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“Le Antichità di Ercolano esposte”: la prestigiosa opera settecentesca è rientrata al Parco archeologico di Ercolano dopo il restauro curato dalla Biblioteca nazionale di Napoli. Documenta con disegni e incisioni ritrovamenti da Pompei, Stabia e Ercolano, molti perduti

“Le Antichità di Ercolano esposte” nel laboratorio di restauro della Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)

“Le Antichità di Ercolano esposte”: la prestigiosa opera settecentesca nel ritrovato splendore è rientrata venerdì 16 aprile 2021 al parco archeologico di Ercolano dopo il restauro a cura della Biblioteca nazionale di Napoli. Si potranno nuovamente ammirare in tutti i dettagli gli straordinari disegni e le incisioni, che costituiscono l’ambiziosa opera editoriale voluta da Carlo di Borbone. L’opera di gran pregio non fu mai messa in commercio, ma offerta in omaggio dalla corte napoletana agli esponenti più in vista dell’aristocrazia europea per stupirli con l’imponenza della collezione messa insieme dal Re di Napoli, e diffondere e promuovere l’impresa di scavo borbonica, che aveva portato alla luce le città sepolte dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. “Per recuperare la propria collezione dei volumi de Le Antichità di Ercolano esposte e garantire la pubblica fruizione, il parco ha attivato la propria rete istituzionale di riferimento”, dichiara Francesco Sirano, di recente riconfermato alla direzione del Parco. “La collaborazione con la Biblioteca Nazionale si è giovata dell’altissimo livello professionale che da sempre ne caratterizza l’opera. I rapporti, già stretti per la presenza dell’officina dei papiri Ercolanesi proprio nella Biblioteca, si sono ulteriormente rafforzati”. “Il lavoro di restauro su Le Antichità di Ercolano Esposte”, afferma il direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli, Salvatore Buonomo, “conferma il filo doppio di stretta collaborazione con il Parco Archeologico di Ercolano, dove si trova la superba Villa dei Pisoni che ospitava l’antica collezione di papiri di  Filodemo di Gadara, oggi nella nostra biblioteca. La sinergia in questo caso ha costituito un’occasione per avvalersi al massimo delle risorse e delle potenzialità di cui disponiamo nell’ambito dei beni culturali, consentendoci l’allargamento del concetto stesso di patrimonio culturale componendo l’interesse di bene bibliografico con quello archeologico”.

Il tomo I de “Le Antichità di Ercolano esposte” dopo il restauro alla Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)
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Il tomo I de “Le Antichità di Ercolano esposte” prima del restauro alla Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)

Il restauro ha riguardato i primi 8 volumi della preziosa collana, pubblicata tra il 1757 e il 1792 dalla Stamperia Reale Borbonica a cura della Reale Accademia Ercolanese (di cui fecero parte Ferdinando Galiani, e Francesco Valletta), fondata da Carlo di Borbone per illustrare e studiare quanto veniva alla luce dagli scavi e collocato nell’ ‘Herculanense Museum’, allestito presso la Reggia di Portici per celebrare la grandiosa impresa di scavo. “Il lavoro di restauro”, aggiunge Salvatore Buonomo, “ci tengo a sottolinearlo è stato portato a termine grazie alla disponibilità dei nostri ultimi restauratori, che pur se collocati in pensione, hanno continuato il lavoro in forma volontaria per completare questo delicato restauro e le altre esecuzioni in corso. Allo stato il nostro importante e specializzato laboratorio non può continuare l’attività per mancanza di personale”. “Questo progetto”, conclude Francesco Sirano, “giunge a compimento proprio nel momento in cui tra poche settimane il Parco, con il supporto dell’Herculaneum Conservation Project, sta per lanciare una prima versione del portale Open Data: una forma di condivisione delle conoscenze che utilizza il metodo democratico e partecipativo per raggiungere gli stessi effetti che ottennero in Europa i volumi de Le Antichità di Ercolano esposte  rappresentando una inesauribile fonte di  ispirazione per le arti e l’artigianato”.

Il tomo IV de “Le Antichità di Ercolano esposte” dopo il restauro alla Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)
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Il tomo IV de “Le Antichità di Ercolano esposte” prima del restauro alla Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)

Il lavoro di restauro sui primi 6 volumi svolto nel Laboratorio “Alberto Guarino” della BNN, che ha visto impegnati Valeria Stanziano e Luigi Vallefuoco e per il Parco di Ercolano Elisabetta Canna,  è  stato complesso: è stato necessario intervenire sulle pregevoli carte interne ma anche  restaurare tutti i dorsi in pelle con le iscrizioni in oro e i nervi a vista,  in più  parti sono state restaurate le coperte  con incartonatura  e carte marmorizzate dipinte a mano simili agli originali. La restante parte del restauro è stato affidato alla ditta Argentino Chiara che si è attenuta nell’acquisto dei materiali e nell’esecuzione al progetto redatto dal laboratorio della Biblioteca di Napoli. Le Antichità di Ercolano esposte hanno avuto il merito di offrire agli artisti ed ai decoratori dell’epoca un assortimento di motivi ellenistici fedeli agli originali, influenzando le arti decorative in Europa e favorendo l’affermarsi del gusto neoclassico. L’opera riveste, perciò, un particolare interesse artistico e documenta con disegni e incisioni di raffinata fattura il prezioso patrimonio di pitture e oggetti, molti anche andati perduti, provenienti dagli scavi di Pompei, Stabia e dai due siti di Ercolano: Resina e Portici.

“Lapilli sotto la cenere”: la quinta clip del parco archeologico di Ercolano ci fa scoprire la mensa degli antichi ercolanesi, che tenevano una dieta principalmente vegetariana con poche proteine dal pescato e animali da allevamento

Nella quinta clip dei Lapilli sotto la cenere del Parco Archeologico di Ercolano, il direttore Francesco Sirano ci accompagna alla scoperta della mensa degli antichi ercolanesi. Grazie al ritrovamento di numerosi reperti organici tra cui legumi, cereali, frutta e cibi preparati è possibile risalire alle abitudini alimentari e commerciali della città di Herculaneum. “Gli scavi archeologici”, spiega Sirano, “ci hanno fatto ritrovare frutta, cereali, legumi, cibi già preparati che si trovavano sulle mense come nei negozi nei ristoranti nei depositi dell’antica Ercolano. Talvolta ne sono stati trovati in quantità davvero considerevoli come nel caso dei cereali: sul cardo quarto un silos conteneva più di 100 chilogrammi di grano”. Alcuni di questi materiali ci aprono una finestra verso i commerci internazionali di Ercolano come dimostra il ritrovamento dei datteri. Se prepariamo una selezione dei principali cibi che si trovavano sulle mense degli antichi ercolanesi, notiamo subito il loro colore uniforme dovuto al fatto che hanno subito un processo di carbonizzazione ma se li osserviamo più da vicino li possiamo riconoscere ancora oggi. Con la restauratrice Elisabetta Canna e l’archeologa Stefania Siano andiamo alla scoperta di questi alimenti. I cereali: abbiamo il grano, l’orzo, il miglio e il farro. E poi cipolle e spicchi d’aglio. Poi abbiamo i legumi: ceci, lenticchie, fave, piselli. Passiamo alla frutta: moltissimi i resti di fichi, mandorle, abbiamo alcune noci, e preziosissimi frammenti di melograno, e infine datteri, un frutto più esotico. Interessante anche la scoperta di frammenti di lievito madre con cui si poteva impastare il pane che aveva due forme diverse: la focaccia e la pagnotta, quest’ultima con un segno radiale per invitare il taglio delle fette di pane. Dalle fonti letterarie sappiamo che questo pane si accompagnava con il consumo delle olive. L’apporto proteico era poi completato dalle uova, dai frutti di mare e dal pesce, e dalle proteine di animali di allevamento. Tra i frutti di mare, capesante, murice, conchiglie di vongole. Il pesce era anche quello pescato all’interno dei golfo. Attraverso l’analisi dei resti recuperati nel setacciamento di materiali gettati in una fogna è stato possibile riconoscere più di 50 specie di pesci, presenti ancora oggi nel golfo di Napoli. Gli antichi ercolanesi per preparare i cibi utilizzavano tegami, pentole di terracotta e di metallo. Invece tegami e pentole di bronzo venivano utilizzati per servirli durante dei pasti di particolare importanza in occasione di festività e solennità familiari. “Si tratta dunque di una dieta basata prevalentemente sul regime vegetariano con apporti proteici dal regime animale estremamente limitati. Molto interessanti sono i dati ricavati dalle analisi paleo-nutrizionali sulle ossa e la dentatura dei fuggiaschi che si trovavano sull’antica spiaggia. Questi dati hanno confermato un accesso alle proteine animali molto limitato, prevalentemente ai livelli sociali più alti della comunità locale”.

“Lapilli sotto la cenere”: nella terza clip del parco archeologico di Ercolano il direttore Sirano ci porta a scoprire i preziosi legni (mobili e arredi) ritrovati nell’antica Herculaneum e conservati nei depositi-laboratori dove sono studiati e restaurati

Nella terza clip dei “Lapilli sotto la cenere del parco archeologico di Ercolano” il direttore Francesco Sirano ci accompagna eccezionalmente alla scoperta di alcuni reperti che ancora oggi riescono ad emozionare: sono i legni ritrovati nella città antica, una testimonianza importante che ha aiutato gli studiosi a comprendere le diverse tecniche di lavorazione e l’estetica degli ornamenti ebanistici dei complementi di arredo delle domus. “Le modalità di seppellimento della città antica”, spiega Sirano, “hanno fatto conservare il materiale organico il cui aspetto è leggermente mutato, ha preso una forma carbonizzata, ma è perfettamente riconoscibile”. Uno dei reperti più importanti che non manca ancora oggi di emozionare è la culla dalla casa di Graniano. “Fu trovata con i resti di un materassino e adagiato lo scheletro del bambino. Un salto nel tempo che ci riporta direttamente al 79 d.C. e alla tragedia che imperversò Ercolano”. Le case di Ercolano avevano arredi di ogni genere: andiamo dagli sgabelli addirittura con l’impiallacciatura in legno di rosa, a tavolini con le zampe configurate. “Interessantissimo un armadio larario, un mobile composto in due parti: sopra abbiamo un vero e proprio piccolo tabernacolo all’interno del quale c’erano delle statuette di culto di divinità a cui quella famiglia era devota; e nella parte bassa un armadio dove erano deposti degli utensili che servivano per la vita di tutti i giorni. Si può notare in particolare la splendida ricostruzione fatta da Maiuri che poteva contare su degli operai, anche ebanisti, di eccezionale capacità che hanno ricostruito perfettamente questo mobilio. Infatti non ci dimentichiamo che i mobili si trovavano tutti all’interno del flusso piroclastico. Era davvero complicato già solo riconoscerli e poi riuscire a tirarli fuori da questa massa di fango che li inglobava”. Ritrovate anche delle cassapanche o addirittura delle panchine dove ci si poteva sedere, e ben tredici letti. “Uno dei letti meglio conservati ha una spalliera alta tutta decorata, anche questo in legno di rosa con impiallacciatura che fa dei disegni geometrici. La rete è in legno. Su questa veniva adagiato il materasso”. I materiali organici ritrovati sono dei materiali estremamente delicati, hanno bisogno di essere conservati in un ambiente climatizzato e inoltre di continua manutenzione.

Elemento del soffitto in legno del salone delle feste della Casa del Rilievo di Telefo di Ercolano (foto Paerco)

Oltre ai mobili a Ercolano sono stati ritrovati anche complementi di arredo. Eccezionali durante gli scavi effettuati in collaborazione con l’Herculaneum Conservation Project e con il finanziamento della fondazione Packard sono i resti di un soffitto che decorava il salone delle feste della Casa del Rilievo di Telefo. “Il legno in questo caso – continua Sirano – ha mantenuto il suo aspetto di legno vivo perché è stato ritrovato in un ambiente umido. Ma non solo: si può vedere come si sono conservati i colori. E inoltre è stato particolarmente interessante l’aver potuto ricostruire la tecnica degli incastri che venivano utilizzati da questi sapientissimi artigiani che hanno creato un vero e proprio capolavoro nella casa di Marco Nonio Balbo che era uno dei personaggi più importanti di Ercolano antica”. Elisabetta Canna, restauratore del parco archeologico di Ercolano: “Il restauro di questo reperto, come degli altri 75 pezzi del soffitto della Casa del Rilievo di Telefo, è iniziato molti anni fa, perché la fase preliminare all’intervento è stata una fase di studio e ricerca, proprio perché il legno bagnato e ritrovato a Ercolano è di estrema rarità. Conclusa la fase di studio nella quale si è indagata anche la natura del legno, ed è venuto fuori essere un abete bianco, e la natura dei colori delle ocre stese con un legante organico, una proteina, una tempera all’uovo, si è potuto mettere a punto un intervento di conservazione, un consolidamento con degli zuccheri, elementi compatibili con il materiale originale. E poi una seconda fase di restauro estetico della superficie che ha visto l’utilizzo del laser come elemento fondamentale per recuperare le cromie originali dal materiale di scavo che era rimasto incrostato sulle superfici”.

Elementi di mobili in legno con placche in avorio ritrovati nella Villa dei Papiri di Ercolano (foto Paerco)

Tra gli oggetti più sbalorditivi ritrovati nel corso degli scavi alla villa dei Papiri da Maria Paola Guidobaldi ci sono dei mobili di legno. Le analisi hanno rivelato che si tratta di legno di frassino e questi mobili erano rivestiti con placche di avorio in parte lavorate a rilievo. Durante la documentazione preliminare sono stati effettuati una serie di disegni accurati e un modello 3D che ha permesso di recuperare una copia perfettamente uguale all’originale stampata con laser scanner in maniera da poter manipolare facilmente questi pezzi che altrimenti non avremmo potuto toccare data la delicatezza. “In questa maniera si è cercato di ricostruire gli assemblaggi delle varie parti che formavano questo mobile. Si può vedere l’incastro sulla zampa leonina che era la base di un mobile che oggi sappiamo essere identificato con il sostegno di un bacino, un sostegno a treppiedi, un tripode che aveva in alto un coronamento al di sopra del quale dobbiamo immaginare un bacino. Sulla base del numero di frammenti si sono ipotizzati almeno tre tripodi, tre vasi di sostegno che in base alla decorazione dovevano avere un significato anche rituale. Infatti notiamo che tutto gira intorno al mondo di Dioniso: si riconosce il dio e personaggi del suo corteggio. Ed eccezionali sono le scene di sacrificio che avvengono sui pezzi che sostenevano il vero e proprio bacino. Qui infatti abbiamo una scena dove si vedono proprio delle persone che stanno compiendo un sacrificio incruento davanti a una statua del dio Priapo”.