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Attenzione. Tivoli (Rm): rinviato a febbraio 2022 per problemi organizzativi il convegno “Nerone e Adriano. Le arti al potere”, che intende esplorare le affinità tra i due imperatori, la loro capacità di saper interrogare le possibilità offerte dall’arte, dall’architettura, dal teatro e dalla letteratura per l’elaborazione di nuovi linguaggi visivi

Convegno a Tivoli, già previsto il 23 e 24 settembre 2021, rinviato al 24-25 febbraio 2022

Nerone e Adriano: due imperatori accomunati dalla passione per le arti; entrambi riformatori sia in ambito artistico e, in particolare, architettonico, sia in quello amministrativo. Due personaggi, molto discusso il primo, assai meno il secondo, dei quali la critica più recente traccia ritratti innovativi e pionieristici almeno da un punto di vista squisitamente culturale. La passione per le arti costituisce un argomento esplorato, ma raramente con riferimento a entrambi: eppure, solo a valutare le realizzazioni più note, la Domus Aurea e Villa Adriana a Tivoli, si percepiscono fondamentali indizi di continuità. L’istituto autonomo Villa Adriana e Villa d’Este – Villae, in collaborazione con il dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura, Facoltà di Architettura – Sapienza Università di Roma, organizza un convegno sul tema “Nerone e Adriano. Le arti al potere” a Villa d’Este e Villa Adriana a Tivoli in programma il 24 e 25 febbraio 2022, a cura di Andrea Bruciati e Alessandro Viscogliosi. Comitato scientifico: Andrea Bruciati, Alessandro Viscogliosi, Benedetta Adembri, Giuseppina Enrica Cinque, Alessandro Galimberti, Eugenio La Rocca, Giorgio Ortolani, Mariagrazia Picozzi. Comitato organizzativo: Viviana Carbonara, Lucilla D’Alessandro, Sergio Del Ferro, Antonella Mastronardi. Originariamente previsto per il 23 e 24 settembre 2021, è stato rinviato a seguito della chiusura di istituti e luoghi di ricerca e delle limitazioni di accesso alle biblioteche imposte dalle norme emanate in emergenza sanitaria, che hanno comportato inevitabili ripercussioni sulle attività di studio.

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Busto di Nerone conservato ai musei Capitolini di Roma

 

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Il busto di Adriano, conservato ai musei Capitolini di Roma

Il convegno intende esplorare le affinità tra i due imperatori e in particolare la loro capacità di saper interrogare le possibilità offerte dall’arte, dall’architettura, dal teatro e dalla letteratura per l’elaborazione di nuovi linguaggi visivi, consolidando quell’intreccio tra cultura e politica che diverrà distintivo nell’immaginario del potere fino ai giorni nostri. Il ruolo chiave avuto dalle donne nell’ascesa al potere, la passione per gli spettacoli e la creazione di complessi residenziali smisurati quanto audaci, quali la Domus Aurea e Villa Adriana, sono solo alcuni degli aspetti che legano le due figure storiche. I progetti urbanistici e architettonici di Nerone e Adriano, per quanto a volte divergenti, come nel caso della scelta del luogo di residenza, sono comunque emblematici della volontà dei due imperatori di trasmettere precise scelte politiche, filosofiche e ideologiche. Le Villae intendono anche porre l’attenzione sulle ricerche riguardanti la politica dei due imperatori sul territorio. Il convegno è aperto a ricercatori e studiosi, italiani e stranieri, che potranno partecipare con contributi legati ai temi della storia, dell’arte, dell’archeologia, dell’architettura, del teatro e della cinematografia, ma anche con studi di carattere antropologico e psicologico, per un’indagine multidisciplinare ampliata e diversificata delle personalità dei due imperatori e dei loro lasciti materiali e immateriali.

Alcuni dei principali monumenti del complesso di Villa Adriana a Tivoli (foto villae)

“Il grande interesse di Adriano per l’architettura e il desiderio di sperimentare forme e soluzioni strutturali nuove”, spiegano i promotori, “trovò piena applicazione nel complesso residenziale di Villa Adriana grazie al forte sviluppo delle tecniche costruttive impresso dalle precedenti esperienze di età imperiale, come quella della Domus Aurea. In analogia con la residenza neroniana, in cui gli edifici si alternavano a sontuosi giardini con vasche, piscine, ninfei e fontane, anche a Villa Adriana, sebbene in un contesto territoriale e paesaggistico lontano dalla dimensione urbana, gli spazi costruiti si intercalavano al verde, nelle sue molteplici declinazioni, e a giochi d’acqua; i diversi settori rispondevano a precise logiche di destinazioni d’uso, fondendo elementi pubblici e ufficiali a elementi di carattere privato e intimo. Guardando agli apparati decorativi, la Domus Aurea rappresentò un salto enorme rispetto al passato, con una quantità e qualità di pitture e rivestimenti in marmo impensabile nelle epoche precedenti. Seguendo l’esempio neroniano anche a Villa Adriana stucchi, pitture e marmi, accanto ad altri materiali rari e esotici, come gemme e metalli preziosi, erano dosati in base al rango degli ambienti perseguendo effetti di ricercata eleganza e stupore, così come gli elementi degli apparati scultorei in cui trovavano posto statue originali dell’arte greca accanto a opere commissionate appositamente per decorare i nuovi spazi e veicolare il messaggio del potere e della magnificenza imperiale. La Domus Aurea e Villa Adriana sono esempi emblematici della volontà dei due imperatori di trasmettere precise scelte politiche, filosofiche e ideologiche”.

Il cantiere di restauro del Tempio di Venere e Roma al Foro Romano visto dal Colosseo (foto PArCo)

“A Roma”, spiegano gli archeologi delle Villae, “gli interventi costruttivi di Adriano si intrecciarono materialmente con le preesistenze neroniane, come nella residenza imperiale del Palatino o nel tempio di Venere e Roma sulla Velia, dove il vestibolo della Domus Aurea fu funzionale alla costruzione dell’edificio cultuale, comportando lo straordinario spostamento del colosso di Nerone nella piazza dell’Anfiteatro Flavio. Una propensione per la spettacolarizzazione nell’uso degli spazi urbani che trovò un terreno ideale in Campo Marzio, scenario delle feste acquatiche dell’imperatore giulio-claudio e al contempo fonte di ispirazione per le ambientazioni egittizzanti di Villa Adriana, nonché luogo deputato alla creazione di grandiosi progetti edilizi, come le Terme di Nerone e il Pantheon. Le tracce storiche e materiali che legano le vicende dei due imperatori si spingono ben oltre l’Urbe, come nel caso della villa imperiale di Anzio: lo scenografico complesso costruito sul litorale laziale, per quanto indissolubilmente legato alla memoria di Nerone, conserva cospicue tracce materiali a cui si affiancano le testimonianze letterarie che rimandano ai soggiorni anziati di Adriano. Così come è noto l’interesse dei due imperatori per l’area dei Campi Flegrei, dettato non solo dalla salubrità della zona e dalla bellezza del contesto paesaggistico, ma anche dall’importanza strategica dei centri di Cuma, Baia, Pozzuoli e Miseno per gli interessi economici e militari dell’impero. Le suggestioni dell’ellenismo”, concludono i promotori, “traspaiono per entrambi gli imperatori in tutte le manifestazioni del potere imperiale, sia pubbliche che private, nonché nei progetti architettonici nutriti di evocazioni e citazioni della raffinata cultura delle province orientali”.

L’Athena Nike di Fondazione Sorgente Group: un originale greco a Roma. Ora è oggetto di studio della comunità scientifica alla Normale di Pisa

La statua greca di Athena Nike del 430 a.C. comprata da Fondazione Sorgente Group

La statua greca di Athena Nike del 430 a.C. comprata da Fondazione Sorgente Group

Due giorni per svelare tutti i segreti della statua greca di Athena Nike della Fondazione Sorgente Group. Il 3 e il 4 aprile la statua del 430 a.C. è al centro di un convegno di studio organizzato dalla Scuola Normale Superiore di Pisa. Introdotto da Eugenio La Rocca (che per primo identificò e studiò l’opera) e da Gianfranco Adornato, l’incontro fa luce sulle caratteristiche di questo capolavoro dell’arte greca antica, già oggetto di una mostra multimediale nello Spazio Espositivo Tritone a Roma. La statua di Athena Nike fu acquistata dalla Fondazione Sorgente Group nel dicembre del 2011: l’opera, individuata nel mercato antiquario, è stata subito sottoposta a vincolo di tutela dalla soprintendenza Archeologica di Roma. Il convegno, organizzato da Gianfranco Adornato (ricercatore di Archeologia classica in Normale) si propone di far conoscere questo capolavoro greco alla comunità scientifica e di proseguirne gli studi, discutendo – con i maggiori specialisti a livello internazionale – questioni e aspetti sull’iconografia della scultura ancora non risolti. Eugenio La Rocca, ordinario di Archeologia e storia dell’arte all’Università “Sapienza” di Roma, che – come si diceva – ha affrontato per primo uno studio approfondito scientifico sulla scultura, è riuscito a individuare la cronologia e soprattutto l’identificazione del soggetto. “La scultura è un originale greco in marmo pario lychnite del V secolo a.C.”, spiega l’esperto archeologo, “da inquadrarsi intorno al 430 a.C. È stato possibile identificarla come Athena Nike per gli attributi che la caratterizzano: l’egida trattenuta sul davanti da una fibbia ricoperta da una piccola testa di Medusa e i due fori quadrangolari sulle scapole indicano l’originaria presenza delle ali, ora perdute”. Tuttavia non esistono confronti statuari coevi da poter prendere a esempio: “L’opera è un unicum, sarebbe l’archetipo, il modello a cui si guardò per la realizzazione della copia romana di una Minerva Vittoria di età antoniniana della collezione Pitcairn, conservata nel Museo Glencairn a Philadelphia”. Al convegno di Pisa apre i lavori proprio Eugenio La Rocca (Università di Roma La Sapienza) dopo l’introduzione di Gianfranco Adornato della Scuola Normale Superiore. Sulla cattedra si alternano poi Arne Thomsen (Universitat des Saarlandes), Kenneth Lapatin (The J. Paul Getty Museum, Los Angeles), Olga Palagia (Università di Atene) e Irene Bald Romano (The University of Arizona, Tucson) mentre le note conclusive verranno affidate a Lucia Faedo (Università di Pisa).

L'Athena Nike nella ricostruzione in 3D su studi del pro. La Rocca con in mano la corona d'alloro e la palma, l'egida sul petto e, dietro, due ampie ali

L’Athena Nike nella ricostruzione in 3D su studi del pro. La Rocca con in mano la corona d’alloro e la palma, l’egida sul petto e, dietro, due ampie ali

La Fondazione Sorgente Group nel febbraio 2013 ha presentato per la prima volta a Roma la scultura di Athena Nike, ponendola al centro di un allestimento multimediale nel suo Spazio Espositivo Tritone, su iniziativa della vicepresidente della Fondazione, Paola Mainetti. Per circa un anno la statua è stata esposta al pubblico in un progetto multimediale realizzato da Paco Lanciano con la sua equipe di Mizar, grazie a sofisticati procedimenti informatici e installazioni illuminotecniche e audio. La statua del 430 a.C. ha mostrato così il suo aspetto originario con suggestive proiezioni tridimensionali. “Il progetto multimediale”, spiega Paola Mainetti, “nasce dall’idea di trasmettere e rendere fruibile il grande capolavoro dell’Athena Nike al pubblico, regalando un’emozione inaspettata e scoprendo l’arte greca in una forma più comprensibile”. La ricostruzione virtuale realizzata da Paco Lanciano si è basata scientificamente sull’accurato studio delle ipotesi ricostruttive e iconografiche della scultura del prof. Eugenio La Rocca. “Nel passato la statua – spiega La Rocca – era una scultura votiva, collocata su una colonna o pilastro, a circa 5 metri di altezza, all’interno di un santuario attico o di ambiente filo-ateniese, atterrava su uno sperone di roccia per celebrare le vittorie dell’esercito”. Continua La Rocca: “Nella mano sinistra doveva tenere una corona di alloro o ulivo destinata al vincitore della battaglia, mentre nella destra un ramo di palma. La tradizionale egida, collocata sul petto completava e caratterizzava la dea come Athena, mentre le ali la connotavano come una Nike. È possibile che in età augustea l’Athena Nike di Fondazione Sorgente Group sia stata trasferita dalla sua sede originaria a Roma, dove venne restaurata”. Claudio Strinati, direttore scientifico della Fondazione Sorgente Group: “Ho sposato subito il progetto per la sua novità, poiché unisce innovazione tecnologica e mondo della cultura per mostrare un prodotto di facile comprensione”. Un filmato didattico realizzato dalla Sema di Sergio Fontana ha documentato la realizzazione dei modelli tridimensionali della statua approfondendone gli aspetti archeologici di realizzazione della superficie.