio occidentale. Pavimento tessellato nero bordato da una fascia di tessere bianche, a filari paralleli, in fase con il muro in laterizio, originariamente rivestito da lastre marmoree, di cui si intravedono alcune porzioni della parte inferiore (foto Archivi PArCo)
Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo terzo appuntamento, l’itinerario digitale prosegue all’interno della Casa delle Vestali alla scoperta dei suoi pavimenti e, Dopo aver passeggiato attorno al cortile della Casa delle Vestali ed aver visitato la nuova esposizione permanente ospitata presso gli ambienti che si aprono lungo il versante meridionale dell’abitazione, la passeggiata prosegue verso l’uscita in direzione del braccio occidentale. Prima di uscire utilizzando la rampa che supera il dislivello tra la Casa e l’area del tempio rotondo di Vesta, non si può non notare, in fase con un muro in opera laterizia, una porzione di pavimento a mosaico a tessere nere decorato da un’ampia fascia a tessere bianche.

Casa delle Vestali al Foro Romano: corte centrale, braccio occidentale. Pulitura del pavimento tessellato bianco-nero propedeutica alle operazioni di restauro (foto Archivi PArCo)
“La fattura irregolare delle tessere, molto simili a quelle nere di basalto della corte”, raccontano gli archeologi del PArCo, “assegna il pavimento all’avanzata età imperiale. Anche questo mosaico rientra tra le scoperte effettuate da Giacomo Boni agli inizi del XX secolo, e anche in questo caso, come abbiamo imparato a vedere, il perimetro del pavimento e della sua preparazione, ancora visibile, è stato cordolato da mattoni disposti a coltello. Più recenti e datati al 2018 sono gli interventi di manutenzione condotti dal PArCo nell’ambito della Carta del Rischio dei mosaici e pavimenti marmorei interventi che hanno ripristinato il livello conservativo del pavimento garantendone l’integrità”.
Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: seconda tappa, il vano quadrangolare della Casa delle Vestali

Casa delle Vestali, nel Foro romano: ambulacro, pavimento a lastre marmoree con disposizione irregolare (foto Archivi PArCo)
Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo secondo appuntamento, l’itinerario digitale prosegue all’interno della Casa delle Vestali alla scoperta dei suoi pavimenti e, dopo aver visto i mosaici nella corte o giardino della casa, stavolta arriviamo fino di fronte al grande vano quadrangolare che si trova sul lato breve orientale del cortile, rialzato rispetto all’area circostante.

Casa delle Vestali nel Foro Romano: il cosiddetto tablino. Veduta d’insieme dell’opus sectile in marmi policromi decorato da uno schema geometrico con quadrati entro quadrati sulla diagonale e piccole “punte di lancia” sulla diagonale (foto Archivi PArCo)
“L’ingresso dell’ambiente”, spiegano gli archeologi del PArCo, “è rivestito da un pavimento a lastre marmoree policrome con disposizione irregolare, di età tardo-imperiale. Scoperto da Giacomo Boni agli inizi del XX secolo, il lastricato è stato inglobato in un massetto in cementizio in epoca moderna, oggetto di continue manutenzioni. Saliamo ora i pochi gradini che separano il lastricato dal grande ambiente di rappresentanza, che era sontuosamente rivestito da marmi policromi, sia a parete che a terra. Di essi purtroppo oggi non rimangono che esigui frammenti, che rappresentano tuttavia una testimonianza importante dell’originaria decorazione dell’ambiente”.

Casa delle Vestali nel Foro Romano: il cosiddetto tablino con opus sectile marmoreo. Particolare della decorazione geometrica difficilmente leggibile a causa della fratturazione delle lastre, avvenuta già a seguito del rinvenimento nel 1884 (foto Archivi PArCo)
“Il pavimento – continuano – è costituito da un opus sectile realizzato con l’uso di marmo portasanta, pavonazzetto, cipollino, breccia corallina e giallo antico, combinati assieme per formare un disegno geometrico con quadrati entro quadrati sulla diagonale e piccole “punte di lancia” sulla diagonale. Il tipo di disegno e la qualità dei marmi datano il pavimento tra il I ed il II secolo d.C. Il pavimento è stato manomesso già in antico, probabilmente a partire dall’età severiana o comunque dopo il grande incendio del 192 d.C.: i vari tratti conservati infatti non rispettano lo schema decorativo originario, e presentano grandi rappezzi realizzati con lastrame marmoreo”.

Casa delle Vestali al Foro Romano: il cosiddetto tablino. Veduta dei frammenti in opus sectile marmoreo allettati nel moderno massetto in cocciopesto (foto Archivi PArCo)
“Diversamente dagli altri ambienti della casa, questo pavimento non venne mai indagato da Giacomo Boni, ma fu scoperto dal Lanciani, che lo riportò in luce nel 1884. Oggi le porzioni di pavimentazione superstite – concludono – sono state inglobate in un moderno pavimento in cocciopesto e vengono protette dai nostri restauratori quando le temperature, sia in estate che in inverno, raggiungono un livello di allerta”.
Roma. Il parco archeologico del Colosseo propone un percorso on line tra Foro Romano e Palatino alla scoperta dei mosaici presenti nei templi, nelle basiliche civili, nelle domus e nei palazzi: si inizia con la Casa delle Vestali

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. Appuntamento ogni lunedì sera sui canali social del PArCo. “Spazieremo dal II-I sec. a.C. fino al VI-VII secolo d.C. per imparare a riconoscere le tecniche di decorazione pavimentale presenti nei templi, nelle basiliche civili, nelle domus e nei palazzi”, spiegano gli archeologi del PArCo. “Al termine del percorso pubblicheremo una mappa interattiva agganciata al nostro sistema webGIS per la manutenzione dei mosaici e sulla quale sono disegnati i “poligoni” dei mosaici e dei pavimenti visibili dal nostro pubblico: cliccando su ogni poligono in prossimità di uno di questi, apparirà una scheda che vi aiuterà a individuare il pavimento e a leggerne un po’ di storia”.

La prima puntata del nuovo itinerario online ci porta nella Casa delle Vestali, situata nel cuore del Foro Romano, che fu la dimora delle vergini Vestali, sacerdotesse dedite al culto della dea Vesta. “I rivestimenti pavimentali all’interno della Casa”, spiegano gli archeologi del PArCo, “sono collocati sia in ambienti all’aperto, come la corte, sia in spazi chiusi, come la sala di rappresentanza ad est, e abbracciano un lungo periodo cronologico dal I al IV secolo d.C. almeno, testimoniando i numerosi restauri che l’edificio ha conosciuto nel corso del tempo. Nel quartiere in cui insiste la dimora si conserva inoltre anche un importante lacerto di pavimento, tra i più antichi perché ancora di età Repubblicana”.

“Seguendo il percorso di visita – continuano -, appena entrati nella corte o giardino della casa, dove sono state recentemente riattivate le vasche, si riconoscono porzioni di un mosaico a tessere nere di basalto, piuttosto grandi e di taglio irregolare, disposte su file parallele. La fattura grossolana, unita alla conoscenza delle grandi ristrutturazioni documentate nel cortile della casa, consentono di datare il tessellato al III-IV secolo d.C., in epoca costantiniana, insieme al rivestimento in tessellato bicromo dell’ambulacro che scopriremo lungo il percorso. Il tessellato nero si conserva in 5 porzioni, ma originariamente doveva rivestire l’intero cortile. A seguito del ritrovamento, effettuato da Giacomo Boni nel 1902, i lacerti pavimentali sono stati delimitati da mattoni disposti a coltello e le parti mancanti integrate con malta cementizia. Questi tratti di mosaico sono stati restaurati tra il 2018 e il 2019 e attorno ai loro bordi è stata distribuita della breccia grigio-nera per impedire la ricrescita della vegetazione infestante”.
Roma. Sesto appuntamento con “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”, terzo e ultimo del 2021: protagonista nell’anfiteatro flavio Ellynora, accompagnata dalle note archeologiche di Andrea Schiappelli e dalle domande di Carolina Di Domenico

Sabato 20 novembre 2021 sarà online il terzo e ultimo appuntamento 2021, sesto della serie “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”, dedicata quest’anno a tre nomi emergenti, affermatisi di recente nel contest LAZIOSound, iniziativa della Regione Lazio a supporto della musica indipendente. Protagonista di questo ultimo atto sarà Ellynora, accompagnata dall’archeologo del PArCo Andrea Schiappelli alla scoperta di luoghi del Colosseo non particolarmente noti al pubblico, scelti volutamente per il loro “carattere” femminile. “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” è un progetto del Servizio Comunicazione del PArCo (responsabile Federica Rinaldi), ideato e curato da Andrea Schiappelli (PArCo), con Elisa Cella (PArCo), Andrea Lai e Roberto Testarmata; produzione audio e video: Popup Live Sessions; sigla iniziale: Cristiano Grillo; social-media manager: Astrid D’Eredità con Francesca Quaratino (PArCo). La puntata andrà in onda in esclusiva sul canale YouTube del PArCo sabato 20 novembre 2021, alle 18, per essere poi rilanciata sui social @parcocolosseo e sui social di LAZIOSound. Le canzoni suonate nella puntata arricchiranno la playlist “Star Walks” del canale Spotify del PArCo.
L’appuntamento di Star Walks con Ellynora è ambientato nell’Anfiteatro Flavio: storie di donne – gladiatrici sull’arena, ma anche regine adoranti l’idolo del Colosseo e persino contesse votate allo studio -, che hanno contribuito a loro modo alla fama dell’anfiteatro e ora validi spunti per la curiosità di Carolina Di Domenico, speaker della puntata, sempre abile nel far emergere impressioni e sensazioni dell’artista ospite. L’incontro è chiuso dall’esecuzione live del singolo Mi Bendiciòn, con l’accompagnamento della chitarra unplugged di Sonia Bertolotti. Ellynora è la vincitrice della categoria Urban Kings di LAZIOSound, programma della Regione Lazio per sostenere produzione, promozione, distribuzione e internazionalizzazione dei giovani musicisti under 35.
Ad Amburgo il simposio “Die Neuden Bilden des Augustus / Le nuove immagini di Augusto” (in presenza e su Zoom) con interventi degli archeologi del parco archeologico del Colosseo, della Sovrintendenza Capitolina, dei Musei Vaticani e della Federico II di Napoli: focus sulla “rivoluzione per immagini” scaturita dall’ascesa di Augusto, primo imperatore di Roma cui è dedicata una grande mostra nel 2022

Il parco archeologico del Colosseo partecipa al Simposio “Die Neuden Bilden des Augustus / Le nuove immagini di Augusto” del 17-18 novembre 2021 al Bucerius Kunst Forum di Amburgo, incentrato sulla “rivoluzione per immagini” scaturita dall’ascesa di Augusto, primo imperatore di Roma (27 a.C. – 14 d.C.). Il convegno precede la grande mostra dedicata al princeps in programma nel 2022 e alla quale il PArCo partecipa con importanti prestiti. Saranno presentati gli esiti delle ricerche condotte sulla statua di ‘Apollo Palatino’ e sull’Arco di Augusto nel Foro Romano, con gli interventi di Alfonsina Russo e Federica Rinaldi. Al Simposio “Die neuen Bilder des Augustus” parteciperà anche il direttore dei musei Archeologici e Storico-artistici della Sovrintendenza Capitolina, Claudio Parisi Presicce, con un intervento sul rinvenimento in via Alessandrina di un nuovo ritratto di Augusto. Il convegno si terrà in tedesco e italiano con traduzione simultanea nell’altra lingua. La partecipazione al convegno è possibile anche gratuitamente in forma digitale. A questo scopo, il Bucerius Kunst Forum utilizza il software Zoom. Collegamento zoom: https://buceriuskunstforum-de.zoom.us/join. ID riunione: 812 9618 2382 / Codice ID: 023470. Registrazione su symposium@buceriuskunstforum.de

Simposio “Die Neuden Bilden des Augustus / Le nuove immagini di Augusto”, Amburgo. Augusto segna una svolta nella storia romana. Come primo imperatore (dal 27 a.C. al 14 d.C.), non solo possiede un immenso potere, ma fa anche uso di nuove strategie di comunicazione. La mostra e il simposio preparatorio discutono le immagini e i monumenti di questo tempo. Da un lato, questi sono in una tradizione repubblicana, d’altra parte, sono adattati al nuovo bisogno di dichiarazioni, specialmente nel contesto politico-pubblico. Statue d’onore, rilievi di stato e monete con l’immagine dell’imperatore sono presenti nell’impero in una densità precedentemente inimmaginabile. Le opere pubbliche spesso riconducono a motivi tradizionali, la cui forza risiede nella loro apertura. I viticci bucolici, ad esempio, possono essere intesi come un riferimento all’età dell’oro, ma anche più in generale come espressione di felicità.

La ricostruzione dell’aula di culto con la statua del Genio di Augusto nel Foro a Roma (foto sovrintendenza capitolina)
Con Augusto inizia a Roma un’immensa attività edilizia. La capitale riceve un nuovo paesaggio urbano, i nuovi edifici diventano il vettore di una varietà di immagini. Statue arcaiche creano un’atmosfera sacra nel Santuario di Apollo sul Palatino, mentre viene sviluppata una nuova iconografia per il culto dei Lari, che si combina con il culto del genio dell’imperatore. Il nuovo desiderio per l’immagine all’inizio dell’era imperiale è particolarmente evidente nella sfera privata. Oltre ai dipinti del terzo stile, questo vale per le sculture, i treppiedi in marmo e i candelabri che popolavano i giardini dei ricchi. Le stoviglie sono state scoperte anche come porta immagini. I temi ruotano attorno al mondo di Bacco e Venere e sono ben lontani dalla cultura pittorica pubblico-politica.

Programma mercoledì 17 novembre 2021. Alle 17, benvenuto del prof. Andreas Hoffmann, amministratore Delegato del Bucerius Kunst Forum e curatore della mostra. Alle 17.15, “Le nuove immagini di Augusto. A proposito del concetto della mostra” con Annette Haug, professore di Archeologia classica all’Istituto di Antichità Classica dell’università di Kiel e curatore della mostra. Sezione I+II: Comunicazione e interazione tra imperatore e popolo. 17.45, “Da Ottaviano ad Augusto. L’immagine dell’imperatore. Media e Semantica” con Dietrich Boschung, professore di Archeologia classica all’Istituto Archeologico dell’università di Colonia; 18.30, “Un nuovo colossale ritratto di Augusto dalla Via Alessandrina a Roma e le sue implicazioni per la comprensione del ritratto di Augusto” con Claudio Parisi Presicce, direttore dei musei Archeologici e di Storia dell’Arte del Comune di Roma e direttore esecutivo della soprintendenza Archeologica del Comune di Roma; 19.15, ricevimento.

Programma giovedì 18 novembre 2021. Alle 9, “Sull’iconografia delle nuove immagini dell’imperatore. Tipi di statue, attributi e loro significato” con Giandomenico Spinola, responsabile delle collezioni archeologiche dei Musei Vaticani, Città del Vaticano; 9.45, “Immagini mobili per le persone. L’inizio del principato nella monetazione” con Bernhard Weisser, direttore del Gabinetto delle Monete della Staatliche Museen zu Berlin; 10.30, pausa caffè; 11, “Livia Drusilla, la moglie del primo imperatore romano e la nuova immagine della donna nella gens Augusta” con Claudia Valeri, curatrice della collezione di antichità greca e romana, Musei Vaticani, Città del Vaticano. Sezione III: La nuova immagine della città in augustea. Alle 11.45, “La nuova immagine della città di Roma in epoca augustea” con Johannes Lipps, professore di Archeologia classica all’Istituto di Studi Classici dell’università Johannes Gutenberg di Magonza, attualmente Fellow al Gutenberg Research College, Magonza; 12.30, pausa pranzo; 13.30, “L’Arco di Augusto sul Foro Romano. Dalla disiecta membra alla ricostruzione” con Federica Rinaldi, direttore del parco archeologico del Colosseo, Roma; 14.15, “La nuova immagine della città in Campania. Accoglienza del programma di immagini del Forum Augustum di Cuma e Puteoli” con Carmela Capaldi, docente di Archeologia classica, università “Federico II” di Napoli; 15, pausa caffè. Sezione IV: Nuove immagini – vecchie immagini. Immagini in Culto e Culto Imperiale. Alle 15.30, “Pictures for Cult and Imperial Cult in Augustan Times” con Patric-Alexander Kreuz, professore di Archeologia classica / Archeologia Urbana all’Istituto di Antichità Classica dell’università di Kiel; 16.15, “Immagini per il culto. Una nuova ricostruzione della statua di Apollo Palatino” con Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo e del museo sul Palatino, Roma; 17, pausa caffè. Sezione V: Vivere al tempo di Augusto. Alle 17.30, “Immagini in casa tra tradizione e innovazione nella tarda repubblica e nel primo periodo imperiale” con Annette Haug, professore di Archeologia classica all’Istituto di Antichità classica dell’università di Kiel e curatore della mostra; 18.15, ricevimento.
Roma. “Roots N’ Roses”: quinto appuntamento con “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”, il secondo del 2021: protagonisti The Oddroots, i cui membri fondatori, accompagnati dalle note archeologiche di Andrea Schiappelli e dalle domande di Carolina Di Domenico, raggiungono il roseto degli Horti Farnesiani sulla sommità del Palatino

“Roots N’ Roses” è il titolo del sesto appuntamento del parco archeologico del Colosseo con “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”, il secondo della miniserie 2021 dedicata a tre nomi emergenti della scena musicale italiana, affermatisi di recente nel contest LAZIOSound, iniziativa della Regione Lazio a supporto della musica indipendente. Dopo Claire Audrin è la volta dei The Oddroots, i cui membri fondatori, accompagnati dalle note archeologiche di Andrea Schiappelli e dalle domande di Carolina Di Domenico, raggiungono il roseto degli Horti Farnesiani sulla sommità del Palatino. Salite le scenografiche scalinate affacciate sulla Basilica di Massenzio, Andrea Paoloemili e Fabrizio Ballistreri ritrovano la band al completo sul terrazzo delle Uccelliere per la live session di rito, con il brano “Queen of Evolution”. La musica dei The Oddroots, nati a Roma nel 2019, trova le proprie radici nel reggae e nel dub, lasciandosi contaminare da funk, soul, ska, jazz, hip hop, fino a ottenere un suono moderno e originale. Nel 2021, dopo aver pubblicato la live session “Ayahuaska”, il gruppo ha pubblicato i due singoli “Strangers” e “Regina dell’evoluzione” con l’etichetta Orange Park Records. Sono vincitori della categoria Jazzology del LAZIOSound Scouting 2020 con la canzone “Moonshine”. “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” è un progetto del Servizio Comunicazione del PArCo (responsabile Federica Rinaldi), ideato e curato da Andrea Schiappelli (PArCo), con Elisa Cella (PArCo), Andrea Lai e Roberto Testarmata; produzione audio e video: Popup Live Sessions; sigla iniziale: Cristiano Grillo; social media manager: Astrid D’Eredità con Francesca Quaratino (PArCo).
Dalla via Nova, una delle vie di mezza costa del colle Palatino, con sullo sfondo la Basilica di Massenzio e Santa Francesca Romana, il gruppo accompagnato dall’archeologo Andrea Schiappelli, inizia l’ascesa al colle Palatino, verso i giardini rinascimentali che la famiglia Farnese volle costruire a partire dal 1536 quando l’imperatore Carlo V percorse la via Sacra per celebrare il suo trionfo contro i saraceni a Tunisi. “Da quel momento – ricorda Schiappelli – Paolo III Farnese, che riorganizzò questo riordino del Colle e di parte del Foro, capì che il colle Palatino poteva essere un’ottima sede per una villa di rappresentanza sotto la Basilica di Massenzio dove, nel I sec. d.C. c’erano gli Horrea Piperataria, ovvero i magazzini delle spezie, che all’epoca erano preziosissime e molto amate dai Romani: provenivano dai nuovi mondi, dall’Asia, dall’Africa e perfino da Sumatra e dal Borneo. E tant’è che spesso come pagamento dei riscatti, oltre all’oro alle statue e ad altre cose di pregio, si chiedevano chili di pepe perché, soprattutto per i popoli del Nord, era un bene preziosissimo”. Il Teatro del Fontanone era il punto più ampio di questo ingresso monumentale agli Horti, caratterizzato da un fontanone costruito a coprire il fronte della Domus Tiberiana che in antico si sviluppava in altezza. E qui si vede una delle catene d’acqua dei giardini degli Horti Farnesiani, la stessa acqua che si sente scorrere nel Ninfeo della Pioggia, che si vede risalendo le scale. Qui sicuramente si svolgevano feste, manifestazioni, banchetti, anche musica, nel momento di maggior fioritura degli Horti, dalla metà del 1500 al 1650 circa quando poi comincia ad andare un po’ tutto in abbandono, in decadenza.

In cima al colle si raggiunge il terrazzo a pianta trapezoidale: “Una forma – fa notare Schiappelli – che aumenta questo effetto di proiezione del visitatore verso l’affaccio e sul panorama. Siamo in mezzo, tra le due Uccelliere, due costruzioni che effettivamente nel Seicento, quando vengono costruite, servivano a contenere, dentro voliere in griglia di metallo, gli uccelli esotici che erano importati dai mondi di nuova scoperta, Sud America, Asia e Africa, e che venivano anch’essi offerti come dono di rappresentanza al Papa dagli ospiti importanti, dalle ambasciate… E quindi era un punto di grande esotismo e di meraviglia per chi arrivava in cima al colle. E soprattutto, oltre a vedere gli uccelli esotici come prima introduzione a un nuovo mondo, si apriva il giardino verde e lussureggiante”.

I giardini conoscono un momento di abbandono quando i Farnese si ritirano un po’ dalla scena romana. “Qui tutto si inselvatichisce, torna a essere orto, frutteto, anche carciofaia, finché poi a fine Ottocento Giacomo Boni, un archeologo che dà un’impronta scientifica alla ricerca archeologica, crea un giardino farnesiano filologico, cioè crea una zona con piante importate da fuori e un’altra zona con piante tipiche del mondo romano. E qui crea un roseto con una serie di rose che effettivamente erano note ai romani, e in più con rose che nell’Ottocento cominciano a ibridare, perché – conclude Schiappelli – molte di queste rose sono frutto di incroci tra varie specie”.
Roma. Secondo appuntamento della nuova serie “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”: protagonisti gli Oddroots al roseto degli Horti Farnesiani sulla sommità del Palatino, in onda sui canali social del parco archeologico del Colosseo

Gli Oddroots protagonisti di “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” (foto PArCo)
Secondo appuntamento della nuova serie “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” dedicata quest’anno a tre nomi emergenti, affermatisi di recente nel contest LAZIOSound, iniziativa della Regione Lazio nell’ambito del programma regionale delle Politiche Giovanili “GenerAzioni: la Regione per i Giovani”, con il sostegno del Dipartimento per le Politiche Giovanili, coordinata da Lorenzo Sciarretta, delegato del Presidente alle Politiche Giovanili. Protagonisti gli Oddroots nella puntata che andrà in onda in esclusiva sul canale YouTube del PArCo sabato 23 ottobre 2021, alle 18, per essere poi rilanciata sui social @parcocolosseo e sui social di LAZIOSound. Le canzoni suonate nella puntata arricchiranno la playlist “StarWalks” del canale Spotify del PArCo. “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” è un progetto del Servizio Comunicazione del PArCo (responsabile Federica Rinaldi), ideato e curato da Andrea Schiappelli (PArCo), con Elisa Cella (PArCo), Andrea Lai e Roberto Testarmata; produzione audio e video: Popup Live Sessions; sigla iniziale: Cristiano Grillo; social-media manager: Astrid D’Eredità con Francesca Quaratino (PArCo). Con questa serie nella serie, condividendone spirito e finalità, il PArCo ha voluto aderire all’iniziativa LAZIOSound, programma per sostenere la produzione, promozione, distribuzione e l’internazionalizzazione dei giovani musicisti under 35 con il quale la Regione Lazio affianca i giovani musicisti nel momento più difficile, quello in cui si affacciano in un mondo complesso come quello musicale. Attraverso una squadra di professionisti i vincitori delle cinque categorie sono seguiti in tutte le fasi del lavoro che li porterà alla pubblicazione e alla promozione di un brano.

Dopo Claire Audrin, vincitrice assoluta dell’ultima edizione di LAZIOSound, è la volta degli Oddroots, i cui membri fondatori, accompagnati dalle note archeologiche di Andrea Schiappelli e dalle domande della speaker Carolina Di Domenico, raggiungeranno il roseto degli Horti Farnesiani sulla sommità del Palatino. Salite le scenografiche scalinate affacciate sulla Basilica di Massenzio, Andrea Paoloemili e Fabrizio Ballistreri ritroveranno la band al completo sul terrazzo delle Uccelliere per la live session di rito. La band eseguirà “Queen of Evolution”, una canzone che parla di crescita personale, di adattamento al mondo che non si adatta a noi e di presa di coscienza del nostro potere su di esso. Il brano vuole dirci che siamo noi i responsabili della nostra evoluzione e ricordarci il ruolo personale di ognuno di noi nella costruzione della propria felicità.

“Gli echi esotici della musica degli Oddroots si addicono perfettamente al luogo scelto per il set live, le Uccelliere del giardino dei Farnese, dove all’interno di voliere metalliche erano ostentati agli ospiti uccelli provenienti dai Nuovi Mondi, lontani da Roma”, spiega il direttore del PArCo Alfonsina Russo. “La gabbia che tratteneva gli sfortunati volatili oggi rappresenta la tensione a superare i propri limiti, come emerge molto bene dalla musica di questi 8 ragazzi desiderosi di dare forma alla propria libertà di espressione”. Tutto questo e molto altro sono i The Oddroots: Giorgia Giusti, Andrea Paoloemili, Lorenzo Caciotta, Fabrizio Ballistreri, Alessio Carbone, Andrea Ceccarelli, Riccardo Alexander e Luca Masotti. Giovani talenti uniti dalla passione per il reggae e per il dub e dalla voglia di contaminazione con funk, soul, ska, jazz e hip hop. C’è tanta anima e tanto groove nella loro musica che attinge al passato. Grazie al voto della giuria popolare e dei giudici di LAZIOSound, The Oddroots sono i vincitori della categoria Jazzology, dedicata al jazz in tutte le sue forme: musica che sta vivendo un’onda di grande interesse da parte dei più giovani che, come The Oddroots, portano contaminazione con altre musiche creando una versione personale di jazz. Nel 2021, dopo aver pubblicato la live session “Ayahuaska”, il gruppo ha pubblicato i due singoli “Strangers” e “Queen of Evolution” con l’etichetta Orange Park Records.







Il museo Archeologico nazionale di Taranto è presente all’edizione speciale del Salone Internazionale del Restauro di Ferrara quest’anno in versione “in Tour”. Il MArTA di Taranto giunge all’appuntamento barese con un lavoro intenso dedicato al restauro e importanti riconoscimenti ottenuti quest’anno nella ricerca e innovazione digitale (Premio Gianluca Spina 2021) e nella fruizione (Travellers’ Choice Best of the Best TripAdvisor). Il museo di Taranto sarà protagonista della prima giornata di lavori del Salone con il convegno “Heritage and sustainability – Il Restauro del Patrimonio edilizio storico culturale italiano, un’ispirazione per il mondo” nella Sala 2 del Centro Congressi della Fiera del Levante di Bari, con una relazione dal titolo: “Le mille vite dei reperti di un contesto archeologico tarantino. Dall’oblio alla pubblica fruizione”. “Si tratta di un’anteprima a tutti gli effetti”, spiega la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, “perché per la prima volta in maniera compiuta e più dettagliata presenteremo un grande lavoro di recupero e restauro di un contesto archeologico che farà parte del nuovo allestimento del museo Archeologico nazionale di Taranto. Si tratta dei materiali di scavo che dal 1968 sono conservati all’interno dei depositi del MArTA e riguardano l’ipogeo “Genoviva”, una delle più importanti tombe a camera tarantine del periodo tardo-classico/alto-ellenistico, che proprio sul finire degli anni ‘60, in via Polibio a Taranto, portò alla luce una delle scoperte più interessanti compiute in area cittadina. I reperti dell’ipogeo Genoviva presto, dunque, torneranno ad essere esposti al pubblico e per il conseguimento di tale importante obiettivo di studio, ricerca, educazione e valorizzazione il MArTA ha attivato un rapporto di collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Napoli, affiancando al valore culturale e di tutela dell’intervento una altrettanto significativa funzione formativa nei confronti di giovani studenti che hanno potuto completare il loro percorso di formazione nell’ambito del restauro archeologico confrontandosi con un contesto di grande interesse scientifico e storico-culturale”. Il convegno al Salone Internazionale del Restauro “in tour” alla Fiera del Levante di Bari si svolge il 1° settembre 2021, dalle 16.35 alle 17.30 nella Sala 2 del Centro Congressi della Fiera del Levante di Bari. Relatori la direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti, i funzionari archeologi del MArTA, Sara Airò e Lorenzo Mancini, e la dottoressa in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, Alessandra De Matteis. Programma convegni:
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